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Andrea Montali

Andrea Montali


Last Updated: 12/1/2009

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Age: 26
Sign: Cancer

City: Laives
State: Bolzano
Country: IT
Signup Date: 2/15/2007
Friday, August 21, 2009 

“In un momento come quello avevi due alternative: diventare animale o saggio”.

Massimiliano Santarossa


Intro

Non avevo una Heimat[1] né un dialetto, qui. 

Al Brennero le stalattiti di ghiaccio cadevano sui marciapiedi della stazione ferroviaria. La zona ristoro del binario sei era illuminata al neon e i viaggiatori scendevano dal treno per un caffè alla macchinetta automatica, poi risalivano. Intorno, la neve. Le insegne del centro commerciale. I cartelli di confine. Austria. Italia. Südtirol ist nicht Italien[2].

La carrozza del treno per Verona si mosse; ero seduto su un sedile di alcantara, guardavo fuori cercando di non pensare alla tua stanza, al tuo odore, alla tua scrivania, al copripiumino Ikea a pallini rossi e arancioni. 

Il controllore entrò munito di palmare e borsellino a tracolla.

Quando arrivò il mio turno stavo abbracciando lo zaino: 

«Buonasera, biglietto prego»

«Non ho nessun biglietto, signore»

La neve si sciolse. 

Tu, Lolli, stavi riordinando la cucina dell’appartamento di Erzherzog Eugen Straße[3] maledicendo le coinquiline, il caffè si rovesciò nel lavello pieno e solo allora decidesti di vestirti e raggiungermi col treno successivo.

Facesti il giroscale di corsa, uscisti dal portone in legno e attraversasti il viale seguendo i binari del tram. 

I capelli sciolti profumavano di camomilla. Vedevo i tuoi occhi verdi sotto le lenti degli occhiali: erano riflessi sul finestrino del treno appena partito.

Ad Innsbruck, in febbraio, c’erano 22 gradi. Al Brennero 25. Gli Schützen[4] della Val d’Isarco cominciarono a sparare.

Mi sarebbe piaciuto avere una stanza in più al bilocale. Mi sarebbe piaciuto avere un lavoro normale, una ragazza normale e una famiglia normale. Avrei voluto comprarti un guardaroba nuovo.

Ma io suonavo la chitarra nei locali, quando andava bene negli hotel. 

Se avessi finito il Conservatorio forse sarei stato professore. Se non mi fossi innamorato di De André forse non avrei bevuto tutto quel vino. 

Tu, Lolli, decidesti di lavare i piatti maledicendo le coinquiline e preparasti la colazione per il giorno successivo.

Ad Innsbruck, in febbraio, c’erano - 2 gradi. Al Brennero -5. Gli  Schützen della Val d’Isarco continuarono a spalare.

I tuoi occhi verdi sotto le lenti degli occhiali si dissolsero su un cartellone del Cinzano.

«Venga con me».

Mi alzai, presi le mie poche cose e seguii il controllore. Arrivammo all’ultimo convoglio. Aprì la porta dello scompartimento del personale. Appoggiai lo zaino e la chitarra sul sedile vuoto.

«Si accomodi» controllò la sua agenda. Si accese una sigaretta.

Pensavo che fumare sul treno fosse illegale e glielo dissi: 

«Qui comando io»

Era il capotreno. Si tolse il berretto verde paramilitare e liberò dei riccioli non curati. Lo guardai meglio: sembrava un sindacalista con quella barba incolta. Sul borsellino aveva appiccicato un adesivo di Rifondazione. Io, che di politica proprio non me ne intendevo, pensavo che Rifondazione Comunista non esistesse neanche più. 

Mi offrì una paglia rollata di Old Holbron, che accettai. 

«Mi racconti una storia post rave party, signore».

E la storia post rave party, la storia di questi anni veloci, cominciò.


Capitolo 1

Berlino

C’era una volta un appartamento bellissimo perché vi abitavano un giovane musico italiano e una ragazza con il suo fidanzato nuovo. Condividevano un bagno e una cucina. Con il resto del caseggiato avevano in comune il pianerottolo, le mura decorate e un cortile interno con molte bici parcheggiate o accatastate. 

