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Nicker Hill Orchestra... new album



Last Updated: 12/26/2009

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Status: Single
Country: IT
Signup Date: 11/2/2006
Thursday, October 08, 2009 


Fare post rock senza evocare emozioni è come fare un piatto di spaghetti e dimenticarsi di mettere il sale

I Nicker Hill Orchestra ci propongono questo primo album (All The Different Deaths....and Rebirths), di cosiddetto post rock, sapendo benissimo di andare incontro a possibili e profondi critiche. Una domanda su tutte: in questo disco è il gruppo che si esprime oppure è il genere musicale stesso a parlare?

I quattro del nord-est aprono le danze con Say Goodbye, I’ll Never See You Again. Tra tenui arpeggi, ritmiche ben cadenzate e un basso sempre presente a guidare il percorso, ci si perde in dolci melodie fino a che il percorso si fa in salita in un crescendo che non delude. Sailor, di converso, parte dall’alto per scendere e perdersi in liquide sonorità che ricordano i brani più calmi dei primi Mogwai tra voci cantilenanti, dal tono mistico e misterioso, e sensazioni di costrizione, fino a perdersi in una nuova crescita sonica di più ampio respiro. A seguire, Red, con la sua apertura distorta, altisonante e dal lento incedere, lascia spazio a un cuore fondato su ritmiche tese e aggressive che riprendono un po’ il lavoro di certi Slint, mentre Shit You! propone un cantato profondamente paranoico e ossessivo in un mare di distorsioni in burrasca, fino a distendersi su calmi e soleggiati lidi. A Concludere, Vortex, che da bestia mansueta si tramuta in animale imperioso per poi richiudersi su se stessa in un finale che ricorda l’Islanda di certi Sigur Ros.

In fin dei conti il disco risulta ben fatto e ben suonato. I quattro musicanti si possono ritenere soddisfatti, anche se per cantar vittoria la strada è ancora lunga; i Nicker Hill Orchestra non creano nulla di nuovo, semplicemente ripropongono in chiave lievemente diversa sonorità che altri hanno già esplorato (Mogwai, Sigur Ros, Slint, ecc…) con più perizia e maggior capacità. A parlare è il genere musicale, non la band; queste note, seppur messe insieme in ottimo modo, non riescono a far trasparire emozioni più profonde di quelle che si possono provare di fronte alle frasi all’interno dei baci perugina.

Francesco "Generation (L)oser" Cerisola

musicboom.it

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09.10.09 “ROCKON.IT


Primo Lp per questi quattro veneto?emiliani, partiti dalle ottime premesse stabilite con il precedente ep If? Or Fades? del 2006 (e pubblicato come terzetto). E' come il proverbiale grosso elefante in cristalleria..
Questo esordio è pesante in modo positivo. Ingombra, non lo puoi mettere nel taschino, non èstupido pop, ti piglia, insomma, ti rovescia, ti avvolge.
Cinque tracce che non si discostano dall’ambito post-rock.. senza aggiungere nulla di nuovo al genere rimangono comunque memorabili, vedi la quasi insostenibile ripetitività di alcune sezioni delle tracce, come “Shit You!” (che rimane il punto alto del disco, insieme alla conclusiva “Vortex”, un’insalatona di idee e perizia compositiva).
Accostati dai più agli Explosions In The Sky e ai Mogwai, i nostri NHO promettono bene.. e meritano molto. Un nome da tenere d’occhio.

Matteo Sartore

rockon.it

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08.10.09 "SULPALCO.COM"


