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GRENOUILLE



Last Updated: 12/16/2009

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Status: Single
City: Milano
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Signup Date: 6/19/2006

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Saturday, July 04, 2009 
Ospitato da:
GRENOUILLE

Quando:
sabato 18 luglio 2009

Dove:
Università e-Campus
Via Isimbardi 10
Novedrate
22060

Descrizione:
Sabato 18 luglio: Open Day Università on line e-Campus. Open Day Università e-Campus. via Isimbardi 10 Novedrate, a 25 chilometri da Milano. E ancora: concerti, reading e buffet. Sul palco Lana, Grenouille, The shake, Arturo Fiesta Circo, John Sbranza, Alessio C. Oste e Lois The Voice. Ingresso gratuito!

Per vedere l'evento clicca qui
Saturday, November 22, 2008 

LA RECENSIONE DI FUORI DAL MUCCHIO

..

Se una band navigata come Il Teatro Degli Orrori, con quel disco epocale che è “Dell'impero delle tenebre”, ha mostrato come la lingua di Dante possa, con le dovute cautele e trattata nella giusta maniera, scendere a patti senza grossi traumi con le chitarre heavy del grunge e del noise, non ci si aspettava certo che fosse una formazione all'esordio come i Grenouille a darci ulteriore conferma in questo senso. E invece è proprio quel che è successo, almeno a giudicare da un'opera debitrice verso l'esempio musicale di artisti come Alice In Chains e Sonic Youth ma capace anche di smarcarsi abilmente dalla replica pedissequa e fine a sé stessa di modelli arcinoti. Il tutto grazie  a una scrittura complessa quanto ben calibrata divisa tra irruenza e narrazione, turbolenze e architetture ibride, ma soprattutto a testi ricolmi di alienazione metropolitana – Milano la città di provenienza della formazione – e poco disposti a farsi schiacciare dalle tonnellate di chitarre acide che reggono le impalcature. Capaci, invece, di diventare un valore aggiunto, per un disco che mostra in generale una maturità difficilmente riscontrabile in un'opera prima. Che si privilegi l'anima dissonante (“Babilonia”), le mire punk (“Grosso guaio in Paolo Sarpi”), le obliquità “pop” (“La Gio e io”) o la pseudo-psichedelia (lo strumentale conclusivo “Moonshine Pub”), il risultato, insomma, non cambia: “Saltando dentro al fuoco” rimane una graditissima sorpresa. In attesa di sviluppi futuri che, siamo certi, faranno ancora parlare di questi Grenouille.

Fabrizio Zampighi

http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id=958&id_riv=58

Saturday, November 22, 2008 

Giochiamo a unire i puntini: Patrick Suskind nel 1986 ha scritto un romanzo capolavoro intitolato "Il profumo" il cui protagonista è un uomo senza odore che d'altro canto ha una formidabile capacità di riconoscere e riprodurre tutti gli odori del mondo. Il suo nome è Jean Baptiste Grenouille.
Nel 1993 Kurt Cobain scrive una canzone che si chiama "Scentless apprentice" ispirata al personaggio creato da Suskind.
I Nirvana sono considerati i campioni, l'epitome e la lapide del grunge.
Anni 2000: a Milano nasce ed esordisce un gruppo che decide di chiamarsi Grenouille.
Coloriamo gli spazi: i Grenouille sono indiscutibilmente un gruppo grunge, ma non hanno praticamente nulla dei Nirvana, non a livello di suono, tanto meno a livello di poetica, nessuna infanzia rovinata (per lo meno da quanto traspare), niente "I hate myself and I want to die" e piuttosto quintali di Alice in chains (quando non Mad Season) e Soundgarden nelle chitarre e nelle voci.
Ciò che rende davvero interessante e credibile questo disco fra mille altri di stampo analogo è il fatto che qui il grunge si fa standard per divenire cornice e al suo interno c'è Milano, nessuno scimmiottamento, nessuna tematica presa a prestito da immaginari altri, i Grenouille hanno l'intelligenza e l'onestà di parlare del loro mondo, nella fattispecie di una città che per molti versi è lo specchio di una nazione e, meglio ancora, lo fanno senza il tipico odio adolescenziale che sfocia nel mito della fuga: è inutile spostarsi dal rogo, mente Milano brucia, tanto vale saltarci dentro e scaldarsi un poco.
Ecco dunque titoli geniali quali "Grosso guaio in Paolo Sarpi" (che, per chi fosse digiuno di toponomastica milanese nonché di eventi recenti, altro non è che la China town del capoluogo lombardo, còlta la citazione?) e grandi canzoni come le già note "Babilonia", "Saltando dentro al fuoco" (che ha la solennità del classico) e "Io, te, Milano e l'Anoressia", tutte caratterizzate da quell'urlo che parte in pancia a va a stroppicciare la gola per cui, tra parentesi, è difficile non pensare all'esordio dei concittadini Ministri.
Dopo anni di letargo rotto solo dalle vocine di bravi turnisti in vena di pop-song (si, ok, sto parlando de Le Vibrazioni) si sta forse affacciando una lucida consapevolezza tra le nuove generazioni della metropoli? Forse che imbracciare le chitarre, assumere pose e limitarsi a dire semplicemente che Milano (e tutto il resto) fa schifo non sia più ritenuto sufficiente e tanto meno appagante? Evitiamo di cadere nella tentazione di gridare a una sorta di Milano Renaissance (niente invecchia più velocemente delle onde nuove) ma stiamo a vedere, la domanda è senza dubbio suggestiva, attendiamo una risposta e, nel frattempo, godiamoceli, i Grenouille, perchè ci raccontano con sfrontatezza l'aria che tira, senza pudore, senza paura e con l'impeto gioioso di una schiacciasassi.

