Un paese in crisi, frutto di una società civile allo sbando. Questo è il vero risultato delle elezioni politiche appena concluse.
Milioni di italiani ancora una volta hanno preferito rifugiarsi in un'illusione piuttosto che cercare di capire la realtà che li circonda e cosa questa comporta. Un popolo che si è scoperto abituato ad una Democrazia Minore e che non pone più al centro della sua organizzazione civile valori che dovrebbero essere fondanti di un corpo sociale plurale e moderno.
La disillusione e lo sconforto per una classe politica elefantiaca e autoreferenziale hanno prodotto paura più che rivolta, concedendo ai gruppi che fanno leva sui più bassi istinti (e dunque sul potere persuasivo della stessa paura) una facile vittoria.
Il clima che aleggiava nel paese ha messo in evidenza, tramite questa tornata elettorale, i peggiori difetti e i più grandi limiti di questa nazione.
In Primis ha mostrato quanto ancora sia grande il gap di sentimento democratico che ci separa dal resto del mondo occidentale. Difatti la grande maggioranza dei nostri concittadini non ha dato assolutamente peso all'obnubilazione del normale regime democratico del nostro paese avvenuta nei cinque anni del precedente governo Berlusconi. Non ha creduto rilevanti il dominio dei Media, le epurazioni bulgare, le leggi ad personam per favorire se stesso e i suoi amici nei confronti di chi li indagava. Non hanno pesato i condoni edilizi e fiscali atti a rendere più semplici le furberie e le truffe ai danni dello Stato. A nulla son servite le acclarate connivenze mafiose, la solidarietà con pluripregiudicati, le condanne di Dell'Utri. Non è servito neanche l'evidente spirito antilegalitario del prossimo Premier, si è ritenuto normale che un cittadino candidato ad una tale carica riversasse fango su tutte le istituzioni democratiche a partire dalla magistratura. Anzi questo modo di agire ha risvegliato le simpatie dei più, permettendo a Berlusconi di distorcere nel sentire comune il rapporto con tali istituzioni, oggi infatti anche degli accusati per omicidio si rifugiano nel "processo politico"e chiedono di cambiare sede per legittimo sospetto sulla Corte Giudicante.
Non mi soffermo poi sui conflitti di interessi di un uomo che ha le mani pesantemente coinvolte in ogni parte produttiva del paese, dalle banche all'edilizia, dalle assicurazioni alle tv passando per i giornali e ogni altro ramo importante dell'economia nazionale. Ma questo avevamo gia capito che non ci interessava.
Il trauma che ho subito il 13 e 14 aprile non è dovuto alla vittoria della Destra, cosa che in un qualunque paese sarebbe normale e giusto accettare, ma al fatto che il paese si è dimostrato chiuso in se stesso, pronto ad essere affabulato, e che ha accettato certi comportamenti come normali e in fondo anche giusti, sono stato colpito dal fatto che ancora una volta l'Italia ha gridato ad alta voce di stimare come prime qualità la furbizia, la capacità di sfangarla e di poter dire "si…vi ho fregato tutti".
Abbiamo perso l'ennesima occasione di divenire un vero stato, siamo ancora legati a particolarismi e buffonerie, preferiamo un uomo che fa le corna nelle foto ufficiali, che viene preso a buffetti sulla testa dai colleghi europei, perchè alla fine almeno ci fa ridere. Ognuno è chiuso nei suoi bisogni e farebbe di tutto pur di ottenerli, preferibilmente a scapito degli altri. Un tempo Ludovico il Moro chiamava i Francesi ad invadere l'Italia per il suo tornaconto e contro gli altri principati, oggi Berlusconi vuole vendicare quell'affronto e caccia Air France da Alitalia per suo tornaconto elettorale e per un campanilismo che ricorda l'italia preunitaria, Malpensa e i voti della Lega valgono il tracollo del vettore di Bandiera.
E il problema è sempre questo, manca poco alla ricorrenza dei 150 anni dello stato italiano, ma ancora risentiamo della nostra storia particolaristica e di una nazione che ancora in fondo non si sente tale. Siamo prima di tutto Romani, Napoletani e Milanesi poi italiani, e questo è stato compreso dal nuovo premier, che ha fatto battaglie nordiste al nord e sudiste al sud, che si è alleato con le leghe di tutte le tipologie che ha fatto credere a tutti di essere parte del loro stesso campanile. Siamo una nazione che non da più peso alle idee alla cultura, ad un pensiero alternativo a quello corrente. Il futuro ci minaccia e noi pensiamo di fermarlo chiudendo le finestre, imprecando contro gli immigrati, e votando quattro figli delle montagne che propongono i dazi doganali. Il mondo va avanti, tutto circola, le merci, gli uomini, i capitali, le idee…e noi ci rifugiamo nelle vestigia del pensiero autarchico di matrice fascista, abbiamo formazioni politiche che esortano a comprare solo italiano, quando lo stesso significato di stato nazione è messo in discussione, e diviene sempre più evidente la necessità dell'Europa come patria. Siamo arretrati, antichi, un chiaro riflesso della gerontocrazia che governa silenziosamente questo paese. Scompare la sinistra, e in fin dei conti è giusto, non può resistere all'urto della modernità qualcosa di tenacemente legato a pensieri ottocenteschi, forse capiranno che questo è un altro secolo, un secolo in cui la lotta non può più essere ideologica. Deve essere Etica. Forse capirà che questa è l'unica battaglia che possa nuovamente qualificare un vero pensiero di "sinistra". E' questa l'unica forza propulsiva che possa dare credito ad un pensiero che renda attuale il vecchio concetto di proletariato, l'unico modo per combattere a favore degli ultimi è cercare di dar vita ad una nuova Etica.
