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GONZALES are back in town!!!



Last Updated: 12/14/2009

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Status: Single
City: Trieste-Venezia-Treviso
Country: IT
Signup Date: 5/10/2005
Tuesday, May 05, 2009 
CLASSIX METAL N°003 (giugno/luglio '09)
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ROCK SOUND MAGAZINE N°130 (maggio '09)

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FLASH MAGAZINE (estate '09) NEW!!!
VOTO: 85

PER CHI ASCOLTA: Thin Lizzy, Misfits, Glucifer.

Grande ritorno per i Gonzales, band triestina, con già all’attivo un album ed uno split. Questa volta le cose sono state fatte in grande “Check Mate” si attesta ai vertici delle uscite Hard Rock italiane in questo altalenante 2009.
I Nostri ci propongono un Punk’n’roll davvero energico e dinamico, che pesca a piene mani dai grandi nomi del genere, rimescolandoli con grande capacità e personalità. In quanto a potenza questo disco è davvero una bomba! Vi farà saltare e scapocciare dall’inizio alla fine, grazie ad una manciata di brani coinvolgenti e ben arrangiati. La tecnica messa in campo è ottima, l’esecuzione pulita e precisa ed anche la produzione si attesta su ottimi livelli. Da notare l’eccellente prova del singer, versatile e dotata di un ottimo timbro, caldo ma aggressivo. Una vera e propria sopresa, anche se in realtà sono in giro da un po’. L’attitudine è U.S.A. in pieno stile, come ci ricorda la fantastica cover di “Ring of Fire” del menestrello del country Jhonny Cash.
Siamo sicuri che i loro live saranno una vera e propria scarica di adrenalina, dunque non mancate all’appello per il prossimo live e correte ad ascoltare questa fantastica band nostrana!

COSA FUNZIONA: Grande potenza e melodie azzeccate.
COSA SERVE: Forse un sound un po’ più variegato



EXTRA! MUSIC MAGAZINE (webzine) NEW!!!
http://www.xtm.it/DettaglioEmergenti.aspx?ID=9161

I Gonzales sembrano una band a cui non importa veramente nulla di tutto ciò che è figo qui ed ora, suonano e lasciano le mode e le etichette agli altri.
Facilmente riconducibili al calderone del rock and roll, riportato in auge dalla Scandinavia (ma sarà proprio cosi poi?), i ragazzi non la mandano a dire a nessuno, non usano “celebrismi” alla Tool, non si incartano in intricate composizioni crimsoniane, no niente di tutto questo. Amano il puro e catarroso rock and roll fatto di calci in culo, urla, assoli e riff a iosa.
Le canzoni si assomigliano tutte, partono a razzo, la batteria pesta, le chitarre macinano riff e la voce arranca disconoscendo l’utilizzo del diaframma, sempre ammesso che il cantante sappia cosa sia il diaframma.
Il basso è un propulsore a nafta agricola che una volta partito diventa inarrestabile.
Se tutto questo vi arreca noia lasciate perdere una band cosi perché al terzo brano buttereste via il cd insieme al lettore. Se invece il sano r’n’r fa breccia nei vostri cuori dominati da anni di Motorhead allora “Checkmate” è l’album che fa al caso vostro!
Potete pescare a piene mani dai vari titoli, passando dall’adrenalinica opening track “Nothing To Lose” (titolo esplicativo vero?) alla cavalcata “Fallen” in pieno stile Hellacopters, con intermezzo punteggiante, ed omaggio all’unico “man in black” in arte Johnny Cash, “Ring Of Fire”.
È una generalizzazione di sicuro ma una band che nel retro della copertina mostra un lungocrinito componente che indossa la maglietta dei Thin Lizzy non può tradire le aspettative!!



NERD ATTACK MAGAZINE (webzine) NEW!!!
/www.nerdsattack.net/?p=7404

Già sentendo solo i primi due pezzi sapevo cosa scrivere di questo disco: fenomenale. I Gonzales, provenienti dal nord-est Italia, propongono un rock’n'roll con chiare influenze punk, tiratissimo, veloce ed arrogante. Tecnicamente perfetti, canzoni ballabili e molto orecchiabili, ineccepibile produzione degli Hate Studios. I musicisti, tutti provenienti da precedenti band già affermate nel circuito punk, sono riusciti a scrivere un disco che magari non aggiunge nulla di nuovo al rockarolla, ma che sicuramente si posizione tra le uscite più divertenti che abbia ascoltato negli ultimi anni. Se dal vivo riescono a rendere quanto in registrazione credo che questo gruppo farà parlare molto di se anche fuori dai circuiti underground. [****]

Andrea Di Fabio

KDCBAIN (webzine Italy) NEW!!!
http://www.kdcobain.it/pagine/recensioni/gonzales.htm

