Nerdsattack (www.nerdsattack.it) ha recensito il disco de Le Gorille:
Quest'anno nella mia Top 5, a cui sto pensando da Gennaio, volevo mettere solo gruppi italiani. A un certo punto però non sapevo chi tenere fuori perchè erano troppi. Tra Daniele Maggioli, Hell Demonio, Trabant, Klimt1918, Skruigners, Arnoux, The Record's, c'è davvero l'imbarazzo della scelta. E inoltre non non avevo ancora ascoltato il debutto dei livornesi Le Gorille: mi toccherà farne fuori qualcun'altro. E' bastato l'ascolto di un solo brano, 'Tre Passi Nel Delirio', per farmi smettere di fare quello che stavo facendo e concentrarmi su questi ragazzi. La copertina e la confezione mi avevano fatto pensare al disco più brutto della storia. Tre facce che più nerd non si può, sedute su una panchina, maglioncini anni '70 e un nome quasi prog! Sembrava davvero troppo per suscitarmi un minimo interesse. Questo disco invece è semplicemente straordinario. Non troverete canzoni normali, è tutto strumentale, un misto di jazz, psichedelia, prog (sì, dai un pochetto in 'Il Cane Di Rino'). Le Gorille hanno sicuramente visto tonnellate di film e infatti questo disco è un patchwork di colonne sonore pronte per essere usate, per ogni tipo di lungometraggio: cartoni, polizieschi, thriller, comici, romantici. 'Mario M' può essere all'inizio un giallo ma poi diventa quasi un brano adatto a un cartone animato. 'Pirati' vi troverà a ballare un valzer su una nave mentre uno scalcinato protagonista si avvicina di nascosto per un arrembaggio fallimentare. 'Charleston' è la più comica di tutte. Sembra un film di Stanlio e Olio. 'Golido' ha il sapore di un gelato mangiato di notte da un bambino, su una panchina di un paese addormentato del sud. Dolcissima. L'ascolto sei volte di fila poi mi decido a continuare. Chiude 'Golido Reprise', altro brano felliniano da circo. Meraviglioso. Una meraviglia dall'inizio alla fine. Il disco costa 5€. Se non lo prendete siete degli stolti.
Dante Natale
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Rockit.it recensisce così il disco de Le Gorille:
di Riccardo Angelo Colabattista (www.rockit.it)
Le Gorille, con il loro omonimo album, ci coinvolgono in numerosi ragionamenti e criticità che mai avremmo pensato d'affrontare durante l'ascolto di una giovane rock-band. Queste 10 tracce strumentali fanno andare la testa direttamente agli inizi del '900, quando numerosi intellettuali e appassionati di cinematografia dibattevano calorosamente sulla reale funzione, e utilità, della nuova arte. Un'arte muta, senza parole, ma con la sola potenza delle immagini. A distanza di più di 100 anni dalla sua scoperta, anche i più estremi difensori del teatro della parola, in primis il grande Pirandello, avrebbero alzato bandiera bianca e riconosciuto in Chaplin, Keaton e Fratelli Marx i precursori di un'arte paritaria a quelle già esistenti.
Lo stesso ragionamento potremmo farlo in occasione di album di musica strumentale, prevalentemente rock, come quello de Le Gorille. In questo caso l'assenza delle parole dà la possibilità all'ascoltatore di crearsi un immaginario visivo ogni volta diverso, ogni traccia è il pretesto per divertirsi a trovare la scena ideale da poter sposare alle note che abbiamo nelle orecchie. In questo la band livornese sa stimolare a meraviglia le fantasie dell'ascoltatore, rendendolo consumatore attivo e partecipativo. Per poter usufruire a pieno della qualità di questo album è necessaria però una buona dose d'attenzione e dedizione; non è per niente un album da poter mettere in occasioni di feste di compleanni o addii al celibato.
"Il cane di Rino" potrebbe evocare una scena di un film giallo, un inseguimento, la ricerca affannata di qualcosa di oscuro o di insignificante, magari solamente di un cane bastardo che si è perso; "Mario M" fa venire subito in mente un personaggio cicciotto, in frac, un po' goffo, che senza volerlo si ritrova in un bel casino e naturalmente non saprà come uscirne fuori; "Golido reprise" rievoca piacevolmente il mondo delle favole, il mondo circense che esiste solamente nel nostro immaginario o nelle mitiche pellicole felliniane.
Tutte le interpretazioni sono assolutamente soggettive, ma di oggettivo c'è la qualità delle esecuzioni e l'ottima capacità evocativa di una band che fa musica per omaggiare dichiaratamente il cinema. (28-08-2008)
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Le Gorille recensiti su ALIAS del MANIFESTO
Di seguito la recensione:
"Il nome deriva da una canzone di Georges Brassens, loro sono in tre e sono di Livorno. Amano il cinema, e si sente, hanno, da buoni livornesi, uno spiccato senso ironico, e anche questo si sente - nonostante il disco sia completamente strumentale- così come si arguisce che nei loro ascolti ci sono, o ci sono stati, il jazz, il rock psichedelico, e il pop, e, tra i tanti possibili nomi, ci viene in mente Mike Patton. L'unione di tutti questi tratti distintivi, diciamo così, ha dato come frutto questo disco d'esordio che non travolge ma che si fa ascoltare con piacere, con spunti più elevati come la sesta traccia, PIRATI." (giudizio: SUONABILE) Roberto Peciola
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Le Gorille recensiti da Aurelio Pasini sul sito del Mucchio (www.ilmucchio.it) nella sezione Fuori dal Mucchio.
