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Wednesday, April 29, 2009
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Monday, January 21, 2008
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Current mood:  pure
bonjour finesse - rumore di tacchi sul corridoio- la gente va a lavorare al mattino presto ecco l'uomo del martedì lava le scale c'è tutto un mondo che produce, esibisce, sortisce strani effetti, cerca droghe, cerca appagamenti i mariti sono in ostaggio dentro le tazze del caffelatte tu costruisci ecomostri da farmi abbattere automagicamente vuoti, automaticamente impenetrabili dead man walkin' -on his life of prayers- aggredisci il mondo come un'altalena, equidistante da ogni proprio opposto scrivimi dentro, scrivimi attorno, scrivimi addosso, scrivimi adesso comunque sei altro, un fazzoletto di trini e pezzi di tremiti di provenienza sconosciuta, piccoli animaletti seizampe muniti che s'affollano in sporgenze cave e escono e prendono il controllo e hanno la cocciutaggine di pretendere di occupare il mio spazio, il tuo spazio tra album e flashback e tutte queste immagini -you're my mushroom magic called hug-
*
pic1: disegno di ragazzina con -già- il seno cadente, un sorriso che non si spegne nonostante tutto, ha un corpo, tu hai tutti questi corpi da esibire i capelli si sciolgono sulle spalle, coprendo ali tatuate a tutta schiena sovrappone i segnali di stop e le sirene chiamate in tutta fretta. c'è qualcuno da salvare -da se stesso, preferibilmente-
pic2: un divano e due che si sovrappongono in parti uguali in gambe e braccia proporzionatamente lunghe e occhi azzurri e poi basta -be my angel- erano una composizione che riluceva e rami di alberi e due soggetti che tendevano all'infinito, unificandosi, due punti cardinali che convergevano in un unico baricentro lei porgeva il posacenere semipieno e lui la guardava dal basso, sbuffando fumo, erano completi, attorcigliati nei muscoli cardiaci, e lei sorrideva e gli accarezzava i capelli nella didascalia sotto lui aveva scritto "tu profumi di buono"
pic3: -closeup- pagina di un libro aperto, bordi blu con copertina fermo da quattro mesi -367, ottobre '80- "Una strana vita che t'inghiotte. Come un pantano." Tarkovskij nella pagina accanto sorride con il figlio, la campagna russa e il cane e gli alberi in fiore - la matita diventa argine e diga e oltre c'è un baratro invisibile, una fortificazione ingestibile spartizione tra quel che si può fare e quel che non si vuole
*
scappa dove vuoi, corri da chi vuoi, fissa fino in fondo fino al fondo dell'ultimo bicchiere sei sempre il mio capogiro
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Monday, October 15, 2007
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Current mood:  drained
zoe ha il collo spezzato eppure respira la luce di mezza luna riflette sul binario zoe è ipnotizzata dalla lucentezza del metallo il viso rivolto a sinistra tutto il corpo immobile ogni singolo osso è rotto, frantumato eppure, respira zoe non sa qual è il punto da cui iniziare per autocurarsi le importa solo della luna che non venga coperta dal grigionuvola il riverbero di luce è l'unica cosa che rimane per non impazzire
*
zoe è una bambola gonfiata piegata a pancia sotto fissa le corrosioni, lo smalto scrostato delle sue unghie, sul tavolo lui secondo i calcoli dovrebbe finire tra poco a che diavolo serve definire i rapporti
(per esistere, sostanzialmente)
*
gli animali dell'estate s'avvicinano quando possono quando trovano spiragli incustoditi le lucciole vagano intermittenti alla ricerca di un bambino con un barattolo (dove lasciarsi morire lentamente) e i grilli dentro casa hanno tutti una zampa spezzata (arrancano nella dura lucentezza del marmo rosa) e loro due
*
