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dj Henry



Last Updated: 11/28/2009

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Thursday, September 27, 2007 

Category: Music
 
 
PIPERS
Brilliant Lights
Demo CD
 
Questo quartetto napoletano si forma nel 2006 e fonda le sue istanze su quel britpop melodico e raffinato negli arrangiamenti, tipico di Travis, Thrills e Coldplay e Beatles per quanto riguarda la parte sixties. Il gruppo si esprime molto compiutamente nella ballad, scoglio talvolta insuperabile per molti da cui si denota la bontà dello script e della tecnica di un gruppo, mostrando notevoli capacità di composizione. E' il caso di Brilliant Lights, pop ballad di grande gusto, che porta a compimento la poetica di Travis, Doves e Thrills, come pure di Tonight Goodbye, vero gioiellino romantico, lontano da attitudini grezze e punkeggianti tipiche dell'indie britannico odierno. Qui siamo su pagine compositive più complesse ed articolate. Ottimo anche il passaggio all'uptempo come in Catch Me! che mi ha ricordato certe pagine aggressive dei migliori Pulp. Teniamoli d'occhio perchè sono più che una speranza.
Monday, August 13, 2007 

Category: Music

Partiamo dal giovedì sera , sono a Pavia a discutere di alcune faccende che riguarderanno la stagione prossima,Weller, Cradock, Minchella e Stevie White alloggiano all'Hotel Jolly in zona Porta Venezia, sono arrivati nel pomeriggio. Per me la sera è out ma so che sono in buone mani, ovvero in quelle del mio pard per eccellenza, Captain Stax con cui divido e condivido le sorti di MilanoMods. Infatti Minchella e Stevie White scorazzeranno col Capitano tutta notte per i bar e i localini di Corso Buenos Aires, la più grande avenida milanese. Weller e Cradock non sono della partita perchè, già dal pomeriggio, sbronzi a godersi le "comodità" dell'albergo. Cap mi manda un sms alle due di notte ma io sono ancora busy. In una trattoria di Viale Premuda l'allegro terzetto si sarebbe scofanato una cena a base di pesce e fragole con panna consigliate dal gourmet Cpt Stax. Corro a casa dopo una notte pavese consumata in progetti e calici di Gewustraminer, un bianco alto atesino dagli aromi intensi e fruttati. Domani mi attenderà una lunga giornata.

Venerdì: puntello a Limito, zona Idroscalo, teatro degli eventi welleriani, dove abita il Capitano e mi trovo sotto una canicola, degna di certe avventure di Tex Willer consumate nell'arsura messicana, a ricevere l'abbraccio di Cosimo, uno dei primi mods milanesi e grande accanito fan del Modfather. Purtroppo Cosimo ed io ci vediamo solo in queste occasioni, la famiglia lo assorbe in toto, lavoro incluso, ma per Weller tutto è possibile.

Lo staff della Barley Arts, con cui ho lavorato in tanti anni per il Buscadero, mi attende per il pass. Capitano stava smaniando in ufficio, tra camionisti in ritardo e cazzi e mazzi telefonici, sarebbe arrivato alle 18 temendo di perdersi il soundcheck. Grazie a lui aveva fatto male i suoi conti e si sarebbe risparmiato un caldo tossico e degno di un antro infernale quando devi scontare qualche colpa.

Entriamo al Flippaut ed il prato riarso e desideroso di pioggia benefica si apre come una landa per desperados (quelli dei cantautori outlaws che io amo tanto)e dopo un dj set indegno, a poco a poco la numerosa crew e family di George Clinton prende possesso del palco, saranno state venti persone almeno e il funk ossessivo e screziato di rappature ci accompagnerà per quasi due ore, mandandoci il cervello al macero, perchè il giro è sempre il medesimo e devi essere bombato per starci dietro tutto quel tempo. Un grande e numeoso zoccolo duro di fans, sfidando la canicola ed il buco nell'ozono, staziona festoso sotto il palco. Niente da dire sul professionismo di questi Funkadelic, versione 2006, non si risparmiano un secondo e suonano tosti ed incazzosi.

