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MoRkObOt



Last Updated: 12/27/2009

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Thursday, December 24, 2009 

From: morkobot.wordpress.com

Lin, Lan, Len (i messaggeri di MoRkObOt) annunciano l’ultima apparizione ufficiale del MoRtOuR.

Il MoRtOuR ha avuto il solo e uno scopo di portare al di fuori delle mura dei laboratori della Fortezza della Scienza il loro più grande esperimento scientifico di sempre: MoRtO.
Servendosi del fido Furbone 2.0 i messaggeri hanno percorso circa 17370 Km (dove 17, neanche a farlo apposta, rappresenta la costante universale; dove 37, neanche a farlo apposta, rappresenta il numero delle apparizioni del MoRtOuR) per portare il messaggio del Getal in 33 (neanche a farlo apposta) città, 17 regioni (neanche farlo apposta), 4 stati, e 21 differenti ristoranti.
E’ interessante notare come il MoRtOuR abbia avuto inizio con la 
100° apparizione di MoRkObOt sulla Terra ed avrà termine con l’ultima apparizione per l’anno 2009. Si vuole inoltre far notare che la prima apparizione del suddetto anno e l’ultima (appunto) avranno avuto luogo nella stessa città.
Ora i messaggeri di MoRkObOt si apprestano a dare l’estremo saluto a MoRtO per poi rinchiudersi dei meandri dei laboratori della Fortezza della Scienza per mettere a frutto le conoscenze apprese in questi mesi, affinché ne possano trarre nuova ispirazione per il giorno del loro prossimo ritorno.
Accorri anche tu all’estremo saluto:

MoRkObOt
Sabato 26 Dicembre
UNITED CLUB
Corso Vigevano 33/U, TORINO

Parteciperanno alla cerimonia: 

sabato 26 dicembre
Saturday, December 05, 2009 
Il Getal è il messaggio che Lin, Lan e Len, i tre prescelti come novelli Mercurio da Morkobot (l'alieno primordiale), cercano di diffondere sulla Terra. A questo scopo i tre utilizzano efficacissimi esperimenti sonori effettuati nella Fortezza della Scienza, sotto indicazione aliena. E' da queste premesse cosmologiche che nasce la musica dei Morkobot. E non potrebbero essere più azzeccate per descrivere il suono di questa band di Lodi che tramite l'utilizzo di un'inusuale formazione con due bassi e una batteria (più alcune diavolerie sintetiche) sforna uno dei prodotti più interessanti usciti nel paese dello Stivale negli ultimi anni. Con Morto i tre messaggeri evolvono i concetti già introdotti con i precedenti Morkobot e Mostro, ovvero un mix di suoni e ritmiche estreme che si intrecciano a formare un tappeto che spazia dall'hardcore alla psichedelia passando per il noise. Il risultato è qualcosa di originale e coraggioso, che oltre a fortificare la scena musicale italiana odierna, sembra avere nella psichedelia pesante il suo motore trainante. L'intreccio dei due bassi produce sferragliate distorte, mentre la batteria tesse trame ritmiche mai banali. Definirli sludge, doom, psichedelici (d'altronde fanno parte anche loro dell'attivissima gang della Supernaturalcat, ormai una certezza in quei campi sonori) o con qualsiasi altra etichetta che potrebbe essere accostata alla loro musica, non rende onore alle strutture estreme che i Morkobot usano per colpire durissimo allo stomaco di chi ascolta. Provate ad assistere ad un loro concerto, se non ci credete, e capirete quanto sia efficace nei Morkobot la scomposizione dei suoni fino alle sue più piccole parti. Sembra quasi che per loro sia una missione (...il Getal...?). (C.M.)

There’s no better way to say it: Morkobot sounds like a blender on 400 ug of acid. The Italian psychedelic noise rock spaceship has landed with Morto, the final installment of their cosmic trilogy. 
This time around the trio drops the pretense of naming songs and simply titles tracks “Morto Part I” and so forth. While instrumental, the tunes have pseudo-vocals in the form of effect pedals, which transmogrify the dual basses into loquacious aliens. The songs range in intensity from heavy syncopations to meandering doodles. At their extremes, Morkobot is groove laden and hypnotic, eerie and ambient, and pummeling and heavy. While there are no standout songs, like Mostro’s “Zorgongollac,” this works to the band’s advantage — Morto functions best as one piece (although, to be honest, the middle second of “Morto Part II” probably does qualify as a highlight/single). Indeed, one could chop up some of the sections based on intensity and like-aesthetics, but if you really want your mind zapped, it’s best to hand the reins over to Lin, Lan, and Len. 
These self-proclaimed messengers of Morkobot, the “dominator of the magnetic strengths and ancestral regulator of the conscience flows,” know what’s best for your feeble human brains. While not as eclectic as fellow Italian mind meddlers Zu, Morkobot mange to dive further into the mental abyss and explore the most extreme reaches of rock music.

Aus den schwelenden Ruinen des Rock steigen drei Roboter mit blinden kubischen Metallköpfen empor: Lin, Lan und Len - Diener des MORKOBOT. 
Auf das Selftitled-Debut 2005 und "Mostro" 2006 folgt nun "Morto" (ital.: "tot"). Mystisch, unnahbar und konzeptuell, spannen MORKOBOT den Bogen von den STOOGES über KRAFTWERK hin zu den BOREDOMS, MERZBOW, SUNN O))), BEEHOOVER und SUMA. Der Lärm eines um Schrottteile erweiterten Drumkits und zweier kräftig durch den Effektpedal-Fleischwolf gedrehten Bässe schwillt ins Monstöse und verzieht sich ins Ätherische; flirtet mit heftigem Drone und Post-Metal wie mit jazzigem Funk und Dancefloor-Versatzstücken gleichermaßen. Die ritualistische Natur des Experiments verbietet herkömmliche Songstrukturen, die drei unbetitelten Kapitel von "Morto" bilden aber ein fließendes Ganzes.
Ja, MORKOBOT sind Kunst. Ja, MORKOBOT sind anstrengend. Nichtsdestotrotz: MORKOBOT machen Spaß! Zumindest wenn du dich für eine Entführung durch Alien-Roboter mit allerlei scharfkantiger rostiger Apparatur erwärmen kannst.

Una geniale e libera conseguenza del troppo libero sfogo che l'arte può concedere. Attraverso quest' infinita fonte di modi di esprimersi "Morkobot, dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza" cerca di distruggere ogni concetto esistente di struttura musicale e composizione, e l'unica parola di senso compiuto in grado di raccogliere il significato di "MoRtO" è follia. Un viaggio cerebrale che passa attraverso improvvise atmosfere deliranti quasi splatter in puro stile Fantomas e suggestivi sovraccarichi di intensità che esplodono in ritmi hardcore-math potenziati dall'intreccio ruvido e costante del suono di due bassi distorti. Una pesantissima e arrugginita motrice che per camminare ha bisogno di carbonizzare pezzi di Zu e Don Caballero e con tutti questi elementi il batterista non poteva essere altro che il macchinista lurido pazzo martellatore cinico nella sua brutalità. “Morto” è il terzo lavoro della band lodigiana e a differenza dei precedenti “Morkobot” (2005) e “Mostro” (2006) rappresenta un unico devastante tema suddiviso in tre parti per la durata di 40 minuti e sicuramente l’imprevedibilità e la sperimentazione presenti lanciano il trio morkobottiano verso un imponente salto di qualità(?) . La comprensione non è semplice, un ascolto frettoloso e disattento potrebbe rovinare il giudizio finale tuttavia il lasciarsi totalmente avvolgere dai 40 minuti di “Morto” potrebbe causare disfunzioni sinaptiche e successivamente farebbe percepire i-dozer come una dolce melodia di uno stormo di usignoli. In sostanza rappresenta la scelta, bianco o nero, dentro o fuori, l’abolizione del qualunquismo e delle mezze stagioni.
I tre messaggeri di Morkobot (Lan, Lin e Len) fanno parte della giovane scuderia Supernaturalcat, vera scopritrice di talenti in campo stoner/doom/psichedelia, sotto la
stessa etichetta sono nati anche i romani Lento, i piemontesi Ufomammut e Farwest Zombee e successivamente sono stati incorporati anche i toscani Incoming Cerebral Overdrive. Un grosso calderone che promuove lo stoner made in Italy in tutto il Mondo mentre il successo in Europa è rappresentato dalla futura presenza degli Ufomammut al prestigioso festival olandese Roadburn, a Tilburg, vero tempio del genere in questione.
Ma tornando al disco..
Morto. Facile da scartare o così difficile da risultare geniale? A voi la scelta! Enzo

WWW.ROCKIT.IT
Un baratro sulla follia. Sempre meno easy-listening. Sempre più cinici, sornioni e geniali. Sempre più fuori luogo. Con due bassi e batteria afferrano quella libertà di forma che gli Zu hanno portato nel mondo e mettono tutto a soqquadro. Non hanno travolto il jazz con l'hardcore. Hanno frantumato il concetto aprendone le arterie e lasciandolo cadavere. La coltellata al petto dei primi trentacinque secondi di "Morto" è il ghigno furente di un'idea consapevolmente ben più elevata di qualsiasi altra stramberia elettrica attualmente in circolazione. Perché ora non ci sono più Lightning Bolt che tengano. Un'opera mai così unitaria e concreta, visivamente poderosa nelle sue lunghe variazioni dinamiche tra crescendo e digressioni, cerebralismi d'atmosfera ed efferatezze metalliche. Un suono mai così crudo e controverso, eterogeneo e deflagrante. "Morto" è il monolite unitario (quella lapide argentea che si staglia sul nero nulla?) nel quale i tre lodigiani condensano pezzettini di suoni formule stramberie violenze rigurgiti dai due precedenti lavori, riuscendo a decomporre e ricreare anche laddove già stupivano. Impossibile ricostruire qui il percorso cinematico dell'album. Ma se l'ultima parte del disco zittisce quell'imbavagliamento critico che relegava i Morkobot all'hardcore tout-court o al suono nevralgico della scena di Chicago (quella appesantita dai Don Caballero), è proprio la scoperta del lato meno rumoroso ed immediato a suscitare interesse ed ammirazione per "Morto". Tra costruzioni e reflussi kraut-rock, psichedelia vergine e avanguardia rumoristica, l'uso smodato dell'elettronica a pedale lascia spazio a una maestria palese nella creazione di atmosfere primordiali e penetranti. Sono ipnotiche cordiere di pianoforte e avanzi di carpenteria metallica, come ticchettii e dissonanze nascoste e sovrapposte a suggestioni atonali. E' rumorosa, difficile, oscura. Ma è arte. E dal vivo capovolgerà le vostre certezze.

WWW.NEUROPRISON.FORUMFREE.NET
I Morkobot al terzo colpo si sono superati. Già perchè il trio lodigiano sublima kraut, industrial, sludge e stoner con una personalità disarmante, elevandosi di diritto con "Morto" nel pantheon delle uscite di maggior interesse dell'anno appena conclusosi. Quaranta e più minuti invero compatti, nei quali la band dà prova di essere maturata parecchio, avendo assimilato i rumorismi dell'omonimo debut album e le caotiche strutture dei brani di "Mostro" in una nuova e oscura metamorfosi convincentemente fusa in un tutt'uno nervoso e terribilmente intelligente.

Un concept sonoro diviso in tre atti (le tre tracce che compongono il disco), epitaffio della trilogia targata Lin Lan e Len, che per l'occasione sfoderano una prestazione che non può lasciare indifferenti: la struttura progressiva opera su un tappeto devastante di bordate fangose, rese efficaci dagli arrangiamenti che "ingrassano" l'album di un suono deciso, con esplosioni ruvide ma assolutamente mature, catturando l'attenzione di chiunque possa ritenersi appassionato fruitore di musica ricercata. L'imprevedibilità potrebbe rappresentare un valore aggiunto, tutto risulta "schizzato" proprio come potrebbero essere gli ultimi atti di vita di un essere che non accetta di lasciare il mondo, ma va reso noto che alla lunga, dopo ripetuti ascolti, questo fattore scema vistosamente; apparirà infatti molto più chiaro che piuttosto di un "flusso di coscienza strumentale" sia lo schema - parti dilatate, assalti rumoristici, riflessione finale - a venir utilizzato. Difetto? forse in parte, ma assolutamente insufficiente per poter inficiare la resa finale di questo nero episodio "morkobottiano", altro ottimo disco uscito per Supernatural Cat tra l'altro. Godiamocelo e lode ai messaggeri di MoRkObOt!