Originari del triveneto, i Gonzales licenziano il loro secondo album all'insegna del rock'n'roll più infuocato, che parte dagli Stooges per arrivare ai più moderni Hellacopters. "Check Mate" continua quel discorso iniziato col precedente disco dove la voce marcia del cantante incontra l'energia dei riff di chitarra davvero trascinanti. Si parte in quarta con "Nothing to lose" per poi buttare benzina sul fuoco con l'incendiaria "Heaven gone wrong". Il garage anni 60' si fonde in molti brani con il punk dei Dead Boys confezionando una miscela esplosiva di sano rock.
"Check mate" non si dimentica neanche di omaggiare il passato con la scoppiettante cover di "Ring of fire" di Johnny Cash. Pezzi veloci, corti e frenetici racchiudono in mezzora di musica tutta l'essenza del vero rock'n'roll. Se siete stanchi di tutti quei gruppettini che si spacciano per rock'n'roll, suonando melodie studiate a tavolino supportate da arrangiamenti edulcorati, i Gonzales sono qui per voi e per farvi ricordare cosa vuol dire essere veri rocker.

Nicolò


ROCKAMBULA (webzine - Italy) NEW!!!
http://www.rockambula.com/recensione.php?review_id=764

"Checkmate" è il secondo album sfornato degli italianissimi Gonzales, questa volta sotto etichetta Chorus Of One.
La band si forma nel 2004 grazie all'incontro di ragazzi già attivi precedentemente in altre band della scena indipendente padana e propongono un rock'n'roll punk con sfumature garage e rockabilly da competere ed essere decisamente all'altezza delle più quotate e conosciute band internazionali, statunitensi e scandinave sopra tutte. Suoni compatti, melodie orecchiabili, chitarre distorte e cori che riempiono la scena sono alla base dell'ottima riuscita del disco. La "chicca" è rappresentata dalla cover "Ring of fire" del leggendario Johnny Cash, reinterpretata dalla band in modo da riuscire a mantenere la poeticità, il coinvolgimento ed il fascino della versione originale.
Influenzati, a loro dire, da Radio Birdman, Motorhead e Stooges, i Gonzales rappresentano una bella scoperta da valorizzare nella scena nazionale (per la loro freschezza e carica innovativa che riescono a portare, e per l'entusiasmo e la carica che trasmettono) e da "spendere bene" all'estero.
Segnalati!!! E consigliati. 4,5/5
Riccardo Verrocchi



IYHZINE (webzine - Italy)
http://iyezine.com/recensioni/639-gonzales-the-checkmate.htm

Secondo album per i GONZALES,heavy rock n roll punk band formata nel 2004 e proveniente dal ord est italiano,Trieste,Venezia,Treviso!
The checkmate prodotto dalla Chorus of one Rec,ormai specializzata nell'heavy sound , e' un ottimo cd,tolgo subito ogni indugio.Sanguigno heavy rock n roll punk,tracce lineari e schema consolidato,senza variazioni,ma comunque equilibrato e mai monotono.
Ricordano a tratti i milanesi STP,senza le melodie ruffiane del loro ultimi cd ed un suono piu' sanguigno,come gia' detto.10 tracce,buoni cori,tutto cantato in inglese.Mi piacerebbe trovare una band cosi' che cantasse in madre lingua italica,ma c'e' chi dice che la nostra lingua non e' rnr,sara' cosi'?Mah.
Alla traccia 7 eccoci all'unica cover,inconfondibile l'arpeggio iniziale,che poi esplode nel punk & roll di "Ring of Fire"dell'indimenticato uomo in nero del country,JHONNY CASH.
Un pezzo che potrebbe tranquillamente surclassare i tanto acclamati SOCIAL DISTORTION.Pronti per l'esportazione,il prossimo autunno saranno in Germania supportati dall'etichetta sassone PSYCHO-T REC,che conosoco molto bene ed apprezzo per la sua immensa produzione,distribuzione ,competenza in ambito rock n roll,punk,oi,hc.Insomma se i ragazzi avranno la volonta' e le possibilit‡ per impegnarsi al meglio in questa avventura,hanno tutte l carte in regola per un'ottima via,soprattutto straniera,sicuramente li' le possibilita' sono molto piu' concrete per il rock n roll......
(by Ivano Beltrame)