zoe torna a casa le quatto del mattino le strade bagnate e tanto, troppo, dannato caldo un ragazzo ubriaco fa a pugni un cartello della pubblicità che accetta lo sfogo senza reagire (l'ikea è uno status della mente) una ragazza premurosa s'affanna a tentare di fermarlo prima di ridursi a pezzi, prima di diventare un blocco di cemento, un cane si accuccia là vicino
il semaforo lampeggiante chiude il cerchio e porta zoe in un altro quadro
*
le prostitute moderne vanno in corteo, in parata per le strade, poche sono rimaste sui viali, molte nelle camere da letto a giocare alle fidanzate felici una dice che a fare la Vita alla mattina si guadagna bene e si conosce di gente interessante alle quattro stacca e torna una donna normale
zoe cammina lenta prende nota sul moleskine che non ha "mestiere interessante" e passa oltre in radio una ragazzina inglese urla in una lingua che non capisce siamo cose che mangiano cose che necessitano di cose e vogliono altre cose (zoe segna "trovare sinonimi inutili per definire" altro tempo perso tanto ci si capisce solo ad occhi, a bocca e a mani sparse sui corpi)
*
zoe è diventata uno straccio rosso da legare al posto del viso e spostarsi dentro a braccia che erano tutte sue zoe affiora saltuariamente nello straccio blu piega la testa e si appoggia al muro (sei il mio fallimento, un'altra volta dire mai più e ancora e poi mai più e poi basta) il filo che le lega sono le piccole incisioni da coprire con i cerotti (che il papà non li veda) (che il papà non si preoccupi) (dentro a tutto quel silenzio immotivato)
zoe si sente dire "non ti conteneva più" finisce il nastro della cassetta nella segreteria, prende le chiavi e esce per sempre dalla camera che l'ha vista tornare più alta (altra) con una nuova coda da esibire per un po' un altro umano da tenersi accanto per il tempo utile fino a staccarsene definitivamente possibilmente in un giorno di nuvole quando sono tutti distratti, a testa alta a riconoscere le forme che diventano cose
*
zoe ha il collo spezzato eppure sospira
 | Currently listening: Pezzi By Francesco De Gregori Release date: 17 March, 2005 |
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Friday, October 12, 2007
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Current mood:  morose
distante era tutto, quel tutto che escludeva il nero torpore soffice e trasparente come un angelo nella terra dei cartoni animati e rimaneva solo lo stesso nero dell'insonnia e quello della ragione cruda e della vista appannata tutti i sensi distesi seminudi sul letto a prendere freddo zoe, un'adolescente irrisolta e nella mente esplodono mille scintille
*
l'uomo degli orologi si china su di lei dentro il torace, aperto a metà, si ferma a regolare le lancette sulla pazienza, sulla costanza zoe sorride e poi gli passa accanto due volte senza riuscire a ringraziarlo le giornate sembrano anche più aperte zoe non vede, non freme, non scappa le sue finestre rimangono spalancate all'inverno e l'ombra degli alberi si agita sotto alle sue scarpe ha un foglio dove c'è scritto "presto" e "presto" non arriva mai (anni dalle suore, con il grembiulino e la vita scandita dall'ora del gioco, del cibo, del sonno non sgarrando di un minuto uno non si dimenticano facilmente) e inevitabilmente zoe si merita qualcosa di meglio qualcuno che non deragli ad ogni centimetro
*
zoe, la testa sul cuscino e si scioglie, liquida senza muovere un muscolo sulle guance, dentro il cotone umido impossibilitata a fermarsi si infila direttamente nella bocca del mostro: ci sono settimane in cui rimane rannicchiata su un fianco ad aspettare che arrivi il crepuscolo e poi la notte
la tela della pelle ha spazi sempre più stretti zoe incide piccoli dolori verticali che s'aggiungono uno accanto all'altro (l'unica via per smettere di evaporare: il sangue passa con altro sangue)
e poi ancora altra notte e poi ancora il buio e nel frattempo fissa un punto all'infinito in mezzo al nero senza parlare, ascoltandosi respirare assicurandosi che sia tutto in ordine prima di andare via da se stessa (le cose brutte sono sempre pronte ad abbracciarla)