Dopo il debutto a fine 2006 con l'EP fatto in casa If? Or Fades? i Nicker Hill Orchestra presentano "All The Different Deaths And Rebirths" in collaborazione con l'etichetta indipendente In The Bottle Records. Il disco segna il ritorno del post - rock Italiano da troppo tempo fermo agli anni '90 e dimostra con convinzione che il livello artistico dei gruppi di casa nostra non ha niente da invidiare al resto del pianeta. Le due chitarre che si alternano nelle cinque lunghissime tracce di cui è composto l'album sono davvero fenomenali e trasportano l'ascoltatore in un mondo parallelo, fatto di tranquillità e di improvvisi scossoni che prima narcotizzano e poi adrenalizzano(passatemi il termine), rappresentando la sintesi degli ultimi anni di lavoro della band Veneto - Emiliana. I Nicker Hill Orchestra sono un quartetto i cui componenti provengono tutti da precedenti esperienze musicali: Diego Mantovani alla batteria, Enrico Baraldi al basso, Mattia Bonafini e Samuel Rosante alle rispettive chitarre e voci.
L'album è stato interamente registrato, mixato e prodotto dai Nicker Hill Orchestra nel Waiting Room Audio Studio di Tramuschio (MO) tra l'agosto del 2008 e il gennaio del 2009, con alcuni mix addizionali di Lorenzo Monti al Natural HeadQuarter di Ferrara e il mastering finale di Carl Saff presso Saff Mastering Studio, Chicago (U.S.A.).
Il disco è uscito a Giugno 2009, con tiratura limitata di cinquecento copie numerate a mano, art-work realizzato dalle sapienti mani di Sgnief e curato da Cikas Lab.

Ale Casaretti

sulpalco.com

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04.09.09 "CHAINDLK.COM"


I’ve read and heard many good things about this band and finally it happens that somebody has sent me their record for a review. If I were mighty Frans De Waard from Vital Weekly you can bet this full length would have been classified as “nothing new under the sun” infact we’re dealing with what some mighty easily describe as a post-rock/post-emo combo, but if you’re used to De Waard’s style as a reviewer, I’m sure you know that doesn’t imply we’re in front of a so and so band. That’s exactly the point: the band is good and sure the music is ok, sure it’s post rock/post-emo with those delayed/reverbered guitars sailing on a emphatic rock drumming, add the music has a slight prog-rock feel and I think you have all the elements you need to identify this unidentified “flying” object. Everybody is always looking for comparisons, I know, as I know musicians hate to be compared to this or that band, by the way this four piece reminds of early Tristeza meets Mogwai meets some soft parts from these quasi post rock bands that were on Temporary Residence, what differentiates them from so many boring imitators of the genre is that they have the strong-rock touch and the trippy prog-feel that comes out quite naturally therefore forget the dead boring side effect you suffered while listening many bands dealing with this style. I like some of their mid tempos with math-solutions you can hear in songs like “Shit you!”, the cinematic feel is still there but they remind me also of a bunch of bands from the slow-core era. I think the band should be definitively catchy live, and if you dig the style it’s definitely worth of a try, the song-construction is good and dynamics give more and more points to listeneability of the work.

Andrea Ferraris

chaindlk.com

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03.03.09  “ LA SCENA.IT


Progetto nato agli inizi del 2006 come duo elettro-acustico,: prima un EP home-made autoprodotto dal titolo “If?Or Fades?” e successivamente, nel gennaio del 2009, il primo disco ufficiale. Stiamo parlando dell’ora quartetto veneto-emiliano Nicker Hill Orchestra, e del suo esordio ufficiale con l’etichetta indipendente In The Bottle Records. I territori sono quelli delle strutture più care al genere post-rock: apocalittiche deflagrazioni, intransigenti scontri in distorsioni e dissonanze o dilatati avanzamenti chitarristici; mentre le formule in feedback, le melodie abbozzate e le riprese ritmiche ricordano le istintività degli scozzesi Mogwai o le più epiche progressioni noise-rock del quartetto texano Explosions in the Sky. Ma tra l’espiazione e l’emotività di arpeggi si cela una sensibilità strumentale di grande stile, un suono tattile, plastico che parte sì dalle fondamenta di un genere ma si allarga senza limiti spaziando e arricchendosi di potenza creativa ed improvvisazione tra gli episodi in quiete o d’esplosioni sonore.
Si parte in sordina con Say Goodbye, I’ll Never See You Again! per poi acquistare fluidità nelle stratificazioni strumentali di latente e progressiva evoluzione, che siano cinte dal rito iniziatico più austero (Sailor!) e selvaggio (Red) in batterie incalzanti e riff ossessivi o abbandonate alle atmosfere più languide e redenti (Vortex).
Meno di una traccia passata e diverrà necessario quasi confortevole annegare nelle liquide rarefazioni di “All The Different Deaths…And Rebirths” rapiti e verosimilmente nutriti dai celebrativi archetipi di un post-rock tutt’altro che smarrito.....