WWW.RAWANWILD.COM
Il titolo del terzo capitolo della saga dei Morkobot non lascia dubbi. MoRtO è l’epilogo del viaggio negli incubi “gommosi” del gruppo italiano. L’album non si differenzia più di tanto dai suoi predecessori (“MoRkObOt” e “MoStRo”). Lin, Lan e Len (una sorta di Qui, Quo, Qua in tuta spaziale) servono per l’ultima volta il proprio signore Morkobot e lo fanno distruggendo mondi, inghiottendo galassie e spargendo oscurità in ogni dove. Questa mattanza astrale è suddivisa in tre movimenti. Il basso la fa da padrona nel sound della band. Ripetitivo, ossessionante, annichilente. Intermezzi elettronici, repentini cambi di tempo e di umori. Il tutto avviene senza schemi ben precisi. È il caos a dominare. Psichedelia oscura. Sun O))), Hawkwind, Neurosis, ma non solo. Il marchio Supernatural Cat è evidente, quindi non si può non pensare ai compagni d’etichetta Ufomammut e Lento. Ormai si può parlare di scena italiana ed è un vero peccato che il terzo vertice di questo Triangolo delle Bermuda tricolore abbia cessato di inviare segnali nel cosmo. Acquistate Morto (e i due capitoli precedenti), sostenete la scena alternativa italiana. 8/10 g.f.cassatella-

WWW.TAXI-DRIVER.IT
Dopo due dischi a servizio di idee bellicose arriva la quadratura del cerchio. Lin, Lan e Len traducono il loro immaginario mentale in questo flusso sonoro, diviso in tre movimenti per quasi quaranta minuti di psichedelia malata.
Morto non suona come niente prima d'ora: si abbevera alle fonti del noise,della psichedelia e dello sludge ma gli ingredienti usati sono così "esotici" che è arduo stabilire un riferimento diretto.
Batteria indemoniata e percussiva e due bassi da cui vengono estrapolati suoni alieni, riff orecchiabili e storti. Morto è la colonna sonora di un mondo alieno (ovvero il pianeta Morkobot): oscuro ma giocoso, deviato ma rassicurante. Difficile da definire a parole ma tremendamente godereccio alle orecchie.
Sia in stati alterati che in estrema lucidità Morto funziona. A che cosa lo scoprirete solo ascoltandolo.
In estrema sintesi: uno dei dischi più belli mai partoriti nel nostro stivale. 5/5

WWW.DEAFSPARROW.COM
After I heard Morkobot’s second part of their trilogy Mostro less than two years ago I knew I was in the presence of greatness. Believe me when I say that. There is no way I am exaggerating. Mostro was such a solid slab of forward thinking stoner math prog rock (don’t quote me on that, that’s really for lack of a better term) my only doubt arouse when I couldn’t think of a logical way for Morkobot to raise the bar even higher or even match its quality. I didn’t doubt their talent, but I did think that perhaps luck had played a part. Chance was on their side. Maybe even the weather was propitious and the drugs were working. The whole of Mostro was so oblique and yet so perfect. It was so hard-hitting and angular and yet it was so fluent and groove-laden. Still, I remained doubtful. Well, the absurdly named trio Lin, Lan and Len have done it again. Certainly they sound more acidic and hermetic than ever, but Morto is a fucking charming monster. It’s a strike from whichever way you see it. It keeps that dense and enveloping sound but is more extreme and avantgarde. It takes more chances and is a bolder proposition. For starters, Morkobot is an instrumental band. That’s pretty hard to market already. But taking their act a step further into unmarketability, the band has recorded a one song album, one in which there are no visible hooks or accessible riffs, one where all there is is a continuous line of music, all deep, all heavy and experimental. And they ain’t about to go for the cheap angle. This ain't no post rock record. This is Morkobot.   
Best of all, Morkobot obsesses with droning around like they just discovered the pleasures of distortion, cacophony and echoes. When I say drone don’t think Sunno))). Think of a guitar-less rock band indulging on acid and blasting Pink Floyd and the Melvins. Think of a monster drummer, jamming it out as comfortably with King Crimson as with Slayer, think of two bass players feeding off each other and swallowing each other’s vibes, and think of a synthesizer, adding a touch of weirdness, stepping into bizarro world and setting their minds all into a thirty-nine minute bad trip.  Wonderful. And like the band themselves like to state; ‘this is Morkobot, all the rest is dead.’ Indeed.

WWW,DEBASER.IT
“MoRtO” (’08, Supernatural Cat) è il capitolo finale della trilogia che questi tre svalvolati si sono sforzati di fare negli ultimi tre anni. Lin, Lan e Len scendono ancora una volta in questo malsano pianeta per portare il messaggio di Morkobot, “Dio delle galassie, dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza”. Volendo dargli una definizione, sembrerebbe quasi un’opera di musica classica (suite in tre parti per due bassi, batteria e synths), ma qui dentro troverete la vostra giusta dose di follia free-form. “MoRtO” è il giusto mix tra acido e basico, ottenuto triturando, atomizzando e miscelando nella maniera più impietosa possibile i Don Caballero meno math-segaioli, il noise della Amphetamine Reptile degli anni Novanta, il drone dei compaesani Ufomammut e Lento per poi spedire la poltiglia finale nell’iperspazio con una navicella pseudo-hawkwindiana. Forse pure a gente come i Neurosis devono qualcosa, per il loro continuo gioco chiaroscurale tra Quiete e Furia; i nostri si divertono a farci lievitare le sinapsi premendo sul delay (i suoni in questi frangenti non sono che metafisici e flebili echi provenienti da un'altra galassia) tanto quanto si divertono a torturarci i timpani quando i due bassi sembrano essere più taglienti di una mannaia e la batteria (il drumming è eccezionale!) sembra essere più rumorosa di un carroarmato. Sperimentalisti mai fini a sé stessi e anti-intelletualistici come piacciono a noi, riescono a cucire tutta questa marmaglia sonora nel loro ormai inconfondibile post-tutto-post-checazzonesoio senza essere pretestuosi ma con un solo  preciso obiettivo, disegnare nelle nostre testoline l’encefalogramma dell’entità astrale di cui loro sono solo umili messaggeri, Morkobot, nelle sue scampagnate sulla Terra. Questi tre cazzoni svitati riescono a fornirci anche un finale misterioso, roba da giallo. Una nuvola di synths che va via via diradandosi chiude l’ultimo capitolo della trilogia sotWWW.DEBASER.ITto il segno del mistero… Spazio alle interpretazioni! Che Morkobot sia davvero "MoRtO"? Recensione di: IcnarF , (Sunday, February 01, 2009) | Voto: 4/5
WWW.ZWAREMETALEN.COM
Psychedelische postrock dus. Ik ken het al eventjes, en dat eventjes is langer dan de referteperiode bij de meeste lezers van dit artikel. Dit heeft alles te maken met de immense anonimiteit van de band. Ze komen dan ook uit pastaland, en daar zijn nog niet teveel muzikale kanonnen vervaardigd. Morkobot trekt er zich geen spirelli van aan en veegt de vloer aan met een EP vol wazige spacy postrock en noizerige drones. Woodstock zou compleet uit zijn dak gegaan zijn met deze LSD-achtige postrock. Met vervormde klanken uit obscure sci-fi series uit de jaren zestig en zeventig zweef je mee door een nevel van psychedelica. Deze band speelt instrumentaal en gaat verder waar Ufomammut zijn stellaire grenzen trekt. Als in wormgaten word je gedemoleculariseerd tot gruis en onderga je de wonderen der moderne muziek. Shoegaze bestaat al, dit is stargaze.

WWW.PERKELE.IT
Si potrebbero citare la teoria del corpo nero di Planck, le cavità interstiziali, la maledizione di Dexter Ward, l'universo in curvatura, l'antimateria, l'agonia di un cosmonauta, un genocidio avvenuto nella preistoria e le pulsar poste a incommensurabile distanza, ma il titolo migliore l'hanno scelto proprio i Morkobot, che per chiudere la loro trilogia si affidano al totale annientamento di ogni forma vivente, o meglio rendono palpabile il confine tra disfacimento materico e alterato space-drone. Difficile pensarla altrimenti, visto che già la "Part I" vede impegnato il trio di Lodi in un incorporeo, runico ectoplasma di bassi manipolati in suoni oltre-umani, specie di requiem che porta alla cessazione delle funzioni vitali di Zu, King Crimson, Loop, Magma e Tangerine Dream. Dopo qualche minuto l'atmosfera si fa ieratica e catacombale, per poi stravolgersi in fameliche schegge che di rock progressivo conservano soltanto la facciata, e riassorbire tutte le frequenze radioattive nell'ultima concitata frazion.La "Part II" continua ad essere tutt'altro che rassicurante: i riff (esclusivamente di basso, giova ricordarlo !) forgiano dapprima un funeral drone siderale molto ricco di variazioni, poi il groviglio ritmico genera un grottesco, alterato carosello di creature uscite dal pennello di qualche futurista epigono di Bosch... ma è semplicemente la musica del terzo album dei Morkobot! Spettacolari gli ultimi tre/quattro minuti, che ricreano le atmosfere strafatte del post rock sperimentale dei tardi anni '90, naturalmente tumulate sotto enigmatici muri di feedback. Nella "Part III" invece trovano sfogo gli innumerevoli aspetti dell'arte astratta del terzetto: primitivismo/ripetitivismo, ossificata psichedelia, fasi pseudo-jazzate, catastrofici deliri space noise, synth spremuti oltre la loro naturale risposta e così via, tenendo presente che lo studio dei suoni è piuttosto raffinato, quindi il brano risulta largamente appetibile se siete degli appassionati di esplorazioni analogiche. In conclusione quest'album è davvero una bella botta, e non fa che confermare lo stato di salute della nostra psichedelia sperimentale. Roberto Mattei, VOTO: 8

WWW.MUSICINBELGIUM.NET
Si vous aviez pensé toucher le fond de l'étrange en écoutant les œuvres de Mike Patton ou des Melvins, Morkobot va certainement vous faire replonger dans les affres de la remise en question car, non, vous n'aviez encore rien vu. Ce groupe italien composé de Lin, Lan et Len, trio pour le moins bizarre, serait capable de mettre en déroute les plus solides fans de Frank Zappa, de Stockhausen ou de musique dodécaphonique. Bref, leur space-rock repousse encore plus loin les limites de l'expérimental, de l'avant-garde et pour les esprits simples, du bruit. Seul Sunn O))) reste le challenger de Morkobot en matière d'invraisemblable et d'anti-accord absolu.
L'Italie nous a déjà habitués à des groupes pas piqués des hannetons quand il s'agit de se jeter à corps perdu dans le psychédélisme progressif cosmique ou expérimental. De nos jours, des groupes comme Ufomammut ou Zu profèrent des incantations doom stoner ou indus décalé propres à se faire gratter la tête de tout manager de groupe pop glam anglais du moment. Comment des types peuvent-ils faire ces trucs sans quee ni tête, se disent-ils. Tout simplement parce qu'il n'y a pas que des petites adolescentes acidulées qu'il faut contenter à coups de BB Brunes ou de Kooks. Il y a aussi les illuminés, les intellectuels de l'absurde, les mathématiciens de l'irréel, ceux qui jouent de la basse avec un tournevis (j'ai vu faire : Zu sur scène) ou qui reprennent du Edgar Varèse avec des stroboscopes d'occasion. Morkobot tombe en plein dans cette catégorie. Son troisième album "Morto" suit "Morkobot" (2005) et "Mostro" (2006) et achève la première trilogie du groupe (c'est ce qu'ils annoncent en tout cas). Trois titres, quarante minutes, pas de chant, juste deux basses et une batterie et des kilos d'effets, d'ambiance post-apocalyptiques, de peurs urbaines et de cheminements dans la débandade neuropsychique. Notons aussi, et pour leur rendre hommage, que la couverture de l'album de Morkobot est illustrée par l'atelier Malleus, superbe maison italienne qui est allée rechercher dans les affiches psychédéliques des Sixties tout ce qui illustre désormais les meilleurs albums et les meilleurs concerts de stoner, doom ou rock psychédélique contemporain. François Becquart

BARONEDELMALE.COM
“MoRtO, l’ultimo esperimento scientifico realizzato da Lin, Lan, Len (i messaggeri di MoRkObOt) ha finalmente terminato il suo periodo di putrefazione.” Come spesso capita in casa SupernaturalCat, l’artwork è quantomai preciso sunto iconografico della materia sonora contenuta nel disco. Ad incidere il nero fondo della copertina di MoRtO, vi è un una forma, tanto archetipica quanto misterica, molto simile ad un uovo. Essa racchiude decorazioni dal profumo tantrico appartenenti ad una realtà altra, ignota, primitiva. Ed è proprio il “primitivismo” ad elevare l’ultima fatica dei lombardi MoRkObOt in un iperuranio espressivo degno degli astrattismi brâncu?iani, dove il rifiuto del modernismo si fonde con la ricerca dell’immagine primordiale e primigenia, perseguita attraverso l’esponenziale ripetizione di colpi di machete. Un opera, quindi, tanto fisica quanto evocativa e lontana, in cui il sudore speso nella sua creazione si fonde con lo spirituale perseguimento dell’origine. Quaranta minuti sbilenchi e liberi, divisi, per comodità “gestionale”, in tre momenti; quest’unitario e monolitico flusso chiamato MoRtO, come i precedenti MoRkObOt e MoStRo, fagocita con voracità una moltitudine di linguaggi uditivi, tramutandoli in un prodotto nero e criptico, di difficile riconduzione, e paradigma di un modus operandi che oltrepassa i limiti fisici del “disco”. L’alternanza di pieni e vuoti e la capacità segnica di frammentare l’assenza, rendono l’album in questione esterno ad ogni circuito e scena musicale. Il full-length si sviluppa su codici fortemente identitari, che, in bilico fra noise, industrial, space e kraut, alternano fascinazioni cosmiche a momenti di pachidermica progressione confondendo celato e svelato. Nel seme di MoRtO si scorgono sfaccettature doom/drone giustapposte ad echi decisamente più affini alla musica elettronica: un mosaico liberato da vincoli stilistici tramite le stesure “free” dei pezzi. Questo terzo capitolo della trilogia iniziata nel 2005 da Lin, Lan e Len conferma ed esalta caratteristiche e attitudini della band, acuendone il sottrazionismo strumentale (azzerato completamente l’uso della chitarra, diminuito quello di synth ed effetti) e maturandone le sperimentazioni, che ora si avvicinano, per certi versi, alla musica concreta (vedi l’uso di lavatrici e ferraglia varia). Per la scena italiana, MoRtO, rappresenta uno dei momenti più alti del suo 2008, definendo anche i massimi storici dei tre musicisti in questione. In definitiva un “trip” magnetico ed ancestrale che, valorizzato dalla spaziale ironia del combo, evita agevolmente il baratro dell’intellettualismo, stazionando con integrità in una dimensione “RoCk” umana ed attualissima. Marco Marzuol

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Lin, Lan e Len tornano alla carica con l'ultimo tassello della loro trilogia sonora: 'Morto' è il degno epitaffio funebre per l'entità aliena che ci ha tenuto compagnia nei precedenti due album. Un platter dal sound cupo, malinconico e funebre: il terzetto spinge ancora di più nella direzione della genialità/follia sonora, proponendoci tre tracce di lunghezza esorbitante.
Solo tre composizioni in cui la forma/canzone viene destrutturata in tanti piccoli mattoncini, che vengono poi riassemblati in modi assolutamente folli. questo è il pensiero musicale del combo italiano, che risulta ormai una solida realtà del panorama vista la facilità con cui riesce ad imbastire un prodotto di ottimo livello compositivo. La produzione è di buon livello e si sposa assolutamente con il genere proposto, la cover inoltre sembra ricordare alcuni vecchi platter space rock settantiani. In definitiva 'Morto' è un prodotto per patiti, che ritroveranno in Lin, Lan e Len un talentuoso trio che sa sposare follia e genialià come pochi.Dipartite anche da voi da questo modi con Morkobot, e morirete felici...VOTO 77   Fabio "Flames Of Hell" Rancati

