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THE END OF SIX THOUSAND YEARS



Last Updated: 12/8/2009

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Status: Single
City: roma-bergamo-brianza-ravenna-sassari
Country: IT
Signup Date: 4/21/2005
Saturday, September 12, 2009 
In un panorama ormai saturo e monotono come quello metal-core (e generi affini), è oggi raro trovare un gruppo in grado di offrire davvero qualcosa di nuovo o, perlomeno, non completamente prevedibile. Da una parte abbiamo legioni di cloni di Killswitch Engage o As I Lay Dying, dall'altra, schiere di novelli Despised Icon. Centinaia di band con zero personalità, più preoccupate a seguire attentamente ciò che "tira" che a cercare di proporre qualcosa di davvero interessante. In una situazione come questa, è quindi a dir poco galvanizzante imbattersi in un gruppo come i The End Of Six Thousand Years. Italianissimi, con in lineup ex membri di Memories Of Apocalypse e xReprisalx, i nostri si erano già fatti segnalare per uno split CD con gli americani Embrace The End (recensito a suo tempo), ma è con questo primo full-length che tutto il talento e le idee del quintetto riescono propriamente a emergere. Per sgombrare subito il campo da eventuali equivoci, in "Isolation" non troverete breakdown come li si intende oggi, urla da suino sgozzato, chorus in voce pulita o qualsiasi altra soluzione tanto in voga al momento. L'approccio dei TEOSTY al metal e all'hardcore è infatti ben più articolato e maturo, tanto che, come possibili punti di riferimento, dovete assolutamente scordarvi i nomi citati in apertura. Provate invece a pensare a una audace combinazione di death-black metal scandinavo - alla At The Gates e, soprattutto, Dissection - e di post hardcore/metal, con influenze che vanno dai Mastodon ai Converge, passando per Pelican e Buried Inside. Rispetto allo split CD, la band ha dunque compiuto parecchi passi in avanti, prendendo in parte le distanze dal melodic death metal tout court in favore di un sound più sfaccettato e completo, che offre sfuriate gelide e sinistre ("Abysses In The Sun"), così come imponenti aperture catartiche ("Mark Every Word"), senza dimenticare bordate al limite del crust ("Beyond Arhythmic Collapse") e incantevoli tracce strumentali (la title track). La caratteristica più pregevole di "Isolation" è comunque la grande armonia con cui tutte queste influenze vengono maneggiate. Pur essendo molto variegata, non vi è l'ombra di incongruenze nella tracklist. Non si rintracciano inoltre quasi mai soluzioni ovvie: il gruppo è esperto, ha le idee chiare e può vantare un'abilità nello strutturare e nell'arrangiare i brani che certo non è comunissima. Ne risulta perciò un album denso, coeso, avvincente e ricco di spunti da scoprire con calma. Una vera sorpresa... senza dubbio tra gli ascolti più affascinanti di questo inizio di 2008.
 
Metal potente e dal robusto songwriting, questo in due parole l’universo sonoro in cui si muove Isolation, un lavoro che farà la gioia di chiunque sappia apprezzare una miscela che ha le proprie radici saldamente piantate nell’ormai classico suono scandinavo, eppure capace di guardare oltre una mera ripetizione scolastica.
A cavallo tra l’epica malvagia dei Dissection e le strutture melodiche dei primi In Flames, la formula proposta dai The End Of Six Thousand Years non brilla certo per originalità, eppure riesce a convincere grazie ad una capacità di fuoco nettamente superiore ai tanti (troppi) concorrenti. Quello che fa la differenza è in particolare il robusto songwriting, vera e propria cattedrale gotica in cui ogni particolare viene curato in maniera maniacale e nulla è lasciato al caso, così che anche il più scettico detrattore di simili sonorità si troverà alla fine irrimediabilmente avvinto dalla bravura dei musicisti nel tessere trame ricche e mai banali. La capacità di aperture atte a dare respiro alla violenza dei brani rappresenta un ulteriore motivo per apprezzare l’opera dei The End Of Six Thousand Years, finalmente in grado di restituire dignità a strutture sonore da tempo sottoposte a qualsivoglia storpiatura e nefandezza di sorta. In fondo, quando la musica è ben suonata e ha una sua ragion d’essere, riesce ad imporsi al di fuori di ogni etichetta di comodo o mode del momento. Sarebbe bello vedere i musicisti impegnati in qualcosa di più coraggioso nel prossimo futuro, per ora va bene così.
 
