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VALENTINA DORME



Last Updated: 12/9/2009

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Status: Single
State: Treviso
Country: IT
Signup Date: 12/24/2006
Wednesday, August 12, 2009 

INTERVISTA DI STEFANO "ACTY" ROCCO SU ROCKIT

Quasi venti anni a scrivere canzoni. De Andrè sarebbe probabilmente fiero di loro. Paolo Conte approverebbe tante loro canzoni. Bukowsky forse avrebbe rubato volentieri qualche loro immagine. Difficile trovare un livello di scrittura simile in tutto il panorama musicale italiano. Dopo quattro anni tornano con un grande disco. A cantare di come l'Amore finisce, sempre, lasciando danni incalcolabili. Mario Pigozzo Favero racconta il ritorno di una delle band che su Rockit abbiamo più amato negli anni.


Valentina Dorme, quattro anni dopo l'ultimo disco. Dodici anni dopo il primo demo recensito su Rockit. Diciassette anni da quando nacquero le prime canzoni. Perchè scrivere ancora canzoni e metterle in un disco?


E' passato tanto tempo, sì. E forse siamo vicini –tutti o quasi, dico- al tempo in cui stampare dischi sarà sostanzialmente inutile. Visti i download emule e simili, vista la moda buona di 'regalare' gli album dal sito (anche) ufficiale delle band… A noi piace ancora l'oggetto che si tocca e il booklet e lo spazio che un cd occupa negli scaffali. Un tantino idealisti, probabilmente. Una band come la nostra, poi, vende soprattutto nei concerti e via posta. Qualcosa bisogna pur mostrare e spedire. Sul 'perché scrivere canzoni', invece, il discorso è semplice semplice. Una necessità, la vita. Tutto qui.

Tenco, Bukowsky, De Andrè, Carver. E poi Sonic Youth. Ci sarebbe molto altro, ma un giornalista con questi nomi potrebbe fotografare bene il mondo passato dei Valentina Dorme. Cosa manca invece per raccontare il presente?
Hai detto nomi così grandi… In realtà il nostro presente non è così lontano da questi nomi, ancora. Direi che, da quattro anni in qua, ci sono state scoperte nuove e conferme inaspettate. Antonio Moresco, Massimiliano Parente, tra tutti, nella letteratura e nelle letture. I cantautori francesi e Endrigo e Bindi e Don Backy dentro lo stereo (ops, pardon, l'Ipod). Una certa 'classicità' del disco nuovo è figlio di questo ritorno al passato. Poi, oddio, abbiamo pure consumato i dischi dei TV on the radio.

E' probabilmente il disco musicalmente più evoluto e completo dei Valentina Dorme. Avete progressivamente alzato l'asticella della qualità, anche se la materia sonora è sempre molto uguale a sé. Una certezza per chi vi ascolta, ma in un certo senso i Valentina Dorme non hanno mai preso rischi.

Eh, rischiare. Abbiamo rischiato un pochino con l'esperimento elettronico d "Il giorno 303", ancora quattro anni fa ne "il coraggio dei piuma". Ma ci siamo fermati lì. La composizione e l'arrangiamento dei brani nel nuovo disco, pur essendo stati processi lunghi e faticosi, hanno seguito una linea –diciamo così- tradizionale. Il coinvolgimento di Fabio De Min (archi e pianoforte) è avvenuto proprio perché volevamo dare alle stampe un 'classico'. Della canzone d'autore, si intende. Le canzoni presenti ne "La carne." sono le più belle che abbiamo scritto. E volevamo i violini, uh!
A ben guardare, poi, il rischio l'abbiamo preso. Prendendo spunto dalla tua domanda di prima: abbiamo pubblicato un disco che assomiglia agli altri. Ma è decisamente più bello degli altri.

Come i dischi precedente, anche La carne. è un disco che trasuda sofferenza, rabbia. Sembra esserci una persona in particolare a guidare tutte le canzoni, quasi una lettera privata. E' così?

