HANNO DETTO DI LORO…..
L'estetica del suono e del silenzio. Kiddycar è lo sguardo del fanciullo che si posa sulla musica. È l'atteggiamento scanzonato e innocente di quattro musicisti italiani che da una cultura varia, eterogenea e poliedrica sintetizzano un suono nuovo, suadente e delicato, elettronico e acustico al tempo stesso. È un progetto che guarda alla sperimentazione, all'avanguardia e alla musica classica, nel sottile equilibrio delle esperienze di quattro anime colte e curiose – MTV (Che ha dedicato loro per due settimane la rubrica "Scommettiamo Su")
A mollo tra la Kazu Machino della generazione di Misery is a Butterfly, Beth Gibbons dei Portihead di Dummy e Louise Rhodes dei Lamb. Ma la voce di Valentina Cidda non ha nulla da temere rispetto ai pezzi da novanta di cui sopra - RUMORE
Un pop sottile e lieve, quello dei Kiddycar, che tuttavia non eccede in volatilità....Non solo: esportabile anche...perché si è in grado di maneggiarne le stesse cifre espressive, senza inutili complessi di inferiorità. Se un nome su tutti salta alla mente al primo ascolto di questo "Forget About", quello dei Lali Puna, c'è da dire che il gruppo aretino può giocarsi la partita con l'ibrido elettropop dei bavaresi, se non ad armi pari, quantomeno armato di una solida credibilità. L'elettronica è amministrata con cura, mai semplice sostegno per gli arrangiamenti e mai puramente colore strumentale, la scrittura pop intriga e si rende accattivante, sfociando talvolta nella canzone d'autore. ...un bel disco, ben suonato e ben prodotto. E soprattutto ben scritto - IL MUCCHIO
Un uso notturno e antico dell'elettronica con un dispiegarsi timbrico di strumenti elettrici, suonati come se fossero elementi di un racconto acustico; l'effetto, pur con delle scelte di tipo diverso, è molto simile all'approccio descrittivo di David Sylvian quando del folk, del blues o della lezione Can prende alcuni elementi e li desertifica . Innegabile l'abilità che si esprime attraverso molti livelli e molte strategie a tratti riconoscibili del pop anglosassone degli ultimi dieci anni, ma che si libera da qualsiasi definizione superficiale, grazie ad un notevole potere di sintesi e ad un'attitudine di tipo orchestrale davvero molto rara.
INDIE-EYE
Piedi ben piantati in Italia e sguardo immerso nei ghiacci perenni dell'Islanda e del nord Europa, perso tra quelle atmosfere rarefatte capaci di avvolgere e proteggere il cuore, riscaldandolo di struggente malinconia.
E' neve sporca quella che cade copiosa nota dopo nota, ovattando e (de)stabilizzando i nostri (in)sicuri approdi dell'anima. E' il bianco e nero della vita, è la consapevolezza nel comprendere che la Human Logic "...is wrong...". - ROCKSHOCK
Basterebbe il romanticismo ben orchestrato di "Time" per convincere anche gli scettici sulla bontà della proposta musicale dei Kiddycar; oppure l'introduttiva "Human Logic", che piacerà di sicuro al regista Paolo Sorrentino. Solo in un paio d'occasioni le derivazioni dai modelli ispiratori sembrano fin troppo evidenti ("Trust" sembra quasi per intero un pezzo dei Notwist). Nella maggior parte dei casi, però, queste influenze si mescolano in un suono personale che sa prendere in egual misura dalla malinconia artica dei Mum, dalla canzone d'autore straziante di Maximilian Hecker e dal pop senza tempo di Serge Gainsbourg. - voto 7 ROCKERILLA
Contrabbasso elettrico, chitarra ed elettronica di varia derivazione fanno da contorno alla voce di Valentina Cidda, vero segno di riconoscimento del progetto; suadente, sospirata, sensuale, infinita. ..."Forget About" è la sintesi stilistica di un gruppo fortemente coeso, sicuro, che respira e restituisce classe cristallina. - KRONIC
Il loro spirito è pop, ma il loro pregio è quello di riuscire a non banalizzarlo mai.
La creatività del gruppo si sviluppa attraverso la contaminazione, quella operata negli influssi di Gainsbourg, nelle influenze del rock e post rock nordico-scandinavo, oppure in quelle di un Sufjian Stevens che, nonostante la sua esagerata vena creativa, ha molto da insegnare nella composizione di brani arrangiati con la pazienza e la precisione di un orafo.
Il tratto comune che unisce e regge lo scorrere dei brani è la voce della Cidda, anzi il suo cantato: una voce delicata, novembrina, impreziosita da una lieve velatura che non la rende del tutto limpida e che emerge nei brani più sussurrati come "Can i have your desert please?" ma soprattutto "Ame et peau", sensuale e riflessiva perla esistenzialista del disco. - MESCALINA
..Forget About dosa con sapienza elettronica e acustica, rumori di sottofondo e pienezze di fiati....
E la voce di Valentina Cidda, sussurrata, sommessa, attira l'ascoltatore nel tessuto sonoro, invitandolo a scoprirne i dettagli...Forget About è un'opera prima consistente e moderna ..i Kiddycar sono una band da ascoltare e Forget About un lavoro che con garbo e intelligenza si guadagna un posto in prima file tra le nuove produzioni - MUSICBOOM
Le soluzioni che la band adotta per gli arrangiamenti delle proprie ballate, vagamente inquietanti e deviate, li avvicinano spesso a realtà della musica continentale quali Múm, B. Fleischmann (così come a tutto il versante più sconsolato e cupo della Morr Music), ed, a tratti, al trip hop più umorale - ONDAROCK
Etc etc…