Gender: Male
Status: Single
Age: 34
Sign: Scorpio
City: ROME
State: Roma
Country: IT
Signup Date: 6/8/2006
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Wednesday, December 09, 2009
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E' uscito, per l'editore L'Orecchio di Van Gogh, il mio saggio sul grottesco, frutto di una rielaborazione della mia tesi di dottorato al Dams di Roma Tre. Il libro, oltre che in libreria, può essere ordinato anche sul sito di IBS: http://www.ibs.it/code/9788887487718/ghelli-simone/tradizione-grottesca-nel-cinema.html
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Monday, November 30, 2009
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Laboratorio di reading e scrittura narrativa
Il laboratorio è indirizzato a tutte quelle persone che siano appassionate di storie e che sentono la necessità di trasformare in scrittura questa loro passione: non riguarderà soltanto la scrittura in quanto passaggio conclusivo di un processo di elaborazione dell'immaginario, ma rifletterà anche sull'esigenza di narrare storie che da sempre accompagna l'essere umano.
La prima parte del laboratorio si concentrerà sull'importanza della lettura condivisa, partendo da una selezione di testi letterari scelti dai partecipanti, su cui verrà fatto un lavoro di analisi del testo in forma orale e scritta. Attraverso la condivisione dei materiali, frutto dei diversi percorsi individuali, sarà così possibile individuare dei temi su cui lavorare, con l'intento di sviluppare le singole potenzialità e attitudini.
Il laboratorio, infatti, non si pone l'obiettivo primario d'insegnare delle tecniche di scrittura, quanto di dare innanzitutto gli strumenti utili a stimolare il proprio immaginario e ad elaborarlo in racconti che salvaguardino la particolarità dei vari stili che caratterizzano la scrittura dei singoli partecipanti.
Simone Ghelli vi aspetta all'HulaHoop ogni martedì dalle 19 alle 21 per leggere, confrontarsi e provare a scrivere.
Via luigi filippo de Magistris 91/93, club HulaHoop, zona pigneto
IL LABORATORIO, COMPLETAMENTE GRATUITO, COMINCERA' QUANDO VERRA' RAGGIUNTO UN NUMERO MINIMO DI ISCRITTI PER PARTIRE.
PER INFO: simone.ghelli@scrittorisommersi.com o hulahoop@email.it
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Monday, November 23, 2009
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Venerdì 27 novembre, ore 22.00, secondo appuntamento della tredicesima edizione di VariiVenerdì 2009 TEATRO DEI VARII via del Castello 64 - Colle di Val d'Elsa (SI) www.aramisteatro.com Ogni venerdì promozione APERITIVO & SPETTACOLO Acquistando il biglietto d’ingresso ai singoli spettacoli o l’abbonamento alla rassegna presso la biglietteria del Teatro dei Varii (dalle 19.00), per gli spettatori aperitivo gratuito presso JEKA WINE BAR, in via del Campana 11 a Colle di Val d’Elsa. Si potrà usufruire della promozione presentando il biglietto acquistato o l’abbonamento alla cassa del Jeka Wine Bar a partire dalle ore 20.30. Venerdì 27 novembre ore 22.00 (PRIMA REGIONALE) Scatole della Memoria 2009 / Parole in Scatola TRAUMA CRONICO. APPUNTI PER UN FILM IN TERRA STRANIERA Una produzione SINTESI 19 / ARAMIS con SCRITTORI PRECARI & VANNI SANTONI regia e video DIMITRI CHIMENTI, ANDREA MONTAGNANI allestimento SINTESI 19 disegno luci FABIO DEL NAIA “Scrivere è un corpo a corpo con la storia, per sovvertire l'ordine delle cose.” (Mario Tronti) Trauma Cronico è un viaggio nella precarietà. Una precarietà che da semplicemente lavorativa, si è ormai fatta condizione generazionale ed esistenziale per una moltitudine di individui. Un gruppo di scrittori romani, anche se alcuni di loro soltanto di adozione, ha deciso di trasformare la propria esperienza di precariato in racconti, romanzi e poesie, per portare i lettori sin dentro le pieghe di ciò che non viene raccontato, di quanto non ha diritto di cittadinanza nell'industria letteraria dei grandi numeri. Durante uno “sgangherato” tour, che li porterà ad esibirsi in mezza Italia, gli Scrittori Precari incrociano la strada di Vanni Santoni, scrittore e giornalista toscano che, nei suoi romanzi e racconti, ha rappresentato la stessa realtà (ma spostata nell'apparentemente placida vita di provincia). Dal loro incontro nasce Trauma cronico, racconto sospeso tra documentario e performance, racconto che ci accompagna dentro il paese Italia, il paese che muore, il paese che dello spettacolo ha fatto la realtà perché la realtà potesse sembrare uno spettacolo. Si tratta dunque di alzare la posta in gioco, di essere scrittori oltre la pagina scritta, inventarsi performer in spazi sempre diversi e non programmati; in una frase: ritrovare la scrittura e la sua funzione civile in una terra sempre straniera. INFO E PRENOTAZIONI Aramis: www.aramisteatro.com; info@aramisteatro.com - tel. 377 1212947 Biglietti: intero 10 €, ridotto 7€ (studenti universitari, soci ARCI, over 65, card Valdelsa Off), ridotto 5€ (studenti fino a 18 anni), abbonamento 30 € VariiVenerdì 2009 è realizzato grazie al contributo di: Comune di Colle di Val d'Elsa Regione Toscana (Progetto Sipario Aperto) Provincia di Siena Fondazione Monte dei Paschi di Siena
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Thursday, November 19, 2009
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VENERDI' 20 NOVEMBRE A SIENA CON WU MING, MARCO ROVELLI E VANNI SANTONI. DOMENICA 22 NOVEMBRE A ROMA, PRESSO IL FUSOLAB (via giorgio pitacco 29) A PARTIRE DALLE ORE 21.30
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Thursday, November 05, 2009
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[Questo pezzo nasce a margine di un dibattito iniziato da un articolo di Gilda Policastro, intitolato Viaggio tra le gazzette dell’era di internet, e proseguito con le risposte di Carla Benedetti e del blog Sul Romanzo]A che cosa somiglia di più, mi chiedo, questo schermo munito di tastiera su cui passo ormai molte ore della mia giornata: al vecchio caro foglio bianco che mi si para davanti quando clicco sull’icona di Word, o a una finestra spalancata sul mondo? A ben vedere, questo attrezzo chiamato personal computer, se non lo si mette in rete ha ben poche differenze rispetto a una normale macchina da scrivere. Si tratta in pratica di uno strumento “privato”, “personale” per l’appunto, che improvvisamente può diventare di dominio pubblico, con tutte le complicazioni del caso. Questo per dire che la scrittura sul web – soprattutto quando si parla di quei blog e di quei siti che si aprono ai commenti – è prima di tutto performativa, legata cioè al contesto in cui si sviluppa e ai tempi di reazione dei contendenti.
Come nota giustamente Gilda Policastro nel suo articolo, in questo senso viene meno quella “distanza critica” che caratterizza ad esempio il dialogo/confronto tra due o più riviste (che alcuni dei siti letterari più importanti in certi casi continuano a fare). Da questo punto di vista internet sembrerebbe quindi abolire quello spazio della riflessione che è di dominio della critica, sacrificandolo alla necessità di tallonare da vicino il proprio argomento, che spesso e volentieri finisce con il trasformarsi (e non sempre suo malgrado) in un grande spot promozionale a favore di questa o di quell’altra parrocchia. Eppure, se da una parte questo discorso mi sembra valere per un genere come la recensione – sempre più spesso relegata al compito di decorare l’informazione (e non vale solo per internet) – direi che la questione dei “commentari” non si può liquidare semplicemente paragonando la discussione a un’arena dove si battono i “tori della tastiera”, anche perché non mancano, come in ogni corrida che si rispetti, i toreri con il loro seguito di picadores. Propongo allora di non prendere il toro per le corna e di considerare la questione da un altro punto di vista: forse che il problema è legato solo all’ambito dei “blog o siti letterari”?
