Fare post rock senza evocare emozioni è come fare un piatto di spaghetti e dimenticarsi di mettere il sale
I Nicker Hill Orchestra ci propongono questo primo album (All The Different Deaths....and Rebirths), di cosiddetto post rock,
sapendo benissimo di andare incontro a possibili e profondi critiche.
Una domanda su tutte: in questo disco è il gruppo che si esprime oppure
è il genere musicale stesso a parlare?
I quattro del nord-est aprono le danze con Say Goodbye, I’ll Never See You Again.
Tra tenui arpeggi, ritmiche ben cadenzate e un basso sempre presente a
guidare il percorso, ci si perde in dolci melodie fino a che il
percorso si fa in salita in un crescendo che non delude. Sailor, di converso, parte dall’alto per scendere e perdersi in liquide sonorità che ricordano i brani più calmi dei primi Mogwai
tra voci cantilenanti, dal tono mistico e misterioso, e sensazioni di
costrizione, fino a perdersi in una nuova crescita sonica di più ampio
respiro. A seguire, Red, con la sua apertura
distorta, altisonante e dal lento incedere, lascia spazio a un cuore
fondato su ritmiche tese e aggressive che riprendono un po’ il lavoro
di certi Slint, mentre Shit You! propone un
cantato profondamente paranoico e ossessivo in un mare di distorsioni
in burrasca, fino a distendersi su calmi e soleggiati lidi. A
Concludere, Vortex, che da bestia mansueta si tramuta
in animale imperioso per poi richiudersi su se stessa in un finale che
ricorda l’Islanda di certi Sigur Ros.
In fin dei conti il disco risulta ben fatto e ben suonato. I quattro
musicanti si possono ritenere soddisfatti, anche se per cantar vittoria
la strada è ancora lunga; i Nicker Hill Orchestra non creano nulla di
nuovo, semplicemente ripropongono in chiave lievemente diversa sonorità
che altri hanno già esplorato (Mogwai, Sigur Ros, Slint, ecc…) con più perizia e maggior capacità. A parlare è il genere musicale, non la band;
queste note, seppur messe insieme in ottimo modo, non riescono a far
trasparire emozioni più profonde di quelle che si possono provare di
fronte alle frasi all’interno dei baci perugina.
Francesco "Generation (L)oser" Cerisola
musicboom.it
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09.10.09
“ROCKON.IT”
Primo Lp per questi quattro veneto?emiliani, partiti dalle ottime
premesse stabilite con il precedente ep If?
Or Fades? del 2006 (e pubblicato come terzetto). E' come il
proverbiale grosso elefante in cristalleria..
Questo esordio è pesante in modo positivo. Ingombra, non lo puoi mettere nel
taschino, non èstupido pop, ti piglia, insomma, ti rovescia, ti avvolge.
Cinque tracce che non si discostano dall’ambito post-rock.. senza aggiungere
nulla di nuovo al genere rimangono comunque memorabili, vedi la quasi
insostenibile ripetitività di alcune sezioni delle tracce, come “Shit You!”
(che rimane il punto alto del disco, insieme alla conclusiva “Vortex”,
un’insalatona di idee e perizia compositiva).
Accostati dai più agli Explosions In The Sky e ai Mogwai, i nostri NHO
promettono bene.. e meritano molto. Un nome da tenere d’occhio.
Matteo
Sartore
rockon.it
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08.10.09
"SULPALCO.COM"
Dopo il debutto a fine 2006 con l'EP fatto in casa If? Or Fades? i
Nicker Hill Orchestra presentano "All The Different Deaths And
Rebirths" in collaborazione con l'etichetta indipendente In The Bottle Records.
