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Teatro Forsennato

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Last Updated: 10/28/2009

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Friday, November 16, 2007 

Improvvisando Makilè..:NAMESPACE PREFIX = O />
Intervista a Dario Aggioli

Come nasce "Makilé"?
Ha una nascita abbastanza strana… Abbiamo organizzato una manifestazione che si chiamava Estemporalia, dove univamo all'improvviso degli attori, dei musicisti, dei lettori e degli scrittori, che non si erano conosciuti e improvvisavano per la prima volta sul palco.
Per aprire questa rassegna avevo due musicisti con cui lavoravo; ho scritto un canovaccio tre ore prima di andare in scena e glielo dato lì davanti. Prima, infatti, Makilé era un ragazzino. E l'ho fatto io in una sera, poi ho visto che il pubblico aveva risposto bene a questa improvvisazione spontanea e allora abbiamo messo su un'improvvisazione teatrale - cioè su canovaccio - vera e propria e l'ho proposta a Stefania che è la prima attrice della compagnia.

Volevamo sapere com'è costruito lo spettacolo nello specifico e quanto c'è d'improvvisato…
Il canovaccio è di quattro pagine e così è rimasto. Per me il testo teatrale non è una cosa scritta, è un insieme di cose. Ci sono i movimenti scenici, i momenti musicali, una sensazione musicale… Ad esempio quella marcia funebre che nasce dallo studio della marcia nuziale, è nata all'improvviso perché io ho detto mi piacerebbe che qui ci fosse una marcia funebre che sembra un matrimonio e loro l'hanno fatta subito e da lì di volta in volta cambia. Poi, all'interno del testo teatrale ci sono anche profumi, sapori. Stavolta con i profumi abbiamo un po' sbagliato, dovevamo usare un'essenza invece che la cannella, infatti molti non l'hanno sentito. Poi i sapori in questo caso c'erano le caramelle. E, infine, c'è l'esperienza tattile che alcuni spettatori hanno avuto: baci, carezze…

Come viene coordinato il rapporto tra i musicisti e l'attrice?
Come tra due attori che improvvisano. Allo stesso modo. Come due musicisti che improvvisano. Si devono accordare su varie cose: su ritmo, armonia, melodia, velocità. Poi i sapori, i profumi: molto spesso se chiedo una cosa a un musicista non è detto che sia un'armonia, una melodia, magari gli chiedo di darmi il profumo di un certo momento, poi lui lo esprime… Poi sono molto liberi perché io come regista sono uno che spazza, che leva via le cose in più, che unisce l'idea di un musicista con l'idea di un altro musicista e leva quello che nell'abbinamento è superfluo.

Come mai la scelta di questo luogo, Corviale?
È nato tutto per caso perché solitamente io parto dai titoli, mi vengono in mente dei titoli e faccio lo spettacolo. In questo caso mi era venuto in mente un altro titolo, totalmente differente, su una fiaba africana. Poi l'animale della favola - non mi ricordo neanche quale mi ero inventato - è diventato il grande serpente e poi mi è venuto in mente che a Roma c'era il Serpentone. Mi sono documentato, chiaramente, ed è cambiata la storia.

Se poi vuoi aggiungere qualcosa…
Da aggiungere c'è che il trio musicale non ha ancora mai lavorato con noi, anche se adesso stiamo preparando dei progetti insieme a loro e sono subentrati in una settimana dal debutto. Prima avevamo un altro musicista, perciò il lavoro è stato fatto solo in quattro prove. Perciò la cosa da aggiungere è un ringraziamento, un ringraziamento a loro che ci hanno, tra virgolette parato il culo.