Intanto arriva, munito di target e di pass, il grande Capitano che si sarebbe sorbito gli ultimi colpi del funk di Clinton, pensieroso per essersi perso un soundcheck che non si è mai consumato. Ma secondo voi, quattro mostri di musicisti come quelli che ho sopra elencato, hanno bisogno di un soundcheck? Noi ce lo saremmo goduto perchè sappiamo che Weller, in quelle occasioni propone covers inconsuete oppure brani poco usuali del suo immenso repertorio. Il tempo stringe, la gente affolla già il prato, l'evento era già open dal pomeriggio per i dj sets, e quindi non c'è modo di approntare soundcheck. Nel frattempo festoso e cool nel suo casual style, Damon Minchella si dirige verso di noi confermandoci che non vi saranno prove suono e ripercorre i bei momenti passati con la vecchia boccia del Capitano la sera prima. Si è unito a noi, nel frattempo, Alfredo Marziano(grande esperto di folk inglese), mio ex collega al Buscadero e redattore di Musica & Dischie e il simpatico Fabrizio di Genova. Minchella ci conferma che Weller e Cradock si erano scolati l'impossibile. Appuntamento sotto il palco tra pochi minuti.

I quattro salgono avvolti da un'ovazione di circa 2000 persone. Il Modfather sul palco è una forza della natura, ha un dinamismo come pochi, lo trovo solo un poco più gonfio e spalluto. Essendo io un telecasterista incallito, lo preferisco quando impugna questa chitarra, per me basilare. La sezione ritmica Minchella/White è una tra le migliori al mondo, non solo per compatezza, ma anche per fantasia e soluzioni di colori e di accenti. Cradock svolge un lavoro di saturazione delle parti armoniche creando sovente una coltre psichedelica al suono non scevro da un certo gusto shoegazers in certi frangenti più dilatati. I momenti più toccanti per me che seguo il Papà dal 1983, quando venne al Teatro Tenda con gli Style Council, sono stati Foot Of The Mountain, che pareva uscita dal Neil Young di Ragged Glory, il suono girava psichedelico e denso come quello dei migliori Crazy Horse. Quando Weller si fa prendere dalla sua passione per Neil Young, io vado in visibilio. Neil Young è uno dei mostri sacri della mia vita, lo seguo dal liceo. Ero in coda alla fine degli anni 70 al Cinema Di Porta Romana, quando uscì la prima di Rust Never Sleeps. Weller che suona come i Crazy Horse? Meraviglia del creato. Poi due arrabbiate e nerborute Out Of Sinking e Changigman. Peacock Suit ha una forza d'urto da creare un'apoteosi sotto il palco. Weller cambia a ruota due Telecaster, una Gibson diavoletto ed una Epiphone semiacustica da cui irradierà il funky groove psichedelico di Walk On Gilded Splinters. I fumi e il voodoo di New Orleans sono tra noi, ma lavorati da un metabolismo british.

Riporto la set list di un concerto memorabile per energia ma non troppo lungo perchè la superstar Fatboy Slim chiedeva strada sul palca con quel mare di fattanza da rave che lo stava aspettando.

floorboards

out of sinking

paper smile

peacock suit

above the clouds

running on the spot

heres the good news

wild wood

suzes room

wanna make it alright

come on lets go

porcelan god /walk on gilded splinters

in the crowd

changingman

foot of the mountain

town called malice

Town Called Malice il congedo, vissuto e caloroso, di un'artista puro e supremo di fronte al suo pubblico.

