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BLUDEEPA



Last Updated: 11/5/2009

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Sunday, September 02, 2018 
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La scena romana è così. Qualche mese fa ho presentato il nuovo romanzo di Joe Lansdale alla Libreria Nuova Europa; al mio fianco, c'era un traduttore con un cognome che mi suonava molto famigliare: Butcovich. È delle mie parti, mi sono detto. Strana coincidenza. Più tardi vado a domandargli la sua storia, ho pensato, e mi sono appuntato un invisibile post-it sulle maniche, mentre la marea di fan di Lansdale mi fissava, aspettandosi che dicessi loro qualcosa di fanatico sul loro idolo. Non è accaduto. Preferivo essere equilibrato, cercavo di non sbagliare. Madonna quanta gente c'era. Un'altra volta vi racconto. ....

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Al termine dell'evento restiamo un po' a chiacchierare, mentre mister Joe firma gli autografi e si lascia scattare duecento foto. Scopro che Danilo Butcovich è di sangue fiumano e subito penso, amico!, sei figlio o nipote di esuli anche tu. Dio benedica il nostro sangue che gli italiani hanno sporcato, e dimenticato. Va bene. Eccone un altro dei nostri, un altro figlio dei trecentomila esuli dispersi nel mondo. Siamo tutti fratelli, conoscerci significa riconoscerci. Per me è così. E la nostra esistenza nasconde una protesta che in pochi sanno, o vogliono, ascoltare. Io la ripeto tutti i giorni. ....

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Allora tiro fuori dallo zaino una copia del mio "Monteverde", fresco di stampa, e dico "Danilo, tieni, dono" ("io ho quel che ho donato", no?) e lui dice "tieni, dono" e mi regala questo disco. "Chitarrista?", chiedo. "Cantante, e scrivo i testi".....

Ecco, la scena romana è così. Abbiamo passato i trent'anni, abbiamo fatto qualcosa di buono, chissà, ma non c'è proprio un cazzo da fare. Abbiamo un sacco di vite, noi – come dice Claudio, Claudio Morici – noi "artisti di merda", e campiamo di mestieri diversi, a volte incompatibili. Ci sveliamo le nostre vere identità quasi di nascosto, come fossimo agenti segreti, in certi casi. È strano.....

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Danilo Butcovich, traduttore e cantante: cosa c'è in comune tra queste esperienze? Come traduttore, dal vivo, ti trovi di fronte sempre a un sacco di pubblico (oddio, quando abbiamo presentato Hewson pioveva...): c'è qualcosa che lega questi tuoi due mestieri? Quale dei due è la vera vocazione? Sono così incompatibili? Come riescono a comunicare?....

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DB: E’ vero, quando ci siamo ritrovati per David Hewson è sceso l’universo intero, ahahah!! In inglese si dice :”piovono cani e gatti”, quel giorno è piovuto tutto lo zoo!! Povero David!!....

Non saprei se c’è qualcosa  in comune tra tradurre e cantare, forse lo stesso seme dello stare davanti ad un pubblico e comunicare. Sono un interprete ed insegno quindi comunico. Cantare è comunicare, raccontare, guardare tutti in faccia, negli occhi, cercare di entrare dentro e scuotere per dolcezza o durezza. Dipende dalla canzone, dalla storia che racconto, dalla musica che suoniamo. La vocazione è quella di tirare fuori da me e dire ad alta voce, per mettere in comune. La vocazione è aspettare qualcuno che poi ti venga a dire: “ma sai che anche a me....”, “non sono daccordo, per me è così:.....”. La vocazione è quella di cercare un percorso e suonarlo. E cantarlo. Urlarlo o sussurrarlo. Direi che “interprete” è un mestiere, “musicista” è un modo di essere. ....

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Va bene. Prima del resto dell'intervista, vi do qualche notizia. Chi sono i Bludeepa? Band romana, nata nel 2000, dopo i primi anni di sperimentazione e di ricerca, e dopo i primi concerti in diverse città italiane, ha registrato l'esordio ("L'età inquieta") nel 2002. Sono stati ospiti di un programma cult come StereoNotte (inverno 2003-04) e hanno avuto discreta popolarità in diversi circuiti radiofonici alternativi (come Popolare Network); nel 2006 sono tornati in studio di registrazione per dedicarsi a un nuovo progetto, assieme al produttore Saro Cosentino (già al fianco di Battiato e Massimo Zamboni, già collaboratore di Peter Gabriel). Ne è derivato questo disco, "In assoluta presenza di fragilità" (Audioglobe, 2007). Quindi, collaborazioni con Zamboni e Nada, una presenza a RomaRockFestival del 2009, a dividere il palco con Peppe Servillo e Fausto Mesolella (Avion Travel). Leader e frontman della band, Danilo Butcovich, di sangue fiumano, autore di tutti i testi.....

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Come suonano? www.myspace.com/bludeepa per una prima immersione. In questo disco troverete sei pezzi: "Tempo meccanico", il primo, mi ha restituito reminiscenze Scisma; nel ritornello c'è un discreto paradosso, "solo il silenzio conta", e il concept principe è "è il desiderio che conta". Cosa significano questi due concetti, Danilo? Spiegaci meglio.....

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DB: Questa canzone è nata da una discussione su come usiamo il tempo come scusa: “non ho avuto tempo” laddove spesso la verità è che non si aveva voglia ed allora ci si è abbandonati mollemente ad essere incastrati nel tempo. Fino a diventarne schiavi. Fino a diventarne religiosi fedeli, osservanti fino allo spasmo. Oggi ci facciamo decidere dal tempo. Gli corriamo dietro, invece di deciderlo e stabilirlo noi. Ma se io mi fermassi e lasciassi del silenzio al posto di questa corsa affannosa? Allora lascerei lo spazio necessario per prendere in considerazione i miei bisogni reali. Ciò che voglio, che non voglio. Ma per far questo occorre avere il coraggio di fermarsi e stabilire il proprio quadrante, il proprio cronometro, fare silenzio. Il silenzio è la cosa, a mio parere, più preziosa e difficile da ottenere oggi. E dentro il silenzio c’è la voce del desiderio che si può fare sentire. Nel casino metallurgico asfissiante della nostra società, non avere tempo vuol dire non voler aver tempo di fermarsi e meditare, sentire, ascoltare, desiderare (che ho scoperto sia una paura incredibile...praticamente un paradosso da matti!!!!). Quindi “silenzio” e “desiderio” sono due concetti chiave che oggi barattiamo con il tempo...a mio parere.....

