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Salve a tutti e bentornati a XW (Extreme Writing-Scrittura senza rete).
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, che potete ritrovare nel mio blog, sotto questo titolo appaiono i racconti brevi o brevissimi
che, nell'arco di una decina d'anni, ho improvvisato in pubblico
durante lezioni di scrittura o eventi letterari. Quello che vi propongo oggi, scritto come sempre nel
volgere di pochi minuti senza sapere prima che cosa avrebbe raccontato
la storia, è tuttavia un caso particolare.
Anni fa la scrittrice Isabella Rinaldi voleva curare un'antologia di
autori vari – me compreso – i cui racconti cominciassero tutti con le
parole ***La sigaretta***; un precedente tentativo di farmene scrivere
uno dal vivo con reiterate interazioni del pubblico – la tecnica dei
racconti che vi ho già proposto – aveva dato un risultato piuttosto
sconnesso (prima o poi metterò online anche quello, quando lo trovo);
sicché la sera del 23 marzo 2004, al termine di una mia esibizione
organizzata proprio da lei all'Agape Caffè di Milano, ho deciso di
improvvisare un racconto basandomi esclusivamente sul suo incipit –
senza altri interventi – e consegnarglielo. Poiché non mi risulta che
l'antologia sia stata portata a termine e sono passati cinque anni,
penso sia giunto il momento di renderlo pubblico.
IL FUMO UCCIDE
Racconto dal vivo di Andrea Carlo Cappi
***La sigaretta*** è un diritto, perdio. La si garantisce anche a un
fottuto condannato a morte. E se loro dicono che, in quanto fumatore,
sono già condannato a morte, a maggior ragione non mi dovrebbero
rompere le palle.
Il primo che ha fatto traboccare il vaso è stato quel coglione di un
cameriere della pizzeria di Napoli. Pizzeria sul mare. Lo hanno
ripescato qualche giorno dopo, hanno pensato a un regolamento di conti.
Si vede che anche nei distretti di polizia hanno messo il divieto di
fumo. In mancanza di altro, si sono fumati il cervello.
La seconda è stata quella vecchietta nel locale di via Washington, a
Milano. Sono stato molto gentile con lei. Ho spento la sigaretta, l’ho
persino accompagnata fuori ad attraversare la strada. Molto larga. Con
molto traffico.
Il terzo è stato quel deficiente al mercatino dell’antiquariato
all'aperto, sui navigli. Quello che si è lamentato perché il fumo della
mia sigaretta gli dava fastidio mentre esaminava una cassapanca del XIX
secolo. Ci sono passato l’altro ieri al mercatino, la cassapanca non
l’hanno ancora venduta. Sarà che emana un cattivo odore.
Al quarto ho messo dell’arsenico nel caffè. Perché chi fuma avvelena anche te.
La sigaretta è un piacere, perdio. Non potete costringere un povero
disgraziato di fumatore a sentirsi in colpa tutte le volte che ne
accende una, con i vostri sguardi obliqui.
Non mi potete rompere i coglioni ogni volta che compro un pacchetto,
con le scritte sul cancro, sulle donne incinte eccetera, perché non si
vede nemmeno più la marca. Vai dal tabaccaio e che gli chiedi? Mi dia
due “nuoce gravemente alla salute”?
Non mi potete togliere uno dei pochi piaceri che mi sono rimasti nella porca vita.
Anche tu, potevi stare zitto, invece di rompermi le palle al cesso
dell’Agape Caffè. Ero lì per i cazzi miei e tu ti sei lamentato perché
la puzza di sigaretta copriva il profumo del deodorante WC alla
fragola. Potevi stare zitto.
Su una cosa avete ragione, voi antifumatori del cazzo.
Il fumo uccide.
Lo riconosci l’odore della benzina? Prende fuoco anche con un mozzicone. Perché sprecare una sigaretta intera?
È vero, il fumo uccide.
Tu sei il numero 243.
©Andrea Carlo Cappi 2009
9:58 AM
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