Negli anni immediatamente precedenti al 68, la musica e la cultura per me era "beat". Suonavo in un "complesso" e scrivevo canzoni "di blanda protesta" senza avere nessun fine se non il divertimento. Ero affascinato anche da quei giovani cantautori Italiani come Paoli, Bindi e Tenco che mi trasmettevano qualcosa di nuovo e particolare.. L'arrivo del 68 mi portò a lasciare tutto e ad occuparmi di "politica" e naturalmente la musica cambiò… La canzone popolare , Roberto Leydi, Dario Fo, Ivan Della Mea entrarono prepotentemente nelle mie vene. Nel grande frullatore degli anni 70 tutti questi ingredienti si fusero in una musica molto personale, dove si possono ritrovare tutti gli ingredienti di quella stagione fantastica. Una musica profondamente italiana, dove la melodia è sempre fortemente presente , ma dove gli echi del beat, del rock e del folk gli offrono un mondo nuovo dove risuonare.
Una riflessione nel quarantennale del 68 mi ha portato a realizzare lo spettacolo
Graffiti Italiani - Spettacolo "synkretiko" tra musica e storie (1968- 1978) che ha debuttato a Milano al teatro Verdi.
Un racconto in prima persona della vita, delle esperienze e delle metamorfosi di un giovane nel decennio che ha cambiato la storia e il costume.
Una visione soggettiva e musicale di un periodo che proprio della soggettività e della musica ha fatto il proprio centro di gravità.
"Grande Storia" e "frammenti minimalisti" in un cocktail sorprendente, apparentemente contraddittorio, molto "Synkretiko"… come la mia vita.