di Sara Bracco

lascena.it



29.08.09 "ONDAROCK.IT"


Quartetto veneto-emiliano d’estrazione eterogenea, i Nickel Hill Orchestra si cimentano nell’ennesimo recupero delle sonorità post-rock,  strada già pratica da svariate formazioni nostrane. Presentato in maniera ottimale (l’artwork è davvero ben fatto), “All The Different Deaths... And Rebirths” è l’esordio della formazione sulla lunga distanza, dopo l’Ep “If? Or Fades?” del 2006.

La struttura non ricalca la sequenzialità dei frangenti silenti e le esplosioni chitarristiche, anzi, le varie parti sono ben calibrate e i crescendo camuffati con dissonanze sferzanti. Positive le sezioni in cui la band tiene il freno a mano tirato (il sinuoso scrosciare di “Say Goodbye, I’ll Never See You Again!”, i dolci acquerelli di "Sailor"), meno convincenti gli episodi più votati al lato muscoloso della loro musica (gli accordi corposi di “Shit You!”). Mentre l’uso della voce è poco funzionale, l’iniezione di incanto della finale “Vortex” regala più di un momento magico. Le pennellate fra l’onirico e il lisergico richiamano emozioni e sensazioni ormai sopite.
Nonostante le risorse limitate di un genere in via d’estinzione, la band mostra rispetto per i canoni e sufficiente ispirazione per futuri sviluppi ben più degni della loro caratura artistica.

Alessandro Biancalana

ondarock.it

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26.08.09 "LOST HIGHWAYS.IT"


Il giovane quartetto emiliano-veneto è all’esordio con il primo LP dopo il debutto dell’EP autoprodotto nel 2006 (If? Or fades?). La In the bottle Records presenta un lavoro interessante ed intimo nella sua 247esima copia numerata, su un totale di 500 prodotte. L’artwork è affascinante nella sua grafica curata e cupa. Vortici nel cielo fanno da sfondo ad un sentiero che una lumaca pare voler intraprendere. Striscia lentamente il ventre lungo il percorso in salita, inarrestabile. Eroica. In un mondo privo di colori, la lumaca sfoggia un corpo luminoso, di un rosso paranormale, ad esaltare la sua unicità. La scelta simbolica è efficace per i Nicker Hill Orchestra, che con questo album scavano le viscere con sonorità che da un sintetico ed etereo post-rock si evolvono in un più terreno folk. I diversi strumenti sono legati insieme come per magia, capaci di creare paesaggi torridi e privi di ossigeno ed altri desolati e distrutti da potenti venti. Le chitarre schizzano suoni ovunque, mentre la batteria ossessiva incede senza lasciare scampo. Poi, improvvisamente quando non lo si può aspettare, il tempo si dilata, il clima placa le sue ire, e giunge la quiete. Frutto della combinazione delle precedenti esperienze musicali dei componenti della band, All the different deaths… and rebirths offre un panorama vario ma un po’ troppo vago su quello che sicuramente la band riuscirà a fare nel tempo. Questo album è una buona vetrina di capacità che perde nella concretezza di lunghissime digressioni musicali e picchi che per un soffio non vengono raggiunti. La lunghezza delle tracce (nessun brano inferiore ai 7 minuti) scoraggia di certo chi non è avvezzo al genere, lanciando enormi aspettative a chi invece è amante di queste atmosfere potenti. Ci sono tutti gli ingredienti, manca solo un pizzico di sintesi.