EUTK (webzine - Italy) new!!
Mezz’ora di grande aggressività, velocità, energia, mezz’ora di hard’n’roll grezzo e torrido da parte dei Gonzales, nome già discretamente noto nell’underground heavy rock italiano.
Ritmiche cariche di fisicità irresistibile, chitarre selvagge ed infuocate, cori punkeggianti di primitiva potenza, questo disco è un buon esempio di cosa s’intende per rock sporco, basilare, cattivo e travolgente.
I brani sono brevi, secchi ed esprimono un’indole rabbiosa e selvaggia, ma le loro strutture non scadono mai nella banalità elementare. C’è un ottimo ed ampio uso di assoli brucianti, così come di linee vocali stradaiole e ritornelli sguaiati e bellicosi, giusti ingredienti per pompare rock sanguigno ad alta gradazione in titoli come “Kiss the sky”, “Heaven gone wrong”, “My son” o nella riuscita cover “Ring of fire”, antico pezzo del grande Johnny Cash.
Inutili i soliti paragoni con i big più o meno lontani, perché i Gonzales seguono apertamente un sentiero affollatissimo e tracciato da molto tempo. E nel ribadirne i temi più classici dimostrano, se ve ne fosse ancora bisogno, che tanti gruppi italiani hanno pienamente compreso la lezione del buon vecchio rock, imparando a suonarlo con i giusti attributi. Basta per promuovere l’album dei Gonzales e consigliarlo a chi ama il lato ruvido e sferzante di questa musica.


DAGHEISHA (webzine - Italy) NEW!!!
Punk, southern e garage rock ma soprattutto filosofia do it yourself. Nella musica dei Gonzales c'è un po' di tutto questo. La loro influenza primaria rimangono Dead Boys e le loro canzoni attraverso quello sguardo disincantato e quell'acidume di fondo rileggono il marcio della vita di tutti i giorni. Il senso di vuoto che proviamo nel quotidiano emerge in pezzi che nascono e bruciano in due-tre minuti di splendore. Riff su riff, assoli, la voce ruvida di Markey Moon, una batteria che non si ferma mai e un pianoforte che saluta il pubblico ogni tanto per dieci momenti al fulmicotone tra cui spiccano le iniziali 'Nothing To Lose' e 'Check Mate'. Anche a 'Ring Of Fire' di Johnny Cash tocca subire l'accelerazione cardiaca che i Gonzales amano infondere alla loro forma di espressione. Chi ha pianto la scomparsa degli Hellacopters proverà un minimo di sollievo. (by Divine)



BLACK MILK (webzine - Italy) 
Una bella sorpresa questi nostranissimi Gonzales, in giro da un lustro circa, ma inediti per me, vittima dello snobismo, della sindrome del comprarmi solo dischi usciti 20-30-40 anni fa e del Parkinson che avanza.
Quello che troviamo in questo Checkmate è un robustissimo e a tratti entusiasmante punk rock’n'roll con devianze hard/metalliche. Certi pezzi mi richiamano - con mucho gusto peraltro - alcune perversioni bostoniane uscite dai solchi di You Got It e (ancor di più) Older Budweiser dei Gang Green del periodo più hard rock. A qualcuno facevano schifo, per me erano quasi dio. Poi - ovviamente - a seconda dei gusti personali e degli ascolti, si possono tirare in ballo vari iniziatori nordeuropei, dai primi Gluecifer agli Hellacopters ai Turbonegro (ma non troppo) e la miriade di epigoni, compari, emuli e concorrenti. Insomma: punk + rock duro… difficile sbagliare.
Il livello resta piuttosto elevato per tutto il disco, con oscillazioni che vanno dal brillante al perfettamente nella media di tanti (c’è anche una cover di “Ring of Fire” di Cash, francamente piuttosto trascurabile). Con netta prevalenza di brani che si fanno ascoltare con gusto.
Bravi e “ignoranti” al punto giusto. (by Andrea Valentini)



BABYLON MAGAZINE (webzine - Italy)

Niente male davvero. Questo dischetto rulla che è un piacere. Non avevo mai sentito parlare di questi Gonazels di Treviso, fortuna vuole che posso colmare la lacuna grazie al nuovo "Checkmate", un disco di fottuto rock'n'roll al 200% fatto davvero bene, suonato con classe e grinta da una band che mi ha piacevolmente colpito. Riff, assoli, voce abrasiva, batteria pestona, tutto suona come ci si aspetta da un disco del genere, tutto è al posto giusto e fa si che queste 10 tracce possano decollare. Molti i riferimenti alle band di rock scandinavo, Hellacopter e Turbonegro su tutte, capaci di far tornare alla mente i fasti che questo genere musicale aveva raggiunto tra gli anni '80 e '90 in tutto il mondo. Ciliegina su una torta già gustosa di suo l'uso, qui e là, del piano, a ricordare che una cinquantina di anni fa Sua Maesta Jerry Lee Lewis decise di aerografare con fiamme rockabilly un pianoforte a coda e di dettare nuove regole nel rock'n'roll. Un disco caldo, vero, capace di far muovere il culo a tutti. Da provare! 8 (by Riccardo Maffiodo)