Quella dei cosiddetti disturbatori è una categoria trasversale, che costituisce una delle componenti del web, ma che evidentemente da più fastidio quando si esibisce in certe arene anziché in altre (motivo per cui alcune di queste vengono chiuse ai commenti). Ecco perché eviterei di usare una categoria quale la Letteratura e mi concentrerei piuttosto sulle scritture, che è lo stesso motivo che mi porterebbe a sostituire l’arena con la palestra, dove la definizione di “agonismo muscolare” perderebbe un po’ di quella violenza di cui si nutre invece ogni corrida che si rispetti. Il web come palestra di scrittura, e dunque come scrittura performativa, lo trovo un buon punto di partenza per una serie di motivi: innanzitutto perché il personal trainer ha modo di disciplinare l’ambiente avendo al tempo stesso la possibilità di allenarsi (molto spesso è qualcuno che quella stessa palestra l’ha in passato frequentata come tesserato), ma senza sentirsi in diritto d’infilzare chi vuol fare di testa sua con gli attrezzi, perché è sufficiente stirarsi un muscolo per capire come regolarsi la volta seguente (leggasi autoregolamentazione). Certo, un po’ come avviene con l’insistenza nel curare il proprio corpo, anche quella della scrittura in internet sembra essere per certi aspetti una pratica compulsiva, una fissazione che si rafforza con il protrarsi dell’allenamento, e questo è il motivo per cui mi annovero tra i fautori del cosiddetto web 3.0, dove si rende auspicabile un dialogo effettivo tra la rete e il suo esterno, perché, se proprio devo dirla tutta, a me pare che la scrittura in rete sia più vicina all’oralità che alla scrittura vera e propria. Un’oralità che certamente risente di certi modelli, come quelli del talk show televisivo, dove si fa a chi urla di più, ma non sarà perché forse è la stessa critica ad alzare la voce per farsi sentire, come quando finisce puntualmente a scornarsi sulla questione dei premi letterari, tanto per fare un esempio?
Ecco che allora sembra non esserci poi tutta questa differenza fra internet e il resto, se non, giustamente, per una questione di maggior visibilità a minor costo. Ma è tutta qui la prerogativa del web?
Il fatto è che molto spesso i blog o i siti letterari (dai più piccoli ai più grandi e importanti) sono ben poco pluralisti, poiché per pubblicare si devono avere i contatti giusti, essere un minimo conosciuti, come d’altronde è sempre accaduto per le riviste cartacee e per quanto concerne qualsiasi attività che sia gestita da una redazione (anche se, come ricorda Carla Benedetti nel suo pezzo, c’è sempre la possibilità di pubblicare una risposta ben articolata). Ora, la rivoluzione del web sembrava proprio consistere nello scavalcamento di questa sorta di barriera, in una libertà pressoché assoluta che si sta però dimostrando di difficile gestione, poiché questa voglia di letteratura (e non solo, ma atteniamoci al nostro caso) si quantifica in un’appendice di commenti come unico spazio disponibile al confronto, e dove effettivamente assistiamo troppo spesso a diatribe personali che deviano ben presto l’attenzione dall’articolo di partenza. Ché poi, a dire il vero, più che di disturbatori (che sono una minoranza) si dovrebbe parlare semmai di affezionati, di blogger (o semplici utenti) che seguono tutte le discussioni e si accalorano nel difendere quello o attaccare quell’altro, mimando quelle stesse dinamiche che si ritrovano in una riunione di condominio o in un’assemblea popolare (sì, è vero, sul web c’è il nick name dietro cui nascondersi, ma io di alcuni dei miei condomini non è che ne sappia poi molto di più). Con questo non voglio affatto mettermi a difendere chi usa lo spazio dei commenti per offendere o attaccare gratuitamente questo o quell’altra, ma solo precisare che forse certi contenuti e certi modi di veicolarli possono attrarre più facilmente di altri interventi del genere (che naturalmente ogni sito o blog ha la libertà di scegliere come meglio regolamentare). Cominciamo allora a chiederci da dove viene tutta questa necessità di parlare di Letteratura, soprattutto in un paese dove secondo alcuni sarebbero di più gli scrittori dei lettori.
