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Last Updated: 12/5/2009

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Wednesday, July 01, 2009 
Tuesday, June 16, 2009 
 "A Poor Story"
 
 'BLOW UP' n.105 febbraio 2007
 POST ROCK
 Flap
 A poor story * CD In The Bottle * 7t-37:59
 Replace The Battery
 s/t * CD In The Bottle * 4t-22:54
 Nuovo modello Ferrari nella Bassa Padovana: due piloti che una scuderia decide di far sanamente rivaleggiare senza detrimento, portando valore aggiuntivo anziché pestarsi i piedi. L'eleganza dei Flap e la potenza dei Replace The Battery fanno come se lo spartiacque 'Dividing Opinions' non fosse ancora stato editato, generando postrock con pulizia e criterio davvero poco dilettanteschi.
 I primi si avvalgono di Paolo Iocca e Marcella Riccardi (acustica e lapsteel, Franklin Delano) in '700 e ///0......, ma –udite udite- non ne escono i pezzi più significativi fra i sette, con Mexico che invece esplode nel cielo e Mai visto!!! che guarda ai Rosolina Mar.
 I secondi pigiano sui consueti pattern strumentali, ricavandone in Glass un anthem per la luna fiammeggiante di chitarre, e in Black rain -il migliore dei tre episodi cantati- sprazzi di strada futuribile. Ad maiora. (7) ai Flap, (6/7) ai RTB.
 Enrico Veronese
 
 'MUCCHIO' marzo 2007
 A Poor Story In The Bottle
 I Flap sono un trio di Montagnana (Padova) e 'A Poor Story' è il loro secondo disco, che segue di due anni l'esordio 'Férmo'. Le coordinate del loro suono sono quelle di un post-rock sulle prime abbastanza didascalico e citazionista – potrebbero venire in mente gli Explosions In The Sky – ma che in realtà mostra una gamma sonora ben più ricca, toccando certi punti cari alla Wallace Records e certi nervosismi degni dell'americana Monotreme e i suoi 65daysofstatic. I sette brani che compongono quest'opera seconda guardano oltreoceano e non disprezzano una sana e costruttiva contaminazione (aiutati anche dalle sapienti mani di Paolo Iocca e Marcella Riccardi dei Franklin Delano in ''700') che cerca di espandere i confini di una musica che caccia così lo spettro della monotonia. Per dire, brani come 'Mexico' e 'Liberty', per arrangiamento e voglia di esplorare, si avvicinano agli scenari morriconiani di certi Calexico. Così come '///O......' potrebbe ricordare i My Cat Is An Alien, che certo gli ultimi arrivati non sono. Più canoniche, invece, le conclusive 'Specchiodacqua' e '..Mai Visto..!!!'. Musicalmente parenti dirette di un post-rock abbastanza riconoscibile ma non per questo meno efficace: ci stanno, nell'economia di un disco del genere e di genere, episodi meno originali, soprattutto quando non vanno ad intaccare il risultato finale.
 Hamilton Santià
 
 
'LIFT' marzo 2007
 Flap – A Poor Story
 (In The Bottle Records, 2006)
 Quando un' immagine vale più di cento parole.
 Basta la copertina di questo 'A POOR STORY' - a firma Littlebrown - per farsi un idea della musica contenuta in esso: un armonia di colori pastello tra l'azzurro e il verde delicata come un sussurro, placida come l'erba accarezzata dal vento, tenera come lo sguardo stranito di un cucciolo, fluida e naturale come l'acqua che scorre. Dateci pure dei rammolliti, accusateci di aver ceduto alla goffaggine mollacciona dell'età adulta e di aver dimenticato che il rock è soprattutto ribellione: non cederemo di un millimetro. Non vi permetteremo di infierire in alcun modo su questi sette strumentali post-rock nella forma ma non nell'anima – quella, al massimo, sta' dalle parti dei Neu! – né su chi li ha fatti nascere strimpellando una chitarra in delay, un basso e una batteria. Originari di Padova e titolari della In The Bottle Records – neonata etichetta che pubblica, tra l'altro, anche il disco in oggetto -, i Flap arrivano al secondo episodio sulla lunga distanza decretando il successo di uno stile fatto di scambi 'sensibili' e beat appena accennati (l'iniziale Igor), malinconie soffuse ('700 ), screeplay onirici (Mexico), rare ruvidezze (..Mai Visto..!!! e Liberty). Un suono immediato, diretto, quasi logico se ci passate il termine, capace di affascinare – ne sanno qualcosa Paolo Iocca e Marcella Riccardi dei Franklin Delano, qui chiamati a prestare la propria opera in un paio di brani – e di rasserenare l'anima.
 Fabrizio Zampighi
 
 
' SENTIREASCOLTARE' marzo 2007
 Flap – A Poor Story (In The Bottle Records, dicembre 2006)
 di Fabrizio Zampighi
 Quando un'immagine vale più di cento parole. Basta la copertina di questo A Poor Story - a firma Littlebrown - per farsi un'idea della musica contenuta: un'armonia di colori pastello tra l'azzurro e il verde, delicata come un sussurro, placida come l'erba accarezzata dal vento, tenera come lo sguardo stranito di un cucciolo, fluida e naturale come l'acqua che scorre. Dateci pure dei rammolliti, accusateci di aver ceduto alla goffaggine mollacciona dell'età adulta e di aver dimenticato che il rock è soprattutto ribellione: non cederemo di un millimetro. Non vi permetteremo di infierire in alcun modo su questi sette strumentali post-rock nella forma ma non nell'anima - quella, al massimo, sta dalle parti dei Neu! -, né su chi li ha fatti nascere strimpellando una chitarra in delay, un basso e una batteria.
 Originari di Padova e titolari della In The Bottle Records - neonata etichetta che pubblica, tra l'altro, anche il disco in oggetto -, i Flap arrivano al secondo episodio sulla lunga distanza decretando il successo di uno stile fatto di scambi 'sensibili' e beat appena accennati (l'iniziale Igor), malinconie soffuse ('700 ), screeplay onirici (Mexico), rare ruvidezze (..Mai Visto..!!! e Liberty). Un suono immediato, diretto, quasi logico se ci passate il termine, capace di affascinare - ne sanno qualcosa Paolo Iocca e Marcella Riccardi dei
Franklin Delano, qui chiamati a prestare la propria opera in un paio di brani - e di rasserenare l'anima.
 (7.1/10)
 
 
 
'KRONIC' giugno 2007
 Flap
 A Poor Story
 
 di Alessandro Bonetti ~ 03/06/2007
 Tesori nostrani
 Tre ragazzi di Padova, carichi di idee ed innamorati della musica, decidono un giorno di metter su un gruppo per saggiare trame sonore che si aprono ad orizzonti post-rock. Scelta molto coraggiosa quella di intraprendere un percorso musicale irto di difficoltá e facili generalizzazioni. Dopo un esordio autoprodotto, esce per ..la In The.. Bottle Records la loro seconda fatica 'A Poor Story', un condensato di emozioni e colori in musica, una perfetta colonna sonora per un viaggio attraverso le pieghe dell..animo umano.
 Le coordinate spazio-temporali di riferimento sono piuttosto evidenti: '..700' ricorda 'Concentration waltz' dei My Education, mentre 'Mexico' rasenta sonoritá care agli Explosions in the Sky. Ma non c..é solo citazionismo, 'Liberty' dimostra come sia possibile metabolizzare influenze importanti ed essere ancora capaci di emozionare senza risultare poco originali grazie a continui volteggi melodici, '///O......' é l..ideale accompagnamento ad un tramonto estivo.
 Qualcuno potrá tacciare il trio veneto di essere derivativi, perché questa musica é stata giá sfruttata in passato da altri. Poco importa, anzi ben vengano opere come quella dei Flap, capaci di strappare ottime impressioni giá al primo ascolto, impressioni che vengono solamente consolidate dopo ripetuti spin. Un interessantissima realtá.
 
