MySpace


Wednesday, April 29, 2009 
Monday, January 21, 2008 

Current mood:  pure


bonjour finesse - rumore di tacchi sul corridoio-
la gente va a lavorare al mattino presto
ecco l'uomo del martedì lava le scale
c'è tutto un mondo che produce, esibisce, sortisce
strani effetti, cerca droghe, cerca appagamenti
i mariti sono in ostaggio dentro le tazze del caffelatte
tu costruisci ecomostri da farmi abbattere
automagicamente vuoti, automaticamente impenetrabili
dead man walkin' -on his life of prayers-
aggredisci il mondo come un'altalena,
equidistante da ogni proprio opposto
scrivimi dentro, scrivimi attorno, scrivimi addosso, scrivimi adesso
comunque sei altro, un fazzoletto di trini e pezzi
di tremiti di provenienza sconosciuta, piccoli animaletti seizampe muniti
che s'affollano in sporgenze cave
e escono e prendono il controllo e hanno la cocciutaggine
di pretendere di occupare il mio spazio, il tuo spazio
tra album e flashback e tutte queste immagini
-you're my mushroom magic called hug-

*

pic1: disegno di ragazzina con -già- il seno cadente, un sorriso che non si spegne
nonostante tutto, ha un corpo, tu hai tutti questi corpi da esibire
i capelli si sciolgono sulle spalle, coprendo ali tatuate a tutta schiena
sovrappone i segnali di stop e le sirene
chiamate in tutta fretta. c'è qualcuno da salvare
-da se stesso, preferibilmente-

pic2: un divano e due che si sovrappongono in parti uguali
in gambe e braccia proporzionatamente lunghe
e occhi azzurri e poi basta -be my angel-
erano una composizione che riluceva e rami di alberi
e due soggetti che tendevano all'infinito, unificandosi,
due punti cardinali che convergevano in un unico baricentro
lei porgeva il posacenere semipieno e lui la guardava dal basso,
sbuffando fumo, erano completi, attorcigliati nei muscoli cardiaci,
e lei sorrideva e gli accarezzava i capelli 
nella didascalia sotto lui aveva scritto "tu profumi di buono"

pic3: -closeup- pagina di un libro aperto, bordi blu con copertina
fermo da quattro mesi -367, ottobre '80-
"Una strana vita che t'inghiotte. Come un pantano."
Tarkovskij nella pagina accanto sorride con il figlio, la campagna russa
e il cane e gli alberi in fiore - la matita diventa argine e diga e oltre
c'è un baratro invisibile, una fortificazione ingestibile
spartizione tra quel che si può fare e quel che non si vuole

*

scappa dove vuoi, corri da chi vuoi, fissa fino in fondo
fino al fondo dell'ultimo bicchiere
sei sempre il mio capogiro






Monday, October 15, 2007 

Current mood:  drained
zoe ha il collo spezzato
eppure respira
la luce di mezza luna riflette sul binario
zoe è ipnotizzata dalla lucentezza del metallo
il viso rivolto a sinistra
tutto il corpo immobile
ogni singolo osso è rotto, frantumato
eppure, respira
zoe non sa qual è il punto
da cui iniziare per autocurarsi
le importa solo della luna
che non venga coperta dal grigionuvola
il riverbero di luce è l'unica cosa che rimane
per non impazzire

*

zoe è una bambola gonfiata
piegata a pancia sotto
fissa le corrosioni, lo smalto scrostato
delle sue unghie, sul tavolo
lui secondo i calcoli dovrebbe finire tra poco
a che diavolo serve definire i rapporti

(per esistere,
sostanzialmente)

*

gli animali dell'estate s'avvicinano
quando possono
quando trovano spiragli incustoditi
le lucciole vagano intermittenti
alla ricerca di un bambino con un barattolo
(dove lasciarsi morire lentamente)
e i grilli dentro casa hanno tutti una zampa spezzata
(arrancano nella dura lucentezza del marmo rosa)
e loro due


