Status: Single
City: Piacenza
State: Piacenza
Country: IT
Signup Date: 4/12/2006
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Sunday, September 09, 2007
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Prendete Musica per Bambini, lanciatelo a 360 km/h contro le Cocorosie all'interno del Blu Note.
Ora prendete il risultato musicale di questo impatto genetico e mettetelo in una cabina telefonica a Londra insieme a The Dresden Dolls. Fate saltare in aria la cabina telefonica.
Riassemblate musicalmente questa detonazione musicale, e mettetela nella stanza dei meccanismi a carica insieme a Syd Barrett.
Il risultato si chiama Big Saloon, ed è un ottimo risultato. Una ridestrutturazione melodica pizzicata di genialità e accarezzata dalla voce di Beatrice.
L'intensità creativa di quest'album è udibile dalla prima all'ultima traccia dell'album, da "bread and puppets, passando per "monster munch", tutto stupisce e incanta, e l'effetto finale è simile a quello che si proverebbe a girare per i colli bolognesi con gli amici, in una serenissima giornata di sole, strafatti di Lsd. Senza correre il rischio di cadere in bad trip.
Un prodotto davvero notevole, la cui punta massima si tocca, a mio parere con la traccia "hi! goodbye!".
E il pifferaio alle porte dell'alba sorride..
Edoardo fiume po
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Sunday, September 09, 2007
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Devo ammettere di aver "vivisezionato", passatemi il termine, questo cd.
Nulla da dire, per quanto riguarda la qualità tecnica sia di esecuzione che di registrazione del suddetto lavoro.
Ottime canzoni, ben elaborate che presentano gustose chicche per gli amanti del genere d'oltre manica. Dopo un primo ascolto si ha l'impressione che Ante abbia intuito la formula perfetta, tipica del brit pop più puro, con un occhio di riguardo ai maggiori esponenti alla scena pop americana.
A tratti,però, questa magica formuletta risulta predominante nella scelta stilistica delle canzoni; sembra infatti che l'autore piacentino sia ancora lievemente frenato nel proporre idee tipicamente proprie
E' decisamente perfetta come colonna sonora per un viaggio on the road tra le pianure inglesi, ma quello che resta ancora poco chiaro all'interno di questo progetto è l'idea chiave che l'autore vuole trasmetterci.
Con questo lavoro Ante dimostra di avere tutte le carte in regola, il + è che non cada nella "gabbia" che a volte i generi tendono a prestabilire. Solo un piccolo appunto per un album decisamente buono, molto orecchiabile, che riesce a trasmetterti il buon umore, e le sensazioni tipiche del genere, con vaghi approcci tweet e shoegaze, ricco di influenze importanti come Stone Roses , Smith, per arrivare al più recente Badly Drawm Boy.
Decisamente un ottimo inizio!
Efesia
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Sunday, September 09, 2007
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Monkey Louise è un disco, composto da cinque tracce, dei piacentini The Willet.
Un'opera che rimanda molto al sound degli anni novanta, dal rock alla scena di Seattle fino a certo punk leggero che ricorda per certi accenti i Jawbreaker.
La musica è ben curata e condita da un ottima presenza vocale, la quale merita a mio parere una citazione davvero positiva per l'interessante timbro che a tratti riporta al calore vocale di Eddie Vedder dei Pearl Jam (soprattutto nell'ultima traccia del disco intitolata Mary Lee).
Per quanto riguarda singolarmente i pezzi segnalo il pezzo di apertura Leech: una "ballata" rock con un sottilissimo retrogusto nostalgico del Lou Reed degli anni settanta.
La terza traccia ha un tiro molto deciso e credo posa essere decisamente il pezzo del gruppo da ascoltare in macchina, è qui che mi viene il riferimento ai Jawbreaker (segnalo anche un inizio molto in stile Placebo).
Fill Your Lungs è la quarta canzone, intrigante riff di chitarra elettrica ad introdurre il canto caldo e soffuso per poi esplodere in un ritornello piuttosto gioioso e primaverile.