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Esattamente questo. Occhi aperti o chiusi. Le palpebre si movono ma è come azionare al buio un interruttore rotto. Click. Click. Click. Click. Nero, nero, nero, nero. Galleggio nell’oscurità invischiato nelle lenzuola. Febbre alta che inizi a sentire il silenzio friggere, intorno, ovunque, fino a quando diviene intollerabile. Alla Mente. Ogni piccolo suono è il tuono nella cacofonia entropica dell’universo che si espande. Eppure perfino quel ticchettare. Sono i miei nervi, sotto le palpebre, li sento. Potrei sentire l’aria infinitamente piccola, planare lieve sulla pupilla, infinitamente grande.
E dentro, dietro l’iride spalancata lucida come una bolla pronta ad esplodere, ancora il nero. Era già dentro o sta solo colando fuori. “Morto” dei Morkobot è il viaggio psichedelicamente atemporale verso l’oscurità venuta dallo spazio. Propulsione due bassi distorti e ronzanti e una batteria granitica. Se con “Mostro” predecessore e secondo anello di questa trilogia, i Morkobot si erano spinti in cerca di nuove idee e suggestioni, con questo ambizioso monolito di quaranta minuti idealmente separato in 3 parti ma di fatto un unico brano ininterotto, sembrano trovare la componente finale e più astratta: l’arte del disegnare labirinti, ovvero saper imparare a perdersi. “Morto” è un labirinto sonico, fragorosamente inciso a colpi di basso e distorsore, in un mandala di grafite nera manufatto alieno tornato dallo spazio. Tellurico ma capace di generare degli autentici momenti di stasi onirica, come il silenzio solenne e carico di energia elettrostatica che rimane dopo il rombo del tuono. Disco difficilissimo da smontare, sempre che l’operazione abbia in questi casi una qualche utilità. Inquietante per delle sue logiche geometriche assolutamente incomprensibili, psichedeliche eppure in qualche modo ferree, si potrebbe rigirare su se stesso come un quadro di Escher. Innalza e precipita senza perdere continuità con le metriche acuminate di una struttura gotica. Fino alla regressione dei 5 minuti finali, smontandosi, sgretolandosi in dettagli minuscoli che scivolano verso un abbisso di tastiere dissonanti. Solo allora si alzano i venti della tempesta di polvere cosmica, eppure c’è un pulsare. Costante. Qualcosa alla fine della morte?
Space-post-metal per viaggiatori siderali. 4/5

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Una delle sorprese più affascinanti della scena italiana del 2008 è rappresentata dal terzo album di studio dei Morkobot, formazione originaria di Lodi ed attiva ormai da anni nel circuito sperimentale underground. Sono trascorsi tre anni dall’omonimo debutto discografico e il progetto Morkobot ha assunto tratti sempre più stravaganti, sia per via della spiccata personalità e presenza scenica dei componenti, sia per via dello stimolante contratto discografico con la Supernatural Cat, divenuta un vero punto di riferimento per il panorama Post della Penisola. Celandosi dietro agli pseudonimi di Lin, Lan e Len, i tre musicisti lombardi hanno cercato ancora una volta di tradurre in musica “il messaggio e la voce di Morkobot, Dio delle galassie, dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza”: tuttavia i quaranta minuti di cui si compone Morto vanno ben oltre il livello musicale, ponendosi come un vero viaggio attraverso suoni cosmici e malati, perfetto punto di incontro di tradizioni strumentali diametralmente opposte, quali Noise e Psichedelia, Drone/Sludge e Kraut, Post-core ed Elettronica. Sarebbe riduttivo classificare Morto sotto uno dei generi sopra citati, poiché i Morkobot riescono a fondere efficacemente le loro svariate influenze, culminando nel nome della sperimentazione in un timbro cacofonico e dissonante; allo stesso modo risulta impossibile considerare singolarmente ciascuna delle tre tracce di Morto, poiché si perderebbe il filo conduttore di un’opera strutturata in modo da essere ascoltata per intero senza interruzioni. Chitarre claustrofobiche, effetti nauseanti, pungenti divagazioni elettroniche e cambi di tempo schizofrenici costituiscono l’architettura portante di un lavoro che rimarrà impresso nella storia del Rock italiano come uno tra i più malati esperimenti.
Non si deve elogiare Morto in quanto album teso all’avanguardia o in quanto volutamente sperimentale, ma al contrario in quanto opera capace di cucire frammenti lontani provenienti da stili diversi in un unico sound dal sapore arcano e dall’atmosfera soffocante: in questa folle commistione tra le sferzate dei Neurosis, il denso Drone dei Sunn O))), le rivisitazioni più contemporanee dei Neu! e le atmosfere malsane degli Jesu, si sviluppa un lavoro che trae gli elementi del passato per proiettarli nel futuro. Un plauso va infine alla Supernatural Cat di Malleus, che raccoglie sotto la sua aura protettiva le formazioni della scena estrema sperimentale della nostra nazione, rivestendo in miniatura il ruolo che occupano etichette come la Southern Lord o la Neurot per gli Stati Uniti.
Finalmente con il completamento della trilogia Morkobot-Mostro-Morto, Lin, Lan e Len hanno varcato il confine della maturità musicale e ora il percorso stilistico non può essere che in discesa, come già accaduto per i compagni di etichetta Ufomammut e Lento. 8/10 Edoardo Baldini.

ROCKERILLA
Oramai è chiaro : la Supernatural Cat Records è, per l’italia, quello che la Southern Lord è per gli States. E non credo che esista complimento più grande per i ragazzi di Malleus, dato che parliamo delle più alte sfere dell’avanguardia post metal mondiale. C’è, oggi, un gruppo di band che stanno riscrivendo la storia del metal e stanno gettando le basi per quello che sarà il futuro della musica estrema. Avanguardia, appunto. L’abbiamo sempre chiamata così. E allora ridiamole la sia vera dignità. Non perché si parla di Metal non si deve avere il coraggio di usare termini appropriati. Dicevamo, l’avanguardia rappresentata dai Sunn O))) dagli Earth, ed anche dai Morkobot. Morto è il terzo e conclusivo capitolo della trilogia Morkobotiana, che disco dopo disco è cresciuta al punto da essere, oggi, il perfetto esempio di come si possa destrutturate il post metal, scomporlo e ricomporlo in vibrazioni e pensieri. Neri. Profondi. Direttamente mutuati dalle grida dell’inferno. Una sola traccia, entusiasmante, ostica, difficile, inavvicinabile a tratti, fatta di gutturalità doom, di echi post industriali, di feedback post core, di noise alla stato puro. Una traccia mantrica, entusiasmante per incedere e per profondità, per creatività e sviluppo. I Morkobot crescono secondo dopo secondo, e imbastiscono un’opera di sympho avantgarde metal da lasciare senza fiato. Questa non è musica per perditempo. Qui c’è futuro scritto a lettere cubitali. Bisogna metterci cervello e cuore. Per entrare nel mistico mondo dei Morkobot. 8/10 Mario Ruggeri.

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La musica Italiana è in crisi. E lo è da molto tempo. Non è in crisi perchè vende poco (altrimenti la musica di tutti i paesi lo sarebbe automaticamente da più di 5 anni) lo è per il semplice fatto che è del tutto incapace di produrre lavori realmente originali. Basta tirare fuori una sola parola, una sola, ed ecco spiegato il motivo: derivabilità. Ascoltate qualunque gruppo Italiano che abbia prodotto musica rock negli ultimi 10 anni e sarete subito in grado di tirare fuori un altro gruppo, straniero, capace di fare la stessa musica con risultati decisamente migliori. Ovviamente non stiamo parlando di semplice influenze ma, appunto, di derivabilità: ovvero quella sensazione di ascoltare una musica, un genere, già ampliamente esplorato aldilà dell’oceano. L’unica peculiarità è quel gruppo che adesso suona la solita musica è Italiano e allora (perchè alla fine è sempre bello sentirsi un pò patriottici) decidiamo di aggiungere automaticamente un coefficiente (del tutto arbitrario) di apprezzamento a quel particolare disco. Ma il punto rimane sempre quello: derivabilità.
Poi, ovviamente, ci sono le eccezioni. Il 2008 ne ha prodotto una, bellissima, che si chiama Morto. A creare questa particolare eccezione Lin, Len e Lan, servi dell’entità astrale Morkobot. Basta poco, due bassi ed una batteria, ed ecco di fronte ad un ibrido sonoro che sfugge a semplici definizioni. Il disco naviga sicuramente nell’universo Sludge ma sempre da quel genere ne prende abilmente le distanze, mixando, distorcendo, uccidendo qualsiasi tipo di sensazione stazionaria. Perchè stazionaria? Perchè il più grande pregio di questo disco è proprio quello di creare musica liquida, capace di sciogliersi nelle orecchie facendole al tempo stesso sanguinare per colpa di un muro sonoro insormontabile. Niente in Morto è banale. Nuove forme prendono continuamente vita, salvo poi essere sempre uccise da nuove forme, ancora più distorte, ancora più oscure, trascinando quindi l’ascoltatore in un labirinto sonoro simile, per grado di complessità, a quello provato con lavori post-rock attentamente selezionati (GY!BE). Sicuramente con quest’ultimo disco i Morkobot hanno saputo raggiungere quella che molti amano chiamare “maturità”, completando un percorso iniziato con il primo disco omonimo ed il successivo Mostro. La speranza, ora, è che questa maturità non si tramuti in appiattimento creativo, trasformando l’ennesimo “buon gruppo Italiano” nel ancor più inflazionato “c’era una volta un buon gruppo Italiano” (citofonare Afterhours, Milano). Ma questo solo il tempo potrà dirlo. Per ora l’unica cosa che sappiamo è che Morto è nella Top Three dei migliori dischi dell’anno, perchè l’originalità va premiata, sempre. 7,5 Raffaele Saggio.

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L’alieno è tornato, e sono problemi un po’ per tutti a quanto pare. L’ultimo capitolo della saga di MoRkObOt è giunta all’epilogo, e come finire se non con la dipartita ultima?
Infatti già dal titolo non si percepisce niente di buono, “MoRtO” che dopo “MoRkObOt” e “MoStRo”, riporta a noi poveri umani il pensiero del grande alieno conquistatore.
Traccia unica questo disco, le “canzoni” non esistono, solo il suono, solo il feedback, solo la ragionata scomposizione dello spazio sonoro, che non lascia tregua a nessuno.
La prima parte ci fa addentrare nel mondo alieno, per scaraventarci ondate di suono distorto sul muso senza che ce ne si possa quasi rendere conto, è tutto pesante, è tutto complesso, quasi fossero messaggi criptati che ovviamente noi umani non possiamo comprendere fino in fondo.
Synth spaziali ci accompagnano in un susseguirsi di ritmiche dispari, giri morbosamente angoscianti, e riverberi atomici. Questo non è un disco, questo è un punto di non ritorno per la musica, i Morkobot sperimentano in qualunque modo, e in maniera del tutto innovativa, niente in Italia oggi suona come suonano i Morkobot. Devastante, personalmente, ecco probabilmente come definirei in una sola parola questo nuovo album targato “Supernatural Cat” che si conferma nuovamente etichetta italiana dalla lunga vista, investendo, ancora una volta, in un gruppo validissimo capace di sfornare un opera come questo “MoRtO” Nel lungo susseguirsi di suoni che questo disco ci regala, sembra di viaggiare per mondi lontani, fra galassie inesplorate, con l’ansia di doversi attendere qualcosa di drammatico ad ogni angolo, ad ogni nuovo incrocio sonoro. Due bassi, che son bassi per davvero, una batteria totalmente fuori da ogni schema “classico”, lamiere, ferraglia varia che diventa misteriosamente fonte sublime di musica. Lin, Lan e Len ci hanno veramente stupiti ancora una volta, o meglio MoRkObOt, attraverso loro tre si è manifestato nuovamente a noi, anche se con questo capitolo finale, risulta difficile pensare a ciò che possa venir dopo, ma per ora va bene così, schiacciate Play, e vedete un po’ cosa questo alieno vi dice, e se non siete d’accordo, provate a farglielo presente!
Disco difficile a dire il vero, ma esponenzialmente bello, aumenta ad ogni ascolto, cresce, si fa capire sempre di più, e prima di chiudere… un giustissimo plauso ancora una volta al collettivo “Malleus” che ha curato le grafiche, un artwork spettacolare, mistico e oscuro, sicuramente quel tocco di classe in più ad un album già di per se splendido. Ascoltate per credere.

