VANVERA

A Wish Upon A Scar
2007
Here I Stay Records
CD HIS 07-04
www.myspace.com/vanvera
IL MUCCHIO SELVAGGIO
Aurelio Pasini
È un disco pieno di cicatrici questo esordio di Vanvera, al secolo Mauro Vacca da Villacidro, in provincia di Cagliari; e quindi, prendendo a prestito il gustoso gioco di parole che ne fa da titolo, è anche un disco pieno di desideri. Destinati tuttavia – siamo pronti a scommetterci – a rimanere disillusi. Perché l'oscurità entro cui si muovono le canzoni, le storie che raccontano e i personaggi che le popolano è di quelle che avvolgono, opprimono, si appiccicano addosso e non se ne vanno più. È quindi un fascino lunare e maledetto quello che emana "A Wish Upon A Scar", carico com'è di murder ballad scheletriche ed evocative, oltre che di una varietà stilistica tutt'altro che trascurabile. C'è il rock'n'roll primordiale e tribale, ci sono più raccolti momenti semiacustici, intermezzi strumentali sul filo dell'ironia e blues del più nero; ci sono Tom Waits, Leonard Cohen e Johnny Cash, una puntina dello sciamenesimo di Jim Morrison e tanto Nick Cave. Ma, più di tutto, ci sono canzoni destinate a lasciare il segno, se solo glielo si permetterà, dalla corrosiva "Emma, Am I A Hyena?" alla minacciosa "Watchagonnado?" fino alla conclusiva "By An' By". Fa quasi tutto da solo Vanvera (tra i pochissimi ospiti Giorgio Canali) e letteralmente non sbaglia un colpo, dando vita a un esordio che si imprimerà a fuoco nella memoria di quanti vi si accosteranno. Noi, che lo abbiamo già sentito un buon numero di volte, non vediamo l'ora di scoprire come proseguirà la carriera del suo autore.
IL GIORNALE DI SARDEGNA
Andrea Tramonte
La prima cosa che salta agli occhi (alle orecchie) di Vanvera è la voce, baritonale e profonda e attraversata dall'inquietudine allo stesso modo di un Nick Cave, di un Johnny Cash, di un Michael Gira. Voce di ferro e ruggine, si direbbe, di polvere e blues. Ma voler inchiodare Mauro Vacca also known as Vanvera – multistrumentista villacidrese all'esordio su disco su Here I Stay, intitolato I Wish Upon a Scar - solo alle possibili pietre di paragone di voce e musica sarebbe far torto alle sue peculiarità di cantautore sui generis, capace di suonare visceralmente post-punk, di blandire e accarezzare con la sola voce e chitarra, di spingere su dissonanze e suoni più acri, di approcciarsi certo alla materia oscura dei vari Cave, Pj Harvey, Leonard Cohen, riuscendo però a rielaborarla in maniera personale.
