MySpace

Chiara Daino Se mi etichetti mi annulli

Tuesday, August 18, 2009 
LO SCANDALO DELLA POESIA



Nuovi autori Poeti dissidenti, criticano l'omologazione del consumismo e dello spettacolo

Versi che parlano anche al movimento: «Ci sognavate tutti tronisti e veline. Vi sbagliavate»


Lo scandalo della poesia che si permette di fare politica


Sanchini, Antonello, Zattoni, Daino: quattro poeti a cui la sinistra italiana, erede di Gramsci e Pasolini, dovrebbe dare voce. Alla crisi della politica questi giovani poeti offrono una direzione verso cui guardare.


Da leggere - Voci critiche per sonetti e poemetti

Voci giovani di poesia, poeti se non militanti, ma molto critici con l'omologazione culturale, il degrado del linguaggio e dei valori. Parliamo di Stefano Sanchini che ha all'attivo la raccolta «Interrail» (Fara), Danni Antonello, che ha pubblicato il poemetto politico «Italia», di Matteo Zattoni, che ha tre raccolte in libreria («Il nemico», Il ponte vecchio, «Il peso degli spazi», LietoColle e «L'estraneo bilanciato», Stampa); infine di Chiara Daino, autrice del romanzo «La merca» (Fara).


La sinistra - Dov'è finita la questione culturale? Chiedono i quattro autori.



Dietro la grande rappresentazione della banalità omologata italiana, cresce e si sviluppa una nuova generazione di poeti italiani. Nati a cavallo tra gli anni '70 e i primi '80, studiano Pasolini, criticano il presente, criticano l'omologazione del consumismo e dello spettacolo. «Profanare il tempio delle banalità di massa con lo scandalo della poesia. Oltraggiare l'epoca a colpi di amore». La sinistra dovrebbe saperli accogliere, promuovere, incoraggiare. Non lasciare disattesa proprio la gramsciana «questione culturale» di cui invece si appropria la destra, con i vari Dell'Utri, Crespi e Davide Rondoni. È sempre una violenza costringere la poesia a categorie di lotta politica; ma pure questi giovani scrittori molto avrebbero da dire ai ragazzi che si sono riconosciuti nello slogan: «Ci sognavate tutti veline e tronisti: vi sbagliavate».

Pensiamo al marchigiano Stefano Sanchini (1976), il cui esordio risale al 2008, con la raccolta Interrail (Fara) e con il poemetto di teatro in versi Via del Carnocchio, roversianamente ciclostilato in proprio ed altrettando distribuito. Immaginiamolo in piedi, dunque, nel mezzo di un incontro pubblico, scandire con voce di fuoco: «aspiro ad essere / l'anello malato della catena di montaggio / aspiro alla solitudine e all'ingiuria / ho paura, certo / il sogno era un altro e c'erano gli altri / con il loro viaggio a incontrarsi / che vivi siamo in questo tempo / ma dove sono gli altri? Dove / le provviste?».

Danni Antonello (1978) è invece un giovane poeta veneto, traduttore dal francese, direttore della piccola ma sempreverde casa editrice La spina, in provincia di Padova. La sua parola, orfica e incivile, ci ricorda Dylan Thomas, Jean Genet, Rimbaud, la sua rivolta è anarchica e individuale: «come il gabbiano che controvento / cede alla raffica e vira». Maleggiamolo anche dal poemetto politico Italia, stampato dall'Istituto veneziano per la storia della resistenza e della società contemporanea, in occasione del sessantesimo anniversario della liberazione: «In viale dei tigli ad ogni tiglio sta appesa una corda, / spessa quanto forte quanto duro è il collo spezzato / dell'uomo che ha impiccato: l'antifascista, il partigiano / che un secondo prima di morire muto come l'orgoglio / dentro di sé ha pensato: / “Non basteranno tutti i tigli del mondo / per impiccare un popolo”».

Del lombardo Matteo Zattoni (1980), già uscito con Il nemico (Il ponte vecchio, 2003), Il peso degli spazi (LietoColle, 2005) e L'estraneo bilanciato (Stampa, 2009), ha già ben scritto Gianluca Pulsoni: Zattoni «legge il mondo come luogo del pensiero e del possibile recuperando il desiderio poetico e “politico” di tornare a percepire la realtà nel suo dinamismo dialettico. Per esprimere, nel suo realismo, l'immagine come contenuto di verità e domanda». (La Gru n.5, luglio 2008). È vero, se nella silloge dall'evocativo titolo situazionista Il mondo senza spettacolo il poeta profana il dogma del controllo securitario e finanziario («Adoro sorridere dentro le banche / alle loro telecamere, alla ricerca del piccolo / particolare l'idiota mi scruta con grande / attenzione, forse allerta il servizio / d'ordine – cos'avrà quello / da sorridere?») e amaramente ci interroga: «come fare a cambiare il mondo / se non riusciamo neanche più a cambiare / canale (...)?».

Infine spostiamoci a Genova per incontrare Chiara Daino (1981), sorprendente rivelazione della nuova scrittura italiana in prosa ritmica ed artistica. Il suo amalgama linguistico di basso gergo giovanile ed alta sperimentazione letteraria (con grandi riferimenti, da Emily Dickinson ad Amelia Rosselli), tra citazioni rock e tensioni escatologiche, ci parla di una lotta intestina tra l'io e la storia, tra corpo individuale e mondo socializzato. Il suo primo romanzo, La merca (Fara, 2006), ha la voce diretta e non mediata di una dca (disturbi del comportamento alimentare). Priva di pietismi e morali esterne, la Daino ne approfitta per un feroce affondo generazionale: «Questa è la generazione di Jenny. Meditate, genitori, meditate. Pensierino del giorno: le cellule impazzite della generazione, da voi generata, dovrebbero impedirvi di dormire sereni (...), il frutto del vostro ventre si getta dal palazzo più alto perché ha preso solo un 27 all'ultimo esame e non vi ha resi abbastanza orgogliosi: non ha compiuto “il suo dovere”».