Capitano ed io muniti di pass, seguiti da Cosimo e dagli altri, apriamo il cordone della security e ce ne andiamo in camerino per abbracciare Weller(durante il tour di Heavy Soul, quell'abbraccio fu indimenticabile, un fascio di muscoli, come le nervature di una sequoia, mi strinsero). Lo trovo più ingrassato, ma sempre stiloso, affascinante, Cradock un mod impeccabile, con quel caldo, in tonic anche in camerino. Minchella e White ci offrono da bere dal frigorifero, Weller vuole fare foto con noi(ormai una consuetudine)e si dilunga un poco a parlare di progetti, qui però non posso dire. Gli rammentiamo della copertina italiana di Eton Rifles, non sapeva della differenza con la uk edition. Mi abbraccia, io non sono piccolo, ma sento il peso di una montagna e per un istante, eterno, l'eco di Foot Of The Mountain mi percuote l'anima. Vorrei anche Neil Young. Grazie Modfather per tutta la gioia che ci dai quando vieni a trovarci e per tutti quelle mezz'ore di riposo che ti sottraiamo dopo i concerti. Ci congediamo nel retro dell'Idroscalo. Il pullmann, lento e poderoso, esce con noi e Weller mi manda un bacio dal finestrino, le mani di Minchella e White evocano, sollevate, quel ciao tutto italiano che ormai ha inciso il loro cuore. Grazie amici.

Tuesday, July 24, 2007 
THEE STOLEN CARS
Can't Stop Thee Stolen Cars
Ammonia/Nicotine Records
 
Tutto quello che Il Metius tocca diventa oro. Ricordiamo la carriera degli S.T.P. e questo non è assolutamente un mero side project, data la longevità della band che finalmente approda al full lenght. La voce del Metius è un puro concentrato dinamitardo tra l'attitudine r&b di Screamin' Jay Hawkins, la ruvidezza di Captain Beefheart e la potenza oscura di Danzig. Con un cantante così hai già fatto metà band. Il suono vola su coordinate Northwest Punk alla Sonics e Wailers con la lezione degli stop and go dei Ramones ben impressa e tutto quel rimando sixties che ne consegue, vedi coretti frat o alla Beach Boys. I Sonics per ruvidezza ed impatto deragliante emergono in My Way Of Loving e in Love You No More, uno di quei pezzi che ti girano per la testa per tutto il giorno. La contaminazione Ramones e quindi la maggior presenza di pop punk è evidente in Christine, una delle vette del disco, in I Don't Wanna Go e in It's The Same Old Situation. Per me il capolavoro del disco è Baby, I Just Can't Stop It che ricorda l'eighties garage indurito su un vocione alla Captain Beefheart. Brano esplosivo. Ferma restando la bella riproposizione di Hey Little Bird, il resto del disco è selfpenned, con uno script veloce, asciutto e con profondo senso della melodia sixties. Ne è esempio lo splendido inizio con A Girl Like You, dove il Northwest Punk si ingentilisce nei coretti zuccherosi dei sixties più sinceri. Chiude una grande sixties ballad che mi ha ricordato certi cristallini folk rock texani, Ain't Pretty (Down Here). Fate vostro questo gioiellino.
 
dj Henry (MilanoMods)
 
  
Tuesday, July 24, 2007 

Category: Music
LOS FUOCOS
Revolution
Go Down Records
 
La lungimirante etichetta di Max degli OJM in comproprietà con Leo del Circolo Fantasma, fautore di infuocate notti di r'n'r in quel della riviera romagnola,
 si accorge del potenziale esplosivo dei lodigiani Los Fuocos, che vengono messi immediatamente sotto contratto dopo un primo mini cd, ancora però troppo figlio del modello svedese alla Hellacopters. Pado e soci, in questo lavoro, si affrancano dal suddetto modello ed approdano verso uno script più personale e maturo. L'imprinting svedese è ancora presente in Over The Top dove gli Hellacopters si mescolano ai Sewergrooves, stemperandosi, però, nella personalità compositiva del trio lodigiano; oppure in Danny The Mind, corroborata da un organo early seventies dove la lezione del rock detroitiano è più che palese o infine del veloce slapshot punk di Rely On Me. Il resto è, a livello compositivo, un prodotto originale e personale di questi tre ragazzi che tengono alta la bandiera dell hard'n'roll con un suono ficcante nei controtempi e negli stop and go, realizzati ad arte su un vocalismo che sovente si appoggia alle modalità sixties. E' il caso di Suzanne o anche della title track. Bellissima per attitudine sixties è Gonna Doing All Right, una delle vette del disco, senza dimenticare l'influenza MC5 presente in Honey o i due power pop veloci di Great Raid Dreaming, coi Ramones nel cuore e la cover di Day Tripper dei "Baronetti" che pare uscire da un connubio tra Flamin' Groovies e punk 77. Lodi, "via Stoccolma", ha prodotto questo trio che ora ci ritorna più originale e deciso che mai.
 