Avevo iniziato questa mia digressione prima dei ballottaggi, mi ero fermato proprio al capoverso precedente ed è triste constatare come la seconda tornata elettorale abbia soltanto confermato cio di cui parlavo, specialmente il risultato della Capitale, la mia città. E' proprio qui che si sono evidenziati gli orrori dei vincenti e le povertà degli sconfitti. Ed è dai primi che voglio cominciare, dai vincenti, da chi in questo momento gongola felice di un risultato del quale non ha capito la pericolosità. Da quei poveri cristi aggrappati alle scale del Campidoglio con il braccio fascistamente teso, i tricolori al vento e le grida "Roma Libera!", quasi uno sfregio questo motto, in bocca a dei dementi che credono d'esser fascisti a pochi giorni dal 25 Aprile. Beh la vittoria di questa gente è la dimostrazione della nostra mediocrità, sono il chiaro esempio di un voto fatto a promesse irricevibili e impronunciabili. Loro ora pensano di liberarsi dei rumeni senza sapere che essendo ormai cittadini europei non potranno essere cacciati dal loro nuovo podestà. Credono davvero che il loro ducetto di quartiere potrà allontanare tutti i clandestini dalla città, senza avere la benche minima idea di cosa significhi, pensano forse che sarà lui a pagare i voli per i rimpatri….soprattutto ora che Alitalia declina verso l'inarrestabile fallimento. Sono davvero convinti che con la spranghetta magica i campi nomadi diverranno un ricordo. Giovani in volto e perennemente arcaici nella mente. Un voto sulla sicurezza si è detto, un voto paradossale aggiungo io, in quella che ovunque è considerata la metropoli più sicura e tranquilla del mondo, sono bastate due notizie di stupro al tg per rinfocolare vecchie tensioni…non è importante che nel mondo reale 8 stupri su 10 siano consumati tra le mura domestiche. Un voto paradossale confermo, considerando che la sicurezza è di certo un problema che deve e può essere gestito principalmente dal Ministero dell'Interno. Ma a loro basta cosi…basta credere che con un piccolo repubblichino tutto sarà più chiaro…manganellate a chi sbaglia….ma alla fine come al solito il risultato della politica della destra forcaiola sarà rivolto a quattro poveracci che finiranno incastrati….a loro non importa se i veri criminali, i colletti bianchi alla Tanzi e Cragnotti che mandano sul lastrico migliaia di persone ora saranno al potere…i crimini sul libro contabile sono troppo al di la della loro capacità cognitiva…è sicuramente un problema sociale più grave il marocchino che cerca di lavargli il vetro al semaforo.
Voglio riportare per intero il commento di Bossi alla vittoria di Alemanno, veramente credo che da solo basti a far comprendere quale assurda e grottesca visione della realtà abbiano questi signori, dice il Senatur "Roma era circondata da Campi Nomadi ed è da li che parte la droga per la città, ora finirà tutto"….eh gia il traffico internazionale di stupefacenti è notoriamente in mano ai nomadi del centroitalia…poveraccio…se non dovesse presto essere ministro della mia Repubblica mi farebbe solo pena.
Ma se la nostra Destra provinciale, bigotta e fascistoide fa paura, la nostra sinistra fa più schifo che spavento per parafrasare il signor G. E la gestione della campagna elettorale romana ha del paradossale. Mentre Veltroni si affannava a proclamare che era qui per portare il nuovo nel belpaese, a Roma si candidava Rutelli, un vero volto nuovo, una candidatura che ha fatto pensare ad una nomenklatura vecchio stampo capace solo di rigenerarsi e riprodursi a gettito continuo, una candidatura che ha fatto trapelare il senso di un sistema di potere inattaccabile, totalmente distante dalle persone e dedito alla sua continua perpetuazione. Un volto che a Roma aveva perso ogni appeal e che era detestato da quella parte di popolo della sinistra che vedeva in lui i vizi di una continua vicinanza e connivenza con le alte sfere vaticane, un personaggio che sembrava voler completare l'unico risultato ottenuto dal PD, la distruzione della sinistra radicale. Solo Rutelli poteva perdere 20 punti percentuali rispetto alle ultime comunali.
Ora parlano di riflessione seria, forse riusciranno a capire che per fortuna (o purtroppo) i loro elettori non sono come quelli del PDL, hanno generato un partito senza anima, senza idee, che si è affermato solo come portatore di istanze riformiste, ma che in realtà vuoto di una sua realtà ideologica non poteva rappresentare un bacino elettorale che nella sua esperienza storica era sempre stato fortemente ideologizzato, chiedevo fortemente di sentire un pensiero politicamente compiuto che non è mai arrivato…forse ora si spremeranno le meningi per trovarlo.
E nel frattempo? Saremo qui a vivere cinque anni duri, all'insegna del motto guzzantesco pronunciato dal fantastico Don Pizarro…"seee la televisione, tanto oggi affermo domani smentisco e tra cinque giorni se lo so dimenticato tutti." La sintesi perfetta del registro politico berlusconiano.
Io intanto, mi sto informando sul diritto d'asilo nei paesi europei; ho voglia di un gesto dimostrativo, voglio ufficialmente e legalmente chiedere asilo politico ai paesi più civili del nostro continente….e credo anche di avere buone chance di ottenerlo…non si sa mai.