Sanchini, Antonello, Zattoni, Daino: quattro, di una lunga lista di nuovi autori a cui la sinistra italiana, erede di Gramsci e Pasolini, dovrebbe dare voce. Insomma, torni la sinistra ad investire sulla cultura: alla crisi della politica omologata e scollata dal reale, questi giovani poeti italiani sanno rispondere, offrendo, se non ancora una risposta, una direzione verso cui guardare. Ascoltiamoli.


Davide Nota

[l'Unità, 18 agosto 2009]
Wednesday, July 29, 2009 
«Io sto morendo, ma quella puttana di Emma Bovary vivrà in eterno!». È così, Gustave, per quanto sia dura da digerire. Anche se sei Flaubert in persona, è inutile imprecare! Respira, un respiro profondo, un respiro di profonda rassegnazione. E poi, rallegrati. Essere un Personaggio non è così divertente. Nessuno può tutto. Neanche tu, neanche io. E non ne posso più, credimi. È tutto sbagliato. Tutto. Tranne la tristezza. Che la bocca non dice. Non deve più dire. Né scusa, né grazie. È la perfetta tristezza di ogni Personaggio. Di ogni Personaggio che carisma una Vita Autonoma, senza maschere e con tutte le maschere del mondo. È la grazia di una tristezza autentica, amara e assoluta. Di cosa, dimmi, di cosa? Dimmi di cosa, piccolo e presuntuoso saccente, dimmi di cosa, patetica parodia di Mosè, dimmi di che cosa – deve ridere un Personaggio? Dell’Amore, certo. Dell’Amore si deve sempre ridere. Perché è ridicolo tutto questo Amore di cui parlate, parlate, parlate… Vi riempite le mani e le lingue con l’Amore, solo per sbatterlo e per sputarlo in faccia agli altri, a sfregio, solo per rimanere dalla parte dei buoni, dei salvatori. Quale Amore? Siamo seri, per una volta. Per una volta, facciamo questo gioco. Siamo seri. Seri come Personaggi, seri come Persone, seri come le Pupille di pietra. Congela tutto questo clima ipocrita dell’Italietta misera che manipola e mistifica. E basta! Basta con l’arte anonima, basta con l’arte senza artista, che basta così poco ormai per dirsi artisti. Non è divertente! Non lo è più, da quando avete ammazzato tutti, uno dopo l’altro. Li avete ammazzati, senza sporcarvi mai le mani. Quelle mani di miele corrotto, quelle mani viscose di muffa e ovatta liquida. Basta! Che non vi basta mai! Mai sazi dei nostri sacrifici! Ora, basta! L’Io NON è morto: l’avete ucciso con le vostre menate! Sparite o tacete! Un minimo di dignità – e risparmiateci l’allacrima coccodrilla! L’Ego si è suicidato perché non vi sopportava più! Siete troppo vecchi per morire giovani. Almeno un briciolo di rispetto per chi spala la vostra mole di merda! I nostri sono giochi pericolosi e giochi seri, seri come le statue ormai lise – da tutte quelle vostre mani unte e prepotenti. Come statue deturpate, per la noia di qualche vandalo, rimaniamo saldi – ma basta sconti! Scendete da quei dannati piedistalli e pagate, pagate le statue che avete sfigurato! Pagate le vostre Puttane! Perché un Personaggio è una Puttana! Hai avuto quello che volevi. E ora: paga! Noi che non abbiamo un solo Io, ne abbiamo centinaia, migliaia, Noi tutti abbiamo scelto! E abbiamo scelto di vivere da Puttane, ma senza mecenati-papponi. Abbiamo recitato, redatto, resistito. Abbiamo ridotto i bisogni al minimo. Disperati prima, disillusi poi, abbiamo piagato rotule e scalato tetti, patito la fame e bruciato ponti. Abbiamo pagato tutto, sempre, a pelle. Non abbiamo più salute fisica né mentale. Non godiamo più, ma se potete e volete godere: pagate! Anche l’anima vi abbiamo dato e dedicato e devoluto, ma non è stato abbastanza. Non è mai abbastanza, per voi. Continue prove di coraggio e non un solo compromesso. Non è abbastanza. Abbiamo abbassato la testa a testa alta: sconfitta dopo sconfitta. Tutto, senza riserve. Senza scorte. Dritto, di taglio, affondo. Altro da dire? Da dimostrare? È abbastanza? Dimmelo tu! Ti è piaciuto dare addosso all’untore, sentirti sano e dalla parte dei buoni? Ora paga! Non pensare che un Personaggio si accontenti dei lividi! Ora paga. Paga il prezzo che devi! Paga i tuoi scheletri e i tuoi armadi, dopo che hai razziato i miei sogni e i miei cassetti! Complimenti e condanne, consigli e critiche non bastano più! Non dopo il 9 maggio 1921, almeno, non da quando – sciamo scesi, strappando i fili, dal vostro teatrino di burattini. E siamo scesi in strada e dalla strada abbiamo imparato. Se sgarri, paghi. Se consumi, paghi. Siamo le Puttane che devi pagare, per sentirti migliore, per sentirti potente, per fingerti dio. Non è più un problema nostro quale sia il vostro ruolo. Paga. In contanti. Paga il tuo capro. Paga che è arrivato il momento del conto. Che comunque devi pagare il biglietto. Protesta, diffama, chiama i tuoi amichetti e gridate pure, tutti in coro: “Manicomio! Manicomio!”. Non uscirete da questo Casino, senza prima avere pagato. Ti sbarro il passo io per prima, da gran Puttana e Fiera di essere il Personaggio in Persona. Ascolta bene, con attenzione, chi canta per quella Puttana di Emma, per ogni Puttana che Impersona, perché tu paga – che noi si prega. Siamo tutti qui per salmodiare il vangelo dell’Iguana:

Tu che mi affoghi gli occhi senza fine
Tu sei felice quando divento una furia
Tu non mi ami, ma non mi lascerai stare
Non mi amate, ma non mi lasciate essere
Non sei mai stanco di farmi male?
Non siete mai stanchi di ferirmi?