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Il secondo pezzo, "Senza respiro", gioca su atmosfere a metà tra i primi Massimo Volume di Clementi e i CSI di Giovanni Lindo Ferretti; c'è molto parlato, e si direbbe che il mood sia quello di "Ko de Mondo". Sbaglio?....

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DB: Quando ho visto “Del Mondo” su VideoMusic mi sono alzato dal divano e sono andato da Music Shop, il negozio di musica del quartiere. Ho comprato Ko de Mondo. Quel disco ha fatto partire tutto. Dentro quel disco ho trovato quella scintilla che ha fatto cadere il primo tassello del domino. Poi tutto è andato avanti da sé. La dentro ho trovato il punto di contatto tra l’urlo dei primi U2 (che adoro fino a The Unforgettable Fire), quello da cui stavo uscendo e quello che stavo diventando. Mi è rivenuto in mente questo episodio quando Zamboni mi ha chiesto di mettere delle voci in un suo pezzo. Lo stesso pomeriggio che l’ho conosciuto a casa sua, tra i monti tosco-emiliani. Quasi muoio di crepacuore! Il salmodiare di Ferretti m’ha sempre affascinato, è stato dirompente in quel periodo. In più amo la recitazione ed il doppiaggio (che in realtà sono in contrasto, lo so). La voce che parla a metà strada tra il canto ed il racconto. Amo Scott Walker e tutte le sue costole (David Bowie, David Sylvian, Fausto Rossi), quindi va da se che qui e la il mio modo di cantare scivoli nel quasi parlato. Pensa che “Senza Respiro” all’inizio aveva un arrangiamento dance, “four on the dance floor” per così dire. Poi in pre produzione siamo arrivati a questo pezzo ipnotico, con tanto di coda lisergica arabeggiante. E’ straordinario come i brani ti portino in direzioni che mai avresti pensato. C’è anche da dire che siamo molto a nostro agio negli slowbeat...è un altro modo di togliere il respiro, o farselo togliere. E’ un bel bezzo energico nel testo. Con l’elettricità che pervade tutto. Con una spinta anche alle ricerca di tensione verticale. La spiritualità e la carnalità che danno la scossa ed i brividi. ....

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Terzo brano, "Buchi neri": più ludico e distensivo, è un brano musicalmente allegrotto, a dispetto del testo, e in ogni caso sembra decisamente difforme rispetto ai primi due. Qual è il senso di questa variazione? Serviva come "intervallo" nell'EP, o come manifestazione di eclettismo? Quali sono le influenze di questo pezzo?....

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DB: “Buchi Neri” è un pezzo circolare. Ha una sezione ritmica che potresti ascoltare per ore. Infatti abbiamo deciso per un fade-out alla fine, per lasciare all’ascoltatore la possibilità d’immaginare che quello che ha appena sentito sia un frammento di un brano che sta andando da altre parti, che continua a rotolare via ancora ed ancora ed ancora. E’, secondo me, un ritmo ancestrale, vitale, sensuale e non a caso è il pezzo preferito di tutte le donne che hanno ascoltato questo disco. “Ludico” è un aggettivo perfetto visto che la vita è gioco, è suono (non a caso in Inglese il verbo to play vuol dire “suonare” e “giocare”, no?!). Non direi che è difforme; in questo viaggio dentro la fragilità, “Buchi Neri” è un altro tassello, una faccia ulteriore del prisma. Fragilità come circolarità: la forza nasce dalla fragilità, che produce a sua volta forza (intesa come furore vitale). Nel testo c’è una presa di coscienza: riconoscersi fragile, non adeguato alla vita, perso; impegnato a vivere ma senza realmente vivere (“Non mi ricordo dov’è finito il tempo come l’ ho sciupato come se ne è andato,come masticato dalla mia voracità, illegittima meschinità di non vivere con distesa sincerità”). E poi avere qualcuno che arriva, forse, probabilmente, a scuotere con la propria dolcezza e semplicità. Ma come fosse fuoco, furore vitale....”come lava probabile”. In questo testo ci sono ancora strascichi dell’inquietudine post-adolescenziale molto presenti nel primo disco. ....

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"Dentro un lunghissimo inverno" mi riporta agli amati CSI; eppure, nelle prime battute, cantando sembri omaggiare i primi Litfiba di Piero Pelù. Sbaglio? Raccontami genesi del pezzo, spiegaci cosa significa che "il ritmo del mondo spacca". Vai.....

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DB: Non ho mai pensato ai Litfiba come influenza. Amo i primi tre dischi, ma non penso che abbiano in qualche modo trovato spazio nei Bludeepa. Forse il tono di voce basso può portare a pensare ad un omaggio. Ma no, non ho omaggiato i Litfiba. Anche se farei volentieri una versione Bludeepa di Cuore di Vetro. “Dentro un lunghissimo inverno” è il pezzo più buio e doloroso del disco. E’ tutto molto chiaro, basta leggere il testo. Tutto è diretto, senza girarci attorno. Avevo bisogno di uno sfogo chiaro, netto, senza usare immagini o quant’altro. E’ un quadro fiammingo, col buio che la fa da padrone. E mentre tu sei raggomitolato, il modo intorno va avanti col suo ritmo che spacca, frantuma, non cessa per alcun motivo. Come se non ci fosse salvezza alcuna. Non a caso, il testo in Inglese si chiama “Landslide on a rabbit”. Il fatto che Andrea suoni sui tamburi gran parte del beat, aiuta a rendere l’atmosfera dark, plumbea. Ma il bel tocco sono le chimes che aggiungono un tocco quasi gotico. E nel disco lo facciamo seguire da “Sul piano infinito” che è il suo contraltare. Un pezzo praticamente pop che si abbandona alla dolcezza. Che porta fuori dall’inverno (“resta quell’attimo di fede nei miei perché, dopo il viaggio oltre i limiti del mio inverno”). La resurrezione dopo la scesa agli inferi. Ancora una volta “la cura sta nella malattia”.....

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"L'uomo che guardava le stelle", il sesto pezzo, onirico e notturno, è semplicemente il mio preferito. Gran bella ballata. Ci racconti qualcosa di questa canzone? Come è nata? ....