E' così. Ho bisogno di un interlocutore quando scrivo. Un destinatario, meglio. Lontano o vicino poco importa.
Mi piace che tu abbia visto la rabbia, oltre che la sofferenza (che non trova lo stesso spazio che aveva nei dischi precedenti, a mio parere). In effetti il disco è nato sull'onda di una rabbia feroce che ha riempito i miei giorni negli ultimi due anni. Il protagonista del dramma piccolo borghese che invade "La carne." è una persona in carne e ossa e nervi e buco del culo. E non partecipa, con il narratore, alla solita storia d'amore triste e abbandono a seguire. C'è uno scarto, una prospettiva diversa. Stavolta ho avuto la fortuna di partecipare a una solenne "presa per il culo sentimentale", diciamo così. E, a pensarci, oltre alla rabbia, c'è anche un sorriso di comprensione e, spero si capisca un po' dai testi, una certa dose di ironia e disincanto intorno alle cosiddette storie d'amore.

L'Amore. Sempre lui. Da anni. Protagonista magnifico e violento, che lascia danni incalcolabili e macerie. Il Sentimento è davvero sempre destinato a finire?

Non ho dubbi. Sì. Siamo fatti per amare noi stessi, non gli altri. La relazione affettiva, sessuale o vattelapesca con qualcuno è sempre il tentativo di moltiplicare le gratificazioni del nostro ego. Esiste una fetta (buona) di popolazione occidentale che immagina non ci sia alternativa alla 'vita insieme'. Salvo, poi, ritrovarsi continuamente sola. La differenza sta negli intervalli. C'è chi resta solo per anni, chi alterna momenti di autarchia a momenti di condivisione/convivenza/matrimonio e quelle robe lì. E c'è chi resta da solo sempre. Poi ci sono i nostri genitori e i nonni. Quelli lì vivevano insieme e pensavano ad altro.

Treviso, la provincia, la solitudine, la sofferenza affogata nell'alcol. Sembra esserci anche questo nel disco.

Treviso è lo scenario. Ci sono i nomi delle vie, la descrizione dei camminamenti del centro, i palazzi. Treviso è una cittadina di provincia, arroccata nei suoi interessi da Nord Est facoltoso, ricco, avido, razzista. Ma è un posto bellissimo. Da guardare, intendo. Molte delle storie raccontate nel disco appartengono alla mia ultima fase 'cittadina'. Semplicemente quello che canto è successo dentro Treviso, passeggiando qui, bevendo nei pub lungo il Percorso Unico Trevigiano (il senso unico che porta tutti quelli che arrivano a girare in tondo attorno al centro storico).

Giulio Ragno Favero (parente di Mario Pigozzo Favero?) è probabilmente uno pochi produttori italiani che fa suonare le cose proprio come devono suonare, roba da essere fieri di farle ascoltare anche all'estero. Che ci fa lui in un disco dei Valentina Dorme?

Non siamo parenti, no. Neppure lontani cugini. L'idea di lavorare con Giulio è frutto di una intuizione buona di Max (batteria) e Alberto (chitarra). Volevamo che il disco suonasse forte e chiaro. E un tantino cattivo. Siamo estremamente soddisfatti del risultato.

Meno dissonanze, più melodia. Più attenzione agli arrangiamenti, meno ossessione chitarristica. Una nuova delicatezza nei suoni. Scelta ragionata o evoluzione spontanea?

Per gli arrangiamenti torniamo a Fabio De Min, che ci ha fatto questo regalo grande. I brani arrangiati da lui hanno una 'pasta' diversa rispetto ai nostri brani di sempre. Impreziositi, 'larghi'. Poi ci sono gli interventi di Giulio che ha suonato di tutto (piatti, chitarre, tastiere).
In generale, il nostro intento, come dicevo prima, è stato quello di scrivere canzoni 'classiche'. Vuoi l'età, vuoi che i VD sono sempre stati, in nuce, un gruppo che propone canzoni rotonde. Direi una evoluzione spontanea più che una scelta. Senza dimenticare che dal vivo restiamo abbastanza aspri e spigolosi.

Siete diventati una band di culto, lasciando tracce profonde nei cuori di chi vi ha ascoltato. Questo è forse il disco più bello dei Valentina Dorme, ma continuerà probabilmente ad essere gioiello prezioso e nascosto, per pochi intimi. Non è frustrante scrivere capolavori e vederli scivolare tra poche persone?

L'affetto che ci è arrivato negli anni ha un po' compensato il nostro 'insuccesso commerciale', peraltro mai cercato. E neppure desiderato, a dirla tutta.
Contemporaneamente, bando alla venerazione della sfiga e della nicchia dorata (caratteristica di alcuni gruppi cosiddetti indie). Vorremmo che le nostre canzoni arrivassero a più gente possibile. Non avendo nessun talento promozionale ci siamo finalmente affidati a qualcuno che si occupasse seriamente di noi. Un ufficio stampa (Rossana Savino) e un booking (Promorama) che, ci auguriamo, potranno aiutarci ad avere un po' più di visibilità.

