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Luigi Tenco



Last Updated: 1/23/2009

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Signup Date: 1/13/2007
Friday, July 20, 2007 
Quest'oggi apre l'Isola in collina, manifestazione dedicata alla memoria di Luigi Tenco, cantautore nato sulle nostre colline. Ricaldone, come ogni anni, dedica alla sua figura e ai temi delle sue canzoni una serie di eventi per riflettere ma anche per ascoltare buona musica d'autore.

Giornal per l'occasione aveva indetto un piccolo concorso in cui si mettevano in palio due biglietti per la serata di sabato 21, con Mauto Pagani e Morgan, in cambio di una riflessione, un pensiero su Luigi Tenco.

Tra i contributi che soono stati inviati la scelta cade ad esempio su quello di Renzo Zannardi di Milano, che riportiamo:

Vi allego questa mia riflessione fatta sul pezzo di Luigi ("Cara Maestra"). Ritengo questa canzone un'opera "storicamente" molto importante, perché pubblicata prima delle canzoni di protesta di Dylan e Beaz.

Ho scelto di inviarvi questa riflessione personale perché, visto il cast degli artisti presenti, è facile prevedere la presenza di molti giovani. Vorrei far capire a questi ragazzi che le libertà, che oggi godiamo, non sono affatto scontate e neppure garantite per sempre. Vorrei che capissero che anche le libertà espressive, presenti nelle canzoni attuali hanno padri e madri (frutto di dure lotte e prezzi pagati).

Inoltre mi piacerebbe far loro capire che dobbiamo sempre saper contestualizzare le opere che ascoltiamo, se lo facciamo, capiremo tutti che Luigi è stao il più grande in assoluto, un vero apripiste, un grandissimo innovatore culturale. Infatti, scrisse le sue opere in un momento storico-culturale molto, molto, molto difficile.

"Cara Maestra"

"Sembra incredibile ma nei meravigliosi anni Sessanta io conobbi Tenco. Ebbi la fortuna di ascoltare "Cara Maestra" grazie a Paolo, un amico di un mio cugino. Il disco circolava quasi clandestinamente, di mano in mano, era il primo LP di Tenco e conteneva anche questa canzone: libertaria, ironica, molto semplice, che denunciava e criticava l'incoerenza delle istituzioni.

Il disco, dopo l'uscita della prima tiratura, fu subito censurato e Luigi escluso dalla diffusione RAI per circa due anni consecutivi, anche con tutte le altre sue opere (voglio ricordare che in quei meravigliosi anni Sessanta esisteva un solo canale Rai e nessuna televisione né radio privata).

Quando ascoltai "Cara Maestra fui molto turbato e colpito, perché quella canzone diceva le cose che quotidianamente pensavo, ma che pubblicamente non avrei mai avuto il coraggio di sostenere.

In quei meravigliosi anni Sessanta, noi maschietti portavamo i capelli a spazzola (come i militari), avevamo il vestito per i giorni feriali e quello per i festivi: alla festa era d'obbligo il vestito grigio con fazzolettino nel taschino e la cravattina (o farfallina) elasticizzata di color grigio perla.

La domenica era quasi obbligatorio andare all'oratorio, con il rito della tessera oratoriale da bucare. Noi maschi andavamo a scuola con la divisa nera, con il colletto bianco rigido e un bel fiocco azzurro, sulla manica sinistra della blusa, ben cuciti e in bella mostra, portavamo i numeri romani della classe d'appartenenza; naturalmente le classi erano severamente divise tra maschili e femminili, le femmine erano vestite con grembiulino bianco e fiocco rosa.

Se qualcuno disturbava, la maestra, lo metteva in castigo dietro la lavagna, altre volte le faceva allungare le mani sul banco e le picchiava più volte con la bacchetta.

Quando entrava in classe il Direttore, (o altra autorità) il capoclasse aveva l'ordine di lanciare l'attenti! (Tutti in piedi) Quando ci si muoveva, negli spazi collettivi, si marciava in fila per due e rigorosamente in ordine d'altezza.

Le vacanze le passavamo presso le colonie elioterapiche, che erano ancora in piena efficienza, molto spesso gestite da suore con abiti neri che normalmente ci censuravano la corrispondenza, obbligatorio era l'uso di cartoline postali aperte, tutti i giorni ci facevano fare alzatacce per partecipare alla Santa Messa e subito dopo tutti insieme a cantare una canzoncina patriottica, durante il rito dell'alza o ammaina bandiera.

Le chiese - come descrive Tenco - erano piene di tende d'oro e marmi colorati, frutto di donazioni e lasciti per grazie ricevute, i parroci erano sempre indaffarati a portare qualche Madonna Pellegrina in processione.

Il cinema, molto spesso era quello dell'Oratorio, con i baci tagliati come nel film "Nuovo Cinema Paradiso".

La politica era quella paternalistica, dei ministri o dei sindaci (vincere o morire!), delle continue inaugurazioni (tagli di nastri tricolori da parte di politici con fasce tricolori) alla presenza di una nutrita schiera d'autorità militari, civili e religiose.

In quel clima culturale "Cara Maestra" fu, per me, devastante. Luigi con quelle tre semplici strofe mi diede, e ci diede, voce, mi fece capire che la mia voglia di ribellione, che mi pervadeva corpo e mente, era legittima;

trovai finalmente il mezzo per parlarne con il mio compagno di banco e scoprii che anche lui pensava le stesse cose, parlando con gli altri compagni scoprimmo che quasi tutti pensavamo le stesse cose, ma non osavamo dirlo per paura d'essere giudicati diversi o cattivi e temevamo le dure punizioni.

Credo che la guerra del Vietnam e la Beat-Generation, insieme a cantautori impegnati come Luigi Tenco, diedero alla mia generazione la consapevolezza che opporci a questo modello culturale era giusto e doveroso, forse la ribellione era solo incubata e iniziò proprio così il movimento dei giovani contestatori italiani che poi sfociò nel sessantotto politico e purtroppo con tutto il resto.

Ecco perché Cara Maestra è la canzone che mi fatto scoprire Tenco e mi ha cambiato la vita!"