http://www.rockit.it/magazine/album.php?x=00008790

Friday, November 21, 2008 

Provengono da Milano e prendono il nome da un personaggio che pur non avendo alcun odore, e' ossessionato dalla ricerca del profumo della passione: non si puo' dire in quale misura la musica dei Grenouille si addica al nome scelto, cio' che e' certa e' la qualita' della loro proposta, una perfetta miscela di Pop, Grunge ed ironia, elementi dosati in modo davvero esemplare.

Occorre anticipare che questo disco non puo' vantare grande originalita' o trovate particolarmente innovative, molti gruppi italiani negli ultimi tempi ci hanno abituato a questo Rock figlio bastardo della Seattle anni '90 e della tradizionale''autoironia all' italiana'' (vedi Ministri e Fratelli Calafuria, solo per citarne un paio) ma i Grenouille dimostrano di meritare la dovuta attenzione grazie alla loro personalissima interpretazione della realta' quotidiana raccontata con falsa leggerezza, con distacco e rassegnazione, con divertimento e spensieratezza. La loro prima qualita' risiede sicuramente nell'efficacia dei testi e nel modo in cui questi si legano spontaneamente alla melodia delle chitarre, attraverso situazioni allucinate ed allucinanti, raccontate come se la band parlasse al gruppo di vecchi amici di sempre, senza usare frasi fatte o modi di dire ma concedendosi temi e rime ben diverse da quelle a cui ci abitua il mercato.
Si passa dai danni cerebrali al sesso anale in una manciata di minuti, attraversando poi storie di una Milano che brucia in un enorme rogo, mentre c'e' qualcuno che pratica autolesionismo per noia, ed una ragazza ultrapossessiva che ''non ne ha mai abbastanza''. Tutto questo cantato con il fare degli Afterhours di Germi (basti ascoltare i primi secondi di La Terza Guerra Mondiale per rendersene conto, quasi un tributo al passato di Agnelli e compagni), benche' una moderna aggressivita' incendiata dall'apatia e dalla frustrazione spinga i brani verso una dimensione decisamente piu' ''heavy'', debitrice del grezzo furore che strattonava In Utero dei Nirvana.
Voci vagamente isteriche e capaci di interpretare adeguatamente l'atmosfera di ogni canzone costruiscono linee melodiche a presa rapida che sembrano pensate apposta per divenire immediatamente ricordate e cantate sovrappensiero. I testi, che spesso menzionano Milano e le sue contraddittorie sfaccettature, non si sforzano di inanellare forzatamente frasi sensate e razionali, ma spesso utilizzano accostamenti di parole e situazioni stridenti ma evocative, che pur non descrivendo oggettivamente una situazione ne richiamano immediatamente l'essenza.
Per questo motivo le canzoni sembrano scritte per un pubblico ''che ne sa'', che appartiene ad una determinata fascia d'eta', che svolge una certa vita, ha certe abitudini e prova frequentemente alcuni determinate sensazioni nei confronti del quotidiano.
Un sottile filo di malinconia lega pero' tutti i brani, facendosi piu' palese in alcuni di essi come Saltando Dentro Al Fuoco, forte di un drammatico e intenso ritornello, o Io, Te, Milano E L'Anoressia, dalla melodia talmente efficace ed orecchiabile da sembrare IL singolo-per-Mtv scritto quasi per forza di cose.
Vertici di ironia si raggiungono invece con pezzi come Grosso Guaio In Paolo Serpi (la Chinatown milanese, che attraverso un acuto gioco di parole richiama il titolo di un film di John Carpenter) e soprattutto con La Gio' Ed Io, breve, ripetitiva e costruita attorno ad un paio di accordi ed una manciata di parole immediatamente assimilabili, caratteristiche che la fanno somigliare ad una sigla televisiva, tanta e' la sua freschezza.

I Grenouille sono il tipico gruppo di cui si dice ''se non manderanno tutto in malora cedendo a facili guadagni e contratti limitanti, arriveranno a pubblicare un discodellamadonna'' perche' effettivamente, le canzoni di questo disco contengono spunti assolutamente interessanti che promettono grandi cose, ma che non riescono ancora a germogliare in capolavori o canzoni indimenticabili.
Ora come ora, Saltando Dentro Il Fuoco si rivela una prova densa di qualita', ma anche con margini di miglioramento che (speriamo) vengano riempiti in futuro.

http://www.rockline.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=3306

Sunday, November 16, 2008 
.. ..

