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Miss Kuglio - Demiurgo: Ep sul myspace!!!



Last Updated: 9/24/2009

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Saturday, May 24, 2008 
Era una normalissima serata di un Aprile già morto, quando Leandro, nonostante la stanchezza, il sonno e la melanconia decise di spegnere quell'interminabile giorno nella ormai routine della sua vita.
Prese il soprabito e chiuse la porta.
Forse in cerca di qualche oppio, forse in cerca di qualsiasi altra cosa che potesse distogliere il suo pensiero da ciò che più lo tormentava.
E' triste quando la "ricerca" deve incarnarsi in una fuga, ma l'illusione rende i respiri meno pesanti.
Cominciarono allora le solite tappe, ma quel giorno era diverso: l'assenzio sembra essere più violento del solito, e la sua compagnia sembrava quasi fastidiosa.
I suoi discorsi non trovavano consenso neanche con se stesso, e questo lo rendeva nervoso. Era una locanda che frequentava da anni ma, nemmeno tra i suoi amici riconosceva qualcuno. Tutti ignoravano la sua presenza.
Leandro è sempre stato una buona persona ma quella sera qualcosa lo turbava. Tornò a casa, convinto che quella sua tristezza sarebbe svanita al risveglio.
Andò per spostare le lenzuola e mettersi a dormire quando qualcosa (o qualcuno?) attirò la sua attenzione...

Lo guardò. Aveva lo sguardo di chi guarda con sgomento l'orrore, non si riconobbe. Ad un tratto non poté fare a meno di domandargli: "Chi sei?". Sapeva che sarebbe stato lui a rispondere ma non aveva pensato che forse qualcun altro lo stava facendo al suo posto.
"Chi sono mi domandi, guardami bene! Mi riconosci? Ma no che non mi riconosci; chi sono io lo chiedo a te, ma non potrai rispondere se sei da quel lato!"
Leandro non capiva, sembrava quasi un gioco, ma non riusciva a divertirsi.
Ad un tratto la risposta per chiudere il gioco: "Devo smetterla di parlare solo", chiuse gli occhi e nel buio della sua testa cancellò la sua immagine dallo specchio.
Una fioca luce penetrava da sotto la porta e un filo di vento lambiva i suoi piedi, quando riaprì gli occhi accadde qualcosa di molto sgradevole: davanti a lui non c'era più nessuno!
Dov'era finito il suo riflesso? Dov'era finito se stesso?La stanza era perfettamente simmetrica ma lui non c'era!
Non capì. Ad un tratto vide nel letto di fronte qualcuno che si alzava, si voltò.
Dietro di lui non c'era nessuno.
Guardò in avanti e si ritrovò faccia a faccia con se stesso. Non lo sopportava più, quell'altro io che gli stava davanti. Si guardava intorno in cerca di qualcosa da afferrare per spaccargli la mascella, ma quando vide una bottiglia, non riuscì a muoversi. Forse paura, forse stanchezza o semplicemente incapacità propria al movimento.
L'altro cominciò a parlare: "E' inutile che pensi, è inutile che resti immobile, ma è impossibile muoverti. Tutto ciò che vedi non esiste, tutto ciò che è esistito per te non è mai stato lì. Hai sbagliato il punto di vista. Mi odi? Naturale! Sono come tu mi hai costretto a essere...
Non riesci a parlare, non sai ascoltarmi. Hai creato una menzogna intorno a tutto quello che eri, ma soprattutto intorno a tutto quello che non eri.
Non c'è alcuna azione; nessuna possibilità di agire".
Leandro era ipnotizzato dalle sue labbra immobili, che riflesse lo deridevano con queste crude parole. Era infastidito, ma rimaneva immobile, paralizzato.
Continuava a non capire!
Ma continuò ad ascoltare.
"Hai chiuso gli occhi, e hai deciso di cancellare te stesso dalla tua mente..."
Dopo queste parole, l'abbaglio!
Tutto era stato finora una creazione della sua mente, i luoghi, la gente, le cose, il tempo, non esistevano se non per sua pura illusione e immaginazione, anche lui era frutto della sua stessa menzogna.
Provò a ripensare a tutto ciò che era stato, ma nulla riusciva a prendere forma nei suoi ricordi. Si sforzò fin quando non si arrese. Non lo ascoltava più finché udì la paura, finché udì la verità!
"...adesso sei l'immagine morta di te stesso. Le costole inchiodate su questo specchio, non potrai più evitare il teatro degli orrori che ti sta davanti: hai creato un mostro, io! Il tuo Ego reciterà adesso distruggendo il tuo copione".
Leandro sentì un agghiacciante urlo sepolto nel suo petto quando capì l'inutilità dei suoi respiri; la finzione che viveva e un'altra finzione che si spacciava per vera.
Non c'era più niente da fare, si arrese alla desolazione che lo circondava. Leandro era il suo "Alter Ego", ma aveva ucciso entrambi!
Ophelia

 
" Mi odi? Naturale! Sono come tu mi hai costretto a essere... "


E' passato un po' di tempo dai nostri ultimi scambi, ma è sempre un piacere leggerti.
 
Posted by Ophelia on Monday, June 02, 2008 - 8:48 PM
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Ophelia

 
" Mi odi? Naturale! Sono come tu mi hai costretto a essere... "


E' passato un po' di tempo dai nostri ultimi scambi, ma è sempre un piacere leggerti.
 
Posted by Ophelia on Monday, June 02, 2008 - 8:49 PM
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