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STOOP



Last Updated: 12/4/2009

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Thursday, December 17, 2009 

Category: Music

Stoop

Stoopid Monkey In The House


immagine della copertina del cd
SITOWEB:
www.myspace.com/stoopmusic
www.prismopaco.com
VOTO:
9/10

ETICHETTA:
Prismopaco Records

TRACKLIST:
1 Fire On My Cheap Sunburn
2 Faster Than Me
3 The Entertainer
4 Chupacabras & Fries
5 Sleeping Awake
6 Honeymoon
7 Move On Up
8 Atlantico
9 Garbage In Space
10 Hovercraft
11 Drum Up
12 Fixing My Head
13 Lesson#2-How To Handle Your Entire Existence
14 Ghost Track Fire On My Cheap Sunburn (Acoustic Version)


Il giorno che conobbi per la prima volta gli Stoop era in occasione di un evento live in uno dei locali più frequentati della mia provincia, ovviamente appena finito il concerto mi sono diretta verso il cantante per chiedere informazioni riguardanti l'album che stavano promuovendo."Stopid Monkey In The House", primo album prodotto negli studi di registrazione della Prismopaco di Bologna, non solo è la dimostrazione della capacità compositiva e creativa della band ma strizza l'occhio all'indie d'oltreoceano che spesso reputiamo indiscusso rappresentante delle produzioni internazionali. Certamente traggono spunti per gli arrangiamenti da Nick Cave, Supergrass, REM e Calexico, tuttavia presentano una identità propria, riuscendo a delineare un collegamento funzionale attraverso sonorità che richiamano a tratti il folk e il blues da un lato e divagazioni rock con chitarre taglienti dall'altro. La purezza delle note arriva alle nostre orecchie e la preparazione di questi sei musicisti è eclatante in tutti i brani, ampio spazio è stato distribuito alle parti corali ed ai fiati, dove gli assoli malinconici di Simone Benassi alla tromba per "Sleeping Awake" e di Donald Castagnetti al trombone per "Honeymoon" rendono davvero elegante questo lavoro, senza appensantire la struttura, e fondendosi nella

giusta misura con gli altri strumenti. Un particolare occhio di riguardo al cantato di Diego Bertani, il timbro della sua voce è piacevole, risultando sempre intonata e delicata, riesce a trasmettere emozioni di ogni sorta, dalla impotenza urlata con "Move On Up" alla tristezza nel descrivere rifiuti provenienti dallo spazio come pioggia in "Garbage in Space". Inoltre arricchisce il lavoro la presenza di una ghost track, una versione semi-acustica dell'opening "Fire On My Cheap Sunburn", passando dalle chitarre distorte e le percussioni martellanti agli arpeggi delicati accompagnati da tamburelli con una coda particolarmente potente.

Un ottimo lavoro dunque, che presenta un certo fascino ed ha la potenzialità di colpire l'ascoltare per le diverse sfumature orchestrali, un sicuro sottofondo per qualsiasi umore ed atmosfera.


17/12/2009, 0:33 - |by francesca perciballi
Tuesday, July 28, 2009 

Category: Music
http://firenzemusica.blogspot.com/2009/07/stoop-stoopid-monkeys-in-house-2008.html

Ultimamente Firenzemusica ha ricevuto parecchi cd e demo da band e artisti più o meno emergenti.
Tra tutti, uno dei lavori che ci ha colpito di più e che per questo motivo decidiamo di recensire per primo, è il disco degli Stoop, dal titolo Stoopid Monkeys in the house, uscito per Prismopraco nel 2008.
La band degli Stoop è nata nel 2003 in Emilia Romagna e da allora ha collezionato partecipazioni importanti, condividendo il main stage dell’Heineken Jammin’ Festival con gli Oasis e i Mercury Rev e quello del Neapolis Rock Festival con nomi d’eccellenza come Iggy Pop e Robert Plant.
Se vi piacciono i R.E.M., i Gomez, i Calexico o più in generale l’indie-rock, questo è un disco che non può mancare nella vostra collezione.
Probabilmente non eccelsi per originalità (i richiami a band d’oltremanica e d’oltreoceano sono evidentemente molteplici), gli Stoop riescono tuttavia a mantenere una loro personalità ben definita, spaziando tra vari generi musicali e dimostrando un alto livello tecnico e compositivo.
In questo primo lavoro presentano pezzi più tirati e prettamente rock alternati a dolci ballate, in equilibrio sorprendente. Il tutto condito da bellissimi arrangiamenti, che probabilmente costituiscono il punto di forza principale dell’intero lavoro, e da un uso variegato degli strumenti, che li porta talvolta a strizzare l’occhio al folk (Lesson 2) quando decidono di fare uso di banjo e armonica, ad essere più orchestrali (Honeymoon) quando si avvalgono dell’uso dei fiati, o a prediligere i suoni più crudi e diretti delle chitarre elettriche, come accade in Fire on my cheap sunburn.
Proprio questo brano sarà in ascolto da oggi sullo spazio myspace di Firenzemusica (www.myspace.com/firenzemusica) in modo che possiate farvi un’idea di quello di cui parliamo.
Buon ascolto e un grande in bocca al lupo a questa band che di sicuro merita uno spazio nel panorama musicale italiano.