WWW.NOISE.FI
Italialainen Morkobot ei liene olemassa liikuttaakseen tunteita. Ainakin yhtyeen kolmas albumi Morto kuulostaa siltä kuin sillä liikutettaisiin mannerlaattoja, planeettojen ratoja ja farkun lahkeita. Morto on kolmeen osaan jaettu kappale raskasta instrumentaalimusiikkia. Trio hyökkää kahden bassokitaran ja rumpusetin voimalla, mikä takaa sen että soundissa riittää leveyttä eikä kappaleet pääse missään vaiheessa tukahtumaan liikaan soittamiseen. Se onkin se pieni iso ero, mikä instrumentaaliyhtyeitä – ja toki niiden kuuntelijoitakin – jakaa: Morto ei ole instrumentaali, vaan instrumentti jonkin ulkomusiikillisen tavoitteen saavuttamisessa, ja vaikka soittaminen on erinomaisesti hallussa on se toissijaista. Toisin sanoen, jos pidit, että Capricornsin uusi levy oli liian soitettu, Morkobot on se mitä haet. Yhtä lailla tämä voisi olla Cult of Lunan ja Melvinsin rytmiryhmät versioimassa Godspeed You! Black Emperorin alkutuotannon pienieleisimpiä teemoja. Halutessaan Morto kaatuu päälle vellovana, nykivänä ja arvaamattomana, mutta aivan yhtä paljon sävellyksissä annetaan huomiota myös hiljaisille tai hitaille kohdille – eikä määritelmä ”raskas” ole sekuntiaan väärä. Jos levyn tuotanto on onnistunut – soundi raaka mutta silti selkeä – niin vielä merkittävämpi onnistuminen on tapahtunut sävellystyössä. Trio soi isompana kuin se on päälukumäärältään, ja kappaleet johdatellaan eteenpäin bassoriffien, rumpufillien ja häröäänien tasapainoisena yhdistelmä. Morto ei yritä liikaa, vaan keskittyy asiaansa: se haluaa viedä kuuntelijan ”kuoleman konseptin valtamereen” ja tuoda esille kokemuksen ”uudelleensynnyttävän” vaikutelman. Kuolemalta tämä ei kuulosta, mutta hötkyilemättä eteneminen tekee levystä ainakin arjen kuonasta puhdistavan kuuntelukokemuksen. 4/5

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MORTO is the third and final chapter of MORKOBOT'S first triology. MORTO consists of only one track that has been devided into three segments. The band is into instrumental stuff, I wouldn't go so far as to call it Rock, sure traces can be found splendidly but all in all it is way more atmospheric and chaotic.
It starts of with organic drums, weird arrangements follow soon, boys and girls no classic Rock music can be found here, later on it gets more and more trance like, but this trance can't be reached because the sound landscapes are to lively and some outburst shake one right to the bone. The second part consists of real chord work and drumming, the two thunder basses roll like hell, weird, jazzy guitar strings set in later on. Compared to part 2 the third is a bit more laid back and quiet, but thus after all not that different from the other if it comes to the spirit of the track. Open minds are only welcome at this playground. MUSIC: 7 SOUND: 8 Thomas Schubert



Monday, November 09, 2009 
The messengers of MoRkObOt announce that MoRtO will be distribuited in the U.S.A. by RELAPSE RECORDS !

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I messaggeri di MoRkObOt annunciano che MoRtO verrà distribuito nelle indie occidentali da RELAPSE RECORDS !
Sunday, March 22, 2009 

WWW.WHISKEY-SODA.DE
Lin, Lan und Len sind die drei Gesandten des Sound-Monsters "Morkobot", der ihnen die Aufgabe erteilt, seine düstere Musik auf der Erde zu verbreiten: "We play what Morkobot tells us to play", sagen sie und wer die beiden Vorgängeralben "Morkobot" und "Mostro" nicht kennt, dem dämmert spätestens ab diesem Zeitpunkt, dass es sich hier nicht um Flauschmusik handelt, sondern härtere Geschütze aufgefahren werden. Im letzten Kapitel von Morkobots erster Trilogie begegnet man gefährlich scharfkantigem Psychedelic Doom. Die oft gelesene Beschreibung "Space Rock" ist leider etwas lahm; die Assoziationen können hier eher auf eine düstere Unterwelt zurückgeführt werden, als auf kühne Weltraumfighter.
Es ist schon fast Kunst, was die drei Italiener auf "Morto" bieten: Absolute Drone-Kunst oder auch der schiere Wahnsinn an Getöse! Dieses wird zwar ab und zu mit Melodiespuren versehen, aber jedes mal, wenn man glaubt, einen musikalischen Lichtblick zu erhaschen, zermalmt die immer wiederkehrende Metallbestie Morkobot mit verstörenden Geräusch-Attacken alle Hoffnung auf kleine friedlichere Sequenzen. Schon im ersten Part von "Morto" wird dem Hörer durch Unmengen an harten, schmerzhaften Noise-Brocken der Boden unter den Füßen weggerissen. Brechreiz deutet sich an, es wächst ein Kloß im Hals und einfach aus Stressgründen möchte man die Stopp-Taste drücken. Doch wider Erwarten verdichten taktgebende Drums zusammen mit einsetzenden Bässen den Brei überraschend zu einer erkennbaren Sound-Struktur. Werden Morkobot etwa zahm? Nicht doch! Es bleibt ruppig und unheilvoll - das Instrumentalstück zerrt gekonnt in eine Welt ohne Licht.
Besonders erschreckend an der ganzen Sache aber ist die urplötzlich auftretende Stille. Aus dieser tonalen Finsternis nämlich muss einfach der nächste Angriff kommen, man spürt es genau! Unruhe macht sich breit, zugleich kommt man nicht umhin, sich so lange auf die Folter spannen zu lassen, bis Part 2 an seinen Vorgänger anknüpft und mit noch chaotischerer Instrumentenführung brutal auf sämtliche Sinne eindrischt. Es dröhnt wieder, es brodelt und hackt bedrohlich, jedoch wird der dritte und letzte Teil von "Morto" noch einen Zacken schärfer: Tatsächlich stellen Lin, Lan und Len hier ihre Instrumental-Fähigkeiten samt aller Computer-Effekte noch einmal schonungslos auf die Probe und machen den kompletten 40-Minüter zu einem rasenden Psychotrip. Aber auch Monster scheinen einmal müde zu werden.
Die gefährliche Ruhe zum Schluss hinterlässt abermals eine leichte Panik. Lauert da vielleicht doch noch etwas? (geschrieben von Heartenough)

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A colpi di batteria, sintetizzatori e doppio basso, giunge a compimento la monumentale trilogia eretta dai Morkobot: l’omonimo lavoro del 2005 su etichetta Lizard, a seguire nel 2006 “Mostro” sulla Supernaturalcat del collettivo Malleus e adesso questo terzo “mortifero” episodio (ancora per Supernaturalcat) a chiudere il cerchio, approfondendo ulteriormente le possibili derive psichedeliche del poderoso suono di partenza.
“Part 1” è un groviglio di movimenti meccanici su un terreno paludoso che tutto inghiotte; “Part 2” afferra per la gola il tipico groove sabbathiano, ora lo esaspera ed ora lo rallenta, lo viviseziona con tagli chirurgici, infine lo decompone attraverso continue slabbrature di basso e sequenze disturbate di synth; “Part 3” inscena un’assurda marcia funk-metal, scava anfratti rimbombanti sotto il rotolare cupo di drones ansiogeni e lascia scorrere inediti fotogrammi post-rock prima di corroderli con acido lisergico, schiacciarli con colpi violenti di batteria e dissolverli negli otto minuti conclusivi di frattaglie ambient. Onirici e tellurici al tempo stesso, i Morkobot ci lanceranno presto ulteriori disturbanti segnali della loro misteriosa presenza. Guido Gambacorta

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Cosa succede quando tre ragazzi di Lodi cominciano a mettersi delle strane scatole lucide sul volto (uh, sindrome da Residents?!?) e a proclamarsi messaggeri di un supertemibile dio delle galassie (Morkobot, appunto)? Trip andato a male? No (o forse non solo…): nasce semplicemente il primo gruppo “getal” della storia (che cavolo di nome si sono inventati questi qua…), ovvero la sacra musica emanata dall’aura del signore astrale dei campi magnetici, regolatore di flussi bla bla bla bla… (10 minuti dopo…) bla bla, insomma l’onnipotente Morkobot.
Ok, dopo il dovuto e completissimo (…) preambolo, veniamo al dunque e cioè a “Morto”, terzo lp della band in questione, che con la sua strana formazione composta “teoricamente” da basso, basso e batteria (dico teoricamente perché in realtà non sono gli unici strumenti udibili nel disco… e meno male, direi), propone musica decisamente particolare (per usare un eufemismo…).
Nei suoi quaranta minuti “Morto”, che poi altro non è che un unico brano diviso in tre parti, costruisce un malsano flusso di psichedelia, post rock, noise, stoner, drone, space, elettronica perversa, math rock, rimasugli kraut: il tutto rigorosamente strumentale (ciao ciao musica orecchiabile e ritornelli facili). Ok, se tutto ciò non vi suona come una martellata nei testicoli, forse siete pronti per questa distruttiva sinfonia, tenendo presente che saranno necessari molti ascolti prima di digerire il tutto; ma credetemi, ne varrà la pena. Tutto il disco si regge sull’ossatura di una solidissima batteria che macina senza pietà ora ritmi ossessivi e primordiali, ora tempi dilatati, e intorno ad essi sono ricamati intrecci di bassi e chitarre, loop elettronici e synth impazziti. Il tutto crea un’atmosfera totalmente alienante e a tratti quasi insostenibile, altre volte semplicemente indefinibile. È un flusso continuo primitivo e lisergico, una colata lavica che alterna brutalità impazzita a dilatazioni cosmiche, un viaggio nei meandri più oscuri e incomprensibili dello spazio, come dei novelli Tangerine Dream che nel loro itinerario fra le galassie, si trovano improvvisamente risucchiati in un’altra dimensione spaziale, in un vortice schizofrenico e infernale che farebbe impallidire gli Hawkwind più temerari. Sembrerebbe quasi un possibile finale alternativo di “2001: odissea nello spazio”,  in cui le porte dell’inferno si spalancano di fronte agli occhi dell’astronauta giunto alla fine del suo viaggio. E’ un disco ancora più impenetrabile e difficile del precedente lavoro dei Morkobot, “Mostro”, che appare al confronto sicuramente più vario e probabilmente più accessibile (per quanto possa essere accessibile un disco dei ragazzi in questione…). Eppure “Morto”, grazie alla sua struttura di brano unico, riesce ad avere una coerenza di fondo che mancava al precedente lavoro e a ridurre al minimo i momenti a vuoto, dando un senso di compiutezza a tutto il disco, che a conti fatti si dimostra nettamente come il miglior lavoro della band. Insomma “Morto” è un album dannatamente affascinante e perverso, che saprà mostrarsi per quello che realmente è, a chi avrà la pazienza di ascoltarlo con la giusta attenzione. E sarebbe un vero peccato non provarci nemmeno. 4/5 Stefano “Brainstorm”

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Chaos zu beherrschen, das können nicht viele. Und die Italiener mit dem dubiösen Namen MoRkObOt präsentieren nicht minder weniger dubiöse, merkwürdige und exzentrische Soundgewusel, unter einem ebenfalls dubiösen Titel.
Morkobot selbst beschreiben ihren Stil, bzw. wollen sich in die Ecken von Noise Rock, Heavy Psychedelic und Experimental Rock einordnen. Und es klingt auch tatsächlich wie ein abgefahrenes Projekt von Neurosis-Mitgliedern und vielleicht Mike Patton, der ja mit Fantomas und Mr. Bungle so gewisse abgedrehte Sachen gemacht hat. Zudem könnte ich mir unter „Morto“ ein Zusammenspiel von Mr. Bungle und Einstürzende Neubauten vorstellen, im weitesten, verrücktesten Sinne. Doch es werden auch Bands im Infoblatt als Anhaltspunkt genannt, dazu zählen u.a. Melvins, Zu, King Crimson, Guapo und Pink Floyd. Aber beim letztgenannten bin ich da ziemlich skeptisch. Wenn, dann kann es sich nur um die post- experiment-psychedelic Tracks handeln, mit denen die Engländer damals noch mit Syd Barret angefangen haben. Anders kann man hier sonst einen Bezug zu dieser Megaband nicht erklären. Aber dennoch sind diese Italiener weit davon entfernt mit den eben erwähnten Bands in einem Satz genannt zu werden. Auch wenn ich dabei nicht deren Qualität, bzw. ihren Ideenreichtum für Ausgeflipptes, Außergewöhnliches und Experimentierfreudiges nicht unbedingt untergraben möchte.
Die Songs? 3 Tracks in knapp 40 Minuten, d.h. totales Chaos!
Mal gibt es was schönes, ruhiges, ja, man könnte gar an etwas melodiöses denken, aber dann gibt es doch wiederum nur völlig hammerharte Riffs, abgedrehte Samples und Arrangement sowie unkontrolliertes Geballer – das alles ohne Gesang. Nicht mehr und nicht weniger. Jeder darf mal ran, jeder probiert drauf los und auch wenn man den Gedanken an eine Rehearsal bekommt, so wirkt es nach mehreren Durchgängen, wenn man es aushält, doch irgendwie eingespielt – aber trotzdem chaotisch. Ihr schenkt mir keinen Glauben? Sind ja nicht in der Kirche, klar, aber checkt doch mal deren MySpace Website, dann habt ihr den ersten Eindruck!
Ich denke, dass ein Begriff wie „Free Psychodelic Chaos“ das Ganze am besten umschreiben würd. Von daher wird dieser Silberling ganz bestimmt nicht viele Fans der normalen, harten und zugänglichen Metal-/Rockwelt an sich binden können (aber ein schönes Cover gibt es zu sehen, wenn man auf eine Art filigrane Tribals á la Neurosis & Co. abfährt:-)).
Fazit: Vorsicht: Gefahr von Wahnsinn! Nur für Experten der extremen Experimente! Drei mal „ex“, wenn das mal nichts zu bedeutet hat. Zur Info: "Morto" erscheint CD Deluxe Box und als limited edition mit 500 Stück auf Vinyl!

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Die italienischen Noise-Rock-Handwerker MORKOBOT beenden mit "Morto" ihre erste Trilogie, die 2005 mit dem gleichnamigen Debüt begann und 2006 mit "MoStRO" fortgesetzt wurde. Sie schlagen mit ihrer Musik in eine ähnliche Kerbe wie ihre Landsleute und Labelkollegen UFOMAMMUT (mancherorts wird ja gemutmaßt, es handele sich bei MoRkObOt lediglich um ein Alias dieser Band).Gespielt wird gehörgangszermahlender, psychedelischer, dissonanzenschwangerer Rock – schwer, intensiv und experimentierfreudig. "Morto" ist ein Song, aufgeteilt in drei unbenannte Abschnitte. Ohne Vorwarnung und Erbarmen bollert das Werk gleich von der ersten Sekunde an los, eine Noisewalze probt den ersten Aufstand und testet die Ausdauer des Hörers. Ist diese erste Stufe erfolgreich überstanden, werden die ersten Melodien und ein aufreibender Rhythmus in diesen Schmelztiegel aus Sounds, zwei Bässen und einem Schlagzeug geworfen.
Teil Zwei dröhnt dann zunächst im behäbigen Midtempo aus den Boxen, ändert aber auch nach den ersten heftigen Riffs schnell wieder die Rhythmik und das Tempo. Und dazu fast unermüdlich die repetitiven, hypnotischen Melodien und Klangspielereien.
Teil Drei beginnt dann beschwörerisch, schlägt schnell wieder ins Chaotische um, bis er dann nach fast zehn Minuten den Kreis zum Anfang des Albums schließt, stampfend und zermürbend. Spätestens hier ist man komplett auf dem Trip, der sich dann über die restlichen Minuten erstreckt. Schlagzeug und Bässe verstummen allmählich, zurück bleiben nur noch umherfliegende, verirrte Klänge. Die Botschaft aus dem All reflektiert nun zurück, ins unendliche Schwarz des Raums.
Empfohlen für Freunde von fordernder und leicht verdaulicher Kost, die aber weniger auf den Magen, als auf den Denkapparat schlägt. Puntke: 6/10.