E' con grande piacere che mi appresto a recensire un bel disco quasi del tutto
incentrato sul rock'n'roll, e che fosse cosi' me ne sono accorta al
primo ascolto, grazie alla presenza di riff e di assoli (in particolare
il riff iniziale, fantastico, del primo pezzo, "Nothing to lose") che non possono che comunicare l'asprezza del rock piu' puro.
Check Mate, l'ultimo lavoro del quartetto veneto di rockers dal nome
Gonzales,
esce nel 2008 dopo cinque anni di attivita' della band ed e' un album
composto da dieci pezzi suonati con criterio e caratterizzati da note
grezze e chitarre sporche, una batteria generante ritmiche dure e senza
sosta e una voce dal timbro duro e ricco di personalita': il tutto si
fonde fino a creare un rock'n'roll d'impatto e diretto mirato a
coinvolgere l'ascoltatore con un sound tipicamente rock.
Certo, il tutto e' condito con sfumature talvolta punk e hard rock, ma
in linea di massima il disco si presenta come una sorta di omaggio a
band come
Motorhead e Dead Boys.
Ascoltando Check Mate
una seconda volta, lo si apprezza ancora di piu': curiosamente, e' come
se l'ordine dei pezzi fosse stato deciso per trasmettere un crescendo
di emozioni, come se i brani fossero stati messi li' apposta.
Dopo Hell Drive del 2005, il loro primo disco, e lo split con gli I Deny (piuttosto deludente in quanto quasi del tutto sprovvisto della carica esplosiva del primo cd), con il loro terzo lavoro i
Gonzales
ridisegnano le coordinate del loro sound originale, con in piu' quella
vena rock che da sempre intrattiene qualsiasi tipo di pubblico e che
non morira' mai.
Ed e' alquanto piacevole ogni tanto ascoltare un cd con queste
caratteristiche, dal momento che attualmente in quasi tutte le band
contemporanee risultano pressoche' assenti.
E' inoltre presente una cover di
Johnny Cash, "Ring of fire". Da qui si nota gia' la passione dei ragazzi per un genere musicale destinato a non tramontare mai.
Ogni pezzo presenta caratteristiche diverse, senza dubbio. Ma in ognuno
di esso e' presente quel qualcosa che ti fa venir voglia di alzare le
mani e saltare al ritmo della musica di questi quattro ragazzi (a mio
parere molto talentuosi).
Da comprare ed ascoltare, chi ama il rock piu' di ogni altro tipo di
musica non potra' che apprezzare il disco come ho fatto io.
Che dire...una piacevole sorpresa dopo tanti dischi ascoltati
ultimamente (belli, si', per carita') che gira e rigira ci ripropongono
quasi tutti un tipo di sound da cui ogni tanto ci si deve pur staccare.
Ascoltate e mi direte! (by Ren)



Fino ad ora i Gonzales erano stati per me una di quelle band che
conosci per nome, sai a grandi linee che genere fanno (in questo caso
r’n’r), da dove vengono e poco altro. A farmeli finalmente ascoltare ci
pensa la Chorus Of One Records che licenzia il loro secondo album,
“Checkmate”, uscito a fine 2008, anche in formato lp per la Tornado
Ride Records, la Concubine Records e la Psycho T Records.
I Gonzales in realtà hanno già alle spalle una storia abbastanza lunga,
cominciata nel 2004 dall’unione di rockers del triveneto (per la
precisione Trieste, Venezia e Treviso) e condita da un album, un 7”
split e varie partecipazioni a compilations. “Checkmate” come detto è
il loro secondo lavoro e non ci è voluto molto per farmeli piacere.
Poco
meno di mezz’ora di scatenato e rovente sound classificabile
semplicemente come rock’n’roll, in cui la band da sfogo a tutta la sua
energia attraverso chitarre che sparano riff a manetta (a cominciare
dall’iniziale Nothing To Lose), una batteria potente e
cazzuta ed un basso di peso: il tutto sostenuto da una voce da rocker
marcio e da cori che in alcuni casi sono davvero trascinanti (Heaven Gone Wrong).
Nei 10 pezzi troviamo le influenze più disparate: garage anni ’60, hard
rock selvaggio alla Stooges, il punk dei Dead Boys e dei Misfits, il
r’n’r sfrenato dei New Bomb Turks (la tastiera nella già citata Nothing To Lose
e nella title-track li ricorda in maniera impressionante), un pizzico
di rockabilly, il rock svedese di Turbonegro ed Hellacopters…
Aggiungeteci la cover di Ring Of Fire di Johnny Cash, qua in versione veloce come non la si era mai sentita, ed il cerchio si chiude.
Un
gran bel album, la cui caratteristica che più apprezzo è quella di
essere davvero poco dispersivo, riuscendo a racchiudere in 2/3 minuti
tutto ciò che una canzone rock’n’roll richiede (assoli, riff,
stacchi…), senza mai dilungarsi in niente. (by Max Rozzo)