Ormai sei un grande saggio della musica d'autore italiana. La vecchia generazione (Canali, Virginiana Miller, etc.) ha scritto cose che hanno cambiato esistenze. Oggi l'attenzione per la Parola sembra essere lievemente scemata, anche se qualcuno ancora resiste (Dente, Le Luci della Centrale Elettrica e pochi altri). Che succede?

Urca. Grande saggio. Parola grossa. Tra l'altro Canali e Virginiana sono tra i miei preferiti. Mi fa onore essere messo nello stesso 'insieme'. La Parola ha, forse, lasciato il posto agli aperitivi. Al divertimento, alla pausa dei cervelli, alla Treviso bene davanti ai lounge bar da spritz al campari intorno alle sei di sera. Restano i grandi vecchi e vecchi sul serio (Fossati, Conte…).
Poi, considerazione sociologica spicciola, mi perdonerai. In questo 'ritorno' in massa ai Partiti della Cosiddetta Libertà, alle Leghe con le ronde e le Margherite Democratiche, ai Faletti e Giordano in testa alle classifiche di vendita dei libri, che spazio può avere la Parola, come dici tu, quella con la 'P' maiuscola?
Bene, mi sono ritagliato il mio momento qualunquista.

Non siete mai stati degli animali da palcoscenico e spesso avete centellinato le presenze dal vivo. Vi vedremo più spesso sui palchi a questo giro?

Certo che sì. Ora c'è un booking, come dicevo. Vogliamo suonare il disco nuovo il più possibile. Tra l'altro, la dimensione live è, ancora, quella che dice più cose intorno ai Valentina dorme.

Arriverà mai un disco in cui l'Amore vince e disegna scenari felici?

Temo di no. Ma potrebbe essere una sfida. Stiamo parlando, tra noi, della possibilità di fare un ep che tratta dell'amore possibile, realizzato. L'amore mentre c'è e regala il meglio. Un ep con testi ancora più carnali, pornografico e gioioso. Chissà se vedrà mai la luce.

INTERVISTA DI ANDREA GIROLAMI SU 'NON SI SCHERZA PIU'"

I Valentina Dorme hanno suonato ieri qui a Milano, al Mi Ami, ma io non c'ero. Hanno pubblicato un nuovo disco intitolato La carne, dopo 4 anni di silenzio o quasi. Mi sono accorto che molte delle persone che leggono questo blog potrebbero non conoscerli. Troppo silenzio tra un'uscita e l'altra, troppo educato il tono della loro musica, troppo densi i testi, come sempre stupendi. Si trascinano dietro il loro pubblico, quello che li ha incrociati anni fa e ancora non riesce a stare senza quelle storie di amori torbidi e stazioni deserte, tutte cose che per fortuna tornano anche nel nuovo. Allora ecco arrivare una breve intervista con Mario Pigozzo Favero che i testi li scrive e da sempre mette la faccia sul nome di un gruppo che appare solo quando ce n'è veramente bisogno.

Nel disco l'amore e la passione fanno quasi sempre rima con tradimento. E questo l'unico modo di vivere sentimenti del genere? L'amore, quello sereno, fondamentalmente non è cosa di cui val la pena scrivere?

Non so se sia l’unico modo. Certo, l’amore che si trasforma in tradimento/inganno/bugia è quello che viene raccontato e descritto e evocato nel disco. Una storia come tante. La tradizione cantautorale, italiana e non solo, molto spesso flirta con questa tematica. L’amore cercato e desiderato che poi diventa serie infinita di sotterfugi, non-detti, debolezza, assenza di desiderio. Una parabola nella norma, succede a tutti. Davanti a una chitarra in camera, poi, ti capita di pensare e scrivere delle cose perdute, il più delle volte. Quelle che hai sono “facili”, non hanno bisogno di essere raccontate.
“La carne” dice di tradimenti e dolore e perdita. Dice di una storia maldestra e adolescente di ‘idioti sentimentali’, sempre in bilico e indecisi. E l’indecisione è una truffa. Il sentimento è destinato a finire, sempre. E generalmente lo fa fottendosene –giustamente- di chi hai pensato di amare fino a pochi minuti prima. Questo gli ‘idioti’ mica lo capiscono. E inventano scuse, frugano nei cassetti e trovano i diari, pensa te. E rubano il cellulare del partner per trovare sms di cui già conoscono i contenuti. A me è successo. Con la posta elettronica. Io ho digitato password e nome utente non miei per trovare quello che avevo già davanti agli occhi. A voi no? Nessuna denuncia, per la cronaca. Magari ringrazio da qui, se mai leggerà, la mia principessa. Per non avere segnalato le mie intemperanze al garante della privacy, intendo.