dj Henry (MilanoMods)
 
Tuesday, July 24, 2007 

Category: Music

Concordo! Perdere gli Stooges, sabato, sarebbe stato un delitto
irreparabile. Malgrado semiincidentato, Iggy è una forza della natura,
istrione, giullare di se stesso, fiera primordiale, massa muscolare
pulsante. A Gazza, lo dicevo: attaccheranno con I'm loose, me lo
sentivo e così è stato. Quell'eco marcia di eroina e di blank
generation di quella Motor City di fine sixties si è riversata,
intatta, malgrado le rughe del tempo, su Milano. Eravamo esterefatti
sotto il palco. Down In The Street, Tv Eye, Real Cool Time eseguiti da
chi li ha concepiti. Per anni ho assistito a cloni, replicanti,
surrogati, seppur dignitosi ma gli Stooges sono i depositari di un
suono e di una poetica unica. Hanno portato il rock al capolinea
dell'energia e della maledizione e nel contempo lo hanno fatto
ripartire. Dirt è la spazzatura delle metropoli industriali che ti
avvelena il sangue come l'ultimo ago fatale quando anche del laccio
emostatico non ci sarà più bisogno; è un midtempo bluesato che rende
l'orrore dell'eroina sui marciapiedi bagnati delle periferie meglio di
qualsiasi sermone di sociologo, politicante, prete, pedagogo e soloni
di varia natura nati sulle cattedre e poco avvezzi alle strade. Grazie
per quel riff, da ragazzo fino ad oggi, lo avrò mandato a memoria mille
volte. I Wanna Be Your Dog, il senso del blasfemo che si confronta con
la realtà di noi mortali: ad un certo punto batteria e basso sbagliano
l'attacco, Ron Ashton li segue nel caos, Iggy non riesce a partire con
il latrato, spera nel prossimo giro ma è più caos di prima e allora
davanti a 5000 persone, come una band all'esordio senza vergogna, dice:
Stop, stop, stop! Silenzio di un secondo, gli Stooges ripartono,
stavolta la tonalità è giusta e l'inno accende i motori. Immortali,
veri, assoluti, antirockstar: sbagliano, ripartono e ti stendono.

Due parole su uno degli uomini che desideravo più di ogni altro vedere:
RON ASHETON. Segnato dal tempo, pacato, statico, corpulento, sembra un
pensionato della Breda intento a godersi gli scampoli finali della vita
tra un tressette, una briscolina e un vinello di quart'ordine.
Eppure......quando snocciola quei riffs che sono la sintesi di una
segheria e di un affilatore di rasoi, resi assassini dal wah wah, è
sempre lui, l'uomo che ha inventato un suono di chitarra. Quando tocca
le corde è come quando una lama affilata incide superficialmente la
carne. All'inizio, per un micro istante, non avverti nulla, poi inizi a
sanguinare. Lo osservavo, tra il tumulto del corpo snodato dell'Iguana
e l'irruenza del grande Mike Watt al basso (signori... ex Minutemen ed
ex Firehose, scusate se è poco), stava leggermente in disparte, alzava
poco la testa come se volesse maledire Iggy per averlo riportato nella
bolgia snervante dei tours, ma le mani, quelle mani, incidono l'aria
come 30 e passa anni fa. Un grazie anche al vecchio Andy McKay al sax,
Funhouse è stata suprema. Per un istante anche Sun Ra avrebbe potuto
starci sul palco.

Palco secondario: un elogio incondizionato ad OJM e Small Jackets. Sono
stati entrambi superbi, energetici. Un concentrato di rock'n'roll che
ha inchiodato i presenti. I primi più sul versante detroitiano degli
MC5, i secondi un mix di Humble Pie/Badlands/Law & Order. Meritavano il
main stage. Possiamo dire, dopo un contesto così impegnativo, di avere
tra le mura di casa due bands coi fiocchi.
I'M LOOSE!