*
il bambino danneggiato è dentro la stazione quella piccola, con pochissimi passeggeri e quasi tutti senza valigie i suoi viaggi brevi non necessitano di appendici ha sempre l'impressione di incontrare qualcuno d'importante appena sceso dai binari fosse solo uno sguardo distratto e assonnato o un leggero movimento delle mani che passano tra i capelli inspira immagini che poi sposta di lato nessuna a fissarlo l'unica cosa che resta perenne è la pista di biglie che aveva a otto anni, quella di plastica verde che poi aveva spezzato in tre parti in uno scatto di nervi
(lo scopo del gioco è rimanere frantumati: il bambino danneggiato sempre più spesso rimane con degli scritti aperti a metà e le pagine bianche che prendono il sopravvento)
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"quanto vuoi?" "quanto basta, te e un paio di forbici per separarmi dal mondo"
*
il bambino danneggiato sopravvive sfidando tutte le punture d'ape dei giorni si trovano al ristorante cinese, con le panchine cinesi intarsiate da scritte cinesi, sui muri le stampe della muraglia, zoe è estasiata dal bimbetto in ceramica sdraiato e le punte tonde delle bacchette che gli si fermano sulla schiena un cameriere zelante le versa dell'acqua e le chiede se va tutto bene, è tutto a posto lei guarda di fronte, il bambino danneggiato ha le bacchette a mezz'aria "ora è tutto nell'ordine naturale delle cose" il cameriere non capisce, ma non ha importanza
*
zoe, questa fame insaziabile di abbracci e piccoli aggiustamenti interni di dita che si intrecciano e stringono di memorie di bambini che vengono lasciati soli di cenni e sapori e riconoscerlo dal profumo (mon coeur)
*
natale e basta natale e non passa mai abbastanza in fretta ed è quasi estate, nel mondo fuori e zoe è ancora ferma con i ninnoli dell'albero nelle mani, (questa distruzione che taglia in piccoli pezzi e nessuno riesce a ricostruire non c'è tempo, c'è da crollare nel silenzio un'altra volta) zoe, vederlo ancora e pensare che capiterà di nuovo, che non è l'ennesima ultima volta il bambino danneggiato è un vaso di fiori che si rigenerano ad ogni notte e brucia, brucia e scotta, senza consumarsi mai senza poter passare più nel mondo di carta come quella volta dello straccio usato per coprire certe vie di fuga e tutte le disastrose conseguenze natale e poi si risale, dicono
dispersa ogni abilità di sopportare zoe fissa la stanza vuota e si mangiucchia le unghie ogni poco alza gli occhi, compulsiva, l'orologio tondo nella parete a fiori è fermo, ghiacciato, le lancette delle ore treeventinove, (l'ultima volta che si sono fermati negli occhi) due volte al giorno segnano l'ora esatta
per tutto il resto, si aspetta
*
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Thursday, October 11, 2007
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Current mood:  morose
gli eventi nella memoria non sono mai gli stessi, cambiano disposizione, si spostano tra i vari cluster irreparabili del cervello zoe vede le persone come dovrebbero essere succedersi in eventi più o meno compiuti ha un taccuino dove aggiungere piccole storie dal colore sbiadito nessuna, nessuna che abbia una fine decente tranne loro due, che luccicano quando li vede insieme loro due, e lei sorride
*
zoe, questa gelatina di se stessa viscida nelle mani che le scappa e tenta di raggiungere terra la madre le urla contro "avrei voluto asportarmi l'utero per smettere di preoccuparmi di te una volta al mese" lei si passa i polpastrelli sul braccio si preoccupa dei bordi rossi copre le strisce con maniche sempre più buffe (si distrae dal bambino danneggiato) guarda la profondità delle cicatrici e pensa "posso curare solo cose piccole perché in quelle grandi non ho nessun potere" (si distrae) è tutto lì, distogliere l'attenzione diventare un brillante peso morto un corpo agghindato da portare in giro come un trofeo