*

zoe torna a casa
le quatto del mattino
le strade bagnate
e tanto, troppo, dannato caldo
un ragazzo ubriaco fa a pugni un cartello della pubblicità
che accetta lo sfogo senza reagire
(l'ikea è uno status della mente)
una ragazza premurosa s'affanna a tentare di fermarlo
prima di ridursi a pezzi, prima di diventare un blocco di cemento,
un cane si accuccia là vicino

il semaforo lampeggiante chiude il cerchio
e porta zoe in un altro quadro

*

le prostitute moderne vanno in corteo, in parata per le strade,
poche sono rimaste sui viali,
molte nelle camere da letto a giocare alle fidanzate felici
una dice che a fare la Vita alla mattina si guadagna bene
e si conosce di gente interessante
alle quattro stacca e torna una donna
normale

zoe cammina lenta
prende nota sul moleskine che non ha
"mestiere interessante" e passa oltre
in radio una ragazzina inglese urla in una lingua che non capisce
siamo cose che mangiano cose
che necessitano di cose e vogliono altre cose
(zoe segna
"trovare sinonimi inutili per definire"
altro tempo perso
tanto ci si capisce solo
ad occhi, a bocca e a mani
sparse sui corpi)

*

zoe è diventata uno straccio rosso
da legare al posto del viso
e spostarsi dentro a braccia che erano tutte sue
zoe affiora saltuariamente nello straccio blu
piega la testa e si appoggia al muro
(sei il mio fallimento,
un'altra volta dire mai più e ancora
e poi mai più e poi basta)
il filo che le lega
sono le piccole incisioni da coprire con i cerotti
(che il papà non li veda)
(che il papà non si preoccupi)
(dentro a tutto quel silenzio immotivato)

zoe si sente dire "non ti conteneva più"
finisce il nastro della cassetta nella segreteria,
prende le chiavi e esce per sempre
dalla camera che l'ha vista tornare più alta
(altra)
con una nuova coda da esibire per un po'
un altro umano da tenersi accanto per il tempo utile
fino a staccarsene definitivamente
possibilmente in un giorno di nuvole
quando sono tutti distratti, a testa alta
a riconoscere le forme che diventano
cose

*

zoe ha il collo spezzato
eppure sospira





Currently listening:
Pezzi
By Francesco De Gregori
Release date: 17 March, 2005
Friday, October 12, 2007 

Current mood:  morose
distante era tutto,
quel tutto che escludeva il nero
torpore soffice e trasparente come un angelo
nella terra dei cartoni animati
e rimaneva solo lo stesso nero dell'insonnia
e quello della ragione cruda e della vista appannata
tutti i sensi distesi seminudi sul letto
a prendere freddo
zoe, un'adolescente irrisolta
e nella mente esplodono mille scintille

*

l'uomo degli orologi si china su di lei
dentro il torace, aperto a metà,
si ferma a regolare le lancette
sulla pazienza, sulla costanza
zoe sorride e poi gli passa accanto due volte
senza riuscire a ringraziarlo
le giornate sembrano anche più aperte
zoe non vede, non freme, non scappa
le sue finestre rimangono spalancate all'inverno
e l'ombra degli alberi si agita sotto alle sue scarpe
ha un foglio dove c'è scritto "presto"
e "presto" non arriva mai
(anni dalle suore, con il grembiulino e la vita scandita
dall'ora del gioco, del cibo, del sonno
non sgarrando di un minuto uno
non si dimenticano facilmente)
e inevitabilmente
zoe si merita qualcosa di meglio
qualcuno che non deragli ad ogni centimetro

*

zoe, la testa sul cuscino
e si scioglie, liquida
senza muovere un muscolo
sulle guance, dentro il cotone umido
impossibilitata a fermarsi
si infila direttamente nella bocca del mostro:
ci sono settimane in cui rimane rannicchiata su un fianco
ad aspettare che arrivi il crepuscolo e poi la notte

la tela della pelle
ha spazi sempre più stretti
zoe incide piccoli dolori verticali
che s'aggiungono uno accanto all'altro
(l'unica via per smettere di evaporare:
il sangue passa con altro sangue)

e poi ancora altra notte
e poi ancora il buio
e nel frattempo fissa un punto all'infinito
in mezzo al nero
senza parlare, ascoltandosi respirare
assicurandosi che sia tutto in ordine
prima di andare via da se stessa
(le cose brutte sono sempre pronte ad abbracciarla)