Mi piace parlare di voi come un gruppo di culto. Chi vi conosce vi ama. Arrivate e sparite senza tempi regolari ma c'è stato un tempo in cui ci avete creduto veramente? In cui avete pensato di voler sfondare o fare di questo la vostra vita?

Uh. I Valentina dorme hanno subìto così tanti cambi di formazione che dovresti chiederlo a dodici persone almeno! Io sono l’unico superstite … forse perché ho sempre scritto le canzoni e la musica che scrivo è la mia vita. Io per campare faccio un lavoro ‘normale’, ma, se qualcuno mi chiede cosa so fare bene, io rispondo “so scrivere canzoni”. O, almeno, ci provo e qualcosa viene fuori. Da qui a pensare di voler ‘sfondare’…mah? Non ci abbiamo pensato mai, in realtà. La priorità è sempre stata fare canzoni di cui essere orgogliosi. Questa cosa c’è. E i miei compagni sembrano d’accordo.
Gruppo di culto è una espressione antica ma buona. E’ vero che chi ci segue ci ama profondamente. Abbiamo tempi biblici, va da sé … Facciamo un disco ogni tanto (l’ultimo risale a 4 anni fa, perbacco!) perché il tempo, i bambini nati nel frattempo, la pigrizia, il lavoro, i cambi di formazione recitano contro la stabilità e la continuità. Ma, ripeto, è questa qui la mia vita. Con le sue intermittenze.

Mario Pigozzo Favero (tu), Giulio Ragno Favero (produttore). Poca fantasia nei cognomi o siete cugini? Come vi siete trovati con lui?

Non siamo parenti, no. Giulio è stato nei nostri pensieri per un bel po’. Tutti noi abbiamo ‘frequentato’ con piacere sommo One Dimensional Man e Teatro degli Orrori. Negli anni eravamo (e siamo!) tra gli appassionati. Band bellissime. L’idea di lavorare con lui è venuta a Max (batterista) e Alberto (chitarra)… Alberto aveva già registrato un disco dei suoi ‘By Popular Demand’ con lui. Volevamo un disco diretto e ‘cattivo’. Crudo. Noi abbiamo messo la melassa, Giulio la cattiveria. E’ arrivato un mix delle due cose. Dopotutto i VD sono una band melodica e tonda … ma dal vivo siamo piuttosto aggressivi. Ci piaceva l’idea di fare un disco meno delicato degli altri. Per la cronaca, il Favero in studio è bravissimo e paziente e gentile. Una persona squisita. Poi, mi sa che si è un tantino appassionato alla questione. Ha suonato chitarre ovunque, piatti, tastiere … ha pure fatto i cori in “Io non sono forte”, la canzone che chiude il disco.

La vera protagonista del disco è Treviso. La chiami per nomi (strade, piazze, edifici). Le storie che racconti potrebbero accadere solo in provincia? Cosa succede di speciale nella "Treviso serale" che evochi?

Hai ragione, assolutamente. La protagonista è Treviso. I camminamenti, le vie del centro. Abbiamo pure inserito una cartina della città nel booklet. Buona parte delle vicende raccontate ne “la carne” ha come contorno la mia città nuova (fino a due anni fa vivevo vicino a Castelfranco Veneto, poco lontano … ma lontano). Treviso ha segnato profondamente gli ultimi anni della mia vita. Oltre a essere la città dove lavoro da dieci anni è il posto dove ho incontrato le persone che più ho amato e amo. Queste persone, bontà loro e incoscienza, mi hanno regalato le parole che poi sono finite nel disco, nelle canzoni. A dirla tutta, poi, queste persone sono solo due. Una occupa/invade dieci canzoni su undici, con le sue carezze, le bugie, il sesso buono e quello cattivo, le mani e il buco del culo. L’altra è un angelo che ha ispirato “la buonanotte in francese”, la canzone più breve dell’album. E la più bella, pure.