Vanvera. Nome curioso per un progetto musicale. La gente spesso non lo associa al termine usato nella locuzione "a vanvera", "a casaccio", quasi come se fosse un termine magari spagnolo, da accentare sulla e. Il significato del nome è evocativo e può dare l'idea di un'attitudine quasi punk, di una estetica fatta (dice lui) "di voli pindarici". Ma Vanvera dimostra di avere una impronta forte e di sapere bene dove vuole andare a parare – non fosse altro perché, come scrive nelle note, "sono sedici anni che aspetto il disco". I suoi esordi sono datati 1991 come batterista di una band di culto villacidrese, gli Arte del fallimento ("trio punk crepuscolare"), che poi in seguito sono diventati Corvina Zoe. "Nel frattempo ho cominciato anche a suonare da solo, chitarra e voce e basta. Vanvera esiste dal 1999, anche se la prima uscita vera e propria è un demo che ho pubblicato tre anni fa". Inoltre Mauro suona anche in altre due band, gli ottimi Mellow Days (mix di indie, pop e psichedelia) e i neonati Nerve Central, questi ultimi in bilico tra impatto hardcore di marca Fugazi e partiture più cerebrali di stampo post-rock. In entrambe le band suona la batteria, nel suo progetto solista invece fa tutto da solo: batteria, chitarra, basso, organo. Con un'eccezione: la partecipazione straordinaria di Giorgio Canali (Csi, Pgr, Rossofuoco) che ha suonato basso e "chitarra tremula" in due brani del disco. Il disco appunto: murder songs, bluesacci oscuri, esplosioni elettriche, percussioni, ma anche molte ballads emotive cariche di pathos, da "punk crooner crepuscolare" come si definisce lui. Il disco vive nella tensione tra elettricità e pacatezza, senza mai perdere inquietudine: pezzi oscuri e mediamente cupi come Emma am i a hyena, Duncan and Mary e Whatchagonnado sono bilanciati da ballate che dal vivo sono già piccoli classici, come Haunt, The Pros and the cons, Soot Suit. "Tutti si aspettavano un disco più cantautorale, però qui c'è il mio modo di intendere i pezzi, ricerca sulla forma canzone senza però scrivere le solite canzoni. È un disco che lascia sempre qualcosa di sospeso, da assimilare". Grande attenzione poi viene data ai testi, in inglese: "c'è l'amore in tutte le sue manifestazioni, ma non solo. Emma ad esempio è una murder ballads, invece molte liriche partono da giochi di parole e quindi il significato passa in secondo piano. Nella parola a volte cerco più il suono e il ritmo".
BEAUTIFUL FREAKS
Tommaso Floris
Ho pensato ad A Wish Upon A Scar come ad un contenitore sonoro, un cubo di Rubik musicale. Immaginatevi l incontro di Nick Cave, Tom Waits e Paul Morrissey per una jam, il tutto filmato da Jim Jarmush. Il risultato un disco perforato dal folk di matrice americana, dal soul, dallo spiritual, dalla new wave, dal blues. Si ha la parvenza di essere travolti da un qualcosa di sacrale, di trascendentale, di autentico (Soot Suit, Haunt, Duncan and Mary e Hooly wool), schiacciati da un imponenza improvvisa (Emma, Am I a Hyena?), speronati da un oscuro blues (Whatchagonnado), attraversati da un insana atmosfera circense (Lil song e Ondina), devastati da un malinconico nugolo (Tangly Hay). Si scende poi a compromessi e si cambia scenario, il west di desperados e di frontiere da oltrepassare a cui fa da colonna sonora Desire Give Me a Rest e i templi orientali dove i monaci pregano, visioni lisergiche provocate da Don't Talk to Me. Leonard Cohen e Ian Curtis vanno a braccetto mentre nell aria riecheggia il traditional di By an By. Mauro Vacca, in arte Vanvera, un fact totum, avendo scritto, suonato e registrato contando unicamente sulle sue forze, porta alla luce un album magistrale, intriso, grazie anche alla sua voce, di un magnetismo elegiaco. Un plauso alla Here I Stay per un altra uscita insolita e talentuosa.
MESCALINA.IT
di Elisa Orlandotti
Vanvera è lo pseudonimo dietro il quale si nasconde Mauro Vacca, polistrumentista sardo cresciuto a pane e Nick Cave. La sorte gli ha donato una voce profonda e tanta energia, così è riuscito a confezionare da solo questo "A Wish Upon A Scar", dimostrando di essere un abile autore ed un capace esecutore; unica eccezione è la presenza, in un paio di episodi, di quel genio malefico del nostro underground che risponde al nome di Giorgio Canali.
I testi in inglese attingono al lessico e all'immaginario delle anime tormentate – ricorrono diavoli, spari, cuore di pietra, tempeste - e la musica, scandita da ritmiche sempre in primo piano, è costruita su basi blues più o meno stemperate con il cantautorato.
