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MALAAVIA



Last Updated: 8/14/2009

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Wednesday, April 15, 2009 

Quando Ratzinger bazzicava il più lercio sottobosco della destra estrema
europea

Die Aula è una rivista austriaca di estrema destra fondata nel 1951 che il
Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstandes, l'Informationsdienst
gegen Rechtsextremismus e l'Informationsportal Rassismus und Antisemitismus
schedano come neonazista e negazionista. Un giornalaccio, insomma. Tuttavia
può vantare di aver avuto un collaboratore di eccezione: Joseph Ratzinger.
Poco più di dieci anni fa, un suo breve saggio dal titolo Freiheit und
Wahrheit impreziosiva il numero speciale che la rivista dedicava ai 150 anni
trascorsi dai moti liberali del 1848 (1848 - Erbe und Auftrag).
A soli 19,90 euro, sul sito web della rivista (dalla cui homepage Benedetto
XVI saluta i visitatori col suo ineffabile sorriso), si può ordinare una
copia di quel fascicolo che fieramente espone una fascetta con la scritta:
"Mit einem Beitrag von Kardinal Ratzinger". Questo per i feticisti, perché
il testo del contributo che Joseph Ratzinger dava alla rivista preferita dai
neonazisti austriaci è reperibile in rete in una eccellente traduzione in
lingua inglese.

Niente di eccezionale, in realtà, si tratta del solito Ratzinger e del
solito attacco al cuore della modernità, cioè al concetto di libertà così
come venutosi a definire dall'Illuminismo in poi, ineluttabilmente -
fatalmente, quasi - in opposizione al concetto di libertà cristiana.
Insomma, siamo di fronte al solito lamento dell'uomo della Tradizione che
nel tramonto del principio di autorità com'era inteso nel Medioevo vede la
fonte prima di ogni bruttura e di ogni male del mondo moderno. Toni soffici
da chierico, ma nella sostanza si tratta della solita critica alla
democrazia e al principio della libera e responsabile autodeterminazione
dell'individuo.
È stato il deputato austriaco Karl Öllinger a ritrovare questo testo e la
rivista Der Spiegel a segnalare le pessime frequentazioni di Joseph
Ratzinger. Imbarazzo della diocesi di pertinenza, quella di Vienna, che
subito si precipitava a dichiarare che l'autore di quello scritto non ne
avesse mai autorizzato la pubblicazione su Die Aula. È una bugia, se ne ha
la conferma quando salta fuori il carteggio tra il responsabile della
rivista e il segretario dell'allora cardinal Ratzinger: l'assenso era stato
dato con tutti i crismi.

Fa un po' impressione, scorrendo l'indice di questo numero della rivista,
vedere, tra i nomi di antisemiti e negazionisti, il nome di chi tra poco più
di dieci anni, da pontefice, spalancherà le braccia a monsignor Richard
Williamson. La stampa di mezza Europa ha fatto espressione di tale
sconcerto, ma voi pensate che in Italia qualcuno abbia ritenuto utile
segnalare la cosaccia? Macché.
Abbiamo visto, ieri: i nostri vaticanisti pensano che "il giornalista in
Vaticano non deve mai venire meno alla legge dell'ospitalità". Ricordare al
Papa che dieci anni fa bazzicava il più lercio sottobosco della destra
estrema europea sarebbe un'indelicatezza. Non si fa.

Dal calendario laico di Carlo Ristori
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