STOOP
Diego Bertani: Voce, Chitarra
Faber: Voce Batteria
Carloenrico Pinna: Chitarra Acustica, Synth, Percussioni, Cori
Marco Ponzi: Basso
Simone Benassi: Tromba, Percussioni, Cori
Marco Parmiggiani: Chitarra, Steel Guitar

.. ..


Sito di riferimento: www.myspace.com/stoopmusic
Tuesday, July 28, 2009 

Category: Music

http://www.lisolachenoncera.it/recensioni/?id=642




Stoopid Monkeys in the house

Stoop


Prismopaco
2008
Durata: 54:00
Brani migliori:
Garbage in space
Fire on my cheap sunburn
Honeymoon

di Antonello Furione


Africa, tre milioni di anni fa: un gruppo di ominidi, guidati da un capo, sopravvive a fatica in un ambiente arido e ostile, un giorno davanti alla loro grotta appare misteriosamente un grande monolite nero. Gli ominidi a contatto col monolite impareranno ad usare strumenti, ad uccidere animali per cibarsene e ad uccidere altri ominidi per conquistarne il territorio. E come in “2001 Odissea nello spazio”, per gli Stoop tutto cominciò con una scimmia.

Questi sei ragazzi di Reggio Emilia arrivano al loro primo album dopo cinque lunghi anni di gavetta on the road.  “Stoopid Monkeys in the House” è un disco attuale, un contenitore di melodie legate magicamente insieme da grande tecnica ed uno stile personalissimo. Un amalgama di divagazioni e di esperimenti che partono dal folk, ballate rilassanti come Lesson 2, altre più ruvide come Sleeping awake. Le chitarre aspre e taglienti condiscono l’intero album, la musica risulta curata e molto spazio è stato dato a parti corali, che caratterizzano la maggior parte dei brani e ai fiati, come le parti di Simone Benassi alla tromba e di Donald Castagnetti al trombone. Diego Bertani chitarrista e vocalist del gruppo si smarca invece tra mille contaminazioni, influenze come Cake, Gomez, Supergrass, REM., dove una solida scrittura e armonie artigianali si fondono in un’ampia varietà di atmosfere e suoni, steel guitar, banjos, trombe western e vibrafoni.

Uno sguardo un po' cinico e disilluso trapela da alcuni testi come Garbage in the space che racconta di una pioggia di rifiuti spaziali che piove dal cielo; è il miglior brano dell’album, un risultato soddisfacente di come si possano affrontare problemi e sensazioni moderne in cui tutti prima o poi saremo costretti a ritrovarci. Non è un disco immediato e questo - forse – ne penalizza la fruizione verso il grande pubblico, laddove la sensazione atona e pesante dell’enorme caleidoscopio di arrangiamenti disorienta e spaventa. Trasudano ricordi di ascolti inglesi e americani cupi e profondi, che riletti raccolgono le idee del gruppo nella più ampia libertà e ben descrivono la nostra vita quotidiana.

Gli Stoop proseguiranno diritti sulla loro strada, a bassa fedeltà, coscienti di aver fatto un ottimo lavoro fino a questo punto, cercando di rasserenare anche un po’ gli animi di chi li ascolta e dare una speranza fresca di ripresa. Per tutti coloro che amano l’indie rock contemporaneo e non si lasciano sfuggire proprio nulla.


Tuesday, July 14, 2009 
Giovedì 16-07-09 alle 11:00 e in replica e alle 21:00 verrà trasmessa su http://www.miniradioweb.it/ la versione integrale dell'intervista agli STOOP prima del concerto di Roma del 27/06/09 
Friday, May 29, 2009 

Category: Music
Gli Stoop sono un gruppo di Reggio Emilia formatosi nel 2003, molto apprezzato nella scena indie e vincitore di molti contest.

