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Last Updated: 9/23/2009

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Monday, August 25, 2008 



The Double Life of Murphy O'Donnell 

Liberamente ispirato a Act Without Words II di Samuel Beckett.

 

Murphy O'Donnell è un uomo normale. Un uomo che rappresenta non senza contraddizioni la sua appartenenza al genere umano, in un continuum spazio-temporale alquanto controverso. La sua vita potrebbe essere paragonata a quella di milioni di esseri umani che tirano a campare districandosi attraverso la selva mediatico-industriale della città moderna. Come ogni essere umano è costretto, ogni giorno, ad affrontare i quotidiani gesti della vita.

Qui l'equilibrio interno di Murphy O'Donnell comincia a vacillare. È un uomo fragile e, avendo il fardello di rappresentare la natura umana in tutta la sua nuda crudezza, comincia a manifestare segni di squilibrio. La ripetizione all'infinito dei gesti di una vita protratta sino alla morte nella medesima maniera mette in atto un meccanismo di sdoppiamento, oltre che della personalità, della fisionomia di Murphy O'Donnell. Lo stesso stimolo esterno 'sveglia' un Murphy che presenta segni particolari molto differenti a seconda delle occasioni: un chiaro sintomo di schizofrenia acuta pervade l'atmosfera dei suoi risvegli. Echi di Dottor Jeckyll e Mr Hyde, in questo caso senza la partecipazione a nessun tipo di esperimento chimico. Il tutto da imputarsi totalmente all'aver vissuto la vita in un frangente poco fortunato,  la civile società del XXI secolo.

In un scenario abbacinato da una forte luce bianca, si svolge la (doppia) vita del nostro eroe: senza orpelli stilistici, la quotidianità dei gesti viene portata sul palco, con una colonna sonora originale, improvvisata al momento da un insolito ensemble musicale. Batteria, percussioni, sintetizzatori analogici, una sezione fiati composta da: sax baritono, sax alto, tromba e clarinetti, vanno a tessere una trama sonora che fa non solo da cornice, ma anche da contrappunto al lavoro attoriale. Atmosfere ora oniriche, psichedeliche, languide, ora tese, caotiche, lussureggianti, creano un unicum in cui attori e musica diventano inscindibilmente legati l'uno all'altro.

Lo sdoppiamento si esplicita in un'attitudine diametralmente in opposizione nelle giornate di Murphy. L'opera viene sviluppata in maniera circolare, alternando, come una sorta di fase lunare, le vite di Murphy. Se all'apparenza l'attitudine alla vita del personaggio nelle sue sfaccettaure possa sembrare (ed in effetti è) in chiara opposizione, resta di fondo una sensazione di forte caratterizzazione, un'appartenenza ad una matrice comune, un'istanza che non lascia scampo a mezze misure. Il Murphy che si presenta per primo è una persona lenta, svogliata, ipocondriaca, che reagisce agli stimoli esterni con una calma malata, al limite della depressione.

L'altra faccia di Murphy sembra stare agli antipodi di quanto detto sopra: debitamente pungolato, il nostro secondo Murphy rivela il suo carattere. Rapido, brusco, preciso, l'unica caratteristica in comune con il suo alter sembra essere solo una propensione naturale (ovviamente con altri presupposti) alla dipendenza fisica dalle carote.

L'azione si conclude con una logica lampante, quasi spietata: la ripetitività dei gesti quotidiani è elevata all'ennesima potenza dal ritorno in scena del primo Murphy, a significare l'inevitabile. Non c'è scampo alla ripetizione all'infinito di gesti che poco a poco vanno ad alienare la vita dell'uomo moderno. Una voluta forzatura di un concetto che nasce all'inizio del secolo XX, quando sembra che la tecnologia, e la società tecno-mediatica, possa essere considerata solamente un bene per l'umanità. Il trait d'union dei due personaggi è in ogni caso l'essere rappresentanti di una patologia mentale: l'uno e l'altro 'vivono' in funzione di loro stessi, negare una parte significherebbe, inevitabilmente, negare il tutto. Come uno abbia il bisogno di assumere pillole in maniera costante, quanto l'altro abbia la necessità di controllare nervosamente il grosso orologio a cipolla che porta appresso, fa parte di un disegno scritto a priori, una sorta di sovrastruttura che Murphy, non consciamente, segue, ad ogni scoccata del pungolo.

(A.C.)

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