La ragazza che abitava con il suo fidanzato nuovo si chiamava Melissa: era bella, considerata da molti la più bella della suo paese d’origine da dove, senza lasciare che un biglietto e un cartone pieno di tesori, scappò in tempi lontani per non tornare mai più. Alcune malelingue dicono che lo fece per debiti, altri invece che lo fece per passione. 

La cosa certa è che Melissa partì. 

Io, che sono una Didascalia senza memoria concreta, vi racconto che la bella si trasferì a Berlino senza pensarci troppo.

In quegli anni nella capitale germanica c’erano stregoni ben pagati e pozioni per ogni male, dei locali di tendenza e delle interviste senza intervistatori. C’era il civico due di Wisbyer Straße dove Melissa guardava il suo fidanzato nuovo dormire, e rifletteva: lei non riusciva a stare sola e quel ragazzo, forse, non l’aveva mai amato veramente.....

Ma intanto i mesi passavano e con loro le stagioni; le giornate, lentamente, parevano allungarsi. 

In una sera d’inverno la bella scrisse su facebook: “Non voglio più pensare alla pagina bianca”.

Era convinta che i suoi amici telematici si sarebbero presi cura di lei.


Capitolo 2

C’era una volta il Generale


Sento di condividere con molti un destino personale. 

Le sensazioni sono importanti nel mio mestiere: se non gli dai il giusto peso è facile che la concorrenza anticipi le tue mosse; per evitare di essere surclassato ogni sera esco in balcone, annaffio la rosa e le parlo, le accarezzo le foglie, tolgo con cura quelle morte. Lei in cambio mi tiene attaccato alla terra, mi consiglia quando agire e quando invece è meglio di no: lo fa soffrendo, e io questo lo capisco. Non è facile essere buoni consiglieri e sbocciare a comando.

Sono svaccato sul divano del bilocale di Via San Giacomo 701, terzo piano, interno 14 e, vi svelo, domani sera la mia vita cambierà: mi farò una doccia, la barba, mi metterò un vestito poco appariscente e poi salirò in Clio diretto al Palaonda dove suoneranno gli Oasis, il gruppo dei fratelli Gallagher da Manchester; non mi sono mai piaciuti, sia chiaro: non eccezionali nel songwriting, look discutibilissimo e poi, soprattutto, non sanno gestire le droghe. Se c’è una cosa che proprio non mi va a genio è la gente che non sa gestire le droghe.

Comunque sia domani sera la finirò una volta per tutte di fare questo mestiere; da martedì mi dedicherò esclusivamente ai viaggi d’istruzione.

Non sono uno di quelli che decide di partire per cercare sé stesso, mi trovo benissimo anche sul divano, e non parto neppure per scappare da qualcosa. 

Devo osservare e imparare e, al ritorno, decidere dove investire il mio capitale. 

È giusto che sappiate che non ho ancora trent’anni quindi niente crisi anche se, comunque, quelli che vivono la vita a decadi proprio non li capisco.

Ho deciso che è giunto il tempo di cambiare.  

Diciamo che se avete la stessa intenzione ma non sapete da dove cominciare, vi potrei aiutare. 

Diciamo che niente è gratis e il conto si paga in anticipo nel mio mestiere. 

Diciamo che si potrebbe cominciare anche così 


 Capitolo 3

Non ho una Heimat né un dialetto, qui


Ipnotizzato dallo sferragliare delle rotaie fissavo il capotreno. Nel giro di venti minuti aveva spento tre sigarette sul sedile.

Aprì il finestrino con una brugola che teneva attaccata con un moschettone ai passanti per la cintura. Gettò il palmare che, risucchiato dal treno in corsa, fece un botto senza ritorno. Il personaggio cominciava ad inquietarmi. Non mi fece neanche aprire bocca: «Lei mi vede come un capotreno, certo. Ma non è molto diverso da me. Siamo entrambi schiavi del tempo, solo che io ho una divisa a ricordarmelo e Lei no».

Possedeva il gusto della fabulazione e del ragionamento filosofico.

«Da dove viene?»

«Sono sudtirolese d’adozione» 

Si accigliò malfidente, i riccioli si scomposero in un nuvolone: «E di cosa si occupa nella vita, Lei?»

