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Last Updated: 11/19/2009

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Tuesday, January 15, 2008 

L'ULTIMO TRENO DELLA NOTTE (1975)

Il film di Aldo Lado ha raccolto negli anni parecchi estimatori sopratutto all'estero ( tant'è che è stato citato anche da Eli Roth nel recente Hostel: Part II ) soprattutto per l'affresco piuttosto fedele di una società dove la differenza fra il mondo degli emarginati sociali e qello della ricca borghesia perbene era molto marcata. Stiamo ovviamente parlando della metà degli anni '70 dove i giovani cominciavano a conoscere l'era punk del "no future" e dove il reazionarismo post fascista cercava di arginare un fiume in piena fatto di ribellione al sistema e anarchia pura. Pur essendo a tutti gli effetti un "rape and revenge" ispirato anche al classico The Last House on the Left di Wes Craven, il film affronta in modo semplice ed anche ingenuo questo scontro generazionale diventando così una preziosa testimonianza del passato, seppur alterata dalla fiction rispetto magari a tanti altri prodotti dell'epoca.

I due sbandati e ribelli interpretati da Flavio Bucci e Gianfranco De Grassi vengono dipinti in negativo in quanto tossici, rapinatori e violenti in contrasto con le loro due giovani vittime, le sorelline virginee e  perbene Marina Berti e Laura D'Angelo. A far da punto d'incontro tra i due mondi ci pensa però Macha Méril nella parte della ricca signora lussuriosa che si allea coi due teppisti perpetrando un vortice di degrado e malvagità elegante che ovviamente la farà franca alla fine. Come dire che le apparenze ti salvano nonostante tutto! La storia scritta da Roberto Infascelli vede Blackie e Curly, due ragazzacci che dopo aver picchiato uno vestito da babbo natale ed aver cercato di rapinare una signora con la pelliccia fuggono su un treno in partenza dove le due sorelline viaggiano per raggiungere il facoltoso papà chirurgo Enrico Maria Salerno. Durante il viaggio i due vagabondi incontrano la signora con cui Blackie ha un rapporto nel cesso. Subito dopo fanno conoscenza con le ragazze che dapprincipio sembrano divertite per la presenza dei bad boys ma subito dopo la loro coscienza di brave fanciulle rifiuta quel mondo sporco e rozzo in cui vivono i balordi, troppo tardi. I due, coadiuvati dalla ricca ninfomane, fanno violentare una delle due da un passeggero guardone (che farà di seguito la soffiata alla polizia) e trafiggeranno con un coltello la vagina all'altra.

Le due giovani finiranno gettate fuori dal finestrino. I tre scendono poi alla fermata delle due ragazze e faranno conoscenza con il loro papà, il quale dopo aver scoperto la loro colpevolezza deciderà di farsi giustizia da solo. Emblematico in tal senso il finale con la Meril che si copre col velo del cappellino il volto quasi a voler significare l'ipocrisia di una classe borghese che nasconde le sue efferatezze dietro una maschera socialmente accettabile. Altro momento metaforico è la scena in cui un gruppo di nostalgici nazisti si mette a cantare nel vagone, entra Flavio Bucci urlando "Heil Hitler" e facendo di seguito il gesto dell'ombrello. La ribellione non paga, l'ipocrisia si. Musica di Ennio Morricone con un brano struggente cantato da Demis Roussos che fa da contraltare romantico alla disperazione di una società al collasso.

Friday, January 04, 2008 

Current mood:  smitten

 

Dopo il successo de L'Uccello dalle piume di Cristallo in Italia, agli inizi degli anni '70 ci fu un proliferare di pellicole di genere che assunsero il nome di "Giallo all'italiana", termine che ancor oggi identifica una speciale nicchia del nostro cinema anche all'estero. Certo lo spaghetti thriller esisteva anche nel decennio precedente (si pensi allo splendido La Ragazza che sapeva troppo di Mario Bava) ma se prima ci si riferiva a Alfred Hitchcock , ora le linee guida veninvano regolamentate anche attraverso la tecnica innovativa di un giovane romano di nome Dario Argento, il quale, pur ispirandosi anch'esso al grande maestro americano, prendeva le distanze con una serie di originali e sorprendenti escamotage: l'uso della soggettiva, riferimenti espliciti al sesso e una dose di violenza e sangue superiori alla media consentita del periodo. Non stupisce quindi che la scuola argentiana diede forma ad un'infinita serie di thriller tutti dotati di un serial killer particolarmente feroce ed una cospicua serie di vittime più o meno discinte ma sicuramente quasi tutte femmine e graziose.