*

il bambino danneggiato è dentro la stazione
quella piccola, con pochissimi passeggeri
e quasi tutti senza valigie
i suoi viaggi brevi non necessitano di appendici
ha sempre l'impressione
di incontrare qualcuno d'importante
appena sceso dai binari
fosse solo uno sguardo distratto e assonnato
o un leggero movimento
delle mani che passano tra i capelli
inspira immagini che poi sposta di lato
nessuna a fissarlo
l'unica cosa che resta perenne è la pista di biglie
che aveva a otto anni, quella di plastica verde
che poi aveva spezzato in tre parti
in uno scatto di nervi

(lo scopo del gioco è rimanere frantumati:
il bambino danneggiato sempre più spesso
rimane con degli scritti aperti a metà
e le pagine bianche che prendono il sopravvento)

*

"quanto vuoi?"
"quanto basta, te e un paio di forbici per separarmi dal mondo"

*

il bambino danneggiato sopravvive
sfidando tutte le punture d'ape dei giorni
si trovano al ristorante cinese, con le panchine cinesi
intarsiate da scritte cinesi, sui muri le stampe della muraglia,
zoe è estasiata dal bimbetto in ceramica sdraiato
e le punte tonde delle bacchette che gli si fermano sulla schiena
un cameriere zelante le versa dell'acqua
e le chiede se va tutto bene, è tutto a posto
lei guarda di fronte,
il bambino danneggiato ha le bacchette a mezz'aria
"ora è tutto nell'ordine naturale delle cose"
il cameriere non capisce, ma non ha importanza

*

zoe, questa fame insaziabile
di abbracci e piccoli aggiustamenti interni
di dita che si intrecciano e stringono
di memorie di bambini che vengono lasciati soli
di cenni e sapori e riconoscerlo dal profumo
(mon coeur)

*

natale e basta
natale e non passa mai abbastanza in fretta
ed è quasi estate, nel mondo fuori
e zoe è ancora ferma con i ninnoli dell'albero nelle mani,
(questa distruzione che taglia in piccoli pezzi
e nessuno riesce a ricostruire
non c'è tempo, c'è da crollare nel silenzio un'altra volta)
zoe, vederlo ancora e pensare che
capiterà di nuovo, che non è l'ennesima ultima volta
il bambino danneggiato è un vaso di fiori che si rigenerano
ad ogni notte e brucia, brucia e scotta, senza consumarsi mai
senza poter passare più nel mondo di carta
come quella volta dello straccio
usato per coprire certe vie di fuga
e tutte le disastrose conseguenze
natale e poi si risale, dicono

dispersa ogni abilità di sopportare
zoe fissa la stanza vuota e si mangiucchia le unghie
ogni poco alza gli occhi, compulsiva,
l'orologio tondo nella parete a fiori
è fermo, ghiacciato,
le lancette delle ore treeventinove,
(l'ultima volta che si sono fermati negli occhi)
due volte al giorno segnano l'ora esatta

per tutto il resto, si aspetta

*



Currently playing:
City of Heroes
Release date: 28 April, 2004
Thursday, October 11, 2007 

Current mood:  morose
gli eventi nella memoria non sono mai gli stessi,
cambiano disposizione, si spostano
tra i vari cluster irreparabili del cervello
zoe vede le persone come dovrebbero essere
succedersi in eventi più o meno compiuti
ha un taccuino dove aggiungere
piccole storie dal colore sbiadito
nessuna, nessuna che abbia una fine decente
tranne loro due, che luccicano quando li vede insieme
loro due, e lei sorride

