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"[..]Giampaolo Loffredo - sotto pseudonimo Lebenswelt .. crea atmosfere malinconiche stupende ed elaboratissime che pescano presso numerose fonti differenti. Spesso siamo ai confini con certe esplorazioni strumentali tipiche dei Mogwai, altre volte è l'elettronica indipendente ed emotiva (scuola Morr, per intenderci) ad occupare la scena, altre volte ancora il substrato cantautorale emerge con prepotenza, ma deve pur sempre fare i conti con la dimensione sintetico-sperimentale di cui è inevitabilmente pregno il progetto. Se Giampaolo - che si è già occupato dei campionamenti sull'ultimo, parimenti ottimo, lavoro di ONQ - risiedesse negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, e non a Napoli, ora sarebbe uno dei personaggi più in vista della nuova scena slowcore mondiale. Garantito. Ma siamo in Italia, e spazio per queste cose, purtroppo, ce n'è sempre troppo poco. "Out Is The Cow" sorprende: è un disco piuttosto lungo ed estremamente omogeneo, volutamente ridondante, ma d'una intensità spaventosa e, soprattutto, mai annoiante né vagamente superfluo in qualche sua parte. Un'opera d'innegabile levatura internazionale. Nondimeno, un capolavoro del sottobosco più inaccessibile. D'altronde, l'oro va cercato con fatica direttamente proporzionale al piacere della scoperta."(www.dedication.it)
"[..]Out is the cow", che la sorte m'ha fatto giungere è un disco di una personalità disarmante. tracce di cupezza atmosferica; un deliquio di depressioni sublimate e trasposizione sonora (se possibile) dello schopenhauerismo dell'autore, che ha altresì pubblicato nel 2002 un "pamphlet di brevi considerazioni sulla noluntas". Immaginate i migliori Piano Magic immersi nello spleen adolescente dei Cure di Seventeen Seconds/Faith/Pornography, con brevi esternazioni testuali di fatalità alla Ian Curtis - e il tutto stornando un'effettistica elettronica di microdolori verso l'apocalisse salmodiata di Low e Sophia. Ma queste sono solo ciance da recensore improvvisato. Scrivete a Giampaolo, chiedetegli questo disco, spronate la sua (magnifica, se lo chiedete a me) noluntas d'esteriorità e nel gioco delle parti incarnate lo spirito di giustizia di questo mondo. "Out is the Cow" è più di un ottimo lavoro. E' un capolavoro segreto, dove il segreto è quasi più importante del capolavoro. Dobbiamo uccidere questo disco." (www.indiepop.it)
"[..] spesso si trovano dischi autoprodotti che valgono (artisticamente parlando) molto di più rispetto ad altro materiale che esce per le etichette medie-grandi del circuito indie italiano..questo è il caso di Lebenswelt. Progetto dietro al quale si "nasconde" Giampaolo Loffredo che da solo ha costruito le musiche di questo bel cd, o tracklist, come lui preferisce chiamarle... Atmosfere impalpabili, lente, soffuse, cupe e delicate con la voce, quando presente, quasi sempre filtrata e in secondo piano. Momenti più "ambient" nei 6 minuti di screwdriver's bells, che da quanto apprendo dalla presentazione posso dedurre sia suonata con un uso particolare del cacciavite sulle corde della chitarra. Giampaolo ha la grossa qualità di sapersi dosare e non lasciarsi andare ad inutili lungaggini che ricorrono spesso quando si affrontano questi tipi di musiche. Sa scegliere il momento giusto nel quale fare entrare in gioco un nuovo strumento, un nuovo suono, quando il brano deve crescere o deve dissolversi[..]"(www.post-itrock.com)
