Anti You Drinking and Driving USA 2008 Tour
Starring Anti You (Andrea Marra, Marco, Pg, Chef) and Religious SS Disorder (Ryan Cappelletti, Claire Graves, Andy, Matt)

3-3-08, Oceano Atlantico, 18:00 circa UK time
Già quasi ubriaco. Met the guys at the airport e poi si è salutato Valentina e partiti.
Sul primo volo, quello per Londra, non ho bevuto mezza birra, ma poi a Heatrow ho fatto fuori quasi una pinta (e un frappuccino di Starbucks, accoppiata geniale per la mia diarrea) e saliti sull’aereo, dopo aver passato mezz’ora in fila ad ascoltare un qualsiasi Mohinder Suresh che istruiva la gente a mettersi in coda, ho iniziato ufficialmente la parte alcoolica del tour: Bloody Mary and a Heineken, please. White wine please. More white wine please. Marco e Andrea siedono a portata di vista ma non di voce (non potevano aspettarmi per fare il check-in?!?).

Il volo ha come ospiti una decina di ebrei ortodossi kippati e boccoluti. La quantità di film che si possono vedere su questo volo è notevole. Sto guardando American Gangster, non ci sto capendo granché tolte le grandissime linee. Bravi però RZA e Common. Beh, tra 5 ore sono a NY.
Finalmente ci incontriamo, Grossa Mela.

3-3-08, Oceano Atlantico, 19:15 UK time
Dio Cristo ----(omissis)---- quanto mi manchi. Se da una parte ----(omissis)---- è altrettanto vero che ----(omissis). Vorrei mancarti. Sarà anche solo ----(omissis)----.

3-3-08, JFK airport NY, 18 circa NY time
Prima volta al JFK. Non ho visto Miss Liberty. Ho viaggiato lontanissimo dai miei sodali e ora sono ancora lontanissimo, in una "immigration line" che sembra non dover finire mai. Descendents nelle orecchie, ----(omissis)---- nella testa, diarrea nel culo. Un trittico fin troppo abituale, ultimamente.

3-3-08, Flushing Ave. NYC, 23:10
La fila infinita finì, e poi abbiamo iniziato ad aspettare Ryan e a litigare coi telefonini finché non ci siamo decisi a prendere un taxi. Il gentilissimo Pakitassista ci ha portato fino a Flushing Ave. e ha chiamato - lo ha chiamato il tassista, di tasca sua! - il nostro unico contatto newyorchese, tal Glenn, che è sceso in strada a prenderci. Colpo d’occhio: la strada è abbastanza NY street anacapeto teribbile deserta e il palazzo si presenta come quello che è, un ex magazzino trasformato in appartamenti abusivi. E Glenn... beh, è un vegano dread con la felpa sgarrupata e l’aria un pò ebbraica. La casa all’interno, dopa una prima impressione spaventosa probabilmente anche dovuta alla stanchezza mentale (più di 24h in piedi ormai), ci risulta molto carina, simil-loft, piena de dischi e dvd, con il coinquilino John che evita di toccarci causa malattia ("You don’t want what i have got"... Brrrrr). Dopo un pò ci sale la fame, raggiungiamo un Chinese Deli dove prendiamo un pò di porcate (io prendo riso con pollo e broccoli - crudi). Ryan non è ancora arrivato, perso in giro per New York. La situazione per dormire è estrema: 1 divano e pavimento freddo. Nulla di imprevisto, però per ora non abbiamo nemmeno i sacchi a pelo. Ecco, proprio ora Glenn esce per andare a raccattare Ryan qua sotto. Noi siamo silenti e infreddoliti, io e Andrea sul divano e Marco, povero, su una sedia coperto solo dalla mia giacca.
Sono già a pezzi, è ridicolo.
4-3-08, Brooklyn NYC, 3:06
E alla fine arrivò Ryan con tutta la sua banda. Il batterista è grosso come due frigoriferi, la cantante è carina e taciturna, il bassista mi ha messo i suoi calzini fetidi sotto al naso ancor prima di iniziare il tour... e Ryan è abbastanza Ryan, anche più (molto più) d quel che immaginassi.

Il tour bus... eh. Il tour bus. Il tour bus è un van blu nel quale entriamo a malapena tutti e otto (PG ancora non è con noi ma c’è Glenn a fare le sue veci per il test capienza) con dietro n carrello. Il carrello qui si chiama Trailer, e se quello è il trailer non voglio nemmeno immaginare il film.
Basti dire che il bassista lo ha comprato per 90$. Le pareti del trailer sono quasi interamente staccate dalla base, se riusciamo a fare A/R in Florida con sto cassonetto è un miracolo.
Dormiremo a casa di Jon dei NoJons, altro gruppo che ha pubblicato un 7" su PunkBeforeProfits (etichetta di Ryan) come gli Anti You. Jon è un pischelletto di 24 anni punkrocker ospitale come pochi, la sua casa è figa, il suo mac è a nostra disposizione e il parquet è pulito. Qui come a casa di Glenn si fuma fuori, smoking prohibited inside. Tra pochi minuti dividerò il suo materasso 1 piazza gonfiabile elettrico con Marchino. Sono l’ultimo ancora sveglio, scatto un paio di foto alla ciurma ronfante e poi me ne andrò a dormire, se ci riesco.
Good nite grande mela.

4-3-2008 New Brunswick, New Jersey
Il mio sonno grandemelico è disturbato dopo 10 minuti da una telefonata della Riccio Traslochi che, ignara della mia niuiorchesità, mi chiama per intimarmi il pagamento di certe rate di un certo deposito di certi mobili, devastando definitivamente la mia chance di avere un riposo sereno. Alla fine dormo circa 2 ore, mi alzo due volte per pisciare, leggo al cesso il catalogo della Smith and Wesson (pensavo spararsi costasse meno). Quando Matt, il bassista dei RSSD, si alza (7:30) per andare a spostare il van dalla zona no parking decido di fare quattro passi. Faccio il giro dell’isolato, mi fotografo vicino a un adesivo "God bless John Wayne".


Rientro in casa, aspetto un paio d’ore e poi Marco si sveglia, si lava, si veste e andiamo a fare colazione in una cafeteria. Andrea ci raggiunge lì. Breakfast and we’re out of there. Scordiamo di pagare la mancia (ERESIA!), un avventore a cui chiediamo informazioni ce lo fa notare con quella tipica delicatezza tutta americana. Facciamo un giro in una Brooklyn che si risveglia pigramente. Compro dentifricio e il re degli antiacidi Pepto Bismol in un grocery store, una delle poche robe già aperte. Torniamo a casa di Jon, aspettiamo il risveglio di massa che avviene in un tempo ragionevole. Noi e i nostri neo-amici del Michigan decidiamo di splittarci. Noi andiamo a comprare gli strumenti e a raccattare PG mentre loro andranno ad affittare un altro trailer (forse il film sarà un pò meglio...). Entriamo nella Subway. Io sfoggio bandana suicidal, sciarpa del Palermo e un cappelletto appena comprato NY coi teschietti. Marra ride ogni volta che mi guarda.