*

zoe, questa gelatina di se stessa viscida nelle mani
che le scappa e tenta di raggiungere terra
la madre le urla contro "avrei voluto asportarmi l'utero
per smettere di preoccuparmi di te una volta al mese"
lei si passa i polpastrelli sul braccio
si preoccupa dei bordi rossi
copre le strisce con maniche sempre più buffe
(si distrae dal bambino danneggiato)
guarda la profondità delle cicatrici
e pensa
"posso curare solo cose piccole
perché in quelle grandi non ho nessun potere"
(si distrae)
è tutto lì, distogliere l'attenzione
diventare un brillante peso morto
un corpo agghindato da portare in giro come un trofeo

zoe non passa inosservata, purtroppo,
vorrebbe lasciare orme sulla sabbia
e diventare contemporaneamente sabbia
e un'ombra legata a niente
(il bambino danneggiato arriva nella sera
le parla di spostamenti, di impegni, di incastri
e poi passa, come un temporale estivo
a zoe non rimane che alzare gli occhi alla luna piena
che entra prepotentemente dal soffitto
a urlarle nelle orecchie
e a accompagnarla in tutte le sue ore di veglia)

il dolore diventa sasso nel lago,
onda dentro un'altra onda
e non passa, non scende, non si definisce
torna con rintocchi sempre più penetranti

*

c'è un mondo tutto blu che lei
non ha mai smesso di esplorare
milano quel giorno era ferma come una cosa ferma
qualcuno le gravitava attorno
ma erano i soliti turisti giapponesi
senza distinzione, le facce dei bambini le correvano accanto,
dentro alle borse dei regali dei genitori
lei andava lontano dal capodanno
a nascondersi nei palloncini in vendita in piazza duomo
cercava solo un modo per ibernarsi,
un buon motivo per slittare al mattino dopo
dove tutto era finito, dove anche gli ultimi baci
e gli auguri e le tradizioni non avevano più senso
milano era bianca, il vento le screpolava le labbra
e le asciugava tutta la voglia di assorbire il giorno
"partiamo" aveva detto
e qualcuno l'aveva seguita,
c'è sempre qualcuno di sbagliato che ti segue
ti accompagna, ti sazia, perfino ti sposa
zoe, il viso nascosto nella sciarpa nera
si dice che perdere qualcuno sia più facile
da avere accanto ma non poterlo toccare
(stronzate)
perdere qualcuno è sempre un delitto verso l'umanità
(detto con finezza, però)
"people from ibiza" usciva (o uscivano) dalle grate
insieme al tepore dei libri e degli oggetti di plastica
l'importante è trovare un posto nella società
avere qualcosa da fare tutti i giorni
non perdersi

(e il bambino danneggiato?
non pervenuto, spiacenti)

non perdersi
nelle deliranti megalomanie
di un'ossessione moderna
di una solitudine brutta a guardarsi
come un umano appena scoppiato nell'adolescenza

milano era ostile, e zoe voleva tornare verso casa

*

il bambino danneggiato le scivola dalle mani
insieme alla gelatina viscida,
ogni volta che riavvolge la pellicola dei ricordi
ancora lui le passa l'acqua dalla bocca, ma solo su richiesta
zoe, c'è da battere qualcuno in pazienza
ci sono da vedere film francesi in lingua originale e sottotitolati
intanto piove, come piove sempre e non fa nemmeno notizia
perché se aspetti il sole prima o poi arriva
ma intanto zoe si trova fradicia
a corto di parole e incompleta, piena di porte chiuse
"life sucks", qualcuno l'aveva inciso nel tavolino
del treno che la riporta a casa
e contemporaneamente
"ti ho sognata stanotte"
le dice lui proprio quando pensa d'essersene liberata
e averlo lasciato indietro a giocare
con tutti i suoi inutili balocchi
(vedi, cuore mio, come tutto torna?)

e senza saperlo s'è accorta d'aver iniziato un anno
(millemillesei, quello del cambiamento)
senza lui, e non aveva idea di dove fosse
o peggio ancora, con chi
o anzi lo sapeva ma era meglio non pensarci