Il disco si presenta in maniera molto curata dal punto di vista estetico con una copertina piuttosto originale, anche se non molto in tema con le sonorità del disco e con un packaging molto bello e di ottima qualità.

L'album è prodotto e mixato in maniera a dir poco ottima, con un equilibrio sempre molto curato tra i numerosi strumenti e le voci.
Gli arrangiamenti sono sempre gradevoli, molto pieni grazie all'uso di svariati strumenti, ma mai caotici.

Anche la tecnica esecutiva resta per tutto il disco a livelli molto elevati, rivelando un'ottima tecnica che si sviluppa su molti strumenti.

Le 13 tracce (più una ghost track) si snodano in territori indie rock con inflenze molteplici, dall'indie rock più classico alla musica italiana al british rock a toni più blues (Alcune parti del disco ricordano le sonorità di Nick Cave ad esempio).
Proprio la varietà nella scelta degli strumenti e degli arrangiamenti è il punto forte del disco, che mostra una buona conoscenza musicale ed una buona personalità.

La voce (supportata spesso da cori) è sempre intonata e precisa ma manca di varietà di registro e rischia di appiattire l'album, pur essendo piacevole nel suo timbro.
La scrittura delle linee melodiche della voce, a mio parere, resta il punto debole del disco poiché quasi mai si ha una voce d'impatto o una linea melodica particolarmente piacevole.

I testi molto belli, sono tutti in inglese, scelta che penalizza chi non conosce la lingua ma che rendono più fluidi i pezzi.

Una citazione particolare la merita Simone Benassi, ospite alla tromba: l'idea di aggiungere un ulteriore strumento non è affatto barocca, anzi aggiunge merito agli arrangiamenti poiché la tromba è suonata magistralmente e senza eccessi di protagonismo.

In conclusione un disco prodotto e registrato in maniera eccezionale, bello all'ascolto ma reso un po' piatto da alcune scelte di linee vocali.

Giudizio finale: 75/100


Simone Giorgi


 

Monday, February 02, 2009 

Category: Music
1° nella calssifica italiana del 2008!!!

http://stazionek.blog.tiscali.it//MY_ITALIAN_CHART_2008_1964417.shtml


Wednesday, January 28, 2009 
Gabriella Stufano
Friday, December 05, 2008 

Category: Music
..DA BUSCADERO DI DICEMBRE 2008

Stoop
Stoopid Monkeys In The House
Prismopaco
***

In un anno particolarmente felice per le rock'n'roll band italiane, che a vario titolo e livello hanno raggiunto standard internazionali di tutto rispetto, gli Stoop arrivano con un disco bellissimo e inaspettato, a tratti persino sorprendente per l'equilibrio e la ricchezza delle soluzioni. Organizzati attorno ai fratelli Diego e Fabrizio Bertani nonché a Marco Ponzi e Carloenrico Pinna (che è anche il produttore di Stoopid Monkeys In The House) e allargati infine a Marco Parmiggiani (steel guitar) e Simone Benassi (tromba), gli Stoop giocano con gli strumenti (le chitarre, prima di tutto) e si scambiano volentieri i ruoli, aggiornando in continuazione il sovrapporsi di voci e arrangiamenti. Il primo paragone, ma solo e soltanto per avere un punto di riferimento, è con i primi R.E.M., in particolare per certe atmosfere oniriche e per il variopinto uso delle chitarre, ma gli Stoop hanno repentine deviazioni garage, così come improvvise svolte verso tentazioni sudamericane, non lontane dai Los Lobos. La bellissima Sleeping Awake sembra uscire, con il suo mood ciondolante e quei fiati mariachi, dai solchi di The Town And The City e Atlantico ha la stessa tonalità di gran parte dei dischi dei Latin Playboys e sono due curiosità che spiccano nettamente nello scorrere di Stoopid Monkeys In The House. Le idee non si fermano qui perché gli Stoop giocano anche con gli arrangiamenti folkie (spuntano persino l'armonica e un banjo) per Lesson 2 e con le percussioni (e un'intera orchestra di fiati) per Honeymoon e poi, senza farsi mancare niente, tirano dritti, nudi & crudi, con Fixing Your Head, Fire On My Cheap Sunburn o Move On Up, dove tradiscono l'amore per i suoni più crudi e viscerali del rock'n'roll. L'insieme però è sempre molto equilibrato perché gli Stoop sanno modulare i suoni delle chitarre elettriche, superando in abbondanza gli schemi ritmica e solista, incrociando slide e steel, arpeggi, fraseggi, acustiche e elettriche quasi stessero suonando per una colonna sonora piuttosto che per un disco. L'aspetto della curiosità, compresa l'eccentrica copertina (comunque elegantissima), è, a questo stadio, la nota migliore prodotta dagli Stoop però la qualità delle canzoni (a cui non sfugge una certa propensione alla melodia che potrebbe rivelarsi vincente per il futuro), il gusto originale e caleidoscopico negli arrangiamenti (le voci sono organizzate in modo veramente personale) nonché una maturità precoce nella gestione dei suoni li segnalano come una delle più belle novità di quest'anno, italiane e non.