La metropolitana di New York è un groviglio di scale tubi rotaie umanità parole linee colorate musica numeri lettere e, mi dice Marco, la sera ci sono anche i ratti. Mi emoziona salire su uno di questi treni ma ancor più mi emoziona e mi fa rabbrividire uscire dalla subway a Manhattan. Guardo in alto come mi consigliavano anni e anni fa i Casino Royale, il sole è nascosto. Guardo intorno a me il frenetico inarrestabile moto accelerato dell’umanità. Ripensandoci mi sembra di aver vissuto quei momenti in una ripresa a lunga esposizione, lasciando la mia scia a incrociarsi e confondersi con quella degli altri terrestri.

Andiamo dritti all’indirizzo del negozio di strumenti che mi ero segnato a Roma, dove PG ci raggiungerà coi nostri "sacchi a pelo" (più "buste de pelo" in realtà) e con la sua misteriosa accompagnatrice Michelle (chi è Michelle per PG? Ancora il mistero non si è sciolto. L’unica certezza è che la ragazza è ben ben messa a tette). Lascio i soci al Sam Ash Guitars ed entro nel Sam Ash percussions and drums. Comincio a parlare con una simpatica commessa cicciotta. Esco con 1200 $ in meno ma con 2 crash e 1 hi-hat Zildjan, 1 pedale Drum Workshop e un rullante pazzesco Gretsch Catalina e relative borse. Esco leggero, insomma, e trovo PG e tutti gli altri che mi aspettano. Marco ha preso 500$ di Fender Jazz, gran bel basso. Facciamo 4 passi per Manhattan ma poi torniamo subito verso Brooklyn mentre PG va con Michelle (che ci accompagnerà in New Jersey) a prendere le sue cose in albergo per raggiungerci dopo. Di nuovo subway lettere musica buskers linee colorate sguardi strani dubbi brividi troppi film.
Arrivati a Brooklyn ci fermiamo ad aspettare PG in una cafeteria dove sorseggio acqua vitaminizzata e scopro l’esistenza del succo di mela "Martinelli’s".
Arriva PG, Ryan e soci ci raggiungono con un pò di ritardo al luogo dell’appuntamento. Da notare che mentre li aspetto sono in maglietta, sotto un tiepido sole, con l’Ipod che suona Method Man e io che mi alleno a sostituire tutti i "nigger" con "brother" per prevenire una morte prematura.
Saliamo, tutti + Michelle, sul van che ora è seguito da un trailer UHAUL messo molto meglio del precedente. Partiamo per New Brunswick, finalmente vedo la statua della libertà, anche se da lontano, e tanta parte di New York e del suo traffico. In un’oretta raggiungiamo New Brunswick ma ci mettiamo un pò a trovare il posto e a un certo punto siamo costretti a fare una inversione ai confini della realtà in una dead end street col trailer che di certo non facilita le cose. Quando arriviamo alla venue della serata, il Bread Box, quella che ci troviamo di fronte è la più classica delle casette suburbane americane: 2 piani in legno, piccolo porticato (porch) coperto sul davanti, uno scantinato che fungerà da sala concerti.

Il posto è un pò sporco ma la gente è carina (in alcuni casi anche BELLA! ;) ). Andiamo a comprare le birre per il concerto (ognuno in america se porta il suo dabbeve, è interessante vedere trenta persone che bevono trenta tipi di birra differenti), il tipo del Liquor Store chiede i documenti ad Andrea, e solo a lui! Io compro due six pack di Budweiser, per non saper né leggere né scrivere (ma tanto la birra non basta mai, soprattutto quando gli altri te la rubbano!). Quando torniamo al Bread Box mi metto a chiaccherare con gli American Cheeseburger e con uno degli inquilini, tal Jeff Desantis, che sfoggia un tatuaggio Black Flag sulla spalla.

Io sognavo, sognavo, sognavo un albergo o qualcosa del genere ma capisco presto che il mio sogno non avrà riscontro nella realtà. Verso le 19 inizia il concerto, lo scantinato è pieno di gente e altra ne arriverà (40 persone, 50 forse, stipate in pochi mq). Gli SPG hanno alla batteria Pat, l’ex cantante dei Common Enemy, a un certo punto lo riconosco anche se il suo volto non è gonfio e coperto di sangue come nella foto che gli ha fatto Simona.
Dopo di loro (bravi peraltro) c’è un gruppo punk rock innocuo non molto interessante. Poi tocca ai RSSD e sono più o meno come me li aspettavo. Il batterista è un pò scarsino e l’insieme è molto punk nel senso di "caciara", vanno abbastanza lenti. Forse imparerò ad apprezzarli coi giorni che verranno, intanto apprezzo la chiusa del loro concerto: Hate The Police dei Dicks, gran pezzo.
Poi tocca a noi e la partenza, sebbene in salita (il nuovo basso di Marco fatica ad accordarsi, io fatico a trovare un assetto ideale per la batteria), è imprevedibilmente positiva. 1 2 3 4 parte Pig City e il posto inizia a tremare per il bordello dei presenti che si accalcano spingono cantano. Io e Marco ci scambiamo un sorriso incredulo e procediamo col set come alle prove, che evidentemente sono servite. E’ anche incredibile poi che prima dell’ultimo blocco di canzoni in scaletta Andrea si giri verso di noi e ci dica "ultimo pezzo!", e noi "eh?". In realtà non è Andrea che vuole smettere per problemi con la voce ma stiamo bensì sforando coi tempi. Gli Anti You che suonano più del previsto, questo sì che era imprevisto (riuscite a immaginarlo?). Smettiamo per lasciare spazio ai Cheeseburger, smontiamo un pò lenti per gli standard americani, dobbiamo imparare a essere più rapidi. Gli American Cheeseburger sono fortissimi, il cantante è un piccoletto occhialuto scatenato, il batterista suona su un secchio capovolto.
Alla fine dei concerti mi metto sul porch a chiaccherare con una bellissima ragazza di origini italiane fino a che il geloso fidanzato non ci raggiunge per pisciare il suo territorio. Sembra un vero cretino, infatti mi assomiglia anche un pò. Problemi di lei.