 
Live in 'RADIO DIRADIO' 06 giugno 2007
 FLAP live su DiRadio
 Mercoledì 6 giugno dalle ore ..22 in.. diretta concerto dei Flap nella trasmissione RockWave
 Flap una band di Montagnana (Padova).
 Suono delicato e coinvolgente assolutamenbte post-rock, Filippo Cristian e Fulvio ci deliziano con sette brani strumentali, tratti dall'ultimo loro lavoro 'A poor story'.
 Una novità assoluta per RockWave, uno studio sulle sonorità senza l'ausilio del cantato, una deliziosa cavalcata tra paesaggi tenui e delicati ma anche in movenze che ricordano con determinati flash i Neu fantastica progessive band tedesca degli anni 70, all'epoca si parlava anche di cosmic rock anche se i Neu facevano capitolo a parte.
 Un album quello dei Flap estremamente coinvolgente ed il concerto non sarà da meno.
 Ascoltare per credere
 Mercoledì 6 giugno a RockWave i Flap in diretta.
 RockWave la vera essenza del rock.
 (lunedì 4 giugno)
 
 
'RADIO DIRADIO' primavera 2007
 FLAP - A Poor Story
 Solo una, doverosa, segnalazione per un cd che probabilmente sfuggirà all'attenzione di molti, vista la mancanza, presumo, di distribuzione adeguata.
 Sono dei ragazzi della provincia padovana, dei quali ne avevo già apprezzato le qualità con l'ascolto di un cd autoprodotto.
 Post rock strumentale eseguito con grande perizia ed angelica nonchalance compositiva. Nulla di nuovo, certo, anche se il genere è uno dei più stimolanti ed induce ad esprimere sè stessi senza scopiazzature a differenza di altri più canonici.
 Speriamo che questi Flap abbiano l'occasione di emergere dal sottobosco della (molto creativa) provincia italiana.
 Se lo meritano.
 Per Diradio: Luciano Marcolin
 TRACKLIST
 01 Igor
 02 '700
 03 Mexico
 04 Liberty
 05 ///o
 06 Specchiodacqua
 07 Mai visto!!!
 Etichetta: In The Bottle Rec.
 Distribuzione: In The Bottle Rec.
 (lunedì 16 aprile)
 
 
'A BEAUTIFUL FREAKS' primavera 2007
 Flap – A Poor Story 
 Due anni dopo 'Férmo', cd di cui parlammo nel numero 13 di BF, tornano a farsi sentire i Flap con sette nuove tracce che riprendono il discorso già avviato con il precedente lavoro. Il gruppo continua infatti a muoversi lungo le coordinate di un indie-rock strumentale che però rispetto alla pesantezza dovuta a strutture troppo forzatamente cariche che avevamo riscontrato in passato si fa ora più movimentato e ricco di piacevoli ed azzeccate sfumature che segnano così una notevole crescita nella capacità compositiva della band. Slint, Mogwai e Calexico ma anche atmosfere alla Morricone non faticano a trovare spazio nel gioco degli accostamenti ma quel che più colpisce, soprattutto continuando il paragone con il cd precedente, è come i Flap siano riusciti a focalizzare pienamente le proprie idee ottenendo così un risultato capace di alternare atmosfere e paesaggi sonori senza mai annoiare lungo tutta la scaletta di 'A Poor Story'. (a.p.)
 
 RUMORE n.186/187 luglio/agosto 2007
 ..voto: 7)
 Flap
 A Poor Story
 In the Bottle Records
 Il terzetto padovano ha scelto di concentrare la poesia del secondo disco nell'intensità di sette  tracce. A Poor Story è un piccolo strumentale gioiello post-rock che affonda le radici in certa psichedelia di stampo '70. Le note si mescolano ai rumori dell'ambiente in ipnotici labirinti di suono suggerendo sensazioni diverse. A tratti si immaginano rassicuranti paesaggi di aperta campagna, in altri accompagnano inquiete visioni di grigie e industriali metropoli. Dall'erba all'acciaio con la disinvoltura di chi ha da dire ma soprattutto sa come farlo. Al posto della voce una chitarra effettata con dovizia canta melodie a volte morbide, altre struggenti, altre ancora rabbiose. Riff e arpeggi che ben si sposano con impeccabili arrangiamenti e una ritmica incalzante ma contenuta. Un solo coro sussurrato alla Waiting for the Worms fa capolino in '700. Della squadra hanno voluto far parte anche Paolo Iocca (Franklin Delano) e Marcella Riccardi (Franklin Delano e Massimo Volume).
 Barbara Santi
 
 
ROCKON agosto 2007
 FLAP - A Poor Story
 Per certi versi sorprendente, questo 'A Poor Story'.
 Sette tracce praticamente strumentali per il secondo album dei padovani, pubblicato dalla In The Bottle Records (di cui sono peraltro i proprietari), che spaziano da armonizzazioni leggere e crescenti, come nell'iniziale 'Igor' ad atmosfere agitate ed inquiete (la conclusiva '..Mai Visto..!!!').
 Sorprende soprattutto l'abilità dei nostri, capaci di tessere un tappeto sonoro nuovo ad ogni trama, accogliente ed inaspettato. Il genere è quel rock intelligente che si sente troppo poco.
 Un disco da prendere al volo, e da tenere in altissima considerazione! Recensore:
Matteo
 
 
Rockit settembre 2007
 flap
 A poor story
 
In the Bottle (2007)
 di
Manfredi Lamartina
 Rimescolare il calderone del post rock, riassaporarne i sapori di una volta e dosarne gli ingredienti con gusto. Ecco cosa fanno i Flap, al loro secondo lavoro, stavolta per la neonata In The Bottle Records0 (di cui peraltro sono i titolari). La band piace perché ha dalla sua dei riff post rock incalzanti ('Igor'), delle melodie che riscrivono con pochi mezzi il concetto di malinconia in musica (''700'), e soprattutto una magnifica vena strumentale che è in grado di contaminare la nebbia di Glasgow con i riverberi del mediterraneo ('///0......'). Qua e là spuntano pure Marcella Ricciardi e Paolo Iocca dei Franklin Delano che inseriscono le loro trame country in un contesto dai contorni meno ruspanti e più sognanti di quelli cui eravamo abituati a sentire dalla band di 'Come Home'. 'A Poor Story' pare insomma un piccolo miracolo. Una mutazione generica del post rock – ancora quella dannata parola – che tutti danno sempre per spacciato ma che, intanto, quando meno te l'aspetti è in grado di sferrare un colpo assassino alle emozioni – e alle coronarie – di chi ascolta.
E sono ancora brividi.
 Chi l'avrebbe mai detto. (07-09-2007)

 
 
THE SILLENT BALLET febbraio 2008 
 
Website
 
Music
 
In The Bottle
 
Buy
 Score: 6/10
 With a
strong presence in the global instrumental scene, Italy has proven to be more than just pasta and a mean-arse national football team. Hailing from the town of Montagnana located in the Boot's north, Flap add their name to this ever-growing list, with a sound dabbling heavily in the guitars-for-clean-melodies school that lies somewhere between Philadelphia's Saxon Shore and fellow natives Neil on Impression. Even though Flap are perhaps less emphatic on the innovation component of the latter, they do favour focus on clean melodies over pedal abuse.
 A glimpse of Flap's album cover for A Poor Story seems to reflect the band's odd predicament. The preschool cartoon of a thin beardless gnome and his dog somehow has little congruence with the nature of the music put forth on this record: guitar-driven melodies inundating a work that seems dedicated to the pursuit of a familiar sound without being too familiar in its progression. It's a shame, then, that the band don't properly manage the consistency in the structure of said progression, rather always stalling with safe melodies before dishing out something impressive. Some of the mid-song transitions are abrupt and a tad irking, even when the discordance still manages to forward itself to solid, coherent phrases—'Liberty' being a prime example of this.
 The melodies hold firm ground on initial spins of the record, at times quite interesting and engaging. Much like the album art, which beside the fact that it portrays a child-like subject matter is in no way a strong predictor of the contents of the album, it could still stand to represent a sense of mischief and adventure, with exotic, colourful melodies especially evident in tracks such as 'Mexico' and 'Speechiodaequa.' The album is steady and paced, good-natured and humble, sparse in its occupation of sonic space and feeding us its layers of melody in agreeable morsels. '///0......' is an unpronounceable track which I will proceed to call 'girl' due its ASCII resemblance, appropriately including an acoustic guitar to deliver its rather predictable amorous themes. Closer '..Mai Visto..!!!' tips itself a little towards the minor, less optimistic, and dark, and it wouldn't be out of place on And Then I Strapped Explosives to my Body  from the now defunct Dutch crew, Solaire. In fact, I found that album to have a rather striking overall resemblance to A Poor Story, due to its awareness of the confining post-rock context.
 Flap are a band who seem to have their compositional mentalities adjusted outside the square, so it's a shame they don't set out to execute it in the same manner. A Poor Story unravels a few pleasant surprises after each subsequent spin, but doesn't have the capacity to arrest the attention necessary for the little nooks to reveal themselves. The guitar-driven melodies generally remain crisp, with several occasions where they fall back on those little queued post-rock moments involving some stomp box action and slightly  intensified rapid strumming. Those moments on A Poor Story play out to be fairly safe and somewhat detract from the success of their less distorted counterparts.  Kudos to Flap for making an effort in keeping their thoughts open, even if their songwriting ability has some catching up to do.-Mac Nguyen-
 
Tuesday, June 16, 2009 
Trees Are Talking While Birds Are Singing:
 