*

c'è della vernice sul lago
l'acqua è di un azzurro brillantinato anni '70
c'è qualcuno da vedere, persone che aspettano
che venga fatto il proprio dovere
(il bambino danneggiato è dall'altra parte della stanza,
accende le idee e spesso le mette in pratica)
zoe aspetta, oggetto slegato dal proprio piedistallo

eppure capita ancora che zoe e il bambino danneggiato
si dicano cose sensate,
a volte lei urla e si sfoga e poi s'intristisce
e lui sparisce vicino a una cosa rossa,
della musica, dei lampioni spenti e una panchina
chiamata parigi, dall'altra parte del giorno
quella dove si rimuovono tutti i dubbi
e le fotografie sono tutte a fuoco in bianco e nero
poi tornano insieme,
lui profuma sempre di cose buone,
tanto da nemmeno farci più caso
zoe è ipnotizzata dallo smalto nero nelle sue mani
sulla pancia bianca di lui,
e tutto torna nell'ordine naturale delle cose

*

zoe non sa da che parte andare,
ma qualcuno le dice che è così che funziona
rimanere investiti da un paio d'occhi che non se ne vanno
ricordarsi che nei baci perugina tanti anonimi spiegano
come il cuore dica cazzate ma abbia sempre ragione
sopportare più o meno a lungo anche piccole ingenuità quotidiane
e poi legarsi definitivamente e senza alcuna ragione
zoe aspetta con ansia tutte le settimane dell'anno nuovo





Currently watching:
Rashomon - Criterion Collection
Release date: 26 March, 2002
Friday, September 14, 2007 

Current mood:  worried
zoe si guarda le linee delle mani
emotivamente instabile
come sempre
cerca appigli
(come sempre)

*

zoe è solo una bambina
patetica

*

zoe gioca agli adulti
si dipinge col pennello sottile una farfalla nera sugli occhi
ruba i sandali col tacco alto
si zittisce, si accomoda nella panchina
dietro solo rami secchi e fiori che stanno appassendo
reclina appena la testa verso il bambino con il cilindro
senza sorridere
non si può appoggiare sulla spalla
gli prende la mano, distende tutto il suo sguardo
verso l'infinito
in dolorosa contrizione

"ecco, ora siamo una coppia"

dice, con la voce seria
poi si stanca
raccoglie la sua rosa blu dalle gambe socchiuse
si alza e corre alle altalene
quelle ferme, quelle con il sellino in legno rotto
che piangono di solitudine,
zoe sospira e si interessa ai dettagli,
accarezza le catene che arrivano fino al cielo
e lì s'attaccano
proprio mentre il bambino danneggiato la raggiunge
con tutto il suo respiro
e s'affanna a seguirla

"e adesso?"
"adesso basta"

*

[dai baci si inizia]

(questa processione quotidiana verso te,
che non hai più un'immagine ben definita,
dopo appena tre giorni
hai un unico colore nero al posto del viso
una pozza scura nella quale immergermi
cieca, come un gattino appena nato)

cercarti nelle notti
in ogni movimento
mentre ti scolli dai tuoi sogni e coli via
(e, d'altra parte, zoe sente di perdere tempo
a vegliare quella tomba del tuo corpo)
zoe ha un pigiama con delle stelle blu
aspetta il mattino e i regali
con del vischio attaccato alle mani
ha alcuni buoni motivi per pensare
che natale è solo un buon pretesto per stare a casa
ben rinchiusi
e non aver a che fare con altri umani

(zoe vede la chiave di vetro
attaccata al collo sbagliato
e se ne spaventa molto)

l'albero di natale con tutte quelle decorazioni
la spaventa un poco
zoe pensa che potrebbe schiantare
con tutto quel peso addosso

*

il bambino danneggiato ha un cerotto proprio sull'indice
nell'unico punto dove ha potuto toccarla
si toglie il cilindro dalla testa con un movimento plateale
davanti a lei, che ne ride
e si arriccia i capelli
come quando ha sonno
come quando ha fame, come quando decide di volersi bene
anche se pensa che ci vorrebbe una frangetta
per nascondersi, per nascondere
il bambino danneggiato, che si allontana