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Una canzone in tre parti per chiudere una trilogia, che, di fatto, puo' essere racchiusa in'unica grande opera. Con questo Morto, i Morkobot completano il trittico iniziato con il lavoro omonimo a cui ha fatto seguito il precedente 'MoStRo': il lavoro centrale e forse il più riuscito, l'apice, di questa immaginaria trilogia.Questo 'MoRtO' infatti prosegue in tutto e per tutto il cammino gia' intrapreso in passato, fatto di musica claustrofobica, spessa e psichedelica, che mescola la pesantezza degli Ufomammut e di certo Post-Core con le divagazioni folli di Pink Floyd e Robert Fripp. Due bassi e una batteria, oltre a quintali di effetti, distorsioni e sovraincisioni, per creare un impatto sonoro devastante e in alcuni punti assolutamente coinvolgente.
Il problema, se così vogliamo chiamarlo, di questo 'MoRtO' è il volersi spingere forse troppo in là. La quadratura perfetta del cerchio i Morkobot l'hanno trovato, ad avviso di chi scrive, con il lavoro precedente, qui i pezzi finiscono per schiacciarsi troppo uno sull'altro, senza dare il giusto respiro all'insieme. Evidentemente la volontà dei Morkobot e' proprio questa, schiacciare l'ascoltatore sotto il peso di bassi distorti e atmosfere rarefatte, ma in alcuni casi l'impressione e' che il gruppo cerchi troppo il fine e trascuri il mezzo.Rimane comunque un lavoro ultra-consigliato agli amanti del genere. Voto 7. Filippo Asta.

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Si la simple évocation de Morto me donne envie de saucisses, savoir que c'est aussi le concept d'un seul et long morceau me rétrécit le sphincter. Pour être exact, un morceau découpé en trois parties de onze, dix et dix-huit minutes pour un death concept et une vague histoire de renaissance, j'avoue ne pas avoir tout saisi et je m'en tape pas mal. Mes vieux réflexes punks ne me poussent pas à la réjouissance et les albums conceptuels sont de sombres images du passé qu'il n'est pas bon de déterrer. Mais dans la bouche de Morkobot qui se déclare venir d'une autre planète, ce genre de concept ne peut que être foireux. Death to death concept ! Il ne faut pas s'arrêter au découpage de cet album et y voir une multitude de titres enchaînés les uns aux autres. Le trio réussit à maintenir pression et cohésion. On retrouve toujours la même gamme de sonorités. Abrupt, machinerie rugueuse, proche parfois d'un chaos industriel avec ses no man's land inquiétants, la technicité d'un groupe instrumental prenant de moins en moins de place par rapport à la mise en place d'ambiances intimidantes, même dans ces moments les plus coulant. C'est par une approche similaire que le Guapo de 2001, celui du fantastique album Great sage, equal of heaven (pas le funeste grand guignol qu'ils nous servent désormais) nous avait scotché. Morto est une masse sombre et écrasante, meurtrie par des paysages sonores accidentés, à grands coups de basses dans la gueule, dont les cordes sont aussi bien frappées que triturées dans tous les sens avec une belle galerie de pédales d'effets. Et comme il est dit que Morkobot ne sait pas finir ses albums, c'est avec huit minutes de trop qu'ils nous achèvent, huit minutes d'un bruit inutile. Mais cela ne saurait masquer la bravoure précédente, essuyer la sueur sur le front d'une trilogie qui termine bien mieux qu'elle n'avait débuté.

ROCKAROLLA
The third and final part of the trilogy scriptural missives from an elder cosmic deity, delivered to we postulant mortals via three Italians armed with two bass guitars and a drumkit. The bad news is that che unlike nebula-spanning positivity of part two (MoStRo), Morto, as the name implies, is a portentous affair – one 40- minute sermon whose low-end distortions bring grim tidings of the death of the universe. Still, if the very space we inhabit is the violently unravel (and it is), then Morkobot hereby decrees that we go down dancing. Though a heavier, proggier and more obscenely groovesome, in slippery Magma, Guapo or Liars kind of way – intil, that is, it succumbs to entropy and slowly…slowly..deteriorates into nothingness. Great music to crank as your Volkswagen Starjammer into the heart of a black hole. Matt Evans.

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Il Mostro perde una s e diviene Morto. Ma non muore affatto il suono dei tre deflorati Lin, Lan, Len, né tanto meno la ferocia del loro padrone Morkobot che – storiella vuole – li obbliga a sottostare ai suoi impulsi musicali più beceri. Il terzo tassello della trilogia aliena arriva a due anni esatti dal secondo titolo e si manifesta a noi miseri umani sotto le sembianze di una unica suite di 40 minuti spezzata in 3 movimenti. Una operazione che ricorda molto da vicino qulla compiuta da un altro trio di pazzi: gli Oneida dell’ultimo Preteen Weapony. Se però nel full-lenght dei newyorchesi ad essere preso di mira era l’universo krauto nella sua accezione più ipnotica, nel caso dei tre italiani è l’intero universo al nero ad essere materia di indagine, stratificazione e devastazione. Gli incroci della minimale strumentazione del trio (due bassi e batteria + un occasionale synth) hanno modo di sbizzarrirsi nelle tre lunghe suite alternando passaggi rarefatti, meditati e sinistramente alieni con impressionanti sfuriate –core (il prefisso aggiungetelo voi, dato che può variare di minuto in minuto) ed esplosioni soniche che abbracciano tutta la musica estrema dell’ultimo 30ennio buono. Quello contenuto in Morto è un oceano di suono in continuo movimento/mutamento in cui hanno ragione d’essere sia i rimandi musicali più riconoscibili, sia quelli a fenomeni extramusicali come HP Lovecraft (altezza Kadath o Le montagne della follia) o l’immaginario cinematografico sci-fi. Forse il passo decisivo per Lin, Lan e Len, quello del non ritorno. Ne sarà felice Morkobot. (7.2/10) Stefano Pifferi.

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3 titres et 40 minutes de musique... d'entrée, ça calme. Enfin de musique, c'est vite dit. On parlera plutôt ici d'expérience sonore, d'un "truc" viscéral et qui se vit plus qu'il ne s'écoute. Un duel de basses puissantes et saturées arbitré par une batterie métronomique, une mécanique implacable portée à ébullition par un trio complètement maître de son sujet, Morto est un disque à ne pas mettre entre n'importe quel tympans. Sorte d'alliage musical improbable entre Lightning Bolt, le trio déjanté Zu, les non-moins furieux Melvins et un Guapo toxique qui aurait frayé avec les Ufomammut (par ailleurs voisins de label du groupe décrypté ici-même), le distillat sonore servi ici par Morkobot ne peut laisser indifférent. Soit on adhère, soit on rejette en vrac. Comme un curieux cocktail math-post-stoner-sludge psychédélique aux effluves Crimsonniennes, le trio italien nous dévoile ici un album qui s'inscrit dans la droite lignée de son énigmatique artwork (conçu par le talentueux Malleus qui ici s'essaie à quelque chose de plus elliptique, sombre voire aride qu'à l'ordinaire).
De silences hantés par le poids des ambiances, pesantes, labyrinthiques et singulières en éclairs bruitistes où les décibels semblent s'entrechoquer sans fin sans pour autant nous faire lâcher prise. Là est sans aucun doute la grande qualité de Morto, un disque divisé en trois pistes musicales (simplement numéroté) mais qui peut être vu comme une symphonie post-moderne expérimentale en trois mouvements, ou comme un seul et uniquement morceau ainsi découpé pour faciliter l'immersion de l'auditeur dans cet univers musical si particulier. Bluffant. L'autre qualité étant ce groove, salvateur et jubilatoire que les italiens dévoilent sans le moindre complexe. Appréhender ce disque nécessite tout de même une certaine ouverture d'esprit, sinon au moins un goût pour les musiques qui sortent un peu des sentiers battus. Hors-cadre, Morkobot l'est souvent. Le groupe pratique une hybridation musicale qui nous fait grésiller les conduits auditifs, un bouillonnement acide permanent aux effluves psychées/noise/doom... Original et détonnant.

RUMORE
Il trio Morkobot torna a re immergersi nei flussi sonori di una galassia astrale che porta con sé arcani ricordi di un passato psichedelico che non si cancella. E’ la parte finale di una trilogia cominciata con Morkobot e Mostro. I paesaggi cosmici di Ummagumma dei Pink Floyd; la matematica durezza dei King Crimson di Red, la furia iconoclasta dei Lightning Bolt. Passato e presente psicometallici che si fondono, in un viaggio che alterna volumi pieni saturati a vuoti cosmici polverizzati. Dove si vola, a tratti sulle ali di un jazz metallico, che rinfrange colori industriali e cromati; e poi improvvisamente esplodono colpi di mazzate ferrate ritmiche e, di nuovo, si piomba nel nulla cosmico. La modalità di intreccio dei suoni dei Morkobot è psichedelica: i momenti scivolano l’uno dentro l’altro, come in una lunga visione – un lungo trip? – che mix scenari differenti. Ma i materiali usati non sono solo psichedelici, anche e soprattutto metal, noise, industriali, tribali. Suoni schiacciati, incatenati, suturati tra loro, in una continua asfittica rincorsa senza luce. Come avrebbero detto i Sonic Youth di Confusioni is Sex: puro heavy metal (but you know what I mean). Claudio Sorge. 8

BLOW UP
“Morto” è l’atto finale di una trilogia iniziata nel 2005 con l’omonimo “Morkobot” e proseguita l’anno successivo con “Mostro”. I punti di contatto possono essere focalizzati sul progressivo miglioramento e sviluppo di una sensibilità oltre-metal contaminata. Quello del misterioso trio lombardo infatti può essere considerato come un laboratorio dove far confluire i diversi linguaggi stilistico-musicali che hanno reso l’heavy sound un paradigma degno di essere esplorato sotto diverse angolature. “Morto” consiste in un’unica composizione suddivisa in tre parti: vivisezionare ciascuna di essere potrebbe risultare un esercizio piuttosto laborioso date le gradazioni cangianti e gli scenari labirintici e allucinatori a cui sono sottoposte. Meglio allora segnalare i temi salienti, come le deflagrazioni tribali e le avventure cosmiche della prima sezione, i bradisismi melvinsiani più groovy e gli incastri improvvisativi della seconda, le costruzioni post-rock (alla Don Caballero vecchia maniera)e la coda ambient-industriale della terza. I Morkobot per le loro perlustrazioni usano due bassi, un synth, una batteria. La loro non è immediatamente digeribile e neanche ha la pretesa di esserlo. Possiede però le credenziali artistiche di un elaborato monolitico e sinistramente astrale, che s’inserisce alla perfezione tra le pieghe più sperimentali della premiata scuderia Supernaturalcat (comprendente anche Ufomammut e Lento). (7/8) fabio Polvani

IL MUCCHIO
Possibile considerare “folclore” se non addirittura fregnacce la mitologia che si sono costruiti attorno, dalle identità segrete alle altre concettualizzazioni pseudo-filosofiche (Residents e Magma, tra gli altri, docent), ma parlando di sostanza – e, quindi, di musica – provare apprezzamento, rispetto e persino (perverso) amore per i Morkobot diventa pressoché scontato. Per l’ultimo capitolo della trilogia inaugurata da Morkobot proseguita con Mostro, il terzetto mascherato, con il supporto al mixer di fabio Magistrali, ha organizzato una suite in tre parti da quaranta minuti complessivi, nella quale i tipici elementi del suo sound – hard, psichedelica e noise, a voler sintetizzare, generati da due bassi, batteria e synth – interagiscono e si compenetrano efficacemente in un fluido, imprevedibile caleidoscopio strumentale di trame ora lancinanti e ora ipnotiche, ora convulse e ora pacate, ora glaciali e ora torride, ora lucide e ora deliranti. “Per i fans di Melvins, Zu, Pink Floyd, King Crimson, Lightning Bolt, Ufomammut, Guapo”, si legge nel comunicato-stampa, e di smentire non ci pare proprio il caso. Anzi.

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Ca ressemble à une bonne grosse impro. Un long morceau de quarante minutes découpé en trois mouvements bien distincts. Première partie, round d’observation, ça part un peu dans tous les sens au début (mur du son, cymbales fracassées) pour se calmer par la suite. Seconde partie, MORKOBOT révèle son véritable visage : un groupe de doom instrumental à deux basses. Ca manque un peu de variété dans les sonorités (ça fuzze à donf dans les aigus pendant dix minutes, super). Je préfère la fin de l’acte, plus bruitiste. Troisième partie, je commence à rentrer dans leur délire. Pas de surprise, on retrouve les ingrédients précédemment développés mais vachement mieux maîtrisés (larsens, batterie qui s’emballe). Pas loin de l’industriel barbare. Joli final bruitiste. Bon disque à écouter au coin du feu, pour regarder ses amis partir en fumée.

