::::::::::::: BAHAMUT TENTATIVO DI RECENSIONE ::::::::::
Spettacolo (mai) scritto da Antonio Rezza.
Quest'uomo e' una forza della natura che si esprime in cataclismi.Impossibile cercare una definizione ed inutile parlare di cifra stilistica.
Proverò a parlare per immagini.
Bahamut non inizia nella medias res cui aveva affezionato il pubblico negli spettacoli precedenti, ma con una stasi. Quasi insopportabile. Da un buio il suo corpo immobile , se di immobilità si può parlare di fronte alla sua implacabile presenza fisica, comincia a rumoreggiare . Poi con incredibile lentezza si fa duce, da' ordini da fermo.. da quelle glossolalie iniziali la trasformazione e' lenta prima di arrivare alla compiutezza di una parola chiara e scandita.
Il fuhrer statico comanda due "addetti", due "infermieri" o "schiavi" (due corpi in scena oltre al suo onnipresente) di muoverlo secondo i suoi ordini ogni volta più improbabili e meschini ( chiaramente esilaranti ). Finalmente prende possesso di sé, di ogni piccolo centimetro utile, in una metamorfosi atletica surreale - e da qui parte l'amatissima (c)reazione a catena di un mondo visionario, abitato da quei demoni quotidiani (una girandola allegorica di personaggi - un circo grottesco di esseri concreti - esistenze spaventose e spaventosamente conosciute) per usare sue parole ha inizio quell' "..interpretazione schizofrenica di varie realtà che si intersecano".
Questi esseri parlano da ogni buco, da ogni squarcio, da ogni angolo.. usano ogni brandello di stoffa e poi irrompono dal buio (e in quel buio aggrediscono uno spettatore in prima fila).
Quel corpo che era immobile diventa voce - diventa voci - parti - tranci - pezzi pieni di vigore che si bastano, che possiedono una dignitosa e compiuta autonomia.
Diventa corpo infaticabile - vivo sempre - saltellante - al limite delle sue possibilità sceniche e umane. Un corpo in "movimento perpetuo […] che deteriora gli arti e gli organi interni". Diventa quel corpo di "gioie muscolari" vaticinato nelle teorie e pratiche mejercholdiane della biomeccanica.
Un corpo che esprime "la vertigine e il capogiro della sua esistenza fisica" ( definizione che Eugenio Barba aveva dato di Grotowski dopo averlo conosciuto, che mai ho avuto così nitida e vivificata se non di fronte a questo grandissimo artista).
Un corpo che usa lo spazio, una struttura praticabile – che ha la forma di una scatola gigantesca - aperta e rialzata - ma diventa qualsiasi cosa una mente elastica possa immaginare - letto, pista da sci, stanza d'albergo, orologio a cucu'.. un allestimento-scultura creato naturalmente da Flavia Mastrella, l'artista che nelle parole di Rezza ".. mi da' le sue opere d'arte, così belle che io possa deturparle e deturparmi", "lo spazio non come opera figurativa ma come necessità per infliggere al mio corpo a tortura", "lo spettacolo è nato grazie allo spazio che lei ha inventato non per me ma per se stessa. Io mi sono limitato a farmi scempio nello spazio da lei allestito. Nel senso che quello che facciamo è innanzitutto forma. Poi, in secondo luogo, può essere parola e sofferenza. Ma la sofferenza priva di forma è quella dell'uomo comune (con tutto il rispetto e devozione verso l'uomo). Ecco, credo che riconoscere che senza spazio non c'è l'uomo sia fondamentale".
Quel corpo utilizza quello spazio nella sua totalità, assemblando quadri/tableaux attraverso un montaggio ejzensteniano delle attrazioni. Una sequenza inarrestabile di aggressioni fisiche e verbali.
Antonio Rezza lo dice a chiare lettere ".. mi piace sfinirmi, mi piace arrivare alla fine" e purtroppo non si riesce mai ad intuire quando questo accade. E' una cosa confortante per gli animi inquieti che in questo modo sono costretti a non trovare pace, a stare attenti ad ogni scricchiolìo, ad ogni fiato, che non sembra mai l'ultimo.
Poi arrivano un silenzio e un buio che ci fanno sentire colpevoli e distratti. Anche questa volta non abbiamo intuito la fine. "I veri fans vengono ai miei spettacoli e dormono perchè sanno già che lo spettacolo è bello. Voi invece state svegli perchè non vi fidate."
Arrivano gli applausi, altro momento assolutamente teatrale dello spettacolo. Ogni sussulto e' parte in causa nel processo della performance. Un ragazzo si alza e l'attenzione cade a capofitto su di lui. " Perche' te ne vai? Non ti senti inadeguato?"
Io si.::::::::::::::::
S.V. (23/11/06)