Henry (MilanoMods)

Friday, July 20, 2007 
..
MUDLARKS
Same
Puke n Vomit Records
 
Definire punk il quartetto vicentino in questione è semplicemente riduttivo e, per certi versi, irrispettoso delle enormi potenzialità di questo combo che parte dalla materia '77 ma la rivolta come un guanto, specie con un impianto chitarristico di ottima fattura armonica, lontano dalla semplicità dei banali stop and go. Se è vero che le fonti sonore dei Mudlarks stanno, a mio avviso, in certo punk americano di matrice Dangerhouse Records oppure negli Alleycats, Nuns, Avengers, è anche vero che la portata della ritmica e delle soluzione armoniche rimanda alla miglior New Wave inglese di quegli anni, in primis Siouxie And The Banshees e gli X Ray Spex di Lora Logic, non ultimo un certo gusto per il vocalizzo che mi riporta al primo, fantastico, album dei Pretenders. Certa maturazione di schemi sonori passa, però, attraverso un amore malcelato per il Bowie di Suffragette City o di Queen Bitch o, addirittura di Scary Monsters in toto. L'amore per i sixties emerge da Flattering Girl che inizia come una Lucifer Sam dei Pink Floyd, ma centrifugata nella economia sonora del punk. I Cramps di Psychedelic Jungle connotano I Love You, I Hate You. Planet Love mi riconduce ai giorni di Unbehagen della mai dimenticata Nina Hagen con un piglio Siouxie che rende veramente notevole questo incipit. The Boy Next Door è un piccolo capolavoro sia per resa melodica che armonica. La forza dei Mudlarks sta nelle armonie ed è grazie a questa maturità di script che il gruppo trascende il semplice approccio punk. Teenage Time è un punk wave che non dimentica la stagione evoluta di quel suono che fu delle Raincoats e delle Slits. Questo disco è una piccola gemma, edita da una label americana, nella speranza che i discografici nostrani si accorgano delle potenzialità immense di questo gruppo che ha un notevole respiro internazionale.
 
dj Henry (MilanoMods)
Friday, July 13, 2007 

Category: Music
 
OJM
Under The Thunder
Go Down Records
 
La forza primaria di questo nuovo, eccezionale, sforzo degli OJM, sta nelle canzoni. Tutte riuscite, pressochè perfette, ispirate, originali. Anche se dietro il banco di regia sta uno dei guru del Detroit sound storico, vale a dire Michael Davis degli MC5, il disco ha una forza ed una potenzialità autonoma dovuta alla crescita artistica del gruppo, specie nel canto di David e nei patterns chitarristici di Alessandro. Certo, gli MC5 restano un modello ispirativo, soprattutto quelli freak del primo album e lo si evince da Give Me Your Money dove certa furia chitarristica non è dimentica della lezione dei Fu Manchu, lo stesso dicasi per Spread Me, un vero passo infuocato sul testamento di Kick Out The Jam ma con un occhio al presente dovuto anche alle capacità esponenziali che gli OJM hanno manifestato in questo ultimo anno di attività. La maturità del gruppo sta nella propensione a cambiare repentinamente il tempo di certe canzoni che partono furiose per poi, magari, stemperarsi in digressioni sull'esempio di Dirt e LA Blues degli Stooges o di Starship degli MC5. E' il caso emblematico di Lonelyness, di Starshine e di M.C.I. dove i momenti freak psichedelici esaltano le capacità di coesione del suono. Un piccolo capolavoro che mi ha ricordato l'oscuro rock '70 dei Sir Lord Baltimore è Stoned Love, attualizzato nell'urgenza espressiva del rock odierno. Una comparazione con gli Wolfmother può essere proposta per Sixties, vera cavalcata potente, memore della lezione stoner, mentre un modello di attualizzazione del Detroit sound è I'm Not An American, dove si assiste al superamento del suono dei Fu Manchu. Un grande album per una grandissima band.
 
dj Henry (MilanoMods)