Il disco si chiude con la ballata Mary Lee, la quale sembra essere un omaggio musicale ai Pearl Jam, per la somiglianza dello stile, un pezzo davvero gradevole.
Un buon disco, soprattutto per la scelta di un genere orecchiabile, caldo e di stomaco, roba che di questi tempi, era di elettronica varia e dj set, stava decisamente cominciando a mancare.
Voto 7+ Senza peccato di presunzione
Andrea Poggi andresmontenegro@email.it
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Sunday, September 09, 2007
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«Amate la libertà come l'aria»: con queste parole, il Presidente dell'A.N.P.I , conclude il proprio discorso, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile che si sono tenute in Piazza Cavalli.
Finalmente, annunciati dai cori partigiani intonati dalla folla presente in piazza, salgono sul palco i Modena City Ramblers, dando vita ad uno spettacolo memorabile che resta un ricordo indelebile nella mia memoria. Attimi intensi, vissuti con gioia e passione in quella alchimia che i Modena sanno regalare al loro pubblico, portando sul palco esperienze, ricordi ed emozioni in una musica dall'impronta smeraldina, giocando con echi orientali e contaminando con rock punk e reggae, trasmettendo messaggi importanti che - grazie alla loro trasposizione musicale - recuperano forza e pervadono i nostri animi.
Difficile non farsi trascinare da questo vorticoso spettacolo regalatoci dalla band romagnola, che ha intervallato brani storici e pezzi nuovi. Sembra ormai lontana l'ombra del vecchio frontman Cisco Bellotti, sostituito dalla carica "danzereccia" dell'accoppiata Dudu e Betty.
Dopo il lungo concerto abbiamo approfittato delle energie residue di Dudu (Davide Morandi) per fare una piacevole chiacchierata. Si è parlato del nuovo disco, e del titolo così emblematico (Dopo il lungo inverno) legato all'abbandono della band da parte di Cisco: «a chi lo acquista parla della ciclicità delle stagioni, del susseguirsi di periodi positivi e negativi. Esprime poi l'idea di rinascita del gruppo dopo l'uscita di Cisco, ma può anche essere letto come un'impressione di miglioramento della situazione politica, sociale e umana mondiale, oltre che nazionale. Che possa essere di buon auspicio, insomma…».
Riguardo a Cisco, invece, parlando a titolo personale e di tutta la band dice: «è stata dura ricominciare, sebbene la separazione consensuale non abbia avuto strappi. L'ingrediente segreto è stato senza dubbio l'entusiasmo, scontato da parte mia e di Betty - lanciati verso una nuova avventura - meno da parte degli altri, grandissimi dopo quattordici anni a recuperare una grinta da ragazzini alle prime armi».
I Modena, in Piazza, il 25 aprile… non si poteva non chiedere a Dudu quale sia il senso, oggi, di continuare a veicolare certi messaggi, specie per un gruppo tradizionalmente "resistente": «è più che mai importante. C'è in atto un cambio generazionale, ai nostri concerti ci sono molti giovani che si stanno formando una coscienza civile e sociale e noi in questo modo ci accolliamo anche una certa responsabilità. Riteniamo sia davvero fondamentale recuperare la memoria anche se forse oggi servono parole nuove e certi slogan hanno ormai fatto il loro tempo».
A proposito di questo, però, i Modena sono stati più volte criticati per un eccesso di retorica, se non di populismo. «Può darsi che sia capitato, o che sia parso così – taglia corto, Dudu -. Facendo musica folk, che deve parlare al popolo, usiamo un linguaggio popolare che, spesso, per sua natura comprende messaggi o parole retoriche. Non è necessariamente sempre sbagliato usarli, in base anche al contesto e al modo in cui vengono proposti».
Ma veniamo ora a questa realtà piacentina!
