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Alessandro Grazian



Last Updated: 12/1/2009

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February 23, 2009 - Monday 

Ecco le recensioni uscite sulle riviste del disco "INDOSSAI"..


Rockerilla (ottobre 2008)
Recensione di Polo Dordi

Si era affacciato qualche anno fa con un esordio timido e lontano nel tempo sia per ispirazione che per dinamica espressiva da ciò che viene prodotto oggi da queste parti. Ora Alessandro Grazian torna con un album raffinato e colto, denso di evocazioni lontane e di rimandi gestiti con estro e intelligenza. C’è sicuramente uno sguardo gettato a certa musica dautore italiana del passato, da Bindi a Fidenco fino a Tenco, rivisitata con un occhio attento alla cultura europea, percorsa in un viaggio accorato e consapevole. Cè poi una indubbia capacità compositiva che si combina con un gusto sofisticato per gli arrangiamenti in cui compaiono mandolini e fisarmoniche accanto ad archi mai troppo invadenti e a un theremin che
ritorna più volte a gettare una inconfondibile atmosfera eterea sui brani dell
autore padovano. Indossai apre il disco spandendo una ricchezza emotiva che colpisce lascolto, con la voce sobria ad attraversare
l
arpeggio di chitarra e il tappeto luminoso lasciato da unarpa, una fisarmonica e un violoncello che paiono sciogliersi subito dopo il loro passaggio; Ballata è una filastrocca in cui luoghi fisici e geografici si
fondono in un chorus allegro che si butta in una riuscita rivisitazione di
È Vero di Umberto Bindi. Grazian cita Schiele, Puskin, Aragon e viaggia tra Londra, San Pietroburgo e Chiasso con passo deciso eppure sa specchiare anche le proprie emozioni, scrivendo con Soffio Di Nero una delle canzoni più toccanti sentite questanno.


Il mucchio selvaggio (ottobre 2008)
Recensione di Federico Guglielmi

Piccola rivelazione ai tempi del primo cd (Caduto, edito nel 2005 sempre da Trovarobato), Alessandro Grazian era adesso chiamato alla conferma: un esame difficile che il trentunenne padovano ha superato in scioltezza, con nove brani autografi, uno di Umberto Bindi e un tema strumentale che ribadiscono - accentuandone addirittura il respiro - la bontà di una poetica intensa e tutto sommato personale. Elude gli eccessi di immediatezza e banalità pop, Indossai, imbastendo trame morbide e raffinate – ricche le parti orchestrali – e gettando un ponte verso le origini della canzone d’autore, sia italiana che francese; il tutto tra stuzzicanti citazioni musicali e letterarie, arrangiamenti fantasiosi e brillanti (a parecchi dei quali ha collaborato Enrico Gabrielli degli Afterhours), liriche tendenti al surreale, qualche azzeccata bizzarria, voce carica di un pathos mai esagerato e ospiti di rilievo (Emidio Clementi, Vincenzo Vasi, Nicola Manzan, gli ottimi Grimoon), in un complesso ordito rétro di gusto anche cinematografico che sfugge però alla trappola dello sterile revivalismo.


Blow Up (ottobre 2008)
Recensione di Enrico Veronese

All'età di Alessandro Grazian, 31 anni di maturità artistica, Gino Paoli mieteva successi commerciali da un po'; lo stesso dicasi per Sergio Endrigo, che del limpido cantautore padovano può dirsi precursore e modello (Ballata). Più che sulla cecità dell'attuale uditorio, la considerazione la dice lunga su cosa è stata fatta diventare questa Italia, in cui sia il pubblico mainstream che quello indipendente si guardano sempre meno indietro, a forme e contenuti lasciati seppellire dalla memoria non solo in ambito musicale, mentre all'essai è riservato lo spazio di terza serata nei club che perpetuano se stessi con ferrei criteri gerontocratici. Le prosopografie di Grazian suonano de-cadute a partire dal lessico (stavolta, dopo gli ‘xenodochi' dell'ep digitale, viene riesumato il mitico marsupiale tilacino, assente dagli anni Trenta) per continuare con le note: orchestrate, classiche, universali. Ad "Indossai" hanno lavorato in tanti - da Mimì Clementi che recita a suo modo in A San Pietroburgo ad Enrico Gabrielli, da Nicola Manzan a Vincenzo Vasi, il theremista di Capossela, a Solenn e Alberto dei Grimoon - ma è Alessandro il valore aggiunto, nel suo asciugare voce e prosa rispetto a qualche perdonabile eccesso d'estro del precedente lavoro, e nel radicarsi al contesso letterario mitteleuropeo che ha sorriso al Battiato di "Fleurs". Come per i Non Voglio Che Clara, i rimpianti sono tutti rivolti all'Italia degli Anni Zero: la comprensione di questo disco lento e plurale oscilla tra gli sceneggiati popolari di Bolchi e Majano e quel pathos da carezza estetica, difficile, crepuscolare, insito negli amori che nascono. O che nascevano: adesso che ci sono di nuovo autori di tal calibro, restano da (ri)fare quegli italiani, altrimenti non solo il tilacino risulterà ufficialmente estinto.