Dopo andiamo in una pizzeria abbandonati da Marra che da un’oretta caga solo i due tizi dei Tear It Up che sono venuti a vederci. Io, Marco e Michelle mangiamo una sorta di margherita non orribile, PG ha il coraggio di mangiare la pizza con la pasta sopra (brrr, quasi peggio del Clamato!). Marra ci raggiunge, salutiamo i Tear It Up e ce ne andiamo in un pub a chiudere la serata con qualche pinta. Nel posto ci sono una ventina di studenti di college urlanti, nulla di strano pera una college town piena di frat houses come questa. All’ingresso un tipo mi chiede un documento. Quello più a portata è la mia consunta carta di identità. La tiro fuori, il tizio la guarda. Gli indico col dito la scritta 1972. Lui mi osserva perplesso e mi chiede: cazzo è sta roba? E io, candido come la candidosi, "è una carta di identità italiana". La risposta è da annali dell’ottusità: "Capisco, e perché non hai una ID card americana?". Trattenersi dal ridere è stato arduo, in compenso ridiamo ogni mezz’ora ripensando che questa è stata una delle migliori gag fino ad adesso.
6-3-2008 Sul van, direzione Silver Spring, 8.30am
DIGRESSIONE
Ok, mollo la linea temporale perché nell’elenco cronologico dell’avvenuto per un motivo o per un altro tendo a scordare alcuni attimi particolarmente spassosi, quelle gag di cui parlavo una pagina fa. Orbene, eccone alcune eccezionali:
A) Chicoloco, ossia il tipo dei Retching Red e Oppressed Logic, ci manda prima della partenza una mail dicendo che potremmo avere problemi se ci presentiamo alla dogana con "criminal records". Criminal records significa ovviamente precedenti penali, ma con la paranoia che ci stiamo rimbalzando l’un l’altro da giorni PG lo intende come "meglio non portare illegalmente dischi (records) negli USA" e ci manda a sua volta una mail di panico nella quale ci annuncia che non è più intenzionato a portare con sé quella ventina di copie del nostro cd. Marra lo richiama all’ordine fornendogli una traduzione corretta della frase di Chicoloco e – ovviamente – ridendo.
B) A casa di Jon si parla di cultura generale. Si parte con Ryan e Jon che parlano di Rocky: è meglio er sesto, no, er quarto, Apollo Creed soo meritava de stirà le zampe, Mr T è nammerda etc. A un certo punto inizio a non capire. "Man, did you like Rainbow 4?" "Nah, I preferred Rainbow 3" "Yep, but the original Rainbow is amazing" "Yeah man, that’s the best, definitely". Io sto lì seduto, ascolto e penso: "che cazzo di film è ARCOBALENO, e perché se ne hanno fatti 4 io non ne so nulla? Solo dopo un bel pò e tra le risate sdegnate dei presenti imparerò che la parola Rainbow si pronuncia in modo fin troppo simile al cognome Rambo, so much for the culture!
C) Sempre a casa di Jon, mattina, io Andrea e Marco rientriamo dalla passeggiata colazionistica e aspettiamo il risveglio dei nostri compari americani. Ieri sera Jon ci aveva accennato a un negozio di musica economico in zona Brooklyn. Quando Ryan si sveglia e iniziamo a programmare la mattinata di shopping, lo stesso Ryan decide di svegliare Jon per chiedergli delucidazioni relative a questo negozio. Jon si alza barcollante e biascicante, fa una piroetta e poi si appoggia al muro. Questo tizio ha un risveglio davvero peculiare. Proviamo per un pò a chiedergli robe ma quel che farfuglia non è certo una risposta e sicuramente se anche lo fosse non sarebbe attendibile. Questa versione rintronata di Jon molla la conversazione e, coperta da un accappatoio, entra nel bagno. Chiude la porta dietro di se (fortunatamente non a chiave) ed è a questo punto che sentiamo un tonfo. Marco chiede se tutto è a posto. La risposta è un mugolio confuso, lo interpretiamo opportunisticamente come un si. Ma poi dopo 30 secondi iniziamo a sentire uno strano russare provenire dal bagno. Andrea prova ad aprire la porta dopo aver chiesto altre due volte se ci fosse bisogno di aiuto. Trova Jon sul pavimento, a pancia in giù piegato a 40 gradi con la faccia tra mobiletto del lavandino e parete, una posizione assurda e difficile da descrivere, anche spaventosa nel senso che uno che fa un chioppo così rischia davvero di farsi male e non c’è molto da ridere. Lo rialziamo, lo rimettiamo a letto. Dopo venti minuti è di nuovo in piedi, quasi sano, e ci chiede scusa per l’accaduto. Per noi l’importante è che sia vivo, sia perché sembra davvero una persona carina sia perché ora che abbiamo constatato la sua permanenza in vita possiamo ridere della grossa di questa faccenda.
D) Bread Box, gli SPG hanno finito di suonare e un tizio capellone – quello che un pò mi somiglia e che mi raggiungerà geloso per evitare che io infili mie parti dalle parti della sua ragazza – è di fronte a me e parla con un altro tizio di birre. Guardo la lattina che il capellone ha in mano. C’è scritto BUD LIGHT WITH CLAMATO. Ci penso un pò su e poi gli chiedo: "amico, ma che cazzo è il clamato??". "It’s easy man, it’s CLAMS and TOMATO!". Azzero il mio vocabolario inglese, ci deve essere qualcosa che mi sfugge, qualche vocabolo che non ricordo, quello che ho sentito non può voler dire quello che io credo voglia dire. Mento a me stesso pretendendo di non sapere che CLAMS significa VONGOLE. Spero che in anni e anni di pratica della lingua inglese mi sia sfuggito un secondo significato della parola clams. Ebbene no, non c’è un altro significato: la Budweiser produce una birra con succo di pomodoro e vongole. La assaggio, come drink fa cagare sangue ma sarebbe divertente per creare una pasta alcoolica e frizzante.
FINE DIGRESSIONE
6-3-2008, sul van, direzione Silver Spring, 11:00 am
New Brunswick, usciamo dal pub e torniamo verso il Bread Box e quando arriviamo troviamo luci spente e tutti a nanna. Ci piazziamo in salotto, Marra sul divano, Marco PG Michelle per terra, io su una poltrona. Matt dei RSSD è su una poltrona letto mentre il suo sodale Andy, l’enorme e gaio Andy, dorme sotto un tavolo!



Al risveglio mi metto a fotografare scoiattoli (vivi e morti) fuori dalla casa, poi andiamo a fare una colazione di quelle massicce con bacon uova e morte, infine un pò di shopping (compro un lettore dvd portatile, un paio di libri dei fratelli Hernandez, un paio di pantofole per i miei poveri piedi sanguinanti e altro...). Quando torniamo, circa a mezzogiorno, Ryan è pronto per l’azione. Molliamo la bella Michelle alla stazione, prenderà a Newark un aereo che la riporterà nella sua California, e partiamo alla volta di Philadelphia. L’idiosincrasia di Ryan per le mappe (che già gli ha raddoppiato la durata del viaggio dal Michigan a NY e ci ha considerevolmente allungato il viaggio per il NJ) rende il viaggio parecchio lungo e pieno di correzioni di rotta. La guida di Claire non è male ma prende le curve troppo a mazzetta e ogni volta temiamo di perdere il carrello. E poi arriviamo a Philly, South street, dove c’è il negozio della Relapse Records che Ryan vuole assolutamente visitare: io inizio a rosicare, pressoché certo che non vedrò un motel nemmeno stasera. Io e PG entriamo in un comic bookstore e perdiamo gli altri, ma più o meno sappiamo dove ritrovarli. Incontriamo una casa d’artista davvero figa, all’esterno c’è un barilotto per la sottoscrizione per evitare che sta casa chiuda. Ci lascio 3 $.