Infatti, ad aprire la serata, ci ha pensato la carica esplosiva della nostra orchestrina hardcore per eccellenza, gli Haulin'ass che, nonostante i problemi tecnici, sono riusciti a regalare una buona performance: tra gli aficionados e non, presenti in piazza, riecheggerà sino alla performance dei Deportivo LB il ridondante ritornello di Mandolinus, canzone di punta della band piacentina. Da sottolineare la grandi doti di intrattenitore del grande Fonta (alla voce) che, con savoir faire e nonchalanche, riesce a schivare ogni inconveniente tecnico e a trasportare il pubblico nel magico mondo Haulin'ass.
Ottima esibizione per gli altri rappresentanti della Piacenza che suona, i Deportivo La Bonissima, che hanno portato sul palco uno show davvero di gran classe, trasmettendo al pubblico emozioni e riflessioni importanti. Decisamente interessante la collaborazione con Claudia Nicastro (voce) e da sottolineare l'ottima rivisitazione di Fischia il vento, uno dei momenti più intensi del loro live.
Che dire... peccato per chi è arrivato dopo!
Efesia e Piè
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Saturday, May 12, 2007
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I klaxons,nuovo ruvido trio londinese in questo album d'esordio porta con sè una ventata di aria nuova,propone infatti idee di interculturalità tra generi decisamente innovative e per questo un'ottimo trampolino di lancio per susseguire la loro cariera in modo entusiasmante. Il loro singolo di esordio "Atlantis to Interzone" ti cattura in un vortice acido pronto a trasportarti nei migliori ambienti rave del momento.Decisamente interessante e a tratti ipnotico, questo singolo incarna perfettamente l'ideale della nuova voce giovanile che si sta risvegliando in europa. Il loro approccio electroclash risfocia in ampia parte su "Totem on the timeline"e nella traccia "Forgotten Works" dove l'assonanza dei cori,uno dei tratti caratterizzanti di questo team, risulta decisamente convincente,ottimo caronte e, fido compare per la scoperta di questa nuova realtà che l'ascoltatore si trova ad apprezzare; a volte spaesato tra il minimalismo, il grime e gli influssi post-punk presenti in questo disco,punta di un iceberg in piena evulozione. Da notare la capacità del gruppo nel riuscire ad abbandonare ritmiche + ostiche per raggiungere una differente sensibilità.All'interno delle tracce "golden Skans" e "It's not over yet",ne troviamo un ottimo esempio tanto da considerarle punte di diamante di "Mynths of the near future".Titolo deliberatamente tratto dal omonima raccolta di racconti di JG ballard.Grande scrittore di Fantascienza a cui si ispira inoltre l'antefatto della loro storia,e la loro sfida musicale riassunti nella traccia "fours horsemen of 2012", inno finale dell'album. Buon ascolto
Efesia
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Saturday, May 12, 2007
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Iniziamo la nuova stagione 29100 con la riapertura delle recensioni degli album e demo vari. Per la prima volta su 29100 L'album Dividing Opinions dei Giardini di Miro verra analizzato con due recensioni in quanto il cd ,dalla sua uscita ( 22 gennaio 2007) , ha diviso il pubblico e i fan dei GDM in due parti. I nostri recensori si sono immedesimati nelle parti, hanno analizzato i contenuti cercando di dare risposta alle scelte del pubblico indipendente. Buona lettura.