BAM MAGAZINE (webzine - Italy)

Il sottobosco fumoso, popolato da esseri rivestiti di jeans e cuoio, attendeva con trepidazione il ritorno degli italiani Gonzales.
Ora che le luci dei riflettori puntati sull’hard-rock scandinavo si
sono affievolite, è giunto il momento in cui i nostri devono scagliare
un deciso affondo nel ventre di questo genere troppo snobbato dalla
spocchiosa scena underground. Il primo album uscito nel 2005, “Hell Drive“, mi aveva fortemente inebriato, mentre il 7” split con gli I Deny era stato una mezza delusione, per via di una batteria non abbastanza incisiva e precisa.
“Checkmate”,invece, uscito alla fine del 2008, ridisegna le coordinate del loro suono, ora più fiorito e con pantaloni sempre più a zampa. Il “vero” cuore  dell’album inizia a battere con l’ottima “Kiss the sky”, e da lì in poi il groove (is in the air) ti afferra con calda violenza.
E’ un tripudio di chitarre, ora veramente e sinceramente rock, unite ad un basso ed una batteria grasse, finalmente registrate con la potenza che meritano. “Heaven gone wrong” è uno degli apici di questo disco, emozionante maelstrom di tamburelli, riff capricornuti, cori d’arena ed un cantato impeccabile. Le tracce che prediligo sono quelle meno up-tempo – anche se la cover di “Ring Of Fire” dal vivo dev’essere piuttosto bollente – ma l’intero “Checkmate” cresce ad ogni ascolto. E non sarebbe potuto essere altrimenti, tenendo conto del grande amore che i quattro ragazzi nutrono per il rock più sanguigno.
I fans dei Thin Lizzy, tanto quanto quelli dei Misfits - ascoltate i cori di “Fiesta” e capirete -, sono pregati di concedersi mezz’ora di sauna hard-rock in compagnia dei Gonzales. (by Vom)




In partenza da Trieste, i Gonzales sono un treno lanciato a tutta
velocità contro la classica auto ferma sui binari, il problema è che su
quella macchina siede il malcapitato ascoltatore e non sarà semplice
evitare la collisione.
Il loro suono parte dal rock’n’roll più bastardo, si
immerge nel proto-punk tra Detroit e New York e si ricopre di
distorsione motorheadiana, immaginate i Dead Boys che rifanno Eddie
Cochran con Lemmy come ospite al basso e voce, una cosa da ricaricare le batterie e lasciare da parte lo stress quotidiano per un bel pezzo.
Il tutto suona talmente cafone e sfrontato da risultare perfetto, le
chitarre grattugiano riff senza sosta, il basso pompa e la batteria da
il tempo alla corsa del treno. Su tutto vocals con il giusto piglio e
la dovuta disinvoltura nel declamare l’epopea del loser d.o.c., c’è
anche la cover di “Ring Of Fire” a chiudere il cerchio e apporre il
sigillo di garanzia. Ancora una volta siamo a tessere le lodi di un
gruppo italiano che si getta a capofitto nel rock’n’roll più
incontaminato e genuino, soprattutto capace di farlo con naturalezza e
credibilità, quasi ci si trovasse nella terra d’origine di simili suoni
e non in quella dei cantautori neomelodici o peggio nella patria
d’adozione dei “talent show” più beceri. Checkmate si apre con “Nothing To Lose”, un titolo che racchiude in sé l’intera filosofia del ribelle senza causa e disegna l’albero genealogico dei Gonzales, davvero difficile trovare un’espressione migliore per descrivere l’universo della formazione, parallelo al grigiore quotidiano e vitale come una boccata d’aria fresca alla fine di un tunnel. Disco consigliato a chigià apprezza simili sonorità, ma anche a chi voglia evadere per un
attimo dai propri ascolti usuali. So far, so good.. (by Michele Giorgi)


Contemporaneamente fuori anche su vinile 12’’, il nuovo disco della band di Trieste-Venezia-Treviso! I Gonzales
iniziano a non avere bisogno di presentazioni: ho già recensito e
apprezzato a suo tempo l’esordio “Hell drive”, e non posso non alzare
immediatamente le mani e il pollice su questo secondo capitolo,
rilevando tra le altre cose una maturazione stilistica degna del
migliore stravecchio. Rock’n’roll sparato senza se e senza ma, sulla
scia dei classici Dead Boys e dei più “recenti” Hellacopters e
Turbonegro. Chitarre zozze, mixaggio garage e riff taglienti, come
piace a me.
10 pezzi 10, ricchi di pompa, dall’ottima opener “Nothing to lose”,
alla title track (in cui spicca notevolissimo il lavoro su voci e
cori), fino ad arrivare – verso i tre quarti della scaletta – a una
cover-rivisitazione di “Ring of fire” di Johnny Cash, che viene fuori
decisamente più lanciata rispetto a quella già punk che tutti
ricordano, ad opera dei Social Distortion – 1990 circa. Chiusura senza
cali di tensione o cadute di stile, anche per una grande attenzione al
giusto susseguirsi delle tracce.
Abbiate questo disco senza remore di sorta, quale che sia il vostro punk mood. È solo rock’n’roll, e mi piace. (Simone)