Devi essere davvero convinto
che il sorriso NON MI DONI
perché in tutto questo tempo
non hai mai permesso che ne vestissi
NEANCHE uno – un solo sorriso

Penso, provo, ripenso
come può essere…

Metallo freddo, questo pomeriggio
È meglio, meglio salvare un albero…
 
Non sprecare carta, tempo, fiato. Abbiamo ascoltato: predicatori e coglioni, geni e babbei, fornitori e fruitori. Abbiamo assorbito: ogni genere di profezia, di prognosi, di postumi. Abbiamo esaurito tutti gli esempi. Avete distrutto i nostri futuri, appestato i nostri presenti per la gloria delle vostre gengive in bella mostra. Ci avete buttato nell’arena per divertirvi, per distrarvi. E i nostri cadaveri puzzano più degli altri, ammorbano l’aria perché non muoiono. Siamo già morti. Siamo i vostri incubi. Potete giurarci: avremo la nostra vendetta. E pagherete con la vita: una vita lunga, lunghissima, infinita,… Vivrete tanto, così tanto, da non poterne più! Lunga vita! Lunga vita a voi! La vita più lunga possibile perché ogni giorno e ogni notte dovrete pagare. Pagherete gli occhi di Luigi e di Luigi, gli occhi di Kurt e di Karen, di Cesare e di Emilio, di Anne e di Sid, e di tutti – quelli che avete succhiato e sputato! Vi è piaciuto? Ora leccate bene la canna del Metallo, sentite il sapore della polvere, sentite che è ancora caldo, sentite che è un rosso fresco, e vi tremi la vita che ci avete negato:

E vi saluto, e vi chiedo come state?
E vi mando un sorriso!
Non sprecate il fiato è fiato sprecato
NON spreco il mio odio – per voi
NON sprecherò questo mio odio
NON spreco il mio odio – per te

credo che lo durerò per me
niente più macelli, non più
non ho più tempo per aiutarti a fare punti
credo sia tempo di fare: come più ti piace
come vi pare…

Buongiorno. Com’è?
E vi lascio un sorriso!
Non sprecate il fiato è fiato sprecato
Non sprecherò il mio odio – per voi
Non sprecate il fiato è fiato sprecato
Non spreco il mio odio – per voi
Non sprecherò questo mio odio
Non spreco il mio odio – per te

Astio! Fiele! Odio! Bile! Disprezzo!
Adesso, credi di essere – degno?
[credi DAVVERO di esserne degno?]

Credi che basti alzare la fronte
e ridere e sussultare quella bifida corona?
Levati il cappello – e conta gli schizzi di sangue! Hai il corpo coperto di sangue, gromme di coaguli. Secchi. Li vedi? Li sai chiamare per nome? Come puoi dormire? Se mi spacchi le ossa, se mi cavi il cuore, se mi spari alle gambe e mi tagli la gola, come puoi non sapere il mio nome? Come puoi non sentire il Bene che ti denuncia: ‘sono anni che prendo a calci in culo me stesso. Così mi son fatto fuori!’. Come puoi dormire quando Kurt prende a testate il Marshall? Come potete dormire quando Emilio vi ricorda: ‘a voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna’. Come si può? Non ho mai capito come, ma continuate a dormire, da bravi. Fate la nanna, vi siete lavati i denti? Da bravi, continuate a dormire, che vi rimbocco le coperte. Da bravi, avete spento tutte luci? Fate i bravi e dormite sereni, riposate che la scuola è finita. Domani niente sveglia, da bravi, ragazzi, posate il pallone e andate a dormire. Da brave, ragazze, smettetela con queste fantasie e andate a dormire. Dormite, continuate a dormire, avete detto le vostre preghiere? Dormite, dormite, tornate a dormire: è stato solo un brutto incubo.
Friday, June 19, 2009 
Look into the future look into my eyes and tell me... [ Ozzy Osbourne ]