Indubbiamente un bel disco, si deve ascoltare pi� di una volta per comprendere bene tutti i testi e entrare letteralmente nella citt� che loro descrivono.
C'e' tutta Milano nei dieci pezzi che la band, che prende il nome dal protagonista del romanzo di Suskin, presenta per la prima volta. I Grenouille sono ragazzi intelligenti e questo traspare nelle loro tracce fatte di parole molto dirette e semplici e musica densa di chitarre distorte, riff a volte banali ma tutto cio' ci basta: c'e' dentro la vita, la gente, i problemi, le strade, una vera ''Babilonia'' di rumori e sensazioni. I testi sono cantautorali, il loro rock e' s� arrabbiato ma anche ironico e appassionato: ''Saltando dentro al fuoco'' di una Milano dove le fiamme sono cio' che la citta' da', di bello o di brutto. E' l�anormalita', come puo' essere la droga o l�anoressia, che non e' piu' anomala ma risulta normale. J.B. Grenouille creava profumi, sentiva tutti gli odori ma non il suo e anelava terribilmente scoprirlo perche' se non hai odore non esisti, non ci sei. Loro, i Grenouillle, invece, sono qua, li sentiamo e il primo disco di questi quattro ragazzi profuma di nuovo.

Saturday, November 15, 2008 
Disco diretto ma non immediato. Semplice ma complicato. Grezzo ma comunque raffinato. Cos� descriverei il lavoro dei Grenouille, di Milano, citt� da cui nel bene e nel male sono ossessionati e di cui la title track, Saltando dentro al fuoco, ne � la prova graffiante e allo stesso tempo melodica. Testi (in italiano) apparentemente deliranti, riff tra il rock e il grunge, melodie pungenti e ossessive; questi gli ingredienti di un disco spigoloso che punta a disturbarti le orecchie. Ma sebbene il lavoro abbia complessivamente un'anima ruvida e aggressiva, non mancano episodi venati di malinconia, come La terza Guerra Mondiale, e atmosfere pi� melodiche e distese, il che rende l'ascolto piuttosto vario ma comunque circoscritto allo stile della band. Le tematiche, le impressioni e le emozioni raccontate in questo disco sono molteplici, mai scontate n� superficiali, e tutte filtrate attraverso una visione delle cose distorta e malata che contraddistingue tutti i brani del disco. In definitiva questa � un'ottima proposta nel panorama rock, alternativo ma non solo.
Tuesday, November 11, 2008 

Intervista con i Grenouille

Di Andrea Turetta

�Saltando dentro al fuoco� � l�album dei Grenouille. Il progetto Grenouille nasce da un desiderio di creare un gruppo rock, capace in lingua italiana di annusare e creare con uno stile musicale diretto e crudo, il ritmo sensitivo del vissuto quotidiano, della citt�, delle strade di periferia� Il disco � stato preceduto dal video del brano �Babilonia�.
Ecco l�intervista�



Quando vi siete messi a lavorare al vostro disco, avevate gi� chiaro come sarebbe dovuto essere?
Assolutamente s�: Rock and Roll in Italiano, testi non banali, ma che neanche cercassero di essere particolari a tutti i costi senza alla fine parlare di niente, una musica diretta e potente, che facesse sentire maggiormente le influenze del Rock anni �90 al quale siamo tutti e quattro particolarmente affezionati, ma senza diventarne una squallida imitazione e senza porsi limiti fine a se stessi.
Abbiamo sempre saputo cosa volevamo esprimere, il difficile, poi, � tradurlo in musica.

Il rock pu� dirsi anche uno stile di vita oltre che semplice musica?
Il Rock � assolutamente anche uno stile di vita, soprattutto in un paese dove non vende neanche pi� la musica leggera, figurarsi il Rock and Roll! Per cui chi decide di farlo fino in fondo deve per forza rapportare le proprie scelte di vita con la necessit� di non mollare e di cercare un modo per tirare comunque avanti. E poi, per quanto mi riguarda, la musica, come tutte le arti, � espressione di s� e della propria visione del mondo, cio� un messaggio per forza legato alla natura dell�artista e al proprio modo di concepire la realt� che lo circonda e lo pervade. L�onest� con s� stessi � la sola cosa che ti pu� dare le energie per portare il progetto fino alla fine, altrimenti, prima o poi, molli il colpo.

In sede di preparazione dell�album, quali sono i problemi cui si pu� andare incontro?
Non trovare il giusto equilibrio creativo tra i componenti, non avere un posto che ti permetta di arrangiare i pezzi senza avere l�orologio che ti morde il culo, non riuscire a tradurre l�idea di suono che hai in testa, finire la marjuana prima di aver finito di scrivere tutti i pezzi.

Avete qualche aneddoto legato alla nascita del vostro album?
Quando abbiamo cominciato a suonare con Andrea (batteria), lui aveva in programma di partire per il Canada e di vivere l� per sei mesi assieme al suo pi� grande amico Demis, per cercare di suonare con i the N.U.V. e fare qualcosa nel mercato musicale Canadese. Cos�, quasi subito dopo aver registrato il disco, ci avrebbe lasciato da soli con un disco nuovo appena registrato in mano e niente batterista. E� stata una cosa assurda alla quale nessuno di noi riusciva in realt� ad abituarsi, perch� con lui alla batteria si era creato in poche settimane un feeling che mai avremmo sperato di creare con qualcuno neanche nelle nostre migliori aspettative. Avevamo trovato in pochi giorni il batterista che volevamo e un grande amico, e lo avremmo visto attraversare l�oceano per tornare chiss� quando, mentre noi ci sentivamo di nuovo al palo. D�altro canto lui era stato onesto con noi, fin dall�inizio, dicendoci che ci avrebbe soltanto dato una mano per le registrazioni ma che aveva quest�altro progetto e che di l� a breve sarebbe partito, e nessuno aveva il coraggio di fargliene una colpa o di convincerlo a restare. E infatti poche settimane dopo aver registrato il disco, part�.
Rimase in Canada due settimane, finch� non ci mand� una mail dicendoci che aveva capito che il suo posto era con noi e che sarebbe ritornato per restare.

