CLASSIX METAL N°003 (giugno/luglio '09)

ROCK SOUND MAGAZINE N°130 (maggio '09)
FLASH MAGAZINE (estate '09) NEW!!!VOTO: 85
PER CHI ASCOLTA: Thin Lizzy, Misfits, Glucifer.
Grande ritorno per i Gonzales, band triestina, con già all’attivo un
album ed uno split. Questa volta le cose sono state fatte in grande
“Check Mate” si attesta ai vertici delle uscite Hard Rock italiane in
questo altalenante 2009.
I Nostri ci propongono un Punk’n’roll davvero energico e dinamico, che
pesca a piene mani dai grandi nomi del genere, rimescolandoli con
grande capacità e personalità. In quanto a potenza questo disco è
davvero una bomba! Vi farà saltare e scapocciare dall’inizio alla fine,
grazie ad una manciata di brani coinvolgenti e ben arrangiati. La
tecnica messa in campo è ottima, l’esecuzione pulita e precisa ed anche
la produzione si attesta su ottimi livelli. Da notare l’eccellente
prova del singer, versatile e dotata di un ottimo timbro, caldo ma
aggressivo. Una vera e propria sopresa, anche se in realtà sono in giro
da un po’. L’attitudine è U.S.A. in pieno stile, come ci ricorda la
fantastica cover di “Ring of Fire” del menestrello del country Jhonny
Cash.
Siamo sicuri che i loro live saranno una vera e propria scarica di
adrenalina, dunque non mancate all’appello per il prossimo live e
correte ad ascoltare questa fantastica band nostrana!
COSA FUNZIONA: Grande potenza e melodie azzeccate.
COSA SERVE: Forse un sound un po’ più variegato
EXTRA! MUSIC MAGAZINE (webzine) NEW!!!http://www.xtm.it/DettaglioEmergenti.aspx?ID=9161I Gonzales sembrano una band a cui non
importa veramente nulla di tutto ciò che è figo qui ed ora, suonano e
lasciano le mode e le etichette agli altri.
Facilmente riconducibili
al calderone del rock and roll, riportato in auge dalla Scandinavia (ma
sarà proprio cosi poi?), i ragazzi non la mandano a dire a nessuno, non
usano “celebrismi” alla Tool, non si incartano in intricate
composizioni crimsoniane, no niente di tutto questo. Amano il puro e
catarroso rock and roll fatto di calci in culo, urla, assoli e riff a
iosa.
Le canzoni si assomigliano tutte, partono a razzo, la batteria
pesta, le chitarre macinano riff e la voce arranca disconoscendo
l’utilizzo del diaframma, sempre ammesso che il cantante sappia cosa
sia il diaframma.
Il basso è un propulsore a nafta agricola che una volta partito diventa inarrestabile.
Se
tutto questo vi arreca noia lasciate perdere una band cosi perché al
terzo brano buttereste via il cd insieme al lettore. Se invece il sano
r’n’r fa breccia nei vostri cuori dominati da anni di Motorhead allora “Checkmate” è l’album che fa al caso vostro!
Potete pescare a piene mani dai vari titoli, passando dall’adrenalinica opening track “Nothing To Lose” (titolo esplicativo vero?) alla cavalcata “Fallen” in pieno stile Hellacopters, con intermezzo punteggiante, ed omaggio all’unico “man in black” in arte Johnny Cash, “Ring Of Fire”.
È
una generalizzazione di sicuro ma una band che nel retro della
copertina mostra un lungocrinito componente che indossa la maglietta
dei Thin Lizzy non può tradire le aspettative!!NERD ATTACK MAGAZINE (webzine) NEW!!!/
www.nerdsattack.net/?p=7404Già sentendo solo i primi due pezzi sapevo cosa scrivere di questo disco: fenomenale. I
Gonzales,
provenienti dal nord-est Italia, propongono un rock’n'roll con chiare
influenze punk, tiratissimo, veloce ed arrogante. Tecnicamente
perfetti, canzoni ballabili e molto orecchiabili, ineccepibile
produzione degli Hate Studios. I musicisti, tutti provenienti da
precedenti band già affermate nel circuito punk, sono riusciti a
scrivere un disco che magari non aggiunge nulla di nuovo al rockarolla,
ma che sicuramente si posizione tra le uscite più divertenti che abbia
ascoltato negli ultimi anni. Se dal vivo riescono a rendere quanto in
registrazione credo che questo gruppo farà parlare molto di se anche
fuori dai circuiti underground.
[****]
Andrea Di Fabio
KDCBAIN (webzine Italy) NEW!!!
http://www.kdcobain.it/pagine/recensioni/gonzales.htm
Originari del triveneto, i Gonzales licenziano il loro secondo album
all'insegna del rock'n'roll più infuocato, che parte dagli
Stooges per arrivare ai più moderni Hellacopters. "Check
Mate" continua quel discorso iniziato col precedente disco
dove la voce marcia del cantante incontra l'energia dei riff di
chitarra davvero trascinanti. Si parte in quarta con "Nothing
to lose" per poi buttare benzina sul fuoco con l'incendiaria
"Heaven gone wrong". Il garage anni 60' si fonde in molti
brani con il punk dei Dead Boys confezionando una miscela esplosiva
di sano rock.