Recensione di Clode
Sono passati quattro anni da Punk…not diet, e finalmente arriva l'ultimo cd dei post rocker reggiani. E' un album che si vuole presentare come impegnato in tutti i fronti ( e si vede già dalla copertina che rimanda agli scontri avvenuti a Reggio Emilia nel 1960 quando furono uccisi 5 operai dalla polizia durante una manifestazione): da quanto hanno affermato i musicisti stessi non si può essere insensibile a ciò che ci accade intorno, non vale più la regola del chi fa musica resti solo nell'ambito della musica. E da qui il titolo, Dividing opinions: opinioni che dividono, in tutti i campi. Come sembra si sia diviso il pubblico del gruppo riguardo questo nuovo lavoro. Certo, ci sono novità che saltano subito all'orecchio di chi ha già provato su pelle le sonorità dei giardini di mirò: innanzitutto risulta più cantato. Si sono già sprecate tante parole a riguardo all'uso delle voci, ma devo dire che il risultato delle prove di "punk…not diet" non delude, parti vocali forse un tantino abbondanti per chi è abituato allo strumentale avvolgente, ma tutto sommato ben bilanciato col resto. Ovvio. è una voce tipica della scena indie, un poco stonata, ma a cui quasi non ci si fa caso. E poi sfumature più rock:già dal primo pezzo, che scuote quasi come per risvegliarti da un lungo silenzio, mantenendo il tono con Cold perfection con una seconda parte che esplode in elettronica e anche se ho sentito alcuni preferire la batteria pura e semplice questa è perfetta: raggela e ti fa sentire dentro un quadro di Hopper, ti immerge in un inverno gelido notturno e innevato. Per chi è fan d'annata noterà sicuramente July's stripes ,pezzo che richiama molto i lavori precedenti; in particolare quelli di "Rise and fall of academic drifting", un esplosione di malinconia e romanticismo. Poi si passa ai due ( a mio parere) pezzi forti dell'album: Spectral woman, una ballata perfetta per un ipotetico nuovo singolo; e "Broken by" : primo singolo che già dalla prima volta che lo ascolti ti rimane dentro e ti lascia un sapore amaro, come se ti mancasse qualcosa, come se qualcosa dentro si fosse spezzato. È l'apice dell'album. Si torna poi un poco in calare con Clairvoyance, dai toni soffusi dove ancora abbonda l'elettronica e i violini, e ti perdi nella voce suadente di Kaye Brewest, anche se nella seconda parte perde un poco della sua dolcezza. Sicuramente un altro grande pezzo che fa tornare alla mente Last act in Baires di Punk…not diet, almeno per il brivido che ti corre appena senti cantare. Per finire con Petit Treason, ancora una volta prova cantata per i reggiani che dopo un inizio nel loro stile caricano sul ritmo e Donadello alla batteria da mostra di sé.Chiusura in cerchio per il cd riprendendo la strofa di apertura di Dividing opinions. Certo, questo è sicuramente un buon cd, anche dal punto di vista dei suoni; in ogni caso per chi non li conoscesse ancora è meglio che prima ascolti Punk..not diet, dove emerge la vera natura dei giardini. È stato il loro album più riuscito,a mio parere. Per concludere la mia opinione è che non si può pretendere che un gruppo rimanga ancorato ai suoi di inizio carriera, soprattutto se per come loro, calca i palchi già da dieci anni. E nonostante le dividing opinions a riguardo dell'ultima produzione nulla ci vieta di affermare con certezza che i Giardini sono la colonna portante della scena post rock italiana.
Recensione di Andrés Montenegro Il nuovo lavoro dei Giardini Di Mirò esce a quattro anni di distanza dal precedente Punk… Not Diet! che riscosse al tempo molteplici apprezzamenti soprattutto dal pubblico di nicchia della cosiddetta scena indipendente italiana. Dividing Opinions è il titolo del disco del gruppo reggiano che pare dirigersi verso soluzioni melodiche più "pop" (ma non fatevi ingannare da questo termine); soluzioni melodiche che valorizzano in maniera netta i riff di chitarra che hanno da sempre contraddistinto il sound della band di Reggio Emilia. L'album si apre con il pezzo che da il titolo all'album: dividing opinione, una barriera di suoni distorti abbastanza insolita rispetto alle