Con Milano c�� un rapporto di odio-amore. Utile comunque per chi desideri ispirarsi per delle canzoni�
Ho sempre amato le contraddizioni. Le cose troppo belle nascondono sempre qualcosa di losco. Penso che i legami veri siano quelli che riescono a darti le pi� grosse emozioni, in negativo e positivo. Non sono in grado di vivere soltanto le cose in modo positivo, qualsiasi cosa si trascina il rovescio della medaglia. Forse � un problema mio, una sorta di autolesionismo che mi porto dietro, ma preferisco subire il fascino perverso delle cose, lo sporco � necessario. Il trucco � capire il significato, cercare quello che ti rispecchia e viverne le sfaccettature, lasciando a volte che ti taglino perch� il dolore pu� farti sentire vivo e la rabbia pu� essere trasformata in reazione. O almeno, questo � il meglio che sono riuscito a fare fino ad adesso�

Quando componete lo fate in maniera molto istintiva?
L�idea nasce sempre per caso, quando stai pensando a tutt�altro. Una frase, un concetto, un riff di chitarra. Capisci che � una cosa che ti emoziona, che vale la pena portare avanti, la senti chiara dentro la tua testa, parla di te. Poi spesso rimane l� per mesi, aspettando di venire completata, di diventare davvero una canzone. Spesso per riuscire ad esprimere quella sensazione nella sua completezza serve parecchio tempo e il pezzo dobbiamo suonarlo pi� e pi� volte, tornarci sopra, continuando a cambiarlo e a fare tentativi suonandolo in modi diversi. E vedere se sopravvive ai nostri stati d�animo.

Avete il nome del protagonista di Patrick Sunskind, �Il profumo�, segno che letteratura e musica, possono essere assai vicine�
Penso che qualsiasi mezzo espressivo possa essere vicino ad un altro. Si possono fare paragoni tra una canzone e un libro se riesci a cogliere il senso e a vedere al di la delle cose. Il protagonista del romanzo di Sunskind io l�ho da sempre accostato alla figura dell�artista maledetto. Una persona con una grossa mancanza e una dote sovrumana. Io riesco a comprendere le emozioni ma non a controllarle. Lui non ha odore ma riesce a sentire e ricreare qualsiasi profumo. Seguendo questa sua dote si autodistrugge, va contro a tutto quello che di umano c�� per raggiungere il suo scopo, fino a distruggere la vita stessa. La sua e quella degli altri. E� un serial killer, ma, nonostante tutto, leggendo il libro, non riesci a non stare dalla sua parte e a non provare compassione.

Avete dei punti di contatto anche con il mondo del cinema?
Siamo bene o male tutti appassionati di cinema, anche se con gusti diversi. Personalmente mi piacerebbe che la nostra musica possa prima o poi fare da colonna sonora a un film, a un corto. Mi vengono in mente i Marlene in �Jack Frusciante � uscito dal gruppo�, da piccolo adoravo Brizzi, ma adoro anche la colonna sonora di Velvet Goldmine, per esempio. Mi ricordo Singles, una commedia molto simpatica dove i Pearl Jam facevano anche una piccola parte, e mi pare che esista anche un film con la colonna sonora dei Sonic Youth, anche se non l�ho mai visto. Per ora a noi non � ancora capitato, ma perch� no� in un futuro magari�

Oggi � difficile scrivere canzoni che rimangano nel tempo?
Secondo me scrivere canzoni che rimangano nel tempo � difficile a prescindere. Il difficile � capire in che periodo si sta vivendo senza farsi distrarre dagli abbagli, coglierne il senso e riuscire a racchiuderlo in qualsiasi opera d�arte. Io ci voglio provare lo stesso. Comunque non sono mai stato uno che rimpiange i bei vecchi tempi.

Cosa vi piace e cosa meno, dell�attuale panorama canoro?
Ascoltiamo generi di musica molto diversi tra loro e ognuno di noi quattro con gli anni ha preso strade diverse seguendo i propri gusti personali. Parlando di musica Italiana potrei dirti Capossela, Io?Drama, Lo Zio Fiesta (Sergio Arturo Calonego), Bugo, Fabri Fibra, Verdena, il Teatro degli Orrori. Se parliamo di musica estera mi vengono in mente Muse, Babyshambles, Gogol Bordello, Eminem, Queens of the Stone Age, Radiohead, e spero di aver rispettato un po� i gusti di tutti e quattro. Non ci piace tutto quello che � ripetizione di se stesso o che prende il posto che occupa senza particolari meriti, ma solo grazie a qualcuno che gli ha spianato la strada.

Secondo voi, in Italia, ci sono molti giovani sottovalutati?
Penso di s�, e, personalmente, spero che la Rete dia a chi se lo merita davvero la possibilit� di emergere che una volta non c�era.