"Check mate" non si dimentica neanche di omaggiare il
passato con la scoppiettante cover di "Ring of fire" di
Johnny Cash. Pezzi veloci, corti e frenetici racchiudono in mezzora
di musica tutta l'essenza del vero rock'n'roll. Se siete stanchi
di tutti quei gruppettini che si spacciano per rock'n'roll, suonando
melodie studiate a tavolino supportate da arrangiamenti edulcorati,
i Gonzales sono qui per voi e per farvi ricordare cosa vuol dire
essere veri rocker.
Nicolò
ROCKAMBULA (webzine - Italy) NEW!!!http://www.rockambula.com/recensione.php?review_id=764"Checkmate" è il secondo album sfornato degli italianissimi Gonzales, questa volta sotto etichetta Chorus Of One.
La band si forma nel 2004 grazie all'incontro di ragazzi già attivi
precedentemente in altre band della scena indipendente padana e
propongono un rock'n'roll punk con sfumature garage e rockabilly da
competere ed essere decisamente all'altezza delle più quotate e
conosciute band internazionali, statunitensi e scandinave sopra tutte.
Suoni compatti, melodie orecchiabili, chitarre distorte e cori che
riempiono la scena sono alla base dell'ottima riuscita del disco. La
"chicca" è rappresentata dalla cover "Ring of fire" del leggendario
Johnny Cash, reinterpretata dalla band in modo da riuscire a mantenere
la poeticità, il coinvolgimento ed il fascino della versione originale.
Influenzati, a loro dire, da Radio Birdman, Motorhead e Stooges, i
Gonzales rappresentano una bella scoperta da valorizzare nella scena
nazionale (per la loro freschezza e carica innovativa che riescono a
portare, e per l'entusiasmo e la carica che trasmettono) e da "spendere
bene" all'estero.
Segnalati!!! E consigliati. 4,5/5
Riccardo Verrocchi
IYHZINE (webzine - Italy)
http://iyezine.com/recensioni/639-gonzales-the-checkmate.htm
Secondo album per i GONZALES,heavy rock n roll punk band formata nel
2004 e proveniente dal ord est italiano,Trieste,Venezia,Treviso!
The checkmate prodotto dalla Chorus of one Rec,ormai specializzata
nell'heavy sound , e' un ottimo cd,tolgo subito ogni indugio.Sanguigno
heavy rock n roll punk,tracce lineari e schema consolidato,senza
variazioni,ma comunque equilibrato e mai monotono.
Ricordano
a tratti i milanesi STP,senza le melodie ruffiane del loro ultimi cd ed
un suono piu' sanguigno,come gia' detto.10 tracce,buoni cori,tutto
cantato in inglese.Mi piacerebbe trovare una band cosi' che cantasse in
madre lingua italica,ma c'e' chi dice che la nostra lingua non e'
rnr,sara' cosi'?Mah.
Alla traccia 7 eccoci all'unica cover,inconfondibile l'arpeggio
iniziale,che poi esplode nel punk & roll di "Ring of
Fire"dell'indimenticato uomo in nero del country,JHONNY CASH.
Un pezzo che potrebbe tranquillamente surclassare i tanto acclamati
SOCIAL DISTORTION.Pronti per l'esportazione,il prossimo autunno saranno
in Germania supportati dall'etichetta sassone PSYCHO-T REC,che conosoco
molto bene ed apprezzo per la sua immensa produzione,distribuzione
,competenza in ambito rock n roll,punk,oi,hc.Insomma se i ragazzi
avranno la volonta' e le possibilit‡ per impegnarsi al meglio in questa
avventura,hanno tutte l carte in regola per un'ottima via,soprattutto
straniera,sicuramente li' le possibilita' sono molto piu' concrete per
il rock n roll......
(by Ivano Beltrame)
EUTK (webzine - Italy) new!! Mezz’ora di grande aggressività, velocità, energia, mezz’ora di hard’n’roll grezzo e torrido da parte dei Gonzales, nome già discretamente noto nell’underground heavy rock italiano.
Ritmiche
cariche di fisicità irresistibile, chitarre selvagge ed infuocate, cori
punkeggianti di primitiva potenza, questo disco è un buon esempio di
cosa s’intende per rock sporco, basilare, cattivo e travolgente.
I
brani sono brevi, secchi ed esprimono un’indole rabbiosa e selvaggia,
ma le loro strutture non scadono mai nella banalità elementare. C’è un
ottimo ed ampio uso di assoli brucianti, così come di linee vocali
stradaiole e ritornelli sguaiati e bellicosi, giusti ingredienti per
pompare rock sanguigno ad alta gradazione in titoli come “Kiss the
sky”, “Heaven gone wrong”, “My son” o nella riuscita cover “Ring of
fire”, antico pezzo del grande Johnny Cash.