zoe non passa inosservata, purtroppo, vorrebbe lasciare orme sulla sabbia e diventare contemporaneamente sabbia e un'ombra legata a niente (il bambino danneggiato arriva nella sera le parla di spostamenti, di impegni, di incastri e poi passa, come un temporale estivo a zoe non rimane che alzare gli occhi alla luna piena che entra prepotentemente dal soffitto a urlarle nelle orecchie e a accompagnarla in tutte le sue ore di veglia)
il dolore diventa sasso nel lago, onda dentro un'altra onda e non passa, non scende, non si definisce torna con rintocchi sempre più penetranti
*
c'è un mondo tutto blu che lei non ha mai smesso di esplorare milano quel giorno era ferma come una cosa ferma qualcuno le gravitava attorno ma erano i soliti turisti giapponesi senza distinzione, le facce dei bambini le correvano accanto, dentro alle borse dei regali dei genitori lei andava lontano dal capodanno a nascondersi nei palloncini in vendita in piazza duomo cercava solo un modo per ibernarsi, un buon motivo per slittare al mattino dopo dove tutto era finito, dove anche gli ultimi baci e gli auguri e le tradizioni non avevano più senso milano era bianca, il vento le screpolava le labbra e le asciugava tutta la voglia di assorbire il giorno "partiamo" aveva detto e qualcuno l'aveva seguita, c'è sempre qualcuno di sbagliato che ti segue ti accompagna, ti sazia, perfino ti sposa zoe, il viso nascosto nella sciarpa nera si dice che perdere qualcuno sia più facile da avere accanto ma non poterlo toccare (stronzate) perdere qualcuno è sempre un delitto verso l'umanità (detto con finezza, però) "people from ibiza" usciva (o uscivano) dalle grate insieme al tepore dei libri e degli oggetti di plastica l'importante è trovare un posto nella società avere qualcosa da fare tutti i giorni non perdersi
(e il bambino danneggiato? non pervenuto, spiacenti)
non perdersi nelle deliranti megalomanie di un'ossessione moderna di una solitudine brutta a guardarsi come un umano appena scoppiato nell'adolescenza
milano era ostile, e zoe voleva tornare verso casa
*
il bambino danneggiato le scivola dalle mani insieme alla gelatina viscida, ogni volta che riavvolge la pellicola dei ricordi ancora lui le passa l'acqua dalla bocca, ma solo su richiesta zoe, c'è da battere qualcuno in pazienza ci sono da vedere film francesi in lingua originale e sottotitolati intanto piove, come piove sempre e non fa nemmeno notizia perché se aspetti il sole prima o poi arriva ma intanto zoe si trova fradicia a corto di parole e incompleta, piena di porte chiuse "life sucks", qualcuno l'aveva inciso nel tavolino del treno che la riporta a casa e contemporaneamente "ti ho sognata stanotte" le dice lui proprio quando pensa d'essersene liberata e averlo lasciato indietro a giocare con tutti i suoi inutili balocchi (vedi, cuore mio, come tutto torna?)
e senza saperlo s'è accorta d'aver iniziato un anno (millemillesei, quello del cambiamento) senza lui, e non aveva idea di dove fosse o peggio ancora, con chi o anzi lo sapeva ma era meglio non pensarci
*
c'è della vernice sul lago l'acqua è di un azzurro brillantinato anni '70 c'è qualcuno da vedere, persone che aspettano che venga fatto il proprio dovere (il bambino danneggiato è dall'altra parte della stanza, accende le idee e spesso le mette in pratica) zoe aspetta, oggetto slegato dal proprio piedistallo
eppure capita ancora che zoe e il bambino danneggiato si dicano cose sensate, a volte lei urla e si sfoga e poi s'intristisce e lui sparisce vicino a una cosa rossa, della musica, dei lampioni spenti e una panchina chiamata parigi, dall'altra parte del giorno quella dove si rimuovono tutti i dubbi e le fotografie sono tutte a fuoco in bianco e nero poi tornano insieme, lui profuma sempre di cose buone, tanto da nemmeno farci più caso zoe è ipnotizzata dallo smalto nero nelle sue mani sulla pancia bianca di lui, e tutto torna nell'ordine naturale delle cose