Fra gli esempi meglio riusciti spicca questo lavoro di Massimo Dallamano coadiuvato da Joe D'Amato nella veste di direttore della fotografia e Ennio Morricone autore delle musiche. Il thriller, girato direttamente a Londra, vede Fabio Testi professore di italiano all'interno di un college cattolico. Il nostro, nonostante sia sposato con una bionda teutonica (Karin Baal) predilige le giovani collegiali ed in particolare Elizabeth (Cristina Galbó) figlia di un colonnello dell'esercito. Purtroppo la sua tresca viene disturbata dalle atrocità di un serial killer che si diverte ad infilare un coltellaccio fra le gambe delle studentesse del suo corso. Dapprima sospettato lui stesso, il professore deciderà di procedere con le indagini personalmente, arrivando a scoprire che le giovani vittime erano tutt'altro innocenti e che il movente della serie di omicidi risale alla giovane Solange (Camille Keaton) rimasta segnata da un evento misterioso che l'ha ridotta ad una specie di down.

Nonostante la trama sia tutt'altro che originale, il film viene valorizzato da una scrittura efficace e priva di sbavature (evento, nel genere, veramente raro) e da un'ambientazione appropriata. Non mancano riferimenti di stampo moralistico e religioso, come in uso all'epoca (l'assassino si veste da prete) e Dallamano, nonostante la trasferta, ci dispensa un pò di sano nazionalismo ("L'italiano è la lingua più bella del mondo" dice Fabio Testi alla sua consorte teutonica) che, a dispetto dell'esterofilia nascente, ci fa capire quanto il cinema e sopratutto il popolo italiano fossero ancora considerati. In tutto questo i riferimenti argentiani sono relegati esclusivamente ad una scena di omicidio nella vasca da bagno, realizzata egregiamente attraverso una soggettiva veloce e pulita, per il resto il film ricorda il miglior Bava coivolgendo lo spettatore in una girandola di trame e sottotrame non casuali nè gratuite dove anche le sporadiche scene di nudo, pur essendo inserite per attirare più gente possibile al botteghino, ci appaiono come una caratteristica di quegli anni (emblematica la ragazza nuda dipinta di bianco che posa per una pubblicità del latte) e come tale imprescindibile nel contesto dello spettacolo.

 

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Friday, December 14, 2007 

 

Più della paura a cui fa riferimento l'originale titolo (eh, ma una volta i titolisti sapevano fare il loro mestiere!), il film di Paolo Cavara mi ha messo tanta, tanta nostalgia. Rivedendo le strade, i cortili di una Milano non ancora divorata dagli Armani e dalla moda posticcia, dagli yuppies e dal capitalismo più sfrenato, mi è venuto un groppo in gola pensando a quanto bella era questa città con la sua malavita sempliciotta, i cumenda, le portinaie ubriacone, gli scippatori dal cuore d'oro, la babele di dialetti italici (favolosa la scena del commissariato dove si sente parlare quasi esclusivamente con l'accento siciliano). 

