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Simonetta Santamaria - Horror Writer

simonetta santamaria


Last Updated: 11/30/2009

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Sunday 27/07/2008 

Current mood:  sore
Sono tornata da pochi giorni da un breve viaggio a Berlino. L'ho rivista dopo tanti anni: era l'84, il muro era ancora vivo e incomente, quello che del lato est si vedeva dal Checkpoint Charlie era ben diverso da oggi. Per fortuna.
Poi ho fatto una puntata a Cracovia e, da lì, ad Auschwitz.
Erano anni che desideravo visitare quei posti dove si sono perpetrate le peggiori atrocità partorite dalla mente di un essere umano. Volevo osservare, sentire le voci di dentro. Riflettere.
L'errore c'è stato, ed e stato quello di inserire la visita nell'ambito di un tour turistico. Ce n'erano tanti, come me, una folla proveniente da ogni parte del mondo, ognuno col nostro viso contratto, stavamo con gli occhi bassi e lucidi, il cuore pesante d'angoscia. Però turisti. E invece no, il luogo meritava una visita appositamente, niente tour turistico, niente hot dog all'uscita, niente cena al ristorante, la sera. L'esterno sembra organizzato apposta per cercare di cancellare il buio che ti entra dentro non appena varchi quel cancello, non appena calpesti quelle pietre che ora giacciono su uno spesso strato di sangue che non si vede, ma si sente. E come se si sente. A ogni passo, si sente.
E io mi sono sentita una merda, mortificata, addolorata, un senso di vergogna per essere lì con le mie scarpe da ginnastica e la macchina fotografica che non ho avuto il coraggio di usare se non per immortalare la più grossa menzogna della Storia: il cancello con la scritta Arbeit macht frei. Poi, una volta varcato quel cancello, non ce la fai. O almeno, io non ce l'ho fatta ad usarla. Era oltraggioso. Così ho assorbito ogni angolo del campo con la memoria, ogni minimo particolare si è stampato a fuoco nella mente.
Ho girato tra quelle baracche da sola, familiari e amici si erano spersi, ognuno solitario, a cercare di dare un senso a tutto quello che stavamo vivendo. Perché Auschwitz non si visita, si vive, ve l'ho detto, ti entra dentro.
Non starò a soffermarmi sui particolari di quanto visto ma una cosa ve la voglio dire, amici. Il resto della serata l'ho passata in silenzio, incapace di aprire bocca o di formulare pensiero che non fosse rivolto a quell'orrore. E ho pensato. Ho pensato che Auschwitz è la prova che Dio non esiste.
Non può esistere, sarebbe un Dio troppo carogna e non credo che mi piacerebbe. Oppure il suo disegno è talmente grande e complesso da giustificare un simile genocidio e allora io con la mia piccola, piccola ragione, non ci posso arrivare. O forse potrei ma non ci riesco.
Ho pensato a quanti Auschwitz si compiono ogni giorno, quanti morti inutili... e Dio dov'è? Che fa 'sto Dio dell'Amore? Rileggedo alcuni passi della Bibbia mi trovo di fronte a un Dio tutt'altro che amorevole, ma piuttosto battagliero e vendicativo. Che cacchio ci ha insegnato la Chiesa?
Vabbe', il discorso s'inoltra in meandri troppo bui e tempestosi. La chiudo qui.
Solo volevo condividere con voi un'esperienza negativa, per una volta, che non credo dimenticherò più.
Spero di tornarci un giorno. Appositamente. Solo lì. Niente viaggio, niente turismo. Vado lì e ci resto una giornata intera. E penso ancora.
Magari riesco a capire.