Emanuele Gessi

losthighways.it

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18.08.09 INDIE-EYE.IT


di Fabio Pozzi

Sono passati ormai 18 anni dall’uscita di “Spiderland” degli Slint, album quasi unanimemente considerato come il momento fondante del post-rock. In questi anni il genere ha subito evoluzioni grazie all’apporto di altre band seminali come Mogwai, Godspeed You! Black Emperor, Tortoise ed Explosions In The Sky, fino a raggiungere negli ultimi anni un punto di stallo da cui pare difficile uscire.....
Il disco dei Nicker Hill Orchestra è una testimonianza di questa difficoltà nel trovare nuove traiettorie musicali per chi affronta oggi il post-rock. Non si può negare che l’ascolto risulti piacevole, con i giusti saliscendi emozionali, i vortici chitarristici (non a caso l’ultima traccia è intitolata “Vortex”) ora intensi ora più rarefatti, i momenti più heavy e quasi post-metal (in “Red”) e un cantato che affiora sognante e lontano a creare altre suggestioni, come accade in “Sailor”. Quello che però manca è la scintilla che accenda veramente l’ascolto, il passaggio che faccia risvegliare la curiosità verso i mondi sonori proposti. La sensazione è quasi sempre quella di aver già sentito quella particolare scala, quel crescendo o quella sfumatura di suono in uno dei dischi delle band citate prima o, per restare in Italia, nell’esordio dei Giardini Di Mirò.....
Il quartetto veneto-emiliano non ha quindi particolari colpe, se non quella di essere arrivato fuori tempo massimo rispetto alla stagione d’oro del genere. Nel 2009 solo dei geni o dei pazzi visionari potrebbero essere in grado di creare qualcosa di nuovo in questo ambito. E non pretendiamo certo che i quattro siano l’una o l’altra cosa.....


indie-eye.it

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31.07.09   COOLMAG


di Paolo Tarantino

Umore: CINEMATICO

Scarto l’involucro del Cd promozionale. Non leggo nè la cartella stampa, né la “tracklist”. Volutamente. Perché non voglio farmi influenzare. Osservo la copertina: All The Different Deaths… And Rebirth della Nicker Hill Orchestra. Play. Scorrono le prime note, non una parola. La melodia si evolve senza cantato. L’atmosfera assume i contorni di un sottofondo musicale da film: una pellicola d’amore, un addio. Probabilmente definitivo. Trascorrono i minuti e la musica dipinge sempre più nitidamente questa scena, fino all’epilogo. 10 minuti e 15 secondi lenti, ma pieni di sensazioni vere. Recupero il titolo della prima traccia, Say Goodbye, I’ll Never See You Again! e rimango esterrefatto. Semplicemente perfetto. Credo di intuire le intenzioni del quartetto veneto-emiliano (che ha esordito nel 2006 con l'Ep If Or Fades?) e parto con la seconda traccia, voglioso di recuperare ancora il tema tracciato da basso, batteria e chitarre.

La batteria, imprime da subito un ritmo incalzante con le chitarre che rincarano la dose e poi rallentano lasciando spazio a una voce in simbiosi con l’atmosfera melodica e poi tempestosa di Sailor. La terza traccia, Red, suona invece astratta, indefinita e quasi sporca, focalizzando un caos razionale con la batteria a pilotare gli altri strumenti. Suona, Red, come “suonerebbe” un quadro di Jackson Pollock. Shit You!, si distingue per la difficile interpretazione: ricca di mutamenti e trasformazioni, assume i contorni d’uno sfogo che  si perde in un limbo di note. Infine, Vortex: che conclude il viaggio onirico riportandoci nel mondo e nei suonireali”. Ciò che ho provato ascoltando All The Different Deaths… And Rebirth, è la medesima sensazione di quando vedo un film propedeutico all’immaginazione. E ho scelto di recensirlo in diretta e al primo ascolto, colpito dalle emozioni che ogni pezzo trasmette fin dalle prime battute. La Nicker Hill Orchestra ha svolto un lavoro esemplare, per qualità e bravura. È un disco di nicchia, d’accordo. Ma aperto ai neofiti dall’udito attento.

Paolo Tarantino

coolmag.it



28.07.09   TWOGOODEARS

Nicker Hill Orchestra - "All the different deaths... and rebirths" or always trust in chance... ....