Poco shopping e uno scarso pranzetto cinese. Accanto al cinese c’è la libreria anarchica. Vediamo i nostri compagni di viaggio passare, finiamo il pasto e li raggiungiamo lì. Chiacchiero con le tipe della libreria e le invito a venire al concerto. Torniamo al van. Patrick SPG e ex Common Enemy ci viene a prendere e ci guida fino al PLANET MOLLIE. Il Planet Mollie è lo scantinato di una casa a tre piani in legno in mezzo a un quartiere residenziale (ma non troppo tranquillo, ci dicono). Quando arriviamo c’è già un pò di gente; parliamo riorganizziamo il merchandise scarichiamo gli strumenti beviamo testo il mio nuovo lettore dvd do un bacetto a un piccolo gatto nero che passeggia per la casa.

Arrivano i nostri amici American Cheeseburger insieme alle Hatchet Face, un gruppo di ragazze più simpatiche di quanto avrei detto dalle foto di Myspace (ma musicalmente sono esattamente come mi aspettavo, che non è il massimo). Inizia il gruppo di Patrick, che stasera non sono gli SPG ma un gruppo la cui frontgirl, che assomiglia di brutto a Enid di Ghost World versione fumetto, è una delle inquiline del Planet Mollie. Urla in un microfono vintage stile Elvis, non ricordo il nome del gruppo ma mi piacciono.

Poi suonano le Hatchet Face: parlando dopo con un tipo ho dovuto convenire che il sound di ste tizie sembra una sequenza di intro potentissime che tu aspetti sfocino in pezzi travolgenti e invece non sfociano mai in un cazzo. Le batteriste donna pippe però mi hanno sempre fatto tenerezza, e questa sorta di Olivia di Braccio di Ferro in versione R’n’R non fa eccezione.

Seguono i Cheeseburger, eccezionali come ieri sera, e anche simpaticissimi come ieri sera. Mi trattano come se fossi il loro migliore amico, veramente carini.
Dopo di loro i nostri compagni di van RSSD che stasera spaccano rispetto a ieri. Claire ha la voce affaticata e mi piace un casino come canta stasera. Set breve ma gagliardo, bravi.
Poi tocca a noi e, insomma, cappelle ne prendiamo anche un pò però a nessuno fotte, la gente si diverte e noi pure. Oh, I love this game! Dopo il concerto fumo un cannone d’erba con la tizia della libreria anarchica, che alla fine ci ha raggiunti, ci dice che potrebbe ospitare anche un paio di noi. Io veramente vorrei un motel, e poi non posso splittare dagli AY. Crashiamo a casa di un tizio che Ryan chiama Drunken Keith, è simpatico e capisce che sono a pezzi, mi offre il suo letto, Marra si autoinvita a dividere il letto con me. Al risveglio la doccia è soave, sublime, vitale.



Mi intrattengo col gatto e i due cani di casa di Keith, che ci cucina una colazione egg and bacon. Consumiamo la nostra colesterolicolazione e partiamo, ed eccoci qui, in furgone diretti a Silver Spring.
5-3-08, Silver Spring (Washington DC), 19:40


Silver Spring, DC, nemmeno capisco più dove cazzo sono. Ero una pasqua, la Roma ha pure battuto il Real ma poi PUFF! Un’ombra di mmerda mi si è posata addosso e ora sto fingendo tranquillità di fronte ai miei fratellini, che secondo me mi conoscono troppo bene per bersela.
Sono emozionalmente contraddittorio e in realtà la gente che parla solo di band e dischi alla fine mi dissocia completamente. Voglio dire, mi trovo bene con l’inglese e tutto il resto ma dopo tre ore di furgone con Marra e Ryan che chiacchierano sento solo un brusio nel quale di tanto in tanto riconosco il nome di una band. Non mi va molto di entrare in conversazione, non riesco nemmeno a capire se oggi mi va di suonare; i tizi del posto sembrano molto carini ma non capisco, sono in difficoltà, sono confuso. Poco fa ho scritto un blog confuso. Forse voglio una birra. Forse no. Confuso. E quando sono così confuso l’unico rifugio che ho è pensare a quanto voglio bene alle persone a cui voglio bene; che poi quelle persone, ma quanto mi vorranno bene in fondo?
Non lo so.
Sono confuso.
6-3-08 Washington DC, 10:50
Oh, finalmente ritrovo il mio vero me: ieri sera ho fatto abbastanza cacare. La casa era carina e questo tal Chris dei Coke Bust è davvero simpatico e ospitale. Non riesco bene a capire come mai ieri pomeriggio mi sia scesa la catena a un livello così cosmico, in mezzo a gente sociale e cordievole mi sono dissociato completamente. Sarà stata anche la stanchezza, chissà. Un pò mi sono riattivato quando sono cominciati i concerti. La prima band, i "non so chi cazzo fossero", proponeva un metal orrendo e grindoso. Ma i secondi, ossia un side project dei Coke Bust di cui non ricordo il nome, mi hanno spaccato. Chris alla batteria è fortissimo, mena de brutto. Quando finiscono compro entrambi i 7" dei Coke Bust. Ok, ma sto andando random, non ho detto per esempio che la venue del concerto è cambiata all’ultimo. La "corpse fortress" dove originariamente dovevamo suonare è inagibile, gli sbirri li hanno diffidati dall’organizzare altri concerti dopo aver fatto irruzione un paio di giorni fa e aver trovato, oltre a un "basement concert", una situazione di esplicito "underage drinking" (la cosa assurda è che Andrea aveva previsto questa situazione in una mail, dannato Nostradamus de noantri). Ed è per questo che siamo finiti a suonare a casa di Chris e che di gente se n’è presentata proprio pochina, una ventina di anime circa. Ma torniamo al concerto: i RSSD suonano per terzi, set carino come al solito, sto pian piano abituandomi a guardare Andy che gongola e ondeggia la testa mentre suona la batteria, con la faccia da bambino su un corpo da frigorifero. Poi tocca a noi e boh, non sono entusiasta, la gente stasera non si muove molto (soffitto dello scantinato alto un metro e mezzo circa, non facile muoversi) e noi ci stavamo abituando fin troppo bene al bordello delle sere precedenti. Sbaglio in modo pesante l’inizio di Fucked Once e il resto boh, non è che ci abbia fatto impazzire. Come al solito nonostante ciò alla gente siamo piaciuti abbastanza, un pò di copie del 7" di Miserable sono andate via e ho preso il mio mazzetto di complimenti; ma quando ha provato a complimentarsi Chris ho dovuto rimbalzare per onestà intellettuale: no man, i sucked and you ripped ass!
Dopo beviamo, io chiacchiero con un pò di gente in veranda, fumo cento sigarette in fila e parlo un pò di politica e di rapporti US-EU con ragazzi in gamba, intelligenti, interessati e informati. Situazione carina. Tra chiacchiere e birre superiamo l’ora di chiusura di ristoranti e liquor stores, decidiamo dopo lunghe consultazioni interne di provare a cucnare una pasta per conto nostro. Compriamo spaghettini e pomodoro, a casa dovrebbe esserci dell’aglio, e di olio useremo quel che c’è. Torniamo a casa, lavo le pentole e inizio a fare quel che so fare. C’è olio extravergine, c’è del basilico surgelato, controllo ripetutamente che sta pasta di merda non scuocia (infatti 5 minuti di cottura sono più che abbondanti, altro che i 9 scritti sulla scatola) e devo prestare anche molta attenzione al sale facendomi aiutare dal palato di Marra. Il risultato è migliore di ciò che avrei pensato. Gli AY mangiano felici, sono contento di aver cucinato per i miei amici: non mi sta capitando molto spesso di recente.