E' Pasqua, pomeriggio e mi sto
accorgendo di invecchiare. Mentre cerco di capire in quale direzione la
poiesi musicale di questi tempi si stia rivolgendo, il revival mi
sorpassa strombazzando e umiliandomi sulla sua potente convertibile e
io rimango fermo a scrutare i miei alluci tozzi, malfermi e dall'odore
caprino. Dopo questo patetico lamento, mi cimento baldanzoso a
propinare "Checkmate", album dei Gonzales, gruppo che, nonostante il
nome di stampo ispanico tipo malvagio latifondista messicano da
spaghetti western, è italianissimo di area triveneta. La band nasce
dall'incontro di quattro musicisti nella zona delle tre Venezie, per la
precisione Markey Moon e B., già chitarra e basso dei Cosmogringos, Pam
Christensen, batterista degli Stillicidio, rimpiazzato nel 2006 da
Malcolm B. Cobra, già batterista dei Meat Torpedos e Mark Simon Hell,
già sei-corde di varie band tra cui una dal meraviglioso nome di
Berlusconi SS,. Il genere che propongono è il classico
horror-billy-punk che potrebbe essere tranquillamente la colonna sonora
del trailer di qualche film sugli di Tarantino o Rodriguez, tumultuoso,
energico, un po' tenebroso e allo stesso tempo maledetto, come un rito
esoterico ma con tanta ma tanta birra. Il tutto può lontanamente
ricordare alcuni lavori dei Misfits, se non fosse per la produzione
precisa, la voce più urlata e le chitarre accordate. Il suono è molto
azzeccato per il genere, chitarre fragorose e chiuse, batteria
compatta, bassi presenti e la voce con il tipico effetto "slapback" da
rock and roll anni '50, brani brevi intensi e senza troppi fronzoli.

L'album comincia subito alla carica con "Nothing To Lose", brano che
immediatamente sfodera il lato oscuro della musica e sembra dire "basta
col melodico di Marco Carta e il contrappunto di Nerina Poltronieri,
pochi accordi, urla e tanto baccano, ecco la ricetta dei Gonzales". La
semplicità e l'efficacia di questa canzone quadrano il cerchio di un
genere che poco lascia dire al virtuosismo e alle leziosaggini musicali
in favore del puro e semplice head-banging ubriaco e rissoso. Si
sentono forti influenze Turbonegro, per le ritmiche, ed Hellacopters
per le melodie con una strizzata d'occhio al punk più puro non fosse
altro per la velocità in bpm. La seconda traccia, "Checkmate" non ne è
da meno coi classici ritornelli in coro da stadio, in puro stile
punk-core da pogo selvaggio, per far scatenare la platea sotto il palco
del più pulcioso dei bar per bikers della zona sud del Texas. Meno di
tre minuti di delirio e già la terza song apre ferocemente col suono
animale e arrabbiato di un manipolo di camionisti a cui hanno graffiato
il carico di fucili per l'esercito messicano (esisteranno pure da
qualche parte). Questo pezzo, "Kiss The Sky", forse leggermente più
elaborato degli altri con alcune interessanti variazioni ritmiche verso
la fine che gli imprimono una forza ancora maggiore lanciando il
ritornello finale e dandogli un impatto davvero ragguardevole, tra i
Clash più infervorati e i Melvins più debosciati. Ritornello peraltro
molto azzeccato e accattivante, davvero in grado di farti balzare in
piedi sul tavolo e farti cantare(cantare, poi, urlare vogliamo dire)
tutta la canzone col braccio alzato. Il tipico singolo che, se il
gruppo fosse costituito da biondoni muscolosi con una major dietro,
tutte le ragazzine andrebbero a comprare l'indomani stesso nel primo
negozio di "Hail Kitty", nonché pezzo migliore dell'album. L'eco
dell'ultima frase si perde tra i coni delle casse quando un riffone di
chitarra ignorante prelude alla quarta track "Xtatic Failure", altro
pezzone sguaiato e posato come una cannonata in piena faccia. Degno di
nota è l'assolo prima dell'ultimo ritornello, poche battute di chitarra
grattuggiata nel vero senso della parola che aggiunge un tocco di
satanica tecnica e malefico mestiere al tutto già ampiamente
sconsigliato dal Vaticano. Ed eccoci al giro di boa della quinta song
"Fallen", tutt'altro che intenzionata a far scendere la tensione
dell'album già scoppiettante (bella metafora anni '60) e tutt'altro che
intenzionato a prescindere dai cori e dalle urla sui ritornelli. Mentre
sto notando una certa somiglianza fra le varie canzoni dell'album
fin'ora, vengo spiazzato da "Heaven Gone Wrong", sesta fatica del
gruppo Triveneto, con ritmiche più elaborate e armonie meno punk anche
se il buon vecchio ritornellone a cori e "ooooooooooo" non può
assolutamente mancare. Il finale stupisce ancora con un riff finemente
armonizzato dalle due chitarre che dimostra una certa perizia musicale
nascosta dietro tanta forza bruta. Il settimo brano, cover della
canzone country "Ring Of Fire" di Johnny Cash, apre citando
perfettamente l'inizio della canzone originale per poi gettarsi a
capofitto nel più punk dei ritmi a una velocità da ritiro della
patente. Arrivati all'ottava traccia, ormai quasi completamente
ubriachi per la birra che trasuda da queste canzoni, mi ritrovo a
fronteggiare "Go To Hell", mostro dalle tre teste billy-punk-rock che
mi urla in faccia di smetterla di darmi la lacca alle unghie e
cominciare ad ascoltare un po' di musica seria, citando ampiamente dai
Ramones ai Queers e tutta la storia punk-rockandrolla degli ultimi
trent'anni. "Fiesta" è la nona song che inizia con una voce monocorde
alla Motorhead per poi evolvere in un ritornello armonizzato davvero
con maestria, quasi come un coro di alpini persisi all'indian saloon di
Sesto S.Giovanni e troppo ubriachi per uscirne. In chiusura delle
chitarre lievemente malinconiche esordiscono per un brano certamente
forte come una schioppettata ma più tenebroso rispetto agli altri, con
una maggiore impronta Misfits, con meno birra e qualche horror movie
anni '60 in più. Parliamo di "My Son", decima e ultima traccia i cui
ingredienti lo rendono un brano molto interessante e piacevole anche
per chi non mastica questo genere come fosse una peyote. In esso
infatti si possono udire melodie che, non vorrei essere fustigato,
hanno un vago sapore stoner alla Queens of The Stoneage dei primi album
(l'ultimo fa cacare ma questa è un'altra recensione) creando
un'atmosfera davvero indovinata per chiudere in bellezza un album
sicuramente buono.

