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I Banali



Last Updated: 11/3/2009

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Sunday, January 01, 2006 
Monologo eseguito al Teatro Palladium il 17 marzo 2008 in occasione della serata organizzata dal quotidiano La Repubblica. Eseguito e scritto da Alessandra Cristofari, accompagnata da Alessandro Forte ( non in macchina, anche perché io la macchina l’ho lasciata al Verano )


Ho 40 anni e sono difficile, difficile e pallida, me lo dicono tutti. Vivo a casa dei miei, non ho la sindrome di Peter Pan ma sono affetta da povertà. Ho un matrimonio finito male alle spalle, per questo cammino un po’ gobba. Aspetto il grande amore della mia vita ma temo che abbia trovato traffico o che venga almeno dalla salerno-reggio calabria. Alla mia età non trovo un lavoro decente o almeno uno alla mia altezza: un metro e 50, così faccio la comparsa a Cinecittà, almeno mi danno il pranzo pronto, qualche euro per pagare il viaggio e poter dire: faccio l’attrice. Ci vuole classe per recitare da passante tutta la vita. Non ho il tempo per avere amici, i rapporti vanno coltivati e a me già è tanto che escano bene i pomodori dell’orto, anzi sanno pure d’acqua. Non chiedo tanto, a volte penso che basterebbe sposare un vecchio milionario e manomettere il suo salvalavita beghelli al momento giusto e il gioco sarebbe fatto. Desperate housewife? No, so disperata e basta io. Sarà che ho il ciclo e dovrei avere voglia di paracadutarmi, affittare un aliante, andare a conoscere l’uomo del monte o quantomeno darmi all’arrampicata libera in un centro commerciale. Spero che un giorno potrò smettere di essere vittima delle mie ovaie… Sarà che ho sempre un certo malcontento almeno una volta al mese: deve essere il peso della patata che mi schiaccia, l’essere licenziata per la maternità, l’essere mercificata sul posto di lavoro, l’essere considerata sfornapagnotte, credo. Che poi questi giorni non si fa che parlare della 194, io di macchine mi sono fermata alla 127 e proprio non capisco l’intenzione di Ferrara di abolire una legge per noi donne. Se non è invidia del pene, sarà del tampax. Dovremmo smetterla di agitarci tanto, in fondo ci è già permesso guidare! Infatti Virginia, la mia amica d’infanzia, mi ha fatto iscrivere a un corso prepara moglie, per andare sul sicuro… ad oggi riesco a: cucinare, stirare, riparare tubature, imbiancare e rammendare mutande contemporaneamente ma ancora non mi è chiaro il procedimento, per sopportare un uomo che rutta in poltrona col telecomando in mano. Dice che è questione di tempo, tutte noi possiamo aspirare a tanto, però dovrei farmi una benedetta lampada almeno due volte al mese. Io ce la metto tutta, non voglio mica rimanere zitella. Così, per allargare le mie conoscenze settimana scorsa sono andata in parrocchia per entrare nel coro gospel ma Don Mauro mi ha detto che per la campana sono già attrezzati, ormai è addirittura elettrica. Sarà una campana rock, ho pensato. Quando l’ho raccontato a mia madre mi ha detto: PATRIZIA, SEI TROPPO BIANCA! FINIRAI PER CHIAMARTI CON IL TUO COGNOME DA NUBILE TUTTA LA VITA, CHE ORRORE! In sostanza, l’unico a vedermi in gran forma è mio padre ma non è attendibile perché è morto: si fa presto a essere magnanimi in quelle condizioni; ogni tanto mi dice -sei più bianca di me-.. e io lo so, sì lo so che non c’ho capito un cazzo della vita, avrei dovuto fare l’estetista o aprire un solarium, vaffanculo!