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Salve a tutti e bentornati all'appuntamento con Extreme
Writing-Scrittura senza rete, il replay di un decennio delle mie “sfide
letterarie”.
Il racconto di oggi è stato improvvisato in scena sotto gli occhi del
pubblico (e con la sua partecipazione) nel volgere di pochi minuti alla
Fiera del Libro di Torino del 2002. Le frasi “obbligate”, cioè quelle
che ero tenuto a inserire via via nel racconto, si trovano tra gli
asterischi. L'incipit è stato dettato al momento dallo scrittore
spagnolo Pedro Casals (la polemica sottesa era: romanzi di narrativa
vs. romanzi di autocontemplazione ombelicale), la terza frase è
un'interferenza di Andrea G. Pinketts, le altre sono state imposte
dagli spettatori, sotto la direzione di gara di Leonardo Pelo. Il
racconto è apparso dopo qualche tempo sul mio sito ufficiale.
Trovate l'introduzione e gli altri racconti di XW-Scrittura senza rete
nel mio blog. Questa settimana il secondo appuntamento
sarà anticipato a giovedì. Buona lettura.
PAGINA BIANCA
Racconto dal vivo di Andrea Carlo Cappi
***Lo scrittore stava scrivendo un romanzo molto innovativo.
L'innovazione consisteva nel fatto che il romanzo raccontava una
storia.***
Lo scrittore raccontava storie a tutti quanti, anche a se stesso. La
più fantasiosa di tutte era quella in cui gli editori, il pubblico e i
critici capivano quello che diceva.
***"No, ormai non mi viene",*** disse lo scrittore.
Era il solito incubo della pagina bianca. Le pagine bianche erano fatte
per essere deflorate a colpi di inchiostro, di sangue, di polvere da
sparo. Mancava solo un dettaglio. L'altra metà dello spettacolo: i
lettori, gente per cui le pagine non dovevano essere bianche, ma
colorate.
Magari di noir.
Per questo lo scrittore aveva commesso il suo ultimo errore: si era preso un agente letterario.
***"Orco, le cisti non sono più cistiche"***, gli aveva detto l'agente
letterario. Era fuso anche lui. Lui non aveva l'incubo della pagina
bianca. Era lui stesso un incubo. E il suo cervello era bianco come un
disco rigido cancellato di fresco. Il guaio era che anche l'agente
letterario – come gli altri scrittori, l'editore, l'editor, la
segretaria di redazione, i critici e, naturalmente, i lettori –
appariva perfettamente normale. "Forse", pensò lo scrittore, "l'unico
anormale sono io."
***"Avrei bisogno di un diger-selz",*** si disse. L'unica terapia per
il suo problema passava per lo stomaco. E ce n'era voluto di stomaco
per mandare giù l'ultima risposta dell'ultima casa editrice: "Siamo
spiacenti, ma il suo romanzo non rientra nelle nostre linee editoriali."
Bene.
Lo scrittore non aspettava altro.
***"Che cos'è questa? Roba forte, amico.*** Roba calibro 45", disse lo scrittore.
L'agente letterario non poteva rispondere. Era imbavagliato. Legato.
Presto sarebbe stato silenziato. Come l'editore, l'editor, la
segretaria di redazione e i critici dei principali quotidiani.
Restavano i lettori. Erano tanti.
"Bang", disse la calibro 45.
Il foglio si macchiò di rosso sangue e grigia materia cerebrale, poca, dell'agente letterario.
I lettori erano tanti.
Lo scrittore non avrebbe mai più temuto la pagina bianca.
E gli restava molto lavoro da fare.
©Andrea Carlo Cappi 2002
9:59 AM
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