ALBERI FANTASMA
di Giovanni Monte
VI
Si era quindi involato nel suo velivolo spaziale, fabbricato dopo anni di studi e di fatica. Aveva tenuto il suo progetto segreto per molti anni, lavorando in uno scantinato, sempre attento a non allarmare i vicini o i passanti. Già allora gli uomini lo guardavano con un certo sospetto. Già all’epoca covavano il germe di una trasformazione che lui, il viaggiatore, non riusciva a comprendere. Lo strano essere partì per proteggere quanto avevo di più caro: tutti i sentimenti propri della natura umana, che sentiva ormai a rischio di estinzione. Partiva, quindi, per rimanere ciò che era. Partì con un profondo senso di colpa, come un fuggiasco che ha molte cose da farsi perdonare, e salutando l’umanità dall’oblò del velivolo, con un flebile lumino di speranza seppellito dentro di sé.
Subito dopo, stordito dall’emozione, fece un lungo sonno da cui si alzò frastornato, con il timore di essere caduto in un errore imperdonabile, dal momento che i suoi principi discordavano con la legge valida per tutto il resto dell’umanità! La voce dell’umanità intera contro quella di un misero essere umano! Quante possibilità aveva lui, il viaggiatore, di essere dalla parte della ragione?
“Adesso l’ho capito, bambina, so di avere fatto bene, e oggi in città io sono l’Alieno, per giunta pericoloso!”
La bambina decise di lasciarlo andare, non prima di essersi fatta abbracciare a lungo, ma pochi istanti dopo il viaggiatore era già di ritorno, messo in agitazione da qualcosa. La bambina aveva impiegato pochi secondi ad aprire la porta di ferro. Troppo sconvolta dalla partenza del Signor Uomo, era rimasta chiusa nel seminterrato, al buio, ad aspettare il rumore del velivolo che prendeva il volo.
Gli abitanti della città avevano distrutto l’astronave. Del magnifico aeromobile, costruito in anni di tentativi e di fatica, non rimanevano che i frantumi. Solo la lamiera del boccaporto, con la sua scritta ancora leggibile, conficcata in un basso fossato, era ancora intera, anche se largamente ammaccata. Il vecchio nome del mezzo volante sembrava così esprimere un’aspirazione all’Infinito, la speranza di un’apertura futura alla gioia e alla sensitività.
[continua...]