
BOB CORN
We don't need the outside2007 coproduced
Fooltribe, Boringmachines, Madcap Collective, Here I Stay Records, Smartz Records CD - LP (limited ediition, 300 pieces)
ROCKITSandro GiorelloHo iniziato a credere che Bob Corn fosse un genio quando ho sentito la sua cover dei
Belle & Sebastian. Suonata da lui diventa essenziale. Scheletrica. L'arte di riassumere tutto in pochi accordi.Fa freddo. Piove. Sono su un pullman. Il primo dopo tanti non funzionanti o fuori servizio. Milano sembra disabitata.L'inizio di "We don't need the outside" è come tutti gli inizi: una coppia. Tizio e Ahlie. Raccontano storie. Persone che si incontrano, che si piacciono. Piccoli paesi sconosciuti. Case. Candele. Nebbie da lasciare fuori dalla porta. Le paure si allontanano. Comincio ad immaginare. Seguo la musica. Mi si riempie la testa di nomi:
Johnny Cash,
Devendra Banhart,
The Mountain Goats,
Sodastream,
Papa M. Ma pian piano se ne vanno tutti. Restano solo canzoni belle. Avanzo poco, fino al primo capolinea, l'autobus si ferma e si spegne. Si riaprono le porte. Entra il freddo. Entrano due marocchini che litigano forte, coprono la musica. Quando parte "The hottest autumn ever", però, mi guardano e abbassano la voce. "Rose in my past" e restano zitti. Come se l'arrivo di un angelo li avesse stupiti. Io mi addormento e sogno una torta calda e mio padre che mi dice "
good night" (come a fine disco). Poi inizia "Reds between blacks". Due soli contro il mondo.
Noi siamo due rossi, loro sono tutti neri. Il mio pullman si rimette in moto. Le gocce sul vetro iniziano a tremare. Le gocce c'erano già prima che salissi? C'erano già queste canzoni prima che io nascessi? E' come se le conoscessi da sempre. Come se mio padre me l'avesse cantate quando voleva farmi addormentare. Ed è strano: mio padre non sa l'inglese e non conosce il folk. Poco importa. Davvero. Il più è che qualcuno – prima o poi - me l'abbia cantate. Trasmettono una calma sorprendente. Un caldo. Meglio di
Sam Cooke. Continuo ad ascoltare. Mi avvicino a casa. Davanti al portone mi dice nuovamente "
good night". Non posso addormentarmi adesso. Rimetto "My sweet, we're bright". Nevica. Piango.
Nevico. Arrivo in casa, c'è una torta calda e mio padre con una chitarra in mano. Sorride. "
Thanks for fire on my heart" gli dico io. Lui capisce.E' un disco bellissimo. Essenziale. Che vi riempirà la testa e poi se ne andrà. Come un padre. Vi terrà al caldo. Vi farà vivere altrove. Vi farà bene. Tenetelo tra le cose più care.
(
26-11-2007)
SANDS-ZINECos'ha di speciale Tiziano Sgarbi (in arte Bob Corn)? Facile a dirsi: scrive delle gran belle canzoni (*). Perché dedicargli un top su sands-zine? Difficile a spiegarsi: ci proverò nella consapevolezza che, ancor più dei nostri lettori, rischio di non accontentare me stesso. La scrittura di Bob Corn non può certo definirsi innovativa e neppure particolare, in quanto è facile scorgervi quel modello folk-cantautorale ormai classicizzato che da Bob Dylan porta a Will Oldham passando per Leonard Cohen. La voce pare spesso 'rotta' e si produce in suggestive tonalità che fanno pensare ad un Matt Jones più rauco. Quindi, pensando al disco come ad un oggetto asettico e fine a se stesso, non è affatto il caso di gridare 'al miracolo'. Ma non sempre si può valutare un disco con un simile criterio, e si da il caso che "We Don't Need The Outside" è una di quelle realizzazioni che vanno inserite in un contesto più ampio. Non si può scriverne senza scrivere dell'uomo, dell'idealista che anima le scena indipendente italiana attraverso l'organizzazione di concerti o attraverso la piccola etichetta Fooltribe. Così come è impossibile non considerare che i suoi dischi sono totalmente esenti da copyright. Sì!, Bob Corn rappresenta tutti quei valori (fondamentali) sui quali credo da sempre e sui quali si basa l'esistenza stessa di sands-zine. D'altronde le numerose collaborazioni raccolte per questo lavoro, provenienti da Elektrolochmann, Three In One Gentleman Suit, Comaneci, Milaus, Musica da Cucina e Sex OffenderS Seek SalvatiOn, e le altrettanto numerose etichette indipendenti che hanno