Il disco segna il ritorno del post - rock Italiano da troppo tempo fermo agli
anni '90 e dimostra con convinzione che il livello artistico dei gruppi di casa
nostra non ha niente da invidiare al resto del pianeta. Le due chitarre che si
alternano nelle cinque lunghissime tracce di cui è composto l'album sono
davvero fenomenali e trasportano l'ascoltatore in un mondo parallelo, fatto di
tranquillità e di improvvisi scossoni che prima narcotizzano e poi
adrenalizzano(passatemi il termine), rappresentando la sintesi degli ultimi
anni di lavoro della band Veneto - Emiliana. I Nicker Hill Orchestra sono un
quartetto i cui componenti provengono tutti da precedenti esperienze musicali:
Diego Mantovani alla batteria, Enrico Baraldi al basso, Mattia Bonafini e
Samuel Rosante alle rispettive chitarre e voci.
L'album è stato interamente registrato, mixato e prodotto dai Nicker Hill
Orchestra nel Waiting Room Audio Studio di Tramuschio (MO) tra l'agosto del
2008 e il gennaio del 2009, con alcuni mix addizionali di Lorenzo Monti al
Natural HeadQuarter di Ferrara e il mastering finale di Carl Saff presso Saff
Mastering Studio, Chicago (U.S.A.).
Il disco è uscito a Giugno 2009, con tiratura limitata di cinquecento copie
numerate a mano, art-work realizzato dalle sapienti mani di Sgnief e curato da
Cikas Lab.
Ale Casaretti
sulpalco.com
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04.09.09 "CHAINDLK.COM"
I’ve read and heard many good things about
this band and finally it happens that somebody has sent me their record for a
review. If I were mighty Frans De Waard from Vital Weekly you can bet this full
length would have been classified as “nothing new under the sun” infact we’re
dealing with what some mighty easily describe as a post-rock/post-emo combo,
but if you’re used to De Waard’s style as a reviewer, I’m sure you know that
doesn’t imply we’re in front of a so and so band. That’s exactly the point: the
band is good and sure the music is ok, sure it’s post rock/post-emo with those
delayed/reverbered guitars sailing on a emphatic rock drumming, add the music
has a slight prog-rock feel and I think you have all the elements you need to
identify this unidentified “flying” object. Everybody is always looking for
comparisons, I know, as I know musicians hate to be compared to this or that
band, by the way this four piece reminds of early Tristeza meets Mogwai meets
some soft parts from these quasi post rock bands that were on Temporary
Residence, what differentiates them from so many boring imitators of the genre
is that they have the strong-rock touch and the trippy prog-feel that comes out
quite naturally therefore forget the dead boring side effect you suffered while
listening many bands dealing with this style. I like some of their mid tempos
with math-solutions you can hear in songs like “Shit you!”, the cinematic feel
is still there but they remind me also of a bunch of bands from the slow-core
era. I think the band should be definitively catchy live, and if you dig the
style it’s definitely worth of a try, the song-construction is good and
dynamics give more and more points to listeneability of the work.
Andrea Ferraris
chaindlk.com
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03.03.09 “ LA SCENA.IT”
Progetto nato agli inizi del 2006
come duo elettro-acustico,: prima un EP home-made autoprodotto dal titolo
“If?Or Fades?” e successivamente, nel gennaio del 2009, il primo disco
ufficiale. Stiamo parlando dell’ora quartetto veneto-emiliano Nicker Hill
Orchestra, e del suo esordio ufficiale con l’etichetta indipendente In The Bottle
Records. I territori sono quelli delle strutture più care al genere post-rock:
apocalittiche deflagrazioni, intransigenti scontri in distorsioni e dissonanze
o dilatati avanzamenti chitarristici; mentre le formule in feedback, le melodie
abbozzate e le riprese ritmiche ricordano le istintività degli scozzesi Mogwai
o le più epiche progressioni noise-rock del quartetto texano Explosions in the
Sky. Ma tra l’espiazione e l’emotività di arpeggi si cela una sensibilità
strumentale di grande stile, un suono tattile, plastico che parte sì dalle
fondamenta di un genere ma si allarga senza limiti spaziando e arricchendosi di
potenza creativa ed improvvisazione tra gli episodi in quiete o d’esplosioni
sonore.
Si parte in sordina con Say Goodbye, I’ll Never See You Again! per poi
acquistare fluidità nelle stratificazioni strumentali di latente e progressiva
evoluzione, che siano cinte dal rito iniziatico più austero (Sailor!) e
selvaggio (Red) in batterie incalzanti e riff ossessivi o abbandonate
alle atmosfere più languide e redenti (Vortex).