"[..]Lebenswelt è un progetto solitario sostenuto dall'autore reduce dall'esperienza nei Joy of Grief , reso possibile dalle facilitate possibilità offerte dalle nuove tecniche di registrazione, che in molti casi approdano ad effetti devastanti, ma talvolta, e questo ne è uno di quelli, germogliano produzioni artistiche notevoli. Attraversato da un disarmante distacco, quasi autismo, e sostenuto, dall'incalzante ossessione prodotta dalle campionature elaborate dalle macchine, Lebenswelt si trascina affannosamente, rincorso da incubi notturni maliziosi, ma aggrappato a solide certezze cui tutte le tracce fanno testimonianza; in alto vola l'angelo di Ian Curtis, che accompagna le elettro-fobie dei padrini God Machine infettate dalle oscure ossessioni ambientali dei Labradford. Difficilmente una auto-produzione riesce a sortire suggestioni istantanee, ma il progetto di Giampaolo Loffredo le promette fin del primo ascolto e ne mantiene le caratteristiche fino all'ultima nota sortendo la gradevole sensazione di far partire il re-wind."(www.freakout-online.it)
"Dalle ceneri dei Joy of Grief, nasce Lebenswelt, progetto solista del napoletano Giampaolo Loffredo che a pochi mesi dal precedente "Staring at Life in the Rain", fatto ascoltare unicamente a pochi amici, ha deciso di rischiare e di mettersi nelle mani dei "nemici" e di farlo con "Out is the cow", un disco adatto a chi ama atmosfere sospese ed impregnate di malinconia. Frutto di ascolti durati anni di Joy Division, God Machine ed Hood, il disco richiama in alcuni tratti i gruppi su citati, mantenendo però originalità ed eleganza.[...]" (www.lascena.it)
"Lebenswelt, creatura di Giampaolo Loffredo, si annida comodamente tra i dischi che dànno voce alla lentezza, a quello che hai amato e non sparisce, alle serate di pioggia che lavano via il dolore perché sai che prima o poi smetterà, cambierà qualcosa e se non altro tornerà il sole. Questo è un disco registrato a Napoli, in una stanza davanti ad un computer e con il cd degli Hood messo in bella vista sul tavolo e quello dei Lali Puna appoggiato di sbieco sul comodino. Insomma, canzoni tristi inutili per crogiolarsi le ferite ma sicuramente buone per delicatezza e immensità a turbare certi imbarazzanti vuoti. I piccoli passi, o se preferite tintinnii, con cui inizia "your failing life breaks the sounds of time" creano ambiente, fanno a pezzi il silenzio e srotolano il tappeto su cui continua la camminata per note sintetiche o calde come la voce di Giampaolo; e queste ci accompagnano ora sospirate, ora glaciali, ora chiuse fino a trasformare il volto di questi quaranta minuti volanti in altrettanti curatissimi bei momenti di buona musica in cui deliziati ascoltavamo sdraiati sul divano questo secondo lavoro del caro Lebenswelt. Il primo s'intitola "Staring at life in the rain" ed è uscito un anno prima rispetto a questo: quindi un'altra storia, altre emozioni." (www.snaturarock.it)
"Lebenswelt è il progetto nato dalle ceneri dei napoletani Joy Of Grief, interamente portato avanti da Giampaolo Loffredo. Che di cose da dire ne ha parecchie. E questo autoprodottissimo "Out Is The Cow" le raccoglie tutte alla perfezione, in un suono cupo e personale fino all'inverosimile. E parlo di inverosimile, perchè in Italia, cose così poche volte capitano. É difficile trovare dischi che amalghino malinconia dark, delay da post-rock e dolorifici inserti elettronici. E quel che più stupisce è che poche volte si ha la sensazione di averla sentita da qualche altra parte questa musica. E questo è probabilmente il miglior pregio che possa avere un disco. Se vogliamo, i Cure un po' arieggiano su "Out Is The Cow", ma è un arieggiare spirituale, non sonoro. Non so se mi sono spiegato. Se non l'ho fatto, l'unico modo per capire le mie parole è lasciarle perdere e ascoltare questo disco, che è qualcosa di più di un ottimo lavoro. Racchiude al suo interno quel certo spirito che solo i capolavori hanno. E non sto esagerando."(www.impattosonoro.it)
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