contribuito a pubblicare la versione in vinile misurano con una certa precisione la temperatura al rispetto di cui gode lo Sgarbi nel (ormai non tanto) piccolo circuito del nu-folk made in italy. In un momento in cui si tende a strafare, e arrangiamenti semplicemente volgari vengono fatti passare per visionari, questo disco si attiene, a dispetto delle numerose presenze, ad una semplicità e ad una essenzialità esemplari. Mai c'è uno scarabocchio di suono in più del necessario e mai vengono ricercate soluzioni pretenziose e/o pretestuose. E i collaboratori, che come 'presenze' preziose infestano il disco, contribuiscono non poco alla sua riuscita trasfondendoci dentro un'ombra di malata magia psichedelica e impercettibili iniezioni di contemporaneità. Ma c'è dell'altro. Qualcosa che va al di là della bellezza delle canzoni e di quello che è un lavoro particolarmente inspirato, qualcosa che a che fare con la sincerità dell'uomo che tali canzoni ci propone. Qualche anno fa avrei forse scritto: comprate questo disco ma prima ancora comprate "The Freweelin' Bob Dylan". Oggi scrivo: comprate questo disco e di comprare i dischi di Bob Dylan potete farne anche a meno. (*) Le 10 canzoni sono tutte sue, ad eccezione di Cold and gold che è cofirmata da Ahlie Schaubel e With you che è di Majirelle.STORIADELLAMUSICA.ITdi Riccardo BertanUna chitarra, degli amici e un un fuoco per scaldare l'anima.
Canzoni sull'amore.
Premesse banali per un disco che invece nasconde delle scintillanti gemme.
La chitarra è di
Bob Corn, arpeggiata o gentilmente grattata, gli amici prestano alcune voci e tutti gli altri suoni che si possono sentire, dagli accenni di batteria ai fiati, a colorare degli scheletri di canzoni sull'amore, storie personali, non idealizzate, diverse da quelle che vanno bene per tutti e quindi per nessuno.
É tutto in tono minore e contenuto ma per questo più reale, vorresti essere davanti al caminetto con un the ad ascoltare queste canzoni.
La chitarra è suonata in maniera originale, ritmica, con pieni e vuoti, e molte pause; quasi un approccio
pre war, dove la chitarra è un mezzo per narrare.
Legno e metallo.
La scrittura è buona, senza cadute di stile e con qualche punta di eccellenza da mettere nell'agenda delle citazioni da ricordare.
Per esempio una frase definitiva come "
I've nothing to lose cause I've nothing to win, but now I wear my wings and I'll flight straight to you" contenuta nella canzone di chiusura che finisce con goodnight; un epilogo in grande stile.
Gli stati d'animo che si accavallano sono tutti sommessi, ed è la serenità a dominare.
Una candela scossa dal vento che continua a bruciare.
FUORI DAL MUCCHIOAurelio Pasini È un dato di fatto ormai acquisito che Bob Corn, al secolo Tiziano "Tizio" Sgarbi, sia uno dei personaggi più – meritatamente – rispettati della scena underground tricolore, tanto come promoter quanto come discografico e musicista. Un'ulteriore dimostrazione? Il fatto che questa sua terza fatica discografica esca sia su CD (marchiato come sempre Fooltribe) che – graditissima novità – su vinile, grazie alla collaborazione di altre quattro etichette indipendenti, vale a dire Madcap Collective, Here I Stay, Boring Machines e Smartz. Una doppia veste che, specie per quanto riguarda il supporto vinilico, nobilita ulteriormente una proposta musicale che, se da un lato non presenta chissà quali rivoluzioni per quanti già ne conoscono i capitoli precedenti, dall'altro si conferma di spessore e intensità notevoli. Di suo Tiziano ci mette la chitarra acustica, una voce fragile ma proprio per questo in grado di lasciare solchi profondi e una capacità rara di scrivere canzoni semplici e scintillanti, alcuni amici musicisti (tra gli altri, membri di Milaus, Comaneci e Three In One Gentleman Suit) danno una mano qua e là, e il risultato sono dieci perle di un cantautorato intimistico dolce e intenso allo stesso tempo, talvolta non troppo distante dal pop e sempre di una sincerità e di una onestà disarmanti. Un nuovo piccolo ma prezioso gioiello nella discografia dell'artista emiliano, barbuto ma tutt'altro che barboso (
www.fooltribe.com).