Il disco è onesto: suoni compatti, timbri caldi, atmosfere gradevoli, produzione raffinata, insomma, esteticamente un buon lavoro. Ma qualcosa non torna: l'ascoltatore fatica a credere che la maledizione possa albergare in strutture così armoniose ed equilibrate, dosate nelle espressioni e nelle scale. Se la lezione è ben assimilata da Nick Cave and The Bad Seeds, Leonard Cohen, Nick Drake e Tom Waits, Vanvera, tuttavia, elimina dalla propria musica il marchio di fabbrica blues costituito dagli eccessi: non c'è traccia di voci roche e spaccate, di interpretazioni che lasciano trapelare asprezze e rabbiosità o di vorticosi giri di note prodotti da una chitarra che mal sopporta il suonare assieme agli altri strumenti.
Forse è solo un primo passo per prendere le misure con il mondo discografico, ma sono convinta che Mauro Vacca sappia fare - e farà! - molto di più.
KOMAKINO
10-Oct-2007 10:27 AM - Vanvera - A Wish Upon A Scar (14tx cd, 38'o7" Here I Stay rec 'o7) - Sardinian indie label Here I Stay doesn't miss the point, and Their newest release A Wish Upon A Scar, debut album by one-man Band Vanvera, is another little unexpected jewel, a white fly over the italian underground panorama. Sort of Johnny Cash vs Nick Cave vs. Leonard Cohen, in a mix of post-punk (Emma
, Am I A Hyena?), 50s love songs (Haunt), lonely (tremolo guitars of nocturnal Tangly Hay) and sinister (instrumental Ondina, as well as the new-wave drift of Watchagonnado?), together tribal and sensual especially thanks to Mauro Vacca's deep vocals (fine also on chorus - By An' By), unquiet and warm (Desire Give Me Rest), thing that somehow harmonizes His blues with elegance, at the same time gentle and rough (Soot Suit). Rich song-writing, passionated and spooky, - Vanvera's Music is sophisticated and reflective, a great soundtrack for the cold season to come. - Last but not least, the whole CD artwork is really inspiring, opus by Antioco Ruggeri. Muzik @ myspace/vanvera. // L'indie label sarda Here I Stay non sbaglia un tiro, e la Loro ultima uscita A Wish Upon A Scar, album debutto del one-man Band Vanvera, è un ennesimo gioiello inatteso, - una mosca bianca nel panorama underground italiano. - Sorta di Johnny Cash vs Nick Cave vs. Leonard Cohen, in un mix di post-punk (Emma, Am I A Hyena?), 50s love song (Haunt), malinconico (le chitarre in tremolo di Tangly Hay) e sinistro (la strumentale Ondina, come anche il tiro new-wave di Watchagonnado?), insieme tribali e sensuali, specie grazie alla voce profonda di Mauro Vacca (ottima anche nei cori - By An' By), inquieta e calda (Desire Give Me Rest), cosa che in qualche modo armonizza il Suo blues con eleganza, contemporaneamente gentile e rude (Soot Suit). Molta attenzione per le partiture, appassionate e velate di mistero. - La Musica di Vanvera è sofisticata e riflessiva, - una buona colonna sonora per la stagione fredda a venire. - In ultimo, non per importanza, - l'intero artwork del CD è veramente da plauso, - by Antioco Ruggeri. Muzik @ myspace/vanvera.
INDIE ZONE
Tommaso Vecchio
É questo quel che vuoi?
Vivere in un appartamento infestato dai nostri due fantasmi? – Leonard Cohen
Ballate spettrali elogiano l'inquietudine della vita. Nenie per dondolate corpi che faticano a pagare l'affitto, ballate per anime a cui non mancano mai gli spiccioli per un goccio di whiskey. Bozzetti in chiaro-scuro per dipingere un reale in perpetua oscillazione tra drammatico e catastrofico, questo è quanto. Se vi par pretenzioso, io lo trovo a dir poco sublime, vissuto, trasparente, autentico.