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DB: L’immagine e la sensazione di questa canzone è quella di un uomo-bambino che si trova sul ciglio di una scogliera mentre tutto l’universo gli gira intorno velocemente. E lo passa da parte a parte, anche. Lui è fermo. Ha uno sguardo un po’ perso, come il bambino del film “L’uomo senza volto”. Con tutto questo cosmo che gli gira intorno e che gli cade dentro, il cardine è una richiesta: “resta un po’ con me”. A dispetto di tutta la magia che accade, quello che questo uomo-bambino vuole è: “resta un po’ con me”. Non so ancora a chi o cosa mi riferissi. Non ho ancora capito. La canzone è nata di getto. E’ una prima stesura, sia nelle parole che nella musica che idealmente prosegue “Buona Notte”, una ninna nanna del primo disco. E’ nata chitarra e voce; tre accordi ed una melodia abbozzata su un minidisc recorder. Poi, in arrangiamento, abbiamo pensato ad un’apertura con archi ed elettronica. Il titolo viene dal film “L’uomo delle stelle”, mi piaceva l’immagine di partenza. Del resto, per me, il titolo è la prima cosa che nasce. Rispetta sempre la sensazione che ispira il pezzo e da il via, come per magia, al resto del testo.

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GF: D'accordo. E adesso si riparte da qualcosa di classico: genesi della band: come vi siete conosciuti? Quando avete cominciato a suonare assieme? Quali sono stati i principali cambiamenti nella formazione? Avete previsto nuove collaborazioni con altri musicisti o altre band?....

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DB: La band nasce da una mia idea, una cosa che ho voluto fortemente. Si è materializzata quando ho re-incontrato Maurizio (Massi, bassista) e Bruno (Lo Turco,chitarrista), con cui avevo già suonato qualche tempo prima in una formazione rock-blues e con cui abbiamo creato il nome Bludeepa. Andrea (Nicolè, batterista) lo conoscevo già di vista perchè andavamo dallo stesso insegnante di batteria (io nasco come batterista e tutt’oggi suono la batteria in una R’nB’ band, cosa che mi diverte molto). Tramite una’altra amica batterista ho conosciuto Salvatore (Romano, chitarra). Per un po’ abbiamo avuto un tastierista (Edoardo Ravaglia) che però ha scelto la via del jazz e dell’insegnamento. Bruno ha lasciato la musica suonata e quindi ora siamo in quattro. La band ha iniziato a suonare nel 2000. Nel 2002 abbiamo fatto il primo disco, “L’età inquieta”. Nel 2006 “In assoluta presenza di fragilità”. Ora stiamo lavorando al nuovo progetto che si chiamerà “Il cielo arma d’amore-coloro che non vuole vedere distrutti”. Non so se nelle registrazioni collaboreremo con altri musicisti, a parte Saro Cosentino che farà la produzione artistica. Sarà più probabile avere musicisti aggiunti, amici, performer vari dal vivo. Noi siamo un gruppo aperto ed avere altri artisti (soprattutto di altre arti) sul palco è una benedizione ed uno stimolo a cui cerchiamo di non rinunciare.....

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GF: Cosa è cambiato tra "L'età inquieta" e "In assoluta presenza di fragilità", a livello di sound e di stile della band? Cosa, invece, è cambiato in te, in questi sette anni? ....

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DB: E’ cambiato tantissimo a vari livelli. Innanzi tutto il suono del primo disco era prettamente elettronico. Basato su loops presi anche dalle nostre sessions di registrazione, come ad esempio la batteria. Ha un suono cupo e chiuso...inquieto. “In assoluta presenza di fragilità” è un lavoro elettrico, aperto, molto suonato. E’ un disco “rosso”. “L’età inquieta” è un disco “Bordeaux scuro”. L’elettronica è più leggera, sofisticata, in secondo piano. A livello di contenuti, certamente “In assoluta presenza di fragilità” è l’evoluzione del primo: dopo una fase d’inquietudine, che rispecchia e racchiude tutti gli anni che lo hanno preceduto (sai come si dice, no?!: il primo disco è il disco di una vita intera, il secondo di qualche anno) c’è la resa. L’abbandono alla fragilità. Il dichiararsi debole ed prendere contatto con i propri limiti, le proprie paure. Iniziare a farci pace. Quindi la consapevolezza dell’essere fragili. Ma scoprire anche che proprio nella fragilità sta la radice della forza. E’ un passaggio obbligato. Sono felice d’aver fatto questo percorso accompagnandolo con la musica. Mi rendo conto che sia io che gli altri siamo cambiati in modo radicale. Umanamente e musicalmente. Per quello che mi riguarda, sono una persona estremamente cambiata da quella di sette anni fa. Nella mia vita sono successe così tante cose che davvero sono distante un milione di miglia rispetto a quel Danilo. Ma –e questo è bellissimo- quel Danilo lo contengo, come preziosa radice di quello che sono oggi, “con vanto d’animale”. Come musicista sono migliorato in molte cose grazie ai mie compagni di viaggio: sensibilità, musicalità, voglia d’esplorare, rigore. Ancora molto devo (e voglio) imparare, però.....

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GF: Cosa ha significato lavorare al fianco di un grande professionista come Saro Cosentino? Raccontaci tutto. Quanto ha cambiato il vostro sound?....

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DB: Ho conosciuto quattro artisti di grande levatura nella mia vita: Steward Copeland, Fernanda Pivano, Saro Cosentino e Massimo Zamboni. La qualità umana che hanno in comune è l’umiltà e la voglia d’ascoltare senza imporre la propria fama. Saro è entrato nel nostro lavoro in punta di piedi e chiedendoci  “permesso”. E’ la calma fatta persona e questo gli permette di ascoltare ed inquadrare come stanno le cose. In più non fa sconti. Se ti deve corregge o far cambiare qualcosa, non si fa problemi, che tu sia Bludeepa o Battiato. Quando ho iniziato a registrare la voce del primo pezzo del disco lui non era in studio. Io ho registrato una track molto buona, stando attento all’intonazione, alla pulizia delle parole. Poi, quando è arrivato si è seduto ad ascoltare e mi ha fatto i complimenti per l’esecuzione. Poi aggiunge: “io, però con questa take non ci faccio niente. E’ molto buona, ma qui dentro non c’è niente, non c’è il momento in cui hai scritto questo brano, non c’è l’oggetto del brano e soprattutto non ci sei tu!”. Questo ci ha fatto capire la misura della profondità e sensibilità di questa persona. Con Saro ci è trovati subito. In quel momento mi sono reso conto di quello che mi aveva smascherato. L’attenzione alla performance nascondeva la fragilità che provavo in quel pezzo. Era un’armatura, una difesa. Poi ha aggiunto: “sta a te decidere se spogliarti ed essere vero o fare una bella performance”. Così Saro Cosentino mi e ci ha conquistato. E ci fidiamo molto di lui. E’ nata, durante il disco, anche una bellissima amicizia. Ora ci si scambia consigli su libri, film, musica. E si parla molto di parecchie cose.  ....