Qual � il vostro rapporto con la tecnologia applicata alla musica?
Penso che la tecnologia sia ormai necessaria per dare al pubblico l�alta qualit� sonora alla quale si � abituato. Penso che la cosa sia normale, perch� il mondo non si pu� fermare e ogni cambiamento ha da sempre influenzato ogni forma d�arte come � giusto che sia. Per quanto riguarda il nostro disco, per questa volta abbiamo voluto fare le cose alla vecchia maniera. Le tracce sono state registrate dal vivo in presa diretta, a parte la voce che � stata aggiunta dopo. Quello che abbiamo voluto ricreare � una cosa il pi� possibile vicina al sound che abbiamo durante i live, perch� ci sentiamo una Live Band. Pochissimi effetti, anche su chitarre e voci, abbiamo usato la tecnologia solo per fare qualche correzione e qualche sovraincisione di voci e chitarre. Questa scelta � tanto voluta quanto obbligata. Tutto il nostro lavoro � un�autoproduzione, la nostra etichetta � assolutamente un�etichetta Indipendente che si autofinanzia con booking e con la gestione di un paio di locali, il Tambourine e l�All Blacks. Questo lavoro porta avanti la filosofia Punk del do-it-by-yourself e quindi, anche se non ho niente contro la tecnologia, la tecnologia costa, la sperimentazione costa, e il nostro disco � stato registrato al volo, in tre settimane, grazie all�appoggio di gente che in noi ha creduto e che ci ha appoggiato. In poche parole, i soldi non sono finiti, non-ci-sono-mai-stati.

Da anni si parla di crisi nel settore discografico� Quali pensiate siano le armi pi� efficaci per riuscire a superare questo momento di incertezza?
E chiaro che il concetto della musica in senso commerciale � radicalmente cambiato. Da qualche anno la musica � qualcosa di assolutamente gratuito alla quale tutti possono arrivare; quello che una volta era il disco, poi diventato cd, non ha quasi pi� senso di esistere sugli scaffali dei negozi. Io non voglio dire che la cosa sia sbagliata, dato che sono il primo a scaricare di tutto e di pi� dalla Rete, e sarei un�ipocrita a voler convincere la gente a non farlo. In questo senso io sono ottimista, spero che la Rete porti la gente a bi-passare la distribuzione e la pubblicit� fatte dalle grosse case discografiche, che avevano in mano il 90% del mercato musicale e dei media. Spero che la scelta dei propri modelli musicali torni finalmente in mano al pubblico e che sia lui, grazie alla Rete, a scegliere quello che pi� lo rappresenta. Spero che siano le case discografiche finalmente a doversi piegare alle decisioni dei ragazzi, e non pi� il contrario come, forse, per troppo tempo � avvenuto. Spero che questo porti a galla una meritocrazia che in Italia � da sempre morta e sepolta in qualsiasi campo. E penso che le armi pi� efficaci per risolvere questa cosiddetta crisi siano quelle di organizzare dei grossi eventi, di puntare sulle esibizioni dal vivo, insomma, che la musica torni di nuovo ad essere un momento di aggregazione e non pi� una vetrina per vendere vestiti, che la gente dopo aver scaricato tutto quello che ha voglia di sentire, alzi il culo e vada a vedere i concerti dei propri beniamini, perch� non c�� niente come andare a vedersi un bello spettacolo dal vivo, che sia un grosso festival rock o un concertino in una bettola in cui tutti sono cosi vicini da sentire l�uno l�odore di sudore dell�altro.

Vi piacerebbe scrivere canzoni per altri artisti?
Personalmente no, a meno che si tratti di una collaborazione con qualcuno che veramente stimo, come potrebbe essere Fabrizio Pollio degli Io?Drama.

Siete un gruppo che scrive parecchie canzoni o escono fuori con una certa difficolt�?
Siamo un gruppo che scrive con parecchia difficolt� perch� tendiamo ad essere piuttosto esigenti. E comunque, gran parte di quello che scriviamo strada facendo viene abbandonato e lasciato morire quando pensiamo non sia all�altezza di rappresentarci e di rappresentare la gente che ci ascolta. Non ci piace prendere in giro il pubblico. Questo disco � un lavoro di parecchi anni, ma non ci troverete neanche una canzone utilizzata come riempitivo. Non l�abbiamo fatto uscire finch� non siamo stati sicuri di avere in mano le tracce che ci avrebbero soddisfatto a pieno nel messaggio che volevamo lanciare. L�unico nostro cruccio, se proprio volessimo trovarne uno, � che non ci sia al suo interno una canzone lenta e tranquilla. Non era il momento. Ma sicuramente nel prossimo ci sar�.