Dopo un pò sistemiamo le nostre gambe chiappe schiene braccia teste sul nudo pavimento. Cazzo non ho l’età, non basteranno ore per farmi passare il dolore all’anca. Dormo male, sogno Claudia, roba che non mi capitava da quasi un anno. Sogno che vado a casa sua e scopro che ha nascosto le mie foto, mi sento ferito. E’ un sogno stupidamente doloroso: da sveglio non provo più nulla per lei. Apro gli occhi alle sette, droppo una vasca di merda nel cesso e poi mi butto piegato come na maglietta su una poltrona. Dormo un’altra ora di sonno e sogno che sono ospite in casa di Lavinia (che somiglia clamorosamente alla casa di Claudia del sogno precedente), dormo sul pavimento mentre lei è a letto che conversa col suo fidanzato asiatico (?!?). E’ un sogno bello, caloroso e di amicizia. Mi sveglio un pò meglio di prima. Prepariamo i bagagli, ci facciamo un pò di foto e andiamo in città (Silver Spring è suburbia di Washington DC).


Andrea va al museo dell’olocausto, io Marco e PG a mangiare qualcosa, gli RSSD boh? Compro i DVD di Dave Chappelle e la prima serie del Sarah Silverman Show, eccellente. Poi i ragazzi premono per andare a comprare dischi e si cambia quartiere. Io li lascio ai loro giri e me ne vado per conto mio a cercare DVD. Per 60 dollari compro 8 film da Blockbuster, tra cui Talladega Nights, 28 Weeks Later, Superbad e Halloween di Rob Zombie: hey, era Blockbuster... che avrei dovuto comprare, Fassbinder? Dentro al Blockb ho aiutato una anziana signora che stava impazzendo al computer cercando i film di un regista di cui le avevano parlato bene, tale BRUNUEL o BRUNEUL. Sono sempre quel gentiluomo che tutti sapete...



Raggiungo i fratellini a un negozio di dischi , compro qualche CD mentre loro fanno incetta di vinile. Poi loro entrano in un altro negozio di dischi mentre io decido di fumare una sigaretta prendendo un pò di meraviglioso sole Washingtoniano, io e la mia maglia della Roma (Real, suca forte). Bevo una bottiglietta di coca, poi mi avvicino a un cestino per buttarla. Sul cestino una scritta attira la mia attenzione: Tenes limpio Adams Morgan. ...Adams Morgan...Adams Morgan... OH CAZZO SONO AD ADAMS MORGAN, il quartiere dove c’era il primo club punk di Washington DC, dove hanno esordito i Bad Brains, cazzo!!! Il Madam’s Organ, come cazzo ho fatto a dimenticare che sono in quella DC che vide i natali del mio gruppo preferito? Eccitato come un bambino allo zoo comunico la cosa a Marco e PG che non vanno esattamente in sollucchero come il sottoscritto. A ciascuno il suo pezzo di torta. Idealmente, all’improvviso, mangio anche un secondo pezzo di torta ricordando che ora Bob Mould vive a Washington DC. Guardo un giornale locale e scopro che Bob suonerà il 15 marzo al mitico 9:30 club. Noi saremo a Boston.
Risaliamo la strada e patapumfete, ecco che l’occhio mi crolla su un insegna: MADAMS ORGAN!! Il club esiste ancora! Chiedo a un tale di farmi una foto lì di fronte, il tale mi chiede cosa faccio a DC. Gli dico che sono in tour. La reazione degli americani è sempre la stessa quando gli dico che sono un musicante in tour, anche in questo caso. Sono sorpresi che degli europei facciano questo, credono che la colonizzazione musicale sia a senso unico. Hanno anche ragione, volendo, ma pure noi avremo diritto a reagire di tanto in tanto, o no?
Bene, ciao DC, noi si riparte per Charlottesville, Virginia. Io e Matt ci spariamo Halloween rosicando abbestia perché il volume dell’autoradio ci impedisce di sentire il suono del film, persino in cuffia. Parliamo con Ryan, siamo tutti a pezzi, è giunta l’ora per un motel e Charlottesville dovrebbe essere il posto ideale: un buco di culo in mezzo alle highways e quindi un ricettacolo di inn e motel. Arriviamo in ritardo ma non è un gran problema. Il posto è una fabbrica di patatine della quale noi occupiamo un magazzino abbastanza grosso. Ci sono un sacco di kids e un bel pò di cute chicks. E c’è un barbone che pare scappato dai freak brothers che vive e lavora in questo magazzino, ed è lui a mettere a disposizione il posto per i concerti e a curare il mixer e l’amplificazione, una cara persona. Scarichiamo e parcheggiamo in un parking lot retrostante la fabbrica. Questa sera non si può bere nel posto dove suoniamo, quindi si beve nel van. Andy e Claire hanno una piccola pipetta bong e fumano erba in abbondanza ogni sera, ma questa è la prima volta che li colgo sul fatto durante il loro rituale preconcerto. Mi chiedono se voglio fumare.
DISCLAIMER: ATTENTO LETTORE, LE PROSSIME RIGHE TI POTREBBERO FAR SVENIRE DALL’INCREDULITA’. Io dico ai ragazzi che grazie molte ma prima di suonare non me la sento, il posto è fico e voglio suonare bene: per i kids, per le chicks, ma soprattutto per me.
Io e PG ci mettiamo a bere nel van e facciamo due chiacchiere, si parte da Massimone, si scava nel nostro passato punx, si finisce a parlare di cazzi nostri abbastanza personali di cui non abbiamo spesso occasione di parlare, magia del tour.
Il concerto inizia con gli Shin Kick, il gruppo dell’organizzatore, pischelli che corrono molto ma forse non sanno ancora bene verso dove. No vabbè, sto esagerando, sono un gruppo fast HC nella media, non troppo originali ma in gamba. Poi tocca agli RSSD e il loro genere non è evidentemente il preferito dai furibondi pischelli locali, in più Ryan rompe una corda e ci mette un quarto d’ora a cambiarla invece di farsi prestare una chitarra, l’effetto è il più devastante degli anti climax. Nel frattempo sono arrivati gli headliner della serata, i Government Warning. I GW sono il gruppo di Brandon, proprietario della NoWay Records e quindi responsabile della pubblicazione su 7" del nostro primo vecchio cd. Brandon è un simpatico panzerotto col cappellino da baseball, la sua ragazza Lauren è ipercarina, molto magra, molto cordiale e loquace. Sono contento di beccarli, Marra ci ha fatto na testa così co sta No Way e i suoi gruppi. Almeno ora ad alcuni nomi corrispondono dei volti. Dopo gli RSSD tocca a noi, do la telecamera al giovane Matt che mi dice con aria un pò incupita: Maaan, i want to sing aloooong...
Io lo prego di riprendere un pò, quando vuole lui.
Il concerto inizia e la mia vita cambia: non si può immagazzinare nella memoria un’emozione così forte senza che essa funga da spartiacque tra il prima e il dopo; è come se fosse il primo concerto della mia esistenza, come se fossi tornato vergine e avessi perso di nuovo la verginità. I kids non pogano, non fanno slam dance: si massacrano. C’è uno (dovrei averlo ripreso durante il concerto dei GW) che si butta dalla gente facendo la ruota e vari salti a capa in sotto incredibili, tutti lanciano braccia e gambe a tempo cercando probabilmente di uccidersi. Su un nostro stacco "lento" conto circa 40 ragazzini uno sopra l’altro che creano una pila umana impressionante. Alla fine del pezzo mi giro verso Matt e gli grido: "Hey Matt! Fai delle cazzo di riprese! Ne ho bisogno per mostrarle ai miei figli quando sarò vecchio... e sono già vecchio!!!".
Il concerto scorre, io sborre, Andrea è viola in viso. Prendo delle cappelle-non-cappelle ossia sbaglio destinazione del colpo ma non tempistica, quindi il pezzo assume un suono diverso senza cambiare forma. Marco se ne accorge, mi guarda sorridente. Sono begli istanti quando stai bene, vuoi bene ai tuoi compagni di viaggio-fratelli e non c’è bisogno nemmeno di una parola per dirselo. Il sorriso di Marco parla da sé, e spero che la mia risata di risposta sia stata abbastanza eloquente. E’ un’esperienza incredibile quella che stiamo dividendo.
Quando finiamo siamo accolti da quintali e quintali d’amore da parte de sta manica de ragazzini e dei Government Warning (Brandon ha passato tutto il concerto a fianco di PG cantando TUTTI I TESTI dei nostri pezzi. Grande!). Una ragazzina roscia carina inizia a guardarmi insistentemente, ma la situazione è da galera. Bevo una birra al van, faccio un paio di botti dalla pipa dei ragazzi, tossisco, vomito. Rientro in tempo per i GW e, cazzo, mai vista una cosa così. Il bordello che la gente aveva fatto per noi, ma al cubo. Il loro cantante Kenny è ubriachissimo e per venti minuti prima di iniziare insulta il pubblico dandogli dei fottuti stronzi e/o froci, e continuerà in tutte le pause fra un pezzo e l’altro (oltre a rompere 3 microfoni). I pischelli si buttano addosso a Kenny per cantare con lui, è un capannello di pazzi in moto perpetuo, sembra di essere nei primi anni ’80. Riprendo il loro concerto dall’inizio alla fine, meritano davvero, e Brandon alla batteria è fenomenale, il primo batterista veramente forte che vedo da quando sono negli USA.
A fine concerto sono approcciato dalla roscetta che sta andando alla macchina con i suoi amici, mi chiede come sia la scena da noi... Si, stai proprio a pensà alla scena, e pure io eh, ci si legge in faccia. Vattene a regazzì, non vojo annà bevuto... Le rispondo cordiale e distaccato, poi la saluto. Un tizio grandeggrosso viene a presentarsi, mi da tanti di quei cinque che alla fine sò tipo 5500, è Mark dei Wasted Time, un altro gruppo di Brandon NoWay. Chiacchieriamo una mezz’ora mentre me consuma le mano a forza de cinque. Alla fine riusciamo a posare le chiappe su dei letti, in un motel. Dormiamo fino alle novemmezza, ci facciamo docce calde.