Meno di una traccia passata e diverrà necessario quasi confortevole annegare
nelle liquide rarefazioni di “All The Different Deaths…And Rebirths” rapiti e
verosimilmente nutriti dai celebrativi archetipi di un post-rock tutt’altro che
smarrito.....
29.08.09
"ONDAROCK.IT"
Quartetto veneto-emiliano d’estrazione eterogenea, i Nickel Hill
Orchestra si cimentano nell’ennesimo recupero delle sonorità post-rock,
strada già pratica da svariate formazioni nostrane. Presentato in maniera
ottimale (l’artwork
è davvero ben fatto), “All The Different Deaths... And Rebirths” è l’esordio
della formazione sulla lunga distanza, dopo l’Ep “If? Or Fades?” del 2006.
La struttura non ricalca la sequenzialità dei frangenti silenti e le esplosioni
chitarristiche, anzi, le varie parti sono ben calibrate e i crescendo camuffati
con dissonanze sferzanti. Positive le sezioni in cui la band tiene il freno a
mano tirato (il sinuoso scrosciare di “Say Goodbye, I’ll Never See You Again!”,
i dolci acquerelli di "Sailor"), meno convincenti gli episodi più
votati al lato muscoloso della loro musica (gli accordi corposi di “Shit You!”).
Mentre l’uso della voce è poco funzionale, l’iniezione di incanto della finale
“Vortex” regala più di un momento magico. Le pennellate fra l’onirico e il
lisergico richiamano emozioni e sensazioni ormai sopite.
Nonostante le risorse limitate di un genere in via d’estinzione, la band mostra
rispetto per i canoni e sufficiente ispirazione per futuri sviluppi ben più
degni della loro caratura artistica.
Alessandro Biancalana
ondarock.it
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26.08.09
"LOST HIGHWAYS.IT"
Il giovane quartetto emiliano-veneto è all’esordio con il primo LP
dopo il debutto dell’EP autoprodotto nel 2006 (If? Or fades?). La In the bottle Records
presenta un lavoro interessante ed intimo nella sua 247esima copia numerata, su
un totale di 500 prodotte. L’artwork è affascinante nella sua grafica curata e
cupa. Vortici nel cielo fanno da sfondo ad un sentiero che una lumaca pare
voler intraprendere. Striscia lentamente il ventre lungo il percorso in salita,
inarrestabile. Eroica. In un mondo privo di colori, la lumaca sfoggia un corpo
luminoso, di un rosso paranormale, ad esaltare la sua unicità. La scelta
simbolica è efficace per i Nicker Hill Orchestra, che con questo album scavano
le viscere con sonorità che da un sintetico ed etereo post-rock si evolvono in
un più terreno folk. I diversi strumenti sono legati insieme come per magia,
capaci di creare paesaggi torridi e privi di ossigeno ed altri desolati e
distrutti da potenti venti. Le chitarre schizzano suoni ovunque, mentre la
batteria ossessiva incede senza lasciare scampo. Poi, improvvisamente quando
non lo si può aspettare, il tempo si dilata, il clima placa le sue ire, e
giunge la quiete. Frutto della combinazione delle precedenti esperienze
musicali dei componenti della band, All
the different deaths… and rebirths offre un panorama vario ma
un po’ troppo vago su quello che sicuramente la band riuscirà a fare nel tempo.
Questo album è una buona vetrina di capacità che perde nella concretezza di
lunghissime digressioni musicali e picchi che per un soffio non vengono
raggiunti. La lunghezza delle tracce (nessun brano inferiore ai 7 minuti)
scoraggia di certo chi non è avvezzo al genere, lanciando enormi aspettative a
chi invece è amante di queste atmosfere potenti. Ci sono tutti gli ingredienti,
manca solo un pizzico di sintesi.