Forse che questa compulsione a scrivere potrebbe essere incanalata in esperimenti di scrittura collettiva (e già ce ne sono, cito su tutti il SIC), alla quale il web si presta per sua natura, e che magari metterebbe anche un freno alla sovrapproduzione di libri e libricini che esiste in Italia? I “tori da tastiera” potrebbero così trasformarsi nelle lepri dietro cui correr coi cani, e chissà, magari a forza di dar loro la caccia si finirebbe pure con lo stanare delle storie interessanti – ma in fondo lo diventano anche certe polemiche, arricchite da personaggi che per quanto ne so potrebbero essere del tutto inventati, e che pure finiscono con l’appassionarmi nel loro carteggio allo stesso modo di un feuilleton o di una telenovela ben articolata.
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Wednesday, August 05, 2009
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Giardini di Castel Sant'Angelo (Roma) Giovedì 6 agosto ore 21.00
"Copyleft, editoria a pagamento e microeditoria di qualità"
Intervengono
Miriam Bendia (scrittrice), Simone Ghelli (scrittore), Sandra Giuliani
(editore), Monica Maggi (giornalista), Stefania Molajoni (libraia),
Leonardo Osslan (editore), Enrico Piccinini (editor ed ex libraio),
Leonardo Tonini (editore).
Per l'occasione verrà presentata
anche la nuova antologia di Scrittori Sommersi (Gattogrigio Editore)
intitolata "Spettri del visibile".
link:
http://www.libermente.it/ http://www.gattogrigio.org/ http://www.scrittorisommersi.com/ |
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Thursday, July 24, 2008
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Category: Writing and Poetry
http://www.youtube.com/watch?v=XGP2MNkU2tk
La "sommersa" paola Boni legge il mio racconto "L'amore a mille lire" al Creature Festival di lodi
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Sunday, June 22, 2008
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Iniziamo con l'eliminare alcuni luoghi comuni che fanno comodo alla nostra categoria: se il mondo dell'editoria si è gradualmente concentrato nelle mani di pochi la colpa non è soltanto di quello che definiamo genericamente "sistema". Il sistema è formato da vari attori, che schematizzando potremmo così suddividere: i "grandi editori", i "medi e piccoli editori", gli scrittori, le agenzie letterarie e i lettori. I primi fanno il loro interesse, va da sé, perciò sta agli scrittori e agli editori più piccoli trovare alternative. Questi ultimi, ahimè, molto spesso spendono parole contro i grandi per pura invidia, poiché sognano di spartirsi la fetta grande della torta, ma vi sono anche di quelli che portano avanti quotidianamente la loro lotta per affermare un'editoria indipendente e di qualità. E' a questi che gli scrittori dovrebbero rivolgersi, o, quando non è così, sarebbe perlomeno auspicabile che si muovessero con le proprie gambe (autopubblicazione). E invece molto spesso gli scrittori accettano di pagare fior di quattrini per veder pubblicata la propria Opera, allettati da orizzonti di gloria che l'editore di turno gli prospetta con la furbizia tipica di chi s'intende di commercio (commercio dei peggiori questo, poiché l'oggetto libro è il frutto materiale dei sogni di cui si nutre chi lo scrive). Pubblicare libri a pagamento non serve a niente, se non a rimpinguare le casse di chi ci specula sopra, ed oltretutto è deleterio nei confronti della categoria, poiché a pagamento può pubblicare chiunque, non c'è nessuna selezione, e così si va ad occupare abusivamente quegli spazi alternativi che di per sé sono già esigui. Se le cose non vanno bene, i primi a dover fare i conti con la propria coscienza devono essere dunque gli scrittori stessi. E così abbiamo già individuato un primo nodo problematico: oggi lo scrittore ha fretta di pubblicare, adeguandosi sempre più ai tempi dettati dall'economia, e per farlo è disposto persino a pagare. Ciò comporta due gravi conseguenze. La prima, l'abbiamo vista, è l'inflazione dei titoli che finisce col nuocere soprattutto a quei piccoli editori e a quegli scrittori che cercano di ritagliarsi uno spazio alternativo a quello già occupato dalla grande editoria. Si tratta cioè di una conseguenza "economica" (di economia degli spazi). L'altra conseguenza è invece più propriamente etica. Con ciò intendo che, a causa di soluzioni come l'editoria a pagamento, gli scrittori si stanno chiudendo sempre più in un isolamento che non fa altro che favorire i pescicani dell'editoria. Gli scrittori e i piccoli editori dovrebbero invece cercare di creare una rete, di formare dei gruppi che cerchino d'indicare dei percorsi alternativi. La storia dei lettori che non ci sono è un falso problema. I lettori ci sono (magari non quanti dovrebbero), ma in una società controllata sempre più dai media vengono indirizzati sempre verso gli stessi titoli. Essi sono come in una foresta nella quale si orientano soltanto grazie al suono di un'unica voce (al di là di quella minoranza che ancora gioisce di potersi fare una bioblioteca da sé). Pertanto servono nuove idee e nuove coordinate per creare una nuova mappa con la quale orientarsi. Alcuni esempi sono già spuntati su internet, in cui è (ancora) più facile trovare quel disinteresse che facilita la comunità d'intenti e la sperimentazione.