'NERDS ATTACK!' gennaio 2009
Si, certo. Gli Explosions In The Sky. Termine di paragone inevitabile allorquando si ascolta per la prima volta la musica dei Flap. Dalla provincia di Padova. Trio che giunge al disco numero 3. Dentro casa di due tra le etichette indipendenti più attive nel circuito nazionale. Con un paio di ospiti illustri come Bob Corn (voce in un brano) e Matteo Dainese (chitarra in un altro). Post rock masticato e indurito con gli anni - quasi dieci quelli d’attività - con venature e/o aperture che rimandano a certe trame “matematiche” col profumo di Chicago. Poco più di mezz’ora di slancio emotivo. Mai prolisso. Mai banale. Mai stancante. Mezz’ora tempo perfetto. Per immergersi, muoversi, perdersi, riaversi. Maiuscoli. [****]
Emanuele Tamagnini

'Centro Musica Il Cascinetto' gennaio 2009
Nuova uscita, esattamente la terza, per i Flap, giovane band padovana che ultimamente si fa parecchio sentire in giro.
Questo nuovo "Trees Are Talking WhileBirds Are Singing" è prodotto da due piccole ma attive etichette indipendenti italiane, ..la Matteite.. e In The Bottle Records, ed è distribuito da Venus.
A differenza dei dischi precedenti, si sente l'evoluzione della band e le nuove soluzioni musicale adottate da questo geniale trio.
Sonorità che strizzano l'occhio al post-rock senza però esserne mai sopraffatte, perchè il bello di questo disco è proprio l'imprevedibilità della composizione dei brani musicali.
Brani per la maggior parte senza voce, solo strumentali, che ti accompagnano mano nella mano alla scoperta di questo fantastico disco.
Nella quarta traccia, "Férmo 2" , ci gustiamo la partecipazione alla voce di Bob Corn che è davvero straordinaria.
Da sottolineare anche le splendide grafiche e l'artwork di questo cd.
In definitiva un ottimo disco, di un'ottima band italiana. -Scritto da Zet -

'Beat Magazine' gennaio 2009
Se pensate che non valga la pena di ascoltare un disco senza parole da cantare, se pensate che i dischi strumentali siano noiosi, se pensate che il post rock non faccia per voi, se pensate di non essere allenati ad sopportare canzoni che durino più di 3 minuti (come vuole la tendenza degli ultimi anni) beh, allora comprate questo disco. Cambierete idea. In questo disco dei Flap non c'è solo musica strumentale, ci sono luoghi in cui non siete stati mai, stati mentali, passione per la musica e voglia di suonare. Una volta schiacciato play sarà impossibile tornare indietro. Preparate le valigie, dunque, e lasciatevi trasportare dai Flap. 7 (F.B.)

'Blow Up' n. 129, scritto su carta, Febbraio 2009
Post Rock In A Coma
Il trio euganeo torna sul luogo di ottimi delitti passati, recando in loco il compagno di merende Matteo Dainese per verificare se il corpo morto del post rock made in Italy abbia già esalato i suoi ultimi respiri. Così può fallacemente apparire dall'iniziale Alice, ennesima ripetizione di un canovaccio che mutatis mutandis resta copia carbone di se stesso, nonostante le chitarre intessano ghirigori accattivanti, e dalla lunga preparazione che sottende Warm Morning, spinta a tavoletta sull' interplay tra le componenti in maniere che non dispiacerebbero ai Rosolina Mar. Ma da sotto il lenzuolo provengono alcuni rantoli di cardiogramma: Crushed Into The Ceiling rianima a suon di avviluppate fleboclisi math, zanzaresche e spendibili, mentre l'apoteosi del terzo giorno si ha quando Bob Corn in inedita escursione elettrica prende il microfono ("And I'm happy comin'home, I see your smile brighter than ever") per traslocare di corsa l'agonizzante sotto il capiente castagno della forma canzone, elevando ai brividi l'epica Férmo 2. Il resto è in discesa con i break di Thriller Jackson Brother e le ritmiche di News From The Broken World a ripercorrere le pastoie dei primi due brani: ma foss'anche solo per la coppia centrale, il paziente è dichiarato fuori pericolo. Sospiri di sollievo fino al prossimo, irresistibile conato di imbalsamazione. (7) -Enrico Veronese.-

'Italian Embassy' febbraio 2009
Flap, alberi che parlano
Un passo alla volta, per addizione. O per addiction, che non vuol dire la stessa cosa. I Flap sono un trio di postrockers della bassa euganea, i fratelli Filippo e Christian Arzenton (chitarra e basso) con Fulvio Veronese alla batteria -giuro, non siamo parenti. Poco alla volta hanno imbastito: una band strumentale in caro “debito” con Mogwai ed Explosions In The Sky, autrice del buon “A poor story” del 2006, cui contribuirono Paolo e Marcella dei Franklin Delano ora Blake/e/e/e; un’etichetta, In The Bottle, corresponsabile dell’esordio per il promettente folksinger polesano Art Of Wind e dei pari-genere Nicker Hill Orchestra; l’organizzazione di concerti tra la loro Montagnana, Este e Monselice. Ora l’abbraccio col friulano Matteo “Matteite” Dainese, e il featuring di una notoria voce indie per una traccia mozzafiato.
“Trees are talking while birds are singing” è un titolo tanto psico-madcapiano quanto in sintonia con la cover disegnata da Paolo Moretti / Littlebrown (appunto, di Madcap), e copre sei tracce che hanno nel loro cuore i colpi in grado di stendere al tappeto. Se di quella classica forma del postrock in tanti preconizzano la metastasi se non la cancrena, i Flap ne rivitalizzano i tessuti non solo adducendo il necessario pathos sonoro, ma anche aprendo le finestre e facendo entrare dell’aria più fresca: lungi dal trasformare il minutaggio in canzoni, sulla scia degli ultimi Giardini di Mirò, i tre padovani spingono la tavoletta dell’interplay per intensificare al meglio le virtù più riuscite. Così Warm morning parte “tardi” con modalità non aliene ai Rosolina Mar, Thriller Jackson Brother avanza sui break mentre News from the broken world convince nella pars ritmica: ma è in zona-traccia3 e 4 che il prodigio si compie. Crushed into the ceiling è una zanzara math avviluppata sulla propria ragnatela, che trasuda Old Chicago da ogni dove, e poi arriva l’ospite Bob Corn in escursione elettrica a scompigliare le carte con una Férmo 2 dalla tiratura epica, pronta a sollevare i recettori del brivido. Sarà questa la strada a venire? Non si sa, certo è che per quel minuto in cui l’altoparlante intona “And I am happy, coming home, I see your smile brighter than ever” il mondo si ferma, e questa stanza non ha più pareti. -Enrico Veronese-

'Il Mucchio' n. 655, scritto su carta, Febbraio 2009
Sei tracce per trentuno minuti di musica: questi i numeri essenziali del nuovo album dei Flap, terzetto della provincia padovana che dà vita con verve e perizia  a un sound in massima parte strumentale derivato dal più classico post-rock (eloquente soprattutto Thriller Jackson Brother, con i suoi tredici minuti di elaborati ipnotismi di chitarra, basso e batteria) ma vicino anche a certo trasognato  psycho-pop (eloquente, in tal senso, la prima dolcissima e poi più convulsa Férmo 2, con alla voce l'ospite Bob Corn). Registrato come i precedenti Fèrmo e A Poor Story, negli ormai rinomati  Natural HeadQuarters di Ferrara, Trees Are Talking While Birds Are Singing fa incontrare  efficacemente complesse elucubrazioni sonore e una squisita artiginalità naive, omaggiando le consolidate tradizioni del genere ma sforzandosi con successo di non ricalcare in modo sfacciato i modelli più in voga; il risultato è un disco apprezzabile, che supplisce alla (relativa) prevedibilità di schemi con azzeccato equilibrio di forme e una bella autorevolezza di impatto. -Federico Guglielmi-

'Rockit' febbraio 2009
Si era detto della meraviglia che aveva accompagnato il precedente disco dei Flap, "A Poor Story". Un ritorno di fiamma verso il post rock. Il gioco dei crescendo e dei delay che tracciava vecchi orizzonti stilistici per grandi emozioni sonore. Perché ci vuole stile per raccontare l'antica storia di riverberi e malinconie senza che la noia prenda il sopravvento sulla pelle d'oca. E i Flap di stile ne hanno parecchio. Aspettative alte, dunque, per "Trees Are Talking While Birds Are Singing". Che parte bene con il ritmo saltellante di "Alice", una musica che è uno sbocciare improvviso e anticipato di primavera. Se gli Smashing Pumpkins avessero fatto post rock, probabilmente avrebbero suonato proprio così.
Poi però il lavoro sembra normalizzarsi verso una sorta di routine emotiva che rischia di essere fatale. "Warm Morning" soffre di una pesantezza espressiva che lascia perplessi. Calca la mano su atmosfere decisamente drammatiche senza però riuscire a trasmettere nulla che non sia la sensazione di ascoltare un esercizio di stile. Riff rocciosi e batterie cadenzate che come pachidermi immusoniti s'incamminano nella solita nebbia di Glasgow. Peggio ancora va con "Férmo 2", che vede Bob Corn alla voce. Un'insipida ballatona da accendini rivolti al cielo, con un testo tanto breve quanto banale ("I see your smile brighter than ever, and now I'm happy going home"). Per fortuna il trio si riprende da queste sbandate: riesce a infilare infatti belle schizofrenie germogliate dai Tortoise ("Crushed Into The Ceiling") e soluzioni chitarristiche affascinanti ("News From The Broken World"). Fatti i dovuti conti, i Flap si riconfermano come una buona band. C'è solo da sperare che per il prossimo passo discografico riescano a mettere maggiormente a fuoco le qualità che abbiamo imparato ad apprezzare in loro. -Manfredi Lamartina-