Tornando alla pellicola, siamo di fronte ad un tentativo di giallo a sfondo sociopolitico con una storia un pò confusa, sopratutto nel finale, ma girata con estro e fantasia, dialoghi sopra le righe ma divertentissimi, qualche nudo estemporaneo e attori in grandissima forma, su tutti un giovane Michele Placido nei panni del commissario Lomenzo che deve indagare su una serie di delitti il cui unico denominatore pare essere una serie di disegni ritagliati da un libro di fiabe ispirato alle avventure di "Pierino Porcospino". Durante le indagini, il poliziotto verrà aiutato da una splendida francesina (Corinne Clery) con la quale arriveranno fino ad una sedicente comunità di "Amici della Fauna", dediti più ad organizzare festini erotici (in cui proiettano gli spettacolari porno cartoni di Gibba aka Francesco Maurizio Guido ) che ad aiutare le specie animali. Il mistero si infittisce con l'entrata in scena di Eli Wallach nella parte del capo di un'organizzazione privata dedita allo spionaggio e all'investigazione privata. Nella pellicola ci sono molti riferimenti reazionari (quando Enrico Oldoini chiede a Placido "Ma tu sei comunista?") in chiave ironica, ampie dimostrazioni del libertinismo implicito in quegli anni (le ragazze si spogliano senza pudore anche di fronte a due poliziotti piombati in casa a fare domande) e una rilettura del controllo sociale attraverso i mezzi di comunicazione ( la morte in diretta televisiva, il telefono come strumento di comando) piuttosto superficiale.

Tutto sommato un film di genere divertente, ben diretto e trascinante che non lascia troppo spazio a divagazioni cerebrotiche ma lancia spunti affascinanti, pur senza entrare troppo nel merito.

In ogni caso un favoloso affresco di un'epoca e di una città (Milano per l'appunto) da riscoprire e conservare. Nel cast anche Tom Skerritt e John Steiner. Oldoini che partecipa come attore è anche sceneggiatore assieme al regista e a Bernardino Zapponi che aveva già scritto l'anno precedente Profondo rosso.

Friday, December 14, 2007 

Current mood:  loved

Sci-Fi, horror, fumetto e cartone animato mescolati all'interno di un mini monster movie che attinge dal cinema di Mario Bava, la saga di Alien, i Kaiju Eiga e i racconti di Frederick Brown per ribaltare completamente il concetto di Invasione aliena....

Questo sostanzialmente il plot di "Pink Moon" il nuovo cortometraggio della Loboarts Production, a breve su questi schermi(ni)......

 

 


 

Wednesday, October 04, 2006 

Current mood:  crazy
Category: Movies, TV, Celebrities

 

Soggetto e Sceneggiatura, regia, effetti speciali, trucchi e riprese
Alberto Genovese
 
Musica
Antonello Raggi
 
Interpreti:
 
Alberto Genovese ………………Mario
 
Sara Cannata……...........……….Maria/secondo Killer
 
Alessandro Saponaro...…..........Tenente Polizia
 
Filippo Soddu………….........…..Sergente Polizia
 
 
Durata 8' 59
 
 
Trama:
"Nevica da 90 giorni, la città è bloccata, gli spazzaneve ormai non passano più.  Mario, prigioniero nel suo appartamento,vive in una dimensione tra incubo e realtà.
Ha ormai ucciso tutti gli inquilini del suo palazzo ed ora attende che l'ultima vittima arrivi finalmente a casa per completare l'opera. Peccato che Mario non sia l'unico serial killer in città...."       
 
Il film è nato proprio durante una forte nevicata che ha interessato Milano per 3 giorni, allorchè ho preso la telecamera e ho cominciato a girare per le strade, da lì progressivamente è nata la storia che si dipana in una dimensione surreale e psichedelica.
Friday, June 30, 2006 

Anno 7014, il pianeta Amaranto, dimora del Dottor Ekkel, ultimo discendente della geniale stirpe degli scienziati robotici, è stato dichiarato indesiderabile dal malvagio impero dei Titanici comandato dal generale Evil, il quale, ha deciso di sferrare lattacco decisivo al pianeta Amaranto.

Intanto in uno dei milioni di pianeti del cosmo, la maga Absentia viene contattata da unentità spaziale affinché intervenga a fermare limminente attacco.

 

 

Curiosità: Girato a budget zero, il film è stato realizzato con effetti artigianali e creature costruite usando vecchi elettrodomestici. Il robot Daisy è costruito con un vecchio casco da parrucchiera anni60. Gli esterni sono stati girati fuori Otranto in un cratere artificiale.