È l’ultimo, è l’unico modo residuo – per essere poeta. Dirsi corpo di poesia è solo memoria di muscoli: sorridere al più potente/prepotente, strizzare l’occhio/orecchio alla cricca/combriccola che calca – l’orma perfetta, il buonismo grafico e semantico.
[A noi non resta che. Vestire i Vostri scarti: il Ruolo degli Impuri, la Cattiva Letteratura, il Fattore Fastidio e i Suoni Molesti]. E si resta. In tutto questo friggere di aria e sbandierare un sincero (?) sentire sociale – chi porta poesia è ignorante. Incide chi Vi ignora. E si lecca le ferite mentre Voi leccate rapaci, felpate lingue. Chi mangia chi? Chi pubblica chi? Nella buca dei perché – il suggeritore satanasso sorride, in silenzio. E chi resta fuori [dal gregge dell’Arca/Arcadia], Vi ignora. Dopo l’immenso dispiacere, l’onere di conoscerVi. Di persona. Ché è qualcosa di personale: siete al servizio di un senso mancato. Di un accordo muto che incanta il vuoto. Che cade nel vuoto. Ecco come parla il popolo silente: pèrdono tutti! Certo più comoda la vostra lettura. Avete artefatto l’assoluzione: perdòno tutti. Leggete come cifrato vi coccoli, senza ombra di calunnia, di condanna. Per il popolo silente siete colpevoli. Tutti. Tutti i Vostri scheletri triti in teche/techne. E se si può (?) pestare la Vostra regola, se si può (?) turbare la nebbia con la rabbia, se si può (?) cremare la Vostra schiuma teorica – è solo perché siamo: quella piccola piccola parte. Il popolo silente che r’esiste. Vi conosce. E Vi ignora. Viva per la lingua muta: è una piccola piccola particella impazzita. Cambia la marcia chi non merita, chi non mistifica – tutto questo strisciare. A tempo debito: non siamo in saldo! Vi piace il suono del silenzio? E se (Ne) scriviamo? Se la bestie da macello, ora macellano? La fiera della Vostre vanità è zuppa. E ora? Ora che il legno è molle e putrido? Ora come ci vince il Vostro mulino? L’avorio delle Vostre torri è cariato, è corrotto. E il popolo silente (Vi) aspetta, nel silenzio carico di cicatrici. Il popolo silente (Vi) ignora e vive. In attesa: la verità non ha fretta. Eterna il clima, quando piove. Tempesta via i Vostri deserti. Il popolo silente è un popolo di Attori: rubate pure le nostre scene – non siete credibili. Avanzi di spettacolo per paupulare in cortile. Il popolo silente è un popolo bastardo: abbiamo sangue misto, di bile e miele, flogosi di flagelli, rugiada che respira. Il popolo silente è un popolo pallido che porta panico: le pupille come coltello, la frase felina in furia – a fondere, affonda. Il popolo silente è un popolo pericoloso: non ha paura di piangere. Nel dolore la nostra dignità. Nelle fitte il nostro riscatto. Nelle mani – giunte – le corazze per contrasto, per Essere nonostante. E si forgia nella lacrima una lama senza scorie: il valore di chi non è pronto a morire, senza prima combattere. Il popolo silente è un popolo ignorante: non Vi considera. Degni di lotta, degni di nota. E pulitevi la bocca prima – di tentare la frase metallica: non parlate di metallo ai metallari! Non commentiamo, ma abbiamo letto. Tocchiamo, forse, il Vostro Spinoza? Citiamo a scudo i Vostri “Montale!”? Perché, quindi, chiamate in causa – per le Vostre cause – i Nostri Borchiati Poeti? Che, da sempre, ignorate: TIME HAS TAKEN ITS TOLL ON YOU/THE LINES THAT CRACK YOUR FACE. Il popolo silente prepara le “Casse” per Voi: Ready to sing their enemies their last lullabies/The sunlight disappears, only torchlights break the dark/Depressive silence broken only by hard pounding hearts/Mist falls down shrouding the field in mystery/After this night all false metallers will rest in peace. Il popolo silente è un popolo di bambini, reduci dal massacro: Children Of Bodom.

C.D.

[ Es - Tratto da: Absolute Poetry, 09/06/2009 ]http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1743
Wednesday, January 21, 2009 

Category: Writing and Poetry

Non vi piacerà.

Il “fuori programma”, fuori controllo e fuori dai denti. A fior di canino. E non vi piacerà. Ve lo assicuro. Non vi piacerà sapere come vi vedo. Come vi vivo. Come quando mi stanco: di sentire. Le solite [ sottili? ] allusioni sessuali. Sono passati: anni due [ poco più ] dal TotoDaino. Da quel quando, quale cambio di cornice? Il quadro è sempre lo stesso. Cambia solo il CHI ritratto. E ieri. Collaboro con Massimo Sannelli = scopo Sannelli/Sannelli mi scopa [ a seconda del rapporto di “potenza” stabilito dal soggetto sparlante ]. E oggi. Collaboro con Daniele Assereto = scopo Assereto/Assereto mi scopa. E domani. Collaboro con Cristina Babino [ e si scatenino le più turpi teorie, prego: un poco di parità! ].

.. ..

E ancora: avoco. Reclamo rispetto. Per la pagina e per il palco. E quale dire “adulto”? Quando sento [ ricordate: si riporta, si riFerisce. Sempre. Ogni mondo è un mondo piccolo]: « la Daino? Ma lo sai che la Daino è stata la donna di… [ segue nominativo/copula del poeta ] ». Al di là che preferirei solo “Daino” o “La Dama” – per un personale puntiglio e una particolare passione per il suono – è questo il programma? Così si manifesta la vostra poetica? [ Sì, sono le cosiddette “persone di cultura/controcultura/avancultura”, l’intellighenzia dell’Italia: sì, così si concentra/si concentrano. Pari impegno profuso: per la Striscia di Gaza e per lo Struscio di Dama… ].

.. ..

E ancora: vi guardo. Fisso. Come un gatto. E Gatto sceglie, non è mai scelto. E allora: vi guardo. Fisso. È così importante il maschio che MASTICO E SPUTO? E allora invoco: un diritto privato. Saranno strafatti/strafalli miei il dove/come stendo le pelli? E ripeto: non mi piace chi ne ha detto/chi ne dice [ sono spazi segreti/secreti ]. Non mi piace. Passare di bocca in bocca. [ Scegli bene l’orecchio a cui raccontare la tua“tacca”]. E allora revoco: mi ritiro. Dal perverso gioco: guerra di galli… Annusatevi e “leccatevi il culo” a vicenda. Dite e maledite. Io [ come canta e fonda Francesco ] « di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo ».

.. ..

Ho da fare futuro. E sempre: vi fisso. Come un chiodo, come dirvi: come? Come posso crescere? Come dirvi: quale stella fissa. Seguire? Tutti maestri nell’esibire i genitali. E quali sono: i veri “attributi”? Certo è: la parola priapica si è diffusa. Proseliti del Circo: marchio e cerchio del “glorioso gotha”. E a cosa [ vi ] è valso leggere e leggermi? A cosa? Se prima di un reading poetico il rinomato poeta mi chiama per propormi/proporsi: « potremmo non presenziare e andare a scopare! » [ Salvo poi, post due di picche,  porgermi il microfono per salvarsi la faccia(ta) e non sapere – non è il mio stile: tacere ]. A cosa, se l’eccelso [ mi ] dice: « La Merca è piena di pompe. È chiaro che ti chiedano pompe ». Ah sì? È chiaro? E Chiara? Chiara « dice di NO! »  [ e cita i RATS – che Chiara non ha bisogno di citazioni colte per calzare una patina intellettuale/intellettiva…]

.. ..