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O trio Morkobot (constituído por Lin, Lan e Len) encera a sua primeira trilogia (que inclui ainda “Morkobot” e “Mostro”) com este novo trabalho, “Morto”. É constituído por um único tema instrumental (dividido em 3 faixas ou partes) que atinge quase os 40 minutos de duração. Metal experimental de contornos drone, com toques psicadélicos e industriais, é o que nos apresentam. Pesado, intenso, sufocante, psicadélico, é assim este “Morto”. E não há guitarras! É isso mesmo, apenas dois baixos, bateria e sintetizador. Há já muito tempo que não ouvia algo do género que me agradasse imenso como este disco (quando ouço as palavras “drone” ou “post” assusto-me logo). Um trabalho absolutamente genial! Para fãs de John Zorn, King Crimson, Jesus Lizard, Melvins, Sunn O))), Guapo, Zu, Isis ou Neurosis. 95%

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Morkobot è un nome che non ha bisogno di molte presentazioni in quanto vecchia conoscenza del panorama metal più estremo. I tre, Lin, Len e Lan, non scendono a compromessi partorendo per l'occasione qualcosa di veramente terrificante. “Morto”, preceduto da “Morkobot” e subito dopo da “Mostro”, è l'ultimo della trilogia. Tre brani (in realtà un'unica lunga traccia) mammuth per un totale di quaranta minuti disturbanti, allucinatori e radioattivi come uranio. Le lezioni che la band ha assorbito provengono da vari “mostri” (giusto per rimanere in tema) sacri: dalla psichedelia dei Pink Floyd alla densità magmatica degli Ufomammut, passando per la follia dei Melvins e dei Guapo. Siamo di fronte a materiale incandescente e, a dispetto del titolo, nei bits di questo cd non c'è nulla di “morto”. Tutto si muove con lentezza titanica, si annoda nelle viscere, s'attorciglia nelle sinapsi. La musica produce gangli capaci di irretire l'ascoltatore. Un disco d'immenso spessore e, sebbene il freddo ammanti l'universo dal quale proviene la voce di “Morkobot”, ricco di profondo calore. L'imponente violenza sonora viene manipolata con maestria dai tre colpevoli di questo lavoro. Pochi i momenti rarefatti e quasi sempre preludio d'esplosioni. Una continua lotta fra bene e male, fatta di visioni lisergiche, di viaggi fra i gelidi varchi inter-stellari. Da comprare ad occhi chiusi, ma si astenga chiunque abbia dei problemi a digerire il "rumore" prodotto da una band che a volte flirta anche con un certo Robert Fripp!! Giuseppe Celano. Voto 8

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Lin, Lan and Len have been at the mushrooms again. This is a sonically stout and viciously noxious offering from the experimental Italian three piece that throbs and buzzes like a huge malevolent alien brain trapped in a fluid filled tank. Thanks to the enigmatic Supernaturalcat label, genuinely great and challenging music consistently belches out of the sonic volcano of Italy: Ufomammut; Lento; Farwest Zombee; and of course these schizoid metal warpers. We are witnessing the red dawn of a new Roman Empire. Nero would soil his toga if he knew. 'Morto' is one forty minute concept track, due for release in November 2008, created by two bassists and one drummer, and split into three hefty parts. Part one takes off suddenly in a shower of molten metal then slows to a rumble reminiscent of very early Sonic Youth. The rumble builds gradually like an electrical storm fizzing and humming, at times gaps appear where the staccato angularity of the bass and drums are exposed like ribs on a rotting carcass. Part one ends in eerie near-quiet, evocative of some dead landscape on a far flung world. I am trying hard to resist using the dread phrase 'soundscape'. Part two thrusts in like an interstellar dreadnought, all fat and gnarled bass lines and drums smacked hard and crisp. Furious cosmic sludge funk ensues; the interplay between the gurgling basses and the frenetic polyrhythmic drums sounds like the mighty Meshuggah in a dark spaced out mood. The final part of 'Morto' is part math rock, part giant irritated wheezing cyber-locust. Bizarre techno-convulsive noises like the dying throes of a moon sized super computer screech out of the speakers. The album doesn't rise to a final climax but instead breaks down to a sustained and shimmering wash of unsettling extraterrestrial electronica. As testament to their skill and vision, Morkobot could easily lapse into post rock experimental cliché but never do, instead they navigate the listener through a nightmare future of insane technology and cold technocratic dystopia, running through a bewildering and combustive stew of instrumental styles like some mad cybernetic Frankenstein made from bits of Miles Davis, Lemmy and Stephen Hawking. Hold that concept.

CLASSIX N°19
‘Morto’ è parte di una trilogia (con ‘Morkobot’ e ‘Mostro’) ed è il miglior lavoro rilasciato dalla band, sia perché risulta meglio focalizzato e più definito rispetto alle due prove precedenti, sia perché. fatti salvi i minuti conclusivi della terza e ultima traccia (che non consentono all’album di chiudere al massimo delle potenzialità), possiede un sound che uccide. La formula della multi-stratificazione ritmica, garantita da una batteria e due bassi (con l’aggiunta addizionale di materiale sintetizzato), non solo si conferma vincente, ma, applicata in un ambito che ha attinenze con il noise rock corrosivo e metronomico e con le abrasioni dilatate, inframmezzate da digressioni in odore di ambientazioni drone, trova la via per produrre sonorità coese, compatte, brutali nell’essere viscerali. L’approccio progressivo si sposa con linee geometriche squadrate e sempre pronte a proporsi con costante forza esecutiva. E adesso la resurrezione! (Roberto Michieletto)

WWW.MUSICAOLTRANZA.NET
Si fanno chiamare Lin, Lan e Len e dicono di essere i messaggeri di Morkobot, signore del getal e dominatore delle forze magnetiche. Mitologia a parte, stiamo parlando di un misterioso terzetto lombardo composto da due bassi e batteria, con in più un synth e pedalini vari, che è giunto con "MoRtO" al terzo disco, dopo l'omonimo debutto del 2005 e  "MoStRo" del 2006, registrato ancora una volta da Fabio Magistrali e pubblicato come il precedente dalla Supernatural Cat. "Morto" è un'unica traccia di 40 minuti divisa in tre parti, che vanno a comporre un vortice sonoro maestoso, apocalittico e pulsante, che si muove fluidamente (a dispetto del titolo) fra momenti più tellurici e devastanti e altri più onirici e rarefatti, dando questo senso di magma sonoro in continua evoluzione, in perenne mutamento. Ognuna delle tre parti di questa mastodontica suite aliena spazia fra space metal, math rock, prog e psichedelia, sconfinando persino nell'ambient/drone nella terza parte, creando un labirinto di suono dalle atmosfere minacciose (lovecraftiane direi) e claustrofobiche ma allo stesso tempo ipnotiche, con quel senso di catastrofe incombente che è da sempre caratteristica del gruppo. Se amate lo scenario heavy degli ultimi decenni (Neurosis, Ufomammut, Guapo, Melvins e Lightning Bolt su tutti) qui troverete pane per i vostri denti. Un disco totale, probabilmente il lavoro migliore dei Morkobot, sicuramente il più maturo. Come dire, musica dallo spazio profondo.

WWW.STORMINSIDE.NET
Ocean: 7/10
Morkobot so Lin, Lan in Len, tri bitja iz neznane galaksije, ki komunicirajo z mra?nim in težkim hrupom bassov in bobnov. Kaj ho?ejo povedat in kakšno je njihovo poslanstvo na zemlji verjetno nikoli ne bom vedel, saj sem spregledal prva dva dela glasbenega triptiha na katerem so zeleni trije gradili zadnje štiri leta. Tako mi je dan le vpogled v temno brezno kon?nega poglavja, ki pa je samo po sebi dovolj zanimivo doživetje, da o njem lahko nekaj napišem.
Morto je v bistvu en sam 40 min dolg komad, razdeljen na tri ušesu nepovezane dele. Z uvodom prvega vsekakor poskrbijo za bole? preplah na ra?un ritmi?nega hrupa nadležnih sinteti?nih zvokov, a stvar se kmalu poleže in prostor napolni mra?na atmosfera polna ?inelskih šumov in zanimivih bobenskih ritmov, ki narekuje tempo dvema bass kitarama. Skratka, potujejo od noiserske nasi?enosti do komaj slišnega minimalizma s stalnim poudarkom na eksperimentalnosti in hipnoti?nosti glasbe. V?asih so s svojimi distorziranimi bassi sludgersko po?asni in težki ali pa ?ista eksperimentalna avantgarda napadljivih ritmov in ?udnih pavz, pogosto pa je v igri tudi hrup, ki zna bit na momente prav prijetno nevzdržen. Zdi se kot da vsakemu odli?nemu del?ku tega 40 minutnega eksperimenta sledi manj zanimiv in obratno, kar pa seveda ustvarja zelo mešane ob?utke.
Morto je vsekakor v barvah ostalih izdaj založne hiše Supernaturalcat, isto?asno pa tudi zelo druga?en in težje definiran primer, ki zna privabit predvsem tiste z bolj zahtevnim in bolj ?udnim okusom glasbenega podzemlja. (ivo. 12.10.08)

WWW.DAGHEISHA.COM
Quindi, mi pare di capire, che ‘Morkobot’ sia un ‘Mostro’ che si può considerare ufficialmente ‘Morto’. Questo volendo fare riferimento ai titoli dei dischi (parte di una trilogia che si va qui a chiudere) sinora pubblicati dalla formazione nostrana e in rigoroso ordine cronologico. Ma tutto ciò è elemento integrante del corredo concettuale e coreografico che la band non fa nulla per nascondere e che anzi viene alimentato dai membri del gruppo, tre loschi figuri che hanno adottato pseudonimi altrettanto curiosi quali Lin, Lan e Len, giusto per definire in maniera esaustiva il contesto. Se poi si vuole, come si deve, parlare di suono, allora possiamo dire che ‘Morto’ è il miglior lavoro rilasciato da Morkobot, sia perché risulta meglio focalizzato e più definito rispetto alle due prove precedenti e perché, fatti salvi i minuti conclusivi della terza e ultima traccia (non tali da consentire all’album di chiudere al massimo delle proprie potenzialità), possiede un sound che spacca. La formula della multi stratificazione ritmica garantita da una batteria e da due bassi (con l’aggiunta addizionale di materiale sintetizzato), non solo si conferma vincente, ma, soprattutto, applicata in un ambito che ha attinenze con il noise rock corrosivo e metronomico e con le abrasioni dilatate, magari inframmezzate da digressioni in odore di ambientazioni drone, trova la via per produrre sonorità coese, compatte, brutali nell’essere viscerali, e dove un approccio progressivo si sposa con linee geometriche squadrate e sempre pronte a proporsi con costante forza esecutiva. E adesso la resurrezione!

WWW.INDIE-ZONE.IT
Premettiamolo: l’ascolto del terzo album dei Morkobot non è cosa facile. D’altronde non lo erano neanche i due precedenti lavori, visto che pur sempre si tratta di una band che fa musica strumentale di matrice doom psichedelico che si avvale di due bassi, synth e batteria, ma qui si va oltre, confezionando un’unica traccia suddivisa in tre parti della durata di 40 minuti! C’è da dire che per riempire quei 40 minuti Lin, Len e Lan (gli pseudonimi dietro i quali si nascondono i 3 servi dell’entità astrale Morkobot) si sono decisamente dati da fare coi loro strumenti ed effetti, tanto che molto spesso ci si chiede come abbiano fatto a tirar fuori certi suoni (anche se, dopo averli visto eseguire una canzone solo con gli effetti, mi stupisco di poco), e non è raro rimanere colpiti da sottotracce che richiamano lamenti funerei nel bel mezzo del martellamento sonoro di basso e batteria, o dall’antagonismo fra i vagiti noiseggianti del synth e distorsioni grezze che ci accompagna a lungo nella seconda parte.
L’ascolto è un continuo saliscendi di atmosfere, con attimi di caos sonoro che lasciano spazio a lunghi momenti di calma ossessiva, fra riff ripetuti all’infinito ed improvvisi cambi di direzione (un po’ spiazzante quello che avviene a metà della prima parte), anche se la seconda parte punta un po’ più su velocità e potenza dopo una partenza monolitica in sordina. Il finale sfumato ci porta progressivamente ad una terza parte che è il vero difetto, a mio parere, del disco: al di là di qualche buon momento e dell’arpeggio che ci porta lentamente verso l’esplosione caotica più assoluta ci sono stop and go che non risultano amalgamati col resto e, soprattutto, un finale ipnotico fatto di rumori e feedback in salsa minimale che risulta di una pesantezza difficilmente digeribile.
I Morkobot hanno certo deciso di osare, e va loro riconosciuto un grande coraggio, ma Morto mi sembra l’anello più debole della trilogia Morkobottiana (assieme al debutto omonimo e a Mostro). Forse l’idea di concept album è troppo eccessiva per un trio acustico, che ha innegabilmente creato un album infarcito di elementi sonori ricercati ed apprezzabili ma difficile da assimilare nella sua intimorente dimensione. 2 e 1/2

Friday, December 05, 2008 
If you want to BOOK MoRkObOt gigs, please contact:

ladytigerbooking@hotmail.it
www.myspace.com/ladytigerbookingagency




If you want to contact Lin, Lan, Len, please contact:

morkobot@hotmail.com
www.morkobot.splinder.com

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Sunday, October 26, 2008 
MoRkObOt : MoRtO
OUT NOVEMBER 2008 !

Check the Audio Player!
MoRtO, PREVIEW ON LINE!

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www.myspace.com/morkobot

www. morkobot. splinder. com
www. supernaturalcat. com
www. myspace. com/ladytigerbookingagency
Tuesday, October 21, 2008 
MoRkObOt - MoRtO


- ITA -

MoRtO, il nuovo album, uscirà a Novembre su Supernatural Cat!!! (...si sapeva già?!)

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- ENG -

MoRtO, the new album, will be out on November on Supernatural Cat!!! (...do you knew it?)




Tuesday, October 21, 2008 

MoRkObOt "MoRtO"
Supernatural Cat (2008)
- LP + CD Deluxe Limited edition of 500 Handmade printed
- CD Digipack

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MoRkObOt "MoStRO"
Supernatural Cat (2006)
- CD Limited edition of 500 Handmade printed
- 10" Limited edition of 500 Handmade printed
- CD Regular

            CD - MORKOBOT - Mostro

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MoRkObOt "Morkobot"
Lizard Records / Airbag Records (2005)
- CD Regular
Cynic Lab (2008)
- PICTURE DISC

Free Image Hosting      image

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Micecars vs. Morkobot & Sparkle in Grey

"Remicecars Series (Micecars Remix) n° 8"

Stunts Records (2008)

Digital Single, Free Download.