Inutili i soliti
paragoni con i big più o meno lontani, perché i Gonzales seguono
apertamente un sentiero affollatissimo e tracciato da molto tempo. E
nel ribadirne i temi più classici dimostrano, se ve ne fosse ancora
bisogno, che tanti gruppi italiani hanno pienamente compreso la lezione
del buon vecchio rock, imparando a suonarlo con i giusti attributi.
Basta per promuovere l’album dei Gonzales e consigliarlo a chi ama il
lato ruvido e sferzante di questa musica.
DAGHEISHA (webzine - Italy) NEW!!!
Punk, southern e garage rock ma soprattutto filosofia do it yourself.
Nella musica dei Gonzales c'è un po' di tutto questo. La loro influenza
primaria rimangono Dead Boys e le loro canzoni attraverso quello
sguardo disincantato e quell'acidume di fondo rileggono il marcio della
vita di tutti i giorni. Il senso di vuoto che proviamo nel quotidiano
emerge in pezzi che nascono e bruciano in due-tre minuti di splendore.
Riff su riff, assoli, la voce ruvida di Markey Moon, una batteria che
non si ferma mai e un pianoforte che saluta il pubblico ogni tanto per
dieci momenti al fulmicotone tra cui spiccano le iniziali 'Nothing To
Lose' e 'Check Mate'. Anche a 'Ring Of Fire' di Johnny Cash tocca
subire l'accelerazione cardiaca che i Gonzales amano infondere alla
loro forma di espressione. Chi ha pianto la scomparsa degli
Hellacopters proverà un minimo di sollievo. (by Divine)
BLACK MILK (webzine - Italy)
Una bella sorpresa questi nostranissimi Gonzales,
in giro da un lustro circa, ma inediti per me, vittima dello snobismo,
della sindrome del comprarmi solo dischi usciti 20-30-40 anni fa e del
Parkinson che avanza.
Quello che troviamo in questo Checkmate è un robustissimo e
a tratti entusiasmante punk rock’n'roll con devianze hard/metalliche.
Certi pezzi mi richiamano - con mucho gusto peraltro - alcune
perversioni bostoniane uscite dai solchi di You Got It e (ancor di più) Older Budweiser dei Gang Green
del periodo più hard rock. A qualcuno facevano schifo, per me erano
quasi dio. Poi - ovviamente - a seconda dei gusti personali e degli
ascolti, si possono tirare in ballo vari iniziatori nordeuropei, dai
primi Gluecifer agli Hellacopters ai Turbonegro (ma non troppo) e la
miriade di epigoni, compari, emuli e concorrenti. Insomma: punk + rock
duro… difficile sbagliare.
Il livello resta piuttosto elevato per tutto il disco, con
oscillazioni che vanno dal brillante al perfettamente nella media di
tanti (c’è anche una cover di “Ring of Fire” di Cash, francamente
piuttosto trascurabile). Con netta prevalenza di brani che si fanno
ascoltare con gusto.
Bravi e “ignoranti” al punto giusto. (by Andrea Valentini)
BABYLON
MAGAZINE (webzine - Italy)
Niente
male davvero. Questo dischetto rulla che è un piacere. Non
avevo mai sentito parlare di questi Gonazels di Treviso, fortuna
vuole che posso colmare la lacuna grazie al nuovo "Checkmate",
un disco di fottuto rock'n'roll al 200% fatto davvero bene, suonato
con classe e grinta da una band che mi ha piacevolmente colpito.
Riff, assoli, voce abrasiva, batteria pestona, tutto suona come ci si
aspetta da un disco del genere, tutto è al posto giusto e fa
si che queste 10 tracce possano decollare. Molti i riferimenti alle
band di rock scandinavo, Hellacopter e Turbonegro su tutte, capaci di
far tornare alla mente i fasti che questo genere musicale aveva
raggiunto tra gli anni '80 e '90 in tutto il mondo. Ciliegina su una
torta già gustosa di suo l'uso, qui e là, del piano, a
ricordare che una cinquantina di anni fa Sua Maesta Jerry Lee Lewis
decise di aerografare con fiamme rockabilly un pianoforte a coda e di
dettare nuove regole nel rock'n'roll. Un disco caldo, vero, capace di
far muovere il culo a tutti. Da provare! 8 (by Riccardo Maffiodo)
E'
con grande piacere che mi appresto a recensire un bel disco quasi
del tutto
incentrato sul rock'n'roll, e che fosse cosi' me ne sono
accorta al
primo ascolto, grazie alla presenza di riff e di assoli
(in particolare
il riff iniziale, fantastico, del primo pezzo,
"Nothing to lose") che non possono che comunicare
l'asprezza del rock piu' puro.