Il progetto Scrittori Sommersi (http://www.scrittorisommersi.com/) a cui ho aderito è nato proprio dall'esigenza di creare una rete di scrittori che, provocatoriamente, decidono di saltare a piè pari il problema dell'editoria grazie alla soluzione del print on demand. Il fine, forse utopico, che leggo dietro questo tentativo è quello di cercare di invertire il percorso classico, che va dallo scrittore che invia il manoscritto (a proprie spese) all'editore che lo riceve. Una delle potenzialità di internet è proprio quella di creare un archivio dati che permetterebbe di risparmiare tanta carta e tanti francobolli, ma a patto che gli editori siano disposti a cambiare, a smuoversi per cercare anziché star fermi ad aspettare. Usare internet come archivio significherebbe mettere dei manoscritti (magari coperti da una forma particolare di copyright) a disposizione di chi voglia leggerli, evitando così allo scrittore di dover sopportare la frustrazione delle lettere di rifiuto prestampate. Gli editori dovrebbero avvalersi in questo modo di "talent scout", il cui lavoro sarebbe quello di navigare tra questi materiali alla ricerca di un testo che desti il loro interesse. Probabilmente in questo modo non elimineremmo quel clientelarismo tipico del nostro paese (dove se sei amico o parente di hai diritto di precedenza), ma se non altro elimineremmo tanta carta, e perciò meno alberi, nonché un sacco di libri che forse starebbero meglio in un cassetto che non stipati in mezzo agli altri sugli scaffali. Ecco perché la colpa è soprattutto degli scrittori. Perché dovrebbero superare il loro individualismo, ma per fare questo dovremmo diventare tutti un poco più modesti ed avere il coraggio di ammettere che non sempre (probabilmente quasi mai) ciò che abbiamo scritto merita di essere pubblicato.
Abbiamo davvero bisogno di tutti questi libri?
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Wednesday, June 04, 2008
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Wednesday, May 21, 2008
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Il Pigneto Liberato è la storia, surreale e grottesca, riportata dal misterioso scrittore Rinaldo Tasso, che assiste, inerme, alla rivolta che sta incendiando il quartiere romano del Pigneto. Egli metterà così la propria arte al servizio della verità, ma non disdegnerà di condirla con una punta d'ironia, affinché il lettore venga un po' sollevato dalla gravità dei fatti.Tra immigrati barricati, falsi predicatori, artisti improvvisati e politici arrivisti, si muove uno strambo gruppo capitanato dal saggio Viand, che cercherà di evitare il peggio. Riusciranno i nostri eroi a impedire che quell'isola felice prenda fuoco?
IL LIBRO PUO' ESSERE ACQUISTATO PRESSO:
IL CINECLUB ALPHAVILLE, VIA DEL PIGNETO 283
LA LIBRERIA "LO YETI", VIA PERUGIA 4 (PIGNETO)
TRAMITE INTERNET A QUESTO LINK oppure su ibs: http://www.ibs.it/code/9788863070637/ghelli-simone/pigneto-liberato.html

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