 

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Monday, October 20, 2008 
ZoRgOnGoLLaC - Live in Roma (2007)


MEI DIR LIV

Friday, September 19, 2008 

WWW.DEBASER.IT

In previsione dell'imminente uscita (autunno 2009... ormai ci siamo!!!) del terzo capitolo dell'alieno venuto dallo spazio, ho pensato fosse giusto dar spazio alla seconda opera del mostro. "MoStro" proprio così, nel 2006 MoRkObOt tornò sulla terra per lasciarci questa sua seconda opera, un lavoro a dir poco enigmatico (come il primo del resto). Immensi spazi aperti dove il fluido selvaggio ha spazio per lasciare dietro di se solo disperazione e ansie, nulla sembra sopravvivere a questo alieno, i suoni si disintegrano in urla, le voci appaiono solo per qualche istante qua e la per immortalare la paura e il desiderio di fuggire. Ritmi forsennati a tratti che si alternano con maestria a silenzi prolungati e lunghe note lasciate cadere nel cratere, pronti all'esplosione improvvisa. Il caos è dietro l'angolo, e MoRkObOt lo sa bene, ti avvisa a volte con accenni di follia totale come in "Zorgongollac" seconda traccia di questo "MoStRo" che attira non solo per il nome strambo ma anche per i riff ben gestiti e per una parte percussionistica veramente innovativa e fuori dagli schemi. Chiunque sia dietro le spalle di questo alieno ha avuto modo di ascoltare John Zorn e i suoi deliri, per poi reinterpretarli con ansia e tanto tanto riverbero. I Synth e i suoni spaziali fanno di questo disco un monolite proveniente da un pianeta molto lontano, dove il tempo, inteso come metro di misura, non ha alcun senso. Non importa che si scateni l'inferno in  appena 2 minuti come in "Skrotokolm" oppure che la paura si dilati per 24 minuti di totale terrore di "Poldon" l'importante è che gli umani capiscano che l'alieno può fare di loro ciò che vuole!
Questi si dilettano a distruggere i loro spazi sonori, e non importa se invece di far suonare i classici "piatti da batteria" si sbatta contro dei pezzi di lamiera... tutto serve per far capire come stanno funzionando le cose in un altro pianeta Insomma ok capisco possa essere tutto poco chiaro, però è praticamente insensato cercare di codificare questo disco in maniera normale, qui non si cercano riferimenti o somiglianze, non si apprezza melodia e armonia, MoRkObOt è venuto qui per urlare sul muso quello che pensa quello che fa e sopratutto quello che vuole. Distruggere qualunque cosa! ... e dunque non ci resta che attendere e vedere cosa ne sarà di noi... o di lui, il prossimo capitolo lo potremmo ascoltare a breve ma già dal titolo non promette niente di buono! "MoRtO" sarà il seguito di questo "MoStRo" che a sua volta è stato il seguito di "MoRkObOt"... chi vivrà ascolterà... gli altri...? Chiedetelo all'alieno! Disco spaziale, in tutti i sensi!!
!


WWW.MUSICLETTER.IT

"Sin dagli albori delle prime galassie la voce di Morkobot riecheggia solenne oltre le atmosfere sature di gas dei pianeti in evoluzione. Dominatore delle forze magnetiche e regolatore ancestrale dei flussi di coscienza, Morkobot è tornato a farsi sentire anche sulla terra attraverso i suoi tre messaggeri Lin, Lan e Len brutalmente sottomessi al suo volere" . È così che si presentano i Morkobot, trio spaziale composto da Lin (basso, synth), Lan (basso) e Len (batteria) e prodotto dalla label dei piemontesi Ufomammut. Anomali, dilatati, duri, psichedelici e groove sono solo alcune delle definizioni che vengono alla mente dopo l' ascolto di Mostro, musica totalmente strumentale che fonde No Means No, Dub Trio, Black Eyes e Neurosis tra hardcore, stoner, industrial e shoegaze. Tobokrom apre le danze con un basso killer avvolto letteralmente da ruvidi e disturbanti suoni sintetici. A tratti le sonorità si fanno durissime, al limite del metal (Zorgongollac) , ma c è il giusto equilibrio tra braccio e testa con momenti più introspettivi e quieti (Mammut , Kaklaipus) dove comunque la tensione rimane sempre vivida e costante, sale fino a rendere inquieto chi ascolta e sfocia in un crescendo violento, esasperato da un basso che fa male. Skrotokolm invece è quella che più si avvicina a uno stoner suonato su marte e poi letteralmente stuprato sulla terra. Recensione a parte meriterebbe Poldon, opera nell' opera, 23 minut i dove tutti gli elementi del gruppo prendono parte a un puzzle deviato ma estremamente convincente che rende i Morkobot una band da seguire con attenzione. In uscita nel 2008 il nuovo disco!!!  Voto 8/10. Antonio Anigello

WWW.DEAFSPARROW.COM

I do not have the promotional information at hand. At writing time, I have misplaced it, but first of all, I would like to know who the hell recorded this monster. Talk about the perfect volumes, tones and pitches; Morkobot sounds incredible. Musically, this trio from outer space (they are actually Italian) is the perfect middle point between robotic mechanisms (the term 'robot rock' comes to mind) and organic humanity. But soundwise, Mostro without the need of any knob twiddling, is giant, huge, humongous and purely vital. I mean, just listen to those bass lines; they are electrifying, they are the blood that runs through the veins of Mostro, what keeps them going, what makes them sweat. The kick in the nuts, if you will.  And those guitars; they are funky in "Tobokrom", locked in their modulated playing and perfectly symbiotic with the role of the drummer. Not even a minute into the album the song dissolves into our ears. This kind of trickery is what the dudes named Lin, Lan and Len (the members of Morkobot) are all about. The song comes around about a minute later.

 And what's in the waters of ..:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />Italy? I can say that the perfect triad of bands comprised of Lento, Ufomammut and Morkobot are offering up not only about the most expansive and interesting heavy sounds of the last fistful of years; but are basically breaking the barriers of the already stagnant stoner rock and post rock movements. I would not classify Morkobot as a stoner rock band; plain and simple the songs in Mostro are too fucked up, too trippy, too experimental, way the fuck out there, far from the wood and closer to plutonium, way into outer space and more in touch with staring at the sky instead of sitting like a brain dead couch potato. I would not classify Morkobot as a post rock band, because the absence of vocals is mandatory, because deep inside the main artery this beast is all about rocking and not much about introspective moods. If anything, Morkobot violently exorcises its demons instead of inviting them out of the body.

 Like Lento's hypnotic Earthen, Mostro makes the most sense when swallowed as a whole. It's a trip by itself.  By the time we get to the surreal space sounds of "Kaklaipus", things are already messed up, and Morkobot do not get back to their basics; namely guitar, bass and drums, for a long while. "Cammut" is quiet, thrilling and eerie. We seem to slowly be entering an obscure place; things get worse, gloomy darkness becomes pitch black reality, eerie sounds grow obsessively, distortion is of the essence, and a lethargic pace, by now seems euphoric. Mostro; this is the kind of stuff that brings sitting people to their feet.

 

GETOFFMYELEVATOR.BLOGSPOT.COM

Is everyone familiar with the flying saucer controversy in Stephenville, Texas? As the details unfold, I would not be at all surprised to learn that Mostro could be heard blasting from the bizarre craft's hi-fi rock system. MORKOBOT certainly sets the soundtrack for visiting other worlds, some beautiful, some not so much, on this limited release LP (500 hand-numbered copies). Mostro is truly a unique instrumental adventure, drawing equally from SABBATH, FLOYD, and HAWKWIND. Not the easiest listen in the world, but ultimately rewarding, I find Mostro to be a sign of great things to come for this Italian band. Highly recommended for all GOMIES watching for strange happenings in the night sky while enjoying an elevated state of mind.

WWW.CONCRETEWEB.BE                                                                        First time I heard this record, I didn't like what I hear. Too much going on in terms of noisey samples and the non-six string sound was throwing me off, yeah you read well, an album reviewed by cosmicmasseur without guitars; only bass, synths and drums leaving murky obscurity to add to the experimental approach of the music. This droning doom/noise type of music is really hard to describe, but after repeated listens I found the music of Italian instrumental act Morkobot very intriguing, maybe too weird for the typical doom stoner-metal aficionado, but this is a record for the open-minded ones. Also, this is the perfect record for the ones that want to get a nearly forty five minute trip being disconnected from the surrounding world. Preceded by a short bass intro, the opening salvo of " Tobokrom " then kicks you in the teeth with some particularly Joe Preston (Earth, High on Fire) -laden drone- riffing interspersed with a more upbeat main verse. Several of the tracks on this album are pieces that are merely sound effects with electronic percussion and other effects, loops and noises are omnipresent, the influence from Floyd's UmmaGumma is directly audible.   Songs like the bizarre " Kaklaipus " and the 24-minute " Poldon " unfold with stra ( o) nge results, easily captivating the listener with the use of numerous electronic juggling, addictive bassfloods , bells, drumbashes ,... This is a high quality release, both in layout design and music, all written and performed by Lin (bass and synth ), Lan (bass) and Len (drums), who seem to like to take glamour shots with boxes. Needless to say, fans of Circle, Zu , Faust, Karp, Cul De Sac, Sabres, Sunno , Ufomammut , God Speed Black Emperor,… are encouraged to check out this interesting package. Supernatural Cat by Malleus art rock lab takes it a step further than most labels and give the fans something more than just the music to chew on. The artwork and inside booklet inspired by Voi Vod's Away and packaging have its own unique edge and vibe, a novelty nowadays. The album has been realized both on cd and vinyl in a first limited edition of 500 pieces only, handprinted and numbered by Malleus on 3 different colours heavy vegetable paper: green, red and avana . A gorgeous 6 cardboard pages booklet is inside the cover, it's silkscreened in black glittered ink on the 10" and silver and black on the cd . Reprinting of the cd version will be available starting from mid-May 2007 and it'll be an orange double folded packaging. Cosmicmasseur.

WWW.KFUEL.ORG                                                                                                                                                                        Véritable surprise que ce deuxième effort des Italiens de Morkobot. Ce trio n'a peur de rien, ni des références, ni des noms improbables, ni des brouillages sonores et encore moins de l'avenir. Le présent est à inventer, la fiction à notre portée. Les réminiscences des travaux de Kevin Martin (God, Ice) se télescopent aux actualités des Lightning Bolt et autres Noxagt. Le son de basse, énorme, irradie des samples venus d'ailleurs. Devo n'est pas si loin. La démonstration technique si chère aux trio instrumentaux n'est pas de saison. La recherche sonore colle aux basques d'une station noise en mouvement. La production est superbe. Dommage que ce "Mostro" ne s'achève sur une pièce peu reluisante de 23mn. Les 5 autres titres sont superbes dont l'imparable "Zorgongollac".

GwenK (06/11/2007)

WWW.ROCKTIMES.DE                                                                             Herrje, was ist das? Die spärlichen Eckdaten nennen als Musiker die Namen Lin, Lan und Len, die Tracknamen lesen sich, wie die dazugehörige Musik klingt und im Booklet ist jedem Titel ein Druck beigelegt, deren Motive meine bisher schlimmsten Albträume niedlich erscheinen lassen.

Ein vorsichtiger, erster Hördurchgang führt ins instrumentale Chaos und es spaced, zirpt und brabbelt, so dass man meint, alle elektrischen Geräte im Haushalt sind plötzlich erwacht und haben ein Eigenleben entwickelt. Auf der Labelseite erfahre ich, dass die drei Protagonisten von irgendwo im outer space auf die Erde geschickt wurden.

»From John Zorn to Black Sabbath, from Pink Floyd to Primus, from Godflesh to Hawkwind ...« sagen mir die geschriebene Buchstaben, jedoch mir fällt das schwer zu glauben. So düster und 'böse' waren Sabbath nie und Pink Floyd hatten selbst in ihren abgedrehtesten Momenten immer einen roten Faden parat. John Zorn ist sicher ein Meister des Chaos, aber auch seinen Kompositionen fehlt das düstere Timbre dieser übrigens aus Italien kommenden Astronauten-Truppe. Wenn das Wort spacig fällt, sind Hawkwind ja immer für eine Referenzerwähnung gut, aber deren Raumschiff hatte immer noch irgendwo eine fossile Energiequelle.

Primus kommt eher hin, wenn allerdings das mir bekannte Material (was nicht besonders viel ist) auch dieses farbige Fädchen für den Hörer anbietet, aber ein ähnliches Bass-Spiel des Les Claypool ist ebenso bei Morkobot auszumachen und im Prinzip die einzige feste Konstante. Brutal hart sirren die Saiten und führen (beim zweiten Playerdurchgang) den mutigen Hörer ein wenig durch diesen Psychotrip. Der Verweis zu Godflesh ist ebenfalls nicht von der Hand zu weisen, aber auch die sind über weite Strecken zu melodiös.

"Cammut" birgt allerdings eine durchgehende Melodie und schön ist es, wie der Bass ganz stoisch führt und sich auch nicht von den kurzen, fast ausgekotzten Gitarrenbrocken aus der brabbelnden Ruhe bringen läßt.

"Strotokolm": Allein das Aussprechen dieses Titels tut schon fast weh und man mag sich gar nicht vorstellen, was das Wort bedeuten soll. Es klingt zumindest ähnlich einem medizinischem Ausdruck, der in Verbindung mit der Musik unweigerlich den Griff in die tiefere Körperregion führt, als würde das vor 'dem' schützen, was die Ohren gerade aufnehmen.