'Extra! Music Magazine' febbraio 2009
L'esordio dei Flap risale al 2003 con "Férmo" edito come autoproduzione e successivamente ristampato dall'etichetta indipendente Skipping Musez, i successivi due anni vedranno impegnata la band padovana tra costanti attività live e tour promozionali. Un riscosso successo che si consacra nel 2006 con un secondo album dal titolo "A Poor Story" che uscirà per la loro etichetta In The Bottle Records, fondata nello stesso anno. Ottime premesse e come si suol dire:"Non c'è il due senza il tre!", ed eccoci qui con una neo uscita cofirmata con ..la Matteite Records.. e distribuita Venus. Le dialettiche in crescendo/diminuendo e le distorsioni corpose care a quel post-rock alla Goodspeed Yr Black Emperor o Explosions in The Sky sono le sembianze e le linearità di fondo che intrattengono le scritture di "Trees Are Talking While Birds Are Singing". Matrici che non cadono nella trappola della maniera e dello stile ma si ritagliano un nicchia preziosa e personale che assecondano le sonorità del post-rock ma nello stesso tempo vi sfuggono concedendosi rivisitazioni post-punk o abbozzate folk, il tutto amalgamato con quell'innato senso di controllo della materia che garantisce il giusto pregio e la giusta misura. Si ribadisce concetto e forma nell'intro di "Alice" senza cadere nel banale sia ben chiaro ma, attingendo curiosità di scrittura tra le eloquenti asimmetrie di chitarra, incalzanti sostenute batterie ”Warm Morning” o abbozzate malinconie in forma canzone ”Fèrmo ..2”... Per poi lasciare posto alle ritmate sinergie di "Thriller Jackson Brother" e al limite dell'impro "News From The Broken World". Riescono nel loro intento, a farsi notare, a farsi ascoltare a ripetizione, e siamo certi, a lasciare il segno! -Sara Bracco-

'L'Isola Che Non C'Era' febbraio 2009
Italiani? E chi l’avrebbe mai detto! I Flap sono una band della provincia di Padova, per l’esattezza di Montagnana, che probabilmente sono riusciti a trarre notevole ispirazione dalle campagne inghiottite dalla nebbia. Se non è stato questo il motivo che li ha spinti a comporre musica quasi vicina al Creato, allora i ragazzi in questione, dentro se stessi, hanno semplicemente un mondo infinito e sconosciuto a noi comuni mortali. Il disco dal titolo onirico, è il terzo del gruppo, che sicuramente seguirà la scia dei precedenti, riscontrando notevole successo soprattutto nell’attività live. I Flap si sono formati nel ’99, dall’unione tra i fratelli Arzenton e l’amico Fulvio. Trees are talking while birds are singing è un disco completamente strumentale, se non fosse per il brano Fèrmo 2, dove entra in scena la splendida voce di Bob Corn. La prima cosa che mi sono detta, dopo aver ascoltato quello che sembrava fosse soltanto l’intro del disco, degno dei miglior brani alla Brian Eno, è stato: “Fino a qui tutto bene, speriamo di non dover dire bel disco, bella musica, peccato soltanto per la voce, come spesso accade.” Vero. Perché a volte la cosa più difficile è trovare una voce interessante, in grado di trasmettere qualcosa di profondo. Per non parlare poi delle parole, troppo frequentemente banali. Di grande esempio sono i Sigur Ros, gruppo di origini  islandesi, capaci di far sognare addirittura con un linguaggio inventato dallo stesso cantante. I Flap suonano del buonissimo post-rock (se così si può dire), di certo non misticheggiante, ma quello che stupisce davvero è l’innata capacità di fare musica in maniera quasi impeccabile, spiccando per originalità, sensibilità e qualità. Adatti per ogni momento, i Flap andrebbero goduti soprattutto durante stadi di malinconia cosmica, per ritrovare qualcuno che ci capisce, meglio se senza l’ausilio delle parole. - Dejanira Bada-

'Saltinaria' marzo 2009
Non è mai facile recensire un disco strumentale. “Trees Are Talking While Birds Are Singing” è il nuovo lavoro dei Flap. Una sola traccia in cui è presente la voce.
Non è mai facile recensire un disco strumentale. Per farlo bisogna essere buoni conoscitori di musica, quindi chiedo scusa a tutti se non esprimerò un giudizio professionale, ritenendomi un semplice amante di musica.“Trees Are Talking While Birds Are Singing” è il nuovo lavoro dei Flap.Una sola traccia, nemmeno ben riuscita direi, in cui è presente la voce, quella di Bob Corn, ovvero “Fèrmo ..2”.. che contiene l’unica frase dell’intero disco: “I see your smile brighter than ever, and now I'm happy going home”.Dopo un buon inizio l’album si perde un po’ in eccessi di stile. “Alice” è un soffio di aria fresca, in un insieme di inaspettata pesantezza, soprattutto dopo i precedenti lavori.La seconda traccia, “Warm Morning”, offre pochi spunti interessanti ed è rasente la noia.Stesso discorso non vale per “Crushed Into The Ceiling” e “News From The Broken World”, due brani di pregevole fattura, arricchiti da un sound coinvolgente.Ci si aspettava molto di più.Da questo disco bisogna prendere quello che di buono c’è e ripartire da li, sperando di ascoltare i prossimi lavori con meno fatica.....-Eugenio Iannetta-

'Impatto Sonoro' e ‘Alternatizine’ marzo 2009
In che condizioni è la scena post-rock italiana , o per meglio dire, esiste ancora un movimento post-rock nel Belpaese?
Ascoltando questo terzo lavoro dei padovani Flap, prodotto in sinergia da Matteite e In The Bottle Records, si direbbe che niente è andato perso.
Aperture melodiche di largo respiro, funambolismi math, fragorose deflagrazioni elettriche sotto controllo, escursioni strumentali precise ed imprevedibili ed un’aspra malinconia di fondo: “Trees Are Talking While Birds Are Singing” ha tutte le carte in regola per poter essere una “mina vagante” pronta ad esplodere da un momento all’altro..
“Alice” brilla grazie a congegni melodici di sicura resa, “Crushed Into The Ceiling” fa leva su alcuni meccanismi cerebrali intricati ma non troppo, “Fermo ..2”.. ammalia grazie ad un arpeggio azzeccato e alla voce decadente di Bob Corn .
I Flap sono maturati e si sente: sebbene alcuni passaggi ricordino non poco i grandi Explosions In The Sky, l’impressione è quella di avere tra le mani un piccolo scrigno di pietre preziose, valorizzato anche da un art-work fresco e ben curato.
L’unico rimpianto è quello di aver dato alla luce “Trees Are Talking While Birds Are Singing” un po’ troppo in ritardo coi tempi: una manciata di anni fa, qualcuno qui in Italia avrebbe gridato al miracolo.
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Massimiliano Locandro-

‘Indie-Zone’ marzo 2009
Il post-rock è morto, evviva il post-rock.
Ma allora, ci si domanda, che senso ha seguire un percorso tipo di sonorità che paiono essere soffocate in strutture così consolidate da cui è difficile, se non impossibile, uscirne vivi? Un senso ci può essere, e i Flap sono qui a dimostrarcelo, ancora una volta dopo i fasti del precedente A Poor Story. Il trio composto dai fratelli Filippo e Christian Arzenton (chitarra e basso) e Fulvio Veronese (batteria) ci consegna infatti "Trees Are Talking While Birds Are Singing", un degno erede. Coprodotto da In The Bottle Records e Matteite e distribuito da Venus, l'album si muove tra classiche geometrie quali quelle di "Alice", "Thriller Jackson Brother" o "Crushed Into The Ceiling", sorprendendo però con la meravigliosa "Férmo 2", dove la voce di Bob Corn riempie di grazia una malinconia che con il passare dei minuti si tramuta in rabbia. Risulta un lavoro assolutamente apprezzabile, che ha il grande merito di distanziarsi dai modelli ispiratori quel tanto che basta per avere una propria anima.
Bellissima l'illustrazione di Paolo Moretti. -Paolo Borrone- 3,5/5