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GF: Quali sono le vostre influenze fondamentali? Quali i dischi che preferite, in assoluto, e quali quelli che trovate inspiegabilmente sopravvalutati? Restiamo sulla scena alternative/indie rock italiana e occidentale, in generale. Picchia duro. ....

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DB: Mio Dio, siamo onnivori. Ed in quattro, quindi molte influenze. Direi che per quanto riguarda il rock internazionale ci sono i Kyuss, gli Husker Du, il grunge, i classici come Doors, Velvet Underground, Police e così via. C’è anche molto jazz, molto Coltrain e Davis, ma anche le avanguardie come Eric Truffaz o Arve Eriksen. Ultimamente io ascolto molto i Mars Volta, i God is an Astronaut, i Muse, i Placebo. Adoro la musica elettronica e quindi ascolto molto i Depeche Mode, Square Pusher, Aphex Twin, il catalogo Warp in generale. Ho scoperto Murcof. E pure Bjork, Beth Gibbons con e senza Portishead, Massive Attack. Ascolto anche musica Kawali (quella di Nusrath Fateh Alì Khann) e molte colonne sonore. E chiaramente tutta la scena British tipo The Smiths, The Cure, Joy Division etc. Io amo il suono British, da morire, che sia pop, rock o elettronica. Ma ho citato davvero poco rispetto a tutto quello che ascoltiamo. Per quanto riguarda la scena italiana io ho recentemente ascoltato quasi tutta la produzione di Fausto Rossi (Faust’O negli ’80) e lo trovo tra i più grandi in assoluto. Ci sono i classici cantautori, su tutti De Andrè, e poi gli Afterhour, i CSI e CCCP, I Massimo Volume, gli Offlaga Disco Pax, gli Scisma ( e quindi Benvegnù), i lavori di Zamboni da solista, di Maroccolo (A.C.A.U. è proprio un bel disco). A me piace anche Jovanotti, ma Maurizio lo detesta. Basile, Parente, Ginevra Di Marco, Alma Megretta, il quartetto Tarè, Agricantus, Subsonica, Bluvertigo, gli ultimi due dischi di Nicolò Fabi. Cavolo, ce n’è di bella musica qui in italia. Personalmente trovo sopravvalutati i Negramaro. Ed i Franz Ferdinand (che ho visto live come opening act per i Depeche Mode). Mi fermo, altrimenti ti tedierei a morte eheheheh.....

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GF: La canzone che avresti voluto scrivere? E quella che vorresti, invece, interpretare, come cover?....

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DB: A bruciapelo direi “Intimisto” o “Del Mondo” dei CSI e “Bellezza” dei Marlene Kuntz. E “Dream brothers”. Come cover direi....”Cuore di Vetro” o “Vedrai Vedrai” di Tenco. E “Forbidden Colours” di David Sylvian. Anche qui, in realtà ne farei talmente tante di cover, che staremmo a parlare per ore!....

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GF: Scena romana nel Duemila. Sensazioni, critiche, entusiasmi, dissenso, amicizie e inimicize. Raccontaci tutto. Si riesce a suonare? Ci sono screzi, rivalità, invidie e gelosie tra band? È cambiato qualcosa rispetto al passato? Quali sono i vostri locali preferiti, e perché? Infine: chi ha l'acustica più dignitosa, secondo voi?....

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DB: Allora, non parlerò di rivalità o inimicizie, anche perchè nessuno di noi è così addentro da poter dire qualcosa di sensato. Quello che mi preme dire è che non se ne può più di avere locali zeppi di tribute bands. La musica originale è in sofferenza per queto. Gli spazi sono pochi e quasi tutti occupati da cover bands e tribute bands che ormai hanno monopolizzato la scena. Ormai la gente vuole solo quello e non va a vedere bands di musica originale che propongono cose nuove. Mi ricordo quando al Qube sono andato a vedere i DeaSonika che presentavano il loro primo disco, quindi molto tempo prima della loro apparizione a Sanremo. Nella sala eravamo venti. La sala all’ultimo piano invece era stracolma di gente che voleva vedere una tribute bad. E’ un problema di cultura ormai...o di assenza di cultura. Ci si appiattisce sull’ascolto di cose già trite invece di stimolarsi con cose nuove. Cercare di arricchirsi. Ma sembra che questo non importi più a nessuno. A Roma si suonicchia, se mi passi il termine, ma non c’è un vero e proprio movimento culturale forte che possa farsi carico di una rivoluzione, di trascinare la gente ad eventi nuovi, a sentire musica nuova (e poi scegliere se tornare o no). Fino ad avere una “piazza” esigente che pretenda una scena artistica di qualità, non devota al “subito-facile”. Un po’ com’era Parma nei confronti dell’opera lirica. La gente assisteva ad una prima e se la qualità era scarsa non si facevano problemi a fischiare, e non solo. In questo, forse, siamo co-rei anche noi musicisti che non ci parliamo. Forse è vero, siamo immaturi da questo punto di vista e siamo troppo impegnati a proteggere il nostro orticello visto che una classe di manager ciechi e sordi ha depauperato goffamente le risorse della e per la musica in Italia negli ultimi 15 anni. Questo è un altro problema: in Italia abbiamo dei produttori, manager, discografici mediocri. Peggio che mediocri. Tant’è che oggi le risorse per nuovi artisti sono esaurite. Non si può produrre più, visto che di soldi non ce ne sono. Visto che negli ultimi 15 anni si è preferito investire in progetti pop di dubbia qualità e gusto pensando ad incassare il giorno dopo senza avere un po’ di lungimiranza e preferire il coltivare un artista alla distanza, farlo crescere, farlo maturare e poi godersi i proventi per decenni. All’inizio del secolo si è preferito il “tutto subito, facile, immediato”. Oggi si produce un singolo e se non è già un successo non si va oltre. Come può un artista essere maturo e pronto già al primo singolo? E’ comunque un discorso lungo e forse non vale neanche la pena parlarne qui ora. Anche perchè è un discorso che fa incazzare parecchio.....

