L'uomo delle scatole ha avuto un problema dovuto alla sua (nostra) stupidità. Dura lex, sed lex. Era una bella serata di fine estate e me lo ritrovo alla porta del mio zoo con la sua valigia da emigrante e una quantità di scatole di cartone molto adatte per trasportare i miei modellini di warhammer 40k. E una quantità letale di Mp3 nella sua chiavetta Usb.
Non appena lo vedo mi dico: io non vorrei essere mai come lui.
Cazzo, è troppo biondo! Io non potrei mai essere così biondo!
Ho detto sì a un amico e mi ritrovo un fottuto biondo che dorme venti centimetri da me!
Poi con il passare dei giorni mi accorgo che la cosa inizia a piacermi; una persona la conosci o perché la frequenti da tanti anni o perché ci vivi assieme. E non avendo mai avuto un fratello maggiore osservo con una certa curiosità l'uomo delle scatole prendere il pugno la situazione con il collutorio, il cane che dorme sul suo letto, il mio grufolare notturno e persino con la tazza del cesso in una sera a base di erba pipa.
Nonostante i miei orari infernali a settembre ogni volta scambiavo due parole con questo "estraneo" dentro casa, discutevamo circa il Prodotto, come andavano gli Affari e cosa ci combinava dietro le quinte il Grande Capo. Dimessi i panni da uomo delle scatolette me lo trovavo sciabattante per casa con la sua pelle troppo bianca, le canottiere di dubbio gusto e un allegro porco dio tra le labbra. La Famiglia sembra divertirsi di questo. L'uomo delle scatolette si ingozza e io arrivando tardi la sera trovo avanzi riscaldati. Intanto sfoglio la sua buccia livellando pose e idee preconcette e scopro il cartone ondulato di cui sono composte le sue scatole. Il buio, la luce e la penombra nascoste tra le pieghe del tempo e delle azioni, solo per assicurarmi dell'uomo umano, sempre e semplicemente troppo umano. Dove fragilità e cinismo si incrociano con un intelligenza critica e blasfema in questo mondo di fiori appassiti e un passo mal fermo segue un balzo azzardato e deciso, dove un sorriso stanco ti fa capire il peso delle cagate e delle cose giuste che ha fatto in vita sua.
L'uomo delle scatolette si è rivelato l'esempio lampante di una persona ai tuoi antipodi per esperienze e cultura e convezioni e modi di fare poiché è solamente l'uomo delle scatole di cartone.
Solo ora che se ne andato mi accorgo di quanto possa a volte anche gli uomini delle scatolette di cartone non sono che esoscheletri dietro cui si confermano quella parola impegnativa definita amico.
Sotto un certo punto di vista quasi non mi interessa se sì è trovato bene. Se l'acqua era calda al punto giusto e il rancio abbondante. A volte devi scendere a patti con il diavolo per salvarti l'anima. O vendertela per guadagnare l'inferno.
L'uomo delle scatole non sa nulla di queste righe finché non le leggerà. Non ho bisogno dell'autorizzazione di un amico per scrivere due righe di quella che ritengo una piacevole esperienza all'interno di un problema rilevante dentro la sua vita. E non mi andava certo di chiederla, poiché essendo una persona critica è il primo a sapere conoscere i suoi limiti. E non è una qualità da sottovalutare. In fondo io credo che si sia preparato a queste righe. E forse persino a queste parole.
Per il resto mi sono chiesto se era il caso di renderla pubblica bilanciando su privacy e (mio) egocentrismo.
Poi mi sono ricordato della metafora della vita come un romanzo.
Capitolo 25esimo, paragrafo di settembre/novembre.
Di come avere un biondo dentro casa e scoprire un amico.