'Rockerilla' n. 343, scritto su carta, marzo 2009
Dopo l'ottimo "A Poor Story" ecco rispuntare i Flap, formazione proveniente dalla provincia di Padova che si cimenta con successo in una prova di maturità dopo gli elogi spesi per il debutto targato 2007. Il terzetto propone sei tracce in cui gorgogliamo effluvi post-rock, derive malinconiche e richiami emotivamente intensi per trenta minuti di artigianato largamente strumentale che avvince e convince. Ce n'è per tutti i gusti: dalle melodie evocative di "Alice" alle urgenze sonore di "Crusched Into The Ceiling", dalla ballata con tanto di cantato ("Férmo 2") alle chitarre ispirate di "News From The Broken World", i Flap non scarseggiano di certo nella varietà di soluzioni musicali. Un'ottima conferma. -Alessandro Bonetti- 7/10

'Rock Shock' marzo 2009
Alla terza prova discografica in dieci anni di vita, i padovani Flap continuano imperterriti a dispensare post-math-rock così come si usava a fine anni ‘90 e così come continuano a suonare gli Explosions in the Sky.
Poco ci importa se ha ancora senso o meno continuare a suonare ’sta roba oggi, qui ed ora.
Ci importa invece che i Flap in circa 30 minuti riescono a farci salire su un otto volante di emozioni. Trees Are Talking While Birds Are Singing è un disco ben suonato e ben arrangiato. Ma non perfetto. E non per questo meno bello.
Parte in quinta con Alice e subito perde colpi con un paio di pezzi davvero troppo granitici, anche se funzionali all’economia dell’intero lavoro. Ma è un attimo.
Fermo 2, in cui interviene alla voce Bobby Corn (in verità reiterando una sola frase), è una ballata  sincera, romantica, ipnotica: da brividi. E il resto dell’album regala altrettante emozioni, seppure di natura diversa.
Thriller Jackson Brother
non smette mai di sorprenderci nei suoi tredici minuti di durata, mentre News From The Broken World ci lascia con la sensazione di aver appena ricevuto in ugual misura baci, carezze e schiaffi, tutti in pieno volto.
Insomma, un album con molte luci e qualche ombra, un po’ fuori dal tempo, ma che lascerà pienamente soddisfatti i cultori del genere. -Massimo Garofalo- 3,5/5

'The Silent Ballet' marzo 2009
Judging by Flap’s cornucopia of song titles and sounds in their new album Trees are Talking While Birds are Singing, the band has so many artistic ideas that they don’t know what to do with them. It is surprising, then, that they were able to settle on a six-track album that is only about thirty-five minutes long. Flap offers listeners a pinch of psychedelic influence, angular, off-kilter guitar work, a single track with vocals, and subtle but brief direction changes, creating a sound that is oddly both chaotic and grounded.
One of Flap’s greatest assets on the album is the cohesive layering of guitars on each track. In the first track, “Alice”, guest guitar player Matteo Dainese (of Dejiligt) joins the group and creates fresh, consciousness-expanding riffs that ensure that the track does not dissolve into another boring post-rock piece. My qualm about “....Alice....” (and the rest of the album), however, is the lack of bass prominence. The bass guitar is almost inaudible, and I think the group would benefit from having more bass (or at the very least, more volumized bass) meshed in with the rest of the instrumental work.
I again reference the track with vocals, “....Alice....”, which is sung by Bob Corn from Fooltribe records - the most noteworthy track on the album. The vocals are soft and haunting, placed in the middle of the album to create a contrast with the other non-vocalized tracks. It is the gem of the work as a whole, whereas most other tracks are pretty good but not outstanding. Here’s why: there is always a feeling of being on the cusp of a huge cathartic jam session that never happens. This might not be what Flap is looking to do, but there’s something that just doesn’t feel right about most of the tracks. The music seems to be bubbling under the surface of a great opportunity for Flap to show off their creativity and instrumental skills, but they never reach a climax in any of their songs.
Thirteen-minute long “Thriller Jackson Brother” might have been intended to be the magnum opus of the album, but I’m going to go out on a limb here and say that Flap sounds better and is enjoyed better when composing and performing shorter songs. There is no real “purpose” to the track as far as I can hear - just thirteen minutes of aimlessly noodling on guitar and drums without any noteworthy direction changes or sections. Plainly, the song is excessively long - it could have been condensed, and thereby improved. Quality should alway be chosen over quantity when working from an artistic standpoint - perhaps Flap needs to step back and look at their work from the listener's perspective. It’s quite easy to get involved in a song when one is playing it, but the listener isn’t getting a lot out of the seemingly endless directionless instrumental work.
The end of the album is also a bit weak; “News from the Broken World” wouldn’t have been my choice for last hurrah. Guitar work dominates the song, but it’s nothing more than generic. I also think that the bass lines used in this song were not very well-suited for the task. Part of me thinks the song isn’t appropriate for a CD release at all. There’s really nothing to it, and that flaw is Flap’s downfall.
On a positive note, the album is of a perfect length. Flap has a lot of ideas, which is good, however, I feel that they might not have been able to execute what they intended. I’m sure that there aren’t any post-rock bands out there that desire to put out a “decent” or “okay” album, but that is at most what I could call Trees are Talking While Birds are Singing.-Jessica Reuter-

'Rumore' n. 207, scritto su carta, aprile 2009
Destinazione: rock
Giudizio:7
Il post-rock è un concetto multiforme e policromatico che i patavini Flap, band nata sotto l’influsso di Slint e Tortoise, sviluppano grazie a collaborazioni d’essai (Matteo Dainese e Littlebrown di Madcap C.ve) con una propria personalità ricca di interferenze postpunk e suggestioni aliene. L’uso della voce viene relegato ad un soffuso e carsico sottofondo tranne che nel caso di Bob Corn che presta le sue oscure parole alla decadente e malinconica Fèrmo pt.II, in grado di ricordarci che Mogway e GSY!BE sono stati paradigmi di uno stato dell’essere oltre che sontuosa palingenesi musicale. Il resto sono lunghe suite che sommano un’introspezione formale ai canovacci classici di genere intessuti di convessità e derive siderali: come se gli Explosion in The Sky fossero al servizio di Tarentel e God Is An Austronaut. Gli alberi che parlano, mentre tutt’intorno gli uccelli cantano, ci raccontano che è possibile cambiare rimanendo uguali a se stessi.-Domenico Mungo-

'JAM' n. 157, scritto su carta, marzo 2009
Post rock molto suonato e altrettanto effettato, sei tracce sonore molto diverse tra loro che, come fanno i cortometraggi, raccontano storie nell'arco di una manciata di munuti. Per farlo ai Flap bastano un basso, una chitarra, alcune percussioni e l'esperienza accumulata nel corso di dieci anni di attività. Questo cd arriva dopo una costante attività live e la pubblicazione di due album: Férmo, edito nel 2004, e A Poor Story, dato alle stampe tre anni or sono. Non c'è virtuosismo in eccesso e le composizioni risultano bilanciate e piacevoli; incantevole l'unico brano cantato (da Bob Corn) Férmo2. Peccato della qualità della registrazione che non valorizza il lavoro.-Elisa Orlandotti-

'Velvet Goldmine' marzo 2009
Da Montagnana, provincia di Padova, ci arrivano notizie che forse il post rock non è defunto ma vive di rendita; possibile riproporre un genere così tanto utilizzato? Possiamo dire che i Flap ci riescono con il loro nuovo album “Trees Are Talking While Birds Are Singing” (lo stile “post rock” per il titolo è quello giusto), preceduto da Férmo del 2004 e A Poor Story del 2006.
“Alice” è quello che ti aspetti, ti tiene in tensione positiva su un suono liquido che farebbe muovere la testa, a ritmo, anche al più scettico (mentre si corre è l’ideale, ma anche quando si guida di notte); “Warm Morning” è uno step per poter arrivare ai cambi di ritmo e alla pesantezza mathrock di “Crushed Into The Ceiling”. “Fermo 2” è la ballade con il cantato di Bob Corn che impreziosisce e stacca dalle solite cose trite e ritrite del genere.
“Thriller Jackson Brother” è ipnotismo puro, una cavalcata di tredici minuti che dovrebbe essere il centro nevralgico il cuore pulsante del disco, ma che tira forse un po’ troppo la corda; nel finale, con “News From The Broken World”, sono ancora le chitarre a farsi avanti, riuscendo a chiudere il cerchio con un riassunto stilistico del disco.
L’Artwork è semplice oltre che molto simpatico (rende il tutto più naturale possibile), ovviamente vi ricordiamo che è l’opera del buon LittleBrown/Paolo Moretti. Diventa sempre più difficile rimanere distaccati e buoni con il post rock, ma per fortuna ci sono delle piccole scintille che ci aiutano.-Hank-