Brani della mia bio/biblio/grafia. Che solo mia non è. Non solo, almeno. Parlo di una generazione. Che vi guarda. Fisso. Parlo a voi, parlo di voi, di chi piange all’estero e picchia in patria. Parlo della violenza cieca. Quella non vista. E perpetuata. Dei massacri muti. Delle lente morti invisibili.

Parlo dei vostri alibi ben affermati, ben articolati: e siamo sempre e solo noi [ autolesionisti/anoressici/amorfi e alcolizzati ]. E mai voi [ assassini/autoimmuni e autorizzati ].

.. ..

.. ..

Parlo di stupro. E allora non è più solo la mia storia. [ Non è mai così. Cambiano solo i dettagli – di una storia…]

Anni di psicologi/psicopompi a preconizzare la morte di qualcosa dentro. Di qualcosa che non avrebbe dovuto rinascere: la fiducia. Nel genere umano. Eppure: è risorta. Per me e per altre/altri. La fiducia nell’amico, nell’anima. Nell’Amico quando dice: « tieniti stretta la tua bellezza ». Nell’Anima quando ride e ti chiama Ecate. Per le torce cercate e accese. Per noi viandanti. Per le torce che carico: luce piena! Sto parlando di stupro. Non è abbastanza? È un male minore?  È un passaggio obbligato? Almeno un poco non vi fate schifo? Adulti ex cathedra che vedete solo una bella fica? [ Sia io sia un’altra non importa. Il marchio è lo stesso ].

.. ..

È un istinto naturale? È normale? E allora: ringrazio. Chi/cosa mi rese: pazza. Le vostre norme/normative sono: la nausea promessa. La nausea presente. E vi regge bene lo stomaco: per sostenere il pelo della vostra pochezza. Della vostra povertà. Perché è questa la vera povertà. E vi dite lo stesso: “a posto” con la coscienza [ triti nel totem, tronfio e tragico ]. E ancora: vi dite e ci dite il “come si deve”. E sprecate e stuprate: le persone e le parole. Di continuo. Perdete tempo e perdete umanità. Adesso basta! Esiste una differenza [  una diversa “natura sustanziale” ] tra lo stupro carnale e lo stupro verbale? E siete voi i chi che ci devono insegnare/ispirare? A scrivere, a vivere… Anche qui: poco importa. Per le nostre minute menti: quali mentori? Quali modelli? Fino a quando “chi scopa chi” – sarà più importante di “chi segue chi”: non credo, non vedo cambi di marcia. È sempre una questione “da mela”. E dimmela tutta: la verità. Parli di salvezza mentre vuoi riempirmi e chiudermi la bocca?

.. ..

Non siamo giovenche. Solo giovani. E monta solo: la rabbia. E si monta: e chi *cavalca una cometa*? No, non potete saperlo. No, non è un critico sul solido piedistallo dello scaffale etico/estetico, ontologico/metafisico [ uno dei tanti che mandate a memoria per fugare/fuggire un qualsivoglia attestare non accreditato ]. Chi *cavalca una cometa*? No, non è la donna di. Non è l’uomo di. Chi *cavalca una cometa* è un solo nome. Di metallo. È solo un gruppo. E non: un gruppo solo. È l’anello di chi rifiuta l’arena. Di chi rigetta tutta: la vostra catena [ di passamano di passaparola], tutto il vostro spettacolo dei sessi. È il nome di chi rimette: al cesso e al cielo – chi postula principi e paupula parafrasi. E poi? Con picciuol perifrasi ti proclama puttana! E ne parliamo. Noi che siamo stanchi. Di leggervi dentro. [ Nulla di notabile, per giunta ].

.. ..

E allora: è tempo. Di ricordarvi. E riferirvi: “la storia ha porte strette”. La Storia. Sono le persone DIETRO gli schermi. Sotto la maschera. La Storia. Cosa ci scrivete con lo sperma? Siamo tutti figli di falsi frutti? Quali mani ci date [ e dove? ] per crescere senza recidere [ le nostre vene ]? Quelle mani che. Vi lavate. [ Non è “cosa vostra”]. Quelle mani che. E levate: dai nostri destini un domani che duri. Solo lividi e lisergici. Ci lasciate: a noi, come eredi. Ci lasciate, per favore, a noi stessi? Ci lasciate in pace? No! Voi continuate. A lisciarvi e a stringervi le mani. Quelle mani che. Elevate come cazzi, come dirvi: che pena.

.. ..

Quelle mani che: stringono la gola. Quelle mani tese per avere: sesso e subito. Quelle mani che vogliono domare e dominare. Quelle mani sporche, mani in pasta, mani lunghe, mani monche… Le vostre mani di fata! L’abile lavoro che fate. Mani sui coglioni: tasche e testicoli pieni. Troppo pieni: per trascendere? È un luogo comune? È una fossa comune. Dove ci volete. È un luogo comune? Sì. Banale. Eppure: continuiamo a dire. Adesso: basta! Siate pure. State pure nelle stanze del disimpegno. Nelle grandi latrine dei grandi letterati. Noi beviamo molto, noi non beviamo: dal vostro bicchiere. Noi non bruchiamo al vostro banchetto. Noi non beliamo le vostre bellezze.

.. ..

Noi siamo davanti alle porte [ sempre chiuse ]. E sempre aspettare: fuori e dentro metafora.  Che qualcuno ci apra. Che qualcuno arrivi. Finché arriva. La sera [ ne basta una ]. Quella sera che ti stanchi. Di aspettare. E chiedi aiuto a un cameriere. Che ti apre la porta. E in quella taverna, in quella cantina: trovi tutti. I come te. Stanchi di aspettare. Che non sapevano più: dove andare, dove piagare le nocche. E si trovano. In quell’unica notte. E si ritrovano. Insieme. Alieni e alienati. Che hanno fatto delle loro croci i loro deltaplani. Per volare dove. È casa. Sempre aperta. Come la domanda [ di bimbi costretti al buio: « te lo dico dopo! »; « perché funziona così! »; « perché sì! »; « perché no! »; « perché te lo dico io! »;  « perché *è inutile bussare, qui non aprirà nessuno*… » ].