*
zoe non sa da che parte andare, ma qualcuno le dice che è così che funziona rimanere investiti da un paio d'occhi che non se ne vanno ricordarsi che nei baci perugina tanti anonimi spiegano come il cuore dica cazzate ma abbia sempre ragione sopportare più o meno a lungo anche piccole ingenuità quotidiane e poi legarsi definitivamente e senza alcuna ragione zoe aspetta con ansia tutte le settimane dell'anno nuovo
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Friday, September 14, 2007
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Current mood:  worried
zoe si guarda le linee delle mani emotivamente instabile come sempre cerca appigli (come sempre)
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zoe è solo una bambina patetica
*
zoe gioca agli adulti si dipinge col pennello sottile una farfalla nera sugli occhi ruba i sandali col tacco alto si zittisce, si accomoda nella panchina dietro solo rami secchi e fiori che stanno appassendo reclina appena la testa verso il bambino con il cilindro senza sorridere non si può appoggiare sulla spalla gli prende la mano, distende tutto il suo sguardo verso l'infinito in dolorosa contrizione
"ecco, ora siamo una coppia"
dice, con la voce seria poi si stanca raccoglie la sua rosa blu dalle gambe socchiuse si alza e corre alle altalene quelle ferme, quelle con il sellino in legno rotto che piangono di solitudine, zoe sospira e si interessa ai dettagli, accarezza le catene che arrivano fino al cielo e lì s'attaccano proprio mentre il bambino danneggiato la raggiunge con tutto il suo respiro e s'affanna a seguirla
"e adesso?" "adesso basta"
*
[dai baci si inizia]
(questa processione quotidiana verso te, che non hai più un'immagine ben definita, dopo appena tre giorni hai un unico colore nero al posto del viso una pozza scura nella quale immergermi cieca, come un gattino appena nato)
cercarti nelle notti in ogni movimento mentre ti scolli dai tuoi sogni e coli via (e, d'altra parte, zoe sente di perdere tempo a vegliare quella tomba del tuo corpo) zoe ha un pigiama con delle stelle blu aspetta il mattino e i regali con del vischio attaccato alle mani ha alcuni buoni motivi per pensare che natale è solo un buon pretesto per stare a casa ben rinchiusi e non aver a che fare con altri umani
(zoe vede la chiave di vetro attaccata al collo sbagliato e se ne spaventa molto)
l'albero di natale con tutte quelle decorazioni la spaventa un poco zoe pensa che potrebbe schiantare con tutto quel peso addosso
*
il bambino danneggiato ha un cerotto proprio sull'indice nell'unico punto dove ha potuto toccarla si toglie il cilindro dalla testa con un movimento plateale davanti a lei, che ne ride e si arriccia i capelli come quando ha sonno come quando ha fame, come quando decide di volersi bene anche se pensa che ci vorrebbe una frangetta per nascondersi, per nascondere il bambino danneggiato, che si allontana
(unici abitanti di isole abbandonate e ferme)
*
(zoe ha tutta questa carne da asportare e lame che spuntano da tutte le tue dita)
se zoe fosse una pianta dalle foglie rosse saprebbe vivere e muoversi sott'acqua senza dover uscire mai avere nessun bisogno del sole staccherebbe le radici una a una e andrebbe a spasso per il fondo dell'oceano
(abbracciarti è come dare coltelli in mano a un bambino: una e una sola possibile drammatica conseguenza)
[e nei baci si finisce]
*
in sala d'attesa tutto è pronto qualcuno l'aggredisce le uccide il cane, l'aiuta a spostare i mobili a pulire la stanza persino nelle giunture delle piastrelle (si pulisce e si sistema tutto prima di andare via) zoe rinchiude il bambino danneggiato dentro una figurina plastificata e lo pugnala con la punta arrotondata delle forbici in punti non letali mentre lui la guarda terrorizzato zoe sussurra "vedi? lo vedi com'è?" zoe abbassa le forbici e gli occhi "essere bloccati e non potersi muovere?"