JAM (ottobre 2008)
Recensione di Elisa Orlandotti

Sono passati tre anni da quel 3 ottobre 2005, data nella quale viene pubblicata l’opera prima di Alessandro Grazian, Caduto. Da allora il giovane cantautore veneto ha fatto conoscere il proprio stile elegante e colto grazie ad un lunghissimo tour in tutta Italia – con qualche capatina in Francia -  e alla sua presenza nello spettacolo teatrale Nati sotto contraria stella, nel quale è unico musicista di scena.
Dal 16 ottobre è presente nei negozi Indossai, secondo disco solista di un Alessandro più maturo e più consapevole delle sue possibilità. Se, infatti, Caduto è un ottimo lavoro che racchiude dodici tracce che rimpastano Tenco e Brassens, ricche di freschezza e purezza cristallina, Indossai è molto più complesso e smalizato. Sono necessari numerosi ascolti prima di comprenderlo: colmo di citazioni musicali, letterarie e figurative, studiato e curato in ogni particolare, dalla musica al booklet. Gli arrangiamenti ricercati attingono alla tradizione della canzone francese, gli strumenti acustici e gli archi sono appena ritoccati da interventi di strumentazione elettrica ed elettronica che non ne snaturano le atmosfere intime, calde e proiettate in un passato tanto melanconico quanto favoloso, i testi risultano evocativi e criptici, densi di suggestioni che si sciolgono solo alla luce dell’attenta lettura di ogni elemento che li compone.
Diverse le collaborazioni che accrescono il valore dell’opera: Emidio Clementi (Massimo Volume), Enrico Gabrielli (Afterhours, Mariposa), Nicola Manzan (Baustelle, Bologna Violenta) e Romina Salvadori (Estasia, Ran).....


ROCK STAR (novembre 2008)
Recensione di Ilaria Amato

Che il passato sia il protagonista di questo album si intuisce sin dal titolo  “Indossai” e dalla forma verbale usata. A partire dalle prime note della title track si viene catapultati in un tempo remoto tra theremin, archi e il modo di cantare del padovano Alessandro Grazian, classe 1977, che ricorda Luigi Tenco. Quando arriva la citazione di “È Vero” di Umberto Bindi il dado è tratto: difficile aver voglia di tornare alla volgarità del presente, complici anche le citazioni incastrate qua e là di “buone novelle” deandreiane, “acque azzurre” battistiane, versi di Alexander Puskin e Egon Schiele dal carcere. Ma “Indossai” non è un disco “passatista” tour court: riesce a splendere di una luce propria con un certa disinvolutura. Il merito va tutto a Grazian stesso che scrive i testi (tutt’altro che banali), arrangia, canta, suona chitarra, farfisa e wurlitzer. Un disco “fatto a mano”, fuori dalla catena di montaggio del music business. E per questo da conservare.

ALIAS (20 dicembre 2008)
Recensione di Roberto Peciola

Sono passati tre anni da quel 3 ottobre Una piacevole sorpresa scoprire che un disco di chiara ispirazione cantautorale italiana – ma anche francese e mitteleuropea – anni sessanta (da Tenco a Gainsbourg, da Bindi a Brel, da Battisti a Weill) potesse trovare i favori di chi scrive, che quelle cose non le ha mai amate particolarmente. Saranno forse alcuni rimandi all’alt-folk o alle musiche da film, fatto sta che Indossai, secondo album del padovano Alessandro Grazian, ci ha colpito più che favorevolmente. Un disco intelligente, pieno di belle composizioni impreziosite da arrangiamenti semplici ma efficaci. Complimenti a lui.


Rolling Stone (gennaio 2009)
Recensione di Giuseppe Fabris

n.63 - Gennaio 2009

«È VERO» cantava Bindi, e ora anche uno dei nostri giovani cantautori più interessanti, Alessandro Grazian. Dal debutto di Caduto al nuovo Indossai l’artista veneto ha dimostrato di sapere rileggere il cantautorato italiano “tagliandolo” con una veste di suoni barocchi, testi ricercati e arrangiamenti d’archi che, in questa occasione, la fanno da padrone. Ad aprire l’album ci pensano due esempi di semplicità e grazia come Indossai e Ballata, dove gli archi sembrano in attesa di esplosone di È Vero. Qui Alessandro sfrutta solo le prime due parole del testo di Bindi per poi lasciare spazio a una suite strumentale che acquista forza con fiati e percussioni. Segue un’altra celebre citazione: Acqua, in cui compaiono quattro delle parole più celebri cantate da Battisti. Se alcuni episodi appesantiscono l’ascolto della parte centrale del disco, il finale è da godere. Brani come Sainte Epine, Soffio di nero e Chiasso mostrano l’alto tasso di qualità della scrittura di Grazian, e ci lasciano in bocca il dolce sapore di un felice ritorno.

Georgette
Giorgia Berardinelli

 
Rimasta irretita dalle trame di Indossai da dicembre.

Ed è proprio vero che è arduo tornare alle volgarità sonore del tempo di ora.

 
Posted by Georgette on February 23, 2009 - Monday - 10:01 PM
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