Fuori diluvia. Puliamo il van che sembra un cassone della raccolta del vetro. Conto circa 50 bottiglie vuote di birra. Poi ci dirigiamo al Whole Foods, negozione di alimentari sani biologici naturali e zumpappà, cmpro pane, prosciutto cotto e cheddar, oltre a un enorme macedonia di fragole, frutti di bosco e melone. Uscendo incrocio PG che sta mangiando una strana lasagna, la assaggio, mi invoglia, la compro, la magno. Ci sono carciofi in mezzo, ma essendo cucinata da americani è quasi impossibile distinguere il sapore di un singolo ingrediente. Una ragazza sta caricando un frigo con bibite varie. Ci sente parlare in una strana lingua e inizia a guardarci fisso. Quasi svengo, è bellissima. Passo un’ora a girare intorno al frigo per scambiarmi sguardi con questo meraviglioso effimero colpo di fulmine vestito da lavoratrice del Whole Foods. E poi ciao bellissima, a mai più. Io e i miei fratelli dobbiamo partire: Greenville, North Carolina, ci aspetta.

8-3-08, Interstate 95 South, 11:00
Ieri abbiamo detto basta!! Ryan ha chiamato uno dei suoi tanti contatti random per chiedere indicazioni. Le indicazioni erano sbagliatissime e fino ad oggi Ryan si è rifiutato di prendere anche solo in considerazione l’idea di comprare mappe, perché lui preferisce fare affidamento sugli esseri umani (come se le mappe le facessero gli alieni), "le mappe non sono punk" e il cazzo che vuole, ma quando noi diciamo BASTA e compriamo una mappa diventa chiaro che ci vorranno ALMENO altre 3 ore per arrivare a Greenville (oltre le 4 di viaggio già alle spalle). Io addirittura propenderei per chiamare Greenville, pisciarli e andare dritti a sud, visto che stanotte ci tocca l’infame devastante viaggio per la Florida. Nessuno è d’accordo con me.

Arriviamo a Greenville alle 21, dovevamo essere lì circa per le 16. La situazione è ridicola, un localino galleria d’arte birreria vineria piccolo come il buco di culo di un neonato, con una ventina di pischelli di college annoiati che bevono guardando le band dei loro amici e poi vanno via; i punk sembrano punk di carnevale, creste finte ricavate stretchando acconciature normalissime, punks della domenica. 4 sono le performance prima del nostro concerto, incluso un panzone one man band rapper chitarrista cazzarone che suona tipo 40 minuti. Quando tocca a noi facciamo il nostro set e fuggiamo da Greenville e dai suoi studentelli psicopatoidioti. Passo la notte a tenere compagnia a un insolitamente sobrio Matt, autista deputato per questa tappa e nell’arco della notte accumulo circa un’ora di riposo.