*
il parco giochi è vuoto zoe è la regina della plastica colorata e silenziosa è mezzogiorno e gli altri bambini stanno pranzando in tutte le loro famiglie felici, dai sorrisi felici, dai gesti felici si accomoda davanti alla magnolia e strappa le foglie diventa una scarnificazione sistematica il sacrificio della rabbia non esplosa (un uomo appoggiato alla balaustra distoglie lo sguardo dall'acqua, si gira e non sorride più) il lago è mosso e il bambino danneggiato è in piedi, il cilindro nella mano destra, composto nel silenzio e nella nebbia e la guarda da lontano non muovendo neppure un muscolo non respirando neppure una volta
*
zoe vaga nella strada verso la luna lo scopo di tutto questo è produrre rifiuti, ricordi, scorie, e non perdere mai (mai) il contatto con la realtà mentre le ninfee continuano a galleggiare sul lago il bambino danneggiato è nel rumore delle cose che avvizziscono (il primo settembre le cose belle finiscono) e zoe strappa i petali della sua rosa blu e cancella le impronte del passaggio dell'estate
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Saturday, September 08, 2007
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Current mood:  sad
zoe, le braccia incrociate sul petto un numero a tre cifre di buoni motivi per lasciar perdere che si dispongono come nel contatore dell'acqua zoe, le mani sul viso e tutti i trucchi per calmarsi sono colati nella pioggia c'è una perdita non localizzata che comporta l'aumento veloce dei giri
*
zoe è nella casa, la stanza dei giochi con la tappezzeria colorata di mongolfiere pastello e gli orsacchiotti i camioncini rossi rovesciati sul pavimento sopra la coperta dei colori quadrati e le bambole, i trenini, le costruzioni e i robot che si assemblano con altri robot e diventano più forti (una volta ha sognato un enorme esercito di eroi tutti pronti a salvare la terra da se stessa, ché anni 80 avevano già ucciso tutti gli extraterrestri e anche gran parte di milano) i pelouche soffici da abbracciare stretti più forte che si può, strizzarsi addosso tutto il loro calore e sentire un po' meno freddo
zoe ha le matite nelle mani e fogli e fogli da riempire in fantasia la lana del maglione nero le pizzica la pelle delle braccia le calze nere le comprimono le gambe la gonna a balze nera la impiccia nei movimenti per cinque minuti sogna la libertà e strapparsi tutto di dosso
disegna umani vivi che scappano dalle case, bombe che cadono, umani stesi per terra, "dormono", le hanno spiegato e lei racconta tutto questo al bambino danneggiato che le è seduto di fronte che fa scontrare macchinine e saltare pezzetti di acciaio gli piace vedere qualcosa che si sfracella (distruggere, disintegrare, eliminare, disfare) i suoi vestiti lo confondono nei colori della stanza sulla maglietta gialla ci sono delle chiazze scure di cioccolata, i pantaloni jeans e la giacca verde come si abbinino alle scarpe rosse non si capisce a zoe hanno insegnato a scandalizzarsi
mentre lei parla il bambino danneggiato ogni tanto alza lo sguardo e l'ascolta, mormora qualcosa e prevalentemente le sorride a zoe basta tutto questo, non serve nient'altro che delle matite, dei fogli, lui che l'ascolta china la testa e distoglie lo sguardo dal bambino danneggiato mentre si concentra a segnare la linea nera del contorno del sole e tutti i raggi che da esso partono per far sfiorire i fiori blu sul davanzale quando si rialza lui non c'è più alza le spalle e continua a disegnare piccioni che non camminano ma non volano più
finisce ogni centimetro di bianco libero e il bambino danneggiato non è ancora tornato zoe si preoccupa, si alza, lo cerca dappertutto lo trova davanti a uno degli angoli della stanza di spalle, che non dice niente zoe, il panico che le prende le spalle e la avvolge loro due sono amici stretti lui torna a trovarla ogni volta che può zoe, la sua bolla argento opaco dove entrare a respirare e stare fermi e stare immobili, finché tutto questo non passa zoe, rannicchiarsi dentro se stessa, le mani a tenere le gambe piegate addosso, la testa tra le ginocchia inspirare, espirare, inspirare, espirare (tutta la concentrazione necessaria)
il bambino danneggiato è tornato a giocarle di fronte continua a parlare e parlare e parlare riallacciare i discorsi esattamente dal punto in cui li aveva lasciati (inspirare, espirare) la bolla non le fa vedere niente (espirare, inspirare) tenere ferme le braccia, fare solo movimenti indispensabili (inspirare, espirare)
a questo punto se questa fosse una fiaba il bambino danneggiato si alzerebbe prenderebbe un ago e le farebbe scoppiare la bolla addosso zoe si sveglierebbe nel suo abbraccio che diventerebbe un'overture di primavera
e invece
*