Check Mate, l'ultimo lavoro del
quartetto veneto di rockers dal nome Gonzales,
esce
nel 2008 dopo cinque anni di attivita' della band ed e' un
album
composto da dieci pezzi suonati con criterio e
caratterizzati da note
grezze e chitarre sporche, una batteria
generante ritmiche dure e senza
sosta e una voce dal timbro duro e
ricco di personalita': il tutto si
fonde fino a creare un
rock'n'roll d'impatto e diretto mirato a
coinvolgere l'ascoltatore
con un sound tipicamente rock.
Certo, il tutto e' condito con
sfumature talvolta punk e hard rock, ma
in linea di massima il
disco si presenta come una sorta di omaggio a
band come Motorhead
e Dead
Boys.
Ascoltando Check Mate
una seconda volta, lo si apprezza ancora
di piu': curiosamente, e' come
se l'ordine dei pezzi fosse stato
deciso per trasmettere un crescendo
di emozioni, come se i brani
fossero stati messi li' apposta.
Dopo Hell Drive del 2005, il
loro primo disco, e lo split con gli I Deny (piuttosto deludente in
quanto quasi del tutto sprovvisto della carica esplosiva del primo
cd), con il loro terzo lavoro i Gonzales
ridisegnano
le coordinate del loro sound originale, con in piu' quella
vena
rock che da sempre intrattiene qualsiasi tipo di pubblico e che
non
morira' mai.
Ed e' alquanto piacevole ogni tanto ascoltare un cd
con queste
caratteristiche, dal momento che attualmente in quasi
tutte le band
contemporanee risultano pressoche' assenti.
E'
inoltre presente una cover di Johnny
Cash,
"Ring of fire". Da qui si nota gia' la passione dei ragazzi
per un genere musicale destinato a non tramontare mai.
Ogni pezzo
presenta caratteristiche diverse, senza dubbio. Ma in ognuno
di
esso e' presente quel qualcosa che ti fa venir voglia di alzare
le
mani e saltare al ritmo della musica di questi quattro ragazzi
(a mio
parere molto talentuosi).
Da comprare ed ascoltare, chi
ama il rock piu' di ogni altro tipo di
musica non potra' che
apprezzare il disco come ho fatto io.
Che dire...una piacevole
sorpresa dopo tanti dischi ascoltati
ultimamente (belli, si', per
carita') che gira e rigira ci ripropongono
quasi tutti un tipo di
sound da cui ogni tanto ci si deve pur staccare.
Ascoltate e mi
direte! (by Ren)
Fino
ad ora i Gonzales erano stati per me una di quelle band che
conosci
per nome, sai a grandi linee che genere fanno (in questo caso
r’n’r),
da dove vengono e poco altro. A farmeli finalmente ascoltare ci
pensa
la Chorus Of One Records che licenzia il loro secondo
album,
“Checkmate”, uscito a fine 2008, anche in formato lp
per la Tornado
Ride Records, la Concubine Records e la Psycho T
Records.
I Gonzales in realtà hanno già alle spalle
una storia abbastanza lunga,
cominciata nel 2004 dall’unione di
rockers del triveneto (per la
precisione Trieste, Venezia e
Treviso) e condita da un album, un 7”
split e varie
partecipazioni a compilations. “Checkmate” come detto è
il
loro secondo lavoro e non ci è voluto molto per farmeli
piacere.
Poco
meno di mezz’ora di scatenato e rovente sound
classificabile
semplicemente come rock’n’roll, in cui la band
da sfogo a tutta la sua
energia attraverso chitarre che sparano
riff a manetta (a cominciare
dall’iniziale Nothing To Lose), una
batteria potente e
cazzuta ed un basso di peso: il tutto sostenuto
da una voce da rocker
marcio e da cori che in alcuni casi sono
davvero trascinanti (Heaven Gone Wrong).
Nei 10 pezzi troviamo le
influenze più disparate: garage anni ’60, hard
rock
selvaggio alla Stooges, il punk dei Dead Boys e dei Misfits, il
r’n’r
sfrenato dei New Bomb Turks (la tastiera nella già citata
Nothing To Lose
e nella title-track li ricorda in maniera
impressionante), un pizzico
di rockabilly, il rock svedese di
Turbonegro ed Hellacopters…
Aggiungeteci la cover di Ring Of
Fire di Johnny Cash, qua in versione veloce come non la si era mai
sentita, ed il cerchio si chiude.
Un
gran bel album, la cui
caratteristica che più apprezzo è quella di
essere
davvero poco dispersivo, riuscendo a racchiudere in 2/3 minuti
tutto
ciò che una canzone rock’n’roll richiede (assoli,
riff,
stacchi…), senza mai dilungarsi in niente. (by Max Rozzo)
BAM
MAGAZINE (webzine - Italy)
Il
sottobosco fumoso, popolato da esseri rivestiti di jeans e cuoio,
attendeva con trepidazione il ritorno degli italiani Gonzales.