In conclusione, il lavoro dei Gonzales può dirsi realmente
professionale, ben prodotto, ben composto, ben suonato e ben
masterizzato, forse anche troppo per il genere che spesso ci ha
abituato a (volute?)lacune sui vari piani appena citati. Le dieci
tracce, a parte alcune eccezioni, non sono nulla di originale e
rivoluzionario, semplicemente sano e vecchio rock and roll da battaglia
per poterci lealmente odiare e picchiare per la durata di ogni loro
concerto. I suoni sono azzeccatissimi per il genere, le atmosfere
perfettamente rese e l'energia che esce da ogni nota di questo album
riesce davvero a coinvoglere e trascinare chiunque lo ascolti. Alcune
note un po' in ombra sono tuttavia da sottolineare per correttezza di
cronaca. La prima, che comunque non dipende unicamente dal gruppo,
riguarda l'ideazione dei brani, molto simili fra loro, tanto che, per
un ascoltatore distratto, alcuni potrebbero essere confusi nella
tracklist; del resto il genere non lascia molto spazio compositivo e
gira e rigira si finisce sempre negli stessi riff. La seconda riguarda
il suono globale, molto valido anche se la voce, slapbackata e distorta
a volte si nasconde dietro le chitarre perdendo per pochi istanti il
senso globale del brano (e anche questo potrebbe sempre rientrare nel
genere se pensiamo agli album degli stessi Misfits, Ramones, perfino
"Dookie" dei Green Day). Il terzo appunto, che più che una lamentela è
una mia osservazione personale, riguarda le chitarre. Ho notato che
nella grandissima maggioranza delle produzioni italiane che guardano
all'oltreoceano, qualsiasi genere trattino, vengono spesso eseguiti
assoli al limite del virtuoso, anche quando il filone perseguito non lo
richiede. In questo caso, parlando di un punk malato, chiassoso,
caciarone e, diciamolo, zozzo, alcuni assoli eccessivamente tecnici
tendono a snaturare l'insieme, molto efficace e vigoroso, quasi come se
la foga nel rimbalzare fra una spallata e l'altra sotto il palco
venisse per un attimo arrestata per assistere alla chitarra solista che
si esprime. Personalmente non mi sento di condividere questa scelta,
gli assoli nel punk-rock sono come il cercare di inserire il proprio
ammenicolo sotto l'ascella della propria ragazza, quantomeno fuori
luogo. A prescindere da questa analogia hard-core, il voto che mi sento
di dare a questo lavoro è 80 (by Uzless-N)




