Fuori dal mucchio – febbraio 2008
Per quanto possa essere buono, è difficile che un esordio discografico non mostri alcun segno di immaturità, ché la voglia di strafare è qualcosa che si impara a gestire e a reprimere solo col tempo. Non è tuttavia questo il caso del debutto omonimo dei DonSettimo, compagine incentrata intorno al cantante e multistrumentista Settimo Serradifalco. Tutto, in queste dieci canzoni, è perfettamente al suo posto: gli strumenti si incastrano che è una meraviglia, le parole tracciano solchi che le musiche sottolineano in maniera quanto mai efficace e gli scenari creati dal loro incontro evocano una frontiera bruciata dal sole; tra la natia Sicilia e il West, tra Tom Waits, i Calexico e Cesare Basile, che non stupisce più di tanto ritrovare qui nella doppia veste di ospite e produttore. Chitarre arrugginite, percussioni secche ma non prive di raffinatezza, ma anche aperture acustiche e melodiche niente affatto banali. Tra inquietudine, rabbia e romanticismo, dieci ballate che suonano minimali anche quando, a ben sentire, gli strumenti in gioco non sono pochi, compresi archi e fiati che sanno di Balcani più che di Messico. Il tutto a supportare un songwriting visionario ed evocativo, che prende gli stilemi dal cantautorato classico e li stravolge in nome di un impressionismo magari un po’ ermetico ma di grande fascino. Si ascoltino – a mero titolo di esempio, ché la qualità dei brani in scaletta è costantemente alta – l’iniziale "Tra guerra e morra", con un coro di bambini a sottolinearne l’incedere cantilenante, una "Mangiacristo" elettrica e nervosa e la più lieve "Autosaloon", le suggestive "Il diritto e il rovescio" e "Jah Mah Elfnaa", una "Chiodi enn Clock" stridente e cullante insieme. Difficile non innamorarsene.
Aurelio Pasini.