 
A due anni dall’avvincente split in compagnia degli Embrace The End, giungono finalmente al debutto sulla lunga distanza i The End Of 6000 Years. Autentici eroi del panorama underground italiano, i cinque musicisti in questione possono vantare da tempo una grande esperienza in campo Metal - Hardcore, frutto di anni ed anni di incessante gavetta, sopra e sotto i palchi. Come già asserito poco fa, il full lenght d’esordio arriva a due anni di distanza dallo split che permise ai The End Of 6000 Years di calcare i palcoscenici di mezza Europa in compagnia di importanti formazioni di fama internazionale. Legato fin dall’inizio della propria carriera alla Still Life Records, etichetta di riferimento per gli appassionati di Hardcore e generi affini, il complesso italiano può contare ora, all’interno della propria discografia, di un full lenght assolutamente irresistibile: Isolation.

L’album non potrebbe presentarsi in modo migliore: un artwork a dir poco splendido (arricchito dall’ottima idea della doppia copertina) ed una cover molto suggestiva ci introducono all’ascolto delle dieci tracce di cui è composto il disco, dieci brani dal carattere forte e passionale. Le coordinate stilistiche di Isolation sono piuttosto distanti rispetto a quelle dello split targato 2002: il sound è stato rinvigorito e la componente Metal ha preso il sopravvento su quella Hardcore, condizionando positivamente la qualità finale del prodotto. Le canzoni dell’album testimoniano inoltre un notevole miglioramento sotto il punto di vista tecnico, aspetto questo che ha consentito alla band italiana di sviluppare in maniera più complessa ed articolata i singoli brani. Oltre ad una buona dose di abilità tecnica, comunque, è la forte passionalità a rendere Isolation un album veramente superbo, di certo uno dei migliori prodotti dalla piccola label lombarda.

Non c’è traccia del solito Metalcore da classifica, nessuno spazio al cantato pulito: Isolation è un disco dalle tinte estremamente aggressive, quasi malvagie, ed in quanto tale non è adatto ad un pubblico ampio. Il full lenght alterna brani di estrazione quasi Black (The Sun Abyss su tutti) ad altri in cui è il Death di stampo europeo a farla da padrone, sia nella sua forma più intransigente che in quella più orecchiabile. Scratch Arcadia Mirrors rappresenta un ottimo esempio di come si possa arricchire un brano dalle venature feroci attraverso una sottile base melodica, senza per questo ricadere nei cliché che ultimamente affliggono il genere. Come se non bastasse, tutto l’album è intriso di elementi vicini al filone Sludge, tanto che gli onnipresenti Isis e Mastodon figurano, non a caso, fra le principali influenze della band. Oltre al suggestivo binomio Isolation - Desolation, è soprattutto la lunga In Sleepless Silence a mettere in risalto questo aspetto dell’album, album che si mantiene a livelli qualitativamente altissimi fino al termine dei suoi trentacinque minuti.

Isolation è l’album che molti aspettavano: brutale e poco incline ai compromessi, ma anche passionale, aperto a nuove ed interessanti influenze, straordinariamente intenso. Attraverso questo sorprendente lavoro, i The End Of 6000 Years si dimostrano nettamente superiori alla concorrenza, dei veri leader nel proprio settore. La speranza è che il gruppo prosegua nel suo personalissimo percorso artistico, lasciandosi influenzare da idee sempre più all’avanguardia. Ad oggi, comunque sia, Isolation rappresenta senza dubbio il miglior prodotto Metal italiano di questo 2008. Ascoltare per credere.

