A cura di MissMarlaBlu
Massimo Esponente dell’underground italico , esagitato-esagerato agitatore culturale, cantautore, artificiere, poeta a rima baciata, incatenata e alternata , filosofo, teologo , pittore , romanziere, saggista, giornalista , cronista ma sopratutto interprete della desolazione delle dorate lande salernitane. Gianfranco Marziano – conosciuto anche come Il Faraone- si fa conoscere prima a livello locale, nelle zone che fiero celebra nei suoi brani e in seguito, grazie al passaparola, al te lo consiglio, alla pubblicità di artisti quali Edoardo Bennato e 99 Posse raggiunge fama NAZIONALE.
Il fulcro e il movente della poetica marziana è il vuoto a perdere, la giornata trascinata, il senso del "vacante", il non luogo,la mancanza di stimoli,di obiettivi, la spersonalizzazione, l’alienazione e dunque, il richiamo a un età dell’oro che tutti gli uomini sembrano aver dimenticato. Il tutto trova piena realizzazione nella poetica del giuvinastro, ovvero il tipico loser campano, il perdigiorno di buon cuore, il guagliunciello che , ricco di potenzialità, virtù inespresse e inesprimibili e dotato di un ottima capacità critica,passa tutto il giorno "annanz a un bar" ad osservare, a sperare e a cercare di capire le dinamiche della società in cui vive. Marziano diviene così il portavoce di quello che a breve diverrà un movimento , un movimento che, grazie ai diversi siti tutti ufficiali, a my space, you tube, troverà i suoi seguaci un po’ dappertutto (vd Kurtiello, il fenomeno Katanka, la freschissima collaborazione del sommo con l’altrettanto illustre – illustratore Peggiore, noto personaggio dell’underground napoletano)
La poetica del giuvinastro si articola in quattro punti fondamentali analogamente a quella pascoliana del fanciullino.
Innanzitutto Marziano sembra ritenere che in ognuno di noi è presente un giuvinastro musico che cerca di far sentire la sua voce sin dall’infanzia, divenuto adulto, impiegato o impegnato in qualche master di comunicazione aziendale la voce del giovinastro si attenua. Soltanto nel poeta, nell’artista tale voce rimarrà viva e continuerà a pulsare per consentirgli di comunicare adeguatamente con gli altri suoi simili. Dunque , il rifiuto della realtà in Marziano non assume la forma di una fuga nella giuvinanza e dunque una regressione alla spensieratezza e alla purezza di tale età, ma più che altro una full immersion in tale realtà vissuta però quasi alla maniera petroniana,ovvero con un certo distacco partecipante.
[A tal proposito appare emblematico il confronto riportato qui di seguito : "DA GRANDE VOGLIO FARE IL GIUVINASTRO E NUN VOGL’ FA BEN’ MANC’ A CCRISTO" Marziano "Non l’età grave impedisce di udire la vocina del bimbo interiore, anzi invita forse e aiuta, mancando l’altro chiasso intorno, ad ascoltarla nella penombra dell’anima"Pascoli.]