'Musicboom' marzo 2009
La ricerca di paesaggi familiarmente estremi, dove la sensibilità cerca il suo spazio attraverso nubi fitte di pensieri scuri, rendono appieno la sostanza di questo terzo lavoro dei FLAP, combo della provincia di Padova, cooprodotto da due etichette indipendenti, la MATTEITE e IN THE BOTTLE RECORDS.
TREES ARE TALKING WHILE BIRDS ARE SINGING è uno strumentale di matrice post-rock (versante Chicago) dove il lago fitto scuro e secco creato dalla sezione ritmica viene trapassato da imbarcazioni-chitarre agili che a tratti diventano solubili, creando un mood epico e melanconico.
L' album ha un impostazione omogenea, il passaggio da un brano ad un' altro quasi non si avverte,fatta eccezione per CRUSHED INTO THE CELLING che ha l' aria di un post rock suonato in una balera romagnola, per la verità un pò fuori contesto, il resto del lavoro scorre come un unico discorso, che trova la sua vetta in FERMO 2 , unico pezzo cantato (guest star BOB CORN), un epic-rock in odore GOD MACHINE.
La scelta di chiudere il discorso dopo trenta minuti o poco più è stata una scelta saggia, uno strumentale vive di continui spunti e il post-rock è materia ardua se non si possiede intuizione in quantità industriale, e questo è il salto di qualità che devono e possono fare i FLAP, con un pò più di sfacciataggine sia nel sound (ottimo ma omologato),sia nella composizione (buona ma figlia dell' esercizio), i risultati non possono che migliorare.
Il miglior modo di sfruttare questa trentina di minuti è sicuramente in solitaria con Ipod a tutta e passeggiata al crepuscolo , per gli amanti del genere pochi spunti ma gradevole, per i neofiti un cambio di prospettiva agevole mettendo da parte qualche pregiudizio e cedendo alle avance di un corteggiatore strano ma a tratti affascinante.-Francesco Mazzola-


'Muzic' luglio 2009
Il trio di Montagnana (in provincia di Padova) prosegue il proprio cammino all’insegna di una musica (quasi completamente) strumentale che sa farsi apprezzare a più riprese, pur non rivelando soluzioni particolari o strabilianti.
La parola(ccia) d’ordine - ancora una volta - è post-rock (con qualche inflessione math), è in linea di massima abbiamo quasi detto tutto.
“Trees Are Talking While Birds Are Singing” è un disco brutto? Null’affatto, anzi è ben congegnato e scivola via dignitosamente senza intoppi, e ciò di per sé è già un risultato da prendere in considerazione.
”Alice” galleggia su ambientazioni dreamy; “Warm Morning” ha una corporatura più robusta; “Crushed Into The Ceiling” è una traccia dall’andamento assai curioso, colorata da elementi folkloristici dell’Est Europa; “Férmo 2” è il pezzo cantato, con un testo ultra-minimale da scuola elementare; “Brother” è il clou del disco, con i suoi insinuanti dodici (e oltre) minuti di durata. Promossi. (3.5/5)-Massimiliano Drommi-

'Rock Sound'
n. 132, scritto su carta, Luglio 2009
Terza prova questi tre musicisti provenienti dalla provincia padovana dedita a un post-rock che ancora oggi continua ad avere alcuni estimatori. Canzoni ben suonate e dagli arrangiamenti curati, con atmosfere diverse, tra il pacato e il dissonante. Tra i brani segnaliamo sicuramente "Alice", la lunga "Thriller Jackson Brother", "News from the broken world" e "Férmo 2" (quest'ultima con il featuring di Bob Corn).
Come dicevamo prima, un prodotto sicuramente all'altezza dei gusti di chi segue questo tipo di sonorità. (6) GA

'Hate TV' agosto 2009
Mentre gli alberi parlano gli uccelli cantano, cinguettano. Sul foglietto che accompagna l'album ci viene spiegata la ricetta Flap come “Explosions In The Sky in salsa matematica (post-punk condito con un pizzico di folk) per poi spostarsi nei paesi dell'Est”. Aggiungerei post-rock nord-italico e provinciale: un genere amato e riverito da un numero incalcolabile di band nostrane, un dopo-rock di stampo anglosassone ormai metabolizzato alla perfezione da noi italiani.
Continue (e consuete) aperture e chiusure si susseguono dall'inizio alla fine dell'album, tra chitarre pulite sfregate da mani padrone dell'intero manico. Alice e Warm Morning sono di questa pasta, mentre si vira sul math-rock per Crushed Into The Ceiling, con notevole (ab)uso di raid e colpetti frenetici della batteria. La melodia ritorna a spadroneggiare con dolcezza infinita in Férmo 2, accompagnata dalla voce di un Bob Corn prima intimo e fugace, poi patriarcale quando le chitarre distorcono e l'atmosfera si fa densa, come un Will Oldham in mezzo ai Mogwai.
Thriller Jackson Brother (quasi un presagio, data l'uscita del disco precedente il 25 giugno 2009) è sovraccarica di disagio contro-melodico e nuovamente matematico, per poi placare l'animo ingarbugliato con un mantra di feedback e note dilatate sopra un basso carezzato e una batteria rallentata. Dura oltre tredici minuti, quasi la metà del disco intero, prima del finale di News From The Broken World che è la summa di tutto ciò che lo precede, una specie di post-math, qualunque cosa significhi...
Non so se voi usate twitter, ma disco e copertina del nuovo lavoro dei Flap non possono che riportarlo alla mente: un cinguettare color pastello che può riempire le giornate di un dolce far niente digitale a tratti dopante. I tre padovani suonano insieme da dieci anni, giusto il tempo per vedere il web passare dalla genesi al 2.0. Ma urge una precisazione: twitter non c'entra apparentemente nulla con Trees Are Talking While Birds Are Singing, si tratta di una mera associazione d'idee partorita dai gangli stressati del sottoscritto. E' solo che mentre il disco suona e gli alberi parlano, gli uccelli cantano, cinguettano: twitterano.-Many-

'Indie Eye' settembre 2009
Non è certo un vento di novità quello che ci si aspetta dalle sonorità dei Flap; il trio Padovano pubblica Trees Are Talking While Birds Are singing dopo tre anni dal secondo lavoro e riconferma un ambito di influenze sintetizzabili in una propensione allo strumentale accidentato, drammatico e devoto ad una certa imprecisione emozionale; scelte legate ad una psichedelia di tipo evocativo che non rappresentano necessariamente un difetto, a questo proposito Fèrmo 2, il brano cantato da Bob Corn allarga le prospettive  ed esce da un pericoloso pantano derivativo introducendo Thriller Jackson Brother, una lunga traccia più vicina alle dilatazioni dei Felt rivisti attraverso uno specchio progressive che non ad una riproposizione pedissequa di sonorità, tempi, strutture, che quà e là ci sembra il rischio maggiore corso dalla band  di Montagnana. Rimane una sensazione diffusa di fragilità, un sussurro che non intacca la memoria, delays portati dal vento e che probabilmente costituiscono l’universo dove i Flap si trovano maggiormente a loro agio.-Roberto Ragionieri-

'Ondarock' settembre 2009
I Flap (formati a Padova da Filippo e Cristian Arzenton, e Fulvio Veronese, rispettivamente chitarra, basso e batteria) s’inseriscono nel filone della nuova generazione di post-rocker italici, assieme a Greenhouse Effect, Schiele, Ultraviolet Makes Me Sick, Il Rumore Del Fiore Di Carta, e così via.
Con "Férmo", loro primo album, hanno espresso un post-rock etereo ma nervino ("Meteo", il lirismo di "Camilla", "Per ripararsi dal freddo" e la romanza di "L’elefantino Kals"), anche se talvolta è mero esercizio di stile ("La sedia vuota", "A passo d’uomo"). "A Poor Story" (Matteite, 2007) pianifica maggiormente stile, fraseggio e dose atmosferica, facendosi aiutare da ospiti come i Franklin Delano per apportare innesti sonori (armonie a cappella e twang sudisti, come in "’700"), e aumentare impressionismo e aerodinamica delle partiture ("Mexico" e l’autunnale "Liberty"), pur con analoghi limiti di scrittura.
L’ultimo "Trees Are Talking While Birds Are Singing" prosegue con convinzione lo schizzo di acquerelli post-rock imperniati sulle sonate chitarristiche di Filippo, ormai addirittura classicheggianti ("Alice" e l’inno quasi Bob Mould di "Férmo 2"). Stavolta la personalità del complesso è molto più in evidenza, come nella sarabanda barocca di "Warm Morning", condotta dapprima a ritmo marziale.
E’ soprattutto in "Thriller Jackson Brother" (13 minuti) che si sublima il primo sincero sunto della loro estetica, grazie a una vasta sequenza di macchie chitarristiche con tracce di Galaxie 500, cambi di tempo e improvvise rarefazioni.
La docile infatuazione dell’album per le distorsioni sfumate, le foschie chitarristiche, confluisce nell’epitaffio di Tiziano "Tizio" "Bob Corn" Sgarbi in "Férmo 2" (il loro primo brano in qualche modo cantato), come se i Don Caballero si fossero dati alle melanconie domenicali - specie in "News From The Broken World" - e lo dota di un’inedita forza di narcolessia armonizzante. Intelligente anche nelle proporzioni. Co-produzione Matteite-In The Bottle. 6,5/10-Michele Saran