Emanuele Gessi
losthighways.it
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18.08.09
INDIE-EYE.IT
di Fabio Pozzi
Sono
passati ormai 18 anni dall’uscita di “Spiderland” degli Slint, album quasi
unanimemente considerato come il momento fondante del post-rock. In questi anni
il genere ha subito evoluzioni grazie all’apporto di altre band seminali come
Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, Tortoise ed Explosions In The Sky, fino a
raggiungere negli ultimi anni un punto di stallo da cui pare difficile uscire.....
Il
disco dei Nicker Hill Orchestra è una testimonianza di questa difficoltà nel
trovare nuove traiettorie musicali per chi affronta oggi il post-rock. Non si
può negare che l’ascolto risulti piacevole, con i giusti saliscendi emozionali,
i vortici chitarristici (non a caso l’ultima traccia è intitolata “Vortex”) ora
intensi ora più rarefatti, i momenti più heavy e quasi post-metal (in “Red”) e
un cantato che affiora sognante e lontano a creare altre suggestioni, come
accade in “Sailor”. Quello che però manca è la scintilla che accenda veramente
l’ascolto, il passaggio che faccia risvegliare la curiosità verso i mondi
sonori proposti. La sensazione è quasi sempre quella di aver già sentito quella
particolare scala, quel crescendo o quella sfumatura di suono in uno dei dischi
delle band citate prima o, per restare in Italia, nell’esordio dei Giardini Di
Mirò.....
Il
quartetto veneto-emiliano non ha quindi particolari colpe, se non quella di
essere arrivato fuori tempo massimo rispetto alla stagione d’oro del genere.
Nel 2009 solo dei geni o dei pazzi visionari potrebbero essere in grado di
creare qualcosa di nuovo in questo ambito. E non pretendiamo certo che i
quattro siano l’una o l’altra cosa.....
indie-eye.it
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31.07.09 COOLMAG
di Paolo Tarantino
Umore: CINEMATICO
Scarto l’involucro del Cd promozionale. Non leggo nè la cartella stampa,
né la “tracklist”. Volutamente. Perché non voglio farmi influenzare.
Osservo la copertina: All The Different Deaths… And Rebirth della
Nicker Hill Orchestra. Play. Scorrono le prime note, non una parola.
La melodia si evolve senza cantato. L’atmosfera assume i contorni
di un sottofondo musicale da film: una pellicola d’amore, un addio.
Probabilmente definitivo. Trascorrono i minuti e la musica dipinge
sempre più nitidamente questa scena, fino all’epilogo. 10 minuti e 15
secondi lenti, ma pieni di sensazioni vere. Recupero il titolo della
prima traccia, Say Goodbye, I’ll Never See You Again! e rimango
esterrefatto. Semplicemente perfetto. Credo di intuire le intenzioni
del quartetto veneto-emiliano (che ha esordito nel 2006 con l'Ep
If Or Fades?) e parto con la seconda traccia, voglioso di recuperare
ancora il tema tracciato da basso, batteria e chitarre.
La batteria, imprime da subito un ritmo incalzante con le chitarre
che rincarano la dose e poi rallentano lasciando spazio a una voce
in simbiosi con l’atmosfera melodica e poi tempestosa di Sailor.
La terza traccia, Red, suona invece astratta, indefinita
e quasi sporca, focalizzando un caos razionale con la batteria
a pilotare gli altri strumenti. Suona, Red, come “suonerebbe” un quadro
di Jackson Pollock. Shit You!, si distingue per la difficile
interpretazione: ricca di mutamenti e trasformazioni, assume
i contorni d’uno sfogo che si perde in un limbo di note.
Infine, Vortex: che conclude il viaggio onirico riportandoci nel mondo
e nei suoni “reali”. Ciò che ho provato ascoltando All The
Different Deaths… And Rebirth, è la medesima sensazione di quando
vedo un film propedeutico all’immaginazione. E ho scelto di recensirlo in
diretta e al primo ascolto, colpito dalle emozioni che ogni pezzo
trasmette fin dalle prime battute. La Nicker Hill Orchestra ha svolto un
lavoro esemplare, per qualità e bravura. È un disco di
nicchia, d’accordo. Ma aperto ai neofiti dall’udito attento.
