L’Unità
08/03/2006 pag.21
Ascoltando il Moffa s’è perso chi ha vinto Sanremo. Ne valeva la pena
di Ivan Della Mea
Quella palma perché? Perché quel leone? Dorati, sberluccanti. E va bene così, va bene in questa Italia della casa e della libertà, tutto il mondo deve sapere, mondovisione da Sanremo, mondovisione anche, si sta bene qui da noi, l’orco ci basta e avanza, si veste l’eleganza made in Italy, si deve figurare, si figura. Tutto va ben, madama la marchesa, Sanremo è Sanremo tautologia seconda soltanto a Dio è Dio e vai che vai bene. Dopo il festival di Tony Renis noi, Ivan e Luigi Dalle Mea, c’eravamo detti che Sanremo non era più cosa, ’gnornò e bene avremmo fatto a darci coerenza poiché davvero non sappiamo che cosa dire di questo Festival e in questi casi è pur vero che viene buono il mestiere giusto quanto basta per menare il torrone, e avremmo tenuto fede al nostro impegno ma ci ha sconvolti e coinvolti la grida di Giorgio Panariello conducator che chiama l’intera platea dell’Ariston, l’Italia intera e mediaticamente l’universo mondo, a far coro: il Festival di Sanremo dice…pausa… la forza della musicaaaa. Ma di quale musica e di chi e indole? Lì, con la palma e il leone, e i garisti: giovani speranze, donne, gruppi, uomini. Ma per favore.
Riccardo Cocciante, ospite, ha cantato Margherita: su questa canzone e sulla sua interpretazione doveva finire il festival: tutti a casa.
Nel tempo di questa ventura sanremese, che vuole seguita diceva nostra mamma gisella, Luigi e io s’è fatta ricordanza a oltranza e di speranza: insieme abbiamo rimpianto da Nilla Pizzi in su e non facciamo nomi, ma resta di fatto che abbiamo rimpianto perfino Mino Reitano e ditemi un po’ voi se si può volare più bassi, manco fossimo piccioni pedinanti su piazzali metropolitani. Nemmeno vogliamo dire di Panariello che si fa le battute e se le ride perché il pubblico capisca che dovrebbe ridere e son bastati pochi minuti di Pieraccioni per massacrare Panariello: per la serie guardati dall’amico che ti fa un favore e questo è fin troppo vero perché può anche essere che, mediaticamente parlando, Ramazzotti e la Pausini e Bocelli, ospiti anch’essi, abbiano il Festival piuttosto anzichenò, ma certo è che nel contempo hanno sottoproletarizzato i garisti; loro tre il Festival, questo, l’avevano già vinto a Roma poche ore prima ed erano stati premiati dal Ciampi Presidente che grandufficializzò il Bocelli e commendatorizzò Eros e Laura.
Tocca dire anche di Totti e dire di Totti è come dire W l’Italia: l’Italia del pallone e anche quella nel pallone. Arriva in elicottero il Totti per fare una sorpresa alla moglie copresentatrice della kermesse canora. Marito claudicante raggiunge moglie festivaleggiante al mare. Stupendo. Proprio come i bravi mariti dei week and festivi italioti. La famiglia. Il valore ruinico e papalpapista della famiglia cattolica und apostolica und romana. Tutto il Festival è una grande famiglia, anche Mocci, anche Del Noce sempre uniti, sempre vicini, tutti, tutti tranne un XXXLLL, in prima fila anche lui, che se la sdraia e se la dorme: imperdonabile, individuato, televideato e sbeffeggiato da Panariello. Si fatica e reggere, Luigi e io. Questo Festival è più soporifero della camomilla e della valeriana e anche dell’En. ma ci si prefigge di resistere, resistere, resistere fino a sabato sera, fino alla fine, a oltranza: utenti e militanti.
Così non fu. Schiantammo. Ci svegliammo anch’isolati e un po’ diaccini causa riscaldamento spento. Il Festival stava smontando. Sul palco, tra sorrisi fatti mezzi dalla stanchezza e dalla malinconia cantava tal Maffoni. Luigi e io si pensò che fosse il vincitore: bah, non poteva fregarcene di meno, però ancora una volta ci sorprese la grida di Panariello: Sanremo… la forza della musicaaaa.
Basta così, ci dicemmo. Nanna.
Domenica mattina ci ascoltiamo un promo o demo: un CD di canzoni scritte e musicate da Giuseppe Moffa di Riccia (Campobasso). Un metro e novantaquattro di 27 anni. Un metro e novantaquattro di timidezza e di pudore. Un metro e novantaquattro di musica, alla grande, ricca di memoria e di storia e di presente. Giuseppe suona chitarra e ciaramella e zampogna e organetto diatonico e chi manda il piano ha il blues dentro nella testa e nel cuore e nelle dita e le voci sono ricche e piene e Luigi e io ci si sconvolge e ci si dice che se proprio s’avesse a scrivere di forza della musica la forza l’abbiamo trovata così come la trovammo nell’estate scorsa salentina in tante piazze della taranta prescindendo dalla pizzica e dalla taranta stesse ma prendendo atto della bellezza e della gioia di tanti canti gratuitamente offerti a tanti giovani e non giovani: la forza della musica.
Ascoltando e riascoltando il Moffa e compari s’è persa l’ora per l’edicola e, dunque, soltanto a sera abbiamo saputo chi davvero aveva vinto il Festival di Sanremo…e vabbè…e poi?Po’ via.