.. ..

E siamo qui. Ognuno con le sue ferite, ognuno con i suoi perché, ognuno con le sue piccole cose. A porte chiuse. E si spalanca il segno: il punto di luce. L’alter rogo di chi considera sacro: e il senso e il sesso. E un ciondolo, un profilo di plettro. Inciso: rock. [ Qualcuno a Lipsia pensava ai miei suoni anziché ai miei talami ]. Rock. È scritto: e si stringe. Al petto: metallo fuso, medaglia al malore. E si evita il collasso. Rock. E si resiste. Insieme. Ora che si ha una spalla e un’altra e un’altra ancora: e per piangere. E per procedere. Lontano. Dal sesso subìto. Fallo o falloppio – giudicate pure ogni nostro sbaglio storico/sonoro/sistemico. Fallo o falloppio – rendiamo grazie alle mani bianche [ lontane dalla polvere delle di voi bianche nari ]. Lontano. Dal sesso subìto. Fallo o falloppio – poco importa. Siamo tutti stanchi del vostro sordido stupro. È tempo di dirvi che siete: fuori tempo. E fuori luogo. Tutti voi, tutto tu: alloro adulto. E ora? Anche tu. Nella molta misera schiera. Mettetevi tutti in posa e sorridete!

Una foto ricordo del male – per i figli a venire!

.. ..

.. ..

Chiara Daino





.. ..

[ * vendere no. Non passa fra i miei rischi *

 …………………………………………...
chiamatemi per nome

……………………………………………

.. ..

*E SPUTATEMI ADDOSSO!* ]

.. ..

.. ..

Tuesday, December 16, 2008 

Category: Music

..:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /> 

Dire quello che pensi certo ti danneggia in società: ma la libertà di parola vale più di mille inviti.

Logan Pearsall Smith

For too long now
There were secret in my mind
For too long now
There were things I should have

said

Subito: è troppo il tempo
dei secreti chiusi in cranio.
così tanto tempo dall'ora  
era quanto – avrei dovuto

dire

[ Tears Of The Dragon, Bruce Dickinson ]

MUSICISTI? PARLIAMONE…

Musicisti? Parliamone…

VI AMO [ e lo sapete ]. VI ASCOLTO [ senza distinzione di genere ]. VI APPOGGIO [ e ne scrivo ]. Ora è ora di dirvelo: non dimenticate! Non siamo SNORKY e non siamo «tutti amici e perciò felici». Non dimenticate: se è il caso – VI AFFRONTO. E sfodero la lunga lama delle humanea litterae. E la chiave [ di volta e rivolta ] è il termine: HUMANAE. Per scelta non scrivo [ quasi mai ] critiche negative, semplicemente perché il principio per parlare di Musica è lo stesso per parlare di Poesia: non esiste una brutta poesia o una brutta musica. O è Poesia o non lo è. O è Musica o non lo è. Punto.

Premesso questo, la soggettività del singolo scrivente [ io ] non si sdilinquisce, non sciorina complimenti "ad minchiam", non si schiera dalla parte di chiunque si dica: artista/artigiano/artistoide/artefatto, …

Oggi l'urgenza è: dire basta! Sono stanca: inciampare nel vuoto mi stanca. Sono stanca di chi continua – imperterriti imbecilli – a dirsi, a ribadirsi: migliori. Migliori come musicisti, migliori come baristi, migliori perché? Perché maschi? Per onniscienza infusa direttamente da Priapo? Migliori perché abituati a scambiarsi pacche sulle spalle? Migliori perché il confronto è col compagno di merenda, col vicino di casa, con il ragazzo che ha appena imparato il giro di do?...

Se vi parlo di pagina, di palco, vi parlo con coscienza [ di causa ]. Non basta il talento, non basta la tecnica: ci vuole la tensione del carisma. Non basta credere: bisogna convincere. E molti di voi sono arrivati a credere a tutto quello che dicono, a tutto quello che si raccontano. Senza più: rispetto. Senza più: metro critico. Senza più: coscienza storica.

Un precetto per chi "prosa" è: assomigliare a ciò che si scrive. E allora vi chiedo, voi assomigliate alla vostra musica? Allora vi chiedo: rispetto! Io ho SPOSATO il mio mestiere [ che vi piaccia o meno: è un mestiere ]. Nessuno mi conduce all'altare – né per maritarmi né per immolarmi. Vi chiedo: è un problema il mio corpo di donna? Mi chiedo: perché devo sentire una riga di stronzate?  Rispetto, ragazzi, rispetto! La mia sacrosanta gavetta continua. E non si improvvisa. Mai! In nessun campo. E voi tuttologi – tuttofare – tuttochiosare avete mai ipotizzato che il pubblico sia digiuno? Avete mai – anche solo per un mero contatto neuronale – pensato che il pubblico legga di musica? Mai vagamente sfiorati dal dubbio che chi scrive non sia un'adorante automa pronto ad esaltarvi a prescindere? [ Per carità, solo gli autori e gli attori devono ingoiare stroncature, giuste/ingiuste che siano…].  Oh molta massa di musicisti/musicanti/musichieri, magari prima di ridermi in faccia – perché non provate [ almeno ] a rispettare la professione? Perché, tronfi hobbysti del sabbato, questa è una professione: palco e pagina mi procurano la pagnotta! E ha ragione l'inetto che mi disse: «professionista del cazzo!». Anche se avrei preferito: «una cazzo di professionista!». Se si vuole "giocare" con le parole: si deve sapere – è un gioco GRAVE – la tomba si termina a colpi di lingua…

E quali termini/titoli  vi firmano? La vostra scelta coraggiosa? La vostra scelta di vita? Se scegliete gli accordi: IMPARATE a scegliere anche le parole quando vi rivolgete a qualcuno che non conoscete! [Your momma told you that you're not supposed to talk to strangers – e si cita Ozzy]. E quale senso/scopo imprimete ai vostri spartiti?

