Più o meno come le sbilenche composizioni che pensa e suona, in grado di alternare momenti di sterminata melanconia a scalmanate e furiose esplosioni d’ottoni, l’alfiere dello gitanismo sonoro mondiale Goran Bregovic risponde a stantuffo, come un treno che gorgogli su per qualche sdrucito dirupo bosniaco. Quasi suda, mentre impugna quell’italiano bastardo che, se possibile, aumenta quell’affascinante piglio da pestifero cantore del meticciato contemporaneo.
Dal rock dei Bijelo Dugme a Karmen, passando per scuole di musica, istituti tecnici, Tito, Napoli e Kusturica: come ti senti?
«La mutazione è intrinseca all’uomo, non siamo mica alberi. Certo, se mi elenchi tutte queste cose in cinque secondi, un po’ di paura la provo. Tuttavia mi pare normale, si cambiano orizzonti. O vogliamo rimanere coi pampers addosso tutta la vita?»
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