(unici abitanti di isole abbandonate
e ferme)

*

(zoe ha tutta questa carne da asportare
e lame che spuntano da tutte le tue dita)

se zoe fosse una pianta dalle foglie rosse
saprebbe vivere e muoversi sott'acqua
senza dover uscire mai
avere nessun bisogno del sole
staccherebbe le radici
una a una
e andrebbe a spasso per il fondo dell'oceano

(abbracciarti è come dare coltelli in mano a un bambino:
una e una sola possibile drammatica conseguenza)

[e nei baci si finisce]

*

in sala d'attesa tutto è pronto
qualcuno l'aggredisce
le uccide il cane, l'aiuta a spostare i mobili
a pulire la stanza persino nelle giunture delle piastrelle
(si pulisce e si sistema tutto prima di andare via)
zoe rinchiude il bambino danneggiato
dentro una figurina plastificata
e lo pugnala con la punta arrotondata delle forbici
in punti non letali
mentre lui la guarda terrorizzato
zoe sussurra "vedi? lo vedi com'è?"
zoe abbassa le forbici e gli occhi
"essere bloccati e non potersi muovere?"

*

il parco giochi è vuoto
zoe è la regina della plastica colorata e silenziosa
è mezzogiorno e gli altri bambini stanno pranzando
in tutte le loro famiglie felici, dai sorrisi felici, dai gesti felici
si accomoda davanti alla magnolia e strappa le foglie
diventa una scarnificazione sistematica
il sacrificio della rabbia non esplosa
(un uomo appoggiato alla balaustra
distoglie lo sguardo dall'acqua, si gira e non sorride più)
il lago è mosso
e il bambino danneggiato è in piedi,
il cilindro nella mano destra,
composto nel silenzio e nella nebbia
e la guarda da lontano
non muovendo
neppure un muscolo
non respirando
neppure una volta

*

zoe vaga nella strada verso la luna
lo scopo di tutto questo
è produrre rifiuti, ricordi, scorie,
e non perdere mai
(mai)
il contatto con la realtà
mentre le ninfee continuano a galleggiare sul lago
il bambino danneggiato è nel rumore delle cose che avvizziscono
(il primo settembre le cose belle finiscono)
e zoe strappa i petali della sua rosa blu
e cancella le impronte del passaggio dell'estate

Currently listening:
The Platinum Collection
By Francesco Guccini
Release date: 27 November, 2006
Saturday, September 08, 2007 

Current mood:  sad

zoe, le braccia incrociate sul petto
un numero a tre cifre di buoni motivi per lasciar perdere
che si dispongono come nel contatore dell'acqua
zoe, le mani sul viso
e tutti i trucchi per calmarsi sono colati nella pioggia
c'è una perdita non localizzata
che comporta l'aumento veloce dei giri

*

zoe è nella casa,
la stanza dei giochi con la tappezzeria colorata
di mongolfiere pastello e gli orsacchiotti
i camioncini rossi rovesciati sul pavimento
sopra la coperta dei colori quadrati
e le bambole, i trenini, le costruzioni
e i robot che si assemblano con altri robot e diventano più forti
(una volta ha sognato un enorme esercito di eroi
tutti pronti a salvare la terra da se stessa,
ché anni 80 avevano già ucciso tutti gli extraterrestri
e anche gran parte di milano)
i pelouche soffici da abbracciare stretti
più forte che si può, strizzarsi addosso tutto il loro calore
e sentire un po' meno freddo

zoe ha le matite nelle mani
e fogli e fogli da riempire in fantasia
la lana del maglione nero le pizzica la pelle delle braccia
le calze nere le comprimono le gambe
la gonna a balze nera la impiccia nei movimenti
per cinque minuti sogna la libertà e strapparsi tutto di dosso