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GF: Collaborate con "Emergency" di Gino Strada dal 2003. Posso chiederti come collaborate? Posso immaginare perché...  ma raccontacelo tu, direttamente. Vai.....

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DB: Molti anni fa è uscito “Pappagalli Verdi” scritto da Gino Strada. Quando l’ho finito di leggere ho chiamato la sezione di Emergency qui a Roma ed ho chiesto come poter essere d’aiuto. La cosa migliore era dare visibilità. Ci è sembrato naturale, allora, chiedere ai gestori dei locali dove suonavamo di ospitare il banchetto di Emergency. Pensiamo che la cosa più importante oggi sia l’informazione. Il mettere in circolo le idee, far sapere cosa succede. Durante un concerto, invito la gente a fermarsi e chiedere ai volontari al banchetto di Emergency tutte le domande possibili ed immaginabili. Di informarsi, di capire cosa fa Emergency, dove e come opera. Di farsi un’idea. Così, innanzi tutto vengono a conoscenza di una realtà in maniera più approfondita, e poi possono mettere insieme abbastanza informazioni per scegliere cosa fare. A me non interessa di far aderire alla causa, mi interessa principalmente che le persone sappiano; l’informazione è fondamentale. Poi rispetto qualsiasi decisione, come è giusto che sia. Emergency come ringraziamento ci ha invitati per due anni a suonare a piazza Navona per l’Emergency Day. Una bella esperienza in una cornice meravigliosa, di fronte ad una piazza gremita di stranieri. Siamo molto grati per questo.....

Oggi siamo impegnati ad appoggiare un progetto in India. E’ la costruzione di una scuola. Insieme ad un gruppo di amici che ci ha coinvolto. L’anno scorso sono andato in loco a vedere e conoscere questa realtà, e ad Agosto tornerò di nuovo. C’è molta gente che si da molto da fare nel mondo. Ma non si parla mai di queste cose in televisione. Noi musicisti possiamo, ed abbiamo il privilegio di far sapere queste cose. Per me abbiamo quasi il dovere di far sapere. Perchè abbiamo un punto d’osservazione particolare. E poi saliamo su un palco. E’ coltivare una coscienza sociale. Per me.....

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GF: Progetti, sogni e ambizioni in questo momento della vostra carriera.....

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DB: Stiamo iniziando a lavorare al terzo disco:”Il cielo arma d’amore-coloro che non vuole vedere distrutti” (testi e musiche sono fatti, dobbiamo mettere a punto gli arrangiamenti in pre-produzione). E’ un disco a cui tengo molto e che significa molto per me. Sono impaziente di iniziare. C’è molta vita dentro ed è molto denso di umana voglia di vivere. E molto di quello che abbiamo imparato in questi tre anni, dal punto di vista, musicale finirà qui, quindi sono molto curioso di vedere a punto siamo come artisti. Vorremmo poi trovare un management che ci porti in giro perchè in questi anni abbiamo fatto tutto da soli ma ora il carico di lavoro è diventato insostenibile (in più, ad ognuno il proprio lavoro!). Vorremmo continuare a collaborare con registi e visual artists come già abbiamo fatto. Personalmente mi piacerebbe ripetere un’esperienza teatrale come quest’anno. Ma il progetto principale è quello di andare a suonare all’estero. ....

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GF: Carta bianca. Impreca, saluta i fan, dì quello che vuoi.....

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DB: Niente imprecazioni, è solo uno spreco d’energia!!! Non solo invito tutti a seguirci e ad entrare in contatto con noi per discutere e confrontarci, ma anche di seguire la musica indipendente/alternativa il più possibile. Perchè è una risorsa. E poi un ringraziamento a tutti quelli che fino ad oggi ci hanno seguito e sostenuto. Ed un grazie a Lankelot!!!....

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BLUDEEPA: ....

Danilo Butcovich: voce....

Andrea Nicolè: batteria....

Salvatore Romano: chitarra.....

Maurizio Massi: basso....

E....

Saro Cosentino: chitarra, elettronica. ....

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BREVI NOTE....

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Discografia: "L’età inquieta", Blond Records, 2002; "In assoluta presenza di fragilità", 2007.....

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Il disco è stato concepito e composto nell'inverno 2005-06 tra San Lorenzo in Banale, Roma e Orvieto. È stato registrato presso lo studio "Busker" di Fabio Ferraboschi tra agosto e settembre 2006. Progetto grafico: sensibile studio di Roma (www.areasensibile.it) ....

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In rete: www.myspace.com/bludeepa        info@bludeepa.it   ....

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 ....

Gianfranco Franchi, "Lankelot". Luglio 2009. ....

Sunday, April 05, 2009 



http://www.agenziami.it/ar..ticolo/3233/Colombia+Falsi..+positivi+il+massacro+dell..a+democrazia



Fatevi un giro qua e prendetevi nove minuti per vedere il video. Date
una letta. Che bella la rete. Ha ragione Grillo. E' una risorsa
preziosa. Si può imparare molto. Scoprire molto. Può aiutare ad essere
meno ignoranti. L'informazione che in tivvù non riesco proprio a
trovare. Metto in comune. In caso non lo sapevate come me (che però
ignoro davvero molto). Capisco perchè i politici ne stanno lontani.
Statemi bbuono guagliò.


Monday, March 30, 2009 

Sto leggendo questo libricino. Mi sento di raccomandarvelo. Vi allego il messaggio dell'autore. Credo sia bene farlo.

"Cari Hermanos,
il nostro adagio "RESTIAMO UMANI" ,
diventa un libro.

E all'interno del libro il racconto di tre settimane di massacro,
scritto al meglio delle mie possibilità,
in situazioni di assoluta precarietà,
spesso trascrivendo l'inferno circostante su un taccuino sgualcito
piegato sopra un'ambulanza in corsa a sirene spiegate,
o battendo ebefrenico i tasti su di un computer di fortuna
all'interno di palazzi scossi come pendoli impazziti da esplosioni tutt'attorno.
Vi avverto che solo sfogliare questo libro potrebbe risultare pericoloso,
sono infatti pagine nocive, imbrattate di sangue,
impregnate di fosforo bianco,
taglienti di schegge d'esplosivo.
Se letto nella quiete delle vostre camere da letto rimbomberanno i muri
delle nostre urla di terrore,
e mi preoccupo per le pareti dei vostri cuori
che conosco come non ancora insonorizzate dal dolore.