Attraversiamo tutto il North Carolina e poi il South. Ora abbiamo da poco superato la misteriosa Savannah, Georgia (ah, quel film, quella villa...) e chissà quando cazzo arriveremo. Non ce l’abbiamo assolutamente con Ryan ma ogni volta che fa una stima di quanto ci metteremo ad arrivare in un posto noi sappiamo che c’è da aggiungere una tassa temporale, così come su ogni cosa che compri qui c’è una tassa non inclusa nel prezzo esposto, solo che nel caso del nostro buon Cappelletti la tassa non è del 3 o del 10 %, bensì del 30, 40, persino 80%. All’alba ho visto le paludi del South Carolina, i cervi a brandelli a bordo strada e un pò di cartellonistica interessante e grossolana. Mi sento sporco e stanco, forse perché sono sporco e perché sono stanco. Adesso c’è Andy alla guida che sta piottando più del solito, speriamo di non metterci troppo, mi sta riscendendo la catena.



9-3-08 Motel 301, Brandon Florida, mattina.
Prima di raccontarvi della nostra Florida serata di ieri mi urge mettere su carta il sogno dal quale mi sono appena svegliato. Inizia che vado a trovare mio fratello che abita insieme a mia nonna. Mio fratello è quello vero, ma più spigliato e in gamba. Mia nonna è inventata di sana pianta. Mio fratello mi racconta che si è trasferito da mia nonna perché lei aveva bisogno di una mano. Lo apprezzo molto. Poi esco e torno a casa; sotto casa, guarda un pò, c’è una sala prove (come nella realtà, NdR) diversa dal Blue Note, più simile nel suo atrio a un negozio di dischi o magazzino americano, molto open space. Parlo col tizio della sala, che non è Alberto né Lucio né altri noti. Entra un gruppo che inizia a sistemare cose, sono degli universitari dall’aria innocua, gli do una mano. Dopo un pò che li aiuto e scherziamo ridendo cominciano a spuntare adesivi e scalette parecchio sospetti, i tipi vedono che stranisco e mi guardano male... Sono i "La Peggio Gioventù". Scambiamo due parole di disprezzo reciproco e mi allontano. Esco da questo cortile che in nulla rimembra il mio e tuttavia mi ritrovo su via Alessandria, quella vera, solo che fuori dal mio portone ci sono fitte impalcature. Passeggio fino a ritrovarmi in un’università americana, precisamente in una sala conferenze dove si sta svolgendo un Q/A con i Bad Brains. Ma non è la formazione classica. C’è Mackie invece di Earl, mentre al posto di HR c’è una specie di Karl Marx nero. La gente fa domande idiotissime. Quando un panzone (uguale al cantante del primo gruppo che ha suonato a Greenville, una palla di merda col make up) fa una domanda nella quale è inclusa la parola "Nirvana" io sclero e inizio a gridare in italiano: MA PORCODDIO CHE CAZZO C’ENTRANO I NIRVANA? HAI DI FRONTE I BAD BRAINS E PENSI AI NIRVANA!!!! e poi urlo grida d’eterno amore verso Gary e Darryl. E vengo zittito dai moderatori. Un tizio mi da ragione, è l’unico altro romano in sala. A fine conferenza facciamo due passi e chiacchieriamo. Mi risveglio con in testa un rap che dice più o meno "We’re going to Tampa, Claire’s got to meet grandpa and we be empathizing ’cos we had too much hemp" (dovevamo effettivamente passare per Tampa a trovare il nonno di Claire ma l’idea è stata abortita). Strana notte.
Bene, ora vi posso parlare del Sound Idea Fest di Brandon, Florida.
9-3-08, Motel 301, Brandon Florida, mattina.
Arriviamo a Brandon tardi, strano...
Abbiamo solo il tempo per posare le cose nel motel, se non fosse che qui sembra sia uso comune dichiarare che si è in due per stanza quando poi invece siamo in 4. A volte va bene, anche spesso, ma stavolta ci beccano ancor prima che io possa mettere piede in stanza, non riesco nemmeno a lavarmi la faccia (ricordo, abbiamo viaggiato TUTTA LA NOTTE E TUTTA LA MATTINA). Andy manda la tizia dell’albergo a farsi fottere e poi andiamo a questo famoso Sound Idea Fest, fulcro dell’organizzazione del nostro tour, prima data certa intorno alla quale tutto si sviluppò. Il festival si svolge nel retro del negozio di questo tal Bob Suren, il Sound Idea record store.

Arriviamo stanchissimi, io non ho praticamente mai dormito. C’è un vento pazzesco, gelido, tagliaorecchie. Forse è il freddo più pungente da quando siamo arrivati, e lo siamo venuti a prendere IN FLORIDA PER DIO!
A suonare ci sono un bel pò di gruppi e noi siamo gli headliners, come quasi tutte le cazzo di sere, sto pe morì. Bob è una sorta di psychokiller pompato e con lo sguardo perso verso un punto indefinito dell’universo. Non vuole che si beva né fuori né dentro al suo locale, Ryan (che rispetta quest uomo come se fosse un’autorità mondiale del punk, ci dev’essere qualcosa che mi sfugge) dice che è tipo da massacrarti di botte se solo ci provi o se anche arrivi brillo nel posto. Io sono comunque troppo stanco per bere prima di suonare. Ascolto da fuori tutti i gruppi, oggi niente riprese, il documentarista che è in me si è accomodato su qualche mio organo molle e dorme. Quando è il momento mi ritrovo a guardare i RSSD con una telecamera in una mano e la macchina fotografica di Matt nell’altra, sembro un fottuto turista giappocinese. Dopo tocca a noi, mi sembra di suonare malissimo, come sempre (anche se rivedendo poi la ripresa mi rendo conto dell’impercettibilità pressoché totale dei miei errori) e come sempre a fine concerto mi ritrovo a incassare mazzi di complimenti.
-AUDIO DEL CONCERTO DI BRANDON, FLORIDA-Claire mi racconta di aver sentito due tizi dire "Oh, il batterista degli Anti You è un fottuto robot". Gee, thanks. Il concerto era pieno di ragazzini/e punk borchiati e stranocapelluti, in bell’evidenza una stanghetta bionda con l’apparecchio ai denti e il bucio di culo a malapena coperto da una mini zebrata. Ogni volta che passa è come se bevessi un caffè doppio.
L’ingresso costava ben 13$ e questo fa sì che il nostro merch resti pressoché intonso, immacolato, invenduto. Vendiamo solo 4 7", e in più il grande caro zio Bob Super ci da solo 130 dollari per entrambe le band (130$ = 10 ingressi), anche a Ryan ora rode il culo. Stasera si unisce a noi un altro ragazzo di Grand Rapids di cui non ricordo il nome, mi comunica che proseguirà il tour con noi per poi farsi riportare a Grand Rapids dai concittadini RSSD. Io lo ascolto preoccupato, sperando ci sia un malinteso: nel furgone non c’è posto per una persona in più soprattutto considerando che domani notte ci tocca un’altra guidata fino al North Carolina. Ne parlo con gli altri, ne parliamo con Ryan, lui si rende conto. Domani il concittadino verrà con noi a Ft. Myers Florida e poi Ryan gli presterà i soldi per tornare in treno. Andiamo in un motel chiamato 301 motel , prendiamo due stanze e ci separiamo dagli RSSD. Io ho fame ed esco da solo alla ventura per trovare qualcosa per me e per i miei famigli AY. Cammino cammino e non trovo un cazzo, proprio di fronte al motel c’è una discoteca: vediamo lì. Mi dice culo, di fronte alla disco c’è il chiosco mobile di uno zozzone. Prendo Hotdog e Hamburger per tutti, e guardo le pischellette springbreakose discotecare. Mmmmmh.