Sull'italica scacchiera del rock'n'roll i Gonzales (metà veneti e metà friulani) danno il loro potentissimo e decisivo scacco al re... scacco matto, s'intende!!! Checkmate è il secondo album della band di casa nostra, un punk'n'roll viscerale ed esplosivo carico di energia e ricco di rude potenza... e la Chorus of One non delude ancora una volta... Meno di 30 minuti per esprimere il pressante sentimento ed istinto puro di chi è cresciuto nutrendosi di pietanze a base di rock'n'roll. Riff taglienti e acidi, riff potenti di chitarra spesso arricchita dal saggio uso del wha wha, un basso martellante che insieme alla batteria lascia esplodere tutta una rozza (nel senso buono del termine) potente passione, la voce caratteristicamente selvaggia e molto espressiva sono la base fondamentale di Checkmate. Se poi si aggiunge che le 10 tracce sono anche belle sotto il profilo meramente musicale, allora, il gioco è fatto... Basti pensare che dall'iniziale Nothing to Lose (seguita da Check Mate, Kiss the Sky, Xtatic Failure, Fallen, Heaven Gone Wrong) fino all'introduzione di Ring of Fire (cover di Johnny Cash) non c'è il necessario tempo per respirare poichè si è coinvolti dall'incedere della musica e poi... poi si ritorna in apnea fino alla fine (con Go to Hell, Fiesta e My Son)... In conclusione? Miele per le orecchie del rocker incallito ed instancabile... (by Francesco Amato)




I Gonzales non hanno nulla da perdere. Lo dichiarano nella track iniziale e probabilmente è la verità visto che questo "Checkmate" suona come un bel calcio in culo a tutto ciò che ci propina il mondo della musica oggi. Questo è rock . Quello con i cari vecchi riff e gli assoli, quello con la batteria che pesta , quello con la voce sgraziata di chi non ha mai preso una sola lezione di canto ma che rende più di 77 coglioni diaframmatici. Questo è quel rock che l'imbecille di turno apostrofa come scandinavo, ma che in realtà di scandinavo non ha proprio un cazzo. E'solo e semplicemente rock. Lo splendido riff iniziale di nothing to lose ( PERCHE' NESSUNO CREA PIU' RIFF? LE CANZONI AD ACCORDI HANNO ROTTO IL CAZZO! EVOLVETEVI BRUTTI PUNK..ROCKERS..METALLARI DEL CAZZO. IL ROCK NON E' IL ROCK SENZA RIFF DIO CANAGLIA!) dà subito l'idea di ciò che ci aspetta in tutte e 10 le tracce del disco , poi di seguito "check mate" e "kiss the sky" ( a mio avviso il top dell' album) finiscono di aprire per benino quel poco diculo che vi era rimasto chiuso ; il coro da stadio di "heaven gone wrong" ti rimane attaccato addosso come un ramarro ad un polpaccio , la "ring of fire" dello zio johnny "grana" cash viene gonzalizzata a dovere e dal vivo poi l'è una goduria. Insomma , quà abbiamo 10 canzoni che come songwriting non hanno da invidiare un cazzo a nessuno , suonate da dio e con la giusta produzione. Cazzo volete di più? Un koala? (by PY)




Scacco matto. Si probabilmente i Gonzales ci hanno preso in pieno e la Chorus of One di Torino, sempre attenta alle nuove realtà italiane e straniere ha saputo vederci. Cinque anni di storia per questi ragazzi, cinque anni che culminano in questo lavoro, composto da dieci tracce per un totale di circa una mezz'oretta di ascolto. Di cosa stiamo parlando? di puro e semplice punk'n'roll, nato da una sapiente mistura e fusione di rock n roll, garage, hard rock e punk. Il risultato è più che evidente nelle dieci tracce proposte. Pezzi che fanno venir voglia di saltare e scaternarsi, caratterizzati da ritmo, potenza e quell'anima rock, decisamente rock, che in questo periodo scarseggia cosi tanto nei gruppi che stanno nascendo. Ed il tutto è confermato da una voce di chiara impostazione hard-rock, che riesce a trasmettere la vera anima di quella musica che negli anni 70-80 spopolava tra i giovani, quando l'emo-pop-punk non era ancora tra noi. Accordi aperti, anima punk ma carattere dicisamente punk'n'roll con una certa spruzzata di garage, per un sound che ricorda molto bands come Hellacopters, Stooges e Turbonegro, questa è l'anima pura dei Gonzales, una band che riesce a riproporre un sound tipico di anni passati rivisitando il tutto in chiave decisamente più moderna ed ottenendo come risultato un cd decisamente accattivante. Come non accostare infatti i Gonzales ai Turbonegro dopo aver ascoltato la prima traccia di questo lavoro? A c