A volte penso che sia sufficiente leggere tra le righe di uno scritto per trovare qualcosa di non detto dell'autore.
Ovviamente parlo degli scritti genuini, non di quelli dei professionisti con redattori che modificano e rendono accattivanti i testi.
Così mi capita, come faccio quando ascolto, di trovare qualcosa tra le righe.
Come dice un mio amico, parlando non ci si riesce a controllare del tutto, ma sono convinta che anche scrivendo o muovendoci, succeda lo stesso.
Quante volte capita di leggere in un corpo accanto a te, quello della persona con cui stai parlando un messaggio diverso da quello che dicono le parole e quante altre l'intonazione rivela il vero significato di quello che stai ascoltando.
Malgrado sia una sfacciata chiacchierona non dimentico mai di osservare e ascoltare.
Sembra strano, lo so. Ormai lo faccio in modo meccanico.
Così scopro la falla nel controllo, l'abbandono alla libera espressione quasi senza volerlo.
Non vogliogiudicare nessuno: questo è il retaggio della mia timidezza e forse della mia mascherata insicurezza, che mi hanno reso cauta e guardinga, pronta a cogliere il pericolo negli altri.
Tutto deve essere cominciato, quando adolescente, ero infatuata di un bellissimo ragazzo, che ora so assolutamente indifferente alla mia adorazione. Questi ne approffittò, calamitando il mio sguardo con i suoi occhioni verdi, per bruciarmi il palmo della mano spegnendovi la sigaretta che stava fumando.
Da allora, pur continuando a guardare negli occhi le persone con cui parlo non ho mai dimenticato di fare attenzione ai piccoli segnali che mandano, alle contraddizioni che esprimono quasi senza parole.
Così un io messo davanti al nome di un'altra persona, se si racconta un fatto, mi dà un certo indizio, la puntualizzazione di certe caratteristiche me dà un altro.
E' proprio vero: non riusciamo mai a controllarci del tutto e siamo come dei libri scritti con l'inchiostro simpatico, basta una goccia di limone e…