Di seguito la recensione:
Sono in tre i Le Gorille, hanno tutti ventisei anni e vengono da Livorno. E – ecco la cosa fondamentale – fanno un rock strumentale che non annoia praticamente mai. Di quanti altri gruppi si può dire lo stesso? Il bello è che la band, per costruire le proprie tessiture sonore, non si appoggia alle circolarità, alle dinamiche esplosive e agli sperimentalismi del post-rock, ma si muove su un territorio più impervio proprio perché di maggiore accessibilità: a metà strada tra colonne sonore d'antan e canzoni vere e proprie, le composizioni del gruppo giocano con suggestioni e sfumature, con i vuoti e i pieni, con il rock e il jazz, con le note di un pianoforte e con una chitarra elettrica sporca e spesso acida, mentre la batteria sostiene il tutto senza mai strafare. Tante quindi le atmosfere evocate, lungo il confine che separa l'ironia colta dalla fisicità, con rispetto per la tradizione (uno dei nomi che fa capolino tra un pezzo e l'altro è quello, per esempio, di Nino Rota) ma con sufficiente personalità per smarcarsene quando serve, pur senza andare a finire del decostruzionismo rumoristico di un John Zorn o di un Mike Patton. Tanto per servirci di un luogo comune, musica che sembra l'ideale accompagnamento per un film immaginario, e che per questo ha la capacità di far viaggiare la fantasia dell'ascoltatore e di solleticarne la curiosità, senza però perdersi in cerebralismi e arrivando subito al sodo. Una gradevole sorpresa (da non farsi sfuggire, visto che il CD costa solo 5 euro), che speriamo nel tempo sappia trasformarsi in una solida certezza.
Aurelio Pasini
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Le Gorille recensiti su Blow Up. di luglio-agosto da Enrico Veronese! Yeah
Di seguito la recensione:
"Finalmente un disco godibile, fresco, stra-vagante nel serioso mondo del rock strumentale italiano! Il trio livornese Le Gorille affronta il tema della colonna sonora (il più delle volte 70's oriented) da un angolo meno insider rispetto agli ottimi Gatto Ciliegia, e contemporaneamente più essenziale che non gli ascendenti Calibro 35, inserendovi partiture dove i singoli strumenti sono a turno protagonisti e si ritrovano equilibrati nell'interplay. Tre Passi nel Delirio cozza coi drughi di Alex nella prima parte e ci da dentro col funky bianco nella seconda, Mario M. è liquida e rimugina nervosismo prima della decisione ardimentosa in un gioco di stop and go, Pirati sbuca improv-visa tanto quanto Charleston pratica i pentagrammi degli East Rodeo fino al finale poco accademico di Golido Reprise. Mezz'ora d'aria, frizzante e soccorrevole, sprigionata da un combo che vivaddio sa suonare e (si) diverte nel farlo." [7/10]
Enrico Veronese
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Le Gorille recensiti su Rumore di giugno da Vittore Baroni! Ganzo a bestia.
Di seguito la recensione:
"Se ascoltate Silent Movie del duo britannico Quiet Village, gettonato dalla stampa internazionale, e di seguito il cd d'esordio del trio livornese Le Gorille, progetti strumentali entrambi dichiaratamente influenzati dall'estetica delle colonne sonore vintage, beh, non per patriottismo, ma la preferenza va d'istinto ai secondi. Entrambi i gruppi si appropriano di un immaginario sonoro dei Sessanta-Settanta per brani originali che vanno ben oltre la semplice imitazione, ma gli italiani (tutti classe 1982) hanno dalla loro una maggiore freschezza, fisicità e ironia. Non è l'aspetto easy listening a fare da fulcro qui, del resto, bensì il beat lisergico e il funk ruspante del nostro cinema non solo di serie B, omaggiato in groove bollenti ed epilettici come Tre Passi Nel Delirio, passando con dimestichezza da climi hard rock ad atmosfere jazzate e notturne (Golido). Con un passato, a dar retta alla loro presentazione su My Space, come cover band di materiali soul/r'n'b, Claudio Laucci (tastiere), Giorgio Ramacciotti (chitarre) e Matteo Falleni (batteria), sono insomma solo all'avvio di una carriera che potrà riservare molte soddisfazioni. Il cd è in vendita a soli 5 euro, un'offerta a cui anche i p2p-dipendenti non dovrebbero resistere." (voto 7/10)
Vittore Baroni
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Il nostro disco è stato recensito inoltre su www.sentireascoltare.com :
http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Recensioni/2008/recensioni/legorille.html
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sul periodico "Take it Easy":
http://takeiteasymagazine.blogspot.com/2008/04/le-gorille-disco-esordio.html
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sul periodico "Senza Soste":
http://www. senzasoste. it/visioni-e-letture/musica-a-livorno-attenti-al-gorilla. html