Una delle ragioni principali per cui tengo il MySpace è ricevere commenti diretti dei lettori. Ieri ho ricevuto questo di
PattyPrue che volentieri, su sua autorizzazione, pubblico.
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Un inizio
sottotono il mio, per la difficoltà di entrare in sintonia con dei personaggi
così diversi, in apparenza, da me, dalla mia adolescenza, dalle mie esperienze.
Il tuo stile
- dopo la lettura del manifesto di Iacopo e dei primi paragrafi - mi
aveva fatto ripensare al Brizzi di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, ma,
pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, ho compreso che il tuo romanzo
andava in una direzione del tutto diversa, sia per lo stile che per la storia
in sé.
E devo dirti
che sono arrivata all’ultima pagina traboccante di entusiasmo per la tua,
decisamente riuscita, prova letteraria. Mi è addirittura presa un po’ di
malinconia, quella malinconia che sorge quando ci si affeziona ai personaggi di
un libro, così ben descritti da sembrare reali. Da sembrare vecchi amici alle
cui avventure si è partecipato attivamente o da semplici spettatori.
Il tuo stile
mi piace molto. Utilizzi spesso il gergo giovanile anche al di fuori dei
dialoghi, ma senza appesantire il racconto: il tuo modo di scrivere, pur
essendo tutt’altro che classico, trasmette una grande capacità di gestire la
parola scritta con competenza e buon gusto. Non è il semplice parlar comune dei
giovani. Dietro secondo me c’è un ottimo lavoro di revisione, limatura e creatività che riesce a
fondere il modo di comunicare della nostra generazione ad un’ottima capacità di
scrittura e ad una struttura (sia a livello di testo che di racconto)
decisamente notevole.
Mi è
piaciuta molto la tua scelta di partire dal presente di Iacopo, per poi tornare
indietro di dieci anni, flash back dopo flash back, ripercorrendo gli
avvenimenti più salienti di quel decennio, e lasciando trasparire, dietro alla
leggerezza di questo gruppo di amici e delle loro esperienze allucinogene, le
domande, i pensieri, i problemi di un’intera generazione, per poi tornare al
presente, e alla malinconia che vi regna. E’ proprio la malinconia che pervade Iacopo,
il Malpa, il Dimpe e gli altri, man mano che si accorgono che il gruppo si sta
sciogliendo e che ciò che avevano in comune era ben poco. Pur essendo solo
tratteggiata tra le parole dette e non dette dei personaggi e forse mai
dichiarata esplicitamente, questa malinconia ti si attacca addosso come fosse
tua, ed è una bella sensazione, da lettore, sentirsi coinvolti e spinti a
ripensare all’esperienza vissuta in prima persona, quando, all’età dei
protagonisti, ci si è resi conto che si stava crescendo, e che quello che univa
il gruppo non bastava più.
Sulle
droghe, argomento da te raccontato con tale dovizia di particolari, non viene mai dato un giudizio vero e
proprio, se non quello dei protagonisti, che distinguono tra il loro uso-abuso
e quello dei drogati veri, quelli che si fanno anche di eroina. Ma, tra le
righe, nel dipanarsi del racconto, si scorge piano piano la realtà di un mondo
dove questi interessi in comune creano solo disagio, problemi, mancanza di
contatto con la vita reale. Ma lo si intuisce nell’evolversi delle situazioni,
senza che nessuno dica mai nulla, senza che l’argomento venga direttamente tirato
in ballo.
Mi sono
chiesta se questa finale percezione negativa delle esperienze allucinogene dei
personaggi derivasse dalla mia sensibilità e dalle mie esperienze personali o
fosse da te voluta.
Sono più
propensa per la seconda ipotesi, ma il dubbio un po’ rimane.
Ho
recuperato su internet anche “Personaggi Precari”, e l’ho iniziato qualche
giorno fa.
Devo dire
che lo trovo decisamente originale dal
punto di vista narrativo – l’idea di queste macchiette che si offrono per
qualsiasi necessità letteraria, è davvero geniale - e sempre ben scritto: i
personaggi sono tratteggiati talvolta anche solo con poche parole, ma l’effetto
è molto forte, in quanto riesci sempre a cogliere quel qualcosa che dice tutto e
che, nello stesso tempo, ci lascia immaginare il resto. Sono personaggi creati
da te, ma che lasciano la possibilità alla nostra fantasia di crearvi attorno
la storia che noi stessi vi scorgiamo.