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MATT MANENT



Last Updated: 11/21/2009

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Status: Single
City: Cabiate Hills 22060 & Berlin
Country: IT
Signup Date: 3/17/2007
Monday, January 26, 2009 

 

Non sarò sintetico. Nell’era in cui anche i 160 caratteri degli SMS sono arrivati ad essere troppi mi preme dirlo, ma mi preme anche dire che ogni parola spesa ha il suo perché.

 

Per gli amanti dei messaggi brevi, la news è questa: è uscito il video di “Palestra di vita”, beccatevelo da www.youtube.com/mattmanent o in alta qualità sulla mia pagina Facebook (cercate: Matt Manent). Buona visione.
Per chi invece spinge l’interesse più nel profondo, c’è parecchio: “Palestra di vita” è una traccia viscerale, non a caso dà il titolo all’intero album. E se quando diventa il titolo dell’album assume una filosofia più ampia, presa invece singolarmente rimane la testimonianza nuda e cruda di ciò che io sento sulla pelle dal giorno della nascita. 25 inverni, guarda caso, giusto ieri.

Vengo dalla provincia. Ambiente strano. Chi pensa non succeda nulla probabilmente non ha mai aperto gli occhi, oppure ha fissato solo determinate cose. Oppure è di un’altra parte, perché è una gran cazzata.
Infatti ogni tanto butti l’occhio indietro e ne vedi una: qualcuno con cui sei cresciuto di pari passo oggi è un adulto ed è dentro per aver fatto male certi conti, mentre qualcun altro fa dentro e fuori ridendo perché se li è fatti bene certi conti; c’è chi a trent’anni mette su famiglia e si sistema, mentre un amico di amici la sera prima di Natale è arrivato al capolinea con un colpo di pistola alla nuca, a trent’anni. In mezzo a questo c’è chi beve e chi fuma, chi suda e chi succhia, chi predica e poi tradisce come chi invece è di parola senza bisogno di dirne mezza. Io vengo da qui.

Vengo dal posto dell’operaio che onora il lavoro come dell’operaio che scansa il lavoro, dell’imprenditore che crea lavoro e merita stima come dell’imprenditore che sfrutta il lavoro e meriterebbe di andare a fuoco; vengo dal posto della pecora nera che si salva come dell’insospettabile che si rovina, come anche vengo dal posto in cui molti purtroppo non vedono l’ora di trovare un binario su cui lasciarsi scivolare piatti vita natural durante. La cosa che impressiona è che il punto di partenza è per tutti la stessa manciata di chilometri quadrati. Spesso “stessa zona, stessa via, stessa scuola”, per usare le parole di Neffa.


Nel video di “Palestra di vita” si concentra il succo di tutto questo, con un taglio che rispecchia tanto la mia visione quanto il vissuto di persone a me vicine, rappresentate chi nei volti, chi negli oggetti, chi nei luoghi. C’è un amico di vecchia data come Alberto, al quale penso che il posto da cui veniamo non stia dando un decimo di quanto realmente merita; c’è un amico incontrato più di recente come Andrea, che proprio ora è partito per cercare prospettive migliori in un'altra Nazione; ci sono strade percorse migliaia di volte, rimaste con le stesse case e le stesse mura da quando le nostre bici avevano le rotelle, come invece ci sono posti che la speculazione edilizia si sta mano a mano divorando; ci sono gli attrezzi che mio nonno e mio padre usavano in bottega, prima che si abbassasse la serranda a causa di personaggi che ugualmente banchettavano come signori negli stessi giorni in cui per i loro mancati pagamenti la nostra dispensa si svuotava. C’è questo e molto altro, dai luoghi in cui dal primo all’ultimo ognuno si suda la giornata fino ai volti di ragazzi con l’Hip-Hop nel cuore. Perché esatto, l’Hip-Hop viene su anche qui.
E anche per portare tutto ciò a tradursi in immagine non c’è stato bisogno di cercare altrove. Tenete a mente il nome: BUG-EYE. Ne parleremo ancora.

Questo video è dedicato a tutti coloro con cui sono cresciuto, così come anche ad ogni persona nata dopo i bordi di periferia, in quelle parti d’Italia che si crede non facciano testo. In provincia.
Questa è la mia “Palestra di vita”.