'Sound And Vision' ottobre 2009

Uscì "Férmo" nel 2004, e 3 anni orsono anche "A Poor Story".
Oggi il titolo è lungo ed emozionante, sempre ad opera dei padovani FLAP, ed unisce un post-rock innovativo a nuove soluzioni sonore.
Così "Trees Are Talking While Birds Are Singing" inizia con Alice dal pathos crescente che esplode nell'arricchimento sonoro, per poi scivolare nella più adrenalinica Warm Morning, in cui affiorano influenze alla Sigur Ros e Smashing Pumpkins.
Poi c'è Crushed Into The Ceiling, un folk-rock strumentale bizzarro dell'Est, mentre Thriller Jackson Brother è un geniale sviluppo post-rock nuovo, che, a tratti, sembra voler abbracciare momenti più melodici, risultando, nonostante i 13 minuti, vaporosa essenza di note in un crescendo emotivo spaventoso. Infine News From The Broken World è miscela jazz e rock.
I FLAP respirano i fumi della psichedelia post-rock rimodernizzandone termini e sonorità, in un lavoro pregevole e vivace. voto: 7.5/10-Ilaria Rebecchi


'Mescalina' ottobre 2009
Dalla provincia di Padova un gruppo di musicisti composti dai fratelli Arzenton (Filippo e Cristian rispettivamente chitarra e basso) e da Fulvio Veronese alla batteria.
Stiamo ascoltando una sfumatura del post rock, con effetti coinvolgenti e ritmiche apocalittiche, chitarre che bollano l’eleganza della fine e trascinano ad oltrepassare i confini del visibile.
Non è un caso che i Flap vengono utilizzati soprattutto in decollo per aumentare la portanza dell´ala a basse velocità e la combinazione con il nominativo della band è elegante; ma allo stesso modo è raffinato il modo di fare musica. Distorsioni e rispetto dei tempi, accordi ridondanti alleggeriti dalle armonie del basso. Ricordano a tratti i Julie´s Haircut e lo dimostrano in ´Crushed Into the Ceiling´.
Le voci si sentono nel quarto pezzo ´Fermo 2´ dove si è chiaramente superata la fase di decollo e ci si concentra, non eccessivamente, sul volo; pacato e stabile, equilibrato e soddisfatto.
Un disco da immersione profonda con traiettorie intuitive e stormi regolari, definiti da ritmi rispondenti e conformi al disegno ricercato dai Flap, che nel quarto pezzo ´Thriller Jackson Brother´ quasi ringraziano l’ascoltatore con un brano appassionante. Bravi.-Valerio Rossi-

'Sodapop' ottobre 2009
Ricordo di aver visto i Flap esibirsi al Musica Nelle Valli, edizione 2009, e non mi erano per nulla spiaciuti, avendo dimostrato di avere dal vivo una buona dose di carica e un certo carisma nel porsi sul palco. Ascoltando ora il CD, come probabilmente è naturale che sia, questo mi suona meno aggressivo rispetto al live e più ortodosso. Essendo fondamentalmente un trio strumentale, l’ambito di riferimento in cui si muove il gruppo è facile da indovinare: siamo in territori post rock, anche se il termine "post" potrebbe cominciare a risultare un po’ fuori luogo.
Molte delle composizioni mi ricordano le escursioni chitarristiche dei Built To Spill, i suoni delle chitarre sono brillanti e talvolta carichi di delay. L’atmosfera generale del disco è comunque rilassata, senza eccessivi picchi di tensione, i ritmi non salgono mai oltre un certo beat, i suoni sono levigati al punto giusto. Allo stesso tempo non ci sono vuoti stancanti e momenti morti: nel giro di poco più di trenta minuti i Flap giocano tutte le loro carte, il momento migliore è forse Crushed Into The Ceiling, basato su un bell’intreccio di chitarra e batteria. In Férmo 2 compare la voce, (è quella di Bob Corn). Thriller Jackson Brother è un lungo crescendo che pare non concludersi mai e che si risolve liquefandosi lentamente. In generale i riferimenti principali, oltre ai citati Built To Spill (Alice sembra effettivamente composta da loro), sembrano essere ora i Bedhead ora i Codeine. Buon disco, anche se dal vivo mi avevano fatto sperare in qualcosa di più.-Danilo Corgnati-

'Rockambula' dicembre 2009
"Trees Are Talking While Birds Are Singing" è la nuova fatica discografica dei Flap in uscita per le due etichette indipendenti In The Bottle Records e Matteite Records. Un modo particolarmente interessante di suonare post rock, ci provo ma non riesco a dare una definizione precisa a quello che sto ascoltando. Questo risulta entusiasmante e la voglia di ascoltare diventa sempre più feroce. Stiro la mia immaginazione dietro le estroverse chitarre, non ci vuole poi molto a rimanere bloccato. Lascio asciugare un metro cubo di cemento attorno i piedi e mi getto dal ponte, che situazioni surreali. Le soluzioni scelte non sono mai prevedibili, non si verifica mai quello che ti aspetti, aria nuova dentro la stanza. Il post rock permette di sperimentare al massimo senza fissare paletti, i Flap entrano meravigliosamente dentro questo sistema e fanno centro. Certo, l'abilità con gli strumenti da una grande mano a questi ragazzi che comunque dimostrano di saper suonare alla grande, ascoltare per credere. "Trees Are Talking While Birds Are Singing" rappresenta un modo nuovo di suonare musica, il post rock che nessuno si aspetta, un lavoro creativo ed efficace da gustare tutto d'un fiato. Bella la realtà portata avanti dai Flap, nuovi portabandiera del post rock sperimentale in Italia.-Riccardo Merolli-

'Beautiful Freaks' dicembre 2009
Trees Are Talking While Birds Are Singing (Matteite Records-In The Bottle Records/Venus)
Se gli alberi parlano mentre gli uccelli cantano, noi non si può che rimanere in silenzio. E così sia per il terzo album dei Flap, 3 musicisti della provincia padovana che hanno già due album all'attivo, A Poor Story del 2006 e Férmo, esordio nel 2004, 6 tracce per cui ho in mente una parola sola: Nord-Est. Nord come freddo, silenzioso, sintetico. Est come mistero, sconosciuto, complesso. Apparentemente quieto mentre il resto accade, ma inevitabilmente e prepotentemente acceso, pronto a scoppiare. I Flap  muovono scenari stando fermi ed è quel che da sempre appartiene al post (rock, punk). Alice potrebbe essere una nuvola nel cielo dei 65 Days Of Static, Crushed Into The Ceiling non nasconde l'origine e si sballa di est mood spingendosi oltre i confini fino a ballate folk accelerate. Musica in cui niente è come sembra , scivoli via incalzato dal ritmo e torni a casa coperto di lividi. In Férmo 2 si infiltra qualche parola assaggio che precede i 13 minuti di Thriller Jackson Brother. Affetti da nausea e paura del vuoto, siete avvisati. Là dove tutto tace, s'annida un rumore pronto a mangiarvi vivi.-Alessia De Luca-


 



Tuesday, March 03, 2009 

http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=incontri&id_riv=63&id=267


Flap


Flap

Ben tornati ai Flap da Montagnana (PD) con i loro passaggi strumentali eleganti e il loro spirito vivace che nuovamente, come era successo per il loro album precedente (“A Poor Story”), si contraddistingue per lucidità e grande consapevolezza di voler essere sedotti dalla melodia slabbrata e raffinata al tempo stesso. Il trio per usare una metafora, sa cucire perfettamente l’orlo di un paio di jeans strappati. Il risultato è “Trees Are Talking While Birds Are Singing”, appena uscito per Matteite e per la loro stessa etichetta, la In The Bottle (con distribuzione Venus). Ne parliamo con i fratelli Filippo (chitarra ed effetti) e Cristian (basso): completa il trio il batterista Fulvio.


La vostra musica è come una scalata in montagna, man mano che si va avanti diventa sempre più ampia la prospettiva ma per "salire" bisogna essere temprati? Come immaginate chi ascolterà questo disco?
F: “Trees Are Talking…” è un album principalmente strumentale con momenti molto intensi. L’ascoltatore sarà forse portato a lasciarsi trasportare dalla nostra musica e a immaginare e cantare quello che vuole.
C: I primi ad affrontare la scalata siamo noi: in fase compositiva è come se indossassimo un paio di scarponcini e iniziassimo da una valle a cercare di raggiungere il passo pian piano, senza fretta in alcune circostanze, ma con la frenesia di assaporare un panorama sempre nuovo. L’ascoltatore di conseguenza non può che farsi trasportare dalla guida alpina, fidandosi di lei e comunque assaporando le proprie sensazioni.
 