Per chiudere, quanto � utile l�esperienza che si acquisisce strada facendo?
L�esperienza che si acquisisce strada facendo � fondamentale. Quando cominci a voler essere un musicista sei convinto che basti la convinzione, poi arriver� qualcuno che ti registrer� il disco, ti sbatter� sulle prime pagine dei giornali e ti far� suonare al Madison Square Garden. In realt� gli scogli da affrontare per tirare fuori quello che senti dentro sono tantissimi e sembrano non finire mai. Ma se hai qualcosa da dire e se hai voglia di dimostrare qualcosa a te stesso, se riesci a tenere una mentalit� sufficientemente aperta da non porti stupidi limiti e se hai degli amici che ti danno una mano nel momento del bisogno, alla fine superarli diventa un piacere e tirare fuori quello che senti sempre pi� facile e naturale.

http://www.babylonbus.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=383616

Saturday, November 08, 2008 

E noi dentro al fuoco con i Grenouille ci buttiamo volentieri. Album di debutto per una band che di strada, se continuano così, ne farà tanta, con pareri favorevoli già accaparrati nell'ambiente dell'underground milanese. I quattro ragazzi hanno un pensiero loro, e si sente sia dai testi profondi che dalla musica che ti prende lo stomaco e te lo contorce per bene. "Saltando dentro al fuoco" è un disco malato al punto giusto, che già dal primo ascolto è in grado di illuminare, facendoti vedere una luce geniale nel vuoto che troppo spesso si sente provenire proprio dal mondo della musica. E' un album che si fa ascoltare piacevolmente fino in fondo, facendoti vivere 45 minuti un pò da masochisti, ma chi non lo è in fondo almeno un pochino? I Grenouille sono figli in primis dei Sonic Youth, se vogliamo andare in ordine, e successivamente dei Nirvana, dei Pearl Jam e un pò anche degli Smashing Pumpkins parlando di influenze internazionali. Tornando in Italia, Marco Bugatti, voce e chitarra della band, potrebbe un giorno essere l'erede di Manuel Agnelli, (azzardo concessomi) leader degli Afterhours. Ascoltando i passaggi di chitarra basso e batteria inoltre, non può non notarsi il rimando ai grandissimi Verdena. I paragoni non fanno mai molto bene ad una band all'esordio, perchè la questione può sempre essere fraintesa, si potrebbe pensare che il gruppo manchi di originalità, e questa è forse la sola piccola pecca dei Grenouille. Detto questo, è normale che con tutto quello che è stato sfornato nel mondo della musica, delle reminiscenze sono d'obbligo, tanto che spesso anche a band già famose ed affermate manca l'ispirazione e la capacità di creare qualcosa di totalmente nuovo. Nulla toglie ai Grenouille, che con questo disco d'esordio hanno portato, nonostante tutto, un pò di ossigeno ad orecchie stanche e che credono, ormai, di aver sentito tutto quello che c'era da sentire. In " Saltando dentro al fuoco" si sente possentemente la consapevolezza, la capacità di cogliere la realtà delle cose senza farsi false illusioni, il disagio, l'apatia, l'autodistruzione come unica soluzione e salvezza da un mondo che ci prende in giro tutti troppo spesso. La profondità di questa band sta sia nelle parole che nella musica, con "sempre siano lodati" santissimi riff e note blu a spreco, a rendere il tutto incredibilmente vero, autentico e quasi tragico. E poi Milano, sempre lì ad ispirare animi sensibili, continuando a farsi amare ed odiare. Tutti sanno che viverci fa male, ma nessuno inspiegabilmente allo stesso tempo ne riesce a fare a meno. Perchè diciamolo, spesso è proprio il malessere ad ispirare e a fungere da musa, inutile negarlo. Per chi vive a Milano questo disco apparirà molto più chiaro e forse saprà apprezzarlo meglio e più a fondo, per chi vive altrove ad esempio, potrà trovare, la canzone che da il titolo all'album quasi ermetica. "Saltando nel fuoco" forse non piacerà a tutti e darà anche fastidio ad alcuni ascoltatori, perchè la maggior delle persone preferiscono sopravvivere, e non farsi sbattere in faccia il vero stato delle cose. Resta il fatto, lo ribadiamo, che noi dentro al fuoco con i Grenouille ci buttiamo eccome, anche da soli..

Friday, November 07, 2008 
�Saltando dentro al fuoco� � un album che dovrebbe piacere particolarmente agli appassionati della scena alternativa e grunge. Ci sono sicuramente alcuni brani positivamente sorprendenti. Testi e musica appaiono validi nel loro complesso a dimostrazione che � stata posta una certa cura nella realizzazione del disco.

Se ci si lascia trasportare dalle canzoni contenute nell�album si potranno certamente ricavare delle buone sensazioni. Tra i pezzi, considero degni di nota �Un grave danno�, �Saltando dentro al fuoco� e �Io, te, Milano e l�Anoressia�. L�album � stato preceduto da un lancio inusuale su myspace: un video �rabbato� da internet da un fan, che � una compilation di orgasmi, � diventato trasposizione in immagini perfetta per il brano �Babilonia�.

 

http://www.babylonbus.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=383583

Friday, November 07, 2008 

Milano da bere, Milano di Craxi, Milano delle opportunit�, Milano della Madunin e delle passeggiate in Corso Buenos Aires. Milano, Milano, Milano. Tante Milano quanti sono i suoi abitanti e le sue storie.
Quella di �Saltando dentro al fuoco� � la Milano dei Grenouille, gruppo brianzolo che sciorina, in queste prime dieci tracce ufficiali, tutto il proprio amore-odio per questa citt� dalle infinite sfaccettature. Scorre il disagio, la (dis)illusione, la rabbia, la passione nelle storie partorite dall'animo dei cinque ragazzi, storie in vivo contatto con ci� che le circonda ed alimenta. Sembra quasi inevitabile, date le basi emotive, esprimersi attraverso i fasti del rock anni '70 unito al pi� �recente� grunge, spiriti che sembrano non aver mai abbandonato le membra della band, riuscendo in questo modo a far sentire chiaramente la voce ribelle e nichilista che ha segnato pi� di una generazione.