disegna umani vivi che scappano dalle case, bombe che cadono,
umani stesi per terra,  
"dormono", le hanno spiegato
e lei racconta tutto questo al bambino danneggiato
che le è seduto di fronte
che fa scontrare macchinine e saltare pezzetti di acciaio
gli piace vedere qualcosa che si sfracella
(distruggere, disintegrare, eliminare, disfare)
i suoi vestiti lo confondono nei colori della stanza
sulla maglietta gialla ci sono delle chiazze scure di cioccolata,
i pantaloni jeans e la giacca verde
come si abbinino alle scarpe rosse non si capisce
a zoe hanno insegnato a scandalizzarsi

mentre lei parla
il bambino danneggiato ogni tanto alza lo sguardo
e l'ascolta, mormora qualcosa e prevalentemente le sorride
a zoe basta tutto questo, non serve nient'altro
che delle matite, dei fogli, lui che l'ascolta
china la testa
e distoglie lo sguardo dal bambino danneggiato
mentre si concentra a segnare la linea nera del contorno del sole
e tutti i raggi che da esso partono per far sfiorire i fiori blu sul davanzale
quando si rialza lui non c'è più
alza le spalle e continua a disegnare
piccioni che non camminano ma non volano più

finisce ogni centimetro di bianco libero
e il bambino danneggiato non è ancora tornato
zoe si preoccupa, si alza, lo cerca dappertutto
lo trova davanti a uno degli angoli della stanza
di spalle, che non dice niente
zoe, il panico che le prende le spalle e la avvolge
loro due sono amici stretti
lui torna a trovarla ogni volta che può
zoe, la sua bolla argento opaco
dove entrare a respirare e stare fermi
e stare immobili, finché tutto questo non passa
zoe, rannicchiarsi dentro se stessa,
le mani a tenere le gambe piegate addosso,
la testa tra le ginocchia
inspirare, espirare, inspirare, espirare
(tutta la concentrazione necessaria)

il bambino danneggiato è tornato a giocarle di fronte
continua a parlare e parlare e parlare
riallacciare i discorsi esattamente dal punto in cui li aveva lasciati
(inspirare, espirare)
la bolla non le fa vedere niente
(espirare, inspirare)
tenere ferme le braccia, fare solo movimenti indispensabili
(inspirare, espirare)

a questo punto se questa fosse una fiaba
il bambino danneggiato si alzerebbe
prenderebbe un ago e le farebbe scoppiare la bolla addosso
zoe si sveglierebbe nel suo abbraccio che diventerebbe un'overture di primavera

e invece

*

e poi ancora l'orrore
sconvenientemente tornano a fissarsi negli occhi
si rosicchiano in certe parti intime dell'anima
i soliti complessi mai risolti
ancora mattino, ancora sera, ancora immagini come spilli,
ancora piatti da lavare, ancora pezzi di vetro da raccogliere,
ancora ponti da far saltare, carte da leggere e "va tutto bene",
ancora muoversi lenti uno dentro l'altra, ancora risate,
ancora guardarlo nella luce del mattino e non sapere come si fa a respirare,
ancora "adesso basta, così non funziona",
ancora tagliarsi e vedere il sangue, ancora ferite, ancora lui
tutto questo tempo che non passa
(e tu non ci sei)
e zoe che non ha più niente da perdere

*

zoe è esausta

(provare per una volta a dire "mi dispiace"
non provoca l'infarto, non sollecita il cancro
e non rende impotenti)

zoe è esausta








Currently watching:
The Wizard of Oz (Two-Disc Special Edition)
Release date: 25 October, 2005
Thursday, August 02, 2007 