... as things happens, folks... yesterday evening, while under the fan in a midsummer hot & wet night, I tuned for some pre-sleeping soundtrack from my B & O red radio... some chatting, some disco, some... oh, oh... Music?!?!

Was captured by a local radio, and I immediately stopped my tuning fingers and my attention to the notes of some worth, seldom heard music these days from FM radio waves... who's playing? A new Sigur Ros'? Maybe Opeth, with some "Damnation" outakes? ... again: the new Mogway?

After a couple of tracks from the radio I understood the group was "Nicker Hill Orchestra" with their last, second instrumental-only effort titled "All the different deaths... and rebirths".

What can I say?!? It's great, fresh, proud, lovingly played music from a group coming from Northern Italy, between Padua, Rovigo and Modena... Mattia and his pals made something, in my humble opinion...

I ordered their disk today, of course... you'd better go to give a chance to these musicians and to their Orchestra... they sound so embarassingly new, as they sound classic enough to fool an old S.O.B like yours truly... not bad for a new group. ....

.. ..

twogoodears.
Stefano Bertoncello's Blog

twogoodears
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23.07.09   XTM


Ancora post-rock vi chiederete? Si e perché no?
I Nicker Hill Orchestra sanno come suonarlo, non appaiono spocchiosi, ma sopratutto non rompono con infiniti giri come molte altre band che, nel confronto con questo genere, cadono inevitabilmente nella sindrome dell’involtino che si avvita su sé stesso.
“All Different Deaths…And Rebirths” è un bel disco, intenso e malinconico.
I brani sono solo cinque ma il minutaggio si avvicina a quello del full-length.
Mogway e Giardini Di Mirò sono dietro l’angolo, ma i nostri sanno come gestire la cosa tirando in ballo anche alcune parti fluide e riempitive di band più potenti come gli Isis, epurati della loro carica tellurica, “Sailor”.
Le chitarre si inseguono su dune color cobalto, il ritmo è lento e trascinante, l’intensità delle onde cerebrali della band si allinea con quello dell’ascoltatore preso a seguire l’andamento sinusoidale delle composizioni, veramente ben strutturate.
Il songwriting dosa forza e delicatezza, colpisce e si ritrae, poi muta pelle diventando magma oscuro e ipnotico. “Red”, infatti, è mostruosa creatura dall’andamento para-sabbatiano, capace di rapire ogni singolo neurone durante l’ascolto.
Non da meno è “Shit You” dotata di carica devastante, le chitarre sono sporche, le parole poche e reiterate come una nenia sciamanica.
Anche in questo un grande pezzo e la prova di chi sa manipolare con classe la materia post-rock.
Erano anni che non sentivo roba cosi.
Fatelo vostro!!

Giuseppe Celano

xtm.it

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18.07.09  BLOW UP


La morale è sempre quella anche per i validi e granitici NHO.
Non hanno niente da imparare dell'ABC (spaziale l'intro di Sailor), sanno quando preparare il terreno, deflagrare senza rete e distrarre heavy, ma il singolo minutaggio àncora e confina ai collezionisti del post-rock le 500 copie numerate.
(6) En.Ver

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17.07.09  SENTIRE ASCOLTARE


Galleggiare sul futuro anteriore del post-rock, su tutto quel "già stato", "già dato". Già soggiaciuto ai codici per non dire ai cliché, esausti per obsolescenza storica dacché il rock ha smesso d'indagarsi il ruolo come in quei primi nineties affacciati sugli zero. Questo praticare il post del post, dicevamo, è pratica parecchio praticata, e a qualcosa - praticamente - si dovrà ricondurre. Vuoi perché gradevole all'udito e comoda al suonante? Oppure vuoi perché in effetti (in pratica) alcune propaggini son rimaste in sospeso, abbandonate a se stesse prima delle conseguenze estreme, tipo commistioni folktroniche e psych in un più vasto e inevitabile progetto di rientro alla base formale.....