Mettete quel volume al sicuro,
vicino alla portata dei bambini,
di modo che possano sapere sin da subito di un mondo a loro poco distante, dove l'indifferenza e il razzismo fanno a pezzi loro coetanei come fossero bambole di pezza.
In modo tale che possano vaccinarsi già in età precoce
contro questa epidemia di violenza verso il diverso e ignavia dinnanzi all'ingiustizia.
Per un domani poter restare umani.

I proventi dell'autore,
vale dire Vittorio Arrigoni,
me medesimo,
andranno INTERAMENTE alla causa dei bambini di Gaza sopravvissuti all'orrenda strage,
affinché le loro ferite possano rimarginarsi presto (devolverò i miei utili e parte di quelli de Il Manifesto al Palestinian Center for Democracy and Conflict Resolution, sito web:
http://www.pcdcr.org/eng/ , per finanziare una
serie di progetti ludico-socio-assistenziali rivolti ai bimbi rimasti gravemente feriti o traumatizzati ).

Nonostante offerte allettanti come una tournee in giro per l'Italia con Noam Chomsky, ho deciso di rimanere all'inferno,
qui a Gaza.
Non esclusivamente perché comunque mi è molto difficile evacuare da questa prigione a cielo aperto (un portavoce del governo israeliano ha affermato :"e' arrivato via mare, dovrà uscire dalla Striscia via mare"), ma soprattutto perché qui ancora c'è da fare, e molto, in difesa dei diritti umani violati su queste lande spesso dimenticate.

Non avremo certo gli stessi spazi promozionali di un libro su Cogne di Bruno Vespa o una collezione di lodi al padrone di Emilio Fede,
da qui nasce la mia scommessa,
sperando si riveli vincente.

Promuovere il mio libro da qui, con il supporto di tutti coloro che mi hanno
dimostrato amicizia, fratellanza, vicinanza, empatia.
Vi chiedo di comprare alcuni volumi e cercare di rivenderli se non porta a porta quasi, ad amici e conoscenti, colleghi di lavoro, compagni di università, compagni di
volontariato, di vita, di sbronza.
E più in là ancora, proporlo a biblioteche,
agguerrite librerie interessate ad un progetto di verità e solidarietà.
Andarlo a presentare ai centri sociali e alle associazioni culturali vicino a dove state.

Si potrebbero organizzare dei readings nelle varie città, (io potrei intervenire telefonicamente, gli eventi sarebbero pubblicizzati su Il Manifesto, sui nostri blog e aggiro per internet)
e questo potrebbe essere anche una interessante occasione per contarsi, conoscersi,
legarsi.
Non siamo pochi, siamo tanti,
e possiamo davvero contare,
credetemi.

Il libro lo trovate fin d'oggi nelle edicole con Il Manifesto,
e fra due settimane nelle librerie. Confido in voi,
che confidate in me,
non per i morti
ma per i feriti a morte di questa orrenda strage.
Un abbraccio grande come il Mediterraneo che separandoci, ci unisce.

Restiamo umani.

vostro mai domo
Vik"  Per ordinare online i libri: http://www.manifestolibri.it/vedi_autori.php?autor=Vittorio%20Arrigoni#


                                                                                deepoDan

Sunday, February 08, 2009 

La vostra musica

....


a cura di Pietro D'Ottavio
..



VERSO REPUBBLICA ROMA ROCK
E' iniziato il conto alla rovescia in attesa di "Repubblica Roma Rock", nel cartellone di Generazione X l'8 febbraio all'Auditorium, in collaborazione con Musica per Roma. Alla piccola "Woodstock" della musica italiana partecipano alcune band scelte tra i musicisti che hanno inviato un file-audio a La Vostra Musica e alcuni ospiti speciali di grande prestigio, nello spirito di uno scambio di esperienze tra diverse generazioni di artisti, come accadeva nei luoghi-laboratorio della canzone d'autore e del rock, dal Folkstudio al Cenacolo fino a Il Locale. Ed ecco le prime anticpiazioni sulla scaletta della maratona musicale: la scelta tra gli oltre 400 file audio spediti dai giovani emergenti a questo sito è caduta sui Bludeepa e The Shadow Line.

NUOVI TALENTI A GENERAZIONE X
Domenica 18 gennaio l'appuntamento con Generazione X ha visto protagonisti gli Smoke, solida reggae-band che viaggia con grande efficacia lungo i percorsi del suono "roots" di matrice giamaicana, con tanto di sezione fiati. Fiore all'occhiello dell'applaudita esibizione, la partecipazione di uno dei più affermati artisti del reggae italiano, Bunna degli Africa Unite che in alcuni brani ha dato vita a una "jam" di notevole impatto. In apertura, scelti dal sito di roma.repubblica.it, i BudSpencerBluesExplosion forti della grande tecnica del chitarrista Adriano Viterbini.

La quarta edizione di Generazione X aveva preso il via il 9 novembre: sul palco dell'Auditorium era salita Giulia Villari, forte delle urgenze rock di brani come "November", on line sul nostro sito. Subito dopo si era esibito l'emergente Massimiliano Gagliardi, "spalleggiato" da due testimonial d'eccezione: Sergio Cammariere, raffinato cantautore con forti accenti jazz, e Fabrizio Bosso, principe dei trombettisti jazz. ..



Il 23 novembre è stata la volta di Luca Bussoletti, che ha proposto le le sue originali canzoni presenti anche sul nostro sito. A seguire è andata in scena Chiara Morucci, forte di una vocalità di grande effetto e di un raffinato repertorio tra canzone d'autore, fado ed altri echi etnici, oltre che del supporto di artisti del calibro di Luigi Cinque e Roberto Gatto.

Domenica 14 dicembre l'appuntamento è stato aperto dai Verso Est, raffinata band capitolina impegnata sui territori della canzone d'autore, presente sul nostro sito. Subito dopo un'altra band romana sul palco: i sangugni Raretracce, forti di un solido rock con profonde venature di musica nera. A fare da testimonial Roberto Freak Antoni, uno dei padri del rock demenziale con i "suoi" Skiantos, in questo caso affiancato da Alessandra Mostacci in una performance dal gusto acustico, tra vecchi successi come "Sono un ribelle, mamma" e frammenti dal nuovo progetto sulla musica contemporanea, sempre in chiave ironica. Gran finale con Raretracce e Freak Antoni sul palco.