e poi ancora l'orrore sconvenientemente tornano a fissarsi negli occhi si rosicchiano in certe parti intime dell'anima i soliti complessi mai risolti ancora mattino, ancora sera, ancora immagini come spilli, ancora piatti da lavare, ancora pezzi di vetro da raccogliere, ancora ponti da far saltare, carte da leggere e "va tutto bene", ancora muoversi lenti uno dentro l'altra, ancora risate, ancora guardarlo nella luce del mattino e non sapere come si fa a respirare, ancora "adesso basta, così non funziona", ancora tagliarsi e vedere il sangue, ancora ferite, ancora lui tutto questo tempo che non passa (e tu non ci sei) e zoe che non ha più niente da perdere
*
zoe è esausta
(provare per una volta a dire "mi dispiace" non provoca l'infarto, non sollecita il cancro e non rende impotenti)
zoe è esausta
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Thursday, August 02, 2007
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Current mood:  cynical
certo, aveva passato ben cinque minuti interi a fissare i sassi, i pesci il forziere del tesoro che quando s'apre e fa le bolle erano tutti al loro posto dentro l'acquario se non fosse che tutta l'acqua era evaporata e erano in realtà tutti distesi sul fondo in forma bidimensionale, palloncini senz'aria che hanno bisogno di tempo per ripigliarsi così zoe, nelle sue pinne e branchie a boccheggiare nel colore blu della notte e questo fottuto blu della perdita avrebbe anche passato il segno stendere uno strato rosso ogni tanto non farebbe male, così, tanto per vedere l'effetto che fa zoe in fila alla cassa del supermercato, Lisa con la fede al dito, la coda di cavallo, gli occhiali sul naso batte gli scontrini, conta le banconote dà il resto, prende i buoni e sorride, s'informa "a casa tutto bene? la moglie, il figlio, il cane?" zoe non se ne capacita, non capisce da quand'è che vorrebbe quella vita noiosa, il sabato del villaggio, le domeniche a passeggio per il centro il sesso scontato, tutto incasellato nel binario morto dell'insoddisfazione ma zoe l'ha provato, zoe ha capito "vuoi tornare indietro?" subito, immediatamente, dove si firma? ma si merita di più, si merita di meglio, non ci si merita affatto il ragazzo soldato abbassa gli occhi e le dice "la prima mamma è morta, l'altra mamma mi ha detto di stare tranquillo" quante mamme puoi avere nella vita, piccolo pet? a quante persone puoi dare lo stesso grado di attenzione, quanti traumi puoi sopportare senza cadere schiantato al suolo zeppo di ossa rotte e pezzi di vetro conficcati ovunque da togliere uno per uno con le pinzette da sopracciglia? è tutto eterno, tutto ingannevole, le coppie sono tutte clonate e a luglio vanno al mare con gli zaini nelle spalle di lei, i motorini truccati, le infradito e i boxer ampi di lui, i due caschi che si toccano e le cuffiette dell'ipod divise a metà equidistanti il cuore pulsa, batte e fa il suo dovere indipendentemente da zoe, che è indifferente il ragazzo soldato ha una bocca da baciare alla fine della notte e le spalle ampie dove trattenere tutto quel che gli arriva addosso non ha ancora capito come fare a parlare a dire tutte le cose che gli stanno dentro, aggrappate da qualche parte nei muscoli, e sputarle fuori, come amare al momento giusto come smettere di essere un signore di mezz'età ingabbiato in un corpo di vent'anni per non lasciarsi sfuggire niente zoe lo ascolta, finisce la sigaretta e la spegne sul braccio si chiamano bruciature che siano interne o esterne è indifferente zoe ha un'ustione di terzo grado che non riesce a guarire e tu, tu continui dannatamente ad avvicinarti con una fiamma ossidrica in mano, nelle parole e in tutti questi silenzi zoe non riesce a rigenerarsi la pelle, non c'è tempo, non c'è tregua, potrebbe persino morire bruciata ché una testa nel forno è un'idea banale dopo la plath, le vene tagliate sporcano la vasca, l'acqua che diventa una pozza rossa ed è un casino pulire ci si taglia a più riprese con le mani, con gli occhi, con il sesso squallido, il dolore si taglia con un coltello si divide in piccole ostie da ripartire ad ognuno, ognuno un pezzetto e tutti a cercare di toglierlo dal palato per inghiottirlo una volta per tutte, e non si stacca, non si muove, non c'è niente per spingerlo giù non c'è una fine, l'alba arriva sempre inattesa e sempre più vicina non c'è tregua -non c'è una fine- non c'è una strada che porta da qualche parte zoe si consola col ragazzo soldato che ha tutta la vita pianificata, l'accademia, le marce, patria, famiglia, dio, morte zoe gli frana addosso e porta un po' di confusione chiamala distrazione, altre bruciature altre sigarette spente sulle braccia, sulle gambe, sul ventre molle del tempo il vuoto pneumatico dell'estate che non se ne può più basta, basta
basta
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