Current mood:  cynical
certo, aveva passato ben cinque minuti interi
a fissare i sassi, i pesci
il forziere del tesoro che quando s'apre e fa le bolle
erano tutti al loro posto dentro l'acquario
se non fosse che tutta l'acqua era evaporata
e erano in realtà tutti distesi sul fondo
in forma bidimensionale, palloncini senz'aria
che hanno bisogno di tempo per ripigliarsi
così zoe, nelle sue pinne e branchie
a boccheggiare nel colore blu della notte
e questo fottuto blu della perdita avrebbe anche passato il segno
stendere uno strato rosso
ogni tanto non farebbe male,
così, tanto per vedere l'effetto che fa
zoe in fila alla cassa del supermercato, Lisa con la fede al dito,
la coda di cavallo, gli occhiali sul naso
batte gli scontrini, conta le banconote
dà il resto, prende i buoni e sorride, s'informa
"a casa tutto bene? la moglie, il figlio, il cane?"
zoe non se ne capacita, non capisce
da quand'è che vorrebbe quella vita noiosa,
il sabato del villaggio, le domeniche a passeggio per il centro
il sesso scontato, tutto incasellato nel binario morto dell'insoddisfazione
ma zoe l'ha provato, zoe ha capito
"vuoi tornare indietro?"
subito, immediatamente, dove si firma?
ma si merita di più, si merita di meglio, non ci si merita affatto
il ragazzo soldato abbassa gli occhi e le dice
"la prima mamma è morta, l'altra mamma mi ha detto di stare tranquillo"
quante mamme puoi avere nella vita, piccolo pet?
a quante persone puoi dare lo stesso grado di attenzione,
quanti traumi puoi sopportare senza cadere schiantato al suolo
zeppo di ossa rotte e pezzi di vetro conficcati ovunque
da togliere uno per uno con le pinzette da sopracciglia?
è tutto eterno, tutto ingannevole,
le coppie sono tutte clonate e a luglio vanno al mare
con gli zaini nelle spalle di lei, i motorini truccati, le infradito
e i boxer ampi di lui, i due caschi che si toccano
e le cuffiette dell'ipod divise a metà equidistanti
il cuore pulsa, batte e fa il suo dovere
indipendentemente da zoe, che è indifferente
il ragazzo soldato ha una bocca da baciare alla fine della notte
e le spalle ampie dove trattenere tutto quel che gli arriva addosso
non ha ancora capito come fare a parlare
a dire tutte le cose che gli stanno dentro, aggrappate da qualche parte
nei muscoli, e sputarle fuori, come amare al momento giusto
come smettere di essere un signore di mezz'età ingabbiato in un corpo di vent'anni
per non lasciarsi sfuggire niente
zoe lo ascolta, finisce la sigaretta e la spegne sul braccio
si chiamano bruciature
che siano interne o esterne è indifferente
zoe ha un'ustione di terzo grado che non riesce a guarire
e tu, tu continui dannatamente ad avvicinarti con una fiamma ossidrica in mano,
nelle parole e in tutti questi silenzi
zoe non riesce a rigenerarsi la pelle, non c'è tempo, non c'è tregua, potrebbe persino morire bruciata
ché una testa nel forno è un'idea banale dopo la plath, le vene tagliate sporcano
la vasca, l'acqua che diventa una pozza rossa ed è un casino pulire
ci si taglia a più riprese con le mani, con gli occhi, con il sesso squallido,
il dolore si taglia con un coltello
si divide in piccole ostie da ripartire ad ognuno,
ognuno un pezzetto
e tutti a cercare di toglierlo dal palato per inghiottirlo una volta per tutte,
e non si stacca, non si muove, non c'è niente per spingerlo giù
non c'è una fine,
l'alba arriva sempre inattesa e sempre più vicina
non c'è tregua -non c'è una fine- non c'è una strada che porta da qualche parte
zoe si consola col ragazzo soldato
che ha tutta la vita pianificata, l'accademia, le marce, patria, famiglia, dio, morte
zoe gli frana addosso e porta un po' di confusione
chiamala distrazione, altre bruciature
altre sigarette spente sulle braccia, sulle gambe, sul ventre molle del tempo
il vuoto pneumatico dell'estate
che non se ne può più
basta, basta

basta





Currently listening:
Guccini Live Collection
By Francesco Guccini
Release date: 30 November, 1998
Mari

Marika Bortolami


Last Updated: 10/20/2009

Send Message
Instant Message
Email to a Friend
Subscribe

Blog Archive
[Older      Newer]
 /  / 
>