precedenti canzoni che sembra dare l'idea di un cambio di stile, di una virata della band verso qualcosa di più grezzo; invece con la seconda canzone, cold perfection, ecco un esempio dei vecchi Giardini Di Mirò che tutti conosciamo: i classici "giri post rock all'italiana" prendono campo ed entrano in circolo in maniera decisa a una velocità di esecuzione comunque maggiore rispetto alle abituali ballate del passato, fino ad arrivare al finale del pezzo dove entra l'essere etereo del gruppo con un inserimento di elettronica soffiata e chitarre malinconico paranoiche sfregate con sonnolenza degne di "Punk… Not Diet!". La terza traccia, embers, è quella che mi lascia più stupefatto (direi in maniera piuttosto negativa) dove "sento" arrivare sonorità paragonabili a quelle di un'altra band della cosiddetta scena indipendente italiana: gli Yuppie Flu… una canzone che appare senza capo né cosa, una leggera virata verso un qualcosa che non si riesce a capire bene… le chitarre reggono bene l'urto del cambiamento ma sembrano comunque inespresse fino ad arrivare al solo finale "monocorda" piuttosto frettoloso che sa molto di minestrina riscaldata. Con la quarta canzone si torna a qualcosa di più ricercato (anche se usare questa parol appare forse eccessivo): july's stripes riporta l'ascoltatore a velocità moderate, chitarre essenziali, piccole pause e un accattivante violino nella parte introduttiva… nel corpo centrale del pezzo ecco un cambio di tensione… tensione che si alza ed esplode dando una sensazione di trovarsi nel mezzo di una situazione caotica e ben poco gestibile; sicuramente uno dei pezzi che più mi ha impressionato positivamente di questo disco. Specatral woman è la quinta traccia dell'album e molto aficionados della band saranno a conoscenza quantomeno del riff iniziale che per diversi mesi ha dato suono al sito web ufficiale della band: una malinconica ballata, molto semplice ma apprezzabile da ascoltare in una domenica pomeriggio dopo pranzo. La sesta canzone intitolata broken by è un pezzo che potrebbe piacere ai molti "amici dei giardini", un pezzo carino che comunque rimane sempre sull'onda solita dei precedenti, quantomeno per la ritmica e le chitarre, che con l'andare avanti del disco cominciano a risultare un po' troppo ripetitive… Clairvoyance, settima traccia… si apre con un battito di cuore amplificato e un cantato femminile che probabilmente nelle intenzioni voleva risultare soave ma che appare piuttosto greve, comunque apprezzabile: un pezzo di buona fattura, chitarra acustica a reggere il tutto e base elettronica, anche in questo caso soffiata, violini accennati e sonnolenti (nel senso positivo del termine). Self Help mi riporta a qualcosa del primo lavoro dei Giardini Di Mirò e addirittura a qualcosa dei Songs:Ohia di Jason Molina… una ballata carina a metà, forse un po' annoiante… Il disco si chiude con la nona e ultima canzone: Petit Treason irradia suoni pre-registrati elettronici o d'ambiente… con una leggerissima voce soffocata e plasticosa (bella idea comunque)… il pezzo prende piede poi con l'entrata in campo della ritmica e delle chitarre sempre più essenziali ma un po' troppo monocorda in certi momenti… una canzone che comunque risulta gradevole e chiude l'album con sensazioni di non troppo entusiasmo… Non riesco a capire se i Giardini Di Mitò volessero svoltare verso qualcosa di diverso… se così fosse l'intenzione è riuscita per metà… e fallita per metà… un disco comunque abbastanza gradevole che non credo possa essere salvato nei migliori sfoderati dal gruppo reggiano. Questione di gusti… a mio modesto parere i Giardini Di Mirò in questo album non danno una gran scossa emotiva… un disco che sento abbastanza freddo e probabilmente incompleto… sarà un momento di passaggio? Andrés Montenegro
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Saturday, May 12, 2007