Paolo Tarantino
coolmag.it
28.07.09 TWOGOODEARS
... as things happens, folks... yesterday evening, while under the fan in a
midsummer hot & wet night, I tuned for some pre-sleeping soundtrack from my
B & O red radio... some chatting, some disco, some... oh, oh... Music?!?!
Was captured by a local radio, and I immediately stopped my tuning fingers and
my attention to the notes of some worth, seldom heard music these days from FM
radio waves... who's playing? A new Sigur Ros'? Maybe Opeth, with some
"Damnation" outakes? ... again: the new Mogway?
After a couple of tracks from the radio I understood the group was "Nicker
Hill Orchestra" with their last, second instrumental-only effort
titled "All the different deaths... and rebirths".
What can I say?!? It's great, fresh, proud, lovingly played music from a group
coming from Northern Italy, between Padua, Rovigo and Modena... Mattia and his
pals made something, in my humble opinion...
I ordered their disk today, of course... you'd better go to give a chance to
these musicians and to their Orchestra... they sound so embarassingly new, as
they sound classic enough to fool an old S.O.B like yours truly... not bad for
a new group. ....
.. ..
Pubblicato da twogoodears.
Stefano Bertoncello's Blog
twogoodears
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23.07.09 XTM
Ancora post-rock vi chiederete? Si e perché no?
I Nicker Hill Orchestra sanno come suonarlo, non appaiono spocchiosi, ma
sopratutto non rompono con infiniti giri come molte altre band che, nel
confronto con questo genere, cadono inevitabilmente nella sindrome
dell’involtino che si avvita su sé stesso.
“All Different Deaths…And Rebirths” è un bel disco, intenso e
malinconico.
I brani sono solo cinque ma il minutaggio si avvicina a quello del full-length.
Mogway e Giardini Di Mirò sono dietro l’angolo, ma i nostri sanno
come gestire la cosa tirando in ballo anche alcune parti fluide e riempitive di
band più potenti come gli Isis, epurati della loro carica tellurica, “Sailor”.
Le chitarre si inseguono su dune color cobalto, il ritmo è lento e trascinante,
l’intensità delle onde cerebrali della band si allinea con quello
dell’ascoltatore preso a seguire l’andamento sinusoidale delle composizioni,
veramente ben strutturate.
Il songwriting dosa forza e delicatezza, colpisce e si ritrae, poi muta pelle
diventando magma oscuro e ipnotico. “Red”, infatti, è mostruosa creatura
dall’andamento para-sabbatiano, capace di rapire ogni singolo neurone durante
l’ascolto.
Non da meno è “Shit You” dotata di carica devastante, le chitarre sono
sporche, le parole poche e reiterate come una nenia sciamanica.
Anche in questo un grande pezzo e la prova di chi sa manipolare con classe la
materia post-rock.
Erano anni che non sentivo roba cosi.
Fatelo vostro!!
Giuseppe Celano
xtm.it
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18.07.09 BLOW UP
La morale è sempre quella anche per i validi e granitici NHO.
Non hanno niente da imparare dell'ABC (spaziale l'intro di Sailor), sanno
quando preparare il terreno, deflagrare senza rete e distrarre heavy, ma il
singolo minutaggio àncora e confina ai collezionisti del post-rock le 500 copie
numerate.
(6) En.Ver
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17.07.09 SENTIRE ASCOLTARE
Galleggiare sul futuro anteriore del post-rock, su tutto quel
"già stato", "già dato". Già soggiaciuto ai codici per non
dire ai cliché, esausti per obsolescenza storica dacché il rock ha smesso
d'indagarsi il ruolo come in quei primi nineties affacciati sugli zero. Questo
praticare il post del post, dicevamo, è pratica parecchio praticata, e a
qualcosa - praticamente - si dovrà ricondurre. Vuoi perché gradevole all'udito e
comoda al suonante? Oppure vuoi perché in effetti (in pratica) alcune
propaggini son rimaste in sospeso, abbandonate a se stesse prima delle
conseguenze estreme, tipo commistioni folktroniche e psych in un più vasto e
inevitabile progetto di rientro alla base formale.....