Robby

 
Cara Simonetta,
capisco profondamente lo stato di vuoto e di disperazione che ti può assalire andando in luoghi come Auschwitz ove il male ha raggiunto le sue massime espressioni. A me è capitato lo stesso visitando il ghetto di Praga, di fronte ai disegni dei bimbi del campo di Treblinka.
E le domande, che ti colgono, sono sempre la stesse: Dio dove è? Dove era? Perché ha permesso tutto questo?
Già! … Come se Dio fosse il responsabile di quanto è accaduto, non l’uomo!
Ma questa è una vigliaccata! E’ un voler scaricare su altri i nostri errori, le nostre paure, i nostri sbagli.
Permettimi una piccola digressione: a partire dall’Illuminismo, la sensazione comune è quella di un Dio in ‘ritirata’ di fronte ai progressi della scienza, della ragione umana, arrivando alle teorie filosofiche che hanno dominato per tutto il diciannovesimo secolo, da Feuerbach (Dio come proiezione della coscienza dell’uomo), a Marx (la religione è l’oppio dei popoli), a Nietzche (il cristianesimo è la religione dei perdenti perché prende a modello uno sconfitto sulla croce…).
L’uomo si pone al centro dell’universo e diventa egli stesso la misura della realtà che lo circonda. Nascono, quindi, le grandi correnti filosofico-politiche di stampo razionale-materialistico (nazismo e comunismo in primis) che hanno portato a quei grandi disastri umani caratterizzanti il secolo scorso, quali le due guerre mondiali, l’olocausto, i pogrom e i gulag russi, il genocidio cambogiano di Pol Pot. E mi fermo solo qui in quanto la lista sarebbe purtroppo ancora lunga e in continua espansione!
E Dio dov’è? Perché se ne è stato a guardare impassibile e non ha lanciato un fulmine a quei ‘tiranni’ per impedir loro di compiere quegli orrori? Come se la colpa di quanto è successo fosse di una sola mente ‘malata’. Ma questo non è né storicamente nè scientificamente esatto. Quelle persone hanno potuto fare quello che hanno fatto perché erano sostenute da altre persone più o meno consapevoli. Hitler (ad esempio) non è andato al potere in Germania da solo. E’ stato eletto da un popolo intero. Quando furono emanate le leggi razziali, non mi sembra che ci siano state manifestazioni in piazza che ne chiedessero l’abolizione, tutt’altro. Stalin, il quale sosteneva che uccidere un uomo è un omicidio mentre ucciderne un milione una statistica, è figlio della rivoluzione russa, tanto osannata ancora oggi da politici e ‘pensatori’. E Dio, secondo te, che cosa doveva fare? Sterminare tutto il popolo tedesco? O quello russo? Come Sodoma e Gomorra?
Allora avresti ragione a dire che non è vero che Dio è amore.
Seguendo la tua conclusione: Dio non esiste! Ma voglio allora farti io alcune domande: se Dio non esiste, chi può salvare l’uomo da se stesso? Cosa può impedire all’uomo di comportarsi anche peggio di come ha fatto in passato? Cosa può impedire all’uomo di avviarsi verso un’ inevitabile autodistruzione? E gli esempi purtroppo sono di fronte a tutti: la corsa sfrenata al successo, al denaro, al piacere, scavalcando e sopprimendo i più deboli (i poveri del terzo mondo, la mercificazione della sessualità, la droga, il consumismo,le stragi del sabato sera, le violenze sessuali, l’aborto, si anche l’aborto quando è visto dalla coppia come ostacolo alla propria autonomia, …) tutto senza etica, senza morale, senza alcun minimo rispetto dell’altro. La regola aurea presente in tutte le civiltà umane “Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te” salta definitivamente. Io, soltanto io, sono la misura delle cose e solo il mio interesse e piacere personale contano. A qualunque costo.
E allora l’uomo si sente solo, abbandonato a se stesso. Disperato. Proprio come ora ti senti tu.
Ma Dio esiste, eccome se esiste! Ma allora come interpretare questo presunto silenzio di Dio davanti ad Auschwitz? Una risposta la possiamo avere proprio dalle vittime stesse dei campi di concentramento. Potrei consigliarti “Diario 1941 -1943” di Etty Hillesum (casa editrice Adelphi), oppure gli scritti di Viktor Frankl (come “Uno psicologo nei lager” , casa editrice ARES Milano). Sono proprio loro le prime persone che sperimentano come l’esistenza di Dio possa dare significato alla loro vita nei lager. E con il significato, anche la speranza. La speranza che tutto quel male e quel dolore non sia assoluto. Che comunque la loro vita possa avere una dignità, uno scopo. Infatti solo chi ha creduto fermamente nell’esistenza di Dio ha poi potuto opporsi coraggiosamente a quella follia collettiva (cito solo ad esempio Salvo d’Acquisto, Edith Stein, Giorgio Perlasca, Mons. Angelo Rotta, …)
Permettimi una citazione biblica: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.” (Gv 3,16). Ma che bisogno aveva Dio di far morire suo Figlio nel modo più crudele esistente all’epoca, la Croce, se non dare un significato proprio alla sofferenza e alla morte?
Da cui discende la risposta finale. Non è Dio che è muto, silenzioso. Lui ci parla continuamente, chiedendo di riscoprirlo, di trovarlo, di amarlo. Ed amando Dio, di amare il nostro prossimo! Ma purtroppo, è l’uomo che è diventato sordo a questo disperato richiamo.
Solo mettendo Dio al centro della nostra vita, e seguendo il suo esempio, “Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,15), l’uomo potrà evitare di ricadere nella sua bestialità, che possano riproporsi nuovi lager, nuovi genocidi. Che l’uomo infine possa quindi riscoprirsi degno di essere quel figlio amato di cui il salmista dice:
“Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Sal 8,4-7)

Spero di averti dato qualche spunto di riflessione, nonché una pur flebile speranza. L’importanza di visitare i lager nazisti deve essere quella di riflettere come senza Dio l’uomo possa imbestialirsi o peggio. E allora la morte di tutte quelle persone non è più priva di senso, inutile, ma trova un suo significato, un suo valore. Come un faro della memoria, affinché certe cose non succedano mai più.

Un’ultimissimo suggerimento, poi giuro che smetto. Se vuoi, puoi leggere l’ultima enciclica di Benedetto XVI: “Deus Charitas est” (Dio è Amore). E’ un librettino piccolo, si legge d’un fiato. Ma ha un peso e un significato straordinario. E andare a trovare quello straordinario sacerdote che è don Gennaro Matino, la cui parrocchia è fortunatamente poco distante da casa tua.

Un affettuoso abbraccio
Robby
 
Posted by Robby on Tuesday 29/07/2008 - 18:42
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