Tramonto di simboli per cameriere distratte
"Disturbo?", "Assolutamente, anzi…"
con la chitarra sedevo al tavolino,
ultimo cliente non pagante,
lei, grembiule, sistemava
il dehor del Cuba Libre,
niente spiaggia, anche oggi è vento,
forse piove, forse è meglio se sto qui,
pensavo e la ragazza, le foglie sul deohr,
spazzava e salutava timida
abbassando il sorriso scuro
E due parole in circostanza,
quando facevo per andar via
lei usciva a riordinare
per buttare i rimasugli nel cestino come ricordi.
"E beato te, che ora vai a mangiare,
io sto bloccata in questo posto maledetto,
non capisco c'è gente che sta un mese
chiusa in questo angolo di realtà falsata
come un bel sogno, ma come fai?
fuori è il mondo, ma come fai?"
Mi dicevi, e sorridendo chiedevi scusa.
E io mi vergognavo un poco
della mia inutile settimana,
e avrei voluto spiegarle di me
ma non avrebbe capito,
allora in mente tutti i miei discorsi
sui viaggi, e le mie riserve,
le mie abitudini, la mia fantasia affamata,
i miei deserti spazi mentali,
il mio andare lontano guardando soltanto una fetta
di mare o un foglio di carta o una ragazza sconosciuta
e il suo mistero di canto di gabbiano
mettere a posto i tavoli di un bar
scambiando due parole
con un turista un po' meno qualsiasi del solito,
E tanto lei, che parla col mare ogni mattina
aprendo la finestra di casa, come avrebbe potuto capire
il mio bisogno inappagato
di contemplazione di infiniti salmastri
scritto nella mia tempra genetica
di respiratore di gassoso piombo cittadino
ma con atavico bagaglio
di piedi nudi e aromi mediterranei.
Che bella eri Donatella
così semplice e inosservata, che bella
con quegli occhi di lavagna di mare
nell'ora grigioverde dei gabbiani,
quando il sole è ormai un ricordo viola
evaporato dalla curva del mondo
ti sorprendevo che spiavi dai fili neri
sfuggiti alla comodità leggera
di un elastico per capelli, ritiravo Rimbaud
e troppo in fretta già
ti salutavo per l'ultima volta, "Ma come
già parti? che triste quando finisce qualcosa"
Poi due silenzi mescolati nell'ultimo sole
che filtrava nel dehor,
mi guardavi col tramonto nell'occhio destro
e già una notte d'oblio nell'altro,
Poi una luce strana nel viso
rivelando amarezza celata in sorriso
Grazie per quell'ultimo lampo obliquo
di desiderio deluso
E per l'ultima immagine che ho raccolto di te
spazzando il dehor del Cuba Libre, già senza di me
gettando rimasugli nel cestino come i ricordi
dei mille volti passati da quel tavolino.
Come quando le chiesi: "disturbo?"
"Assolutamente, anzi…"
E tutto passa come le foglie sul vento
posate fuori da un bar,
spazzate via da un colpo di scopa
lasciando solo una flebile traccia sfocata.
Distratta cameriera, o meglio,
bruna immagine confusa,
chissà se di me ti rimarrà qualcosa,
io ci ho provato a fotografarlo
questo tramonto di simboli,
ma è parole buttate via
come effimero è il peso
di un ricordo d'addio in più,
inafferrabile come il senso
dell'assurdo incessante irrisolto
potente caldo insistente sbadato
eterno divino soffrire del mare.
DdS