Domenica 21 dicembre l'apertura è stata affidata ai Diuesse, forti di un originale approccio alla canzone d'autore, ascoltabile on line sul nostro sito. A seguire la band degli Equ ha proposto dal vivo le canzoni del nuovo album "Liquido", lavoro di grande interesse tra rock, canzone e spunti progressive. In alcuni brani, come "Il pendolo", alla formazione si è affiancato un ospite molto speciale: l'attore Claudio Santamaria, che non hai mai nascosto la sua passione per la musica (ha pure condotto l'ultimo Concerto del Primo Maggio e ha vestito i panni di Rino Gaetano). La nuova stagione de i concerti di "La Vostra Musica" era iniziata con il "prologo" affidato allo speciale Martelive di Ottobre, protagonisti i travolgenti Nobraino, il rock degli Eva Mon Amour (diretta derivazione dei Cappello a Cilindro), i Petramante e, direttamente dal nostro sito internet, Massimiliano Ambrosi...
Sunday, January 25, 2009 
"Apparentemente esistono molte possibilità di eludere il problrma della
solitudine: il sesso, le droghe, l'alcool, la fuga nel divertimento...
L'aspetto tragico è che l'illusione di unità e di sicurezza svanisce
non appena si esaurisce l'effetto del rimedio impiegato. A questo punto
la disperazione emerge più forte di prima.

La separazione fa affrontare il desiderio di amore e di dedizione. Ecco
perchè l'uomo, all'inizio, si aspetta che questo anelito venga
soddisfatto dall'esterno. Il bambino proietta questo desiderio ardente
sulla madre e sul padre, com'è naturale. Il ragazzo lo proietta sulla
ragazza che ama e la giovane donna sul suo ragazzo. Un bel giorno,
però, l'essere umano si rende conto che il suo o la sua partner non
possono appagare ciò che il desiderio gli aveva fatto credere. Tale
proiezione si compie nei confronti di ogni oggetto possibile ed
immaginabile: una casa di proprietà, una macchina nuova, un lavoro più
prestigioso, un aumento di stipendio, la prossima vacanza, ecc.
Qualcuno è talmente cieco da continuare a rimanere invischiato nelle
sue proiezioni per tutta la vita alla ricerca di un appagamento, senza
neanche accorgersene.

Le proiezioni sono qualcosa di naturale e costituiscono un'energia
psichica preziosa. Sono una componente essenziale della nostra
condizione umana. Tuttavia è importante riuscire a smascherarle
tempestivamente per scoprire qual'è in ultima istanza il messaggio che
intendono comunicarci. Ad esempio le fantasie sessuali, di solito, non
sono altro che il desiderio di superare il senso di separazione, di
raggiungere la totalità. Ecco perchè non dovremmo reprimerle e
rimuoverle quando emergono con forza. Spesso, del resto, non siamo
neanche in grado di controllarle. Sicuramente in questo caso il
cristianesimo ha sbagliato consigliando di rifuggire al più presto da
queste fantasie, o giudicandole tutte comunque negative."



(tratto da: "L'essenza della vitail risveglio della consapevolezza nel cammino spirituale-" di Willigis Jager, ed.LaParola)

tra le orecchie: "Praise"&"Darkest Dreaming" (D.Sylvian); Sigur Ross; "Sanson Ki Maala Pe Simrun Main" (N.F.A.Khann).

tra le mani: "L'essenza della vita" di W.Jager

tra le tempie: 38.6



Tuesday, December 30, 2008 

i BLUDEEPA, grazie al supporto e all'impegno dei ragazzi della SENSIBILE (www.areasensibile.it), hanno pubblicato il video del brano "Tempo Meccanico" su QOOB TV...

andate su questo link: http://it.qoob.tv/video/clip_view.asp?id=8640

e...rimaniamo in attesa delle vostre opinioni.

 

Saturday, October 25, 2008 
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stasera “ci sono scoppi nel cielo...non tuoni”

stasera lo sconforto si chiama pioggia...

ed è schiantato in mille gocce....

stasera “ci sono scoppi nel cielo...non tuoni”

stasera la felicità si chiama pioggia

ed è moltiplicata per mille gocce...

stasera “ci sono scoppi nel cielo...non tuoni”

stasera la noia si chiama pioggia...

e scivola via in mille gocce...

stasera “ci sono scoppi nel cielo...non tuoni...”

la vita può essere meravigliosa

mai ferma come le mille e mille gocce

s’è fatta nuvole a tirare in su il naso dei bimbi...

e poi a cadere per dare vita da vita...

come scoppi nel cielo...non come tuoni...

senza una richiesta precisa...

senza una preghiera precisa...

il mio viaggio è scoppio nel cielo...non tuono...

quello è nel cuore e nelle scarpe...

il mio viaggio è schianto nella mia vita...

la mia vita schianta nel mio viaggio...

lo porta da altre parti...

stasera “ci sono scoppi nel cielo...non tuoni...”

e gli occhi che ho visto si chiamano pioggia...

puliti come la pioggia -come la pioggia freschi

stasera “ci sono scoppi nel cielo...non tuoni...”

stasera il sobbalzo del cuore si chiama india...

e fa scoppiare immagini e tuonare suoni...

piove su roma

“ci sono scoppi nel cielo...non tuoni...”

nel cielo...

nel cielodentro...


nelle orecchie 'quando se non ora' (da:'l'inerme è l'imbattibile' di Zamboni Massimo)


deepoDan

Monday, October 20, 2008 

.... m'è venuta in mente questa canzone che adoro:

Vita in te ci credo
le nebbie si diradano
e oramai ti vedo
non è stato facile
uscire da un passato che mi ha lavato l'anima
fino quasi a renderla un pò sdrucita
Vita io ti credo
tu così purissima
da non sapere il modo
l'arte di difendermi
e cosi ho vissuto quasi rotolandomi
per non dover ammettere d'aver perduto
Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
ma la sofferenza tocca il limite
e cosi cancella tutto e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
siamo angeli con le rughe un pò feroci sugli zigomi
forse un pò più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore, che raggiunge chi lo vuole respirare
Vita io ti credo
dopo che ho guardato a lungo, adesso io mi siedo
non ci son rivincite, nè dubbi nè incertezze
ora il fondo è limpido, ora ascolto immobile le tue carezze
Anche gli angeli capita a volte sai si sporcano
ma la sofferenza tocca il limite e cosí cancella tutto
e rinasce un fiore sopra un fatto brutto
siamo angeli con le rughe
forse un pò più stanchi ma più liberi un pò feroci sugli zigomi
urgenti di un amore, che raggiunge chi lo vuole respirare.
('Vita' di Dalla L.-Morandi G.)

