Intervista
sui Singing Dogs e Primitive Records pubblicata dalla rivista abruzzese
"MENTE LOCALE"#6 gennaio 2008 a cura di Manwell Graziani.
Come
tutte le piccole Regioni di frontiera, a cavallo tra sud e nord, il
nostro Abruzzo (forte e gentile, paesani… non scordiamolo!) è sempre
stato in balia delle mode musicali alternative. Lasciando da parte i
generi “strutturati” tipo metal e hardcore o realtà oramai ben definite
(alcuni promoter, etichette e gruppi storici), per il resto sembra di
essere sempre in equilibrio precario su un Tagadà, vale a dire
sballottati da una sponda all’altra e risucchiati dal genere che tira.
Con tutto il rispetto che posso avere per giovani rocker che ci danno
dentro su un palco, è mai possibile che siamo più conosciuti per le
cover band di Franz Ferdinand e Strokes piuttosto che per gruppi di
base con un repertorio originale? Ciò dovrebbe farci pensare, a tutti i
livelli: appassionati, scribacchini, musicisti, promoter, gestori di
locali. Poi, magari, organizzare un incontro, inginocchiarci in circolo
e frustarci vicendevolmente fino a procurarci piaghe sulla schiena. In
attesa di sapere data e luogo di questa penitenza collet(alterna)tiva,
sarebbe opportuno andare a scovare quei gruppi e gruppetti che se ne
infischiano delle mode del momento e vanno avanti a testa bassa senza
fare compromessi con la propria anima. Per esempio approfondire la
conoscenza di Alessio Cretoni e dei suoi Singing Dogs,
band di “punk” molto virgolettato, dotata di arrembante furia
iconoclasta targata ’77 a mollo in una pozzanghera di bassa fedeltà,
mentre un temporale bluesy rende l’acqua ancor più torbida.

Incontro
Alessio a casa sua, ad Alba Adriatica, durante un pomeriggio
pre-natalizio infestato da luminarie di cattivo gusto ed una pletora di
orribili babbi natale appesi ai balconi. Fuori fa un freddo che
squarcia le nocche delle mani, dentro un caldo simil africano rende
paonazzi all’istante. In sala noto una specie di volta rivestita di
legno tipo baita di montagna. Strano. E pensare che siamo a meno di
cento metri dal mare! Nonostante conosca Alessio da un po’, non ho la
più pallida idea di quanti anni abbia e di come sia rimasto invischiato
nelle pieghe più nascoste del punk’n’roll. “
Ho 31 anni, ma puoi scrivere 22 che fa più giovane!” Le mie gote infuocate si gonfiano dal ridere. “
Da
adolescente ho iniziato ad ascoltare i Sex Pistols che mi hanno fatto
scoprire certi suoni per la prima volta, cambiandomi la vita… da lì
sono passato a Ramones, Clash, insomma ai classici gruppi punk… poi,
durante i pomeriggi passati a casa di Gabriele (il boss della Goodbye Boozy Recs, ndi)
ho
scoperto i Rip Offs, i Mummies di cui conservo gelosamente i singoli.
Parliamo di 10 anni fa quando ancora non si usavano le e-mail e si
aspettavano le lettere cartacee, i pezzi di carta… per dire, quando è
uscito il nostro primo 7”, la Ken Rock m’ha mandato una lettera scritta
sul retro copertina di un disco dei Take That: sui volti della boy band
c’erano disegnati i baffetti alla Hitler.
Trovandoci
ad uno sputo dal negozio di dischi Erre Disco Effe, che per il
sottoscritto ha rappresentato nella seconda metà degli ‘80 la prima
educazione musicale, chiedo se anche Alessio si è fatto le ossa in quel
meraviglioso punto di ritrovo del rock obliquo. “Ero troppo piccolo allora… quando ho iniziato a frequentare il negozio Rino (uno dei commessi con più cultura musicale del pianeta, ndi) se
ne era già andato, ma ho respirato un po’ quella aria tra cugini,
fratelli e amici più grandi appassionati della scena dark tipo Joy
Division e Throbbing Gristle. Tuttavia mi sono fatto le ossa più a
Giulianova dove c’erano dei ragazzi con i miei stessi gusti. Nei primi
anni ’90 ho formato un gruppo assieme a Luigi dei Transex, che cantava
in italiano, ci chiamavamo Marzapunk. Poi a metà anni ‘90 ci sono stati
i Creptones, due chitarre e una ragazza di Alba alla batteria, eravamo
totalmente incapaci di suonare.”