Torno in stanza, magno, doccio, bevo 4 o 5 birre e mi metto a letto a guardare 28 Weeks Later sul mio DVD portatile. Mi sveglio col Marra che mi comunica che Perrotta ha segnato al Napoli. Excelente. Mi riprendo dallo strano sogno, carichiamo il van, passiamo da Bob: al suo negozio si sta svolgendo il "record swap day", Marchino ci farà affari d’oro. Un pò di noi si muove per comprare libri e cose varie a Barnes & Noble. Trovo Jesus Is Magic della Silverman e altro Chappelle, perfezione perfezione. Ora siamo in furgone diretti a Fort Myers. Nonostante sia riposato mi si chiudono gli occhi, quindi smetto di scrivere. Ora.
9-3-08 Florida 16:15
One day I’ll become a stand-up comedian.
I swear!
10-3-08 Interstate 93 South Carolina, 8 e qualcosa di mattina
Il tempo per Matt di guardarsi Turistas + altre 40 miglia e siamo a Ft. Myers. Appena arriviamo comincio a esprimere le mie perplessità sulla data di oggi: il posto sembra totalmente sbagliato, un paesino per di più lontano dalla prima città utile (ossia Tampa, ossia rischiamo che sia peggio della terribile data di ieri). Peraltro oggi suoneremo NEL SALOTTO di una casa, il che nella mia testa suona come: non c’avemo na scena abbastanza grande manco pe riempì na cantina e quindi usamo er salotto.


Quando arriviamo troviamo una casa carina in un quartiere spoglio, palme e tanto sole. I ragazzi della casa, che ci par di capire siano membri dei Merkit più relative fidanzate, ci fanno trovare pasta e riso pronti, gli altri mangiano, io metto un pò dell’avanzo delle birre di ieri in frigo. Parliamo con questi ragazzi, io personalmente sono curioso su un pò di cose. Per esempio vedo una scaletta di concerto appoggiata sulla cassa della batteria e l’occhio mi cade sul titolo di una delle canzoni, "Aldo Moro". Chiedo ai Merkit il perché. Uno dei ragazzi, il bassista, mi risponde che ha studiato un pò il terrorismo europeo degli anni ’70. Parliamo per qualche minuto con malcelato entusiasmo di quel periodo storico nel quale se volevi fare il politico, ossia il manipolatore della democrazia, dovevi mettere in conto l’eventualità che ti facessero fuori. Chissà quanti parlamentari di oggi se ne starebbero a casa di fronte a un tale rischio. La tentazione di dire "ah, i bei tempi andati..." è forte. Infatti non resisto e lo dico. Altra curiosità: per quale cazzo di motivo sull’adesivo dei Merkit c’è la foto di Dr. Dre dalla copertina di The Chronic; la risposta è di una semplicità disarmante, "perché quando andiamo in tour ascoltiamo sempre The Chronic". D’oh.
Comincia ad arrivare gente. Oggi RSSD e noi apriremo le danze, così da poterci mettere in moto appena finisce il concerto, avendo già caricato gli strumenti nel trailer con largo anticipo. Mentre il pubblico - ragazzi locali, non bambini come a Charlottesville e a Brandon (e anche un sacco di ragazze carine, inquadro soprattutto una ragazzetta di colore con camicia a scacchi hardecore e una pancabbestiosa dal labbro pierceato che già ci era venuta a vedere ieri a Brandon) - entra per i concerti, io mi faccio prestare da una inquilina della casa la copertina del disco dei Minor Threat per riprodurre sul loro porch la posa Salad Days.

Riusciamo a fare questa stupida foto proprio mentre iniziano i RSSD. Il pubblico, una quarantina o forse meno, si diverte e io riprendo i nostri amici di Grand Rapids. Poi rapido cambio e suoniamo noi, molto bene per quel che è parso a me. A tratti c’è un bel pit e comunque c’è simpatia tra noi e la gente. Io personalmente devo rimangiarmi tutto lo scetticismo delle ore precedenti, questo concerto è un’altra di quelle esperienze che vorrò portare a lungo con me, mi diverto come un bambino. Quando finisce il concerto sorrido, canticchio canzoni (incastrata in testa c’è The Happy Switch degli SNFU), abbraccio gente, "damme er cinque" e cose così.

Dopo di noi suonano i Cult Ritual che sono dei treni di energia ardecore, il cantante sembra John Brannon in acido. Alla fine del loro set mi ritrovo a parlare con tre barboni e poi a guardare un poliziotto che si ferma con la macchina di fronte alla casa, chiede a un pischello cosa stia accadendo, il pischello risponde "un party, uno show". Lo sbirro annuisce, saluta con la mano e va via. Ogni tanto mi metto a bere una birretta in furgone, nascosto da sbirri vari ed eventuali, e quando arriva il momento dei Merkit sono brillo e amo tutti. Mi piace la maniera che ha il cantante di presentare i pezzi con una parlantina seria e ironica al contempo, fa molto back in the days e mi fa venire nostalgia di quando ancora usavo il punk per comunicare - per comunicare soprattutto la mia confusione adolescenziale. Anche i Merkit sono dei bei pistoni e mi piacciono molto; mi ritrovo coinvolto nella slamdance mentre con un braccio alzato continuo a riprendere, è la prima volta che mi lascio trasportare nel pit da quando sono arrivato e mi diverto assai. Quando anche i Merkit hanno finito cerco di fare due chiacchere con qualche pischella, così tanto per, ma oggi il mio inglese è più cariato del solito e alla fine mi trovo a comunicare in modo imbarazzato. Dopo un pò ci tocca partire, domani dobbiamo essere a Raleigh e sono tante tante ore di viaggio.

Lasciato qualche chilomentro alle nostre spalle ci fermiamo in un ristorante della catena Chillies per festeggiare il compleanno di PG, mangiamo come dei cazzo di leoni in un ovile, nachos nachos nachos formaggio chalapenos e poi dei paninoni assurdi che mai e poi mai avrei potuto finire. Buonissimo, e poi è bello essere serviti al tavolo dal sosia di Ali G (simpaticissimo, grossa mancia per lui). Si parte, nottata di viaggio. Ora sono le 10:30 e siamo quasi al confine con la North Carolina, in due o tre ore dovremmo arrivare.