Se sul palco [ Nota Bene, Rapallo, 12/12/2008 ] canta Fabio Lione e suona Pier Gonella abbiate la decenza – se non la sapienza – di: togliervi il cappello e rendere grazie. E imparare da chi: è. Ed è: grande. Decisamente più grande di voi. Serata cover. E se le cover sono interpretate da Lione/Gonella diventano: originali. Talento e tecnica, professione e personalità. E questo: con l'occhio/orecchio del pubblico. Si aggiunga tutta la stima per quel "saper tenere il palco, saper stare sulle scene" – che tanto anima la mia radice attoriale. Fabio Lione e Pier Gonella NON devono più "dimostrare". Né io – recensire. Semplicemente: mi inchino. E tributo il giusto. Questo perché chi scrive NON è una musicista. Pur: valenza testuale, presenza scenica e comunicazione – sono sfere a me note.

E non posso tollerare [ non più ] la livella che vuole tutti sullo stesso piano. Lasciate alla Tv di prostituzione l'idea che tutti possano fare tutto. Essere o non essere. E questo – rimane. Lione è.  Gonella è. Arte. Punto.

E a capo. Lo dico: e ve lo ripeto, nel caso foste impegnati a farneticare. E ve lo dico con le Parole, le Parole che Operano e rimangono. Le Parole che (in)segnano:

La porta della storia è una Porta Stretta
infilarsi dentro costa una spaventosa fatica
c'è chi rinuncia e dà in giro il culo
e chi non ci rinuncia, ma male, e tiri fuori il cric dal portabagagli,
e chi vuole entrarci a tutti i costi, a gomitate ma con dignità;
ma sono tutti là, davanti a quella Porta.

[ P.P.P.]

Chi passa di là? Al momento chi scrive – passa al di là [ impara più dai miti dei morti mai morti – che dai vivi morti in vita ]. Quello che dovevo/potevo/volevo – vi ho detto. E sono io chi: non vuole più "avere a che fare" con la molta meschina melma. Ho da fare, da fare anima. Essere non è dato semplice. Scrivere non è sterile. E se non sai, non sporcare le parole. E se non sei, non pronuncio il tuo nome nullo. A ognuno il suo [ carretto ]. Ci vediamo a dramma finito, a bocce ferme, tra un paio di secoli, …

Sarà solo la Storia a mettere la parola: FINE!

There is a WORD
Which bears a sword

[ Emily Dickinson ]

Continua su GENOVATUNE: http://www.genovatune.net/live.php?id=350

Tuesday, December 02, 2008 

Category: Music

«Mi ha detto idiota. È metallo.»

[ Leo Ortolani]

Ammettetelo, dai: le traduzioni di Chiara Daino sono fantastiche. Mi costa non poco confessare di aver cercato anche io di prendere qualche canzone metal e renderla italiana, in un paio di occasioni, ma i risultati non si sono mai rivelati neanche lontani dalla perfezione che esce dalla mente e dalle mani di Chiara. È stato quindi con enorme piacere e sollievo che, quando mi ha chiesto di unirmi al progetto "Lupus Metallorum", ho appreso che non avrei dovuto scrivere praticamente niente. A parte queste poche righe, sì, ma poco importa. Avrei dovuto limitarmi a portare qualche segno grafico con un pizzico di nostalgica e divertita ironia nel mondo della poesia e della musica. Un onore.

Facile, ho pensato: sono solo vignette. Dopo due giorni avevo già cambiato idea sulla semplicità del progetto.

E non vi dico quindi la soddisfazione enorme che ho provato quando sono riuscito finalmente a vedere quelle vignette per la prima volta in formato cartaceo. Vignette i cui personaggi quotidianamente mi tengono compagnia sul web, nel loro universo di pixel e di bit. Vignette satirico/umoristiche sempre troppo relegate in quel loro formato elettronico. Vignette che tanto devono al mondo del metal, fin dal nome Control Denied che scelsi nell'autunno dell'oramai lontano 2005. Da allora si sono evolute, e da allora sono diventate una parte di quello che troverete in queste pagine. Una parte della mia vita di tutti i giorni, una parte di quello che non sono più. Una parte di me: in queste pagine, la parte più metal possibile. Un onore.

Daniele Assereto



 http://www.myspace.com/lupusmetallorum3 

FIERA MENTE decisi - a fissare un chiodo [ culla di carne ] nel legno secco della Repubblica delle Lettere - ringrazio [ sempre e sempre più ] Daniele Assereto [ awka Pazuzu ], Marco Turco, Carlo Barreca, Daniele Ferrero, Davide Stura, Francesco Bianco, Davide Nota, Mirko Servetti, Andrew McPauls, Wild Steel, Andrea Lami, Riccardo Ferrazzi e tutti - i CHI che spumano sangue e sostengono.

Prosit: alla Poesia Metallica!

Chiara

Monday, November 03, 2008 

Category: Writing and Poetry

scusate se sono

stanca
*

*
*

scusate se sono

costole e catrame

macello e mulino

irritata e irritante

*

un suono molesto

[ in sottofondo ]

*

Scusate chi si scusa. Per essere. Per avere. Ho una pessima reputazione da difendere [ Angelo mio non dire mai quando mi hai vista piangere, non dire mai quanto hai visto dietro la maschera, a luci spente, lontano dal palco. Tu non dire mai, Angelo mio. E se mai ti faranno piangere, vieni da me: saprò difenderti perché saprò vederti ].