I
Singing Dogs sono nati nel 2000 e le cose si sono fatte un po’ più
serie, solo un po’ in verità. Prima che scoppiasse a livello planetario
la moda dei duo, trainata dai White Stripes, nella profondissima
provincia dell’impero due ragazzi come tanti stavano precorrendo i
tempi senza saperlo, almeno in Italia. “Il nome lo abbiamo preso
dai New Bomb Turks che, all’uscita del loro primo disco
“!!Destroy-Oh-Boy!!”, si definirono appunto Singing Dogs… quella
definizione mi piacque subito… abbiamo iniziato come duo, ispirandoci
soprattutto agli Oblivians e ai gruppi della Rip Off Records come The
Statics. Ai tempi non conoscevo neanche i Bassholes (immenso duo americano che ha influenzato i White Stripes, ndi), la scelta di rimanere in due è stata una necessità non una scelta, chiunque provavamo non andava bene.”
Chiudersi in un garage a rigirare come un calzino cinquant’anni di
r’n’r ha dato i suoi frutti. Evidentemente, seppur sgualcita
all’inverosimile, la stoffa c’era. In meno di due anni i Singing Dogs
hanno pubblicato quattro 45 giri per le migliori etichette di genere
europee. “Registrammo il primo demo con otto pezzi, quattro
sono andati a finire sul singolo della svedese Ken Rock… ero
felicissimo, quasi da non crederci. Come ti dicevo prima, comunicavamo
ancora tramite lettera quindi i tempi sono stati più lunghi di ora che
con internet e myspace è tutto più immediato. Dopo circa un mese
dall’uscita del singolo mi chiamò il tipo dell’etichetta tedesca
P.Trash che era interessato a farci un singolo. Gli altri 4 pezzi del
demo sono finiti appunto sul nostro secondo singolo edito dalla label
tedesca. Poi è stata una catena… mi ha contattato la Lo-Fi Records su
cui è uscito il nostro terzo singolo e poi il nostro quarto e ultimo
singolo ancora con la P.Trash. Gli ultimi due 7 pollici li abbiamo
fatti come trio, perché nel frattempo avevamo trovato un bassista.
Pensa che la P.Trash voleva farci fare un LP però all’epoca non avevamo
i pezzi pronti, il bassista era uscito dalla band e così via. I nuovi
pezzi registrati non ci soddisfacevano perché gli studi di registrazione quaggiù tendono a fare cose troppo professionali, che non servono specialmente per un gruppo come il nostro.”
Nel
2004, proprio nel momento più favorevole, i Singing Dogs sono andati in
stand by. E ciò la dice lunga sull’attitudine del gruppo. “Dopo
l’ultimo singolo abbiamo provato con un altro chitarrista… addirittura
il batterista, Gabriele, s’è messo al basso e abbiamo inserito un nuovo
batterista ma non è andata… è un fatto di attitudine, se si perde lo
spirito iniziale non ti obbliga nessuno a continuare: questi sono stati
i motivi dello stop. Da un po’ abbiamo ripreso io e Gabriele dicendo
“vaffanculo”, abbiamo iniziato in due e così possiamo continuare. Come
all’inizio è una necessità non una scelta. Faccio per dire: se
trovassimo una ragazza che viene a cantare, lascerei senz’altro il
microfono a lei, oppure una bassista, magari! A fine novembre abbiamo
suonato a Bologna, il primo febbraio suoneremo all’Orange di Pescara,
insomma siamo di nuovo attivi a tutti gli effetti. Non abbiamo
intenzione di registrare nuovo materiale a breve, adesso ci interessa
provare e suonare il più possibile.”