www.rockit.it
Bell'esordio per i The End Of Six Thousand Years, che portano avanti con "Isolation" la loro proposta metalcore che mutua più elementi dal metal estremo di quanto vagonate di giovani americani emotivamente fragili ci abbiano abituato a sentire.
Incedere pesante, doppia voce roca (forse a tratti un po' stentorea), un buon equilibrio tra hardcore e metal mantenuto grazie a trame ancora sospese tra la maggior dinamicità del death e le linee più melodiche e prevedibili dell'hardcore ("The marriage of heaven and hell"). A tratti ricordano per sonorità i Between the Buried and Me, il cui aspetto progressivo potrebbe essere una buona meta a cui tendere. Il gruppo riesce lungo le dieci tracce del disco a dare una prova assolutamente convincente di sé, sia a livello tecnico, sia come approccio alla materia ("The sun abyss", "In sleepless silence").
Un episodio interessante che farà contenti tutti gli appassionati di metalcore che provengono da un retroterra estremo. Se il solco tracciato da questo "Isolation" darà frutto quanto promette, mieteranno consensi.
 
 
Italy's The End of Six Thousand Years return with their debut full-length following a split release with Embrace the End in 2006. Isolation picks up where the band previously left off, mixing chaotic hardcore and thrash metal, but also treating us to something new as well.

Opener and title-track “Isolation” begins with a mixture of post-rock and metal that wouldn't be out of place on a Cult of Luna record. This leads into “The Sun Abyss” and the metal riffing and pummeling drums are back. The music is partnered with guttural growls and scathing screams. As the album unfolds we are treated to a unique combination of the bludgeoning death metalcore and soothing post-metal. It's a nice juxtaposition that works surprisingly well for the band.

The End of Six Thousand Years could have ended up as just another band mixing metalcore and death metal together. But rather than subject the world to yet another clone, they've expanded their sound and as a result have opened themselves up to a whole new world of fans. This LP is definitely worth picking up.
 
About two years ago I received the split mini album with Embrace the End. With those three songs it was easy to judge this was average metallic hardcore stuff. Two years later the new album ‘Isolation’ makes a much better impact. The mix between metal and hardcore is still present but is shifted towards the Black Dahlia Murder style. The surprising thing is that these Italians have mixed it now with post-hardcore/metal influences not unlike old Isis or Breach. The first song “Isolation” is a total worship to this style and halfway through this album on “In Sleepless Silence” and “Override” they come back with these influences. With additional melodic metal riffs (for example in “The Marriage of Heaven and Hell”) they have made an interesting album for a wide public. People who are still totally into all the metalcore styles will like ‘Isolation’ and so do the men and women who shifted to the post-hardcore/metal stuff. The band is currently planning to tour Europe and with this new album this could be the year The End of 6000 Years will make a huge step forward.
 
 
The End of Six Thousand Years - I§olationI believe "I§olation" is the debut full-length from Italy's The End of Six Thousand Years (released in a limited edition of 500 LP's by Refoundation Records, and I believe on CD by Still Life Records), and quite an impressive release it is. 10 tracks of emotionally forceful and diverse technical (but not overly so) metalcore loaded with slick little melodic runs and discordant textures over powerfully surging rhythms and the types of instrumental dirges that tend to be classified as "post-rock" or "post-metal" (though, as I often do, I'll clarify that such characteristics herein are 10 times stronger than most of that generic mess). But that's not all, as you'll also encounter melodic Swedish flavored runs, subtle hints at the speed and dissonance of black metal, flourishes reminiscent of early Burst, and even some burly death metal-esque grinding on occasion. And in addition to top-notch songwriting, the killer recording really keeps things sounding cohesive as well, with an ultra thick mix that doesn't get too muddy or favor any one element of the instrumentation (nor the harshly snarled vocals, for that matter). Considering the breadth of approaches I've already cited, you might think the album is a bit all over the place, but that's really not the case at all. They pull it off with admirable ease, and I'm incredibly impressed by this material. Hopefully the band will start to garner a bit more attention, and I'm already really looking forward to hearing more…