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Primo demo per questo quartetto piacentino che è già sulle scene della provincia da qualche tempo e che quindi hanno già avuto modo di farsi conoscere. Devo dire che la prima cosa che ho pensato quando ho acceso lo stereo è stato: oh, un ritorno al rock'n'roll degli stray cats…senza contrabbasso però. Rockabilly rumble è sfiziosa e divertente col suo ahahah ripetuto dalla baldanzosa voce dello Stè, e Bikini dream è il loro "pezzo forte", canzone romantica sempre sui toni sixties che insieme al sopra citato è il più riuscito del demo. In finale la canzone nascosta, un simpatico medley che parte col ballo del mattone. Da ballare tutto, soprattutto durante un live. Anche se risulta alquanto incerto soprattutto nelle chitarre, anche il basso a volte sembra perdere il giro e non riuscire a stare a passo con gli altri strumenti . Però, è c'è un però, nonostante questi ragazzi abbiano buone idee, ancora devono riuscire a metterle in pratica al meglio. Le voci risultano spesso fin troppo acute e strozzate; in Obsession addirittura al limite dell'isicurezza, così come le doppie voci piuttosto invadenti. Potevano metterci più grinta in questo pezzo, perché lo meritava. Buono l'inizio di I love you little betty boop, ma poi la voce sovrasta troppo batterie e chitarra, troppo pulita per questo grezzo rockabilly, il giro di basso buono, ma si perde durante l'assolo in sottofondo. Si sente la mancanza di una voce più rude , insomma una voce da fumatore che fa sempre vintage. Oppure qualcosa di più Elvis, meno strozzato. Insomma l'imperativo dovrebbe essere: sistemiamo la voce prima di tutto. E più decisione, non deve suonare soltanto piacevole da sentire in sottofondo, deve darti una bella scossa. Non basta rifarsi solo sui live, sempre apprezzati comunque. In conclusione, 5 pezzi tutti sui 2 minuti andanti, buona cosa per questa musica che non ha troppe pretese, che vuole essere un divertimento prima di tutto. Tanta strada da fare, per dei ragazzi con delle idee in testa che non sono il solito punk rock tanto in voga nella Piacenza emergente , ma che tuttavia non riescono ad uscire dalla spirale del già sentito. Speriamo i prossimi lavori diano quel tocco di colore e originalità in più che non guasta. Clode
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Saturday, May 12, 2007
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Noema, uno di quei nomi che non gira poi tanto spesso nel Piacentino, e non se ne capisce bene il perché. Che preferiscano rimanere "nell'ombra" o magari rivolgersi ad altre piazze? Fatto sta che hanno rilasciato questo promo (marzo 2006) di cui vado a parlarvi. Il demo, di soli tre pezzi, si apre alla grande con In Your Brain che ci sputa in faccia cattiveria e voglia di spaccare con un tipico fraseggio di matrice Audioslave che mette subito le cose in chiaro: i Noema non hanno tempo da perdere in arrangiamenti complicati o soluzione particolarmente ricercate, a favore di un'immediatezza che, nel loro caso, paga. La voce di Elisa si staglia su una strofa dal sapore funky (peccato che i suoni di basso e chitarre rimandino a tutto meno che a questo) e guida l'incedere del pezzo che sfocia nell'efficacissimo refrain che chiude quello che, a tutti gli effetti, si dimostra come l'episodio meglio riuscito del disco. Aptitude, secondo brano della tracklist, parte con sbilenche atmosfere di chitarra che disegnano con toni scuri il percorso sul quale Elisa dimostra di saperci fare anche con un mood più soffuso. Il ritornello rimanda con forza ai Guano Apes ma sfortunatamente non risulta particolarmente efficace e non rimane impresso nonostante l'aggressività profusa dall'ensemble. Un pezzo che non ricorderemo. E' evidente che i Noema hanno tenuto il meglio per ultimo e le chitarre acustiche di Slowly non tradiscono le aspettative. L'ultima traccia è l'ennesima conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che le idee e l'energia non mancano ai Noema, che devono però smussare ancora qualche angolo in fase compositiva e uniformare il muro di suono che sostiene le linee vocali. Un discorso a parte merita la produzione del promo in questione, registrato all'Elfo Studio, ben noto ai musicisti piacentini. L'impatto iniziale è decisamente positivo, c'è compattezza nel mix, benché le chitarre distorte che siamo abituate a sentire