Quando mi davano del “Lei” mi pigliava male: non mi sembrava di essere già adulto e mi risultava strano apparire agli altri come un uomo. Da buon paraculo mi ero sempre definito “un ragazzo” schivando con maestria ogni responsabilità.

Di che cosa mi occupo nella vita? Della mia famiglia, della mia casa, del mio coinquilino, dei miei amici. Ascolto De André. Viaggio in treno e suono la chitarra nei locali. Quando va bene negli hotel. In questo momento sono in relazione complicata con la Lolli. 

«Sono un onesto libero professionista senza partita IVA».

«Lei è uno spirito autonomo come me e, devo dirle, mi è stato simpatico dal primo istante»

La situazione stava degenerando. Cosa voleva da me questo scapigliato? Stava masticando del tabacco, sputacchiava sul pavimento schivandomi di striscio. D’improvviso si girò e mi guardò fisso negli occhi: «Lei che è sudtirolese d’adozione conoscerà sicuramente Norbert Kaser[5] suppongo»

Feci mente locale fra tutti i campioni di sci e slittino con la divisa delle forze armate che vedevo sulle foto dei giornali; pensai a qualche scalatore; presi in considerazione tutti gli imprenditori del latte, del legno, delle sculture in ceramica, dell’edilizia ecosostenibile. Niente. Di Norbert Kaser nessuna traccia. 

«È forse un membro dei Kastelruther Spatzen[6]

Il capotreno sussultò. Il tabacco gli andò di traverso senza procurargli fastidio alcuno. Poi, dopo un colpo di tosse leggero, recitò:

« geliebtes land

  aus kuhglocken gebaut & 

  gasthausrauferei


kind des wetters

mutter der trauben

schnaufen der winde 

alpenglut

an gruenen fluessen

& zu fueßen 

          ein erschlagner warum 

traute gassen 

buergesinn stolzer bauernmut 

dem welchsen feind & schlechter

als der 


kind des wetters

mutter der trauben


innige doerfer 

blauer shurz & stiere

autonom 

heiden im rock der schuetzen 

feuerwehr musik

hackbretter zithern

jodeln kann keiner


dem herzen des gottes verschworen

& ueber allem schwebt der henngeier[7]»  

Ed io, non capendo nulla, applaudii. 

.. ..



[1] Heimat: Patria

[2]  Südtirol ist nicht Italien: “L’Alto Adige non è Italia”; scritta che compare su un cartello affisso al Brennero dal partito altoatesino “Süd Tiroler Freiheit”. 

[3] Erzherzog Eugen Straße:  una via della città di Innsbruck

[4] Schützen: Gli Schützen, (letteralmente "difensori", in italiano detti anche bersaglieri o scizzeri o sizzeri), erano nel passato dei guerrieri adibiti esclusivamente alla difesa del territorio tirolese. Oggigiorno sono presenti in Trentino-Alto Adige, bassa Austria e Baviera. (Fonte Wikipedia) 


[5] Norbert Kaser: Norbert Conrad Kaser, o n. c. kaser (tutto in minuscolo), come amava firmarsi (Bressanone, 19 aprile 1947  Brunico, 21 agosto 1978), è stato un poeta e scrittore italiano; sudtirolese di lingua tedesca, fu il capostipite della letteratura sudtirolese del dopoguerra, molto apprezzata nell'area germanofona, e nota anche in Italia soprattutto per le opere di Joseph Zoderer. (Fonte Wikipedia)

[6] Kastelruther Spatzen: “I Passerotti di Castelrotto”, celebre gruppo di musica folk

[7] Trad. di Giancarlo Mariani di “lied der einfallslosigkeit” di Norbert C. Kaser, tratta da “Norbert C. Kaser”, edizioni Nuovo Studio Bolzano, 1983

 

             terra amata                      

             fatta di campanacci e        

             risse di bettola

              

              figlia del tempo

              madre dell’uva


              soffiare di venti

              rossori alpestri

              verdi fiumi allato

              e ai piedi un 

                     verme schiacciato


              intime viuzze

              civico senno fiera forza agreste

              nemica del terrone e peggiore

              di lui


              figlia del tempo

              madre dell’uva

                          intimi paesi

              grembiule blu e tori

              autonoma            

               sa gorgheggiare

              consacrata al cuore del dio

              & su tutto si libra la poiana