TERRATRADITA
11 deliziose zingarate E' notte, il fuoco illumina il campo nomadi, oggi è un giorno di festa perchè c'è stato un matrimonio e la gente ha bevuto, mangiato, ballato al ritmo della musica suonata dai musicisti di quelle bande che quando suonano riescono a far muovere non solo le gambe, ma anche il cuore. Quelle bande che vedono la musica come modo universale di comunicazione, portatrice di gioia e speranza. Ecco questo è quello che si prova ascoltando il debutto dei straordinari Manodopera, una band composta da ottimi musicisti,i quali ci deliziano con un sound che affonda le sue radici nel folk (in particolare quello balcanico) contaminandolo con la musica latino-americana, lo swing-jazz, (nella bellissima Il cammino), e il reggae (la danzereccia MANODOPERA). Una menzione particolare all'ottimo lavoro fatto dal gruppo per quanto riguarda il lavoro prettamente musicale: un plauso dunque alla fantasiosa e impeccabile sezione ritmica ( bravissimo il bassista Stefano Andreatta), alla spumeggiante e briosa sezione fiati, all'uso intelligente delle percussioni, ai virtuosismi di Fabio Mion il fisarmonicista, accattivante lo stile vocale di Gianluca Nuti. Buoni anche i testi che affrontano temi sociali e altri più spiritual-sentimentali, nei quali si nota un' attenzione alle parole e una ricerca del poetico senza mai cader nello stucchevole o nel manieristico. Divertente il finale con Demasiado, cover di Willy DeVille (peraltro codesta composizione faceva da sigla al celeberrimo programma Zelig). Quindi, lodi sperticate alla band, all'etichetta Uprfolkrock che inanella un gran disco dopo l'altro (merito anche dell'acume di Trambusti e Bartolazzi, il cui programma I buoni e i cattivi su Radio Popolare è un gran classico!). Un album consigliatissimo a tutti gli amanti del folk-rock vero (non quello propinatoci da certi personaggi con le loro "primavere a Sarajevo"...!).