in dischi del genere siano lontani anni luce dalla pastosità di queste..scelta o necessità? Il basso, sempre molto presente, è la nota stonata di questa produzione, non dialoga come dovrebbe con la cassa e non avvolge il panorama stereofonico quando ce ne sarebbe veramente bisogno (vedi la strofa di In your Brain). La batteria è buona anche se sempre un po' indietro, mentre la voce è fuori quanto basta per apprezzarne tutte le piacevoli sfumature ed è ripresa veramente molto bene. Tirando le somme, un master di tutto rispetto per l'entità della pubblicazione, che non ha nessuna pretesa se non quella di rappresentare i Noema e la loro proposta, in attesa di un disco vero e proprio. E magari di qualche live in più.Cristiano Sanzeri - ego_drama@libero.it
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Tuesday, April 24, 2007
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Per celebrare il sessantaduesimo anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo l'associazione Lanterna Magica per il quarto anno consecutivo ha organizzato una bella manifestazione culturale che ha compreso (oltre ai consueti banchetti informativi tra i quali anche quello della sezione piacentina di Emergency) la presentazione dell'ultimo libro di Ermanno Mariani intitolato Piacenza Liberata condito da letture cosiddette "resistenti" e dal consueto pranzo partigiano all'aria aperta nella accattivante cornice di Piazza Colombo in Bettola; il tutto nell'attesa che dalle ore 15 cominciassero a esibirsi i gruppi musicali invitati per l'occasione: Milling Time, Volta La Carta e Flora. Eccoci dunque ad analizzare velocemente l'esibizione dei tre gruppi di scena in questa importante manifestazione culturale che la provincia piacentina ci ha offerto:il primo gruppo musicale a presentarsi davanti al pubblico coinvolto è il complesso dei Milling Time dedito a una interessante miscela di brani rock classici tra cui sono spiccati le rivisitazioni di Highway Star e di una canzone dei "mitici" Bee Hive, gruppo della serie di disegni animati e successivamente telefilm Kiss Me Licia; nel complesso è da segnalare una buona tecnica di esecuzione e un complimento particolare alla voce femminile di Felicita Rabboni, senza dimenticare le ottime corde vocali del "cantore" maschile. Il secondo gruppo ad esibirsi è ormai un cliente abituale della manifestazione bettolese: i Volta La Carta per il terzo anno consecutivo propongono al pubblico accorso il loro consueto e e ben curato tributo al grande Fabrizio De André: tra i pezzi in scaletta spiccano le riuscitissime reinterpretazioni di Creuza De Ma, Fiume Sand Creek e Il Pescatore; ben poco da dire, ormai i Volta La Carta sono una vera e propria realtà della musica piacentina col pregio raro di portare avanti la poesia e il pensiero del grande cantautore genovese scomparso da qualche anno. La scaletta della giornata prevede per ultima l'esibizione dei Flora, in giro a portare la loro musica originale da ormai dieci anni, nei quali la band si è distinta nel mettersi in gioco spesso e cambiare sound passando dagli inizi più rozzi e quasi giunge a un post-rock che loro definivano al tempo "invernale" per arrivare all'ultimo album uscito l'anno scorso dedito a una impronta in bilico tra post-rock, jazz e certo blues. L'esibizione del quartetto piacentino ha riscosso un buon successo tra il pubblico: una musica suonata in pulito, essenziale, condita da interessanti duetti vocali dei fratelli Claudia e Paolo Nicastro, quest'ultimo leader storico e fondatore del gruppo assieme al chitarrista Fabrizio Lusitani. Nel complesso un pomeriggio musicale gradevole e a tratti intenso, grazie alle tre band che si sono alternate dietro ai microfoni di Piazza Colombo e grazie anche all'idea di questa associazione, Lanterna Magica, che oltre a fare passare delle buone ore di musica, ci ricorda il senso di questo pomeriggio all'aria aperta, per non dimenticare il sacrificio di chi ha dato la vita per la libertà di cui tutti noi oggi possiamo godere.Andrés Montenegro - andresmontenegro@email.it
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