"Tu avevi in cuore una visione della vita, una fede, un postulato, eri pronto ad agire, a soffrire, a sacrificarti...e poi ti accorgesti a poco a poco che il mondo non chiedeva affatto gesta e sacrifici e cose simili, che la vita non è un poema sublime con personaggi eroici, bensì una buona stanza borghese dove ci si accontenta di mangiare e bere, di prendere il caffè e di far la calza, di giocare a tarocchi e di ascoltare la radio. E chi pretende quelle altre cose, le cose belle ed eroiche, il rispetto dei grandi poeti o la venerazione dei santi è uno sciocco, un Don Chisciotte. Bene: a me è capitato lo stesso, caro amico. Ero una ragazza di belle doti, destinata a vivere secondo un modello elevato, a pretendere molto da me e ad adempiere degnamente i miei compiti. Potevo assumere una parte importante, essere la moglie di un re, l'amante di un rivoluzionario, la sorella di un genio, la madre di un martire. La vita invece mi ha concesso soltanto di diventare una cortigiana di discreto buon gusto...e anche questo non mi è stato facile! Così è capitato a me. Per un pò rimasi sconsolata e a lungo cercai la colpa in me stessa. Infine, pensavo, la vita ha pur sempre ragione, e quando la vita derideva i miei bei sogni, pensavo che i sogni erano stati sciocchi e avevano torto. Ma era inutile. E siccome avevo gli occhi acuti e le orecchie buone ed ero un pò curiosa, osservai attentamente la vita, i vicini, i conoscenti, una cinquantina e più di destini umani, e vidi, Harry, che i miei sogni avevano avuto ragione,mille volte ragione, come i tuoi. La vita invece, la realtà aveva torto. Che una donna come me non avesse altra scelta che quella d'invecchiare poveramente e stupidamente davanti a una macchina per scrivere, al servizio di uno che faceva quattrini, o di sposare un tale quattrinaio per amor del suo denaro, o di diventare invece una specie di sgualdrina, non era certo giusto: tanto poco giusto quanto che un uomo come te, solitario, pavido e disperato, dovesse ricorrere al rasoio.[...]Capisco fin troppo, e così pure il tuo orrore per la politica, la tua tristezza per le ciarle e i maneggi dei partiti senza responsabilità, della stampa, la tua disperazione per la guerra, quella passata e quelle che verranno, per il modo che si ha oggi di pensare, di leggere, di costruire, di far della musica, di organizzare feste, di diffondere la cultura! Hai ragione tu, lupo della steppa; mille volte ragione, eppure devi perire. Per questo mondo odierno, semplice, comodo, di facile contentatura, tu hai troppe pretese, troppa fame, ed esso ti rigetta perchè hai una dimensione in più. Chi vuol vivere oggi e godere la vita non deve essere come te o come me. Chi pretende musica invece di miagolio, gioia invece di divertimento, anima invece di denaro, lavoro invece di attività, passione invece di trastullo, per lui questo bel mondo non è una patria..."