Ora
che le luci dei riflettori puntati sull’hard-rock scandinavo
si
sono affievolite, è giunto il momento in cui i nostri
devono scagliare
un deciso affondo nel ventre di questo genere
troppo snobbato dalla
spocchiosa scena underground. Il primo album
uscito nel 2005, “Hell Drive“, mi aveva fortemente inebriato,
mentre il 7” split con gli I Deny era stato una mezza delusione,
per via di una batteria non abbastanza incisiva e
precisa.
“Checkmate”,invece, uscito alla fine del 2008,
ridisegna le coordinate del loro suono, ora più fiorito e con
pantaloni sempre più a zampa. Il “vero” cuore
dell’album inizia a battere con l’ottima “Kiss the sky”, e da
lì in poi il groove (is in the air) ti afferra con calda
violenza.
E’ un tripudio di chitarre, ora veramente e
sinceramente rock, unite ad un basso ed una batteria grasse,
finalmente registrate con la potenza che meritano. “Heaven gone
wrong” è uno degli apici di questo disco, emozionante
maelstrom di tamburelli, riff capricornuti, cori d’arena ed un
cantato impeccabile. Le tracce che prediligo sono quelle meno
up-tempo – anche se la cover di “Ring Of Fire” dal vivo
dev’essere piuttosto bollente – ma l’intero “Checkmate”
cresce ad ogni ascolto. E non sarebbe potuto essere altrimenti,
tenendo conto del grande amore che i quattro ragazzi nutrono per il
rock più sanguigno.
I fans dei Thin Lizzy, tanto quanto
quelli dei Misfits - ascoltate i cori di “Fiesta” e capirete -,
sono pregati di concedersi mezz’ora di sauna hard-rock in compagnia
dei Gonzales. (by Vom)
In
partenza da Trieste, i Gonzales sono un treno lanciato a
tutta
velocità contro la classica auto ferma sui binari, il
problema è che su
quella macchina siede il malcapitato
ascoltatore e non sarà semplice
evitare la collisione.
Il
loro suono parte dal rock’n’roll più bastardo, si
immerge
nel proto-punk tra Detroit e New York e si ricopre di
distorsione
motorheadiana, immaginate i Dead Boys che rifanno Eddie
Cochran
con Lemmy come ospite al basso e voce, una cosa da ricaricare le
batterie e lasciare da parte lo stress quotidiano per un bel
pezzo.
Il tutto suona talmente cafone e sfrontato da risultare
perfetto, le
chitarre grattugiano riff senza sosta, il basso pompa
e la batteria da
il tempo alla corsa del treno. Su tutto vocals
con il giusto piglio e
la dovuta disinvoltura nel declamare
l’epopea del loser d.o.c., c’è
anche la cover di “Ring
Of Fire” a chiudere il cerchio e apporre il
sigillo di garanzia.
Ancora una volta siamo a tessere le lodi di un
gruppo italiano che
si getta a capofitto nel rock’n’roll più
incontaminato
e genuino, soprattutto capace di farlo con naturalezza e
credibilità,
quasi ci si trovasse nella terra d’origine di simili suoni
e non
in quella dei cantautori neomelodici o peggio nella patria
d’adozione
dei “talent show” più beceri. Checkmate si apre con
“Nothing To Lose”, un titolo che racchiude in sé l’intera
filosofia del ribelle senza causa e disegna l’albero genealogico
dei Gonzales, davvero difficile trovare un’espressione migliore per
descrivere l’universo della formazione, parallelo al grigiore
quotidiano e vitale come una boccata d’aria fresca alla fine di un
tunnel. Disco consigliato a chigià apprezza simili sonorità,
ma anche a chi voglia evadere per un
attimo dai propri ascolti
usuali. So far, so good.. (by Michele Giorgi)
Contemporaneamente
fuori anche su vinile 12’’, il nuovo disco della band di
Trieste-Venezia-Treviso! I Gonzales
iniziano a non avere bisogno
di presentazioni: ho già recensito e
apprezzato a suo tempo
l’esordio “Hell drive”, e non posso non alzare
immediatamente
le mani e il pollice su questo secondo capitolo,
rilevando tra le
altre cose una maturazione stilistica degna del
migliore
stravecchio. Rock’n’roll sparato senza se e senza ma, sulla
scia
dei classici Dead Boys e dei più “recenti” Hellacopters
e
Turbonegro. Chitarre zozze, mixaggio garage e riff taglienti,
come
piace a me.
10
pezzi 10, ricchi di pompa, dall’ottima opener “Nothing to
lose”,
alla title track (in cui spicca notevolissimo il lavoro
su voci e
cori), fino ad arrivare – verso i tre quarti della
scaletta – a una
cover-rivisitazione di “Ring of fire” di
Johnny Cash, che viene fuori
decisamente più lanciata
rispetto a quella già punk che tutti
ricordano, ad opera
dei Social Distortion – 1990 circa. Chiusura senza
cali di
tensione o cadute di stile, anche per una grande attenzione al
giusto
susseguirsi delle tracce.
