Cosa si può dire della Tom Ton Band? Un gruppo tutto italiano che canta in inglese. Sette musicisti istintivi, genuini che in ogni accordo, in ogni melodia lasciano un segno forte della loro personalità: Andrea Tullio Canobbio (Cano), voce e armonica; Andrea Tacchella (Tacco), basso; Giordano Menegazzi (Giordi), tastiere; Niki Dreon (Niki), chitarra elettrica; Paolo De Petris (Paolino), chitarra elettrica; Enrico Di Marzio (Chiccone), chitarra elettrica e acustica, cori; Davide Abbruzzese (Davide), batteria.
A luglio è uscito il loro primo disco, Brutal, autoprodotto, autofinanziato, autogestito. Non un disco per fare successo con la pretesa di schizzare in vetta alle hit parade, ma un disco di musica pura fatto per ballare, ridere, cantare e pensare. Musica d'autore, in mano a sette giullari, perfetta per accompagnare il cuore e la mente nei viaggi nel tempo e nello spazio. Un piccolo mondo in cui risuonano certamente i grandi del passato come Clash, Beatles, Byrds, Robert Wyatt, senza però intaccare l'indiscutibile carattere della band.
Abbiamo intervistato il batterista della Tom Ton Band, Davide Abbruzzese e dalle sue parole abbiamo capito una cosa: se li avessimo incontrati tutti e sette non avreste mai letto questo pezzo: la voglia di suonare e ballare avrebbe preso nettamente il sopravvento.
Come vi siete incontrati?
La Tom Ton Band è una band “a scalini”. Non è nata con una formazione ed è rimasta così, ma è nata ad Acqui Terme tra i banchi del liceo. inizialmente erano Mago Giò, Cano e Niki. facevano cover di Bob Dylan o De André. Addirittura La sedia di Lillà di Alberto Fortis!
A conti fatti siete nati nel 1995
Sì, nel 1995 io e il chitarrista prendevamo il treno insieme per andare a scuola e un giorno mi invitò a suonare con loro. Sono andato sul palco così, solo con una darbuka, e da quel momento è nata la band. Poi si sono aggiunti un bassista (Tacco) e un chitarrista (Paolino). Anche oggi suoniamo pur senza aver fatto una prova, perché onestamente lo facciamo per passione e quando ci incontriamo è solo per suonare. Ci raduniamo poco prima del concerto, iniziamo a suonare e la gente comincia a ballare i nostri pezzi senza nemmeno conoscerne i titoli.
Però poi avete deciso di fare un disco, Brutal.
Inizialmente l'idea era di farlo col mangiacassette, ma avevamo bisogno di un lavoro di qualità. Per le registrazioni si è aggiunto anche Chiccone. Ci siamo incontrati e in due giorni abbiamo registrato i dodici pezzi di Brutal. A tal proposito va assolutamente ringraziato Roberto Barillari, se non mi avesse detto “registra dei pezzi che sono forti”, forse non avremmo mai realizzato Brutal così com'è.
Come verrà distribuito Brutal?
Di fatto stiamo usando Brutal per promuovere la band. Non è il disco ad essere in vendita, ma è allegato ad una maglietta o ad una spilla della nostra band disponibili sul sito Rockit o nei nostri concerti. Quello che in realtà vogliamo ottenere dal pubblico non è tanto un riscontro economico ma una donazione per poter produrre un nuovo lavoro.
Quindi avete già in cantiere un altro disco?
La leggenda dice che ci siano già sessanta pezzi pronti...
Torniamo a Brutal. Com'è il primo disco della Tom Ton Band?
È l'espressione musicale di sette ragazzi di provincia che hanno l'orecchio attento alla musica a partire dal rock anni Sessanta fino ad arrivare al jazz o alla musica classica.
I vostri testi sono in inglese: quindi non dobbiamo aspettarci musica italiana?
È musica italiana perché ognuno di noi possiede il ritmo, la melodia, l'allegria festaiola tipica del sound italiano, però in fondo il nostro background sono i Clash e altre band straniere. Anche per questo è stata immediata la scelta di cantare in inglese.
Mellon Reel è sicuramente uno dei pezzi più interessanti di Brutal.
È il primo pezzo della Tom Ton Band. È la storia di un amore che nasce e muore. C'è un melone che comprende di essere diventato qualcosa di simile ad un uomo, inizia a percepire i suoni, i rumori inizia a ballare e si accorge di una luce. È un contadino che spaventato lo accoglie con un fucile e lo uccide. Nel pezzo c'è un urlo di questo angelo che è Valeria Caputo. Da brivido.
I componenti della Tom Ton Band vivono in città diverse (Roma, Acqui Terme). Come fate a creare i vostri pezzi?
Riusciamo a incontrarci ogni tanto in Piemonte. Il cantante può prendere un pacchetto di sigarette e quello può diventare addirittura una canzone Va detto che è un amante e uno studioso di tutto ciò che è scritto su un pezzo cartaceo. Di fatto i pezzi partono dalla chitarra e dalla voce così gli altri strumenti si inseriscono, mentre altri pezzi nascono dall'improvvisazione.
Per registrare il disco vi siete avvalsi di due realtà nuove ed indipendenti la Vintage Factory Lab e la Groovefarm, una tua creatura...
La Vintage Factory Lab sta supportando tutta la veste promozionale di Brutal, mentre la Groovefarm è uno studio location recording. Abbiamo preso spunto dai Radiohead, che hanno allestito una casa e hanno registrato il loro disco. L'idea è questa: la musica si registra in saletta o su un palco. Lo studio di registrazione non è l'ideale soprattutto se non hai un budget consistente. La maggior parte degli studi che una band si può permettere all'inizio non sono dei migliori, quindi ci siamo radunati nella casa di campagna di Paolino e abbiamo allestito uno studio di registrazione. Abbiamo suonato a qualsiasi ora registrando gran parte del disco tutti insieme.
Quali paure ha una band emergente come la Tom Ton Band?
Vogliamo un percorso senza fretta. Brutal poteva uscire 10 anni fa, la scelta di incidere il disco è nata per la necessità di rivedersi e di continuare a lavorare insieme, poi quel che succederà non si sa. La paura della Tom Ton Band è che se un giorno qualcuno dovesse chiederci i diritti del disco per entrare nella grande distribuzione la nostra reazione potrebbe essere: Oh Madonna! e adesso?
Scritto da Roberto Pagliarulo