Marco Denti

Wednesday, November 26, 2008 

Stoop Stoopid Monkeys in the House [Prismo Paco 2008] 7

Restando agganciati al treno di un rock che sappia suonare classico ma al tempo stesso sottilmente legato alle regole dell'indie rock contemporaneo, molto interessane si fa la proposta degli emiliani Stoop. Il loro esordio Stoopid Monkeys in the House riesce nella difficile mediazione di cui sopra, soprattutto reggendosi sulla profondità degli arrangiamenti e la ricchezza di idee che fanno confluire nelle loro canzoni mille influssi, qualcosa che attraversa gli ultimi trent'anni di rock'n'roll incrociando new wave, alternative rock, folk a bassa fedeltà, persino reminiscenze western alla Calexico. Qualcosa che li colloca idealmente fra Wilco, Beck e i Cake, se proprio vogliamo scomodare affinità contemporanee, ma con una personalità ben definita. Costruito su ritmi sghembi che passano da radici garage a ballate più surreali, Stoopid Monkeys in the House non è immediato, ma svela strada facendo le sue sfaccettature, merito di un quartetto (Diego Bertani alle chitarre e voce, Carlo Enrico Pinna alle chitarre e synth, Fabrizio Bertani alla batteria, Marco Ponzi al basso) che si apre a diversi interventi, inglobando nel sound tromba, trombone e steel guitar. Difficile catturare un momento specifico, perché Stoopid Monkeys in the House lavora dall'interno del ritmo e scava nelle trame di un rock intelligente e pieno di richiami: Fire On My Cheap Sunburn potrebbe persino farli passare per revivalisti delle prima onda post punk, ma poi arivano Sleeping Awake, la convulsa Chupacabras & Fries, il folk stralunato di Garbage In Space e della bellissima Lesson2 a scompaginare le certezze. Qualcuno si è già accorto di loro (premiati al Diesel-U-Music-Awards in Inghilterra da Ron Wood in persona e vincitori dell'Heineken Jammin' Contest nel 2005), ma pare ormai che oggi non bastino neppure i santi in paradiso per imporsi con la sola qualità della propria musica. Da tenere d'occhio.
(Fabio Cerbone)

www.myspace.com/stoopmusic
Wednesday, November 26, 2008 
Di Andrea Borraccino.
Evito sempre di farmi abbagliare dalla cartella stampa degli artisti, soprattutto quando si citano mostri sacri del rock coi quali si è condiviso il palco in qualche festival nostrano. Chiaro, però, che aver aperto i live di Iggy Pop, dEUS e Mercury Rev, tra gli altri, desti una sana curiosità. Mi avvicino quindi a quest'album con approccio scettico e guardingo, valutandolo con attenzione, moderazione, senza fretta. Lascio andare i brani in cuffia, e mi ritrovo sporco di polvere sulla West Coast americana: California, Arizona, New Mexico. Chiamatelo country, alternative rock, ma quest'album sa di Calexico, R.E.M e John Fante. "S.M.I.T.H." è un amalgama denso, corposo, viscerale in cui ogni membro della band è parte integrante di un meccanismo rodato. Lo senti in "Sleeping Awake", ballata notturna sostenuta da una malinconica tromba o in "Fixing your head" liberatoria ed urlata, irriverente ed esuberante.
Gli Stoop disegnano trame sonore dai colori pastello, tenui, rendendo a volte il tratto più marcato, in altre più debole. Come in "Fire on my cheap sunburn", aspra e spigolosa in apertura, più dolce ed incisiva in versione acustica, posta a conclusione del disco.
Sanno il fatto loro. Mettono in campo buone idee, sanno far trasparire le proprie influenze senza rischiare plagi. Se avessero affinato maggiormente i suoni e la produzione, avrebbero reso questo disco più pulito e patinato. Ma credo sia proprio quest'odore di polvere e sabbia a renderlo così prezioso.