Abbiate questo disco senza remore di
sorta, quale che sia il vostro punk mood. È solo rock’n’roll,
e mi piace. (Simone)
E'
Pasqua, pomeriggio e mi sto
accorgendo di invecchiare. Mentre
cerco di capire in quale direzione la
poiesi musicale di questi
tempi si stia rivolgendo, il revival mi
sorpassa strombazzando e
umiliandomi sulla sua potente convertibile e
io rimango fermo a
scrutare i miei alluci tozzi, malfermi e dall'odore
caprino. Dopo
questo patetico lamento, mi cimento baldanzoso a
propinare
"Checkmate", album dei Gonzales, gruppo che, nonostante
il
nome di stampo ispanico tipo malvagio latifondista messicano
da
spaghetti western, è italianissimo di area triveneta. La
band nasce
dall'incontro di quattro musicisti nella zona delle tre
Venezie, per la
precisione Markey Moon e B., già chitarra e
basso dei Cosmogringos, Pam
Christensen, batterista degli
Stillicidio, rimpiazzato nel 2006 da
Malcolm B. Cobra, già
batterista dei Meat Torpedos e Mark Simon Hell,
già
sei-corde di varie band tra cui una dal meraviglioso nome
di
Berlusconi SS,. Il genere che propongono è il
classico
horror-billy-punk che potrebbe essere tranquillamente la
colonna sonora
del trailer di qualche film sugli di Tarantino o
Rodriguez, tumultuoso,
energico, un po' tenebroso e allo stesso
tempo maledetto, come un rito
esoterico ma con tanta ma tanta
birra. Il tutto può lontanamente
ricordare alcuni lavori
dei Misfits, se non fosse per la produzione
precisa, la voce più
urlata e le chitarre accordate. Il suono è molto
azzeccato
per il genere, chitarre fragorose e chiuse, batteria
compatta,
bassi presenti e la voce con il tipico effetto "slapback"
da
rock and roll anni '50, brani brevi intensi e senza troppi
fronzoli.
L'album comincia subito alla carica con "Nothing
To Lose", brano che
immediatamente sfodera il lato oscuro
della musica e sembra dire "basta
col melodico di Marco Carta
e il contrappunto di Nerina Poltronieri,
pochi accordi, urla e
tanto baccano, ecco la ricetta dei Gonzales". La
semplicità
e l'efficacia di questa canzone quadrano il cerchio di un
genere
che poco lascia dire al virtuosismo e alle leziosaggini musicali
in
favore del puro e semplice head-banging ubriaco e rissoso. Si
sentono
forti influenze Turbonegro, per le ritmiche, ed Hellacopters
per
le melodie con una strizzata d'occhio al punk più puro non
fosse
altro per la velocità in bpm. La seconda traccia,
"Checkmate" non ne è
da meno coi classici
ritornelli in coro da stadio, in puro stile
punk-core da pogo
selvaggio, per far scatenare la platea sotto il palco
del più
pulcioso dei bar per bikers della zona sud del Texas. Meno di
tre
minuti di delirio e già la terza song apre ferocemente col
suono
animale e arrabbiato di un manipolo di camionisti a cui
hanno graffiato
il carico di fucili per l'esercito messicano
(esisteranno pure da
qualche parte). Questo pezzo, "Kiss The
Sky", forse leggermente più
elaborato degli altri con
alcune interessanti variazioni ritmiche verso
la fine che gli
imprimono una forza ancora maggiore lanciando il
ritornello finale
e dandogli un impatto davvero ragguardevole, tra i
Clash più
infervorati e i Melvins più debosciati. Ritornello
peraltro
molto azzeccato e accattivante, davvero in grado di farti
balzare in
piedi sul tavolo e farti cantare(cantare, poi, urlare
vogliamo dire)
tutta la canzone col braccio alzato. Il tipico
singolo che, se il
gruppo fosse costituito da biondoni muscolosi
con una major dietro,
tutte le ragazzine andrebbero a comprare
l'indomani stesso nel primo
negozio di "Hail Kitty",
nonché pezzo migliore dell'album. L'eco
dell'ultima frase
si perde tra i coni delle casse quando un riffone di
chitarra
ignorante prelude alla quarta track "Xtatic Failure",
altro
pezzone sguaiato e posato come una cannonata in piena
faccia. Degno di
nota è l'assolo prima dell'ultimo
ritornello, poche battute di chitarra
grattuggiata nel vero senso
della parola che aggiunge un tocco di
satanica tecnica e malefico
mestiere al tutto già ampiamente
sconsigliato dal Vaticano.