Le vostre orecchie invece sono sicuramente temprate. Il disco di chi avete consumato ultimamente?
F: The Phantom Band.
C: Ultimamente prediligo Fleet Foxes, Calexico, Built To Spill e Afterhours.
 
Mi siete sembrati nel disco nuovo meno post rock e più psichedelici, replicando però la vostra eleganza delle melodie delle chitarre. Voi come l'avete vissuto mentre lo componevate?
F: Questo disco è sicuramente più diretto rispetto agli altri; è stato composto in meno tempo forse perché eravamo più ispirati, non per scelta e sicuramente non abbiamo voluto “divagare” troppo per non “stancare”. Diciamo che l’abbiamo vissuto molto serenamente.
C: L’essere meno post-rock nasce dall’esigenza di discostarci da schemi che ci avevano in precedenza caratterizzati e che con il passare del tempo abbiamo messo in secondo piano, prediligendo il forte senso di spontaneità che ci ha regalato il crescere sia come persone sia come musicisti, non aggrappandoci più a schemi già noti pur apprezzandoli e cercando dentro di noi di far uscire il nostro modo di sentire e di vivere la musica. Le mode passano, anche attraverso i nostri ascolti, ma cerchiamo di uscirne inalterati.
 
Come si misura il tempo che deve durare una canzone quando si compone? Un vostro brano ha la durata di tredici minuti, nel precedente a questo era di sei/ sette minuti. Quando vi rendete conto che il tempo che deve durare è quello?
F: Non ci diamo assolutamente nessun limite. Sentiamo quand’è ora di smetterla e basta. Alle prove alle volte abbiamo un bel pubblico di amici e anche attraverso la loro presenza riusciamo a capire quanto deve essere lungo e intenso il brano.
C: Sicuramente è bandita dal nostro modo di comporre la misura del tempo. Deriva soltanto dall’armonia che assumono le improvvisazioni che portiamo in sala prove. Non incidiamo mai niente, neanche i riff, li facciamo uscire, li modelliamo e li portiamo in studio solo dopo che il brano è passato anche sul palco.
 
Quando vi siete messi insieme come Flap come vi immaginavate e se vi sentite ancora coerenti e fedeli ai primi vagiti del gruppo, ai vostri primi desideri?
F: Abbiamo iniziato a suonare innanzitutto per divertirci come spesso accade per tutte le band ed eravamo ovviamente ispirati da Sonic Youth, Fugazi, Blonde Redhead. E speravamo che la nostra musica assomigliasse ai suddetti gruppi. Invece poi abbiamo preso la nostra strada e la maggior parte dei nostri desideri almeno per quanto riguarda la musica si stanno realizzando.
C: Mai come ora stiamo apprezzando la nostra musica e vedendo che il tempo ha contribuito alla nostra seppur umile notorietà, consolida in noi il motivo primo per cui abbiamo iniziato: suonare per esprimere noi stessi, i nostri disagi, i nostri momenti tristi e felici e la nostra amicizia, in un’epoca che guarda a ben altri valori è veramente gratificante.
 
Ospiti? Amici senza i quali il disco non sarebbe stato lo stesso?
F: Ospiti e anche amici. Come per l’album precedente “A Poor Story” la grafica dell’album, ad esempio, è stata affidata a Paolo Moretti (Littlebrown, Madcap Collective): le sue illustrazioni sono fenomenali! Non poteva mancare Matteo Dainese (Il Moro E Il Quasi Biondo, Dejligt, Matteite Records)  che sulla prima traccia ha suonato la chitarra e Bob Corn (Fooltribe) che ha inserito magnificamente la sua voce su “Férmo 2”.
 
Traducendo il titolo: cosa significa che gli alberi stanno parlando mentre gli uccellini stanno cantando?
C: E’ un’immagine molto semplice che ha avuto Fulvio, il nostro batterista, una sorta visione avuta quando l’album era praticamente ultimato. Un’immagine che parla da sé nella sua semplicità. Gli alberi sembrano dire qualcosa mentre il vento li attraversa e gli uccelli cantano in un’armonia così disarmante per noi esseri umani, schiacciati ogni giorno da una vita così sofisticata che sembra non appartenerci.  
 
Dov'è stato registrato il disco e come sono andate le sessioni?
F: Il disco, come i due precedenti, è stato registrato al Natural HeadQuarter di Ferrara da Max Stirner, principalmente con un banco Neve 8108 del 1979. Dapprima abbiamo inciso in circa due giorni tutte le tracce. Avevamo già in mente cosa volevamo fare. Tra l’altro abbiamo deciso come per “A Poor Story” e “Férmo” di registrarlo live, in una stanza tutti e tre assieme. Nel giro di altri quattro giorni dopo vari piccoli accorgimenti abbiamo sfornato il master. Manu del Natural ci ha aiutati molto riguardo la produzione. Noi siamo comunque abituati a non sconvolgere quello che registriamo e cerchiamo di mantenere tutto il più possibile fedele alla linea live.
 
Il disco è uscito per la vostra stessa etichetta, In the Bottle, e Matteite.
C: Si. Matteite è l’etichetta di Matteo Danese che ci ha dato, oltre alla sua grande amicizia, la possibilità di essere anche distribuiti da Venus in Italia e di poter ampliare la nostra visibilità come band.

Contatti: www.myspace.com/flapband

Francesca Ognibene

Saturday, February 21, 2009 

Flap+Princesa, Chioggialab, 21.2.09 (scritto da Enver Enrico Veronese _Italian Embassy_) 


Febbraio 24, 2009
Non c’è ruota sgonfia della bici che tenga se a un tiro di schioppo dal minuscolo ponte di legno che divide le due terreferme suonano dei calibri, superba combinazione di grande live band e artista intimo che tante volte hai ascoltato. Mentre il paese reale/rettale/letale/letame premiava Marco Carta e quegli altri due innominabili, la splendida gente di Montagnana confluiva al Lab per sostenere i propri Flap: arrivo e Giorgio Tempesta, Princesa, ha appena terminato l’esecuzione del primo pezzo nella sua scaletta. Davanti a lui, troppe volte uccel di Francia e sempre sfuggito, una ordinata ventina di persone con bambino, altri fuori per espletare la regola del fumo esterno come dalle nuove, discutibili disposizioni dello spazio.


Princesa sfiora la chitarra, non ha bisogno di avvicinarsi troppo al microfono per far sentire il respiro ad ogni strofa, interpreta il ruolo dello chansonnier in maniera personale e senza troppi punti di riferimento: me n’ero accorto dentro i solchi di “J.P.”, il suo disco per Madcap Collective, ma nella dimensione fisica è facilmente percepita l’inquietudine, se non l’urgenza. Brani quali Gets me high, And if you girl e Awful awake risaltano, la sorpresa è Sleep the clock around, cover dei Belle And Sebastian che mi coglie commosso e speranzoso di nuove incisioni a sua firma: si prenda tutto il tempo che vuole, ma se il registro sarà pari all’attualità la prossima volta l’uditorio nazionale -e non solo!- dovrà fare i conti anche con lui…






Un rapido cambio palco e le vibrazioni che arrivano sono di tipo opposto: scariche elettriche in luogo dell’arpeggio nudo, impatto enfatico di chi si contorce sulle chitarre al posto della fragile sospensione. I Flap profondono cuore e grinta, si vede quanto credono in quello che fanno e forse non potrebbero suonare altro, se il disco (”Trees are talking while birds are singing”, per Matteite e In The Bottle) conquista lo zoccolo duro del postrock il live si apre a escursioni ossessive, libere, infinite: un pezzo come Igor pare davvero durare tutta la sera nello stordimento partecipe, di sicuro una delle migliori tracce che il postrock italiano ha lasciato sul campo negli anni. FIlippo e Christian Arzenton “maltrattano” i propri strumenti while Fulvio Veronese, di Explosions In The Sky vestito, non cessa di un attimo la foga batteristica, nemmeno quando il seggiolino fa crac e viene sostituito da una ordinaria poltroncina di fortuna: Crushed into the ceiling parte per la tangente rivelando inediti aromi est-europei all’interno di un corpo math, la possente ballata Férmo 2 chiama all’appello le emozioni anche se risente troppo dell’assenza di Bob Corn alla voce. Il folto pubblico è visibilmente soddisfatto, e come potrebbe non esserlo, davanti a musicisti che si stanno dando senza freni o ritenzioni, col testimone di maglie sudate alla fine di un act trascorso tra impennate e rilasci nella migliore tradizione di un genere che in circostanze live riesce ancora e sempre a fare la parte per cui è stato “pensato”. Andate quindi a sincerarvi coi cinque sensi di quanto sto dicendo, trovate il modo di far esibire questo trio non di primo pelo ma con energia da vendere, ogni volta come fosse la prima, munito di seguito affezionato e capace di ricambiare: garantite loro del vino, un sobrio ma congruo cachet e capovolgeranno il mondo sotto i vostri piedi. Sono stato troppo “Sindrome di Bangs“? :)