Un altro discorso, invece, � considerare la rilevanza di un album animato da tale genere e sfornato in questo periodo, ma se non pensiamo alla solita diatriba su quanto sia appropriato tornare, grazie alla ciclicit� della musica, su certi aspetti, possiamo render merito ai Grenouille. A piccoli passi stanno creando una solida formazione, certo, non sconvolgono per quel che concerne le scelte stilistiche, ma questo non sembra essere l'obiettivo principale. Loro tirano fuori ci� che hanno dentro nella maniera pi� congeniale possibile, probabilmente poco importa se tutto rimarr� confinato nel Moonshine Pub, luogo che pi� di tutti ha dato fiducia al gruppo (ed a cui hanno tributato il pezzo di chiusura n.d.a.). Senza troppe pretese, ma con premura, danno la possibilit� di immergerci nella loro specifica quotidianit�, lasciando libert� d'interpretazione, costruendo un disco che pu� essere ascoltato da chi vuole ascoltarlo, cos�, proprio come la pi� semplice delle azioni.

Riff secchi, chitarre distorte ed agitate da una verve criptica quanto lineare, rendono il disco ricco di quella semplicit� capace di colpire dritta nel segno ed aprire, proprio grazie a quel bersaglio centrato, altre infinite porte.
Punti da non sottovalutare per una band all'esordio e se siete tra i �nostalgici� degli strascichi del Seattle sound, legati alla fase made in Italy (vedi Afterhours oppure Verdena della seconda met� dei '90) o semplicemente avete perso quel periodo, probabilmente �Saltando dentro al fuoco� arriver� da solo nei vostri ascolti, magari sorseggiando una birra al Moonshine.
Questo per� non basta, almeno ai fini di �diffusione�, quindi, se i Grenouille vogliono dar modo alla loro musica di emergere, devono cerare di tener meno fede alle caratteristiche di appartenenza. L'inconfondibile sapore di quei tempi, infatti, riporta al centro l'asse tra le scelte personali e quelle fin troppo sentite che li riducono ad essere una delle tante buone band che non spicca.
Manca poco, solo un tassello, per spostare dalla parte �positiva� l'asse in perfetto equilibrio tra i due lati, un'unica fondamentale tessera chiamata originalit�.

 

http://www.liverock.it/tuttarec.php?chiave=963&chiave2=Grenouille

Thursday, November 06, 2008 

Giochiamo a unire i puntini: Patrick Suskind nel 1986 ha scritto un romanzo capolavoro intitolato "Il profumo" il cui protagonista è un uomo senza odore che d'altro canto ha una formidabile capacità di riconoscere e riprodurre tutti gli odori del mondo. Il suo nome è Jean Baptiste Grenouille.
Nel 1993 Kurt Cobain scrive una canzone che si chiama "Scentless apprentice" ispirata al personaggio creato da Suskind.
I Nirvana sono considerati i campioni, l'epitome e la lapide del grunge.
Anni 2000: a Milano nasce ed esordisce un gruppo che decide di chiamarsi Grenouille.
Coloriamo gli spazi: i Grenouille sono indiscutibilmente un gruppo grunge, ma non hanno praticamente nulla dei Nirvana, non a livello di suono, tanto meno a livello di poetica, nessuna infanzia rovinata (per lo meno da quanto traspare), niente "I hate myself and I want to die" e piuttosto quintali di Alice in chains (quando non Mad Season) e Soundgarden nelle chitarre e nelle voci.
Ciò che rende davvero interessante e credibile questo disco fra mille altri di stampo analogo è il fatto che qui il grunge si fa standard per divenire cornice e al suo interno c'è Milano, nessuno scimmiottamento, nessuna tematica presa a prestito da immaginari altri, i Grenouille hanno l'intelligenza e l'onestà di parlare del loro mondo, nella fattispecie di una città che per molti versi è lo specchio di una nazione e, meglio ancora, lo fanno senza il tipico odio adolescenziale che sfocia nel mito della fuga: è inutile spostarsi dal rogo, mente Milano brucia, tanto vale saltarci dentro e scaldarsi un poco.
Ecco dunque titoli geniali quali "Grosso guaio in Paolo Sarpi" (che, per chi fosse digiuno di toponomastica milanese nonché di eventi recenti, altro non è che la China town del capoluogo lombardo, còlta la citazione?) e grandi canzoni come le già note "Babilonia", "Saltando dentro al fuoco" (che ha la solennità del classico) e "Io, te, Milano e l'Anoressia", tutte caratterizzate da quell'urlo che parte in pancia a va a stroppicciare la gola per cui, tra parentesi, è difficile non pensare all'esordio dei concittadini Ministri.
Dopo anni di letargo rotto solo dalle vocine di bravi turnisti in vena di pop-song (si, ok, sto parlando de Le Vibrazioni) si sta forse affacciando una lucida consapevolezza tra le nuove generazioni della metropoli? Forse che imbracciare le chitarre, assumere pose e limitarsi a dire semplicemente che Milano (e tutto il resto) fa schifo non sia più ritenuto sufficiente e tanto meno appagante? Evitiamo di cadere nella tentazione di gridare a una sorta di Milano Renaissance (niente invecchia più velocemente delle onde nuove) ma stiamo a vedere, la domanda è senza dubbio suggestiva, attendiamo una risposta e, nel frattempo, godiamoceli, i Grenouille, perchè ci raccontano con sfrontatezza l'aria che tira, senza pudore, senza paura e con l'impeto gioioso di una schiacciasassi.