Ed eccoci al giro di boa della quinta song
"Fallen",
tutt'altro che intenzionata a far scendere la tensione
dell'album
già scoppiettante (bella metafora anni '60) e tutt'altro
che
intenzionato a prescindere dai cori e dalle urla sui
ritornelli. Mentre
sto notando una certa somiglianza fra le varie
canzoni dell'album
fin'ora, vengo spiazzato da "Heaven Gone
Wrong", sesta fatica del
gruppo Triveneto, con ritmiche più
elaborate e armonie meno punk anche
se il buon vecchio
ritornellone a cori e "ooooooooooo" non può
assolutamente
mancare. Il finale stupisce ancora con un riff finemente
armonizzato
dalle due chitarre che dimostra una certa perizia musicale
nascosta
dietro tanta forza bruta. Il settimo brano, cover della
canzone
country "Ring Of Fire" di Johnny Cash, apre
citando
perfettamente l'inizio della canzone originale per poi
gettarsi a
capofitto nel più punk dei ritmi a una velocità
da ritiro della
patente. Arrivati all'ottava traccia, ormai quasi
completamente
ubriachi per la birra che trasuda da queste canzoni,
mi ritrovo a
fronteggiare "Go To Hell", mostro dalle tre
teste billy-punk-rock che
mi urla in faccia di smetterla di darmi
la lacca alle unghie e
cominciare ad ascoltare un po' di musica
seria, citando ampiamente dai
Ramones ai Queers e tutta la storia
punk-rockandrolla degli ultimi
trent'anni. "Fiesta" è
la nona song che inizia con una voce monocorde
alla Motorhead per
poi evolvere in un ritornello armonizzato davvero
con maestria,
quasi come un coro di alpini persisi all'indian saloon di
Sesto
S.Giovanni e troppo ubriachi per uscirne. In chiusura delle
chitarre
lievemente malinconiche esordiscono per un brano certamente
forte
come una schioppettata ma più tenebroso rispetto agli altri,
con
una maggiore impronta Misfits, con meno birra e qualche horror
movie
anni '60 in più. Parliamo di "My Son",
decima e ultima traccia i cui
ingredienti lo rendono un brano
molto interessante e piacevole anche
per chi non mastica questo
genere come fosse una peyote. In esso
infatti si possono udire
melodie che, non vorrei essere fustigato,
hanno un vago sapore
stoner alla Queens of The Stoneage dei primi album
(l'ultimo fa
cacare ma questa è un'altra recensione) creando
un'atmosfera
davvero indovinata per chiudere in bellezza un album
sicuramente
buono.
In conclusione, il lavoro dei Gonzales può
dirsi realmente
professionale, ben prodotto, ben composto, ben
suonato e ben
masterizzato, forse anche troppo per il genere che
spesso ci ha
abituato a (volute?)lacune sui vari piani appena
citati. Le dieci
tracce, a parte alcune eccezioni, non sono nulla
di originale e
rivoluzionario, semplicemente sano e vecchio rock
and roll da battaglia
per poterci lealmente odiare e picchiare per
la durata di ogni loro
concerto. I suoni sono azzeccatissimi per
il genere, le atmosfere
perfettamente rese e l'energia che esce da
ogni nota di questo album
riesce davvero a coinvoglere e
trascinare chiunque lo ascolti. Alcune
note un po' in ombra sono
tuttavia da sottolineare per correttezza di
cronaca. La prima, che
comunque non dipende unicamente dal gruppo,
riguarda l'ideazione
dei brani, molto simili fra loro, tanto che, per
un ascoltatore
distratto, alcuni potrebbero essere confusi nella
tracklist; del
resto il genere non lascia molto spazio compositivo e
gira e
rigira si finisce sempre negli stessi riff. La seconda riguarda
il
suono globale, molto valido anche se la voce, slapbackata e
distorta
a volte si nasconde dietro le chitarre perdendo per pochi
istanti il
senso globale del brano (e anche questo potrebbe sempre
rientrare nel
genere se pensiamo agli album degli stessi Misfits,
Ramones, perfino
"Dookie" dei Green Day). Il terzo
appunto, che più che una lamentela è
una mia
osservazione personale, riguarda le chitarre. Ho notato che
nella
grandissima maggioranza delle produzioni italiane che
guardano
all'oltreoceano, qualsiasi genere trattino, vengono
spesso eseguiti
assoli al limite del virtuoso, anche quando il
filone perseguito non lo
richiede. In questo caso, parlando di un
punk malato, chiassoso,
caciarone e, diciamolo, zozzo, alcuni
assoli eccessivamente tecnici
tendono a snaturare l'insieme, molto
efficace e vigoroso, quasi come se
la foga nel rimbalzare fra una
spallata e l'altra sotto il palco
venisse per un attimo arrestata
per assistere alla chitarra solista che
si esprime. Personalmente
non mi sento di condividere questa scelta,
gli assoli nel
punk-rock sono come il cercare di inserire il proprio
ammenicolo
sotto l'ascella della propria ragazza, quantomeno fuori
luogo. A
prescindere da questa analogia hard-core, il voto che mi sento
di
dare a questo lavoro è 80 (by Uzless-N)
Sull'italica
scacchiera del rock'n'roll i Gonzales (metà veneti e metà
friulani) danno il loro potentissimo e decisivo scacco al re...