....a volte si ritorna a respirare.


deepoDan


Friday, October 17, 2008 
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L'uomo sogna di volare...
Guardare dall'alto,
planare sul mare
Che si trovi su un aereo
o in un grande appartamento
sui gradini di una chiesa
nella favela di Candeal
L'uomo sogna di volare
E scrive sui muri
noi siamo tutti uguali
ma prega nel buio:
la sorte del più debole...

non tocchi mai a me

come diventa facile
voltarsi e non guardare giù
come diventa facile
pensare non è colpa mia
come diventa facile
ma tutto quello

che può dire un uomo è...

L'uomo sogna di volare...
Guardare dall'alto,
planare sul mare
L'uomo ha voglia di cambiare
Ma non sa più come fare
L'uomo ha voglia di cambiare
Ma non sa più cosa fare
L'uomo sogna di volare

E allora...
Partenza, decollo,
non c'e' nessun controllo
Di scatto riparto,
Ci sono cose che volevo...
ma non ti ho detto mai

come diventa facile
voltarsi e non guardare giù
come diventa facile
pensare non è colpa mia
come diventa facile
ma tutto quello

che può dire veramente un uomo è...

non fate come me

non fate come me

('L'uomo sogna di volare'- Negrita-)


metto questo testo perchè non c'è niente da fare. il volo è l'unica aspirazione. e certe volte ci si incaglia da soli. ma altre no. altre sono le definizioni delle persone che zavorrano. chi continua a vedere solo un turista tipo un americano a parigi. che passa così sulla vita. come quello che frequenta solo mecdonald. mangia solo così. esperienze da bravo ragazzo. questo è il suo modo di vivere. null'altro. senza la capacità di una profondità infinita che arriva. senza la forza di spostare una frontiera. l'uomo sogna di volare. ed un altro lo inchioda a terra. si ma lo zaino è pieno di rabbia. d'amore non è capace -forse non lo sai che quei giorni non tornano più. ormai s'è fallito questo esperimento di psicologia d'avanguardia umana. ma come faresti? non hai mai fatto una vera esperienza. l'uomo sogna di volare. però c'è chi insiste senza guardare. ma quale esperienza...solo un bravo ragazzo educato. l'uomo sogna di volare. guardare dall'alto planare sul mare. ma le correzioni della vita le devi mettere per iscritto. l'uomo ha voglia di cambiare. ma fuori rimane sempre la figurina di un turista tipo americano a parigi con un bigmec in mano. un'immagine che sparirà solo con la testa ed il cuore serviti su di un vassoio. intanto

l'uomo sogna di volare...

ma tutto quello che può dire veramente un uomo è...

non fate come me...


non fate come me.


deepoDan

nelle orecchie:

rimbomba amarezza.  un po' di sconforto. in assoluto silenzio.



Tuesday, October 14, 2008 
'[...]. ..................

non parlare è come una forza.è come sfuttare il peso altrui come nel kendo. noi sfruttiamo il peso dell’assenza di suoni. avverto molto però. come in queste due settimane. in cui ho parlato poco. ascoltato e guardato e sentito e odorato molto. ho messo in cameraraggix la mia anima e l’ho passata attraverso. mentre nella stanza a fianco passava l’india in questa c’erano onde di raggi. e in una terza stanza-che io credo sia cuore, ma non lo so per certo- la lastra definitiva.ora qui ci si guarda intorno. personepersonepersonepersone. belle. brutte.interessanti. con visi assurdi. pazzeschi. non ascolto musica da due settimane. ho cantato a cappella nel massimo dell’imbarazzo che potessi avere e sostenere. davanti a suore. davanti a bambini. davanti a ragazze. davanti a bambine orfane trovate nella giungla.“conosco un cocomero tondo tondo, che voleva essere il più bello del mondo, e per poter tutti gli altri superare un bel dì si mise a volare”. e dietro giuseppe a mimare la canzone. davanti i bambini ad imitare giuseppe che mima la canzone divertiti. ora in questa visitors laung torna tutto su in ordine sparso. effetto birra “de fiscerching” (ma che nome è per una birra? è pure lo sponsor di una compagnia aerea). per primo torna su un sentimento d’amore. che continua a farmi visita sotto forma di persone che sto perdendo, che ho già perso. ma anche di nuove che trovano spazio per entrare. in due settimane di freims di visioni scabrose e visioni tenerissime, non un momento l’amore èstato latitante. in modi diversi. in percorsi altri. storti. imprevedibili.alla fine s’è sempre fatto vivo. non potrò amare quella persona che rovista nella spazzatura ma per riverbero lei mi ha aiutato ad essere più scarno. più umano. più silenzioso. e le parole ed il fiato me l’hanno tolti una bambina di meno di un anno che mi fissa negli occhi. e ride. mentre l’imbocco. goffamente.occhi neri, profondi, semplici che contengono tutte le risposte. che non hanno nulla e nessuno perchè sono stati abbandonati. che sono facili da raggiungere.basta abbandonarsi all’onda. l’importante è voler usare il proprio serf migliore. e quella bambina m’ha trovato dalle suore di madre teresa di calcutta. nel posto più semplice ed arreso del mondo. puoi essere un menager,un cantante, un boss della malavita, il presidente della maicrosoft un impiegato della regione. dentro quegli occhi non serve a nulla. li dentro conti solo per la quantità d’umanità che riesci a tirare fuori. conta solo il saper scendere nel profondo e tirar fuori quel bambino che balla il rocchenrol col suo amico prima di partire per la colonia a dieci anni. sbragare tutte le impalcature. tutta la ruggine. tutti gli strati. tutti i sedimenti di ere geologiche. di glaciazioni continue. per coprire ferite. dentro quegli occhi tutte le ferite si distendono. si raddrizzano le storture. perchè non hai scelta. hai in braccio un cucciolo di meno di un anno che ti guarda. ride. ed ècompletamente abbandonato te. scommette sulla tua umanità che sta li. da qualche parte è arrivato a vederla. ché i bimbi ci vedono lungo. là dietro ha visto il rocchenrol. e sigilla tutto col ruttino post mangiata! sic et simpliciter.'


tratto da: 'Indiario: ovvero come sono tornato dall'India e non ho sfasciato il gruppo come fecero i Beatles' (deepoDan, 2008, ed. 'tenemosepemmano'.)


deepoDan
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