La rinascita dei Cani Cantanti è coincisa con la creazione dell’etichetta discografica Primitive Records,
a dimostrazione che quando si vende l’anima ad un diavolo vestito di
pelle nera e col ghigno di Screamin’ Jay Hawkins stampato in faccia, è
alquanto difficile riaverla indietro.

Il
primo e finora unico parto discografico griffato Primitive è il long
playing “Sick of Being Sick”, album in rigoroso vinile che raccoglie il
meglio/peggio del trash-garage-punk-rock and roll italico. “L’etichetta
l’ho messa su assieme ad un mio amico di Giulianova che lavora e vive a
Bologna. Io avevo ripreso a suonare, lui per un periodo è tornato
quaggiù, ci siamo rincontrati e, non avendo nulla da fare, c’è venuta
in mente questa pazzia. L’idea è quella delle autoproduzioni di primi
anni ’80, delle compilation Killed By Death, di dare voce alla Blank
Generation (chi bazzica il punk capirà!, ndi). Nella
gestione ci siamo divisi i compiti: io mi occupo più della
distribuzione, lui dei suoni e della parte legale… volevamo
semplicemente fare una cosa che parlasse di noi, non ci interessava
un’etichetta classica, tant’è che i distributori ci stanno chiedendo
quali saranno le prossime uscite ma noi non sappiamo se e quando uscirà
il secondo volume. Oltre che nei Singing Dogs suono anche negli Yobs e
nei Gang of Saints, band nate e morte in brevissimo tempo… ci sono
molti gruppi dell’area bolognese come Tunas, Signorine Taytituc, Jack
& The Themselves perché il mio socio ha contatti lassù. Per il
resto abbiamo semplicemente scelto i gruppi che ci piacciono, senza
criteri particolari, prediligendo chi aveva fatto poco o era
ingiustamente poco considerato, ad ogni band abbiamo chiesto due pezzi
inediti proprio per avere un margine di scelta… i miei preferiti sono
Tunas, Movie Star Junkies e il folle one man band veneto Wasted Pido.”
Nel
2007, in occasione del trentennale del punk, sono uscite nel Belpaese
un altro paio di compilation a tema. Dischi certamente validi, ma su
cui incombe l’ombra del grande fratello marketing. Non è il caso di
“Sick of Being Sick” che, a ben vedere, si chiude proprio con un pezzo
dell’ospite Sonny Vincent: un vero eroe del punk americano degli anni
’70 che ha collaborato con membri di Velvet Underground, Stooges, Sonic
Youth, Damned, Television e pochi anni fa, si è tolto lo sfizio di
incidere un disco con un tal Jimmy Page. “Che la
compilation sia uscita a 30 anni dalla nascita del punk è solo una
coincidenza, non c’è stato nulla di studiato. Soltanto sul titolo
abbiamo ragionato un po’, “Nauseato di essere nauseato” riflette la
realtà nella quale viviamo, volevamo dare risalto a gruppi validi che
si disinteressano totalmente del commercio e del consenso a tutti i
costi… Sonny Vincent ne è un esempio, lo abbiamo sempre stimato così
abbiamo provato a contattarlo tramite myspace: lui è un grande,
nell’arco di una settimana ci ha mandato due pezzi e un pacco di sue
vecchie foto, mentre alcuni gruppi italiani se la sono tirata… pazzesco!”
La
chiacchierata volge al termine. Mi abbottono l’Eskimo fin sotto al
mento nella speranza di non ritrovare due pinguini appollaiati nella
mia vecchia Toyota e chiedo ad Alessio come si sta nella nicchia della
nicchia, per di più in un posto di provincia come questo. La sua
lapidaria risposta la sottoscrivo in pieno, alla faccia di tutti gli
pseudo artisti locali che ritengono frustrante per la loro (presunta)
attività culturale vivere nella terra del parrozzo e degli arrosticini.
“
Si sta bene… la vivo come una cosa positiva perché, non
avendo tutti ‘sti gran svaghi, ti puoi concentrare sulle tue cose senza
problemi. E poi i Singing Dogs così come l’etichetta sono nati e vanno
avanti per puro piacere, non sono le priorità delle nostre vite. A noi ha spinto la noia, e va bene così.”