scacco matto, s'intende!!! Checkmate è il secondo album della
band di casa nostra, un punk'n'roll viscerale ed esplosivo carico di
energia e ricco di rude potenza... e la Chorus of One non delude
ancora una volta... Meno di 30 minuti per esprimere il pressante
sentimento ed istinto puro di chi è cresciuto nutrendosi di
pietanze a base di rock'n'roll. Riff taglienti e acidi, riff potenti
di chitarra spesso arricchita dal saggio uso del wha wha, un basso
martellante che insieme alla batteria lascia esplodere tutta una
rozza (nel senso buono del termine) potente passione, la voce
caratteristicamente selvaggia e molto espressiva sono la base
fondamentale di Checkmate. Se poi si aggiunge che le 10 tracce sono
anche belle sotto il profilo meramente musicale, allora, il gioco è
fatto... Basti pensare che dall'iniziale Nothing to Lose (seguita da
Check Mate, Kiss the Sky, Xtatic Failure, Fallen, Heaven Gone Wrong)
fino all'introduzione di Ring of Fire (cover di Johnny Cash) non c'è
il necessario tempo per respirare poichè si è coinvolti
dall'incedere della musica e poi... poi si ritorna in apnea fino alla
fine (con Go to Hell, Fiesta e My Son)... In conclusione? Miele per
le orecchie del rocker incallito ed instancabile... (by Francesco
Amato)
I
Gonzales non hanno nulla da perdere. Lo dichiarano nella track
iniziale e probabilmente è la verità visto che questo
"Checkmate" suona come un bel calcio in culo a tutto ciò
che ci propina il mondo della musica oggi. Questo è rock .
Quello con i cari vecchi riff e gli assoli, quello con la batteria
che pesta , quello con la voce sgraziata di chi non ha mai preso una
sola lezione di canto ma che rende più di 77 coglioni
diaframmatici. Questo è quel rock che l'imbecille di turno
apostrofa come scandinavo, ma che in realtà di scandinavo non
ha proprio un cazzo. E'solo e semplicemente rock. Lo splendido riff
iniziale di nothing to lose ( PERCHE' NESSUNO CREA PIU' RIFF? LE
CANZONI AD ACCORDI HANNO ROTTO IL CAZZO! EVOLVETEVI BRUTTI
PUNK..ROCKERS..METALLARI DEL CAZZO. IL ROCK NON E' IL ROCK SENZA RIFF
DIO CANAGLIA!) dà subito l'idea di ciò che ci aspetta
in tutte e 10 le tracce del disco , poi di seguito "check mate"
e "kiss the sky" ( a mio avviso il top dell' album)
finiscono di aprire per benino quel poco diculo che vi era rimasto
chiuso ; il coro da stadio di "heaven gone wrong" ti rimane
attaccato addosso come un ramarro ad un polpaccio , la "ring of
fire" dello zio johnny "grana" cash viene gonzalizzata
a dovere e dal vivo poi l'è una goduria. Insomma , quà
abbiamo 10 canzoni che come songwriting non hanno da invidiare un
cazzo a nessuno , suonate da dio e con la giusta produzione. Cazzo
volete di più? Un koala? (by PY)
Scacco
matto. Si probabilmente i Gonzales ci hanno preso in pieno e la
Chorus of One di Torino, sempre attenta alle nuove realtà
italiane e straniere ha saputo vederci. Cinque anni di storia per
questi ragazzi, cinque anni che culminano in questo lavoro, composto
da dieci tracce per un totale di circa una mezz'oretta di ascolto. Di
cosa stiamo parlando? di puro e semplice punk'n'roll, nato da una
sapiente mistura e fusione di rock n roll, garage, hard rock e punk.
Il risultato è più che evidente nelle dieci tracce
proposte. Pezzi che fanno venir voglia di saltare e scaternarsi,
caratterizzati da ritmo, potenza e quell'anima rock, decisamente
rock, che in questo periodo scarseggia cosi tanto nei gruppi che
stanno nascendo. Ed il tutto è confermato da una voce di
chiara impostazione hard-rock, che riesce a trasmettere la vera anima
di quella musica che negli anni 70-80 spopolava tra i giovani, quando
l'emo-pop-punk non era ancora tra noi. Accordi aperti, anima punk ma
carattere dicisamente punk'n'roll con una certa spruzzata di garage,
per un sound che ricorda molto bands come Hellacopters, Stooges e
Turbonegro, questa è l'anima pura dei Gonzales, una band che
riesce a riproporre un sound tipico di anni passati rivisitando il
tutto in chiave decisamente più moderna ed ottenendo come
risultato un cd decisamente accattivante. Come non accostare infatti
i Gonzales ai Turbonegro dopo aver ascoltato la prima traccia di
questo lavoro? A c