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BLOODYSOUND



Last Updated: 12/15/2009

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Tuesday, November 10, 2009 
Gerda - S/T
(Wallace, Shove, Bloody Sound Fucktory, Fucking Clinica, 2009)



Album senza nome (se non quello del gruppo, che già contrassegnava il CD d'esordio... almeno i Led Zeppelin si sforzavano di numerarli), canzoni senza titoli, testi riportati in modo che, nel decifrarli, ci si cavi gli occhi e venga l'orchite (anche alle femmine): il nuovo lavoro del quartetto marchigiano si presenta ostico da subito. L'hardcore degli esordi ormai è un ricordo, buono al massimo per dare una definizione di comodo; la musica del quartetto, oggi, è un macchinario spaventoso che va dritto per la propria strada, con i tre strumentisti che, come in trance, mettono in fila sequenze di suoni, fraseggi di chitarra continui e poco distorti, basso ruvido e batteria dissonante, con cadenze ora quasi meccaniche, ora diluite in lunghi passaggi come a tirare il fiato, senza tuttavia che la tensione scenda. Quanto alla voce, deve adeguarsi. Unico tratto vagamente umano nella massa biomeccanica che è il suono dei Gerda, avanza con fatica in queste tempeste d'acciaio: le frasi si spezzano, vengono ripetute, la parola è disarticolata, la sofferenza si palesa ancora prima che il significato si chiarisca (cosa d'altronde non semplicissima, essendo le corde vocali tirate allo spasimo). Nondimeno è proprio la voce, nei pochi momenti di stasi, a tentare di ricondurre tutto su toni più violenti, come nella lunga coda del quarto pezzo, che gravita prima in prossimità degli ultimi Rorschach, per poi quietarsi in un inatteso post rock. Disco ostico, lo si è detto, lo avrete capito, ma stratificato e ricco di soluzioni inattese, che sa ripagare lo sforzo necessario per approcciarlo.

Emiliano Zanotti  
Monday, November 09, 2009 
GERDA
Gerda LP+CD
Wallace/Shove/Bloody Sound



Il terzo album dei Gerda è un mostro.
Mostruose sono le sue impalcature d'acciaio, le poderose meccaniche, le fragorose lacerazioni industriali. E' mostruoso il vociare disperato sopra il rumore soverchiante dell'alienazione. E' sceamo noisy eseguito come da esseri umani al tempo dei Terminator: caotico e claustrofobico ma suonato come dio comanda attraverso pezzi mediamente lunghi non privi di aperture fuligginose e traiettorie introspettive.
Poco più di una mezz'ora con i Gerda e niente sarà più come prima: un pesantissimo investimento emozionale per chi immagina la sua vita in un cul de sac.

8/10
Fabio Polvani

Saturday, November 07, 2009 
http://www.italianembassy.it/?p=2632

di Enrico Veronese

Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è. Plasma Expander è un nome
che copre storie di larga durata, derivando dall'esperienza Bron Y Aur in
Fabio Cerina, prelevando dai Golfclvb il chitarrista Marcello Pisanu e
mutuando da un numero incredibile di band cagliaritane il batterista Andrea
Siddu: i tre chirurghi tennero sotto scacco l'attenta platea dell'Here I
Stay festival con un live tiratissimo che impastava i Don Caballero con
modalità kraute e ruvide sperimentazioni. Oggi il disco, "Kimidanzeigen",
per una syndication che da Here I Stay e Wallace si sviluppa coinvolgendo
Bar La Muerte, Transponsonic, Brigadisco, Burp!, Bloody Sound e Valvolare,
verso un appagante tour internazionale. L'inciso iniziale presto si spiega:
nelle otto tracce del nuovo lavoro a prendere il sopravvento è la radice
rock-blues, intersecata dalle altre del live e da fondamenti postrock di
diversa fonte, anche grazie al contributo di nuovi strumenti in singoli
pezzi: il risultato si avvicina per certi versi alle dinamiche 70s-oriented
dei Rosolina Mar, per altri a un'esasperazione pesante dell'improv-jazz
passata attraverso le lenti di Captain Beefheart e dei suoi discendenti
blues'n'roll mojomatici. Mello, quaranta secondi che annunciano la tragedia
in synthesi. Hands in your guts dalla struttura heavy, chitarre di fuoco,
bruciare subito e non spegnersi lentamente, punto di saturazione apparente
che procede con Why not in (p)ossessione più figlia del blues che della
matematica anni90, lo stesso riff a vita e tensione allo spasmo. Il
palindromo Sananas è guidato dal possente drumming di Siddu, con un giro
armonico finale da marcetta surrettizia come se l'avessero suonata nei primi
Settanta sottoeffettostonati; No Moustache cavalca Shellac e Slint, brano di
genere, iterativo come se non ci fosse un domani. Horny M è una catasta che
tarda a partire, e quando lo fa decide per il rock'n'roll delle origini,
nonostante violino e cello la invitino altrove, e Four legs vive di stop and
go, un sax soprano (suonato da Valter Mascia mentre il violino appartiene a
Maria Teresa Sabato e il cello a Gianluca Pischedda) a spezzare le raffiche
combuste delle chitarre. Chiudono i nove minuti di Nose on belly, cambio d'abito
country-raw, fortemente innervato nello stile dei precedenti brani, anche se
veramente il ciclo finisce in ghost track com'era iniziato, disturbato e
avulso dalla manovra. La formazione a tre garantisce, come di prammatica,
efficienza e quadratura: qualità che senza ombra di dubbio vengono risaltate
durante le esibizioni dal vivo, pronte a scatenare l'inferno in mezza Europa
prima che l'Italia torni ad accorgersene.
Wednesday, November 04, 2009 