? Da questa prima proposizione poetica scaturiscono gli innumerevoli temi, figure ed espressioni caratterizzanti l’intero percorso creativo del faraone, collegati con la complessa personalità e la spiccata sensibilità dell’artista salernitano evidentemente segnata e turbata dalla brutalità e la bestialità della terra di provenienza. Tra i personaggi ricorrenti , senza sapè ne legge e ne scrive, troviamo in pole position le colonne portanti della poetica marziana ovvero : Savastano, Don Ciro, il rasiere, , il povero viecchio, i zincari, il litruso (una specie di rattuso, ma messo ancor peggio ),la sciacquabicchieri(intendendo per tale una donna le cui capacità intellettuali sono così ristrette da non poter fare altro che lavare bicchieri) , il romantico,il tipo un attimino particolare, l’amico, l’amica (anch’essa un attimino particolare). Tra le figure caratteristiche dei luoghi che il Faraone descrive troviamo : la corsa (immagine ricorrente è quella della corsa data dai cani sguinzagliati dai loro padroni per acciuffare le proprie vittime-pratica molto diffusa tra i giUvinastri), l’onanismo, il maniinfaccismo ( il darsi a botte a mani in faccia), il parlare a schiovere, tipico del loser campano che, spesso, quando parla non tiene conto del contesto in cui si trova o del proprio interlocutore, la messa a giro ( la presa in giro collettiva) e la curriata dal significato quasi analogo a quello della corsa, ma qui intesa con lo scopo di provocare male fisico o morale a qualche povero cristo inerme, come per esempio curriare una vecchia mostrandole le proprie vergogne al semplice scopo di spaventarla .) Per quanto riguarda invece la componente linguistica, Marziano, analogamente a Pascoli è uno sperimentatore, inventore di una grammatica strettamente personale che fa capo alle 3 coniugazioni ascere-escere-iscere . Tra le espressioni ricorrenti ricordiamo: andare ad aceto, non andarci a uscire ( non esser capaci di risolvere una data situazione problematica), a niente a niente (dello stesso significato del più comune ma mica),onest (è vero!), senza sapè né legge e né scrive (senza pensarci poi tanto) che manco gli scienziati (riferita a qualcosa di molto inusuale che nemmeno gli scienziati avrebbero mai potuto pensare) aiz ’ncuoll, piglia e... (darsi una mossa), pe senza niente (senza un ben preciso motivo) un attimino ( come a dire un po’ in modo garbato-gentile e raffinato), va joc a pall e pezz (un modo carino e underground per mandare a quel paese qualcuno), poc franc e cerimonie ( un tipo poco formale) che io nc’aggia semp avuto na devuziune ( intendendo per devuziuone un desiderio forte, una brama intensa di… ) e per finire riportiamo l’acqua o ’nfonne e o vient l’asciuga, riferita a chi sciupa le proprie giornate davanti a un bar o in un qualsiasi circoletto , ovvero al giuvinastro.
? Il secondo punto riguarda il modo di vedere del giUvinastro e dunque il suo modo di approcciarsi alla realtà e di farne quindi poesia. Come abbiamo accennato prima, il gIUvinastro è un perdigiorno dotato però di ottime qualità, che passa interi pomeriggi "annanz a un bar" . Ora, se il pascoliano fanciullino scopriva, il giuVinastro marziano già sa, e dunque alla "maraviglia" in questo caso si sostituisce- gradassa e superba- la cazzimma,caratteristica che ogni giUvinastro deve avere. E dunque, attraverso la cazzimma il giovinastro si approccia alla realtà analizzandone tutti gli aspetti (prevalentemente quelli negativi, giacchè il giuVinastro è un loser) e cercando di comprenderne le dinamiche e le relazioni di causa-effetto.
? Il terzo punto –strettamente collegato al primo- riguarda le caratteristiche del giovinastro. A tal riguardo ci appare doveroso riportare la summa dell’essenza giuvinastriana : Da grande voglio fare il giuvinastro e non voglio fa bbben manc a Crist!"Dunque, se il fanciullino di Pascoli trovava la poesia nelle piccole cose, la poetica del giuVinastro è , in un certo qual modo, un attimino autosufficiente in quanto egli trova la poesia dapprima in se stesso, in quanto giuvinotto musico , in seguito la proietta sulla realtà in cui è calato, per poi farsene nuovamente carico e riceverla (la poesia) un attimino più sporca e distorta e diventarne dunque interprete.
? L’ultimo punto riguarda lo scopo di tale poesia. Se per Pascoli la poesia ha una suprema utilità morale in quanto risveglia il sentimento poetico che è presente in tutti gli uomini e li porta a preferire l’amore e ad aborrire la guerra, per Marziano –agitatore culturale- la poesia ha lo scopo di muovere , risvegliare gli animi e spingere tutti a guardare a realizzare la desolazione e la corruzione delle nostre lande,attraverso un frizzo , un lazzo, una bestemmia, un paradosso, na vecchia Zentraglia e Don Ciro che la "currea". E dunque "è arrivata a rivoluzione- acalatev o cazone". (a tal riguardo emblematico il brano "o guarracino di cui non riportiamo il testo altrimenti vi pijjate scuorno)