Se Nick Cave potesse permettersi di non prendersi troppo sul serio ne uscirebbe un scherzo alla Donnie Darko come "Ondina"; se Tim Burton ambientasse un cartone con soggetto sgozzatori sardi di pecore parlanti…ecco "WhatchagonnaDo" con tanto di coda con parlata splatter; se il Wall of sound fosse stato costruito con tasselli di pecorino pieno di vermi, tra 20 anni Rolling Stone scriverebbe intere pagine di cazzate su "Emma, Am i a Hyena?" E invece bentornati al solito "Club di Topolino", perché il disco nasce e muore rilegato nell'underground di Here I Stay Record, con o senza la collaborazione di Canali. Questo non è un oggetto da scaffale del negozio. Non è fiction ma autobiografia. È forse snobista pensare che la poesia non possa dilettare il gregge? Perché dobbiamo sembrare illuminati e storditi a pensare controcorrente?
E voi…quando la smetterete di masturbarvi con la cool neo-wave estera di Maximo Park; Interpol, Bloc party? Quando imparerete che l'erba del vicino (in particolare inglese) senza i soldi pesanti, investiti in promozione, varrebbe 1/10 rispetto a un disco italiano come questo.
Qui c'è la vita di un ragazzo registrata in 14 episodi, maneggiate con cura, please.
ROCK IT
Sara Loddo
Quando il battito, nel suo caldo e denso pulsare, si traduce in musica, quando lo scorrere di fluide consistenze percorre gli angoli più scuri, per maltrattarli, distruggerli e poi inondarli di nuova luce, ecco allora "A wish upon a scar". Vanvera parla con le viscere di chi l'ascolta, le attraversa, facendole proprie. Risveglia in esse ciò che poteva essersi assopito, ricordando quanto sia intensa e coinvolgente la passione. Quanto essa possa essere travolgente e distruttiva. Infrange e scuote, pervade, nutre e distrugge. Come scariche elettriche cupe e profonde, la musica di Vanvera punta dritto allo stomaco, per poi espandersi nel sangue, nei nervi, annientare la mente e decretare la vittoria dell'istinto e delle sensazioni. È il cuore a vincere, è lui a decidere su tutti, trascinando ora in un ritmo accelerato, ora rallentando il tiro e profondendo calore dolce e confortante.Queste sono murder ballads interpretate da una voce oscura vicina al gusto della Bad Seeds. Una voce fuori dal comune che sembra rivelare lacerazioni interiori e che, al contempo, lacera (su tutte la magnetica "Emma, am I a hyena?").
Vanvera suona tutto da solo, fatta eccezione per il basso di "Emma, am I a hyena?" e per la chitarra di "Haunt", entrambi opera di Giorgio Canali, dimostrandosi polistrumentista e musicista abile tanto nelle ballate più aspre, quanto in quelle dotate di una dolcezza rara, come "Tangly hay" e "The pros and the cons". Altre volte sembra ispirarsi ai vecchi bluesmen del Delta, proiettandosi nella terra di quegli altri con un pizzico di ironia e diventando così una sorta di cantastorie di trame circolari e ripetitive, come avviene in "Duncan and Mary".
Insomma, "A wish upon a scar" è un disco pieno e articolato, un disco di cui ci si innamora, fin dal primo ascolto.
MUSIC CLUB
Ian Della Casa
Lavoro oscuro, eclettico e ossessivo questo a wish upon a scar di Vanvera Aka Mauro Vacca, da Villacidra , Cagliari. L'anima di fondo di questo disco è quel blues oscuro, ritmicamente viscerale e malato nel profondo. Un percorso attraverso l'inferno guidati dal Nick Cave più malato e dal Tom Waits più inaudito. Unico neo è forse un'eccessivo eclettismo che a volte rischia di far smarrire l'acoltatore. E' come se al nostro autore mancasse di un po' di capacità di sintesi, capacità di andare al sodo. Eccetto ciò possiamo dire che c'è tutto il materiale musicale per dare forma ad un idioletto musicale del tutto personale e foriero di grandi prospettive dal punto di vista espressivo-musicale. Il fatto poi che anche in questo lavoro ci sia lo zampino di Giorgio Canali ci obbliga all'ottimismo nel pensare alla maturazione artistica di questo talentuoso songwriter.