Ecco, i Nicker Hill Orchestra, quartetto un po' veneto e un po' emiliano, con l'esordio su lunga distanza decidono d'impegnarsi su questo fronte: esercitano un post-post-rock atmosferico, ovvero tornato a percorrere il binario della melodia, propenso ad accogliere l'asprigno noise-pop à la Yuppie Flu e i fondali epici del sacro prog crimsoniano, allo scopo di riarticolarne le morbidezze, i languori, la solennità (dei cinque pezzi in scaletta si senta soprattutto Sailor), abbozzando pure qualche lineuzza vocale come a suggellare il definitivo armistizio. Che renda finalmente inutili i prefissi e sdoganate le inquietudini, per porre fine graziaddio al ghetto del post, garanzia per troppi di una mediocritas neanche troppo aurea.....

Potente, evocativa, soffice, generosa, atmosferica, convinta: sembra non mancare nulla alla musica dei NHO. Neanche l'eventualità - il rischio - di congelarsi in un presente senza sbocchi.

(6.4/10)

Stefano Solventi



10.07.09 "SOUND & VISION"


A cura di I. Rebecchi

Escono dal post-rock i padovani Nicker Hill Orchestra che con il secondo album, sintetizzano tutte le influenze in uno scintillante esempio di ricerca senza limiti: “All The Different Deaths… And Rebirths”, che già nell’artwork rappresenta la lentezza polimorfa di una lumaca in un tetro paesaggio alla Van Gogh, il cui sentiero risulta lungo e misterioso. Fascino senza pause, nei 5 brani dell’album, dalla crescente “Say Goodbye”, a “I’ll never See You Again”, malinconica e trasognante, e “Sailor”, sfuggente e psichedelica, dalle voci effettate a mò di strumento. Poi “Red”, dalla muscolatura imponente nel post-rock ipnotico, “Shit You!” , dalle atmosfere new wave, e la conclusiva “Vortex” che regala poesia sonora in un progredire incessante di ritmi. I Nicker Hill Orchestra fondono così stili e generi, ripescandovi autonomamente a plasmare ambite illusioni sonore.........

E fanno innamorare…........


genere: post-rock / psichedelico

voto: 8/10

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07.07.09 RUMORE


C' è poco da fare: è difficile trovare al mondo un popolo che ami il post-rock,rock strumentale,rock cinematografico o come volete voi più degli italiani.Prima o poi diventeremo un'oasi protetta,una riserva faunistica del wwf,dove ascolteremo tutti riuniti i dieci minuti di Say goodbye,I'll never see you again! e dibatteremo insieme se assomiglia tanto,tantissimo ai primi Giardini di Mirò(dodici anni dopo e senza quel tocco,ma non importa).E ripeteremo con gli altri dieci di Sailor(una voce!).Gli otto di Red si spostano su territori più epici e quasi heavy,ma il loro giardinetto verso metà non se lo negano.I sette di Shit You! hanno nuovamente cadenza pesante,e una bella coda delicata che purtroppo esplode come sapete.Quelli di Vortex sono per metà atmosferici,poi arrivano una bordata alla Godspeed senza archi e una specie di carillon.Poi è finita.(5)....

Andrea Pomini





Che il post-rock in Italia stia continuando a suscitare gli entusiasmi di molti giovani musicisti è fuor di dubbio. Così come la bontà di questi lavori artigianali, nella maggior parte dei casi votati alla più assoluta indipendenza. Come nel caso della Nicker Hill Orchestra che si produce e distribuisce il cd d’esordio “All the different Deaths….and Rebirths” stampato dalla piccola etichetta padovana In The Bottle Records. Tre quarti d’ora di potenti divagazioni intorno alle definizioni di post-rock, in qualche caso su territori molto vicini ai parapendii degli Isis (vedi le code delle due lunghe tracce che aprono il disco, “Say Goodbye, I’ll never see you again!” e “Sailor” e l’intro funereo di “Red”).....

Roberto Mandolini 7/10


schiele

 
ciao samuel, mi chiamo Rocco Posto, ho bisogno di essere salvato, vieni? aahahha
grandi, grandi, grandissimi!!!


 
Posted by schiele on Wednesday, July 01, 2009 - 6:20 AM
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