Scusate gli amici, i pochi giganti – che mi seguono: il mio paziente corteo funebre – mi veglia mi vigila – nel tiro della fune, per strappare sorrisi ai sorsi, per sollevare [ e trattenere ]. Scusate il disturbo, ogni mio rapporto malato, scusate se scrivo, la fuga di pensieri e la perdita della memoria. Scusate se ho scelto di vivere: tutte le voci. E nessuna logica comune. Scusate la matrice quadrata e invertibile, il numero delle incognite [ Kramer contro Cramer ]. Ho un personaggio scomodo e un personaggio ingombrante, un ruolo maschile e una parte femminile: Gavroche e Vivien. E il coro non è completo: nuovi copioni mi preparano nuovi caratteri. E continuo a cercare un solo sublime silenzio. Per sentire, capire dove: mi sono persa. Mi sto chiamando piano, sempre meno: il mio nome magro. Non riceve bene. Solo le urla: sono forti e chiare. Il segnale verticale e di pericolo. E scusate il ritardo con cui rispondo: ero in equilibrio precario, dondolo di Eco e pendolo di Ego. Non ho ancora deciso – e "porto il peso: perdendo peso"…

Scusate l'ago teso dei miei occhi tristi. Scusate la pretesa [ perché non vedete? ]: non è da tutti, non è per tutti – andare oltre la pelle. Scusate se sono e non sono. Se dico per tacere. Se maschero la morte: piccoli e perfidi trucchi. E avere un motivo, uno in più – per farmi male. Candida carogna. Scusate il corpo facile e la natura fragile: la pazzia e il panico, il coltello e la carezza, il peccato e la purezza. La mia paura doppia: essere forte, essere debole. Un cuore di metallo e un cuore di cristallo. Due fantasmi e un teschio solo.

*

scusate se sono

scivolo: sciacallo

[ si nonima strega ]

*

grano rosso al grammo

al chilo al chi lo dice la

dice: macchia carnefice

*

scusate se sono

complesso di cocci

che chiamo – carne

*

di corvo diadema

ematoma: in gola

*

le nocche e livide

per dita che crema

*

gialla e bionda

grumo e di bile

*

lamia pancia piatta

dama dirà due dardi

uno di piombo e uno

di vetro rotto a forza
*

mai una scheggia, una sola. È senza sede e secca: in gola. Mai doma, non siede composta: la fame non sazia di un gesto… [ toglimi tutto, ma lasciami, lascia per me: un abbraccio che non ti serve ]. Fai finta di nulla e dimentica: lascia in cantina un abbraccio che non indossi più. Lascialo lì, lì  per me, per molto meno: ho amato qualcuno…

E congela… 

Più tossica del tabacco – che fuma che confonde [ e si nasconde meglio il cecidio: il costume di scena ]. Se vi pare, si chiude: SIPARIO!

Non ancora. Un atto ancora. Dopo l'applauso si chiede scusa. Non voglio scendere. Non voglio spegnere. È questa: casa mia. Aspetto qualcuno. Signore mi scusi: la mancata simmetria e la visione distorta: un occhio per vedere vicino e un occhio per leggere lontano. Una mano che trema e una mano che taglia. Un piede sulla luna e un piede sotto terra. Una testa di Cazzo e una testa di Medusa. Signora mi scusi se pecco di pioggia: e amo le tempeste. E scusate lo sfogo e lo sfregio, se la bocca di Rosa ha licenziato il Riso [ e si scatena – fuori ]. Scusate se sono: e sbaglio. Se sbocco, se sillabo fuori tempo, fuori luogo. Il mio oggi è obbligo: «chiedi scusa al sistema!», «rendi grazie allo sperma!», «tieni la bocca chiusa!», «tieni a freno l'istinto!». CHIEDI SCUSA! E SALUTA! Scusa Scusa Scusa! Salve Salve Salve! Non basta? Non basta! Sei senza scuse… Non importa, in fondo: «perdono» è una parola – che muta. Cambia il come, cambia il dove. L'accento è tratto! E separa un momento felice… E ti ricordo. E grazie per quella canzone! E… quasi quasi mi dimenticavo…


scusate se sono

due volte tanto

due volte troppo
*

scusate se sono

pessima compagnia

compagna peggiore
*

scusate se sono

sudario e sicario

il palco il pugno

e stiva e sangue
*

scusate se sono

Chiara

[ *Va bene, così?* ]

Thursday, August 21, 2008 

Category: Writing and Poetry

Tutti al mondo sono poeti, perfino i poeti

[Bufalino]

Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta Poeta

[e ancora:]:

TU CHE POETA SEI?


Poeta Asettico? Poeta Chillout?  Poeta Kabuki? Poeta Lisergico? Poeta Splatter? Poeta…

IN ANTEPRIMA PER VOI IL NUOVO CATALOGO

"POETA AUTUNNO/INVERNO 2008/2009"

in esclusiva per

LA POESIA E LO SPIRITO

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/08/21/modello-poetico-catalogo-esercizi-di-stile/

Chiara Daino

Thursday, July 31, 2008 

Category: Music

http://www.youtube.com/chiaradaino

 

Il mio epitaffio potrebbe essere quel passaggio di Sade: mi ostino a vivere perché «Anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi».

 [Carmelo Bene]

Grazie che sia: palco felice - ai PALCONUDO - pupilla in fieri - a DAVIDE BARABINO.

 

Chiara

Thursday, July 24, 2008 

Category: Writing and Poetry

Thanking my gleaming webmaster Daniele Assereto – I'm so glad to present  you my strange/stranger part: http://www.chiaradaino.it/wording.asp




Lotta Love, Hope You'll like it!

Chiara

Chiara Daino

Chiara Daino


Last Updated: 12/19/2009

Send Message
Instant Message
Email to a Friend
Subscribe

Gender: Female
Status: Swinger
Age: 28
Sign: Pisces

City: Genova
State: Roma
Country: IT
Signup Date: 8/21/2006

My Subscriptions

Blog Archive
[Older      Newer]
 /  / 
>