Gerda "S/t"

Bloody Sound Fucktory

Cover image

Ritorna il combo forse più disturbante e incompromissorio delle Marche rumorose con una mezzora di viscerale post-hardcore devastante. Se rimaniamo convinti che ci sia del marcio in quel fazzoletto d’Italia, altrettanto certi siamo del fatto che ad animare la formazione jesina sia una rabbia furibonda e primordiale, ferina e incontrollabile.
Cinque pezzi untitled che sono un urlo munchiano senza soste né possibilità di redenzione non solo per chi ascolta ma soprattutto per chi suona. Certo, non di solo screamo vive questo omonimo vinile (+ cd, come da prassi), perché sarebbe limitativo e banale, visto il passato della band. E così riecheggia, tra brutalità da dopo hardcore svedese (altezza Breach) una tendenza alla dilatazione disperata e alienante che si riverbera negli spasmi dei pezzi del lato b. La tensione sembra allentarsi specie negli 11 minuti di 04, che parte pestona e greve per poi diluirsi in contrazioni quasi psycho-sludge, ma è un falso allarme: la cieca e iconoclasta furia della conclusiva 05 riconduce i Gerda sul loro terreno. Quello di portabandiera del dopo hc italiano.
(6.8/10)

Stefano Pifferi

Monday, October 26, 2009 
Double Jump Carpiato su Jesusmile N.3
Potete scaricare la fanzine a questo link.
Jesusmile N.3

Photobucket
Saturday, October 03, 2009 
"THE BEST LOVE SONGS OF THE LOVE FOR THE SONGS AND THE BEST"

................................http://www.theshipmagazine.com/data/musica/lebowski.jpg

Qui tutti possono dire quello che pensano, fare ciò che desiderano, senza sentire critiche di nessun genere: in fin dei conti ci si trova in un mondo assurdo, folle e inconcepibile…il regno dei Lebowski.Un disco che è un ottimo esempio di musica non convenzionale, fuori dai troppo ben noti canoni e fuori di testa, tornito da un senso dell’umorismo surreale e spiazzante che caratterizza la totalità dei testi (Casa Comenji, St-n-n-n, l’onirica storia di Giorgio e Mike in Zuber buller o la griffiniana Church of Fonz! ne sono i principali esempi).Lo sfrondato mondo dei Lebowski ha raggiunto un equilibrio pressoché perfetto, una stabilità che molta gente vorrebbe avere. Distruggono un genere umano privo di interesse per ricostruirlo nella propria mente, con altri colori, personaggi e storie. Inoltre sono protetti dalla disoccupazione, dalle conseguenze della guerra, dai problemi economici e dalla violenza. In storie inverosimili hanno trovato l’armonia.La realtà è uno scherzo serio.

Clov
Saturday, September 26, 2009 
Bhava ‘Double Jump Carpiato’
(Bloody Sound Fucktory/Valvolare Records/Escape From Today Records/Lemming Records 2009)

Altra formazione che vaga raminga per le Marche, i Bhava esordiscono con questo inciso di musica. Un blocco monolitico, concentrato in otto brani e meno di venti minuti. Un urlo primigenio incontrollato che il cantante Raffaele libera dal primo brano all’ultimo. Noise-core profuso a piene mani, un distillato jazz-core nel pezzo L’impero delle vacche di Bhava che ospita Davide Uncini alla tromba, chitarre e batteria quasi math che si scagliano senza respiro sull’ascoltatore demolendo le poche certezze acustiche che lo hanno accompagnato fino a questo ascolto. Un concentrato a grana grossa di punk con grazia che non guasta.
Aggiunto: September 25th 2009
Recensore: Marco Paolucci
Voto:
Link Correlati: Bloody Sound Records My Space Page

http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=3799
Saturday, September 26, 2009 
Jesus Franco & The Drogas ‘Get Free Or Die Trying’
(Bloody Sound Fucktory/ Valvolare Records/ Deambula Records/ Quesuerte Records/ Escape From Today Records 2009)