http://www.rockit.it/magazine/album.php?x=00008790

Wednesday, November 05, 2008 

 

RITORNO DI FIAMMA PER I '90

Tematiche cittadine e intimistiche quelle sviluppate nei testi di Marco Bugatti, cantate dei Grenouille: le 'rane' raccontano con testi ermetici e significativi questioni di Milano e in generale dell'animo umano. La questione dell'integrazione in Grosso guaio in Paolo Sarpi, l'apocalittica Saltando dentro il fuoco (Milano sta bruciando � un refrain azzeccato e potente) e l'autobiografica Io, Te Milano e l'anoressia. Dal punto di vista musicale si sente l'influenza del grunge di Seattle e dei nomi grossi della musica alternativa italiana (Afterhours), con le chitarre che costruiscono un ambiente ideale per far vivere La voce di Marco, che � incisiva e passionale.

(G.L.)

 

http://www.beatmag.it/beat_receinterna.php?id=1726

Tuesday, November 04, 2008 

Se una band navigata come Il Teatro Degli Orrori, con quel disco epocale che è “Dell'impero delle tenebre”, ha mostrato come la lingua di Dante possa, con le dovute cautele e trattata nella giusta maniera, scendere a patti senza grossi traumi con le chitarre heavy del grunge e del noise, non ci si aspettava certo che fosse una formazione all'esordio come i Grenouille a darci ulteriore conferma in questo senso. E invece è proprio quel che è successo, almeno a giudicare da un'opera debitrice verso l'esempio musicale di artisti come Alice In Chains e Sonic Youth ma capace anche di smarcarsi abilmente dalla replica pedissequa e fine a sé stessa di modelli arcinoti. Il tutto grazie  a una scrittura complessa quanto ben calibrata divisa tra irruenza e narrazione, turbolenze e architetture ibride, ma soprattutto a testi ricolmi di alienazione metropolitana – Milano la città di provenienza della formazione – e poco disposti a farsi schiacciare dalle tonnellate di chitarre acide che reggono le impalcature. Capaci, invece, di diventare un valore aggiunto, per un disco che mostra in generale una maturità difficilmente riscontrabile in un'opera prima. Che si privilegi l'anima dissonante (“Babilonia”), le mire punk (“Grosso guaio in Paolo Sarpi”), le obliquità “pop” (“La Gio e io”) o la pseudo-psichedelia (lo strumentale conclusivo “Moonshine Pub”), il risultato, insomma, non cambia: “Saltando dentro al fuoco” rimane una graditissima sorpresa. In attesa di sviluppi futuri che, siamo certi, faranno ancora parlare di questi Grenouille.

Fabrizio Zampighi

http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id=958&id_riv=58

Tuesday, November 04, 2008 
Schegge: Francesi solo nel nome, ma anche loro meneghini fino al midollo, i Grenouille con Saltando dentro al fuoco (Via Audio VAR 002) lanciano l’idea di un sagace cantautorato urbano all’assalto del conformismo quotidiano. Un grave danno e Grosso guaio in Paolo Sarpi, schegge impazzite di un passato grunge che non vuole morire.
Friday, October 31, 2008 

Avevo per le mani un concetto interessante� cos� inizia questo brillante album dei Grenouille, band Milanese. In effetti un concetto interessante di fondo c��: siamo davanti a composizioni sonore intriganti, un misto tra le schitarrate di Seattle e i Marlene Kuntz del primo periodo, riff cattivi, timbri opachi, voce incalzante e un supporto ritmico onesto e discretamente incisivo. E� un post punk venato dal grunge degli Stone Temple Pilots: �Un grave danno�, brano d�apertura e migliore dell�intero lotto di �Saltando dentro al Fuoco�, fa capire subito in che lidi stiamo navigando. �Babilonia�, kuntziana sia nelle liriche che nell�urgenza espressiva, con il suo cantato compresso tra le corde vocali e le sue chitarre acutamente acide, ci conducono in una spirale metropolitana di sesso ed incesti. I Sonic Youth di �Daydream Nation� fanno capolino nella title track, con l�incedere tipicamente rallentato e con i suoni acquosi a l� �Candle�. Segnaliamo anche l�annuente �Io, te, Milano e l�Anoressia� e la complessa �La mia Pic Cola�, condita da overdrive nella strofa e reverberi da manuale nel bridge. �8 buoni modi� lascia spazio anche alla batteria, conduttrice delle danze. �La terza guerra mondiale� sembra uscire da �Quello che non c��� degli Afterhours. Con questo album Milano si conferma patria del rock underground italiano. 

 

http://www.meltinpotonweb.com/index.php?section=articoli&category=36&id=2162