MySpace
myspace music


Dario De Seppo



Last Updated: 11/9/2009

Send Message
Instant Message
Email to a Friend
Subscribe

Status: Single
City: Rivoli
State: Torino
Country: IT
Signup Date: 2/6/2007
Sunday, April 15, 2007 

Tramonto di simboli per cameriere distratte

 

"Disturbo?", "Assolutamente, anzi…"

con la chitarra sedevo al tavolino,
ultimo cliente non pagante,

lei, grembiule, sistemava

il dehor del Cuba Libre,

niente spiaggia, anche oggi è vento,

forse piove, forse è meglio se sto qui,

pensavo e la ragazza, le foglie sul deohr,

spazzava e salutava timida

abbassando il sorriso scuro

E due parole in circostanza,

quando facevo per andar via

lei usciva a riordinare

per buttare i rimasugli nel cestino come ricordi.

"E beato te, che ora vai a mangiare,

io sto bloccata in questo posto maledetto,

non capisco c'è gente che sta un mese

chiusa in questo angolo di realtà falsata

come un bel sogno, ma come fai?

fuori è il mondo, ma come fai?"

Mi dicevi, e sorridendo chiedevi scusa.

E io mi vergognavo un poco

della mia inutile settimana,

e avrei voluto spiegarle di me

ma non avrebbe capito,

allora in mente tutti i miei discorsi

sui viaggi, e le mie riserve,

le mie abitudini, la mia fantasia affamata,

i miei deserti spazi mentali,

il mio andare lontano guardando soltanto una fetta

di mare o un foglio di carta o una ragazza sconosciuta

e il suo mistero di canto di gabbiano

mettere a posto i tavoli di un bar

scambiando due parole

con un turista un po' meno qualsiasi del solito,

E tanto lei, che parla col mare ogni mattina

aprendo la finestra di casa, come avrebbe potuto capire

il mio bisogno inappagato

di contemplazione di infiniti salmastri

scritto nella mia tempra genetica

di respiratore di gassoso piombo cittadino

  ma con atavico bagaglio

di piedi nudi e aromi mediterranei.

Che bella eri Donatella

così semplice e inosservata, che bella

con quegli occhi di lavagna di mare

nell'ora grigioverde dei gabbiani,

quando il sole è ormai un ricordo viola

evaporato dalla curva del mondo

ti sorprendevo che spiavi dai fili neri

sfuggiti alla comodità leggera

di un elastico per capelli, ritiravo Rimbaud

e troppo in fretta già

ti salutavo per l'ultima volta, "Ma come

già parti? che triste quando finisce qualcosa"

Poi due silenzi mescolati nell'ultimo sole

che filtrava nel dehor,

mi guardavi col tramonto nell'occhio destro

e già una notte d'oblio nell'altro,

Poi una luce strana nel viso

rivelando amarezza celata in sorriso

Grazie per quell'ultimo lampo obliquo

di desiderio deluso

E per l'ultima immagine che ho raccolto di te

spazzando il dehor del Cuba Libre, già senza di me

gettando rimasugli nel cestino come i ricordi

dei mille volti passati da quel tavolino.

Come quando le chiesi: "disturbo?"

"Assolutamente, anzi…"

E tutto passa come le foglie sul vento

posate fuori da un bar,

spazzate via da un colpo di scopa

lasciando solo una flebile traccia sfocata.

Distratta cameriera, o meglio,

bruna immagine confusa,

chissà se di me ti rimarrà qualcosa,

io ci ho provato a fotografarlo

questo tramonto di simboli,

ma è parole buttate via

come effimero è il peso

di un ricordo d'addio in più,

inafferrabile come il senso

dell'assurdo incessante irrisolto

potente caldo insistente sbadato

eterno divino soffrire del mare.

 

DdS