Come combinare menti distorte per poter piacevolmente deragliare: la creazione di questo melting pot umano - marchigiano formato da Jesus Franco aka Michele Prosperi proveniente dagli Ego, Andrea Amici questo proveniente dai Butcher Mind Collapse, Andrea Carbonari proveniente dai Guinea Pig, Marco Giaccani proveniente dai Lush Rimbaud, loro nel nome collettivo dei Drogas, porta all’esordio in questione. Esordio che dopo ripetuti ascolti non cede alla boria né alla noia, ma ricapitola l’esistente come sana e naturale voglia di divertirsi a suon di rock’n’roll. L’approccio simil “lost higway” di Honolulu Baby apre le danze che non si fermano per parecchio, dove blues, rock, punk vengono scodellati con grazia e malizia, richiamando numi tutelari come chi era e doveva essere al GBGB’S in quel del finire dei Settanta in Mompracem, nipotame come Pussy Galore in Kaifa’s Scream, punk funk deviato in Kung Fu, rock’n’roll che strizza l’occhio orbo ai Cramps in Cagarella Colt, e via discorrendo. Per tranquillizzare i piu ansiosi un attimo di pausa potete trovarlo prima di premere il tasto play e prima di ripremere il tasto play alla fine del disco. Basta e avanza.
Aggiunto: September 25th 2009
Recensore: Marco Paolucci
Voto:
Link Correlati: Bloody Sound Records My Space Page

http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=3801
Friday, September 18, 2009 
Italy does not get near enough credit for its innovative and raging hardcore bands. La Quiete and Raein of course get a fair bit of attention, but there are so many others that are pushing musical boundaries. The Infarto Scheisse and Lady Tornado have intense chaotic sounds that stand out and sound unlike most other bands. I recently discovered Lafalce who were pre The Infarto Scheisse and are also pretty raging. Then there are plenty of great screamo bands such as Violent Breakfast and more recent ones such as Morning Wood and Chinese Dama. Bands such as A Flower Kollapsed also play this sound but with more noise elements. Somewhere in amongst all of this lie Gerda, playing heavy and chaotic hardcore that is so fucking awesome and intense. Apparently people who like Gerda should also like Breach, Dissonant, Violent and Hard To Swallow. I must admit I've not heard of any of these bands so I guess I am not the fountain of knowledge I had thought. Guess I had better check them all out.

Gerda continue their brand of chaotic hardcore along similar lines to their previous album 'Cosa Dico Quando Non Parlo' on this new 12''. I only labelled it as 'screamo post metal noise' in the abstract because I don't really know how to define it - I saw a distro call it this and found it quite funny. The first side of this LP is much like the previous album. It doesn't really let up at any point, the vocalist screams away like something tragic has happened and the instruments all combine together to make a noise that I greatly enjoy. To be honest it kind of all merges together and sounds the same but maybe it requires many listens to fully appreciate the chaotic beauty. I like the basic sound that is going on so am happy anyway. Bits of it remind me of Dolcim, just a little slower but just as intense. There are some similarities with The Infarto Scheisse too I think. Maybe some people will find it a bit too samey but its hard to remain ultra intense and not have parts that sound similar.

The second side of the record goes a bit more experimental. They even mellow out a bit at times. It still sounds fantastic and so should be applauded that the band are being a bit more original that their standard sound. The lyrics are said to be introspective and desperate but there is no English translation or explanations. Overall, this is great stuff and maybe you will enjoy it too.

P.S. I just noticed after writing this review that Kunal has reviewed Gerda's first album. So check this out as well!

Oli Saunders
Friday, August 28, 2009 
Deve esserci qualche buon motivo se le Marche rumorose sfornano solo buoni dischi ultimamente. Dopo le buone prove dei noise rockers Lleroy e Bhava arriva, a due anni di distanza dall'ottimo Cosa Dico Quando Non Parlo, il terzo capitolo della saga Gerda a confermare questa impressione. Diciamo subito che questa omonima release colloca il quartetto jesino tra le migliori realta' post-hc, in grado di rivaleggiare alla pari con nomi ben piu' blasonati. Il suono è sempre claustrofobico, ossessivo e psicodrammatico, concepito come un inarrestabile assalto noise-core, tuttavia rispetto al predecessore notiamo una maggiore compattezza e fiducia nei propri mezzi. L'apertura di #1 è un po' una sintesi delle puntate precedenti: clima asfissiante, senso di angoscia prolungata e cataclisma noisy finale. Micidiale. #2 e #5 sono dolorose ferite mentali che si dipanano attraverso strati di rumore apocalittico, una sorta di jam tra Breach e Dazzling Killmen. L'ascoltatore avvezzo a certi estremismi sa che spesso il rischio è di riproporre stancamente il solito canovaccio noise-core con minime variazioni sul tema; ebbene, questi terroristi sonori hanno il dono di essere sinceri ed appassionati senza risultare calligrafici. Un brano devastante come # 3 è esemplificativo a tal proposito: giro di basso ipnotico su cui si innestano vortici dissonanti e uno scream "perso" a drammatizzare l'atmosfera. L'effetto di questo wall of noise è simile all'essere investiti in pieno da un treno ad alta velocita'. Il clima generale, decisamente apocalittico (o meglio da odissea personale), è affine a band transalpine come Celeste e soprattutto Mihai Edrisch, a testimonianza di una certa fascinazione europea per le sonorita' piu' oscure. Rimproveriamo ai Gerda solo una certa monodimensionalita' nelle soluzioni adottate e l'utilizzo di alcune lungaggini (gli undici minuti di # 4 ). Ma tutto sommato cosa chiedere di piu' da un disco che si propone solo di devastare i timpani e la psiche? Strepitosi.