Ecco, i Nicker Hill Orchestra, quartetto un po' veneto e un po'
emiliano, con l'esordio su lunga distanza decidono d'impegnarsi su questo
fronte: esercitano un post-post-rock atmosferico, ovvero tornato a percorrere
il binario della melodia, propenso ad accogliere l'asprigno noise-pop à la Yuppie Flu e i fondali epici del
sacro prog crimsoniano, allo scopo di riarticolarne le morbidezze, i languori,
la solennità (dei cinque pezzi in scaletta si senta soprattutto Sailor),
abbozzando pure qualche lineuzza vocale come a suggellare il definitivo
armistizio. Che renda finalmente inutili i prefissi e sdoganate le
inquietudini, per porre fine graziaddio al ghetto del post, garanzia per troppi
di una mediocritas neanche troppo aurea.....
Potente, evocativa, soffice, generosa, atmosferica, convinta:
sembra non mancare nulla alla musica dei NHO. Neanche l'eventualità - il
rischio - di congelarsi in un presente senza sbocchi.
(6.4/10)
Stefano Solventi
10.07.09 "SOUND & VISION"
A cura di I. Rebecchi
Escono dal post-rock i padovani Nicker Hill Orchestra che con il
secondo album, sintetizzano tutte le influenze in uno scintillante esempio di
ricerca senza limiti: “All The Different Deaths… And Rebirths”, che già
nell’artwork rappresenta la lentezza polimorfa di una lumaca in un tetro paesaggio
alla Van Gogh, il cui sentiero risulta lungo e misterioso. Fascino senza pause,
nei 5 brani dell’album, dalla crescente “Say Goodbye”, a “I’ll never See You
Again”, malinconica e trasognante, e “Sailor”, sfuggente e psichedelica, dalle
voci effettate a mò di strumento. Poi “Red”, dalla muscolatura imponente nel
post-rock ipnotico, “Shit You!” , dalle atmosfere new wave, e la conclusiva
“Vortex” che regala poesia sonora in un progredire incessante di ritmi. I
Nicker Hill Orchestra fondono così stili e generi, ripescandovi autonomamente a
plasmare ambite illusioni sonore.........
E fanno innamorare…........
genere: post-rock / psichedelico
voto: 8/10
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07.07.09
RUMORE
C' è poco da fare: è difficile trovare al mondo un popolo che ami il
post-rock,rock strumentale,rock cinematografico o come volete voi più degli
italiani.Prima o poi diventeremo un'oasi protetta,una riserva faunistica del
wwf,dove ascolteremo tutti riuniti i dieci minuti di Say goodbye,I'll never see
you again! e dibatteremo insieme se assomiglia tanto,tantissimo ai primi
Giardini di Mirò(dodici anni dopo e senza quel tocco,ma non importa).E
ripeteremo con gli altri dieci di Sailor(una voce!).Gli otto di Red si spostano
su territori più epici e quasi heavy,ma il loro giardinetto verso metà non se
lo negano.I sette di Shit You! hanno nuovamente cadenza pesante,e una bella
coda delicata che purtroppo esplode come sapete.Quelli di Vortex sono per metà
atmosferici,poi arrivano una bordata alla Godspeed senza archi e una specie di
carillon.Poi è finita.(5)....
Che il post-rock in Italia stia continuando a suscitare gli
entusiasmi di molti giovani musicisti è fuor di dubbio. Così come la bontà di
questi lavori artigianali, nella maggior parte dei casi votati alla più
assoluta indipendenza. Come nel caso della Nicker Hill Orchestra che si produce
e distribuisce il cd d’esordio “All the different Deaths….and Rebirths”
stampato dalla piccola etichetta padovana In The Bottle Records. Tre quarti d’ora
di potenti divagazioni intorno alle definizioni di post-rock, in qualche caso
su territori molto vicini ai parapendii degli Isis (vedi le code delle due
lunghe tracce che aprono il disco, “Say Goodbye, I’ll never see you again!” e “Sailor”
e l’intro funereo di “Red”).....
Roberto Mandolini 7/10