Mit vierundzwanzig Minuten ist "Poldon" die längste Nummer und über lange Distanzen sogar eine melodische. Als ob eine okkulte Männerrunde in tiefen und unheimlichen Gewölben brummt und stöhnt, sind hier zumindest auch summende Stimmbänder schaudernd zu vernehmen. Bass und perkussiver Einsatz bringen diese Horror-Stimmung zum Siedepunkt und sollte in keiner Geisterbahn fehlen. Den Output der Band gibt es zusätzlich auf Vinyl, was logisch ist, denn man sollte beim Hören der Musik gleichfalls die sich drehende schwarze Scheibe sehen.

Trommel wie in einem Kannibalendorf, Geräusche, die an eine Pferdemetzgerei denken lassen und überall die schwarzgekleideten Männer mit den ins Gesicht gezogenen Kapuzen. Perfekte Filmmusik, ein Psychotrip hinein in die hinterste Ecke der menschlichen Seele und Phantasie. Die Italiener liefern viel und was der Hörer daraus gewinnt, ist ihm überlassen. Morkobot produzieren keine Partymucke, keine Rock-Kracher und keine Entspannungsmusik, sondern sind, wie bereits geschrieben, auf die Erde gesandt, um uns eine andere Dimension zu zeigen. In meinem dritten Hördurchgang fasziniert die Mischung aus erkennbaren irdischen Instrumenten und 'außerirdischen' Klangcollagen. Manche Stellen schreien geradezu danach, laut gehört zu werden, weil dann das ganze Ausmaß dieses doch geordneten Chaos klarer wird.

Bald ist Halloween und sollte einer dieser, mit Gruselmasken Maskierten an meiner Tür klingeln, werde ich ihn mit "MoStRo" gehörig in die Flucht schlagen. Ja, ich denke, ich lege mich sogar hinterm Fenster auf die Lauer, um ja nicht zu verpassen, wenn er kommt...

WWW.CYNICLAB.COM                                                                                            La mia stanza è sempre stata una cloaca. Ritagli di giornale, boccette di Melissa, penne senza tappo, mutande con polluzioni, bottiglie di birra abbandonate, preservativi inutilizzati e un odore aspro di scoreggia che stupra l' atmosfera imprigionata in queste quattro mure. Da oggi però ho un nuovo amico, si chiama Morkobot.  Spesso mi confida che non gli tira più il cazzo e mi offre da fumare. Io ascolto i suoi discorsi e osservo la sua irascibilità. Ha voglia di scopare, ha le palle gonfie e vorrebbe scatenare una tempesta di sperma radioattivo sulle nostre teste. "Tranne la tua" mi confida sporgendosi dal divano " Tu mi servi". Io subito rimango shockato da questa esclusività, cos'ho fatto di male? Mi piace ridurre i seni a pelle di dalmata, ma sono un bravo ragazzo, al di sopra di ogni sospetto! Cosa c'è di male se preferisco le tette sono la mia figa?! "Voglio scoparti nel culo!" "No Morkobot! Adesso stai esagerando! Va bene che ti stimo parecchio, sprigioni musica spaziale e fottutamente fica, però il culo non te lo do! Non sarai micca frocio come quel Bowie che ha dovuto inventare il personaggio di Ziggy Stardust – il tenero bisessuale che veniva da Marte - per mascherare la sua voglia di fallo!" "Esegui, essere spregevole, mettiti a 90 e conta fino a 5." "Se è questo che vuoi, lo farò." Mi metto a 90. uno… due… tre… quattro… cin……  E mentre quel mostro perverso sta per avvicinarsi mi giro all'improvviso, afferro il telecomando e lo spengo urlando "zaaaaaaaaaaaaaaaaaccccccccc!!!!!!!!!!!!". Morkobot rimane lì, immobile, con il corpo metallico e il cazzo floscio. Il trofeo della non umanità. La fame nel terzo mondo. Spengo lo stereo. Vomito sulla stampante del mio computer.  Mi metto la giacca. Metto una birra nella tasca. Spengo la luce. Apro la porta. E con tanta voglia di figa mi dirigo verso quell' oceano di asfalto chiamato Nulla.  Tutti i giorni mi aspetta dal cancello e parla con mia madre, mentre mi preparo. Lì fuori non incontrerò Morkobot , li fuori voglio incontrare solo figa. Vogliosa e magari con le tette grosse.                                                             Gino Martinelli

IL BARONE DEL MALE                                                                                      I Morkobot sono una creatura aliena dalla line-up insolita (due bassi ed una batteria coadiuvati all'occorrenza da qualche inserto "synthetico") in grado di proporsi all'attenzione del pubblico spiazzando l'intera scena italiana con sonorità esclusive e fuori dagli standard dei recenti trend pseudosperimentali nazionali. La loro ultima fatica, MoStRo, è un incredibile coacervo di space-psy-noise-doom-prog-rock strumentale, un'altalena che dondola fra paesaggi psichedelico-progressivi puramente '70 e decostruzioni avanguardistiche contemporanee, che a tratti fanno pensare a certe produzioni nipponiche e non solo (Boredoms !?, John Zorn !?). Un lavoro oscuro, orfico e fluorescente di altissimi livelli, composto da sei tracce organizzate in un vortice catartico che culmina con le conclusive allucinazioni e visioni di "Poldon" (poco meno di ventiquattro estenuanti ed echeggianti minuti di lenta psicosi). I tre extraterrestri, Lin, Lan e Len, alla loro seconda alchimia tiran fuori una creatura tentacolare capace di fagocitare ogni sua vittima attirandola a se con strani ultrasuoni e tramortendola con i suoi gas.Disco di un altro mondo, impreziosito dallo splendido artwork.

WWW.VERSOLAFINE.IT                                                                                    I Morkobot sono una delle poche band italiane che è impossibile ignorare. E non tanto per il mistero che avvolge la loro identità (dicono di provenire da un altro pianeta, si fanno chiamare Lin, Len e Lan, non si fanno mai vedere a volto scoperto...), debitore di un immaginario alieno comune a molto space rock e alla psichedelia in genere (i Gong insegnano) quanto per la loro musica, potente, diretta, originalissima e profondamente ispirata.Dopo un album d'esordio per la Lizard Records, questo strano power trio (batteria e due bassi elettrici, più una marea di effettistica...) è approdato alla Supernaturalcat, etichetta dei ben più celebri Ufomammut e di altre realtà emergenti del panorama underground italiano (vedi i Lento). Adottandone in pieno gli stilemi compositivi e il sound caldo e profondo, tipico dello stoner rock, i Morkobot si sono tuttavia ritagliati una nicchia personalissima, fatta di riff ipnotici, grande varietà ritmica, divagazioni noise psichedeliche e sorprendente creatività."Mostro" è un condensato di elettricità e magnetismo. Sei brani per la durata complessiva di quasi quaranta minuti, un muro di suono ad alto wattaggio nel quale al minimalismo sonoro non corrisponde un minimalismo delle idee. Anzi. Con una palette di colori limitata al nero e al grigio, questi tre ragazzi riescono a dipingere di tutto, dalla claustrofobia del garage e del punk, fino al viaggio cosmico dello space rock, senza dimenticare molte delle sfumature intermedie. A dimostrazione che le limitazioni di genere sono tali solo per chi se le impone.Prendiamo ad esempio "Skrotokolm": mid-tempo swingato (con i bassi su due tempi diversi, vibrati per creare dissonanza) che esplode in riff distorto, dal quale emerge una magnifica melodia di basso effettato; poi breve ritorno allo swing, prima di una devastante coda space noise (con uso di wah wah e interferenze varie). E poi c'è noise e noise. Quello dei Morkobot è magmatico, coinvolgente, mai banale. Procede per aggiunta e sottrazione, micro variazioni ritmiche, estrema cura delle frequenze e della loro relazione: guida l'ascoltatore verso mondi lontani, inesplorati o anche soltanto immaginati.A brani più strutturati "Skrotokolm" e "Zorgongollac", si alternano brani di solo noise, quali "Kaklaipus", "Cammut" e "Poldom", senza che questa divisione significhi compartimenti stagni. Anche nei brani di atmosfera, ne è un esempio la traccia di apertura "Tobokrom", compaiono frammenti di melodie, come i frammenti di meteore che le navicelle spaziali incontrano nei loro viaggi cosmici.Nel complesso, un album veramente coinvolgente, da ascoltare tutto di un fiato. Certo, in un lavoro di maggiore durata ci sarebbe forse da attendersi una maggiore complessità e qualche idea in più. Ma "Mostro", con i suoi quaranta minuti scarsi, perfettamente bilanciati tra suono e rumore, rimane un piccolo gioiello.

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Due bassi, synth e batteria: poco basta ai Morkobot (alla seconda uscita con "Mostro" , dopo che il debutto aveva riscosso notevoli consensi) per creare una galassia sonora difficilmente individuabile nel firmamento dei generi musicali ma le cui coordinate si possono facilmente immaginare. Se infatti l'apertura, nella fattispecie Tobokrom, rimanda ad architetture sonore di casa Primus (così come i ventitré deliranti minuti affidati alla traccia di chiusura, una Poldon simile per molti versi a quella The Final Voyage Of The Liquid Sky contenuta nell'ultimo lavoro del gruppo americano e a sonorità di casa Melvins) Kaklaipus, Cammut e Skrotokolm strizzano l'occhio ad atmosfere solitamente evocate da mostri sacri come Pink Floyd (andate a ripassarvi "Ummagumma") , Hawkwind, Don Caballero e Tool. Interamente strumentali, le sei composizioni stupiscono per la qualità degli arrangiamenti e quindi per una visione d'insieme che anche alla lunga distanza riesce bene o male a mantenere desto l'interesse nell'ascoltatore. Immaginifici

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Ormai abituati alle uscite underground-psichedeliche della Supernaturalcat (vedi Ufomammut), con questo secondo lavoro dei Morkobot, si assapora l'essenza della sperimentazione. Difficile definire un genere ma, facile etichettare dei satelliti che ruotano attorno ad un nucleo bizzarro composto da tre personaggi. Le canzoni sono d'impatto (vedi "Skrotokolm") grazie all'uso di distorsioni forti e ben messe in opera. Le ritmiche sono spiazzanti ed è facile smarrirsi nel marasma sonoro. L'ascoltatore viene letteralmente avvolto dalla frenesia dovuta ai vari riverberi e campionature noise e, ad un certo punto del disco, si ritrova a comandare la navetta spaziale di chissà quale disco alieno!!! Ci riferiamo a pezzi come "Mammut" che lasciano immaginare la divagazione musicale dei Morkobot. Bel disco psichedelico, con ottime dosi di potenza skizzata! Stefano De Vito

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Qui sont les MoRkObOt?

Les MoRkObOt sont les compagnons de Label d'Ufomammut, très bon groupe stoner-psyché, chez SupernaturalCat. Et puis les MoRkObOt sont Italiens ; ce qui a peut-être son importance, tant les Italiens ont pu souvent prétendre au titre de champions de l'outrance en tout genre. Je pense à tout ce cinéma horrifique de série Z, à ces BD érotiques aux scénarios imbuvables. Ajoutez à ce grotesque héritage culturel quelques us et coutumes fumeux d'obédience doom ou métal, et vous obtenez à coup sûr le mauvais goût et l'audace essentiels pour créer un objet sonore comme MoStRo -impossible d'imaginer que ces types soient des quelconques aristocrates d'un genre… (aristocrades conviendrait mieux)-.

Qui sont les MoRkObOt ?

En réalité, les informations capitales concernant les MoRkObOt, sont celles-ci:

« Since the dawn of the First galaxies the voice of Morkobot resounded solemn over the saturated atmospheres of the planets in evolution.

Dominator of the magnetic strengths and ancestral regulator of the conscience flows, Morkobot has returned to the Earth through his three messengers Lin, Lan, Len brutally subdued to his will. »

Voilà le genre de présentation qui permet de piquer une bonne crise de rire avant de s'immerger dans ladite musique.

Car le disque terminé, on se rend compte que les Morkobot ne sont pas là que pour se fendre la poire, même si les dernières minutes du titre ultime reprennent la veine bondissante de l'ouverture de l'opus. Les musiciens tirent un évident amusement à rechercher trucs et astuces pour intégrer moult influences et pièges sonores inattendus. Mais pousser le saugrenu assez loin peut mener à déranger, MoRkObOt nous rappelle cela.

Leur potion est plus acide que les premières gorgées à la Lightning Bolt mêlées de plomb pourraient le laisser présager. Acide du genre bouillonnant et corrosif. Avec de la fumée, des bulles, et tout… et plein de produits toxiques dedans. Du Psyché, de la Noise, du Doom, de l'indus… On passe très vite du jubilatoire bruitiste-groovy presque dansant aux ambiances pesantes saturées de sons exacerbés, ou aux rythmiques lourdes. C'est sans doute un psychédélisme épais et contondant qui cimente le tout, en un grand rire inquiétant. MoStRo ressemble parfois à un cauchemar fluorescent, un rêve plein de couleurs trop vives. Une étrangeté fourmillante progresse inexorablement de titre en titre jusqu'au dernier (Poldon) qui dure 25 minutes et qui constitue de fait la moitié de l'album –ce bouffon aux grelots hallucinogènes- …

Une hybridation bizarre entre enthousiasme délirant et horreur musicale de seconde zone (le délire étant sans doute l'arête commune de ces deux facettes). Appelons ce mélange... horreur enthousiaste !! Et faites tourner le nom de ce groupe plaisamment douteux !

Pour écouter du MoRkObOt, c'est par LA ( Attention! ce sont globalement les titres les plus bondissants de l'album qui sont en écoute)

English Version

Who are the MoRkObOt?

MoRkObOt are Ufomammut's labelmates, a very good stoner psych rock band on SupernaturalCat. Then, MoRkObOt are Italians, which has its importance since Italians could often claim to be the champions of excess of any kind. I think about all these cheap horror movies, about these unbearable erotic comics. Just add to this grotesque cultural legacy some hazy doom metal customs and you get most certainly the essential bad taste and daring to create such a resounding thing like "MoStRo"… impossible to imagine these guys being aristocrats of any genre! ("filthocrats" could suit better!)

Who are the MoRkObOt? Actually, here is the capital information about MoRkObOt:

"Since the dawn of the First galaxies the voice of Morkobot resounded solemn over the saturated atmospheres of the planets in evolution.